31/10/19

L’UE riscrive la storia della Seconda guerra mondiale per demonizzare la Russia

Prosegue la deriva orwelliana dell’Unione Europea, con tentativi sempre più espliciti di riscrivere il passato per controllare il presente. I sovietici pagarono il prezzo di gran lunga più alto per fermare i nazisti, tuttavia il loro ruolo viene oggi occultato e si tenta invece di equiparare il regime comunista a quello nazista, contro ogni evidenza documentale.

 

 

Di Max Parry, 25 ottobre 2019

 

 

Il mese scorso, in occasione dell'ottantesimo anniversario dell'inizio della Seconda guerra mondiale, il Parlamento europeo ha votato una risoluzione  dal titolo "L'importanza della memoria europea per il futuro dell'Europa". Il documento adottato:

 

  1. - sottolinea che la Seconda guerra mondiale, la guerra più devastante nella storia d'Europa, è iniziata come risultato immediato del famigerato Trattato nazi-sovietico di non aggressione del 23 agosto 1939, noto anche come Patto Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti, per cui due regimi totalitari che condividevano l'obiettivo della conquista mondiale hanno diviso l'Europa in due zone di influenza;


 

  1. - ricorda che i regimi nazisti e comunisti hanno compiuto omicidi di massa, genocidi e deportazioni e causato una perdita di vite umane e di libertà nel XX secolo su una scala mai vista nella storia umana, e ricorda l'orribile crimine dell'Olocausto perpetrato dal regime nazista; condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l'umanità e le violazioni dei diritti umani di massa perpetrati dai regimi nazisti, comunisti e di altri regimi totalitari. 



 

 

 

Per 75 anni, ci avevano raccontato che la guerra è iniziata il 1 settembre 1939 quando la Germania invase la Polonia, anche se sul fronte del Pacifico la guerra tra Giappone e Cina era iniziata due anni prima. Ora, dobbiamo convincerci che in realtà la guerra iniziò otto giorni prima, quando il ministro degli Esteri tedesco visitò Mosca. Fate finta di non vedere la doppia giravolta intrinseca nella premessa, secondo la quale una guerra sarebbe la conseguenza di un accordo di pace che, senza che venga fornita alcuna prova, si dice contenesse "protocolli segreti", e non disposizioni. Vedete, a differenza degli altri patti firmati tra i paesi europei e la Germania nazista - come la Conferenza di Monaco (nell’originale: il Tradimento di Monaco, NdVdE) del 1938 con la Francia e la Gran Bretagna a cui i sovietici non erano invitati mentre l'Austria e la Cecoslovacchia venivano omaggiate a Hitler in cambio della cortesia di attaccare Mosca – il patto Molotov-Ribbentrop era davvero un accordo confidenziale tra Hitler e Stalin per conquistare l'Europa e dividerla.

 

Questa è pura mitologia. Il fatto è che non sono stati né i sovietici né la Germania a tracciare la linea di demarcazione della Polonia nel 1939, perché si trattava di un ripristino del confine riconosciuto dalla Società delle Nazioni e dalla Polonia stessa come proposto dai britannici a seguito della Prima guerra mondiale. Perfino Winston Churchill durante la sua prima trasmissione radiofonica in tempo di guerra alla fine di quell'anno ammise:

 

La Russia ha perseguito una fredda politica di interesse nazionale. Avremmo potuto desiderare che l'esercito russo si schierasse sulla linea attuale di amica e alleata della Polonia, anziché da invasore. Ma il fatto che l'esercito russo dovesse stare su quest’ultima linea era chiaramente necessario per la sicurezza della Russia contro la minaccia nazista.

 

Tuttavia, secondo l'UE, anche se Mosca è stato l'ultimo paese ad accettare un accordo di pace con Hitler, faceva tutto parte di un complotto segreto tra di loro. In tal caso, perché allora la Germania ha scelto di invadere l'URSS nel 1941? L'UE lascia la questione senza risposta. Dimenticatevi le sue politiche razziali di schiavizzare gli slavi o il fatto che Hitler dichiarò apertamente nel Mein Kampf  che la Germania aveva bisogno di conquistare l'Est per garantire il Lebensraum (ossia lo “spazio vitale” di cui, secondo Hitler, la Germania aveva bisogno e cui aveva diritto, NdVdE). Non importa che nella primavera del 1941, meno di due mesi prima dell'Operazione Barbarossa, Stalin tenne un  discorso  al Cremlino ad un festeggiamento statale per i neolaureati dell'Accademia Militare di Frunze per avvertire di un imminente attacco:

 

La guerra con la Germania è inevitabile. Se il compagno Molotov riuscirà a rinviare la guerra per due o tre mesi attraverso il Ministero degli Affari Esteri, sarà la nostra fortuna, ma voi stessi dovete andare e predisporre misure per preparare al combattimento le nostre forze.

 

L'UE ha censurato il fatto che l’unica ragione della firma del patto nazi-sovietico nell'agosto 1939 era stata guadagnare tempo per la strategia di guerra di logoramento dell'Armata Rossa, per preparare adeguatamente i suoi armamenti contro una futura invasione da parte della Wehrmacht. La leadership sovietica capì bene che la Germania avrebbe infine rinnegato l'accordo, considerando che nel 1936 aveva firmato il Patto anti-Comintern con il Giappone e l'Italia contro l'Internazionale Comunista. Per sei anni, l'URSS fu ostacolata da parte degli inglesi e dei francesi nei suoi tentativi di forgiare una equivalente coalizione antifascista e di difendere collettivamente la Cecoslovacchia, ma i governanti francesi e inglesi erano troppo occupati a corteggiare e fare affari con la Germania. Erano stati solo i sovietici a difendere la Repubblica spagnola da Franco nelle prove finali prima del conflitto mondiale e solo quando tutti gli altri mezzi furono esauriti alla fine accettarono un accordo con gli hitleriani.

 

Proprio una settimana prima della firma del trattato di pace, Stalin tenne un discorso segreto al Politburo dove spiegò:

 

La questione della guerra o della pace è entrata in una fase critica per noi. Se concludiamo un trattato di mutua assistenza con la Francia e la Gran Bretagna, la Germania si allontanerà dalla Polonia e cercherà di convivere con le potenze occidentali. Eviteremo quindi la guerra, ma gli eventi futuri potrebbero prendere una svolta negativa per l'URSS. Se accettiamo la proposta della Germania di concludere con lei un patto di non aggressione, la Germania attaccherà la Polonia e l'Europa precipiterà in gravi ribellioni e disordini. In queste circostanze avremo molte possibilità di rimanere fuori dal conflitto, mentre potremo sperare di entrare a tempo debito in guerra.

 

Quest'ultima risoluzione fa parte di una lunga lista di false ricostruzioni della Seconda guerra mondiale da parte dell'impero anglosassone, ma è forse la sua falsificazione più eclatante, che profana le tombe dei 27 milioni di cittadini sovietici che costituirono l'80% del numero totale di morti alleati. All'inizio di quest'anno, per la commemorazione del 75° anniversario dello sbarco in Normandia, la Russia e il suo capo di stato sono stati esclusi dagli eventi di Portsmouth, in Inghilterra. Come se la continua assenza dei leader dell'Europa occidentale alle celebrazioni del 9 maggio del Giorno della Vittoria tenute ogni anno in Russia non fosse abbastanza offensiva. Anche se è vero che il fronte orientale non era coinvolto nell'Operazione Overlord, il presidente russo Vladimir Putin aveva in precedenza partecipato agli eventi per il 70° anniversario del D-Day nel 2014. Non c'è dubbio che l'aumento delle tensioni geopolitiche tra l'Occidente e Mosca negli anni successivi ha dato all'UE la possibilità di riscrivere interamente il ruolo della Russia nella vittoria alleata con scarsa disapprovazione pubblica, anche se molte delle famiglie di coloro che si sono offerti volontari nelle Brigate Internazionali si sono giustamente sentite insultate da questa manomissione della storia ed hanno espresso la loro contrarietà.

 

Lo scopo reale della mozione dell'UE è quello di alterare la storia della guerra, dando il merito agli Stati Uniti per la liberazione dell'Europa, assolvendo al contempo le democrazie occidentali che hanno aperto la porta all'ascesa del fascismo e hanno cercato di utilizzare la Germania per annientare l'URSS. La storia stessa dovrebbe essere sempre oggetto di dibattito e di studio, ma gli atlantici hanno apportato questo cambiamento formale senza alcuna prova a sostegno e interamente a fini politici. Come la fondazione stessa del progetto dell'UE, l'obiettivo dichiarato della proposta è presumibilmente quello di impedire che si verifichino future atrocità, anche se il superstato UE è stato progettato da ex nazisti come Walter Hallstein, il primo Presidente della Commissione Europea, che era un avvocato tedesco in diverse organizzazioni legali del Partito Nazista e combatté per la Wehrmacht in Francia fino alla sua cattura come prigioniero di guerra dopo l'invasione della Normandia.

 

Anziché prevenire crimini futuri, l'Unione Europea ne ha commesso essa stessa uno, modificando ingannevolmente la cronologia del comunismo in modo da renderla parallela a quella del Terzo Reich. Inoltre, ha sostenuto che essi erano due facce della stessa medaglia del "totalitarismo" e che di tutta la barbarie commessa durante la guerra i sovietici erano ugualmente colpevoli o – a giudicare dal numero di volte in cui il testo cita l'URSS rispetto alla Germania – lo erano ancora di più. Non è chiaro se dobbiamo ora ignorare completamente le precedenti conclusioni raggiunte dai tribunali militari di Norimberga tenuti dagli alleati in base al diritto internazionale, in cui tutti i 12 criminali di guerra condannati a morte nel 1946 furono tedeschi, non sovietici. Il documento non tenta nemmeno di nascondere il suo obiettivo politicizzato, l'attuale governo di Mosca, affermando che:

 

La Russia rimane la più grande vittima del totalitarismo comunista e il suo sviluppo in uno stato democratico sarà ostacolato finché il governo, l'élite politica e la propaganda politica continueranno a giustificare i crimini comunisti e a glorificare il regime totalitario dell'Unione Sovietica.

 

Questa accusa non resiste all'osservazione critica, poiché da allora la Russia ha eretto monumenti ufficiali a coloro che sono stati giustiziati e perseguitati politicamente durante il cosiddetto "Grande Terrore". Tuttavia, la netta differenza tra la risoluzione dell'UE e il Muro del Dolore di Mosca è che quest'ultimo si basa sulle prove degli archivi storici sovietici. È diventata una diffusa e ridicola credenza in Occidente che Stalin in qualche modo abbia ucciso cinque volte più persone di Hitler, un'assurdità che non si riflette negli archivi sovietici una volta rigorosamente segreti e ormai divulgati, che dopo essere stati esaminati per due decenni mostrano che in un periodo di tre decenni dai primi anni '20 alla sua morte, nel 1953, il numero totale registrato di cittadini sovietici giustiziati dallo stato è poco meno di 800.000. Anche se questo è certamente un numero orribile, come fa a cominciare a essere confrontato con uno sterminio su scala industriale basato sulla teoria della razza?

 



 

Come si può credere che Stalin abbia ucciso decine di milioni di persone quando anche l'analisi più semplice di un grafico demografico della popolazione mostra che il tasso di popolazione sovietica è aumentato costantemente in ogni decennio, con l'unica riduzione in atto durante la Seconda guerra mondiale? I socialisti, che forse più di ogni altra tendenza politica sembrano soffrire di autorazzismo, dovrebbero difendere la propria storia da una simile falsificazione. È solo quando si verificano storture sotto gli Stati comunisti che l'intero sistema politico ed economico deve essere denunciato, ma mai il capitalismo, che per cinque secoli ha colonizzato metà del mondo schiavizzando e sterminando intere nazioni.

