26/05/20

WSJ - Il lockdown si attenua, ma l'Italia affronta un'epidemia di povertà







Saranno poche le grandi economie che risentiranno di questa nuova crisi come l'Italia, già duramente provata in questi anni dalla doppia recessione, e la cui ripresa sarà più difficile e stentata. Così rappresenta questa nuova crisi italiana il Wall Street Journal, che fa un quadro della situazione purtroppo realistico e privo di illusioni. Ci sarebbe veramente bisogno di un governo capace di interventi veloci e decisi. 

di Margherita Stancati, 21 Maggio 2020


Alcune importanti economie probabilmente subiranno un profondo declino e un difficile percorso di ripresa, lasciando milioni di persone senza soldi per i bisogni alimentari basilari

NAPOLI, Italia — Giovanni Bruno si è reso conto per la prima volta che l'Italia stava affrontando una crisi senza precedenti quando al banco alimentare da lui gestito hanno cominciato ad arrivare richieste di aiuto da parte di italiani della classe media.

"Stiamo parlando di persone istruite, persone che sono in grado di rintracciarci su Internet", afferma Bruno, capo del Banco Alimentare, la più grande banca alimentare italiana. "Ogni volta è una pugnalata al cuore".


17/05/20

VoxEU – Finanziamenti per la crisi pandemica: monetizzate ora!




Un nuovo articolo su VoxEU esorta a una monetizzazione esplicita e schietta (più di quanto già fatto finora) del deficit del bilancio publico in risposta all’emergenza pandemica. Da organo stampa della UE, VoxEU lo fa alla sua maniera: proponendolo in stile “helicopter money” piuttosto che incoraggiando piani di opere pubbliche, e rigorosamente limitato alla emergenza. Ciononostante, questo articolo rivela per l’ennesima volta quali siano le posizioni sempre più insistenti dentro il mainstream internazionale. L’Italia, speriamo noi, dovrebbe e potrebbe resistere alla trappola del MES perché la monetizzazione del deficit non è più un tabù, anzi è propugnata da parti crescenti e autorevoli dello stesso establishment.


di Refet Gürkaynak e Deborah Lucas, 14 maggio 2020

L’attuale scenario di politica macroeconomica nelle economie avanzate è dominato da tre sfide interconnesse: finanziare rapidamente le necessità di spesa senza precedenti per rispondere alla crisi da COVID-19, e contemporaneamente cercare di tenere il debito pubblico entro livelli sostenibili ed evitare la deflazione. Questo articolo sostiene che la monetizzazione di una parte del debito legato alla pandemia sarebbe il modo migliore per risolvere tutti e tre questi problemi contemporaneamente, nonostante qualche rischio di oltrepassare in futuro il livello target di inflazione. L’articolo propone un meccanismo particolare per la monetizzazione del debito, coi proventi impiegati a finanziare per tramite del sistema bancario una parziale compensazione dei salari e redditi perduti. Il meccanismo proposto monetizzerebbe efficacemente i costi del programma, al contrario degli attuali programmi di acquisto del debito da parte delle banche centrali, che per la maggior parte non hanno ancora comportato un’effettiva monetizzazione.

16/05/20

Adam Tooze - La fine del mito della banca centrale




Adam Tooze svolge un'ampia disamina sul mito della indipendenza della banca centrale, emerso negli anni '70  dalla lotta alla Grande Inflazione e basato in realtà su motivazioni politiche più che su valide teorie.  Da allora le banche centrali in tutto il mondo, e in particolare la BCE,  si sono per forza di cose allontanate dai vincoli del loro mandato senza però modificare il loro assetto istituzionale. Oggi la sentenza di Karlsruhe,  rappresentando gli interessi di chi vorrebbe tornare alla ortodossia ordoliberista senza rendersi conto che il mondo è cambiato, porta alla luce la contraddizione. Per Adam Tooze questa è l'occasione perché si affermi in maniera chiara l'ampliamento del mandato della banca centrale, che comprenda la lotta alla disoccupazione e una sua  legittimazione democratica.



di Adam Tooze, 12 maggio 2020

tradotto in collaborazione con Enjolras

Per decenni, la politica monetaria è stata considerata un fatto tecnico, non politico. La pandemia ha posto fine per sempre a questa illusione.


In Europa, una sentenza della Corte costituzionale tedesca secondo cui la Banca centrale europea (BCE) non avrebbe giustificato adeguatamente un programma di acquisto titoli iniziato nel 2015 sta creando confusione nello scenario politico e finanziario. Alcuni suggeriscono che potrebbe portare al disfacimento dell'euro. A prima vista può essere difficile capire il perché. Sì, gli acquisti sono stati enormi: oltre 2 trilioni di euro di debito pubblico. Ma sono stati fatti anni fa. E gli argomentiti sollevati dalla corte sono criptici. Quindi come può una cosa del genere assumere tanta importanza?

14/05/20

Ritorno al blog!



Cari lettori di Vocidallestero, siamo ritornati al vecchio blog. La decisione nasce dal fatto che nella situazione attuale, in cui non disponiamo di un sostegno informatico costante, il formato del blog risulta per noi molto più maneggevole e facile da gestire. Se perderemo qualcosa in immagine, la sostanza rimarrà: gli articoli del sito verranno tutti esportati e quindi non si perderà nulla dei contenuti.  E in compenso potremo più agevolmente inserire eventi o testi da mettere in evidenza, apportare tutte quelle modifiche che di tanto in tanto risultano necessarie, e anche avere di nuovo quell’aggiornamento automatico dei siti consigliati che un pochino ci è mancato, a noi e forse anche a voi lettori.
Continuate a seguirci, coloro che ci cercheranno al vecchio indirizzo troveranno comunque il reindirizzamento automatico al blog.

04/05/20

NATURE - Non autorizzare vaccini e farmaci per il COVID-19 senza sufficienti garanzie di sicurezza




Sulle pagine dell'autorevolissima rivista Nature, lo scienziato Shibo Jiang mette in guardia da una frettolosa approvazione di trattamenti e vaccini contro il Covid-19. Benché ci sia davvero una grande urgenza di controllare l'epidemia che sta mettendo a rischio la salute e le condizioni economiche dei popoli in tutto il mondo, autorizzare un vaccino o una cura saltando le rigorose procedure previste per l'approvazione dei farmaci potrebbe portare a rischi ed effetti molto controproducenti per il futuro.   

di Shibo Jiang, 16 marzo 2020

Dobbiamo sviluppare urgentemente misure per affrontare il nuovo coronavirus, ma la sicurezza viene sempre prima di tutto, afferma Shibo Jiang.

In tutto il mondo, vedo gli sforzi per sostenere programmi di "intervento rapido" volti a sviluppare vaccini e terapie contro il COVID-19. Diversi gruppi negli Stati Uniti e in Cina hanno già in programma di testare i vaccini in volontari umani sani. Non fraintendiamoci: è essenziale che lavoriamo nel modo più intenso e veloce possibile per sviluppare farmaci e vaccini che siano resi ampiamente disponibili in tutto il mondo. Ma è importante non prendere scorciatoie.

01/05/20

Eurointelligence - Doccia fredda della Lagarde sul programma MES / OMT




Wolfgang Munchau, direttore di Eurointelligence ed editorialista del Financial Times, sottolinea  le importanti prese di posizione di Christine Lagarde nella sua ultima conferenza stampa. La nuova Presidente della BCE mostra la sua volontà di sostenere in questa emergenza l'economia reale con un ampio programma di acquisto dei titoli del debito pubblico. In particolare per quanto riguarda Spagna e Italia, la Lagarde precisa che il programma di sostegno più adatto a questo tipo di emergenza non è né il MES né l'OMT, sottoposti alle condizionalità dei memorandum, bensì l'ampio programma di acquisto titoli messo in campo dalla BCE.  Con la speranza che i nostri governanti ne prendano atto. 


 Eurointelligence, 1 Maggio 2010  


Doccia fredda della Lagarde sul programma MES / OMT: in questo momento lo strumento più appropriato sono gli acquisti di titoli per l’emergenza pandemica.


Consideriamo le previsioni economiche in tempi come questi un puro esercizio di autocompiacimento. Ma Christine Lagarde è chiaramente passata nel campo di coloro che non si auto-compiacciono. Le diamo il benvenuto. La BCE sta lavorando sulla base di una previsione ad ampio raggio di un calo del 5-12% del PIL nel 2020. Sia la misura che l'ampiezza della banda ci sembrano ragionevoli.


26/04/20

ZH - Benvenuti nell’Italia Orwelliana 2020



Sul sito americano Zero Hedge si commenta la situazione italiana come uno scenario distopico orwelliano. Le restrizioni tardive, contraddittorie e allo stesso tempo draconiane imposte in Italia - che non hanno uguali negli altri paesi europei - risultano così insensate anche da un punto di vista medico e di ragionevolezza da parer rispondere a un altro scopo: quello di minare il morale degli italiani per prepararli a subire il default ormai inevitabile, a causa del lockdown e del rifiuto di qualsiasi adeguata misura di sostegno fiscale. Lo strumento del MES è già stato predisposto, e così la task force di emergenza, già premunitasi di ogni immunità civile e penale.


Zero Hedge, 24 Aprile 2020


In Italia circola un video che mostra un poliziotto armato che interrompe bruscamente la celebrazione della Messa in una piccola città del nord della Lombardia, ordinando al sacerdote di interrompere immediatamente la celebrazione e di far uscire i partecipanti. Il sacerdote rifiuta e prosegue la Messa, dicendo al Carabiniere che ci sono solo 13 partecipanti alla Messa, ben distanziati tra loro e ognuno con una mascherina. Il sacerdote verrà successivamente multato di 680 euro e ciascun partecipante 280 euro, tutti per violazione delle attuali misure del governo contro gli eventi pubblici a causa del Covid-19.





Non importa se il poliziotto ignorava totalmente il Codice Penale italiano che afferma (art. 405) che chiunque interrompa i riti religiosi all'interno di un'area pubblica o di un edificio pubblico (una Chiesa in questo caso) potrebbe subire una pena detentiva fino a 2 anni. Non importa l'arte. 19 della Costituzione italiana che tutela specificamente la libertà di religione e i riti religiosi. L'attuale governo italiano, probabilmente il peggiore della storia italiana recente e remota, ha abbandonato ogni possibile maschera di decenza e rispetto almeno delle leggi fondamentali come la Costituzione italiana che - teoricamente - dovrebbero essere al di sopra di qualsiasi altra legge del paese.


