10/02/23

Matt Taibbi - Jayson Blair, scansati: ti presento Hamilton 68, il nuovo re delle frodi sui media

Ex agente FBI ed esperto di “disinformazione” Clint Watts, portavoce di Hamilton 68

Matt Taibbi racconta in questo articolo una delle storie più significative dei Twitter Files, su come l'allarme per le interferenze russe, preso tanto sul serio per tutta l'era Trumpiana da politici e giornaloni mainstream, in realtà è risultato essere una clamorosa frode.  (In realtà lo avevamo già capito, come dimostra l'esilarante e virale hashtag  #HaStatoPutin, e tuttavia la riprova alla luce del sole ci conforta).


Traduzione di @Maur0068 


Jayson Blair, scansati: ti presento Hamilton 68, il nuovo re delle frodi sui media


di Matt Taibbi, 27 gennaio 2023


I Twitter Files rivelano che una delle più comuni fonti di notizie dell'era Trump era una truffa, che faceva passare per spionaggio russo il normale dibattito sulla politica americana

 

Le ambiziose frodi mediatiche di Stephen Glass e Jayson Blair hanno azzoppato la reputazione rispettivamente del New Republic e del New York Times, infilando per anni nelle loro pagine notizie inventate di sana pianta. Grazie ai Twitter Files, possiamo accogliere un nuovo membro nel loro famigerato club: Hamilton 68.

Se si considera solo il volume di notizie, questo citatissimo think tank neoliberal che ha sparso i semi da cui sono spuntati centinaia di titoli fraudolenti e spezzoni di notizie TV potrebbe essere considerato il più grande caso di falsificazione mediatica nella storia americana. Praticamente tutte le principali testate giornalistiche americane sono implicate, tra cui NBC, CBS, ABC, PBS, CNN, MSNBC, The New York Times e Washington Post. Mother Jones da sola ha realizzato almeno 14 storie collegate alle "ricerche" del gruppo. Anche siti di fact-checking come Politifact e Snopes hanno citato Hamilton 68 come fonte.


Hamilton 68 era ed è un "cruscotto" [dashboard] computerizzato progettato per essere utilizzato da giornalisti e accademici allo scopo di misurare il livello di "disinformazione russa". È stato ideato dall'ex agente dell'FBI (e attuale "esperto di disinformazione" della MSNBC) Clint Watts, e sostenuto dal German Marshall Fund e dall'Alliance for Securing Democracy, un think tank bipartisan. Il comitato consultivo di quest'ultimo comprende l'ex capo ad interim della CIA Michael Morell, l'ex ambasciatore in Russia Michael McFaul, l'ex presidente di Hillary for America John Podesta e l'ex redattore di Weekly Standard Bill Kristol.



I Twitter Files rivelano che Hamilton 68 era una frode:

L'ingrediente segreto del metodo analitico di Hamilton 68 era un elenco di 644 account presumibilmente collegati "ad attività russe di ingerenza online". Tale elenco non era di dominio pubblico, ma Twitter era in una posizione unica per ricreare il campione statistico di Hamilton analizzando le sue richieste alla API (Application Program Interface), che è il modo in cui Twitter ha "reingegnerizzato" per la prima volta l'elenco di Hamilton alla fine del 2017.

La società era così preoccupata per la proliferazione di notizie legate a Hamilton 68 che ha commissionato anche un'analisi forense. Si noti che la seconda pagina nella figura seguente elenca molti dei diversi tipi di tecniche di shadow-banning che esistevano su Twitter già nel 2017, confermando quanto esposto nel thread "Twitter's Secret Blacklist" di Bari Weiss il mese scorso. Qui puoi vedere categorie che vanno da "Trends Blacklist" a "Search Blacklist" a "NSFW High Precision". Twitter stava controllando quanti degli account di Hamilton fossero spam, fasulli o simili a bot. Si noti che su 644 account, solo 36 erano registrati in Russia e molti di questi erano associati a RT [Russia Today: un canale TV di notizie finanziato dal governo Russo. NdT].




Quando hanno approfondito le loro analisi, i dirigenti di Twitter sono rimasti scioccati. Gli account che Hamilton 68 sosteneva fossero collegati ad "attività di ingerenza russa online" non solo erano prevalentemente in lingua inglese (86%), ma per lo più si trattava di "persone legittime", localizzate in gran parte negli Stati Uniti, in Canada e in Gran Bretagna. Comprendendo subito che Twitter poteva essere implicato in un caso di oltraggio morale, essi hanno scritto che i titolari di tali account "hanno il diritto di sapere che sono stati etichettati unilateralmente come complici dei Russi senza prove né possibilità di fare ricorso".

Altri commenti dalle e-mail aziendali interne:

"Questi account non sono per niente russi e nemmeno bot".

"Nessuna prova a sostegno dell'affermazione secondo cui la dashboard è un indicatore affidabile delle operazioni di disinformazione russe".