 

La maggior parte delle stime di morti enormemente esagerate derivano da falsità contenute nel Libro Nero del Comunismo da un gruppo di accademici francesi di destra nel 1997, che non nascondevano il loro appoggio all'autoproclamato Esercito di Liberazione Russo (ROA), collaborazionista con i nazisti, comandato dal generale Andrey Vlasov, che disertò in favore della Germania durante la guerra:

 

Un destino singolare fu riservato ai Vlasovtsy, i soldati sovietici che avevano combattuto sotto il generale sovietico Andrei Vlasov. Vlasov era il comandante della Seconda Armata, che era stato fatto prigioniero dai tedeschi nel luglio 1942. Sulla base delle sue convinzioni antistaliniste, il generale Vlasov accettò di collaborare con i nazisti per liberare il suo paese dalla tirannia dei bolscevichi.

 

L'altro lavoro molto citato dall'Occidente per la sua sovrastimata rappresentazione della repressione sovietica è l'altrettanto inaffidabile Arcipelago Gulag, di Alexander Solzhenitsyn, che, come ha notato lo storico Ludo Martens, ha anche tentato di fornire una giustificazione del tradimento di Vlasov nella sua opera best-seller del 1973:

 

Fu così che la Seconda Armata di Vlasov perì, ripetendo letteralmente il destino della seconda armata russa di Samsonov nella Prima guerra mondiale, essendo stata altrettanto follemente gettata nell'accerchiamento. Ora, questo, naturalmente, era tradimento alla Patria! Questo, naturalmente, è stato un tradimento vergognoso! Ma è stato di Stalin. Il tradimento non implica necessariamente lo svendere in cambio di denaro. Può includere l'ignoranza e l'incuria nei preparativi per la guerra, la confusione e la codardia al suo inizio, il sacrificio senza senso di eserciti e corpi solo per salvare l'uniforme del proprio maresciallo. In effetti, non esiste un tradimento più amaro da parte di un Comandante Supremo.

 

La verità si trova negli archivi sovietici, che indicano che il successore di Stalin, l'ucraino Nikita Krusciov, era così intento ad assolvere totalmente se stesso come leader sovietico da qualsiasi colpa nelle purghe degli anni '30 da dare tutte le colpe dei suoi eccessi al suo predecessore. Successivamente, gli storici occidentali come il propagandista del ministero degli Esteri britannico Robert Conquest seguirono il suo esempio e questo racconto divenne rapidamente dottrina ufficiale. Col senno di poi, il famigerato discorso segreto di Krusciov del 1956, "Sul culto della personalità e sulle sue conseguenze", piantò nel sistema sovietico i semi del dubbio, che alla fine avrebbe portato alla sua rovina decenni dopo. Al contrario, ciò che i documenti storici  mostrano  è che la maggior parte di coloro che furono epurati in quel periodo non erano necessariamente percepiti come minacce politiche allo stesso Stalin, ma venivano presi di mira a causa di una paranoia sistemica complessiva dell'intero governo sovietico per quanto riguarda il sabotaggio interno e l'attività controrivoluzionaria da una vera e propria quinta colonna, che traeva ispirazione da un certo traditore ex bolscevico in esilio e una potenziale invasione proveniente dall’esterno del paese.

 

Molti dimenticano che durante la guerra civile russa, proprio tale scenario si era verificato quando gli alleati della Prima guerra mondiale, compresi gli Stati Uniti, intervenirono collettivamente dalla parte dei Bianchi solo per essere cacciati dall'Armata Rossa, rendendo tali istinti di sopravvivenza non del tutto irragionevoli. Per non parlare della rapida industrializzazione dell'intera nazione in un solo decennio durante la preparazione alla crescente minaccia della guerra con la Germania. Quando Hitler iniziò il suo Grande Piano per l'Oriente, le loro peggiori paure si concretizzarono, quando decine di migliaia di nazionalisti ucraini cambiarono sponda e si arruolarono nella 14a Divisione Granatieri Waffen delle SS (Prima Galiziana) in Ucraina, per collaborare con gli occupanti tedeschi nel massacro dei loro connazionali e, dopo la fine della guerra, continuarono la loro lotta traditrice durante gli anni '50 con l'assistenza della CIA. Quindi, come dice il proverbio, solo perché sei paranoico non significa che il complotto non sia in atto...

 

Per quanto riguarda l'accusa di "riverniciatura" dei crimini comunisti, è vero che i recenti sondaggi indicano che il 70% dei russi oggi ha una visione favorevole di Stalin, ma sono altrettanti i nostalgici dello  stesso comunismo e rimpiangono la rottura dell'URSS sulla base del fatto che il sistema socialista "si prendeva cura della gente comune”. Putin una volta ha osservato che, nonostante l'eredità repressiva di Stalin, dubitava che lo statista georgiano sarebbe stato disposto a sganciare due bombe atomiche sul Giappone come fatto dagli Stati Uniti, un'atrocità che ha ucciso 225.000 civili innocenti (la maggior parte di loro istantaneamente), il che è più di un quarto dei giustiziati durante l'intera era staliniana. Ha sbagliato a dirlo? Una notevole quantità di morti si è verificata anche nelle carestie sovietiche degli anni '30, ma ci sono molte più prove che suggeriscono che i britannici hanno deliberatamente affamato a morte tre milioni di bengalesi, di quante ce ne siano per sostenere la frode Holodomor inventata dalla Diaspora nazionalista ucraina. Se l'Occidente vuole parlare di carestia deliberata, dovrebbe dare un'occhiata a ciò che gli Stati Uniti hanno fatto con le loro sanzioni economiche nel 1990, che uccisero mezzo milione di bambini iracheni, episodio riguardo al quale l'ex Segretario di Stato degli Stati Uniti Madeleine Albright notoriamente commentò: "ne valeva la pena".

 

Non è la prima volta che gli anglosassoni omettono storicamente il ruolo sovietico nella vittoria alleata o confondono l'URSS con il Terzo Reich. In precedenti occasioni il Parlamento Europeo ha emanato risoluzioni che dichiarano il 23 agosto "una giornata europea di memoria delle vittime dell'alleanza nazista-sovietica". Questo è un tentativo degli atlantici di rappresentare il comunismo come in qualche modo peggiore del fascismo, scollegando nel frattempo i nazisti dalla discebdenza dal colonialismo europeo, il cui razzismo è stato la sua fonte di ispirazione. Perché ciò che colpì gli Ebrei non fu considerato un'estensione di ciò che era già stato fatto alle tribù Herero-Nama per le quali la Namibia sta facendo causa alla Germania un secolo dopo?

 

L'establishment politico neoliberista in Europa e i suoi oppositori populisti anti-UE ci tengono ad apparire nemici l'uno dell'altro, ma sembra che condividano le stesse favolette sulla Seconda guerra mondiale, cioè che i nazisti e i sovietici erano mali equivalenti come scritto in quest'ultimo decreto. È una grande ironia che il miliardario liberale "filantropo" e manipolatore di valuta George Soros sia così deriso dai populisti di destra, quando sono state le sue ONG dell’Open Society Institute a progettare il crollo del comunismo nell'Europa orientale. Soros sarà pure contrario al piglio anti-immigrati del nazionalismo di destra attualmente in aumento nell'Europa occidentale, ma come fanatico russofobo è disposto a scegliere strani compagni di letto, come gli ultranazionalisti a Kiev per minare la sfera di influenza di Mosca, e ciò include la revisione della storia della Seconda guerra mondiale a una versione favorevole ai nazionalisti ucraini, che hanno preso il potere durante il colpo di stato pro-UE del 2014 in Ucraina (l’autore sembra ignorare che in realtà i nazionalisti neonazisti ucraini sono pro-UE, e sono in genere avversati dai “populisti nazionalisti di destra anti-UE”, NdVdE).

 

Il regime della giunta nazista a Kiev ha da allora istituito leggi russofobiche di "de-comunistizzazione", che cancellano le tracce rimanenti del passato sovietico ucraino, sostituendole con memoriali ai loro nemici in tempo di guerra. Un recente esempio è stata la città di Vinnitsa, che ha rinominato una via intitolata alla spia sovietica ed eroe di guerra Richard Sorge, dedicandola a Omelyan Hrabetsk, un comandante dell'Esercito Insurrezionale Ucraino che collaborò con la Germania durante la guerra e uccise migliaia di polacchi ed ebrei. Sorge si finse un giornalista tedesco a Tokyo e fornì notoriamente a Mosca l'informazione tempestiva che il Giappone non aveva intenzione di attaccare l'URSS, permettendo a Stalin di trasferire rinforzi essenziali alla battaglia di Mosca, che si rivelò essere un importante punto di svolta nella guerra. Fu giustiziato dai giapponesi nel 1944 e dichiarato postumo Eroe dell'Unione Sovietica.

 

Ora l'UE sta " de-comunistizzando " la storia nella sua legislazione. Nel frattempo, l'influenza di Soros sull'UE non può essere sopravvalutata in quanto il suo potere di lobbying gli permette di avere un’influenza sul suo ramo esecutivo più di qualsiasi capo di Stato ufficiale nell'Unione politica ed economica. Il magnate degli hedge fund ha fatto fortuna come investitore durante la privatizzazione di massa della Russia negli anni '90 dopo aver arruolato Jeffrey Sachs e il FMI per applicare la "terapia d'urto" alla sua economia, come ha fatto in Polonia e nella sua nativa Ungheria. Sotto Putin, tuttavia, le ONG di Soros sono state escluse dalla Russia. Forse la ragione per fornire così cinicamente sostegno agli elementi fascisti in Ucraina per contrastare Mosca è che lo ha fatto personalmente in gioventù in Ungheria.

 

Nato Gyorgy Schwartz, durante la Seconda guerra mondiale era un adolescente di una ricca famiglia ebraica che sopravvisse all'occupazione dell'Asse usando la sua ricchezza per corrompere un funzionario governativo del governo collaborazionista di Arrow Cross, che fornì documenti falsi ai Soros identificandoli come cristiani, mentre l'adolescente per sua stessa ammissione consegnava avvisi di deportazione ad altri ebrei. Poco tempo dopo, il giovane Soros fingeva di essere il figlio gentile adottato di un funzionario che inventariava gli oggetti di valore e le proprietà rubate agli ebrei, e lo accompagnava persino durante il suo lavoro. Si potrebbe pensare che, in quanto ebreo, fosse ossessionato da queste esperienze, ma Soros ha più volte dichiarato che non ha rimpianti e le ha anche paragonate in maniera inquietante al suo futuro lavoro come investitore.

 

Come Soros, l'Unione Europea non ha alcuna ideologia se non una sete inestinguibile di avidità ed è amica dei nazisti quando questi odiano la Russia. Per i suoi interessi politici, essa è disposta a promuovere pericolosamente una versione della storia inventata da una nuova estrema destra, in cui i quisling che collaborarono con le potenze dell'Asse sfuggono alla colpa e i sovietici che li hanno coraggiosamente sconfitti vengono calunniati malignamente. Il fascismo non è mai stato completamente sradicato solo perché l'Occidente ha continuato a nutrirlo durante la guerra fredda e anche ora che il capitalismo è stato reinstaurato in Eurasia, continua a farlo per ostacolare una Mosca risorgente sulla scena mondiale.