25/04/20

Wolfgang Munchau - Italia e Spagna piegate: passa il Recovery Fund tedesco



Wolfgang Munchau, direttore di Eurointelligence ed editor del Financial Times, commenta il “recovery fund” su cui il Consiglio Europeo giovedì ha trovato un accordo di massima, sebbene solo nelle intenzioni. Italia e Spagna ne escono sconfitte e passa il piano presentato dai tedeschi, con un fondo assolutamente insufficiente in termini di ampiezza, tardivo nell’applicazione, e da implementare in modalità tale da non farne assolutamente uno strumento di stimolo fiscale, di cui invece ci sarebbe bisogno. Munchau sottolinea  il fallimento di Conte nelle trattative, dovuto all’incapacità di fare squadra con altri paesi, ma anche all’inadeguata conoscenza dei meccanismi di funzionamento della UE.


di Wolfgang Munchau, 24 aprile 2020

Nella nostra valutazione dell’impatto economico delle misure finora concordate, sappiamo già gran parte di quanto è necessario conoscere. Il Consiglio Europeo ha trovato un accordo sulla versione di Angela Merkel, e non sui Coronabond né sulla proposta spagnola. Come riportato da FAZ stamattina, il piano prevede che la UE aumenti il suo bilancio dall’attuale 1,2% al 2% per un periodo di due o tre anni. Questo aumento non avverrà sotto forma di contributi diretti da parte dei paesi membri, ma sotto forma di garanzie. L’articolo stima il volume annuale a una somma di 100 miliardi di euro, ovvero, secondo i nostri calcoli, lo 0,6% del PIL dell’Unione Europea (EU-27). Il totale dei prestiti che potrebbero essere fatti sarebbe nell’ordine di 250-300 miliardi di euro nell’arco di due o tre anni.


24/04/20

Martin Wolf – Perché la BCE può salvare l’eurozona

"La BCE ha una potenza di fuoco praticamente illimitata ed è l'unica istituzione UE con la volontà e la capacità di agire", scrive Martin Wolf nella sua opinione sul Financial Times. Le alternative, come il ricorso al MES o i "coronabond" (o eurobond) sono inadeguate, troppo deboli e comunque controverse dal punto di vista politico per essere realizzate. Wolf, da europeista, si augura che la potenza di fuoco della BCE sia utilizzata per il salvataggio dell'euro, e questa non è esattamente la finalità che condividiamo. È comunque interessante che le voci più disparate si stiano sollevando da ogni parte per affermare con autorevolezza che non c'è altra soluzione percorribile, al momento attuale, se non un pieno e potenzialmente illimitato intervento della BCE con emissione di moneta, e che i prestiti sono del tutto inadeguati alla situazione.


di Martin Wolf, 21 aprile 2020


[La BCE] ha una potenza di fuoco praticamente illimitata ed è l'unica istituzione UE con la volontà e la capacità di agire.


L’eurozona sopravviverà al Covid-19? Se ci riuscirà, sarà per le stesse due ragioni per cui è già sopravvissuta alla crisi finanziaria: il timore di una rottura rovinosa e l’azione dell’unica istituzione capace di agire sulla dimensione di scala necessaria. Nel luglio 2012 Mario Draghi disse al suo audience a Londra: “Entro il nostro mandato, la BCE è pronta a fare qualsiasi cosa sia necessaria [whatever it takes, NdT] per salvare l’euro. E credetemi, sarà sufficiente”. La BCE lo sta dicendo anche adesso. Dovrebbe essere abbastanza.


Handelsblatt: non esistono aiuti senza condizioni. Gli italiani sonotroppo ricchi

Mentre in Italia si farnetica di aiuti europei incondizionati che ci sostengono, nei paesi del nucleo si suona tutt'altra musica: no ai Coronabond, prestiti con chiare condizioni, divieto assoluto di trasferimenti fiscali anche indiretti, e attacco ai risparmi degli italiani. Saranno questi ultimi, e non le istituzioni europee, a sopportare il peso della crisi. L'Unione Europea della solidarietà non esiste.


Di Sven Afhüppe, 23 aprile 2020, tradotto da @Musso___


Nemmeno nella crisi del Coronavirus la solidarietà può darsi in cambio di niente.


In questa crisi, i paesi dell'UE devono difendersi l'un l'altro. Tuttavia, un fondo per la ricostruzione può essere giustificato solo a condizioni chiare.

È ancora difficile immaginare quanto duramente l'Europa sarà colpita dalla pandemia del Coronavirus. Le previsioni dei ricercatori economici dipingono un quadro cupo a causa del calo simultaneo della domanda e dell'offerta. Ogni stato membro dovrà affrontare un grave shock economico - con il collasso delle entrate fiscali, l'aumento della disoccupazione e l'aumento del debito pubblico. Anche la Germania. Più un paese sarà colpito dal nuovo virus, più sarà difficile riavviare l'economia dopo la fine della crisi.

23/04/20

VoxEU - Fare spazio allo stimolo fiscale attraverso la conversione deldebito

Su VoxEU, Vesa Vihriälä, economista di spicco in Finlandia, afferma che tutti gli strumenti finanziari (MES, SURE, BEI) messi in campo dalla UE per fornire linee di credito agli stati membri durante la crisi del coronavirus sono quantitativamente inadeguati all'eccezionalità della crisi e non farebbero che aumentare il debito sovrano di chi li richiede. Inoltre, sostiene che la proposta dei coronabond, un aggiornamento degli eurobond, non ha possibilità di trovare consenso politico tra i paesi del nord a causa dei timori di mutualizzazione permanente del debito. Considera quindi più accettabile la soluzione di creare spazio per l'espansione fiscale nei paesi fortemente indebitati, come l'Italia, attraverso un programma di acquisto e conversione dei titoli detenuti dalla BCE in debito perpetuo a tasso zero: insomma, il finanziamento monetario o monetizzazione del debito, proposta analoga a quella avanzata in Italia dagli economisti della Lega Borghi e Bagnai. Secondo Vihriälä, questa misura avrebbe il non deprecabile vantaggio di evitare una futura ristrutturazione del debito italiano, che innescherebbe una crisi finanziaria molto temibile anche per i paesi creditori.  


di Vesa Vihriälä*, 15 aprile 2020

Sintesi: L’alto livello di debito pubblico nell’eurozona e i dubbi sulla sua sostenibilità in alcuni degli stati membri stanno a significare che l’espansione fiscale necessaria per contrastare la crisi del COVID sarà ardua e difficile. Questo articolo sostiene che l'alleggerimento del debito da parte della BCE permetterebbe a tutti gli stati membri di finanziare le misure necessarie in maniera normale. Sebbene di fatto la remissione dei debiti passati creerebbe aspettative che ciò possa succedere di nuovo in futuro, questo azzardo morale dovrebbe essere valutato in relazione a quel che è probabile che accada senza questo sostegno.


20/04/20

Austerità e salute: l’impatto nel Regno Unito e in Europa

Da una nostra lettrice che opera all'interno del settore della sanità, che si firma Rosa Anselmi, riceviamo la traduzione di un autorevole studio pubblicato nel 2017 dall’European Journal of Public Health.  Basandosi su una gran mole di dati lo studio analizza l'impatto delle politiche di austerità  sulla vita e la salute delle persone in Europa. Dice Rosa: “Questo studio conferma che l'austerità è un enorme esperimento sui popoli d'Europa, che ha inciso negativamente non solo sull’economia, ma anche sulla salute dei cittadini, sia in conseguenza dell’aumento della povertà, della disoccupazione e dei senzatetto, sia per i tagli ai servizi sanitari, la riduzione delle coperture sanitarie e le restrizioni dell’accesso all’assistenza. Voglio condividere l'appello degli autori: non si può permettere che tutto questo accada ancora!”  


Traduzione di Rosa Anselmi

di David Stuckler (1,3), Aaron Reeves (3), Rachel Loopstra (2), Marina Karanikolos (4), Martin McKee (4)

1 Dondena Research Centre, University of Bocconi, Milan Italy

2 Department of Sociology, University of Oxford, Oxford, UK

3 Department of Social Inequality, London School of Economics, London, UK

4 Department of Public Health and Policy, London School of Hygiene & Tropical Medicine, London, UK

Europea Journal of Public Health, Vol. 27, Supplement 4, 2017, 18–21


Riassunto


Le misure di austerità – riduzione delle spese sociali e aumento della tassazione – danneggiano più di tutto i gruppi svantaggiati. Si sa poco circa il loro impatto sulla salute. In questa breve revisione, valutiamo le evidenze dell'impatto dell'austerità sulla salute [che si realizzano] attraverso due meccanismi principali: un "effetto rischio sociale" da aumento della disoccupazione, della povertà, della condizione di senzatetto e di altri fattori di rischio socio-economico (indiretto) e un "effetto sanitario" attraverso tagli ai servizi assistenziali, nonché riduzioni della copertura sanitaria e limitazione dell'accesso alle cure (diretto). Distinguiamo gli impatti delle crisi economiche da quelli dell'austerità come risposta ad esse. Ove possibile, verranno presi in considerazione i dati provenienti da tutta Europa, nonché sarà fatta un'analisi più approfondita delle misure di austerità del Regno Unito eseguita dagli autori di questa recensione.


19/04/20

Nature - Bloccare le informazioni sul COVID-19 può alimentare ladiffusione della disinformazione

E' giusto o efficace che i decisori politici nascondano informazioni sulla pandemia o reprimano informazioni ritenute fake news, ipotesi complottistiche, informazioni non verificate per mantenere la calma tra la popolazione? Uno studio su oltre 240 milioni di messaggi provenienti dai social media suggerisce che non sempre è così facile distinguere tra informazioni fake e informazioni non ancora verificate che potrebbero avere un'utilità nel contrastare la pandemia: reprimerle tutte potrebbe essere controproducente. E, peggio ancora, quando i governi bloccano le informazioni o fanno deliberatamente disinformazione, nella speranza di calmare l'opinione pubblica, rischiano di minare la propria credibilità e innescare dubbi e mancanza di fiducia nel pubblico sulle loro reali motivazioni. In conclusione, i governi devono riflettere due volte prima di tacitare le comunicazioni sul COVID-19 e i consigli sul “Mantenete la calma e andate avanti” possono sortire esattamente l’effetto opposto nel contesto di un nuovo virus mortale e in evoluzione, su cui ancora abbiamo molto da imparare. Da Nature.


di Heidi J. Larson, 30 marzo 2020


Due anni fa, in risposta alle informazioni false diffuse sui social media, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla protezione e la promozione del diritto alla libertà di opinione ed espressione condannò i governi che impedivano la libertà di parola in nome dell’ordine pubblico. Il rapporto del relatore speciale fornì come esempio la Legge Cinese sulla Sicurezza Informatica del 2016, che “rinforza le vaghe proibizioni contro la diffusione di informazioni 'false' che perturbano l’ordine sociale o economico, l’unità e la sicurezza nazionale”.

15/04/20

Un confronto tra Italia e Olanda sulla responsabilità fiscale

Una discussione su Twitter dell'economista Alexandre Afonso, professore di politica economica all'Università di Leiden in Olanda, documenta con una significativa serie di grafici come la gestione della finanza pubblica italiana non sia stata affatto più "dissoluta" che in Olanda, anzi il contrario.  Oltre ai ben noti effetti perversi delle esagerate politiche di austerità adottate in Italia, Afonso mette in luce anche il paradosso insito nella Eurozona già evidenziato da De Grauwe, per cui sono proprio i paesi del Nord ad avvantaggiarsi della crisi di fiducia dei mercati nei confronti dei paesi periferici. 

di Alexandre Afonso, 9 Aprile 2020

traduzione di Gilberto Trombetta


Dal 1995 l'Italia non ha mai avuto un bilancio in pareggio. Anche i Paesi Bassi hanno registrato deficit per la maggior parte degli anni, ma in generale un po' più bassi e con sporadici surplus (Eurostat).