"Difficile definirla una importante operazione di ingerenza."

Yoel Roth, capo del settore Trust and Safety, ha dichiarato: "Penso che dobbiamo chiamarle per quello che sono: stronzate."

I due fondatori di Hamilton 68, la squadra rosso-blu [i colori dei partiti Repubblicano e Democratico. NdT] formata dall'ex consigliere di Marco Rubio Jamie Fly e dalla consigliera per la politica estera di Hillary for America Laura Rosenberger, hanno detto a Politico di non poter rivelare i nomi degli account perché “i russi li avrebbero semplicemente chiusi”. Certo, giusto. Uno sguardo all'elenco rivela il vero motivo per cui non potevano renderlo pubblico.

Questa non era cattiva scienza. Era una truffa. Invece di tenere traccia di come la "Russia" abbia influenzato l’opinione pubblica americana, Hamilton 68 ha semplicemente raccolto una manciata di account per lo più di persone reali, in gran parte americani, e ha descritto le loro normali conversazioni come intrighi russi. Come ha affermato Roth, "praticamente qualsiasi conclusione basata su questa [dashboard] consisterà nel prendere delle conversazioni nei circoli conservatori su Twitter e accusarli di essere russi".

C'erano tre principali tipi di account nell'elenco Hamilton: un piccolo gruppo erano chiaramente russi (ad es. https://twitter.com/RT_America), quindi il gruppo più ampio di persone reali da paesi occidentali, seguito da una percentuale – tra un quinto e un terzo — di "utenti scarsamente attivi", "quasi morti", "spammer" con uno scarso numero di follower e che "non hanno un impatto rilevante sulla piattaforma". I dirigenti di Twitter hanno osservato che gli account zombi non stavano amplificando gli account reali. Invece di, diciamo, un gruppo di account russi che diffondevano i messaggi di Trump, era il contrario: un gruppo di veri account trumpisti che simulavano le affermazioni di Hamilton sui russi.

"La selezione degli account è... bizzarra e apparentemente piuttosto arbitraria", ha scritto Roth. "Sembrano avere una forte preferenza per gli account pro-Trump (che usano per sostenere che la Russia sta esprimendo una preferenza per Trump... anche se non ci sono prove valide che nessuno di loro sia russo)."

Anche i dirigenti di Twitter sono rimasti sbalorditi nel leggere chi c’era nell’elenco. I nomi andavano da noti personaggi dei media come David Horowitz a conservatori come Dennis Michael Lynch e progressisti come il direttore di Consortium Joe Lauria. È fondamentale capire che l'elenco comprendeva non solo i sostenitori di Trump, ma una serie di dissidenti politici, tra cui persone di sinistra, anarchici e umoristi. Ha scritto il capo del settore strategie Nick Pickles, dopo aver visto il nome del caricaturista britannico @Holbornlolz:

"Uno che fa satira... lo seguo e non direi che è filo-russo... non ricordo nemmeno che abbia mai twittato sulla Russia".

Queste persone non hanno mai saputo di essere state utilizzate per anni per ispirare centinaia se non migliaia di titoli dei media sulla presunta infiltrazione di bot russi nelle discussioni online: sulle audizioni di Brett Kavanaugh, la campagna di Tulsi Gabbard, l'affare #ReleaseTheMemo, la sparatoria a Parkland, l'elezione di Donald Trump, gli hashtag #WalkAway e #IStandWithLaura, gli attacchi missilistici statunitensi in Siria, la campagna di Bernie Sanders, il movimento "Blexit" per allontanare gli elettori neri dai democratici, gli inviti a licenziare il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster, gli "attacchi" all'indagine Mueller e innumerevoli altre questioni.

La settimana scorsa ho iniziato a contattare le persone sulla lista. Le reazioni hanno variato dalla furia cieca ("Figli di puttana!") allo stupore ("Sono 73enne venuto a svernare in Florida... come potrei essere un bot russo?"), con alcuni che hanno osservato che la notizia era oltraggiosa, ma non sorprendente.

“Purtroppo, non sono sorpreso, ma sono arrabbiato per il fatto che siamo ancora una volta falsamente accusati di diffondere ‘disinformazione russa’, questa volta su Twitter”, ha detto Lauria del Consortium. "Organizzazioni come Hamilton 68 lavorano per imporre una narrativa ufficiale, il che significa eliminare i fatti scomodi, che chiamano 'disinformazione'".

"Ho scritto un libro sulla Costituzione degli Stati Uniti", afferma l'avvocato di Chicago Dave Shestokas. "Il modo in cui sono finito in un elenco come questo è incredibile per me."

“Sono in un elenco di bot stranieri?" ha detto Lynch. “Come orgoglioso cittadino contribuente, generoso padre di famiglia e onesto figlio di un marine americano, merito di meglio. Noi tutti meritiamo di meglio!"