 

Mentre il mondo appare sempre più sull'orlo della Terza Guerra Mondiale, ci ricordiamo l'espressione di Karl Marx che notoriamente affermò che "la storia si ripete... prima come tragedia, poi come farsa" nel Diciottesimo Brumaio di Luigi Napoleone, quando paragona la presa del potere di Napoleone Bonaparte nella Rivoluzione francese con il colpo di stato di suo nipote mezzo secolo dopo, che pose fine alla Rivoluzione Francese. Altrettanto appropriata è la frase umoristica del leggendario scrittore e noto anti-imperialista Mark Twain che notoriamente disse "la storia non si ripete, ma fa rima con se stessa." Entrambi sono applicabili all'indiscutibile tragedia della Seconda guerra mondiale e alla profanazione beffarda della sua storia da parte dell'UE, le cui politiche continuano a rendere un altro conflitto globale molto più probabile.

 

29/10/19

Eurointelligence - Per il governo italiano è l'inizio della fine

Il commento di Eurointelligence, prestigioso think tank sulle questioni europee diretto da Wolfgang Munchau, sulle elezioni regionali in Umbria. La preoccupazione dal loro punto di vista è che perdurando questo governo la situazione non potrà che degenerare e  il partito di Matteo Salvini continuare a rinforzarsi sino a conquistare la maggioranza assoluta. Le politiche di austerità sono sempre apparse miopi a questi sinora inascoltati custodi dell'europeismo e dell'euro, i quali ora si mostrano consapevoli che tirare ulteriormente la corda non potrà che consegnare definitivamente il paese alla coalizione euroscettica di centrodestra. Ed è inutile che i 5 Stelle cerchino di ancorarsi alle vecchie posizioni, senza una svolta coraggiosa il loro destino è segnato. 

 

Eurointelligence, 28 Ottobre 2019

 

 

Le elezioni regionali in Umbria, nell'Italia centrale, sono state assolutamente scioccanti per il Movimento 5 Stelle. Hanno ottenuto solo il 7,4% dei voti, dopo il precedente 27%. Luigi di Maio, il leader del partito, ha dichiarato in un'intervista al Corriere della Sera questa mattina che non vede più il senso di un'alleanza con il PD. Il governo potrà anche rimanere in carica per un po', forse anche per un periodo abbastanza lungo. Peggio andranno le cose, maggiore sarà per loro l'incentivo a resistere. Ma per questa coalizione siamo chiaramente all'inizio della fine. D'ora in poi non sarà altro che il declino. La domanda è: a quale velocità.

 

Il risultato del PD, al 22,3%, è debole, ma rispettabile. I due grandi vincitori sono la Lega al 37% e soprattutto i Fratelli d'Italia, i suoi alleati fascisti (non si può qui non sottolineare l'utilizzo tendenzioso e  inappropriato del termine "fascismo" da parte dei media mainstream, ndt), che sono arrivati ​​al 10,4%. Il loro candidato comune ha vinto le elezioni senza alcuna difficoltà.

 

Non abbiamo mai condiviso l'ottimismo dei mercati finanziari per l'attuale governo e il sollievo per la fine di quello di Matteo Salvini. Salvini è più pericoloso fuori dal palazzo che dentro. Lo vediamo in corsa per la maggioranza assoluta, che gli permetterà di modificare la legge elettorale. Inoltre, non ci fidiamo della sua recente conversione a sostegno dell'euro, quando ha addirittura citato la famosa espressione di Mario Draghi sull'irreversibilità dell’euro  (Eurointelligence si riferisce qui alle interpretazioni false e tendenziose delle parole di Salvini da parte dei giornalisti nostrani, ndt).

 

Abbiamo sempre sostenuto che la politica del consenso centrista si è rivelata dannosa per l'Italia, perché ha persistentemente fallito nell’affrontare i problemi del Paese. L'Italia non ha praticamente avuto alcuna crescita della produttività da quando ha aderito all'euro. Ha solo attraversato brevissimi periodi di debole ripresa, prima di ricadere nell'attuale recessione, seguendo una politica fiscale conforme alle regole di Maastricht, ma economicamente non ottimale. Il primo ministro, Giuseppe Conte, è un tecnocrate in stile Monti senza affiliazioni di partito. Il PD ha ottenuto posizioni di importanza cruciale: il posto di commissario europeo e il ministero dell’Economia. Di Maio è il ministro degli Esteri, ma ai suoi elettori non interessa la diplomazia. Il 5 Stelle è un movimento di base interessato a una redistribuzione del reddito, una promessa che il partito è riuscito a mantenere solo in piccola parte durante la coalizione con la Lega. Nell'attuale coalizione, il 5 Stelle si sta trasformando in un altro partito dell’establishment.

 

Di Maio ha detto al Corriere che pensa ai 5 Stelle e al PD come a partiti alternativi, piuttosto che complementari. Un'analisi del voto suggerisce che la metà degli elettori dei 5 Stelle in Umbria non è andata alle urne a causa della coalizione con il PD. Il prossimo grande test elettorale saranno le elezioni regionali in Emilia Romagna, una regione posta nel cuore dell'Italia, con una popolazione cinque volte più grande di quella umbra.

 

Durante l'intervista Di Maio è sembrato esitante sul suo tentativo di uscire dalla coalizione. Ma con l’andar del tempo le pressioni per staccare la spina si intensificheranno. Non vi è alcun vantaggio elettorale per i 5 Stelle. Siamo assolutamente in disaccordo con la tesi secondo cui il governo può durare fino alla fine della legislatura sulla base del fatto che i deputati temono le elezioni anticipate. Se questo è un fattore reale, tuttavia i voti - come i corsi azionari - possono sempre diminuire della metà e poi ancora dimezzarsi. Tendiamo a considerare che se il Movimento 5 Stelle avesse optato per le elezioni anticipate, il 20-25% dei voti sarebbe stato un risultato realistico. Se portano avanti ad oltranza l'attuale mandato fino alla fine, potrebbero arrivare a un risultato elettorale a una cifra, come in Umbria.

 

Notiamo un parallelo tra i Cinque Stelle e il SPD tedesco: il risultato elettorale del 2017, a poco più del 20%, era visto allora come il punto più basso. Ma ora nei sondaggi il partito è dato al 14%, mentre i Verdi si sono decisamente affermati come il principale partito della sinistra. Altri due anni della grande coalizione, come sostenuto da Olaf Scholz, uno dei candidati alla leadership del partito, saranno tossici per loro come lo sarebbero per i Cinque Stelle altri due anni in una difficile coalizione con il PD. Occorre tenere a mente che anche un partito al 7% può sempre comunque perdere il 50% dei suoi elettori.

 

26/10/19

La Brexit e le regole del potere

Un articolo dello Spectator pone la Brexit e le prossime possibili elezioni nel Regno Unito nel contesto della divisione del potere tra parlamento - ovvero rappresentanti del popolo - e insiemi di norme che diventano di pertinenza dei giudici. La battaglia in corso, sostiene, è tra quanto è vincolato a norme immutabili - come quelle che regolano l'Ue (che qualcuno, ricordate?, apprezzò proprio perché "al riparo dal processo elettorale") - e quanto può essere modificato da scelte democratiche dei parlamentari che rappresentano il popolo.

 

26 ottobre 2019

 

 

 

È diventata una nozione condivisa che stiamo andando verso elezioni "popolo contro parlamento". Ma è una interpretazione fallace. Chi può sedere in parlamento nel nostro sistema politico è l'unica questione su cui il popolo ha un controllo quasi totale. Il motivo per cui tanti parlamentari stanno cercando di evitare le elezioni generali è che sanno che l'elettorato deciderà se manterranno o meno il loro posto di lavoro, motivo per cui tanti di loro cercano di non arrivarci. La vera battaglia in corso è quella che oppone il parlamento alla legge: dove i parlamentari, rendendosi conto che non riescono a ottenere il sostegno democratico per molte scelte politiche, cercano ora di approvare leggi per impedire al parlamento (e quindi al popolo) di modificarle in seguito.

 

Si tratta quindi di una lotta di potere leggermente diversa. Questa è in corso tra il diritto del governo di governare e una infrastruttura permanente di norme inviolabili: scelte politiche che il popolo - o, in particolare, i parlamentari che il popolo ha scelto per farsi rappresentare - non è più in grado di cambiare. La nuova battaglia ci parla di come è alimentato il nostro sistema. Di quanto il nostro sistema parlamentare può modificare e di quanto viene tenuto fuori dalla portata degli elettori.

 

Le argomentazioni contro il disegno di legge sull'uscita dalla Ue di Boris Johnson ne offrono un esempio perfetto. L'opposizione laburista ha rifiutato di appoggiare il disegno di legge, adducendo il timore che avrebbe portato all'erosione dei diritti dei lavoratori. Un gruppo di parlamentari di partiti diversi ha presentato un emendamento per chiedere che gli standard ambientali non vengano ammorbiditi. Tuttavia, il disegno di legge sul ritiro non riguarda nessuna delle due questioni: stabilisce semplicemente i termini della uscita della Gran Bretagna dall'Ue. Ciò significherebbe che problemi di questo tipo potranno essere affrontati in futuro da Jeremy Corbyn, Boris Johnson o da chiunque sia il prossimo leader. Il tentativo di inserire queste leggi ora, e renderle obbligatorie a livello europeo, fa sì che non possano più essere modificate in seguito da un nuovo Primo Ministro. Significa fuggire dalla forza della democrazia.

 

Vediamo del resto che anche i parlamentari dei Tory si preoccupano di quello che gli elettori, collettivamente, potrebbero decidere di fare. I ribelli Tory - che tendono ad essere personaggi di levatura patrizia, usciti dalle migliori scuole e università inglesi - parlano come se puntassero a una situazione inamovibile. E come se la minaccia della Brexit fosse proprio questa: che consentirebbe a tutta una serie di questioni di essere decise dal tipo di persone che hanno votato in primo luogo per lasciare l'Unione europea. Nel progetto europeo, insomma, vedono un sistema per tenere fuori dall'agenda diverse questioni (come quelle sul controllo dell'immigrazione o sulle nazionalizzazioni di Corbyn).

I Tories sostenitori della Brexit affermano di essere loro i veri democratici. Ma anche loro spesso non sono inclini a fidarsi del "popolo". Ad esempio, si potrebbe pensare che un governo che è stato appena trascinato per i tribunali sulla questione della sospensione del parlamento dovrebbe essere cauto nel conferire maggiori poteri ai tribunali. E invece, il discorso della Regina includeva una proposta di legge sull'ambiente che avrebbe esattamente questo effetto: creare un ente indipendente con lo scopo esplicito di garantire che un governo eletto raggiunga una serie di obiettivi e persegua una serie di principi ambientali. L'idea è di mettere queste scelte politiche al di fuori della portata della democrazia. Anche David Cameron lo ha fatto, quando ha approvato una legge che impone ai governi di spendere lo 0,7% del Pil in aiuti internazionali. Stabilirlo con una legge significa che questa scelta politica è ora nelle mani degli avvocati, piuttosto che dei politici. Un'ammissione che era improbabile che la decisione ottenesse supporto politico.

 

E ora più che mai decisioni come quella se andare avanti con una terza pista a Heathrow o con la linea veloce HS2 - che dovrebbero essere decisioni politiche - saranno prese dai giudici. Persone vicine a Boris Johnson ammettono in privato che sperano che i tribunali o un ente terzo blocchino l'espansione di Heathrow, in modo che Johnson non debba sdraiarsi davanti ai bulldozer. Ma la decisione di proseguire o meno con questi progetti infrastrutturali è in definitiva politica e i politici dovrebbero esserne responsabili.