13/04/20

La denuncia di Robert F. Kennedy Jr. sul piano vaccinale globale diBill Gates e la sua richiesta di immunità



Robert F. Kennedy Junior,  nipote del Presidente J.F. Kennedy e figlio del fratello Robert, sta conducendo una dura battaglia contro la campagna vaccinale globale di Bill Gates, battaglia che merita di avere spazio ed essere seguita con attenzione perché solo la massima libertà di critica e di informazione ci può tutelare dal rischio che la salute della popolazione mondiale possa essere subordinata a interessi poco trasparenti. Robert F. Kennedy Jr.  denuncia nel primo articolo i vari scandali che hanno caratterizzato i piani vaccinali di Bill Gates e dell'OMS nei paesi poveri del terzo mondo, mentre nel secondo riferisce dei grossi rischi connessi alla accelerazione della ricerca  per un vaccino contro il coronavirus, contro i quali non a caso Bill Gates si sta premunendo facendosi garantire l'immunità


Traduzione di Margherita Russo


Il piano vaccinale globalista di Bill Gates: un'agenda win-win per l'industria farmaceutica e la vaccinazione obbligatoria 


di Robert F. Kennedy Jr. su Childrenhealthdefence.org, 9 Aprile 2020


I vaccini, per Bill Gates, sono un business filantropico strategico che alimenta la sua innumerevole serie di altre attività legate ai vaccini (tra cui l'ambizione di dominare attraverso la Microsoft l’industria globale di identificativi vaccinali digitali), e che gli conferisce un potere dittatoriale sulla politica sanitaria globale.


12/04/20

Die Welt: la Merkel non dia soldi ai mafiosi italiani

Mentre in Italia qualcuno si illude che i tedeschi concepiscano l'Europa come una casa comune destinata a diventare uno stato federale, i quotidiani come Die Welt chiariscono che per gli europei del nord i paesi periferici sono mafiosi approfittatori, pronti a depredare (???) i sudati risparmi tedeschi. L'ipotesi favolistica che l'Unione Europea possa tradursi in solidarietà tra nazioni vicine, si disintegra contro la realtà della volontà politica degli attori reali.



Di Schiltz Christoph B., 9 aprile 2020, tradotto da Musso (@Musso___)


I paesi dell'Unione europea dovrebbero certamente aiutarsi a vicenda nella crisi da Coronavirus. Ma senza limiti? E senza alcun controllo? In Italia, la mafia sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles.

In questi giorni sono in gioco le basi dell'Unione Europea. Una delle domande più importanti di fronte alla pandemia del Coronavirus è: fino a che punto deve arrivare la solidarietà finanziaria tra i 27 Stati membri? Bisogna essere generosi. Ma senza alcun controllo? E senza limiti? La solidarietà è un'importante categoria europea, ma anche la sovranità nazionale e la responsabilità dei politici nazionali nei confronti degli elettori del loro paese sono fondamentali.

Blanchard e Pisani-Ferry – Monetizzazione del debito: niente panico



In un articolo su VoxEU inusitatamente chiaro, Olivier Blanchard (ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale) e Jean Pisany-Ferry (già consigliere del governo francese) spiegano la monetizzazione del debito. L’emissione di moneta da parte di uno Stato è uno strumento assolutamente naturale per fronteggiare determinate circostanze, ed è già stato esplicitamente dichiarato da Gran Bretagna e Stati Uniti. Anche l’eventualità (assolutamente remota al momento) di un episodio inflattivo potrebbe essere considerata accettabile per la riduzione del peso del debito. Questo articolo contribuisce (confermando quello che nel dibattito in Italia abbiamo sentito in modo forte e coerente solo da Borghi e da Bagnai) a distruggere molti dogmi sulla moneta, il debito e il finanziamento pubblico, e apre anche a una monetizzazione del debito nell'Eurozona, caratterizzata dalla condivisione del rischio sui diversi titoli sovrani, sulla quale tuttavia, dicono i due economisti, non ci dovrebbero essere motivi di panico. 


di Olivier Blanchard e Jean Pisani-Ferry, 10 aprile 2020

Le operazioni straordinarie che sono in atto nella gran parte dei paesi in risposta allo shock da COVID-19 hanno fatto sorgere il timore che una monetizzazione del debito su ampia scala finisca per innescare un grande episodio inflattivo. Questo articolo sostiene che, fino a ora, non ci sia evidenza che le banche centrali abbiano rinunciato o si accingano a rinunciare al loro mandato sulla stabilità dei prezzi. Sebbene ovviamente sia il caso di prestare attenzione, le banche centrali stanno facendo la cosa giusta e gli autori di questo articolo non vedono alcuna ragione di panico.


08/04/20

Una lettera dal futuro agli amici italiani

Ecco tradotta la lettera dal futuro agli amici italiani arrivata su Goofynomics. Quello che già nel 2017 ci veniva raccontato sembra ormai essere molto vicino. Come in un film al rallentatore è da tempo che ci stiamo avvicinando al precipizio, e sembra quasi impossibile fermarci. Possiamo contare sulla resistenza fino all'ultimo e oltre dei nostri cari amici in Parlamento, e sulla sveglia che improvvisamente sembra cominciare a scuotere anche i molti che finora dormivano. Ma come dice Grigoriou è una strana guerra, comunque vada non sarà facile, e la attraverseremo con coraggio. 


Caro Alberto, cari lettori di Goofynomics, cari amici italiani,

ti sto seguendo sul tuo blog e sono lieto di trovarti in buona salute. Dalla Grecia seguiamo il dramma italiano con molta commozione, consapevoli del collasso economico che molto probabilmente seguirà.

Mi ritrovo confinato nella nostra scialuppa di salvataggio, la nostra vecchia e piccola barca a vela ormeggiata in un piccolo porto del Peloponneso, con mia moglie e i nostri due gatti. Scrivo spesso sul mio blog greekcrisis.fr, mentre l’altra mia attività legata ai viaggi vacanza, greceautrement.fr, è in stallo. Si prevede che il turismo, che rappresenta il 25% del PIL greco, quest'anno sicuramente non ripartirà.

04/04/20

NON ABBIAMO BISOGNO DI PRESTITI INTERNAZIONALI. FIRMIAMO PER IL PIANO DI SALVEZZA NAZIONALE.

In questo dramma di enormi proporzioni per il nostro paese e per il mondo, il Governo italiano sta venendo a patti con la Commissione europea su uno dei soliti finti e odiosi salvataggi che contraddistinguono questa disunione di Stati. È giunta l'ora di cambiare finalmente paradigma. Chiediamo al Governo e al Parlamento di utilizzare le risorse del nostro paese, che se impiegate nella maniera giusta possono egregiamente servire a finanziare un coraggioso Piano di Salvezza Nazionale. Sosteniamolo con la nostra firma.  




26/03/20

Il coronavirus ci pone di fronte a una guerra, e dobbiamo mobilitarci di conseguenza - Mario Draghi sul Financial Times



Mario Draghi interviene sul Financial Times con un articolo che  ha l'effetto di una bomba sui burocrati di Bruxelles e sulla esitante e tremebonda politica del governo italiano. I debiti pubblici aumenteranno e ce ne dobbiamo fare una ragione, siamo di fronte a una guerra e in tempi eccezionali le risposte devono essere eccezionali. E veloci. Il rischio è entrare in un ciclo irreversibile di povertà.  Con buona pace del nostro ministro dell'economia, le previsioni sull'impatto della crisi sono di proprozioni inimmaginabili


di Mario Draghi, 25 Marzo 2020

Livelli più elevati di debito pubblico diventeranno una caratteristica dell’economia e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato

La pandemia di coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche. Molti oggi vivono nella paura per la propria vita o in lutto per i propri cari. Le azioni intraprese dai governi per evitare che i nostri sistemi sanitari vengano travolti sono coraggiose e necessarie. Devono essere sostenuti.

Ma queste azioni comportano anche un costo economico enorme e inevitabile. Mentre molti affrontano il pericolo di perdere la vita, molti altri affrontano la perdita del sostentamento. Giorno dopo giorno, le notizie economiche stanno peggiorando. Nell'intera economia le imprese affrontano perdite. Molte si stanno già ridimensionando e stanno licenziando i lavoratori. Una profonda recessione è inevitabile.

20/03/20

L'élite tedesca chiede la fine delle politiche espansive della BCE e il MES per l'Italia

Mentre qualche residuo europeista nostalgico si ostina a pensare che l'UE possa essere la soluzione alla crisi del Coronavirus, e non un problema nell'affrontarla, le élite tedesche chiariscono a tutti che il loro obiettivo è riportare le politiche BCE in linea con i loro interessi - ossia tassi di interesse più alti e fine delle politiche monetarie espansive. Ovviamente sanno che questo manderebbe a gambe all'aria i paesi periferici, ma la soluzione è a portata di mano: intervento del MES e imposizione di pesanti pacchetti di austerità per tutti gli stati in difficoltà finanziaria. Anche nell'emergenza, si conferma che non esiste l'interesse europeo, esistono bensì interessi particolari che vengono regolati in base alla legge della giungla.


 

 

Dal Frankfurter Allgemeine Sonntagzeitung, 15 marzo 2020

 

Traduzione di Musso (@Musso___)

 

 

Il nostro obiettivo

 

La crisi del Coronavirus è attualmente sotto controllo.

 

Si tratta qui principalmente di una crisi dell'offerta, che difficilmente può essere affrontata con una politica della domanda.

 

La Banca centrale europea (BCE) non è pertanto chiamata in causa.

 

Le sue risoluzioni del 12 marzo hanno mostrato che, a differenza di altre banche centrali, come la Fed degli Stati Uniti, non aveva più spazio per ulteriori riduzioni dei tassi di interesse.

 

Come giustamente affermato dalla presidente Lagarde, non spetta all'Eurosistema ridurre i differenziali dei tassi di interesse.

 

Un ulteriore calo del tasso di interesse negativo per i depositi, aumenterebbe ulteriormente la liquidità degli enti creditizi e indebolirebbe la resilienza del sistema bancario in caso di insolvenze dei prestiti indotte dalla crisi.

 

La strategia di politica monetaria della BCE dovrebbe essere a lungo termine e creare una "prospettiva di fiducia", tanto per il superamento della crisi, quanto per il tempo successivo.

 

In questo contesto, riteniamo che sia necessario, dopo un affievolimento della crisi, avviare l'inversione di tendenza dei tassi.

 

Con ciò, non si tratta di un movimento radicale dei tassi di interesse, bensì di segnali per una graduale normalizzazione della politica monetaria.

 

Bisogna dare il via alla fine della sistematica ed esuberante inondazione monetaria del sistema monetario europeo.