Da bambina, Sonia Monsour ha vissuto la guerra civile in Libano, in una città conquistata da una milizia cristiana. Suo padre le consigliò quindi di smaltire alcuni libri di sinistra che tenevano in casa, in modo che non le fossero imputate le sue convinzioni politiche. Quando le è stato detto che era nella lista di Hamilton 68, ha ricordato quella storia d'infanzia. Si è trasferita in Occidente per fuggire da tali problemi.

"Apparentemente siamo in un mondo libero, ma siamo controllati su molti livelli, in base a ciò che diciamo online".

Il nativo dell'Oregon Jacob Levich (@cordeliers) era una delle poche persone nella lista che sapeva cosa fosse Hamilton 68. "Ricordo che era una specie di inquietante ONG coinvolta nell'identificazione di account ritenuti sovversivi", ha detto. Informato che era sulla loro lista, ha detto: "Posso dirti che non c'è assolutamente alcun senso nel credere che io sia soggetto a qualsiasi tipo di influenza russa".

Levich ha continuato:

"Quando ero piccolo, mio padre mi ha parlato della lista nera maccartista", ha detto. "Da bambino non mi sarebbe mai venuto in mente che queste sarebbero tornate di attualità, e in un modo progettato per minare i diritti che ci stanno a cuore".

La storia di Levich illustra perfettamente l'aspetto più sinistro della campagna di Hamilton 68. Si trattava di maccartismo digitale: prendere persone con opinioni dissidenti o non convenzionali e accusarle in massa di "attività antiamericane". Quello che rendeva peculiare il maccartismo di Hamilton 68 è che invece di prendere di mira la sinistra (sebbene nell'elenco ci siano diversi account che si dichiaravano di sinistra), la maggior parte degli account reali coinvolgeva i conservatori, con nomi come ULTRA MAGA Dog Mom e @ClassyLadyForDJT.

Anche in Twitter, dove nelle e-mail archiviate non si trova traccia di qualcuno che si dichiarasse apertamente conservatore, si è riconosciuto che Hamilton 68 (e almeno altri due istituti di ricerca che utilizzano una metodologia simile) stava semplicemente prendendo delle normali chiacchiere trumpiane e le faceva passare per intrighi russi.

Il sito "accusa ingiustamente un gruppo di legittimi account di destra di essere bot russi", come ha affermato Roth, prendendo "spunto da discussioni di parte, per affermare che qualsiasi contenuto di destra è propagato da bot russi".

Questo è stato anche uno scandalo accademico, poiché Harvard, Princeton, Temple, NYU, GWU e altre università hanno promosso Hamilton 68 come fonte attendibile. Forse la cosa più imbarazzante è che diversi membri del Congresso hanno sostenuto il sito. Dianne Feinstein, James Lankford, Richard Blumenthal, Adam Schiff e Mark Warner sono tra i colpevoli. Watts, che chiaramente sapeva come interpretare il melodramma del suo ruolo, ha lanciato terribili avvertimenti al Senate Intelligence Committee, dicendo loro che avrebbero dovuto "seguire i cadaveri" se volevano andare a fondo del problema delle interferenze russe.

Anche se è facile capire quanto possa essere esasperante essere inserito in un elenco del genere – un veterano con cui ho parlato ha dovuto lasciare la stanza e fare un respiro profondo prima di tornare al telefono – il danno più ampio è stato per la società, che è stata presa di mira quasi quotidianamente da notizie che utilizzavano il formato "I Bot Russi Stanno Arrivando". Queste storie stanno ancora avendo un enorme impatto sulla cultura e sulla politica americana e hanno svolto un ruolo significativo nei cicli elettorali del 2018 e del 2020, danneggiando le campagne di Sanders, Trump e Gabbard e favorendo allo stesso tempo personaggi come Joe Biden (spesso raffigurato come un "bersaglio" dei bot russi). Sulla scia di qualsiasi controversia online, che si tratti della saga di Colin Kaepernick o dei dibattiti sul controllo delle armi dopo le sparatorie di massa, i giornalisti si affrettavano ad affermare che i "bot russi" stavano cercando di "seminare divisione", spesso usando Hamilton o un'organizzazione simile per sostenere le loro affermazioni.

Peggio ancora, il sito ha aperto la strada a una nuova forma di notizie false, che i giornalisti di organizzazioni come Mother Jones, Washington Post, CNN e MSNBC si sono bevute per due motivi. In primo luogo, essi tendevano ad essere politicamente allineati con le conclusioni del sito (il Daily Beast non aveva bisogno di una spinta per affermare che i bot russi stavano spingendo i flash mob di Trump "in 17 città"). Secondo: era un contenuto facile da spacciare.

"Ecco cosa stanno promuovendo i troll russi oggi", si legge in un pezzo su Mother Jones di Kevin Drum, quasi annunciando che nell'era di Ham68 i giornalisti potevano fare uno scoop tanto velocemente quanto un caffè istantaneo.