 

Avere un'infrastruttura permanente di principi fondamentali incorporata nella costituzione, con la quale i politici eletti non possono interferire, è un'idea adottata da molti paesi - fino a quando questi principi sono limitati alle libertà fondamentali e ai diritti umani. La tanto ammirata Costituzione degli Stati Uniti ha introdotto questo concetto più di due secoli fa, e dagli anni '40 la maggior parte dei paesi ha scelto di vincolarsi alla Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite, e molti anche alla Carta europea dei diritti umani.

 

Ma l'esistenza di regole scritte passa immediatamente il potere agli avvocati e ai tribunali che le interpretano. In Gran Bretagna, la nostra Costituzione può essere riassunta in una sola frase: ciò che la regina promulga attraverso il Parlamento è legge. Lasciamo la politica ai politici e la legge agli avvocati. Questo è ciò che ha conferito al nostro sistema legale una universale reputazione di correttezza: la nozione di giudici politicizzati ci è ancora estranea. Il modello britannico - la legge comune che emerge attraverso le consuetudini e un parlamento i cui membri temono il popolo - ci ha dato forse la democrazia più valida al mondo. Questo è ciò che i Brexiteer affermano di voler proteggere.

Porre vincoli al mandato delle democrazie - e ai politici eletti - non è una idea nuova. Ha fatto parte della cultura dell'Ue fino dalla sua fondazione. Spesso per buoni motivi. Molti dei suoi stati membri hanno avuto esiti incerti quanto a democrazia e ora cercano sistemi di controllo ed equilibrio per impedire ai demagoghi di impadronirsi del potere. Ma questa nobile idea è stata strumentalizzata dai lobbisti che cercano di utilizzare una Commissione europea non eletta per aggirare la democrazia su ogni sorta di sottigliezze legali, dal numero di ore che i dipendenti possono lavorare a per quanto tempo un lavoratore migrante debba vivere in un paese prima di poter godere di benefit extralavorativi.

Quindi ora abbiamo problemi il cui controllo spetta a un tribunale o a organizzazioni sovranazionali come l'Ue. Questo è il motivo per cui gli elettori stanno reagendo: qui con la Brexit e nel continente votando per i partiti populisti. Questo ha anche portato a vedere nell'Ue una fonte di instabilità, in quanto impedisce ai governi di rispondere alle nuove preoccupazioni dei cittadini. Piuttosto che produrre stabilità, questa è la ricetta che porta al populismo.

Per contro, la Brexit intendeva riallineare la democrazia con la preoccupazione pubblica di recuperare la sovranità. Un'opportunità per far rimpatriare i poteri - restituendoli non solo ai governi nazionali, ma all'insieme dei cittadini. Ma diventerebbe un esercizio inutile se, invece di concederci la libertà di poter emanare le nostre leggi, i politici pensano a nuovi modi per mettere questi poteri fuori dalla nostra portata.

24/10/19

Brexit: il Parlamento inglese ammanetta il Regno Unito a un esperimento fallimentare

Il progetto europeo sta miseramente fallendo, come testimoniano anche le rivolte civili in atto in Francia, Spagna e più recentemente in Olanda.  Un post del sito OffGuardian nota che questo rende ancora più paradossale l'atteggiamento del Parlamento inglese, che osteggia la realizzazione di una chiara volontà popolare (Brexit) pur di rimanere a bordo di una nave che affonda.

 

 

Di Kit Knightly, 20 ottobre 2019

 

 

La Brexit non avverrà. Non si uscirà né a destra né a sinistra. È tempo di rassegnarsi a questa idea.

 

Con la firma dell’assurdo Benn Act, l’opzione di un’uscita non concordata è stata eliminata, il che significa che il Regno Unito sarà costretto o a rimanere nell’Ue o ad accettare un accordo che è un Remain mascherato sotto falso nome.

 

L’emendamento Letwin e la richiesta di estensione che Boris Johnson non ha firmato sono solo uno squallido teatro. Inutili chiodi in una bara ben sigillata.

 

Il tutto assomiglia molto a “Weekend con il morto” – un cast di personaggi deludente, che porta in giro il cadavere della Brexit per tenere in piedi uno scherzo usurato che non era divertente nemmeno all’inizio.

 

Il Parlamento è diventato un’assurda pantomima, dove un Primo Ministro pagliaccio – che ha distrutto di proposito la sua maggioranza – lancia alla ribalta uomini di paglia che l’”opposizione” infilza con un entusiasmo sempre più maniacale. Nessuno pensa alla politica o alle conseguenze del gioco, ma solo ad aumentare il conteggio delle sconfitte parlamentari di Boris Johnson.

 

I laburisti, e i remainer isterici nei partiti liberal democratico, TIG (The Indipendent Group) e Verdi sono diventati solo dei bastian contrari – votano automaticamente contro qualsiasi cosa venga presentata dal governo, per la semplice soddisfazione di umiliare il giullare di corte al comando.

 

Corbyn è stato abbagliato con tanto successo dal suo PLP pieno di remainders, che non si rende nemmeno conto che sta tradendo i principi in cui ha creduto per tutta la sua vita, il suo mentore Tony Benn e intere zone del cuore del Labour nel Nord, dove hanno votato tutti Leave.

 

E quando si arriverà a un’elezione generale, non conterà nulla.

 

I laburisti verranno probabilmente distrutti, dato che gli elettori della classe lavoratrice o passeranno al partito della Brexit o semplicemente cadranno nell’apatia dell’astensione e rimarranno a casa.

 

Se i laburisti dovessero riuscire a mettere insieme abbastanza elettori dalle zone pro-Remain in Scozia e a Londra in modo da raggiungere una stretta maggioranza, be’, il loro manifesto socialista verrebbe paralizzato dalla politica di austerità UE e dalle sue restrizioni alle nazionalizzazioni (dei servizi, NdVdE).

 

In ogni caso, Corbyn verrebbe rimpiazzato da un nuovo signor nessuno laburista, poco conosciuto e ancora meno valido. La stampa dichiarerebbe morto il socialismo (di nuovo) e forse darebbe una pacca sulla spalla a Corbyn per avere fatto “bene, considerato che…” e per avere “cambiato il dibattito”.

 

Ci verrebbe richiesto di festeggiare la nuova (inevitabile) leader donna, come segno di “progresso”, mentre la società continua a scivolare indietro.

 

Che i Remainers più ostinati ottengano o meno la loro “Votazione del Popolo”, e chiunque venga scelto nella giostra di indesiderabili proposti come Primo Ministro quando tutto alla fine dovesse concludersi, la Brexit è morta. Il Parlamento l’ha uccisa.

 

Questo sabotaggio continuo a fuoco lento è duro da guardare – ma non voglio parlare di questo.

 

Quello di cui voglio parlare è una domanda. Una domanda importante. Una domanda che peserà molto sulle spalle dei Remainers alla vigilia della loro – per mancanza di una parola migliore – vittoria:

 

- davvero vogliamo questo? L’Ue, esattamente ora, ha davvero l'aria di qualcosa di cui vorremmo fare parte?

 

Diamo un’occhiata alla situazione nel Continente.

 



 

PARIGI, FRANCIA – DICEMBRE 2018 (Foto da Chris McGrath/Getty Images)

La Francia è in una situazione miserabile, non ne può più dell’austerità. Stanca di tagli di spesa, di calo degli standard di vita e di politiche economiche neoliberali, che promettono un effetto redistributivo dall’alto che mostra di non avvenire mai.

 

A Parigi – e in molte altre città francesi – i Gilet Gialli si apprestano a organizzare la cinquantesima settimana consecutiva di proteste, e non sembra che il fenomeno stia rallentando (speriamo che abbiano in programma qualcosa di carino per il loro primo anniversario).

 

La gente ha perso occhi, mani e persino la vita. Le proteste di Hong Kong – così a lungo in prima pagina nel Regno Unito – sono state un picnic a confronto.

 

In Ungheria, un presidente eletto è tenuto in ostaggio dalla burocrazia dell'Ue.  Qualunque cosa si pensi di Orban, è stato democraticamente eletto per mantenere le promesse politiche che ha fatto durante la sua campagna elettorale. È perverso che Bruxelles possa sanzionarlo e minacciare di rimuovere i diritti di voto dell'Ungheria per questo. Anti-democrazia in nome della democrazia.

 

Dicono che si tratta di “proteggere i valori europei” vero?

 

È difficile da credere, considerando la situazione che abbiamo altrove in Europa…

 



 

La Spagna presto sarà in fiamme quanto la Francia (l’articolo è stato profetico - NdVdE). Hanno già mandato in prigione tredici esponenti politici per sedizione.

 

Prendetevi un momento per considerare la parola – vera “sedizione” (ribellione violenta per rovesciare il potere costituito, NdVdE).

 

Questo è avvenuto dopo che la polizia antisommossa è stata mandata a impedire un referendum pacifico. La polizia spagnola ha picchiato gli elettori, arrestato i manifestanti e distrutto le urne.

 



La polizia antisommossa spagnola insegna a un'anziana signora i valori europei. 

 

Per tutto questo al governo di Madrid non è stata assegnata nessuna punizione, e nemmeno una critica. Loro – al contrario di Orban – hanno evitato sanzioni e censure. La polizia attacca le proteste per l’indipendenza in Catalogna sulle strade di Barcellona… e il silenzio di Bruxelles è inquietante.

 

(Immaginate se la Russia avesse appena incarcerato 13 politici dell’opposizione per sedizione. Immaginate se Maduro avesse accecato i rivoltosi con pallottole di gomma. La differenza di copertura mediatica e di atteggiamento toglierebbe il fiato).

 

Qual è la differenza tra Budapest e Parigi? O tra Mosca e Madrid?

 

Be’, Orban è anti-Ue (come lo sono i Gilet Gialli). I governi di Francia e Spagna sono Pro-Ue, con un accanimento che giustifica in pieno la lettera maiuscola P.

 

Se segui l’agenda pro-Ue di austerità, immigrazione incontrollata e globalizzazione, allora puoi sparare proiettili di gomma negli occhi di tutti i manifestanti che vuoi.

 

Più guardiamo attentamente, più sembra che “valori europei” sia un modo per dire "potere europeo”.

 

Le discussioni riguardo all'esercito dell'UE ribollono dietro le quinte, mentre il Parlamento Europeo vota allegramente il massiccio finanziamento di programmi "StratCom" per "contrastare la disinformazione".

 

Sentiamo parlare di pace, ma non la vediamo. Sentiamo parlare di prosperità, ma non ne godiamo.

 

L’austerità sta strangolando il luogo dove è nata la democrazia, e i suoi – ancora una volta, in mancanza di un nome più appropriato – “leader” spendono le entrate fiscali in propaganda e per l’esercito.

 

Tutto questo aiuterà anche un solo cittadino comune a uscire dalla povertà? Queste mosse sono progettate per rendere la vita giusta, uguale e semplice per i cittadini comuni? O per consolidare e far rispettare l’autorità?

 

Guardate all'Europa. Guardatela davvero. Sta bruciando. Eppure, i Remainers si siedono tra le fiamme e dicono che  va tutto bene.

 

Veniamo giudicati sulla base dei “valori europei”, ma questa frase ha perso di significato da anni, e tutti i giorni si avvicina sempre di più a una vera e propria parodia.

 

L’Europa è una nave che affonda, ma i topi del Parlamento si rifiutano di lasciarla.