 

Un primo passo - dopo un cambiamento nella ‘forward guidance’ - può essere quello di innalzare il tasso di deposito negativo per le banche verso lo zero percento.

 

Lo Scenario

 

Nel contesto della crisi finanziaria del 2008/2009, la BCE ha contribuito a stabilizzare la situazione con una politica, sino ad allora senza precedenti, di bassi tassi di interesse.

 

Dopo due importanti rialzi dei tassi nel 2011, la zona euro è tornata in recessione.

 

Allo stesso tempo, la crisi del debito sovrano della Grecia ha minacciato di diffondersi in altri paesi della zona euro.

 

La BCE ha reagito con ripetuti tagli ai tassi d'interesse, sino allo zero percento.

 

La fiducia nella sopravvivenza della zona euro è stata sostenuta dal discorso "whatever it takes", del presidente della BCE Mario Draghi, nel luglio 2012.

 

In tal modo, agli occhi di molti osservatori, venne implicitamente dichiarata una responsabilità comune ed illimitata, per le emissioni di titoli di stato emessi da parte degli Stati membri.

 

La BCE ha così stabilizzato i mercati finanziari, con successo.

 

La disoccupazione è diminuita in modo significativo.

 

A fronte di ciò, stanno i pericoli, legati al coinvolgimento in regimi di responsabilità, che sono stati approvati aggirando i parlamenti.

 

Nonostante la riuscita stabilizzazione dei mercati, la BCE ha mantenuto i suoi tassi di interesse estremamente bassi e, con il lancio di programmi di acquisto di titoli di inaudita grandezza, ha persino intrapreso una politica continua di denaro straordinariamente economico, come quella negli Stati Uniti all'inizio della crisi finanziaria e bancaria del 2008/2009.

 

Il motivo di fondo era, inizialmente il timore di una spirale deflazionistica e, in seguito, l'obiettivo di raggiungere un tasso di inflazione “inferiore ma vicino al 2%”, che la BCE ha deciso nel 2003 in un diverso contesto di politica monetaria.

 

Il Trattato di Maastricht impone stabilità dei prezzi.

 

Ciò non significa che è possibile trasformare un limite superiore per gli aumenti di prezzo in un obiettivo di prezzo.

 

Sebbene l'economia dell'area dell'euro sia sempre rimasta lontana dal limite di deflazione, l'effetto sul tasso di inflazione è stato davvero modesto.

 

Pure ciò, per la presidentessa della BCE Christine Lagarde, dovrebbe costituire un motivo, per l’annunciata “review” della strategia di politica monetaria della banca centrale.

 

BCE stessa ha, nel suo ultimo Rapporto sulla Stabilità Finanziaria, indicato i sempre più chiaramente negativi effetti collaterali della pluriennale politica del denaro a basso costo.

 

Certamente, lo stato tedesco, come tutti i debitori, fa parte di coloro che guadagnano dalla politica dei bassi tassi di interesse, però i perdenti sono i risparmiatori e i futuri pensionati.

 

La Germania è, nel suo insieme, creditore netto rispetto al resto del mondo, addirittura il secondo più grande, dopo il Giappone.

 

Quindi, i risparmiatori perdono più di quanto lo stato guadagna.

 

La signora Lagarde ha annunciato che avrebbe fatto, nel corso dell'anno, una “review” ed avrebbe, in questo processo, “ascoltato molto”, il che significa che, nella nuova messa a fuoco, sarebbero state incorporate pure opinioni diverse sulla politica monetaria della BCE.

 

Noi vogliamo partecipare a questa formazione dell’opinione e fornire informazioni sulla necessaria correzione del corso della politica monetaria.

 

I nostri argomenti

 

Nonostante anni di politiche a basso tasso di interesse, massicci acquisti di obbligazioni con conseguente liquidità eccessiva e un boom economico sino alla fine del 2017, l'obiettivo del due per cento non è stato finora durevolmente raggiunto.

 

Manifestamente, gli strumenti della BCE non hanno funzionato; tuttavia, essi continueranno a venire utilizzati.

 

Accanto al raggiungimento dell'obiettivo di inflazione, un intento della banca centrale era il sostegno dei bilanci pubblici nell'area dell'euro.

 

Soprattutto, i paesi sovra-indebitati, Italia e Grecia, dovrebbero essere protetti dalle difficoltà, attraverso tassi di interesse bassissimi, sebbene gli strumenti del MES-Meccanismo Europeo di Stabilità siano a tal fine disponibili dal 2012; a differenza dell'acquisto di titoli di stato da parte della BCE, gli aiuti finanziari del MES sono legati ad impegni di riforma.

 

La politica monetaria della BCE, quindi, ha ridotto l'incentivo ad una sana politica di bilancio ed a riforme strutturali favorevoli alla crescita.

 

Inoltre, i differenziali dei tassi di interesse tra paesi con più e meno elevato merito di credito, in linea generale sono non un segnale di una inadeguata trasmissione della politica monetaria, bensì un incentivo a osservare il Patto di Stabilità ed il Fiscal Compact, in tal modo rafforzando l'unione monetaria.

 

La BCE ha, con la sua politica di salvataggio, gestito la politica fiscale.

 

Ha raggiunto il limite del suo mandato, se non superato.

 

Per la politica fiscale, ci sono i parlamenti.

 

L’irrigidimento della politica della BCE vicino la linea dello zero per cento, più tardi l’abbassamento del tasso di deposito in territorio negativo, annulla il più importante strumento di intervento della banca centrale.

 

Con la gestione del tasso di riferimento, c'era, in tempi di una maggiormente fruttuosa politica della BCE, la possibilità di stimolare una maggiore crescita economica.

 

Se la banca centrale, però, per anni senza necessità mantiene la politica del tasso di interesse zero, questo strumento di controllo non è più utilizzabile.

 

L'ultimo taglio dei tassi di deposito durante il mandato di Mario Draghi e la ripresa degli acquisti di titoli non ha avuto alcun impatto visibile sui prestiti delle banche, sugli investimenti e sulla crescita economica.

 

La strozzatura più importante manifestamente è, non nella mancanza di capitale disponibile, bensì nella perdita della competitività di prezzo e tecnica della maggior parte d'Europa.

 

La BCE ha, dopo la necessaria gestione delle crisi nel 2012, deciso, con il massiccio acquisto di titoli di Stato e obbligazioni societarie, di adottare una politica che, agli occhi di molti osservatori, va ben oltre il suo mandato di garanzia della stabilità dei prezzi e, da tempo, ha condotto al finanziamento degli Stati.

 

Il Quatitative Easing (QE), da novembre [2019, ndt], è stato proseguito [ripreso, ndt] con acquisti di obbligazioni per un totale di 20 miliardi di euro al mese.

 

Sino alla fine dell'anno [2020. ndt], BCE, secondo la sua più recente decisione, metterà sino a 120 miliardi di Euro in acquisti di titoli.

 

Tuttavia, la precedente inondazione dei mercati dei capitali ha esacerbato gli effetti negativi delle politiche dei tassi di interesse nulli e negativi.

 

In caso di significativa debolezza economica nella zona euro e per stabilizzare possibili turbolenze sui mercati dei capitali, come oggi per conseguenza del corona virus, rimane ancora alla BCE solo un piccolo spazio di manovra, cosicché taluni osservatori già parlano di forme ancora più estreme di politica monetaria, come l'acquisto di azioni o addirittura di "helicopter money".

 

Particolarmente gravi sono le seguenti distorsioni:

 

(1) Attraverso la politica di tassi di interesse zero e negativo, il “piccolo risparmiatore” subisce perdite patrimoniali reali, come con l'inflazione, che le banche centrali dovrebbero prevenire.

 

L'atteggiamento positivo dei cittadini verso il risparmio, per decenni incoraggiato in Germania, sarà danneggiato.

 

Molti privati in Germania sfruttano la situazione dei bassi tassi di interesse per incrementare i consumi presenti.

 

Il rischio di povertà in età avanzata cresce.

 

(2) Le pensioni saranno permanentemente danneggiate.

 

La coalizione [di governo] è rimproverata di mettere, attraverso generosi “regali pensionistici”, in discussione la stabilità di lungo termine del sistema pensionistico.

 

Tuttavia, la lungamente prolungata politica dei tassi zero a lungo termine, sta danneggiando ancora di più le pensioni.

 

Non da ultimo, sono colpite pure le pensioni professionali: imprese devono compiere accantonamenti significativamente più elevati.

 

Ciò riduce le loro opportunità di investimento e le prospettive di profitto.

 

Mette pure in pericolo posti di lavoro.

 

I fondi pensione, gli enti previdenziali e altri investitori istituzionali, saranno in sempre maggiore quantità spinti verso investimenti più rischiosi, al fine di ottenere un rendimento adeguato del capitale gestito.

 

Ciò comporta il rischio di sensibili perdite di prezzo.

 

L'assicurazione vita con la garanzia di un tasso fisso, era in Germania lo strumento più efficace e stabile per la pensione privata.

 

La politica della BCE la ha duramente colpita.

 

La generazione di profitti [del business] degli interessi garantiti, pone enormi sfide per le compagnie assicurative.

 

(3) Allo stesso tempo, i prezzi dei valori reali, come azioni o immobili, continuano ad essere stimolati [al rialzo].

 

Ciò reca, oltre al rischio di correzioni dolorose, già ad indesiderabili effetti distributivi: i cittadini ricchi che possiedono azioni e proprietà immobiliari in misura superiore alla media, aumentano considerevolmente la propria ricchezza.

 

Gran parte delle fasce di reddito inferiori e medie, che per lo più non hanno risparmi od effettuano investimenti fruttiferi sui conti correnti, non beneficiano di questo effetto.

 

A loro, l’accesso a beni reali è reso considerevolmente più difficile.

 

In particolare, la proprietà della casa è, in molte grandi città, a malapena accessibile.

 

Il risultato è una distribuzione della ricchezza, che minaccia la pace sociale e la stabilità politica.

 

(4) Un gran numero di istituzioni sociali e culturali, in Germania, è supportato da fondazioni.

 

Possono fare il loro lavoro unicamente se riescono a collocare il loro capitale con successo sul mercato dei capitali.

 

Dal momento che, per motivi di cautela, è vietato investire la maggior parte del capitale della fondazione in azioni, oggigiorno molte fondazioni non dispongono del denaro per la gestione corrente.

 

La politica dei tassi di interesse della BCE danneggia pure il volontariato e la vita culturale in Germania.

 

(5) L'attività di deposito e credito è una parte essenziale del modello di business delle banche tedesche.

 

Soprattutto, la generazione di margini sui prestiti è fortemente limitata dalla politica dei tassi di interesse zero e dai tassi di interesse negativi sui depositi presso la banca centrale.

 

La conseguentemente limitata redditività, pesa sulle opportunità di [concedere nuovo] credito.

 

Attraverso la politica della Bce, la capacità d’azione delle banche tedesche ed il loro successo nella concorrenza internazionale verranno chiaramente compromesse.

 

Certamente, molte banche ancora ricavano da prestiti a lungo termine esistenti.