All'inizio del 2018 – forse dopo un colloquio con Twitter, i cui dirigenti hanno riflettuto sul vantaggio di "educare Clint" – Watts stava mettendo pubblicamente in discussione la sua stessa metodologia, dicendo: "Non sono convinto di questa storia dei bot". Non molto tempo dopo, un'altra figura chiave associata a Hamilton 68, Jonathon Morgan della "società di sicurezza informatica" New Knowledge, è stata denunciata per aver simulato un'operazione di influenza russa nelle elezioni per il Senato in Alabama. Ha usato tattiche simili a Hamilton per creare chiacchiere online su come il repubblicano Roy Moore avrebbe avuto il sostegno di un bot russo, è stato beccato e ha subito l'umiliazione di vedere descritto sul New York Times come un'operazione di "false flag" ciò che secondo lui era un "piccolo esperimento".

Anche dopo che il suo "esperimento" è stato scoperto, e perfino dopo che Watts ha espresso dubbi sulla "storia dei bot", il flusso di notizie "Arrivano i bots" è continuato. I mezzi di informazione si erano innamorati di un nuovo trucco: un istituto di ricerca si inventa una storia sui bot, i giornalisti usano questa storia per scagliarsi contro degli obiettivi che detestano come Devin Nunes o Tulsi Gabbard, i titoli scorrono. La truffa necessitava solo di tre elementi: le credenziali di qualcuno come "l'ex agente dell'FBI" Watts, l'assenza di qualsiasi parvenza di verifica dei fatti e il silenzio di aziende come Twitter.

Sul terzo punto, Twitter non è senza colpa. Sebbene persone come Roth volessero andare duro con i falsari – "La  mia raccomandazione a questo punto è un ultimatum: pubblicate l'elenco o lo faremo noi", ha scritto - alla fine persone come la futura portavoce della Casa Bianca e del Consiglio di sicurezza nazionale Emily Horne hanno consigliato cautela. " Dobbiamo stare attenti a metterci contro l'ASD", ha scritto. Carlos Monje, futuro consigliere del segretario ai trasporti Pete Buttigieg, è d'accordo.

"Anch’io sono stato molto frustrato dal fatto di non poter smentire Hamilton 68 pubblicamente, ma dovete capire che stiamo giocando una partita più a lungo termine", ha deciso Monje.

Anche se Twitter avesse reagito, non avrebbe avuto importanza. Quando i portavoce dell'azienda hanno esortato in via ufficiosa i giornalisti a lasciare perdere quelle storie, essi non l'hanno fatto, proprio come non l’hanno fatto i senatori Dianne Feinstein e Richard Blumenthal, quando Twitter ha cercato di avvertirli che le storie sui "bot russi" erano false. Horne ha scritto più volte che non ha avuto fortuna nel dissuadere i giornalisti dall’usare certi titoli sensazionalistici. "I giornalisti sono irritati", ha scritto, aggiungendo, "è come gridare nel vuoto".

Ho chiesto commenti a una vasta gamma di attori: dall'Alliance for Securing Democracy a Watts e McFaul e Podesta e Kristol, agli editori e ai direttori delle notizie di MSNBC, Politico, Mother Jones, Washington Post, Politifact e altri. Nessuno ha risposto. Faranno tutti finta che non sia successo. I pochi giornalisti che hanno capito subito cosa stava succedendo , da Glenn Greenwald a Max Blumenthal a Miriam Elder e Charlie Wurzel di Buzzfeed a siti come Moon of Alabama, possono fare un giro d’onore. Quasi tutte le altre testate giornalistiche hanno pubblicato queste storie e devono fare chiarezza.

Il caso Hamilton 68 non ha precedenti nella storia dei media, il che potrebbe dare giornalisti dei media mainstream una scusa per ignorarla. Saranno sotto una enorme pressione per evitare di affrontare questo scandalo, dal momento che quasi tutti lavorano per organizzazioni colpevoli di diffondere in grande quantità le "stronzate" di Hamilton.

Questa è una delle storie più significative di Twitter Files. Ognuna di queste storie aggiunge qualcosa di nuovo per comprendere il modo in cui aziende come Twitter siano arrivate a perdere la propria indipendenza. Negli Stati Uniti, la porta è stata aperta ad agenzie come l'FBI e il DHS che hanno iniziato ad esercitare pressioni sulla moderazione dei contenuti, dopo che il Congresso ha arringato Twitter, Facebook e Google sulle "interferenze" russe, un fenomeno che doveva essere visto come una minaccia continua per richiedere maggiore sorveglianza. "Credo fermamente che l'America sia sotto attacco", ha detto la co-fondatrice di Hamilton 68 Laura Rosenberger, dopo aver visto i tweet di Sonya Monsour, David Horowitz e @holbornlolz.