 

 

22/10/19

La fabbricazione di Greta Thunberg ai fini del consenso. Atto III - La verità più scomoda: il capitalismo rischia di cadere a pezzi“ [ATTO III]

Nel terzo atto dell’indagine investigativa di Cory Morningstar sulla creazione mediatica del personaggio di Greta Thunberg, viene mostrato come Al Gore e i capitalisti più potenti del pianeta siano dietro la costruzione di questi movimenti giovanili artificiosi che vediamo oggi.  Viene quindi evidenziato il reale scopo che li anima e lo stretto collegamento del complesso non profit col mondo della grande finanza.
Ne abbiamo estrapolato i passaggi chiave.

Qui L'Atto I

Qui l'Atto II

 

di Cory Morningstar, 28 gennaio 2019

 

Sintesi e traduzione a cura di Gabriele Bellerino

 

"La cosa che più fa infuriare di questo complesso industriale Non profit è che sfrutta la buona volontà delle persone, specialmente dei giovani, che non hanno la capacità e le competenze per pensare  veramente con la propria testa.  Il capitalismo opera sistematicamente e strutturalmente come una gabbia per allevare animali domestici. Quelle organizzazioni che operano sotto falsi slogan di umanità al fine di sostenere la gerarchia del denaro e della violenza stanno rapidamente diventando gli elementi cruciali a sostegno di questa gabbia invisibile."

 

"Il capitalismo rischia di cadere a pezzi"

 

L' articolo dell'8 settembre 2015,"David Blood e Al Gore vogliono raggiungere le prossime generazioni", pubblicato da Institutional Investor, ha rivelato che il “California State Teachers 'Retirement System”  (NdT: Sistema Pensionistico per gli Insegnanti dello Stato della California), il secondo fondo pensione pubblico per dimensioni negli Stati Uniti, con 191 miliardi di dollari di asset, è stato il primo investitore istituzionale americano a investire in “Generation Investment”. Questo è stato parte integrante della campagna di disinvestimento condotta dal partner di “Ceres”, “350.org”, per conto di Wall Street e del mondo della finanza. Jack Ehnes, amministratore delegato di CalSTRS, fa anche parte del consiglio di amministrazione di “Ceres”.

 

Lo stesso articolo mette in luce la forza trainante delle ONG ambientali, che comprendono il complesso industriale senza scopo di lucro, e gli stretti legami che lo collegano al mondo della grande finanza:

 

"Consiglio vivamente alle persone che cercano di disinvestire dal carbone, di dare un'occhiata a Generation Investment", dice Larry Schweiger, un conservatore di lunga data e membro del consiglio di “Climate Reality Project, un'organizzazione no-profit fondata da Al Gore per promuovere informazione e iniziative sul cambiamento climatico. Schweiger è stato presidente e amministratore delegato della National Wildlife Federation (NWF) dal 2004 al 2014; sotto la sua amministrazione NWF è diventata un investitore di Generation Investment. "È stato uno degli investimenti più performanti del nostro portfolio”, ha affermato.  ("David Blood e Al Gore vogliono raggiungere le prossime generazioni“ - Institutional Investor)

 

Andando oltre, al 29 aprile 2018, l'articolo “Al Gore: la sostenibilità è la più grande opportunità di investimento della storia", pubblicato dal Financial Times, rivela che il cosiddetto "climate wealth" (l'a ricchezza che può derivare da questa nuova economia del clima, ndtnon è per molti, ma per pochi:

 

"Generation Investment comprende tra i suoi clienti grandi investitori del settore pubblico, come Calstrs, il fondo pensionistico degli insegnanti californiani, il fondo pensionistico dello Stato di New York da 192 miliardi di dollari e il fondo pensionistico dell'Agenzia per l'ambiente del Regno Unito. Gestisce anche il denaro di pochi clienti facoltosi, ma non è entrato per ora nel mercato dei piccoli investitori. Quasi tutte le sue attività sono gestite tramite mandati equities, e 1 miliardo di dollari è investito in private equity." [Fonte]

 

"Ho chiamato Generation Income e ho scoperto che le loro opportunità di investimento sono limitate. Hanno due fondi di investimento: Global Equity ed Asia Equity. Il fondo Global Equity è attualmente chiuso: esiste una lista d'attesa pluriennale che è attualmente chiusa. L'investimento minimo è di 1 milione di dollari e devi essere super-accreditato. Il fondo sembra essere rivolto agli investitori istituzionali, non ai privati. Il fondo Asia Equity è aperto, ma si applicano gli stessi requisiti minimi (minimo di 1 milione di dollari)." [Fonte: AIO Financial ]

 

I membri del consiglio d'amministrazione di Generation Investment includono eco-luminari come Mary Robinson, ex presidente dell'Irlanda e fondatrice dell'organizzazione no-profit Mary Robinson Foundation. La Robinson è presidente del Team B di Richard Branson, gestito da Purpose, la componente di pubbliche relazioni di Avaaz (NdT: per approfondimenti sul Team B e Avaaz si veda l’Atto II di questa ricerca investigativa).

 



 

In questo frangente, visto che siamo portati a credere che "gli investimenti sostenibili" siano la via per risolvere la nostra crisi planetaria, potrebbe essere saggio chiedersi in quali corporations sostenibili stia investendo “Generation Investment”. Generation Investment ha creato una lista di interesse di circa 125 società in tutto il mondo, nelle quali investe non in base a quanto sia sostenibile il business, ma piuttosto "sulla qualità del loro business e management." [Fonte]

 

Il portafoglio e gli investimenti di Generation Investment includono società multinazionali con record terribili di malaffare, come Amazon, Nike, Colgate, MasterCard e Chipotle, una catena di ristoranti con forti investimenti in sanità e tecnologia. E dal momento che tutte queste società sono pesantemente investite e/o dipendenti dai combustibili fossili, la domanda di tutti è come Generation Investment possa giustificare l'investimento in queste società.



Un caso di studio scomodo: M-Kopa Solar, Africa

 



Fonte: sito Web di M-Kopa

 

Gore, con un patrimonio netto di circa 350 milioni di dollari, a parole fa molto per le disuguaglianze, la disparità di ricchezze e la povertà. Tuttavia, è utile dare un'occhiata alla tanto pubblicizzata rivoluzione energetica verde quando messa in atto nella vita reale, e più esattamente a chi è d’aiuto la cosiddetta "rivoluzione verde".

 

M-Kopa Solar - "Power for Everyone" è un fornitore di energia solare a consumo (sotto forma di kit solari), creato per i paesi africani impoveriti dai ricchi capitalisti occidentali. I paesi su cui si è puntato finora includono il Kenya rurale, la Tanzania e l'Uganda.

 

M-Kopa è il frutto dell'ingegno di Jesse Moore (amministratore delegato di M-Kopa), Chad Larson e Nick Hughes – il quale ha contribuito a sviluppare M-Pesa, che ha più di 19 milioni di utenti in Kenya. [1]

 

Fin dalla sua istituzione, la società di Al Gore è stata un investitore azionario principale di M-Kopa. Creata da Signal Point Partners nel 2011, M-Kopa Solar ha raccolto denaro tra gli investitori, tra cui Richard Branson e “Generation Investment Management”. Lanciato alla fine del 2012, l'obiettivo iniziale della società di riuscire a vendere 1.000 pacchetti solari alla settimana, da raggiungere in tre anni, è stato raggiunto in 12 mesi. Il 2 dicembre 2015, M-Kopa, divenuta il principale fornitore di energia "pay-as-you-go" al mondo, ha annunciato la chiusura di un giro di finanziamenti da 19 milioni di dollari, guidato da “Generation Investment Management LLP”. [Fonte]

 

All’interno del consiglio di amministrazione di M-Kopa c'è Colin Le Duc, socio fondatore di Generation Investment Management e co-amministratore del Fondo di Soluzioni per il Clima di Generation Investment.

 

Altri investitori/finanziatori/partner sono la Fondazione Shell e la Fondazione “Bill e Melinda Gates”.

 

A questo punto, prima di continuare, è fondamentale notare che, nel 2015, M-Kopa aveva stimato che l'ottanta percento dei suoi clienti viveva con meno di 2 dollari al giorno.

 

Al 2015, M-Kopa aveva raggiunto entrate per oltre 40 milioni di dollari.

 

L' articolo di Bloomberg del 2 dicembre 2015 "L'azienda solare che fa profitto sui poveri africani - M-Kopa è un'azienda da 1 miliardo di dollari che vende pannelli solari ai residenti rurali, procurando loro il credito" svela la realtà dello sciacallaggio aziendale, nascosto sotto il velo dell‘ambientalismo d’accatto. In seguito al "successo" dei contatori dell'acqua prepagata per molti paesi africani, M-Kopa addebita alti tassi di interesse ai poveri, con rendimenti astronomicamente elevati che ritornano indietro ai ricchi:

 

"L'interesse che M-Kopa richiede è elevato, se confrontato con gli standard statunitensi o europei. Il prezzo in contanti di uno dei suoi prodotti è inferiore di circa il 20 percento rispetto al prezzo dell'acquisto a rate. Ma nei mercati in cui opera la società - finora, Kenya, Tanzania e Uganda - i tassi sono competitivi. Le società di microfinanza tradizionali in genere applicano il 20% circa di interessi sui loro prestiti, e in ottobre il governo del Kenya ha emesso buoni del tesoro che hanno offerto agli investitori un rendimento annuo del 23% ".

 

A prima vista, una persona penserebbe che questa attività riguardi la vendita di energia solare. Ebbene, questa supposizione sarebbe un errore. Il prodotto è la finanza: “Circa un quarto di coloro che estinguono il pagamento del loro primo acquisto si spostano verso altri prodotti, dice l'azienda.Questa è colonizzazione in una nuova forma, la forma del ventunesimo secolo. La colonizzazione tramite debito, resa possibile dalla vendita di prodotti occidentali.

 

Altri avvoltoi che sfruttano coloro che sono poveri e vulnerabili, sotto le spoglie dell’energia “pulita e verde per tutti“, includono le organizzazioni di sostenitori, come la Fondazione Gates e Mastercard.

 

A differenza della finanza occidentale, dove i prestiti vengono solitamente pagati in rate mensili, agli africani non viene data la stessa misura di fiducia. Piuttosto, devono pagare il loro nuovo prestito  su base giornaliera. Forse possiamo mettere questo in archivio come "il razzismo dell'energia verde". Coloro che non effettuano i pagamenti, saranno puniti di conseguenza: "La carta SIM nel dispositivo può spegnerlo da remoto", dice Chad Larson, direttore finanziario di M-Kopa e suo terzo co-fondatore. "Sappiamo che è importante per loro tenere la luce accesa di notte, quindi possiamo contare sul fatto che continueranno a pagare." [Fonte] ["La funzionalità pay-as-you-go è abilitata dalla tecnologia integrata machine-to-machine, che consente a M-KOPA di ricevere pagamenti tramite la piattaforma M-Pesa. M-KOPA può spegnere il dispositivo da remoto se il cliente rimanesse indietro sui pagamenti. I rimborsi creano una cronologia del credito per i consumatori poveri, che può dare loro accesso ad altri servizi finanziari."] [Fonte]

 

"Le lampade solari sono programmate in modo tale che si spengano automaticamente ogni volta che i clienti non effettuino i pagamenti giornalieri. La start-up fornisce un sistema di energia solare composto da un pannello, tre lampade, un kit di ricarica per la radio e il cellulare. Il rivenditore solare M-Pesa istituisce una lista nera degli inadempienti con gli uffici di credito." 18 febbraio 2015

 

I pagamenti giornalieri per M-Kopa vengono completati tramite il servizio di M-Pesa, in base al quale Safaricom, la più grande società di telecomunicazioni del Kenya (e la società più redditizia nella regione dell'Africa centrale e orientale) guadagna una commissione, imprecisata, per ogni transazione. M-Kopa e Kenya Power sono i principali clienti di Safricom per la fatturazione a pagamento (nel 2015, l'amministratore delegato di Safaricom in Kenya, Bob Collymore, è stato il quarto africano ad aderire al B-Team di Richard Branson - Ventures Africa).