 

I risultanti utili di bilancio, sono effetti una tantum.

 

In tempi di nuovo ordine geopolitico e delle da esso risultanti crescenti incertezze, un sistema bancario europeo funzionale e competitivo costituisce un presupposto importante, per sostenere le imprese e le economie della zona euro nel gioco di forza dei "Grandi".

 

(6) La politica del tasso di interesse zero della BCE, fa sì che il denaro sia investito, non solo in progetti sempre più rischiosi, ma anche in progetti ed imprese non redditizi (“Zombie-Companies”).

 

Troppo denaro conduce ad una allocazione del capitale macroeconomicamente drasticamente inadeguata e, quindi, a perdite di produttività, così come ad un indebolimento della Germania come sede attraente per le imprese.

 

Se i tassi di interesse dovessero una buona volta aumentare, esiste un aumentato rischio di fallimenti aziendali e, attraverso ciò, di conseguenti perdite su obbligazioni e prestiti, nonché perdite di posti di lavoro.

 

Per la stabilità economica della Germania nel futuro, sono urgentemente necessarie riforme strutturali ed innovazioni.

 

Tuttavia, l’inondazione di liquidità della BCE alimenta una apparenza di redditività e fa apparire redditizi investimenti che non possono sostenersi in un ambiente concorrenziale.

 

La nostra conclusione

 

I molteplici effetti collaterali, non giustificano più il proseguimento della politica monetaria ultra-espansiva della BCE.

 

Più a lungo la strategia esistente verrà mantenuta, più difficili saranno le complicazioni, quando in futuro verrà adottata una politica più restrittiva.

 

Noi insistiamo quindi un sollecito segnale di inversione di tendenza nei tassi di interesse, quanto meno la rinuncia ad ulteriori misure espansive di politica monetaria (tassi di interesse ancor più bassi, oppure ulteriori acquisti di titoli) giustificati dalla crisi del coronavirus.

 

In ogni caso, la BCE non potrebbe fare quasi nulla per questa crisi.

 

Dopo il superamento di questa crisi, dovrebbe essere avviata l'inversione di tendenza dei tassi di interesse.

 

Questo può essere fatto solo se ben preparato ed accompagnato da una comunicazione intelligente, ma non dovrebbe farsi aspettare un altro anno intero.

 

 

Edmund Stoiber [CSU] è stato primo ministro bavarese fino al 2007, Peer Steinbrück [SPD] è stato ministro delle finanze fino al 2009 e Wolfgang Clement [SPD] è stato ministro dell'economia della Repubblica federale fino al 2005.

 

Gunther Oettinger [CDU] è stato commissario europeo per la Camera fino al 2019.

 

Hans-Werner Sinn è stato presidente dell'Istituto Ifo fino al 2016.

 

Franz-Christoph Zeitler [CSU] è stato vicepresidente della Bundesbank fino al 2011.

 

Kurt Faltlhauser [CSU] è stato ministro delle finanze bavarese fino al 2007.

 

Marcus Vitt è portavoce del consiglio di amministrazione della banca Donner & Reuschel.

 

17/03/20

BCE : Christine Lagaffe, l’anti Draghi

Persino gli stessi francesi scaricano il nuovo presidente della BCE, Christine Lagarde, dopo le sue imprudenti dichiarazioni che hanno messo in difficoltà l’Italia. Mentre Mario Draghi si è dimostrato un formidabile diplomatico, in grado di non farsi condizionare dai falchi tedeschi e così di salvare la moneta unica durante il suo mandato, la Lagarde sembra sottomessa al suo consiglio direttivo (filo-tedesco) e priva della sensibilità necessaria ad inviare i messaggi corretti al mercato, il che rappresenta oggi uno dei compiti più importanti e difficili di chi è nella sua posizione.

 

 

Di Les Arvernes, 14 marzo 2020

 

 

La Banca centrale europea, in occasione del Consiglio direttivo del 12 marzo, ha annunciato un piano massiccio per sostenere l'economia dell’eurozona. In particolare le banche, attraverso un'apertura illimitata di fatto da parte della BCE delle sue "operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine" (TLTRO), saranno remunerate di 75 punti base dalla banca centrale per tutti i loro prestiti all'economia. Attraverso le varie sospensioni delle norme prudenziali annunciate simultaneamente dall'unico supervisore della BCE (SSM), quasi 800 miliardi di euro di capitale saranno erogati nei bilanci bancari, anche al fine di facilitare i prestiti alle imprese e ai privati. Infine, è stato aperto un fondo di 120 miliardi di euro, al fine di continuare a monetizzare i debiti pubblici, e anche per poter acquisire qualsiasi titolo pubblico o privato che la BCE ritenga opportuno acquisire per sostenere la liquidità sui mercati.

 

Questa iniezione di liquidità è certamente la più grande da parte della BCE dal 2009. Nonostante ciò, la conferenza stampa di Christine Lagarde ha innescato una crisi all'interno della crisi. In seguito ai commenti del Presidente, un grave panico si è diffuso sui titoli italiani, sia sul debito pubblico che sul mercato azionario. A tal punto che il Presidente estremamente europeista della Repubblica Italiana Sergio Matterella (che aveva abusato del suo potere costituzionale per bloccare le ambizioni di politica economica della coalizione "GialloVerde"   tra Cinque Stelle e Lega) ha rilasciato una dichiarazione contro Christine Lagarde, in cui ha deplorato gli attacchi all'Italia in un momento in cui il paese è in ginocchio, mentre combatte da solo contro l'epidemia di Covid-19.

 

Con qualche parola pronunciata per caso, e per prendere le distanze dal suo predecessore, Christine Lagarde ha infatti frantumato e ripudiato la costruzione del "Whatever It Takes" di Mario Draghi, un baluardo contro l'implosione della zona euro. Nel 2012 Mario Draghi, con queste tre parole, aveva chiarito ai mercati che la BCE era pronta a fare qualsiasi cosa, a qualsiasi creazione monetaria massiccia, per evitare il default di uno Stato membro dell'euro, in questo caso l'Italia. Sulla base delle "Outright Monetary Transactions", che non hanno alcun fondamento nel mandato della BCE e non esistono nella realtà, le tre parole del mago Draghi avevano chiarito ai mercati che avrebbero inevitabilmente perso a causa della risoluzione della Banca Centrale. Il 12 marzo la Lagarde ha fatto esattamente l'opposto di Draghi, spiegando che non rientrava nel mandato della BCE ridurre le differenze di tassi tra gli Stati membri, i cosiddetti "spread". Draghi il mago, Lagarde la demolitrice.

 

Christine Lagarde ha così dimostrato di aver raggiunto il suo "Principio di Peter" nel lasciare il FMI per la BCE. Quel FMI, che lei ha anche notevolmente contribuito a trasformare in una "banca globale bis", più interessata alla parità di genere e all'economia verde che alla stabilità finanziaria, argomenti che ora porta alla BCE. Ha anche dimostrato che, a differenza di Draghi, è ostaggio del suo Consiglio direttivo e in particolare dei falchi recessivi franco-tedeschi Weidmann e Villeroy (il più tedesco dei due non è quello che si direbbe), il che lascia presagire il peggio in materia di revisone del mandato della BCE.

 

Christine Lagarde ha dimostrato di essere solo quello che sembra, cioè una personalità "popolare" che trascorre il suo tempo nella mondanità che trasmette sui suoi social network - invece di concentrarsi sulla politica monetaria e l’economia - e che manca di profondità, di "gravitas", di comprensione delle implicazioni delle sue parole. Christine Lagarde è un Duisenberg bis, ma un Duisenberg di tempi di crisi, le cui gaffe e discorsi mal controllati aggravano le crisi finanziarie invece di calmarle.

 

La sua nomina è l'ennesimo errore da aggiungere agli sbagli del nostro Presidente, Emmanuel Macron. La Presidenza della BCE è stata infatti la più importante delle sedie musicali tra i posti nelle istituzioni europee per il 2019. Ma la scelta di Christine Lagarde dimostra ancora una volta la mancanza di giudizio del presidente, che ha avuto l'opportunità di sostenere molti candidati di qualità, compresi alcuni francesi (no, l'attuale governatore della Banca di Francia non è uno di loro). Ancora una volta, la moneta cattiva ha scacciato quella buona.

 

Les Arvernes sono un gruppo di alti funzionari, professori, saggisti e imprenditori che si sentono ora chiamati a intervenire regolarmente nel dibattito pubblico.

 

Composto da personalità che preferiscono rimanere anonime, questo gruppo vuole essere l'equivalente di destra dei Gracques che furono lanciati durante la campagna presidenziale del 2007, firmando un appello per un'alleanza PS-UDF. Les Arvernes, d'altra parte, vogliono agire contro la negazione della realtà in cui troppo spesso le élite francesi si rinchiudono.

 

 

13/03/20

Ashoka Mody - L’Italia ha bisogno di un salvataggio precauzionale di 500-700 miliardi di euro ora che il coronavirus la spinge sull’orlo del baratro

Ashoka Mody spiega come la crisi italiana, in questa tempesta perfetta, si avvia a diventare l’epicentro di una grande crisi finanziaria globale. Dato che i paesi europei sono eternamente divisi e su di loro non si può fare affidamento, e la BCE risulta essenzialmente inutile nel suo ruolo di banca centrale, Mody invoca l’intervento del FMI e degli Stati Uniti. L'entità dell'intervento suggerito è quantificata in 500-700 miliardi di euro, per avere un'approssimazione dell'enormità della crisi che si profila. Intervento che plausibilmente non vedremo, dato che gli stessi Stati Uniti stanno entrando nella fase di turbolenza da coronavirus.

 

 

di Ashoka Mody, 10 marzo 2020

 

L’Italia ha bisogno di una cifra tra 500 e 700 miliardi di euro di salvataggio precauzionale per contribuire a rassicurare i mercati finanziari sul fatto che il governo italiano e le banche riusciranno a soddisfare i pagamenti dei debiti, ora che la crisi economica e finanziaria si fa via via più preoccupante.

 

Mentre i costi umani del coronavirus crescono in modo allarmante, la crisi dell’Italia si avvia a diventare presto ingestibile, scatenando un potenziale caos nei mercati finanziari.

 

Questo compito non può essere lasciato alle soli nazioni dell’eurozona. Devono essere coinvolti non solo il Fondo Monetario Internazionale, ma anche gli Stati Uniti, eventualmente con una linea di credito per il caso in cui le necessità di salvataggio crescano.

 

Il tempo si sta esaurendo. Germania e Francia, le due maggiori economie del blocco dei 19 paesi dell’eurozona, stanno esse stesse iniziando a sperimentare la rapida diffusione del virus, e i loro sistemi economici e finanziari sono già in una fase di stress acuto. Se dovessero esporsi nel farsi interamente carico del rischio italiano, potrebbero trovarsi con uno spiacevole downgrade del credito.