La storia di Hamilton 68 mostra come funzionava l'illusione della continua "interferenza russa". Il trucco magico è stato generato attraverso una confluenza di interessi, tra think tank, media e governo. Prima potevamo solo ipotizzare. Ora lo sappiamo: la "minaccia russa" era, almeno in questo caso, solo un gruppo di normali americani, vestiti per sembrare una Minaccia Rossa. Jayson Blair aveva un'immaginazione infernale, ma nemmeno lui avrebbe potuto inventare uno schema così osceno. Ogni testata giornalistica che non ha rinunciato a queste storie dovrebbe vergognarsi.

"Quelli come Hamilton 68 non devono essere d'accordo con noi", dice Lauria. "Ma dovrebbero semplicemente lasciarci in pace."


09/02/23

Seymour Hersh - Come l'America ha fatto saltare il gasdotto Nord Stream



Seymour Hersh, leggenda del giornalismo investigativo americano, vincitore del premio Pulitzer nel 1970, pubblica nel suo sito una inchiesta bomba sul sabotaggio North Stream, ripresa anche dal Times, dalla quale risulta quel che tutti pensavano, fornendo finalmente i dettagli di questa clamorosa operazione CIA sotto copertura, un vero atto di guerra del Presidente.


di Seymour Hersh, 9 febbraio 2023


Il New York Times lo ha definito un "mistero",  ma gli Stati Uniti hanno eseguito un'operazione sotto copertura che è stata tenuta segreta,  fino ad ora.


Il Diving and Salvage Center della Marina degli Stati Uniti si trova in una località oscura come il suo nome, lungo quella che una volta era una strada di campagna a Panama City, una città turistica ora in forte espansione nella striscia di terra sud-occidentale della Florida, 70 miglia a sud del confine dell'Alabama. Il complesso è anonimo quanto la sua ubicazione: una squallida struttura in cemento del secondo dopoguerra che ha l'aspetto di una scuola professionale della parte ovest di Chicago. Una lavanderia a gettoni e una scuola di danza si trovano dall'altra parte di quella che oggi è una strada a quattro corsie. 

Il centro ha addestrato per decenni subacquei altamente qualificati che, una volta assegnati alle unità militari americane in tutto il mondo, sono in grado di effettuare immersioni tecniche per scopi positivi, come utilizzare esplosivi C4 per ripulire porti e spiagge da detriti e ordigni inesplosi, o a scopi offensivi, come far saltare in aria piattaforme petrolifere straniere, intasare le valvole di aspirazione delle centrali elettriche sottomarine, distruggere le chiuse su canali marittimi cruciali. Il centro di Panama City, che vanta la seconda piscina coperta più grande d'America, era il luogo perfetto per reclutare i migliori - e più riservati - diplomati della scuola sub, i quali l'estate scorsa hanno svolto con successo quello che erano stati autorizzati a fare, a 260 piedi sotto la superficie del Mar Baltico. 

Lo scorso giugno i sommozzatori della Marina, operando sotto la copertura di un'esercitazione NATO di mezza estate ampiamente pubblicizzata come BALTOPS 22, hanno piazzato gli esplosivi azionati a distanza che, tre mesi dopo, hanno distrutto tre dei quattro gasdotti Nord Stream, secondo una fonte con conoscenza diretta della programmazione operativa.

Due dei gasdotti, noti a tutti come Nord Stream 1, fornivano alla Germania e a gran parte dell'Europa occidentale gas naturale russo a buon mercato da oltre un decennio. Una seconda coppia di gasdotti, chiamata Nord Stream 2, era stata costruita, ma non era ancora operativa. Ora, nell’imminenza della guerra europea più sanguinosa dal 1945, con le truppe russe ammassate sul confine ucraino, il presidente Joseph Biden ha visto gli oleodotti come un mezzo tramite il quale Vladimir Putin avrebbe potuto utilizzare il gas naturale come arma per le sue ambizioni politiche e territoriali.

Alla richiesta di un commento, Adrienne Watson, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato in una e-mail: "È tutto falso, una completa montatura". Tammy Thorp, un portavoce della Central Intelligence Agency, ha scritto allo stesso modo: "Questa affermazione è completamente e assolutamente falsa". 

La decisione di Biden di sabotare i gasdotti è arrivata dopo più di nove mesi di dibattiti top secret all'interno della comunità della sicurezza nazionale di Washington su come raggiungere al meglio tale obiettivo. Per la maggior parte del tempo, il problema non è stato se portare a termine la missione, ma come portarla a termine senza lasciare il minimo indizio su chi fosse il responsabile.

C'era un motivo burocratico di vitale importanza per affidarsi ai diplomati della scuola di immersioni del centro di Panama City. I sommozzatori erano soltanto membri della Marina, e non dello Special Operations Command americano, le cui operazioni segrete devono essere riferite al Congresso, informando in anticipo le massime cariche del Senato e della Camera, la cosiddetta Banda degli Otto. L'amministrazione Biden stava facendo tutto il possibile per evitare fughe di notizie, e la pianificazione è avvenuta tra la fine del 2021 e i primi mesi del 2022.