 

Non investiamo affatto in energia solare”, afferma David Rossow, che aiuta a gestire il portafoglio di 1,5 miliardi dollari di investimenti in programmi (PRI) della Fondazione Gates. La fondazione non ha nemmeno un programma di energia pulita. Ma ha un programma chiamato Servizi Finanziari per i Poveri (Financial Services for the Poor). “Ci occupiamo di prestiti garantiti da asset per il cosiddetto ultimo miglio. [Fonte]

 

Un ulteriore valore per i nostri imprenditori-salvatori occidentali sono i preziosi metadata: “L’attuale contratto con il cliente di M-Kopa stabilisce che i dati che l’azienda accumula possono essere utilizzati solo per migliorare l’esperienza del cliente, ma la società ha in programma di raccogliere i dati di ascolto dalle radio e televisioni. ‘Ci sono dati che possiamo raccogliere, che praticamente nessun altro può’, dice [Chad] Larson.”

 

E questa rivoluzione energetica verde, interamente basata sull’ulteriore saccheggio della Terra, cosa porta in realtà in Africa, dove oltre 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità e oltre 300 milioni non hanno servizi igienici puliti? Un forno solare? Un bagno? Filtraggio dell’acqua? Impianti idraulici? Scuole? Ambulatori? Ospedali? La risposta è: la televisione.

 

 

E anche se il business è in realtà la finanza, piuttosto che fornire prodotti ad energia solare [2], ciò non significa che non ci siano ulteriori ampie opportunità di derubare le ignare popolazioni africane.

 

Il prezzo del kit solare televisivo di base da 24 pollici [2-1] [2-2] al momento del finanziamento è oltraggioso: 644.88 dollari. Il prezzo per il pagamento in contanti è comunque ancora l’esagerata somma di 546.61 dollari, una somma esorbitante per persone che vivono a 2 dollari al giorno. Ovviamente, questo prezzo rimane tale solo se i pagamenti quotidiani vengono effettuati ogni giorno, assicurando così che nessun interesse aggiuntivo o penalità si accumulino, in aggiunta all'importo del prestito originale.

 

Il gigantesco sfruttamento qui è inaccettabile. Si consideri che un pacchetto solare da 30 W, paragonabile al pacchetto M-Kopa di cui sopra, può essere acquistato al dettaglio per 157.99 dollari su Amazon. Allo stesso modo, il prezzo di base di un televisore a LED da 24 pollici è spesso pubblicizzato negli Stati Uniti e in Canada per meno di 100 dollari. Molti degli articoli venduti nei pacchetti [2-3], possono essere trovati nei negozi occidentali a 1 dollaro l'uno.

 

Ci si potrebbe chiedere cosa succede quando i prestiti sopravvivono ai prodotti, coperti da garanzie di breve durata: una garanzia di due anni sul televisore da 24 pollici e una garanzia di un anno sugli accessori.

 

 



In uno degli intervalli tra le campagne di bombardamento sui paesi africani, l'ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha trovato il tempo per visitare la società solare M-Kopa. "Il presidente americano Barack Obama parla con June Muli, responsabile dell'assistenza clienti di M-Kopa, durante il Global Entrepreneurship Summit (Summit dell’Imprenditoria Globale) a Nairobi nel luglio 2015. Foto: M-Kopa." [Fonte: Forbes]

 

Nel mese di febbraio 2015, M-Kopa ha annunciato un piano per cui i clienti inadempienti sui loro prestiti verranno inclusi nella lista nera degli uffici di credito:

 

"Il commerciante di energia solare collegato a M-Pesa, M-Kopa, da aprile inizierà a condividere informazioni sugli inadempienti con gli uffici di credito di riferimento, per arrestare il crescente numero di non paganti. L'azienda ha emesso un comunicato, in cui afferma di voler condividere le informazioni sui pagamenti dei clienti per i loro kit solari M-Kopa, una mossa che vedrà gli inadempienti nella lista nera degli istituti di credito. M-Kopa si unisce così ad altri fornitori di servizi pubblici, come Kenya Power e gli uffici di servizio idrico, i quali anche hanno disposto che gli uffici di credito di riferimento elenchino coloro che sono inadempienti nel pagare le loro bollette." [Fonte]

...

Per essere chiari, non sono le "economie sostenibili" che i nostri signori delle corporations perseguono. Un capitalismo in difficoltà, per salvare se stesso, deve cercare nuovi mercati:

 

"Il team della Gates Foundation ha visto in M-KOPA un'opportunità, per dimostrare che i servizi finanziari mobili potrebbero aiutare le aziende a portare più prodotti di valore in mano ad un nuovo mercato di desiderosi consumatori: la gente povera." [Fonte]

 

"La chiave è stata aiutare M-KOPA a trasformare i conti dei suoi clienti in collaterali per finanziamenti bancari. Altri investitori stavano acquisendo pacchetti azionari nella startup. La Gates Foundation ha invece fatto un prestito di 5 milioni di dollari, a fianco della Commercial Bank of Africa. La tesi: se M-KOPA potesse ripagare con successo il prestito, le banche commerciali locali vedrebbero i pagamenti da schemi di finanziamento pay-as-you-go come un flusso di entrate affidabile. Ciò creerebbe una nuova classe di attività di prestito."

Banking on the Poor, estate 2016, Stanford Social Innovation Review

 

 

Nell' articolo  “L’azienda M-Kopa licenzia 450 dipendenti per tagliare i costi”, pubblicato da Business Daily Africa il 19 marzo 2018, il motivo di questi licenziamenti viene divulgato senza mezzi termini:

 

"Il rivenditore kenyano del kit solare basato sui telefoni cellulari M-Kopa Solar ha licenziato 450 dipendenti nelle sue filiali di quattro paesi, allo scoipo di diminuire i costi operativi e aumentare la redditività."

 

Il co-fondatore e amministratore delegato di M-Kopa, Jesse Moore, ha dichiarato che l'azienda così si sarebbe trovata in una posizione migliore per raggiungere gli obiettivi prefissati ed espandersi, vendendo dispositivi solari al prossimo milione di clienti in Kenya, Uganda e Tanzania.

 

"Ciò è stato fatto per ridurre i costi fissi e mantenerci sulla strada della redditività, che si traduce in riduzioni di posti di lavoro in tutti gli uffici in Kenya, Uganda, Tanzania e Regno Unito, diminuendo il nostro personale globale del 18%", ha affermato.

 

Un articolo pubblicato da Quartz Africa quattro giorni prima, il 15 marzo 2018, era ancora più esplicito:

 

"M-Kopa, il fornitore di energia solare keniano a pagamento, sta riducendo il personale per migliorare la propria competitività, garantire la sostenibilità a lungo termine e aumentare il rendimento per gli investitori".

 

Vale la pena enfatizzare. Per essere chiari, qui si parla di un aumento di beneficio per degli investitori con un patrimonio netto di milioni di dollari, realizzato a spese di lavoratori licenziati i quali portano a casa in media circa 2 dollari al giorno.

 

 

Qui dobbiamo guardare alla realtà che si cela dietro i "posti di lavoro verdi" - creati da M-Kopa - una caratteristica fondamentale della cosiddetta "economia verde", del New Green Deal, dello sviluppo sostenibile, degli obiettivi globali e di una miriade di altre costruzioni retoriche foneticamente olistiche, che mascherano la realtà.

 

Quel che raramente, se non mai, viene menzionato, è il fatto che i pannelli solari, i televisori, e così via, di M-Kopa, non sono prodotti localmente, ma sono "provenienti dai mercati esteri" (Cina). Sebbene l'azienda abbia proposto che i pannelli solari siano prodotti in loco nei prossimi anni (probabilmente a causa della crescente ostilità dei kenioti), le seguenti informazioni dimostrano come questo sarà il caso, solo se i keniani potranno essere sfruttati più dei cinesi.

 

Subito dopo il licenziamento dei dipendenti africani della M-Kopa - insieme all'outsourcing – “Generation Investment” ha stanziato più fondi. Il 21 marzo 2018, l'articolo "M-Kopa Solar riceve un investimento di 10 milioni di dollari dopo il licenziamento di 150 dipendenti", pubblicato dal Kenyan Wall Street, ha rivelato quanto segue:

 

"L'investimento arriva dopo che la società ha completato un'operazione di ristrutturazione, che ha visto ridurre il personale del 18%, da 1000 a 850, in tutta l'Africa orientale. Come da noi riportato la scorsa settimana, sono stati licenziati circa 78 sviluppatori, e il loro lavoro è stato esternalizzato a una società straniera chiamata Applicita, di proprietà del nuovo CTO (Chief Technology Officer, direttore tecnico) dell'azienda.

 

Secondo l’amministratore delegato Jesse Moore, il processo di ristrutturazione è stato guidato dalla necessità di aumentare la propria competitività, migliorare la sostenibilità a lungo termine e aumentare i rendimenti degli investitori.

 

… il Kenyan Wall Street ha osservato:

 

"... la società continua a suscitare dubbi riguardo il suo status di startup keniana, dato che la sua gestione senior è composta principalmente da stranieri. Inoltre, la questione del licenziamento dei dipendenti locali, per esternalizzare le proprie attività a una società straniera, non sarà dimenticata."



 

 

Note finali

 

[1] M-Pesa è un servizio di trasferimento di denaro, finanziamento e microfinanziamento, basato su telefonia cellulare. È stato lanciato nel 2007 da Vodafone, per Safaricom e Vodacom (i maggiori operatori di reti mobili in Kenya e Tanzania). Si è diffuso in Afghanistan, Sud Africa, India, Romania e Albania. In Kenya, la M-Pesa viene utilizzata per imporre un'ideologia di familiarità con il debito, che riflette l'ideologia del debito occidentale.

 

[2] La società M-KOPA offre i seguenti tre pacchetti di prodotti:

[2-1] Il sistema solare M-KOPA 5 può essere acquistato con un deposito di 2999 Ksh. (29.75 dollari), più 420 pagamenti giornalieri di 50 Ksh (0.50 dollari). Questo pagamento è in totale, incluso il deposito, di 23999 Ksh. (238.03 dollari). Il prezzo di acquisto in contanti senza finanziamento è di 18999 Ksh. (188.44 dollari). [Stato al 27 gennaio 2019]

Il "M-KOPA 5 Solar Home System" comprende un pannello solare da 8W, una radio ricaricabile, un'unità di controllo M-KOPA 5 con una batteria al litio, quattro lampadine a LED da 1.2 W, un cavo di ricarica per telefono 5-in-1, un cavo di ricarica personalizzato e una torcia a LED ricaricabile.

 

[3-2] L'M-KOPA 600 richiede un deposito di 5999 UGX (scellini ugandesi, equivalenti a 59.50 dollari), più 590 pagamenti giornalieri di 100 Ksh (0.99 dollari). Il pagamento totale, incluso il deposito, è di 64999 Ksh. (644.68 dollari). Il prezzo di acquisto in contanti senza finanziamento è di 1999000 Ksh. ($ 546.61 dollari)." [Stato al 27 gennaio 2019]

Il pacchetto "M-KOPA 600 (TV da 24 pollici)" include un'unità di controllo M-KOPA 600, una TV digitale a schermo piatto da 24 pollici, un pannello solare da 30 W, un telecomando per la TV, un'antenna TV, due luci solari, una torcia solare ricaricabile a LED, una radio solare ricaricabile e due cavi di ricarica del telefono. "Satellite Dish & CAM Card forniti separatamente."