 

L’Italia, la terza maggiore economia del blocco dei paesi, è da tempo su una linea di “spaccatura”, una faglia dell’eurozona. E, come ha scritto il fisico Per Bak, quando una faglia si apre, altre vacillano, causando una reazione a catena di terremoti.

 

Praticamente qualsiasi forza economica internazionale e interna è ora schiarata contro il paese.

 

L’economia italiana non cresce da quando è entrata nell’eurozona, nel 1999. Il reddito pro-capite, corretto per il potere d’acquisto, è rimasto fermo all’equivalente di 35.000 dollari. L’economia è rimasta in uno stato di quasi costante recessione nel corso dell’ultimo decennio, e si stava già contraendo, assieme a tutto il commercio globale, già prima che il coronavirus la colpisse. Il peso del debito pubblico è aumentato alla cifra impressionante di 2.300 miliardi di euro, corrispondenti al 134% del PIL del paese.

 

Già alla fine dell’anno scorso la caduta del commercio globale stava spingendo l’Europa verso la recessione.

 



 

Il coronavirus causerà quasi certamente una contrazione dell’economia italiana di circa il 3% nella prima metà del 2020, ma il danno inflitto potrebbe essere anche molto più ampio. Mentre l’economia cinese rallenta ancora – e molto probabilmente si contrarrà essa stessa – nel corso dei prossimi mesi, la mancanza di componenti cinesi fondamentali alla catena produttiva continuerà ad arrecare danno alla produzione e al commercio mondiale. Questo danno si sta estendendo alla Germania, che nonostante le sue sofferenze rimane la più forte economia europea e un importante mercato per la manifattura italiana.

 

In Italia il virus ha non solo costretto al blocco delle regioni più produttive – la Lombardia, col suo hub finanziario e di moda, Milano, e parti delle regioni Veneto ed Emilia-Romagna – ma da martedì ha portato al blocco dell’intero paese. Con la gente che sta a casa e la domanda di servizi che crolla, coloro che sono economicamente più vulnerabili – specialmente gli italiani giovani con posti di lavoro precari – perderanno i loro redditi, e la domanda si contrarrà ulteriormente. Con una delle popolazioni più anziane al mondo (circa il 23% delle persone ha più di 65 anni), la malattia e la mortalità indotta dal coronavirus – e lo stress economico e finanziario associato – potrebbe permanere più a lungo che altrove.

 

Infatti, anche se il numero di nuovi casi iniziasse a scendere, lo scompiglio arrecato all’attività economica continuerebbe. I mercati azionari se ne sono già accorti. Uno dei maggiori tra le grandi economie del mondo, l’indice del mercato azionario italiano ha già registrato una pesante caduta.

 



 

Nei mercati del debito i campanelli d’allarme stanno già suonando. Sebbene i rendimenti dei titoli pubblici stiano diminuendo in gran parte del mondo economicamente sviluppato, i rendimenti dei titoli pubblici italiani si stanno impennando. Vero, questi sono rendimenti nominali, e stando all’1,4% sono abbastanza bassi. Ma tenendo conto dei tassi reali, ovvero corretti per l’inflazione, si tratta di quasi un 1%, che è decisamente troppo per un’economia che non sta crescendo, e che ora inizia a contrarsi. La persistenza di tassi di interesse reali elevati ha determinato il progressivo incremento del rapporto debito/PIL dell’italia.

 

E adesso l’aumento dei tassi di interesse nominali minaccia di gettare l’Italia in un circolo vizioso. La contrazione economica costringerà il rapporto debito/PIL a salire, il che potrebbe causare un’ulteriore impennata dei tassi di interesse nominali. Con una domanda così debole, l’inflazione probabilmente scenderà ancora, facendo aumentare ulteriormente i tassi di interesse reale e creando un’ulteriore flessione nella crescita. Tutto questo aumenterà sempre di più le preoccupazioni sulla capacità del governo italiano di servire il proprio debito.

 

Nel frattempo una crescita più debole causerà ulteriore stress alle già fragili banche italiane, che nel loro insieme detengono asset finanziari per circa 5.000 miliardi di euro. Sebbene molte banche abbiano già venduto ampie parti dei loro crediti in sofferenza che i debitori non stavano pagando nei termini, i mercati finanziari hanno un’opinione molto negativa del sistema bancario italiano. Il rapporto tra valore nominale e valore di mercato di Intesa aSanpaolo e Unicredit, le maggiori banche, era ben inferiore a 1 già prima del rallentamento causato dal virus, e da allora stanno rapidamente crollando. Essenzialmente, i mercati stanno dicendo che ampie porzioni degli asset sui libri contabili delle banche potrebbero, essenzialmente, essere privi di valore.

 

A peggiorare le cose, l’euro si è rivalutato nel momento in cui la Federal Reserve statunitense ha ridotto il tasso di interesse, e la Banca Centrale Europea, da tempo priva di munizioni, può operare solo cambiamenti cosmetici privi di reale efficacia. Con la Fed che abbassa ulteriormente i tassi, l’euro diventa più forte, rendendo ancora più difficile la ripresa italiana. L’eterna questione rimane se gli europei, che da tempo si sono assuefatti all’austerità fiscale, riusciranno ora a concordare un ampio e coordinato stimolo fiscale. Anche se lo facessero, lo stimolo servirebbe a poco per rimettere dei soldi nelle tasche degli italiani i quali, in ogni caso, rimarrebbero incapaci di spendere date le condizioni di blocco e di confinamento del paese.

 

Perciò l’Italia è sulla soglia di una crisi finanziaria e non può aspettarsi nessun aiuto dalle politiche monetarie o fiscali convenzionali. Il compito politico, quindi, è ora quello di costruire un “firewall” finanziario che sappia placare i timori dei mercati mentre, nei prossimi sei mesi, l’Italia attraverserà il momento più difficile.

 

L’esperienza del FMI mostra che i salvataggi finanziari sono più efficaci quando vengono messi in atto nel momento in cui un paese è vulnerabile ma non ancora entrato in una crisi conclamata.

 

Il firewall per l’Italia deve iniziare con un pacchetto di salvataggio precauzionale di almeno 500 miliardi di euro, che fornirebbe fondi da iniettare nel capitale delle banche in modo da garantire la prosecuzione del finanziamento al governo nel caso in cui i mercati non rinnovassero il debito.

 

Le nazioni europee non possono farlo da sole. Non siamo nel 2010-2011 quando i leader europei, guidati dalla cancelliera Angela Merkel, hanno definito i salvataggi per Grecia, Irlanda e Portogallo. Questi tre paesi messi insieme sarebbero comunque più piccoli dell’Italia.

 

In più il potere economico tedesco è decisamente diminuito, e la sua leadership politica è allo sbando. L’economia tedesca era in una condizione di quasi recessione già prima che il virus si diffondesse, e adesso si trova di fronte a una grave carenza di domanda che veniva dalla Cina, il suo mercato più fiorente. In più, il virus si sta diffondendo anche dentro la germania, facendo contrarre al contempo la domanda interna. Il governo tedesco dovrà conservare la sua potenza di fuoco nel caso in cui le sue due maggiori banche, Deutsche Bank e Commerzbank, che hanno un rapporto tra valore nominale e di mercato di appena un quinto, avranno bisogno di sostegno finanziario.

 

Anche l’economia francese è nei guai, e l’ostentato presidente Emmanuel Macron è al tempo stesso divisivo e volatile sulle questioni europee.

 

Questo lascerebbe la possibilità di un’emissione di moneta da parte della BCE sotto la sua autorità di compratore di bond secondo il programma di Outright Monetary Transactions (OMT). Ma la "magia" della sua emissione di moneta può rivelarsi un’illusione. Per attivare l’OMT, l’Italia dovrebbe infatti concordare prima le condizioni e l’entità del salvataggio con il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). La ragione per fare un salvataggio precauzionale adesso anziché aspettare e sperare che il problema svanisca da solo è semplice. Sotto il peso della crisi che si sta profilando, e ai limiti delle risorse, le autorità del MES e dell’Italia faticherebbero a trovare un pacchetto di salvataggio che sia accettabile per entrambi. I ritardi fomenterebbero il panico dei mercati, rendendo le negoziazioni ancora più difficili.

 

In questa fase, anche se il MES e gli italiani concordassero un programma, il Consiglio direttivo della BCE dovrebbe autorizzare l’OMT. I membri tedeschi e degli altri paesi del “nord” dell’eurozona sarebbero preoccupati che la BCE stampi moneta per acquistare ampie quantità di titoli italiani, sui quali il governo italiano potrebbe alla fine fare default. Un tale default implicherebbe che i leader tedeschi e degli altri paesi del “nord” debbano ai loro contribuenti (arrabbiati) di riempire il vuoto rimasto nel capitale della BCE.

 

Per mettere la cosa in prospettiva, i leader europei si stanno attualmente accapigliando sui centesimi per decidere il prossimo bilancio dell’Unione Europea. Sarebbe quindi un errore, nel momento in cui le maggiori nazioni europee sono così deboli, aspettarsi che intervengano tempestivamente per sostenere finanziariamente un’Italia in fallimento. E se la faglia finanziaria italiana dovesse aprirsi, i default italiani avrebbero ripercussioni a cascata sul sistema finanziario globale, causando danni ben difficili da contenere.

 

Possiamo correre il rischio di non fare nulla. Oppure, mentre gli italiani sono piegati dal peso dell’enorme sfida medica e umana con cui sono alle prese, la comunità globale può intervenire per impedire che l’Italia diventi l’epicentro di una crisi finanziaria globale.

02/03/20

Ashoka Mody - Italia: la crisi che potrebbe diventare virale

In un'economia globale che già prima che il coronavirus colpisse si trovava in una situazione di debolezza a causa del raffreddamento dell'economia cinese e di conseguenza del rallentamento del commercio mondiale, secondo l'economista Ashoka Mody l'Italia rappresenta il principale anello debole in grado di innescare una crisi finanziaria di enormi proporzioni. È evidente che il nostro paese, in mano a una classe politica di bassa statura e già da due decenni in recessione strisciante, non ha alcuno spazio fiscale o finanziario per affrontarne una nuova. D'altra parte l'Unione europea, coi suoi farraginosi meccanismi di salvataggio, non sembra in grado di dare risposte diverse da quelle insoddisfacenti che abbiamo visto finora. Gli italiani accetteranno la cura greca? Il tempo stringe per noi, ma anche per il sistema globale con cui siamo interconnessi...  

 

 

di Ashoka Mody, 28 febbraio 2020

 

Il coronavirus minaccia di trasformare la crisi economica e finanziaria italiana in una crisi globale.

 

Il coronavirus sta precipitando l'Italia in una crisi economica e finanziaria che ha il potenziale di innescare un caos finanziario mondiale.Il principale anello debole della catena economica globale è l'Italia, che nel 2019 era già sotto forte tensione e ora sta minacciosamente cedendo dinanzi ad altri cruciali problemi globali: Cina, Giappone, Corea del Sud e Germania.