Il presidente Biden e il suo team di politica estera - il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, il segretario di Stato Tony Blinken e Victoria Nuland, il sottosegretario di Stato per gli affari politici - erano stati espliciti e coerenti nella loro ostilità nei confronti dei due gasdotti, che da due diversi porti nella Russia nord-orientale vicino al confine estone correvano fianco a fianco per 750 miglia sotto il Mar Baltico, passando vicino all'isola danese di Bornholm prima di terminare nel nord della Germania.

La rotta diretta, che aggirava qualsiasi necessità di transito in Ucraina, era un vantaggio per l'economia tedesca, che godeva di un'abbondanza di gas naturale russo a buon mercato, sufficiente per far funzionare le sue fabbriche e riscaldare le sue case, consentendo anche ai distributori tedeschi di vendere il gas in eccesso, con profitto, a tutta l'Europa occidentale. Un'azione riconducibile all'amministrazione avrebbe violato le promesse degli Stati Uniti di ridurre al minimo il conflitto diretto con la Russia. La segretezza era essenziale.

Fin dai suoi primi giorni, il Nord Stream 1 è stato visto da Washington e dai suoi partner anti-russi della NATO come una minaccia al dominio occidentale. La relativa holding, Nord Stream AG, era stata costituita in Svizzera nel 2005 in collaborazione con Gazprom, una società russa quotata in borsa che produce enormi profitti per gli azionisti, dominata da oligarchi noti per essere vicini a Putin. Gazprom controllava il 51% della società, con quattro società energetiche europee - una in Francia, una nei Paesi Bassi e due in Germania - che condividevano il restante 49% delle azioni e avevano il diritto di controllare le vendite a valle del gas naturale a basso costo ai distributori locali in Germania e in Europa occidentale. I profitti di Gazprom erano condivisi con il governo russo e le entrate statali di gas e petrolio sono state stimate in alcuni anni fino al 45% del bilancio annuale della Russia.

Le preoccupazioni politiche dell'America erano reali: Putin ora avrebbe avuto una fonte di reddito aggiuntiva e molto necessaria, e la Germania e il resto dell'Europa occidentale sarebbero diventati dipendenti dal gas naturale a basso costo fornito dalla Russia, riducendo al contempo la dipendenza europea dall'America. In effetti, è esattamente quello che è accaduto. Molti tedeschi vedevano il Nord Stream 1 come parte della famosa teoria dell'Ostpolitik dell'ex cancelliere Willy Brandt, che avrebbe consentito alla Germania del dopoguerra di riabilitare se stessa e altre nazioni europee distrutte durante la seconda guerra mondiale, tra le altre iniziative, utilizzando gas russo a buon mercato per alimentare una prospera economia commerciale nell'Europa occidentale.

Il Nord Stream 1 era abbastanza pericoloso, secondo la NATO e Washington, ma il Nord Stream 2, la cui costruzione era stata completata nel settembre del 2021, se approvato dalle autorità tedesche, avrebbe raddoppiato la quantità di gas a basso costo disponibile per la Germania e l’Europa occidentale. Il secondo gasdotto avrebbe fornito anche gas sufficiente per oltre il 50% del consumo annuo della Germania. Le tensioni tra Russia e NATO, sostenute dall'aggressiva politica estera dell'amministrazione Biden, erano in costante aumento.

L'opposizione al Nord Stream 2 è divampata alla vigilia dell'inaugurazione di Biden, nel gennaio 2021, quando i repubblicani del Senato, guidati da Ted Cruz del Texas, hanno ripetutamente sollevato la minaccia politica del gas naturale russo a buon mercato durante l'udienza di conferma di Blinken come Segretario di Stato. A quel punto un Senato unito avrebbe potuto con successo far passare una legge che, come disse Cruz a Blinken, "avrebbe bloccato [il gasdotto] nel suo percorso". Ci sarebbero state enormi pressioni politiche ed economiche da parte del governo tedesco, allora guidato da Angela Merkel, per mettere in funzione il secondo gasdotto.

Biden avrebbe potuto resistere ai tedeschi? Blinken disse di sì, ma aggiunse di non aver discusso i dettagli col presidente entrante. "Conosco la sua forte convinzione che il Nord Stream 2 sia una cattiva idea", disse. "So che vorrebbe che usassimo ogni possibile strumento persuasivo a nostra disposizione per convincere i nostri amici e partner, compresa la Germania, a non andare avanti".