 

[3-3] M-KOPA 600 w/ Zuku CAM richiede un deposito di 6999 UGX. (69.42 dollari), più 590 pagamenti giornalieri di 135 Ksh (1.34 dollari). Il pagamento totale, incluso il deposito, è di 86649 Ksh. (859.42 dollari). Il prezzo di acquisto in contanti senza finanziamento è di 69999 Ksh. (694.27 dollari)." [Stato al 27 gennaio 2019]

20/10/19

FT - Angela Merkel chiede uno sconto per la Germania sul contributo al bilancio UE

Se Atene piange, Sparta non ride: mentre Boris Johnson combatte in Parlamento per portare a termine la Brexit secondo il mandato popolare, in Unione europea iniziano a volare gli stracci su come dividere il nuovo bilancio, da concordare nel 2021 e che durerà sette anni. Non paga di essere il paese che si è più avvantaggiato dell'Unione monetaria, la Germania lamenta che con l'uscita del Regno Unito si ritroverà con un fardello troppo pesante. L'Italia, contribuente netto (ovvero versa all'Ue più soldi di quelli che riceve), al momento non fiata. Ne dà conto il Financial Times. 

 

17 ottobre 2019

 

 

La cancelliera afferma che Berlino deve affrontare un "onere eccessivo" a causa della Brexit

 

Angela Merkel, cancelliera tedesca, ha chiesto che la Germania ottenga uno sconto nell'ambito del prossimo bilancio dell'Ue, affermando che Berlino deve affrontare un "onere eccessivo" a causa dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione.

 

La Cancelliera parlava di fronte al Bundestag in vista di un vertice chiave dell'UE a Bruxelles, dove sarà esaminato il prossimo bilancio a lungo termine dell'unione. Il piano di spesa, che dura sette anni, deve essere concordato all'inizio del 2021.

 

I negoziati su quello che è noto a Bruxelles come il quadro finanziario pluriennale (QFP), saranno insolitamente difficili: la Brexit ha aperto un buco nel bilancio e tutti gli stati membri dovranno fare di più.

 

Ma c'è disaccordo su quanto grande debba essere il budget. La Germania, insieme ad altri grandi contribuenti netti come i Paesi Bassi e l'Austria, vuole che sia limitato all'1% del reddito nazionale lordo dell'UE, mentre la Commissione europea ha proposto l'1,1%.

 

La Merkel ha affermato che anche una percentuale dell'1% comporterebbe un "chiaro aumento dei contributi" della Germania. I funzionari di Berlino affermano che la Germania dovrebbe pagare in media 40 miliardi di euro lordi, 10 miliardi di euro in più rispetto a quanto ha attualmente investito.

 

"A causa di questo aumento e dell'imminente uscita della Gran Bretagna dall'Ue, la Germania sarà eccessivamente gravata quando si tratterà del QFP", ha affermato Angela Merkel. "Per questa ragione dobbiamo parlare di un'equa ripartizione degli oneri sul piano finanziario e di uno sconto per la Germania".

 

La Commissione europea dopo la Brexit vuole eliminare tutti gli sconti per gli stati membri che sono contribuenti netti.

 

Secondo un diplomatico dell'Ue, il contributo netto della Germania al bilancio dell'UE salirà a 30 miliardi di euro nel 2027, mano a mano che lo sconto già previsto verrà gradualmente eliminato. L'anno scorso il contributo netto tedesco è stato di 13,5 miliardi.

 

Infatti alcuni dei maggiori contribuenti netti al bilancio dell'Unione beneficiano già degli sconti, che hanno origine nella riduzione sui pagamenti "eccessivi" del Regno Unito per i sussidi agricoli dell'Ue, che Margaret Thatcher ottenne dall'Unione a Fontainebleau 35 anni fa.

 

Questi "meccanismi compensativi" limitano la somma pagata dai paesi più ricchi. Mark Rutte, il Primo Ministro olandese, ha sostenuto che queste riduzioni mantengono il sistema "equo".

 

Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Austria chiedono che vengano mantenute.

 

La Francia è invece il più grande fautore della eliminazione degli sconti, e anche un gruppo di Stati membri che sono percettori netti di contributi, come Polonia, Ungheria e Paesi baltici, sostiene la loro abolizione.

 

La Merkel ha dichiarato anche ai parlamentari di sostenere il principio secondo cui l'erogazione dei fondi dell'Ue deve essere strettamente collegata al rispetto dello stato di diritto negli Stati membri, affermando che la questione è della "massima priorità" per la Germania.

 

18/10/19

OIL - Le piccole imprese e i lavoratori autonomi coprono la maggior parte dei lavori in tutto il mondo

Uno studio appena uscito dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, che allarga il campo di indagine a 99 paesi, scopre che le microimprese e le piccole imprese offrono la maggior parte dei posti di lavoro a livello globale. Lungi dall'essere una sorta di "malattia" italiana da sradicare con le buone o con le cattive, le PMI si rivelano una struttura portante dell'economia e dell'occupazione in tutto il mondo. 



10 ottobre 2019

 

Uno studio rivoluzionario rivela che sette lavoratori su dieci sono lavoratori autonomi o di piccole imprese, una scoperta che ha implicazioni significative per l'occupazione e le politiche di sostegno alle imprese in tutto il mondo.

 

GINEVRA (Notizie OIL) - Il lavoro autonomo, le microimprese e le piccole imprese svolgono un ruolo molto più importante nell'offerta di posti di lavoro rispetto a quanto si pensasse in precedenza, secondo le nuove stime dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).


I dati raccolti in 99 paesi hanno rivelato che queste cosiddette "piccole unità economiche" rappresentano nel loro insieme il 70% dell'occupazione totale, il che le rende di gran lunga il principale motore dell'occupazione.


I risultati hanno implicazioni "altamente rilevanti" per le politiche e i programmi volti alla creazione di posti di lavoro, alla qualità del lavoro, alle start-up, alla produttività aziendale e regolarizzazione del lavoro, che, secondo il rapporto, devono concentrarsi maggiormente su queste piccole unità economiche.


 

Lo studio ha anche scoperto che una media del 62% dell'occupazione in questi 99 paesi è di tipo informale, per cui le condizioni di lavoro in generale tendono a essere peggiori (mancanza di sicurezza sociale, salari più bassi, scarsa sicurezza e salute sul lavoro e relazioni industriali più deboli). Il livello di informalità varia ampiamente, passando da oltre il 90% in Benin, Costa d'Avorio e Madagascar a meno del 5% in Austria, Belgio, Brunei Darussalam e Svizzera.


Le informazioni sono pubblicate nel nuovo rapporto dell'OIL "Piccolo è importante: prove globali sul contributo all'occupazione dei lavoratori autonomi, delle microimprese e delle PMI".


Il rapporto rileva che nei paesi ad alto reddito il 58% dell'occupazione totale è in piccole unità economiche, mentre nei paesi a basso e medio reddito la percentuale è considerevolmente più alta. Nei paesi con i livelli di reddito più bassi la percentuale di occupazione nelle piccole unità economiche è quasi del 100%, afferma il rapporto.


Le stime si basano su indagini nazionali sulle famiglie e sulla forza lavoro, raccolte in tutte le regioni ad eccezione del Nord America, anziché utilizzare la fonte più tradizionale di indagini sulle imprese che tende ad avere un ambito più limitato.


"Per quanto ne sappiamo, questa è la prima volta che il contributo all'occupazione delle cosiddette piccole unità economiche è stato stimato, in termini comparativi, per un gruppo di paesi così ampio, in particolare i paesi a basso e medio reddito", ha detto Dragan Radic, che guida l'Unità per le piccole e medie imprese dell'OIL.


 

La relazione suggerisce che il sostegno alle piccole unità economiche dovrebbe essere una parte centrale delle strategie per lo sviluppo economico e sociale. Sottolinea l'importanza di creare un ambiente favorevole per queste imprese, garantendo che abbiano una rappresentanza efficace e che i modelli di dialogo sociale funzionino anche per loro.


Altre raccomandazioni includono; comprendere in che modo la produttività aziendale è modellata da un "ecosistema" più ampio, facilitando l'accesso ai finanziamenti e ai mercati, promuovendo l'imprenditoria femminile e incoraggiando la transizione verso l'economia formale e la sostenibilità ambientale.


Le microimprese sono definite come quelle che hanno fino a nove dipendenti, mentre le piccole imprese hanno fino a 49 dipendenti.

14/10/19

La fabbricazione di Greta Thunberg ai fini del consenso - Atto II

Continua la lunga indagine investigativa di Cory Morningstar sul fenomeno mediatico "Greta", utile a salvare il liberismo da se stesso giustificando con l'emergenza un massiccio orientamento di fondi pubblici e di leggi a favore delle delle big tech della cosiddetta green economy.  Nell'Atto II - di cui abbiamo estrapolato i passaggi chiave - è svolta una puntuale analisi sulla nascente “We Don’t Have Time” e la sua partnership con potenti organizzazioni, come Avaaz, dirette a "programmare"  i giovani della "Generazione Z", finti attivisti ma in realtà agnelli sacrificali dell’élite dominante.

Qui l'Atto I 

Qui l'Atto III

 

 

di Cory Morningstar, 21 gennaio 2019

 

Sintesi e traduzione a cura di Gabriele Bellerino

 

 Atto II. La scomoda verità dietro la cooptazione dei giovani.

 

Gli attori di “We Don’t Have Time”

 

Il consiglio di amministrazione della fondazione “We Don’t Have Time” comprende, tra gli altri:

 



  • Stuart Scott, capo di “The Climate Reality Project”, la ONG guidata da Al Gore (NdT: vicepresidente degli Stati Uniti dal 1993 al 2001, durante la presidenza di Bill Clinton)

  • Greta Thunberg, consigliere speciale per i giovani e fiduciaria

  • Jamie Margolin, consigliere speciale per i giovani e fiduciaria




 

 

Il comitato consultivo di “We Don’t Have Time” include le seguenti persone:

 

  • Daniela Rogosic, responsabile globale per i rapporti con la stampa, gruppo IKEA

  • Tove Ahlström, CEO di “Global Utmaning” (NdT: Think Thank svedese), ed anche esso affiliato a “The Climate Reality Project” di Al Gore


 

 

 



 

La presenza di Ikea nel comitato consultivo di “We Don’t Have Time” deve essere debitamente sottolineata. Nel 2017 Ikea ha assegnato una sovvenzione di 44,6 milioni di dollari dalla “Fondazione IKEA” all’associazione “We Mean Business“ (fondata nel 2014). Questa sovvenzione è stata "la seconda donazione mai realizzata dal braccio caritatevole del gigante della vendita al dettaglio IKEA". I soci fondatori dell’associazione “We Mean Business” includono, tra gli altri (lista completa), il B Team (NdT: per approfondimenti a riguardo: qui).

 

Il B Team è gestito da Purpose, lo studio di relazioni pubbliche for-profit, gestito dal co-fondatore di Avaaz, Jeremy Heimans (NdT: qui e qui per approfondimenti su Avaaz, in particolare riguardo il tam-tam sulla guerra in Siria. Le organizzazioni fondatrici di Avaaz, “Res Publica” e “Move On”, hanno avuto George Soros  tra i loro cospicui finanziatori.)