 

Anche se nei prossimi mesi il coronavirus (ufficialmente Covid-19) sarà contenuto, è già alle porte una crisi finanziaria che si irradierà dall' epicentro italiano. Eppure i leader europei sembrano procedere come se fosse tutto normale. Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea (BCE), afferma che il coronavirus non è ancora tale da causare "uno shock di lunga durata". Il suo staff e quello di Paolo Gentiloni, commissario europeo all’economia, stanno ancora valutando la gravità del problema, indulgendo in una pericolosa noncuranza. La BCE e i governi europei non riescono ad affrontare il pericolo rappresentato da una crisi finanziaria italiana. E non c’è più tempo per prepararsi allo sforzo globale che sarà necessario per contenerne le conseguenze.

 

Il punto di rottura dell’economia e della finanza italiana

 

Nei due decenni da quando l'Italia ha adottato l'euro, gli italiani sono diventati più poveri. L'economia del paese permane in una recessione economica quasi perpetua.

 

Il sistema politico disfunzionale italiano dà la sensazione di un temporary fast-pizza. Per quasi mezzo secolo, i governi italiani hanno mancato di investire nel futuro del Paese. Tutti comprendevano che l'Italia avrebbe avuto difficoltà a sopravvivere senza la stampella della sua lira flessibile, che di tanto in tanto si deprezzava. Ma l'arroganza dei leader europei ha portato l'Italia nella morsa della zona euro, dove l'euro è troppo forte per l'economia italiana, e l'interesse reale - il tasso di interesse corretto per l'inflazione - è troppo alto per un'economia che non cresce.

 

Il coronavirus ha colpito l'Italia in modo crudele, non solo in termini di vite umane in pericolo, ma perché minaccia di paralizzare le regioni della Lombardia e del Veneto, poli produttivi che negli ultimi due decenni hanno evitato all'economia italiana un destino economico ancora più cupo.

 

Le vulnerabilità finanziarie dell'Italia sono enormi. Il peso del debito pubblico italiano, pari a circa 2.400 miliardi di euro, è maggiore di quello tedesco, che ammonta a 2.000 miliardi di euro. Il rapporto debito / PIL del governo italiano è aumentato inesorabilmente. Il sistema bancario italiano è seduto su un gigantesco cumulo di attività finanziarie, pari a circa cinquemila miliardi di euro. Mentre le molte banche italiane in crisi hanno venduto (spesso per pochi centesimi) gran parte dei prestiti in sofferenza che i loro mutuatari non stavano rimborsando, la redditività delle banche risulta anemica a causa dei tassi di interesse estremamente bassi e poiché i mutuatari sono ancora in difficoltà, in un ambiente a crescita zero. Il rapporto tra valore di mercato e valore contabile del patrimonio netto anche delle banche più forti d'Italia - Intesa Sanpaolo e UniCredit - rimane ben al di sotto di uno, il che implica che i mercati ritengono che alla fine gran parte delle attività detenute da queste banche saranno cancellate.

 

Le cose peggioreranno

 

Il coronavirus ha colpito l'economia globale in un momento in cui era già debole. E la malattia attacca i deboli ancora più ferocemente.

 

L'Italia e le altre economie europee - dipendenti in maniera decisiva dal commercio globale - sono state sottoposte a un crescente stress economico sin dall'inizio del 2018, quando il commercio mondiale ha iniziato a rallentare (vedi il grafico sotto). Il rallentamento del commercio mondiale, a sua volta, è stato la conseguenza della decisione del governo cinese di smettere di pompare il suo sistema finanziario interno per paura che la bolla immobiliare e la vulnerabilità finanziaria potessero sfuggirle pericolosamente di mano. Come l'economia cinese - con la sua enorme presenza nel sistema del commercio globale - si è raffreddata, il commercio mondiale ha iniziato a rallentare. Nel 2019 la guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti ha ulteriormente rallentato la crescita del commercio mondiale, spingendo le economie europee in condizioni quasi recessive. Pertanto, la situazione economica globale, e in particolare quella europea, era già precaria ben prima che il coronavirus colpisse.


 



 

Il coronavirus ha ribaltato in tutta evidenza il ruolo dominante della Cina nel commercio mondiale. La Cina è il nodo chiave nella catena del valore aggiunto globale. Le fabbriche cinesi producono le componenti dell'industria meccanica ed elettrica, nonché gli ingredienti dell'industria farmaceutica, necessari per mantenere attive le fabbriche del mondo. Con l’arresto dell’attività di diverse fabbriche cinesi, i produttori di tutto il mondo - specialmente in altri importanti centri di produzione che si affidano alla Cina – sono a rischio di fermarsi. Già le fabbriche automobilistiche in Corea del Sud, nell’impossibilità di procurarsi le componenti prodotte dalla Cina, sono in sofferenza. Del resto, la diffusione del coronavirus nella Corea del Sud interromperà la produzione delle sue fabbriche di semiconduttori e altre componenti elettroniche, interrompendo le forniture ai produttori che assemblano prodotti di consumo e industriali.

 

In Europa, la Germania, tradizionale ancora della salute economica europea e arbitro della contrattazione politica in Europa, è ad alto rischio. Nel 2019, l'economia tedesca ha ripetutamente sofferto del rallentamento del commercio mondiale e dell'accelerata contrazione della sua industria automobilistica, poiché i consumatori si sono allontanati dalle vantate auto a combustione interna tedesche, rendendo tecnologicamente obsoleto gran parte di un ecosistema industriale incentrato sulla produzione automobilistica. Ora che, nella prima metà del 2020, l'economia cinese si contrae, i produttori tedeschi di automobili e macchinari perderanno il loro mercato più ricco degli ultimi anni. E con il contrarsi dell'economia tedesca, molti produttori italiani sostenuti dalle vendite in Germania ne soffriranno.

 

Mentre Cina, Giappone, Corea del Sud e Germania sono in grado di gestire una contrazione economica di sei mesi, l'Italia no. Se scivola dal suo attuale torpore, economico e politico, verso una profonda contrazione economica, l'Italia non ha alcuno spazio fiscale né finanziario. Il rapporto debito pubblico / PIL aumenterà rapidamente, spingendo verso l’alto i tassi di interesse e rendendo l’onere del debito ancora più pesante. Il caotico sistema bancario dovrà affrontare perdite che non può sopportare e che il governo non può sostenere. I fallimenti del settore pubblico e privato in Italia provocheranno il default dei creditori, innescando una voragine globale di insolvenze.

 

Un'Europa litigiosa

 

Nel 2010 i membri della zona euro sono riusciti a far fronte alla crisi finanziaria. Ma i paesi in crisi - Grecia, Irlanda e Portogallo - erano piccoli. A quel tempo, anche il debito del governo spagnolo era solo un terzo del debito del governo italiano. E la Germania, l’alfiere salvatore, era al culmine della sua forza economica e politica. La cancelliera tedesca Angela Merkel, sebbene di una lentezza esasperante nella risposta, è riuscita comunque a mantenere a galla la nave della zona euro.

 

Oggi gli europei stanno combattendo al centesimo sul prossimo bilancio UE. Sulle questioni critiche della migrazione e sulle risposte strategiche a Cina, Russia e Stati Uniti, le divisioni sono palpabili.

 

La Germania, un tempo leader europeo, è in condizioni precarie. Mentre la sua economia lotta in mezzo a grandi difficoltà, c'è anche un grande punto interrogativo che incombe sul futuro della gigantesca Deutsche Bank, sommersa dagli scandali, con la vigilanza statunitense e britannica che la monitorano costantemente per frode e riciclaggio di denaro. I mercati ora valutano le attività di Deutsche Bank a un terzo del valore registrato nei libri contabili della banca.

 

Tutto ciò è esacerbato dalla politica aspramente frammentata della Germania. Come leadership finanziaria, la Germania era considerata l'unica scelta possibile. Ora, con una Merkel cancelliera zoppicante in una nazione politicamente a pezzi, non c'è nessuno che possa assumere il ruolo che i cancellieri tedeschi hanno svolto in passato, imponendosi di autorità. E nessun altro ha la statura politica o finanziaria per ricoprire questo ruolo, men che meno il divisivo e instabile presidente francese, Emmanuel Macron.

 

In una crisi economica e finanziaria italiana, i farraginosi meccanismi di salvataggio finanziario dell'UE saranno testati senza pietà. Qualsiasi operazione di salvataggio richiederà, come primo passo, un programma che metta al governo italiano uno stretto e umiliante guinzaglio fiscale. I leader dell'UE hanno bullizzato la Grecia, l'Irlanda e il Portogallo perché accettassero una tale subordinazione politica. Gli italiani si piegheranno allo stesso trattamento e accetteranno le stesse condizioni?

 

Se la politica italiana non sarà in grado di approntare al suo interno una difesa credibile, la BCE, andando contro le norme concordate, sarà comunque tentata di usare il suo potere di emissione di moneta per sostenere il governo italiano e il sistema finanziario del paese? Oppure, come è più probabile, la BCE rimarrà paralizzata? Infatti, con una una crisi che si avvita a spirale e un crescente panico nei mercati, i tedeschi e gli altri Stati membri "settentrionali" dell'Eurozona manterranno il controllo del consiglio direttivo della BCE. Si preoccuperebbero che, se la BCE finanziasse l’Italia e gli italiani non rimborsassero la BCE, i contribuenti degli stati del Nord si potrebbero trovare gravati da un onere di dimensioni tali che persino i loro governi, apparentemente forti, sarebbero sottoposti a un grande stress fiscale e a un downgrade del loro rating.

 

Tempo per un'azione globale

 

Sia chiaro, siamo giunti a un momento cruciale della storia economica globale. Tutte le operazioni di salvataggio sin dalla crisi finanziaria globale ed europea hanno esaurito la potenza di fuoco delle banche centrali. Dappertutto, la ripresa economica si è rivelata molto più debole rispetto alle crisi precedenti. Gli osservatori hanno riconosciuto a malincuore che le prospettive di crescita a lungo termine nei paesi avanzati e in gran parte dei paesi in via di sviluppo sono nettamente diminuite. L'epicentro italiano si trova in una condizione economica e finanziaria molto più fragile che in qualsiasi altra fase dal dopoguerra.

 

Oggi, solo il sistema della Federal Reserve statunitense può iniettare un modesto stimolo monetario. I governi farebbero bene a coordinare uno stimolo fiscale globale attraverso un aumento della spesa e tagli fiscali per sostenere l'economia internazionale. Ma uno stimolo della Fed e misure fiscali nazionali da sole non saranno sufficienti.

 

Ben prima che inizi lo stimolo monetario o fiscale, ci sarà un momento di resa dei conti. Questa sarà la scelta. Gli stati membri del Nord UE potrebbero concordare di pagare per l'Italia, con la consapevolezza che dovranno tenere i loro libretti degli assegni aperti per molto tempo, infliggendo danni significativi, anche duraturi, ai propri conti pubblici. Oppure potrebbero indietreggiare, sperando che il problema scompaia. In tal caso, il sistema finanziario italiano potrebbe crollare in caduta libera, causando dei default a cascata nei circuiti finanziari di tutto il mondo. La crisi andrà quasi certamente oltre la possibilità di gestione dei membri dell'Eurozona.