Pochi mesi dopo, mentre la costruzione del secondo gasdotto si avvicinava al completamento, Biden cambiò posizione. Quel maggio, con una sorprendente inversione di tendenza, l'amministrazione rinunciò alle sanzioni contro Nord Stream AG, e un funzionario del Dipartimento di Stato  ammise che il tentativo di fermare l'oleodotto attraverso sanzioni e diplomazia era "sempre stata una possibilità remota". Dietro le quinte, secondo quanto riferito, i funzionari dell'amministrazione esortarono il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a quel punto minacciato dall’invasione russa, a non criticare la mossa.

Ci furono delle conseguenze immediate. I repubblicani del Senato, guidati da Cruz, annunciarono un boicottaggio immediato di tutti i candidati alla politica estera di Biden e ritardarono l'approvazione del disegno di legge annuale sulla difesa per mesi, fino all'autunno. Politico in seguito ha descritto l'inversione di tendenza di Biden sul secondo gasdotto russo come "la decisione che più ha messo in pericolo l'agenda di Biden, probabilmente più del caotico ritiro militare dall'Afghanistan".

L'amministrazione stava vacillando, nonostante la tregua di metà novembre, quando le autorità di regolamentazione dell'energia tedesche sospesero l'approvazione del secondo gasdotto Nord Stream. I prezzi del gas naturale aumentarono dell'8% in pochi giorni, tra i crescenti timori, in Germania e in Europa, che la sospensione del gasdotto e la crescente possibilità di una guerra tra Russia e Ucraina avrebbe portato a un freddo inverno, davvero indesiderato. A Washington non era chiaro da che parte stesse Olaf Scholz, il nuovo cancelliere della Germania. Mesi prima, dopo la caduta dell'Afghanistan, in un discorso a Praga Scholtz aveva pubblicamente appoggiato l'appello del presidente francese Emmanuel Macron per una politica estera europea più autonoma, suggerendo chiaramente una minore dipendenza da Washington e dalle sue mutevoli posizioni.

Durante tutto questo, le truppe russe si erano costantemente e minacciosamente accumulate ai confini dell'Ucraina, e alla fine di dicembre più di 100.000 soldati erano in posizione per colpire dalla Bielorussia e dalla Crimea. A Washington cresceva l'allarme, anche per la valutazione di Blinken secondo cui quelle truppe avrebbero potuto essere "raddoppiate in breve tempo".

L'attenzione dell'amministrazione si concentrò ancora una volta sul Nord Stream. Finché l'Europa fosse rimasta dipendente dai gasdotti per il gas naturale a buon mercato, Washington temeva che paesi come la Germania sarebbero stati riluttanti a fornire all'Ucraina il denaro e le armi di cui aveva bisogno per sconfiggere la Russia.

È stato in questo momento delicato che Biden autorizzò Jake Sullivan a riunire un gruppo interdipartimentale per elaborare un piano.

Tutte le opzioni dovevano essere messe sul tavolo. Ma ne saltò fuori soltanto una.

 

LA PIANIFICAZIONE

Nel dicembre del 2021, due mesi prima che i primi carri armati russi entrassero in Ucraina, Jake Sullivan convocò la riunione di una nuova task force composta da uomini e donne del Joint Chiefs of Staff, della CIA e dei dipartimenti di Stato e del Tesoro e chiese pareri su come rispondere all'imminente invasione di Putin.

Sarebbe stato il primo di una serie di incontri top secret, in una stanza sicura all'ultimo piano dell'Old Executive Office Building, adiacente alla Casa Bianca, che era anche la sede del  Foreign Intelligence Advisory Board (PFIAB) del Presidente. Ci furono le solite chiacchiere che alla fine portarono a una domanda preliminare di cruciale importanza: la raccomandazione inoltrata dal gruppo al presidente sarebbe stata reversibile - come ad esempio un altro pacchetto di sanzioni e restrizioni valutarie - o irreversibile - cioè delle ‘azioni cinetiche’, che non avrebbero potuto più essere annullate?

Ciò che è diventato chiaro ai partecipanti, secondo la fonte con conoscenza diretta degli eventi, è che Sullivan intendeva che il gruppo elaborasse un piano per la distruzione dei due gasdotti Nord Stream e che lo stava realizzando secondo i desideri del Presidente.

 


Nel corso dei successivi numerosi incontri, i partecipanti hanno discusso le opzioni per un attacco. La Marina  proponeva di utilizzare un sottomarino appena commissionato per direttamente assaltare il gasdotto. L'Air Force discuteva di lanciare bombe con micce ritardate che avrebbero potuto essere attivate a distanza. La CIA sosteneva che, qualunque iniziativa fosse stata presa, avrebbe dovuto essere segreta. Tutti i soggetti coinvolti comprendevano la posta in gioco. "Questa non era roba da bambini", ha detto la fonte. Se l'attacco fosse stato riconducibile agli Stati Uniti, sarebbe stato considerato “un atto di guerra".