 

Nel seguente estratto dell’articolo di Maclean del 28 gennaio 2016, intitolato “Abbiamo raggiunto il picco delle vendite? Ikea dice che c'è spazio per crescere”, si manifesta ancora una volta il fervore climatico, anche a livello aziendale, che sta investendo il mondo:

 

"Quindi, come conciliare "il picco massimo potenziale" di Ikea, con le sue intenzioni "di aumentare le vendite"? Un portavoce riporta i commenti di [Steve] Howard [capo della sostenibilità in Ikea] secondo il quale "siamo parte di un contesto globale più ampio, in cui molte persone hanno ancora mezzi molto limitati", mentre Sjostrand suggerisce che l'obiettivo è "continuare a far crescere il nostro business, ma crescere in modo più sostenibile." Traduzione: Ikea ti venderà più mobili e arredi per la casa, ma farà di tutto per non farti sentire in colpa per questo. Il che spiega perché i report aziendali dell'azienda sono festeggiati come esempi di iniziative di sostenibilità, dalla vendita di illuminazione solo compatibile con LED, al servire in modo responsabile del pesce in caffetteria".



 

Avaaz

 

Qui faremo alcune brevi osservazioni sia su Avaaz che su 350.org, in relazione alle campagne globali di “sciopero per il clima“. Un corpus esauriente di ricerche che mette a nudo la funzione e i desideri di entrambe le ONG, basate su indagini svolte dal 2012 a oggi, è disponibile sul sito Wrong Kind of Green. Incoraggio i lettori a familiarizzare con queste due organizzazioni.

 

Il 14 dicembre 2018, “350.org” ha inviato un comunicato stampa contenente i seguenti estratti:

 

"Katowice, Polonia – Oggi, 30 scolari di tre scuole locali a Katowice, hanno risposto alla chiamata di Greta Thunberg, e hanno portato il #ClimateStrike (“sciopero per il clima“) globale dentro il Palazzo delle Nazioni Unite nell‘ultimo giorno dei colloqui sul clima.”

 

Ai 30 studenti è stato concesso un accesso speciale per partecipare ai colloqui delle Nazioni Unite  per portare il loro messaggio ai delegati e al governo polacco: " soli 12 anni (NdT: ???) rimasti per liberare il mondo dai combustibili fossili, i leader devono agire subito." [Enfasi nell'originale]

 

E subito i media internazionali hanno pubblicato foto come questa:

 



 

E questo è il retroscena:

 



 

Nella parte inferiore del comunicato stampa di 350.org, sotto il titolo "Ulteriori informazioni", il comunicato stampa rivela: "NOTA BENE che 350.Org e Avaaz NON stanno organizzando queste azioni, ma stanno aiutando gli studenti a diffondere il loro messaggio." [Enfasi nell'originale]

 

Anche se sembra, invece, che Avaaz abbia svolto un ruolo di primo piano nell'organizzazione dell'iniziativa da mandare sotto i riflettori dei media.



Una delle principali funzioni delle ONG… è quella di stimolare una richiesta che parta dal basso, da parte della cittadinanza, che servirà a sostenere la legislazione necessaria ai progetti che fanno comodo all'industria, piuttosto che alle persone e al pianeta. Prima che i contratti siano firmati o sia aperta la strada all' "architettura globale dell'era della quarta rivoluzione industriale", è necessaria una legislazione. E proprio come una proverbiale palla di neve che si trasforma in una valanga, la legislazione crea il denaro, lo stanziamento che farà partire gli ordini e la realizzazione delle opere.

 

Quale modo migliore per creare una richiesta di qualcosa che va a detrimento sia dell'ambiente che della popolazione, che impacchettarla come soluzione per il cambiamento climatico promossa dal volto adorabile e innocente di Greta. Con un rovesciamento della realtà, l'industria non deve imporre la sua volontà alla gente, ma sarà la gente a imporla sé stessa, tramite Avaaz e altre simili organizzazioni. Le persone vengono così riprogrammate per richiedere false soluzioni, che le società private hanno tenuto nel taschino per anni e persino decenni.



[Approfondimenti: AVAAZ: la rete di cambiamenti comportamentali più grande e potente del mondo]

 

 

Jamie Margolin – Zero Hour

 

Jamie Margolin è la fondatrice adolescente di “This Is Zero Hour“ e "una delle  13 persone che hanno citato in giudizio lo Stato di Washington per non aver intrapreso un'azione adeguata sui cambiamenti climatici" (come rivelato nell'Atto I di questa serie, a Margolin - e alla sua ONG Zero Hour – rimandano due dei sei account taggati da “We Don‘t Have Time”, nel primo post che riportava lo sciopero scolastico di Greta Thunberg). Margolin ha partecipato al Climate Reality Leadership Corps di Al Gore (una conferenza di tre giorni) che si è tenuta a Seattle dal 27 al 29 giugno 2017. [Fonte] Nel luglio 2017, Margolin ha iniziato a organizzare una marcia per i giovani sul clima a Washington, ed ha lanciato Zero Hour. Il 27 febbraio 2018, esattamente otto mesi dopo il suo primo giorno al Climate Reality Leadership Corps, Margolin sarebbe apparsa sulla rivista Rolling Stone. Prima della sua ascesa verso la celebrità, Margolin aveva fatto un tirocinio nell'ufficio elettorale di Hillary Clinton a Seattle. Il seguente passaggio mostra cosa sia diventata ai giorni nostri la promozione mediatica della gioventù da parte delle corporations:

 

"La più giovane oratrice al Global Climate Action Summit (GCAS) a San Francisco questa settimana è Jamie Margolin di Seattle, che ha fondato la marcia giovanile per il clima di Zero Hour lo scorso luglio, ed ha guidato la sua azione a Washington. A 16 anni, Margolin presenta un contrasto generazionale rispetto alla maggior parte dei leader del GCAS, come il governatore della California Jerry Brown (80 anni), l'ex sindaco di New York Michael Bloomberg (76) e il principale diplomatico cinese sul tema del clima, Xie Zhenhua (68 anni)." [Fonte]

 

I leader dei movimenti e delle rivoluzioni prodotte nel XXI secolo (fabbricati da media finanziati dalle corporations o di loro proprietà), non sono più nemici dell‘establishment. Piuttosto, fanno eventi insieme a figure dell‘establishment, come il sindaco di New York Bill de Blasio, il quale adula i nostri nuovi "rivoluzionari", taggandoli e twittando le loro lodi. Quando l’establishment stesso ama i nostri movimenti e i nostri "volti del futuro ", dobbiamo capire che abbiamo già perso.

 



 

Sopra, Margolin presta la sua immagine per pubblicizzare i marchi Global Citizen e Johnson & Johnson.

 

Le ONG non sono le uniche organizzazioni a sfruttare i giovani. I soci delle corporations che li finanziano  forniscono  elevate somme di denaro per cercare di rendere "più verdi" le loro scorie tossiche.

 

Nel luglio 2018, Johnson & Johnson è stata condannata a pagare "quasi 4,7 miliardi di dollari per danni a 22 donne e alle loro famiglie, in seguito al fatto che l'amianto contenuto nel talco Johnson & Johnson aveva provocato loro un carcinoma ovarico... Sei delle 22 persone che hanno sporto denuncia nell'ultimo processo sono morte di cancro alle ovaie... Mark Lanier, avvocato dei querelanti, ha affermato in una dichiarazione, che Johnson & Johnson aveva coperto le prove della presenza di amianto nei suoi prodotti per più di 40 anni." [Fonte]

 

Fa parte del gioco che un segno distintivo del complesso industriale non profit sia la partnership e le sponsorizzazioni da parte di corporations aggressive sui bambini e sul pianeta. Questa non è l'unica causa intentata contro Johnson & Johnson, né sarà l'ultima. Ci sono altre 1200 cause pendenti solo negli Stati Uniti contro questa corporation. Johnson & Johnson non è l'eccezione: è la normalità.

 

Anche nella campagna di Greta Thunberg è data grande rilevanza alla corsa per conquistare i Millennial e la Generazione Z. Questa conquista viene sempre più esercitata tramite"movimenti" di giovani creati a tavolino e pesantemente finanziati. "Movimenti" brulicanti di potenziali consumatori, pienamente sfruttabili da coloro che beneficiano, e in molti casi contribuiscono, al flusso costante di finanziamenti. Il titolo Generation Z è attribuito a coloro che, dalla nascita, sono collegati ai media online (NdT: “nati con Internet“), per i quali "la gratificazione immediata è la norma". Oggi, questo segmento demografico è il pubblico più potente e ricercato del Nord America. A titolo illustrativo della popolarità del termine, la Margolin di Zero Hour si riferisce a se stessa come "generazione Z".

 

L'articolo di Barclays dell'8 novembre 2018, “Gen Z: Step Aside Millennials” ("Generazione Z: un passo avanti rispetto ai Millenials”, ndt), riporta che questo gruppo demografico (i ragazzi nati tra il 1995 e il 2009), ossia lo stesso gruppo demografico di cui fanno parte, a cui si appellano e che influenzano i leader della gioventù come Greta Thunberg e Jamie Margolin, sta diventando rapidamente il nuovo "colosso dei consumi" e il "grande influencer":

 

"Entro il 2020, la generazione Z sarà il più grande gruppo di consumatori a livello globale. Rappresenteranno il 40% dei consumatori negli Stati Uniti, Europa e BRIC, e il 10% nel resto del mondo. Le aziende che non coinvolgono con successo la Gen Z  potrebbero perdere rapidamente quote di mercato. Alcuni di loro possono avere anche solo 9 anni, ma la Gen Z ha già un enorme potere di spesa. Negli Stati Uniti, Gen Z ha attualmente un potere di acquisto diretto di 200 miliardi di dollari, e ben 1000 miliardi di potere di spesa indiretto, tramite l’influenza sulla spesa delle famiglie. Le avanzate conoscenze digitali della Gen Z e la capacità di valutare fattori come prezzo e disponibilità sin dalla giovane età, la rende sempre più influente nelle decisioni di spesa delle famiglie ".

 

Agli occhi dei banchieri e dei capitalisti, questo gruppo di giovani sono dei meri consumatori. Dei simboli del dollaro. Non ragazzi, giovani o tantomeno persone.

 

Il finto attivismo ha molti vantaggi, tra cui i salari a sei cifre, le luci della ribalta e i "Ted Talks". Il denaro per comprare i migliori marchi  ecologici "hipster". Ma forse, il beneficio più allettante è l'accesso. L‘accesso alle sale del potere. Con i media che ovunque adulano ogni parola progressista,il finto attivista può innamorarsi ancora una volta della propria immagine. Tutti vogliono essere una star. Tutti vogliono vivere una vita lussuosa. Tutti vogliono appartenere al “circuito dello champagne”.

 

E tutto sulle spalle dei più oppressi. Dei più vulnerabili. E infatti il paradosso è questo: noi siamo i veicoli. La nostra resistenza è catturata e reincanalata direttamente a sostegno del sistema che ci sta distruggendo.

 

[Ulteriore lettura: From Stable a Star - The Making of North American "Climate Heroes" (“Dalle stalle alle stelle – La creazione degli “eroi climatici“ del Nord America“)]

 

[Ulteriore lettura: Targeting Millennials: The 30 Trillion Dollar Jackpot (“Mirare ai Millenials: il Jackpot da 30 mila dollari“)]

 

[Ulteriore lettura: The Pygmalion Virus in Three Acts (2017 AVAAZ SERIES, PART II) (“Il virus di Pigmalione in tre atti (La Serie di Avaaz, 2017, parte II)“]