 

Certo, il peggio potrebbe non arrivare mai. Ma in questo momento delicato, è essenziale essere preparati a livello globale a una risposta finanziaria su vasta scala. Non farlo sarebbe irresponsabile.

 

 

Ashoka Mody insegna alla Princeton University ed è autore di Euro. Una tragedia in nove atti, di prossima pubblicazione in Italia.  

 

29/02/20

Coronavirus - Le disuguaglianze del sistema sanitario americano mettono a rischio la possibilità di contrastarlo

Con l'arrivo dell'emergenza legata al Coronavirus, in Usa vengono al pettine i nodi di un sistema sanitario e di un mondo del lavoro finalizzati all'unico scopo di massimizzare il guadagno degli imprenditori, trascurando massicciamente i diritti anche minimi dei lavoratori. Ora che siamo di fronte a un problema di sanità collettiva, questo sistema mostruoso, che ritiene normale stritolare le vite dei lavoratori più deboli, chiede il conto. Sarà ben difficile che i lavoratori possano seguire i consigli delle autorità sanitarie per contenere l'epidemia, quando non possono stare a casa perché non hanno la malattia pagata e non possono andare dal medico se non pagando di tasca loro. In un paese dove il singolo può trovarsi a spendere più di 3.000 euro per il test che permette di distinguere il Coronavirus da un'influenza, saranno insieme tutto il sistema e le fasce più deboli a pagare. È il capitalismo, bellezza. Dal Guardian.

 

 

 

Di Amanda Holpuch, 28 febbraio 2020

 

Le precauzioni consigliate possono essere poco praticabili per i molti che non hanno un'adeguata assicurazione sanitaria, un congedo per malattia retribuito o l'opzione di lavorare da casa

 

 

L'agenzia sanitaria americana incaricata di contrastare il Coronavirus ha comunicato agli americani che per frenare l'inevitabile diffusione di questa malattia che coinvolge il sistema respiratorio bastano alcuni semplici passi: lavarsi spesso le mani, stare a casa dal lavoro quando non ci si sente bene e contattare un medico se si hanno i sintomi della malattia.

 

Ma visto come funziona il sistema sanitario americano, le cose non sono mai semplici come sembrano.

 

Dal costo dell'assistenza sanitaria alla mancanza di giorni di malattia retribuiti garantiti per legge negli Stati Uniti, gli esperti affermano che per contenere il Coronavirus serve un cambiamento di sistema, ben oltre il far sì che più persone si lavino le mani.

 

"Per i molti americani che hanno un'assicurazione sulla salute e hanno un buon lavoro, con un datore di lavoro ragionevole - e io non sono un esperto del mercato del lavoro - queste raccomandazioni sono plausibili", ha commentato David Blumenthal, presidente del think tank sulla salute globale del Commonwealth Fund.

 

"Ma non è detto che siano praticabili da chi non ha un'assicurazione sanitaria o ha un'assicurazione sanitaria scadente - e questo riguarda circa un quinto della popolazione americana".

 

La direttrice del Centro di Immunologia dell' US Centers for Disease Control and Prevention (CDC), Nancy Messonnier, ha dichiarato martedì che contenere il Coronavirus è una priorità, perché non esiste un vaccino né un medicinale per prevenirlo né curarlo.

 

A questo scopo, ha sostenuto, le aziende dovrebbero prendere in considerazione l'idea di sostituire i contatti diretti tra persone con il telelavoro. Ha raccomandato anche alle autorità scolastiche di studiare sistemi per limitare i contatti, ricorrendo alla didattica via Internet o persino alla chiusura delle scuole. Il consiglio per le persone che hanno sintomi respiratori è quello di rivolgersi al più presto a un medico.

 

Ma gli americani, in particolare quelli con piani di assicurazione sanitaria a basso prezzo o che ne sono del tutto privi, notoriamente tendono a evitare le cure mediche a causa del loro costo.

 

Ci sono più americani che hanno paura dei costi dell'assistenza sanitaria in caso di malattia grave (40%) di quelli che hanno paura di una malattia grave (33%), secondo un sondaggio del 2018 dell'Università di Chicago e del West Health Institute.

 

Lo studio ha anche evidenziato che in un anno, più di una volta, circa il 40% degli americani ha saltato un test o un trattamento medico e che il 44% non è andato dal medico neanche in caso di malattia o incidente.

 

"Chi ha malattie acute di qualsiasi tipo rimanda l'assistenza medica quando è privo dell'assicurazione sanitaria o se deve pagare franchigie elevate", ha osservato Blumenthal. "E non c'è motivo di aspettarsi che le persone con sintomi di malattie delle vie respiratorie superiori non si comportino allo stesso modo, nei casi in cui il Coronavirus provochi tosse e febbre non molto alta, ma non una malattia realmente debilitante."

 

Neanche nei paesi con assistenza sanitaria universale le persone vanno dal medico ogni volta che sono ammalate. Ma il deterrente non è mai la minaccia di dover affrontare ingenti spese mediche. "Questo è un problema quasi unicamente americano all'interno dei paesi sviluppati", ha affermato Blumenthal.

 

Un americano che di solito trascurava di andare dal medico, Osmel Martinez Azcue, ha deciso di sottoporsi al test quando ha sviluppato sintomi di tipo influenzale dopo essere tornato dalla Cina, a gennaio. Mentre normalmente sarebbe andato solo in farmacia a comprarsi qualche medicina, questa volta si è recato in ospedale, spinto dalla preoccupazione per la sua comunità.

 

Come ha dichiarato al Miami Herald, Azcue ha una copertura assicurativa limitata, quindi ha cercato di ridurre al minimo i test, temendo il costo della tomografia computerizzata raccomandata dai medici. Dopo aver eseguito test minori e meno costosi, i medici gli hanno detto che non aveva il Coronavirus, ma l'influenza. Il tutto per un costo di 3.270 dollari. L'ospedale, contattato dal Miami Herald, ha precisato che sono rimasti a carico del paziente 1.400 euro. "Come possono aspettarsi che i normali cittadini contribuiscano ad eliminare il potenziale rischio di diffusione da persona a persona, se gli ospedali sono pronti a farci pagare 3.270 euro per un semplice esame del sangue e un tampone nasale?" Ha commentato Azcue.

 


Stare a casa quando il congedo per malattia non è garantito


Per contenere il Coronavirus, il CDC ha sottolineato quanto sia importante evitare gli assembramenti, lavorare da casa e persino ricorrere all'auto-quarantena.

 

Nell'unico paese ricco del mondo che non obbliga i datori di lavoro a concedere ai lavoratori giornate di malattia retribuite, è difficile seguire questa indicazione.

 

Secondo un articolo dell'Institute for Women's Policy Research, almeno tre lavoratori su dieci non si sono presi una pausa dal lavoro benché malati di influenza suina H1N1 nel 2009. Secondo lo studio, questo ha provocato sette milioni di infezioni in più e potrebbe avere contibuito all'estensione dell'epidemia.

 

"Ci sono molte infrastrutture da approntare prima che le raccomandazioni del CDC possano essere prese sul serio", afferma Carol Joyner, direttrice del Labor Project for Working Families, un'organizzazione senza fini di lucro che si batte per ottenere migliori politiche familiari sul posto di lavoro.

 

Per le persone che svolgono lavori a contatto con il pubblico e con salari bassi, restare a casa dal lavoro raramente è un'opzione praticabile.

 

Il salario medio dei lavoratori privi di congedo per malattia retribuito è di 10 dollari all'ora, secondo un rapporto del Center for American Progress del 2012. Il rapporto afferma che mentre il 38% dei lavoratori del settore privato non ha nemmeno un giorno di malattia retribuito, la percentuale è ancora più bassa per i lavoratori a tempo parziale, con il 73% privo di questa possibilità.

 

È probabile che questi lavoratori includano persone che lavorano a contatto con il pubblico, come distributori di cibo e autisti di autobus, o persone che lavorano con popolazioni vulnerabili, come il personale delle residenze assistite e chi lavora nella cura dei bambini. Anche questi sono lavoratori per cui il telelavoro, che secondo l'avvertimento del CDC potrebbe essere necessario al diffondersi dell'epidemia di Coronavirus, non è un'opzione.

 

"Sarà la fascia di popolazione a salario più basso, spesso persone di colore e spesso donne, che sarà la più colpita dal Coronavirus", ha concluso Joyner.

Questi sono anche i gruppi che, come gli studi dimostrano regolarmente, hanno il peggior accesso a una assicurazione sanitaria a prezzi accessibili e al congedo retribuito per malattia e motivi familiari.

 

Uno studio del CDC del 2014 ha rilevato che uno su cinque tra gli addetti alla ristorazione ha affermato di aver lavorato almeno una volta nell'anno precedente mentre soffriva di sintomi come vomito o diarrea. Questi lavoratori hanno citato come fattori significativi nella loro scelta di andare comunque a lavorare la paura di perdere il lavoro e il non voler lasciare i loro colleghi a corto di personale.

 

Karen Scott, dottorando in management presso il Massachusetts Institute of Technology, ha avvertito in un articolo per la rivista Conversation che quando i dipendenti malati si recano al lavoro "una crisi sanitaria gestibile può sfuggire al controllo".

 

Scott ha consigliato ai consumatori di chiedere nei propri ristoranti preferiti se i lavoratori hanno giorni di malattia retribuiti, in modo da influire sulla cultura aziendale.

 

C'è anche una proposta di legge in atto, per creare un'assicurazione nazionale per i congedi familiari e per la malattia pagata, chiamata Family Act e Healthy Families Act, per stabilire un diritto-base a sette giorni di malattia retribuiti ogni anno.

 

Detto questo, la situazione non è molto migliore per i lavoratori che hanno la malattia pagata. La cultura del posto di lavoro negli Stati Uniti non è a favore di prendersi i giorni di malattia, neanche quando sono necessari. Uno studio dell'ottobre 2019 della società di personale Accountemps ha rilevato che il 90% dei professionisti è andato a lavoro con sintomi di raffreddore o influenza .

 

I lavoratori del settore privato che hanno il diritto a giorni di malattia ricevono in media sette giorni di congedo per malattia retribuiti all'anno, indipendentemente dal tempo trascorso nella stessa società (uno, cinque o dieci anni), secondo l'Ufficio delle statistiche del lavoro degli Stati Uniti. Dopo 20 anni di servizio, la media aumenta fino a otto giorni di malattia retribuiti.

 

Si tratta di metà del tempo consigliato per l'eventuale auto-quarantena .

 

Anche la raccomandazione più elementare: lavarsi le mani più frequentemente con acqua e sapone, è stata sfidata dalla scrittrice Talia Jane su Twitter.

 

"'Lavati le mani' è un ottimo consiglio per le persone che non interagiscono con centinaia di persone al giorno", ha detto . “Non posso lasciare il posto per lavarmi le mani dopo ogni cliente di cui ho toccato denaro e cibo mentre gli mettevo la spesa nei sacchetti. Inoltre non possiamo indossare guanti né maschere."