A quel tempo, la CIA era diretta da William Burns, un gentile ex ambasciatore in Russia che aveva servito come vice segretario di stato nell'amministrazione Obama. Burns autorizzò rapidamente un gruppo di lavoro dell'Agenzia i cui membri ad hoc includevano, per caso, qualcuno che era a conoscenza delle capacità dei sommozzatori della Marina a Panama City. Nelle settimane successive, i membri del gruppo di lavoro della CIA iniziarono a elaborare un piano per un'operazione segreta che avrebbe utilizzato dei sommozzatori per innescare un'esplosione lungo il gasdotto.

Qualcosa del genere era già stato fatto in precedenza. Nel 1971, la comunità dell'intelligence americana apprese da fonti ancora sconosciute che due importanti unità della Marina russa stavano comunicando tramite un cavo sottomarino sepolto nel Mare di Okhotsk, sulla costa orientale della Russia. Il cavo collegava un comando della marina regionale al quartier generale della terraferma a Vladivostok.

Una squadra selezionata di agenti della Central Intelligence Agency e della National Security Agency fu convocata da qualche parte nell'area di Washington, sotto stretta copertura, ed elaborò un piano utilizzando sommozzatori della Marina, sottomarini modificati e un veicolo di salvataggio sottomarino, che riuscirono, dopo molti tentativi ed errori, a localizzare il cavo russo. I sommozzatori installarono sul cavo un sofisticato dispositivo di ascolto che intercettava con successo il traffico russo e lo registrava su un sistema di registrazione.

La NSA apprese così che alti ufficiali della marina russa, convinti della sicurezza del loro canale di comunicazione, chiacchieravano con i loro colleghi senza crittografia. Il dispositivo di registrazione e il suo nastro dovevano essere sostituiti mensilmente e il progetto andò avanti allegramente per un decennio, finché non fu compromesso da un tecnico civile della NSA di quarantaquattro anni di nome Ronald Pelton, che parlava correntemente il russo. Pelton fu tradito da un disertore russo nel 1985 e condannato al carcere. Era stato pagato solo $ 5.000 dai russi per le sue rivelazioni sull'operazione, oltre a $ 35.000 per altri dati da lui forniti e che non sono mai stati resi pubblici.

Quella operazione subacquea di successo, nome in codice Ivy Bells, era stata innovativa e rischiosa e produsse preziose informazioni sulle intenzioni e sulla pianificazione della Marina russa.

Tuttavia, il gruppo interdipartimentale era inizialmente scettico sull'entusiasmo della CIA per un attacco segreto in acque profonde. C'erano troppe incognite. Le acque del Mar Baltico erano pesantemente pattugliate dalla marina russa e non c'erano piattaforme petrolifere che potessero essere utilizzate come copertura per un'operazione di immersione. I sommozzatori sarebbero dovuti andare in Estonia, oltre confine rispetto alle banchine di carico del gas naturale della Russia, per addestrarsi alla missione? "Sarebbe un casino enorme", dicevano.

Durante "tutte queste trame", secondo quanto riportato dalla fonte, "alcuni ragazzi della CIA e del Dipartimento di Stato dicevano: 'Non fatelo. È stupido, e se verrà fuori sarà politicamente un incubo'”.

Tuttavia, all'inizio del 2022, il gruppo di lavoro della CIA riferì al gruppo di Sullivan: "Abbiamo un modo per far saltare in aria i gasdotti".

Quello che è successo dopo è stato sbalorditivo. Il 7 febbraio, meno di tre settimane prima di quella che sembrava ormai un’inevitabile invasione russa dell'Ucraina, Biden incontrò nel suo ufficio della Casa Bianca il cancelliere tedesco Olaf Scholz, che, dopo qualche esitazione, era ormai saldamente nella squadra americana. Alla conferenza stampa che seguì, Biden disse con aria di sfida: “Se la Russia invade . . . non ci sarà più un NordStream 2. Porremo fine a tutto ciò”.

Venti giorni prima, in un briefing del Dipartimento di Stato il sottosegretario Nuland consegnava essenzialmente lo stesso messaggio, che ha ricevuto poca copertura da parte della stampa. "Voglio essere molto chiara con voi oggi", disse in risposta a una domanda. "Se la Russia invade l'Ucraina, in un modo o nell'altro il Nord Stream 2 non andrà avanti".


 

Molti di coloro che erano stati coinvolti nella pianificazione della missione del gasdotto rimasero costernati da quelli che consideravano riferimenti indiretti all'attacco.

"Era come piazzare sul terreno una bomba atomica a Tokyo e dire ai giapponesi che l'avremmo fatta esplodere", ha detto la fonte. “Il piano prevedeva che le opzioni dovessero essere eseguite dopo l'invasione e non pubblicizzate pubblicamente. Biden semplicemente non l'aveva capito o l'ha volutamente ignorato."

Le indiscrezioni di Biden e Nuland, se di questo si è trattato, forse avevano scoraggiato alcuni dei pianificatori. Ma avevano anche creato un'opportunità. Secondo la fonte, alcuni degli alti funzionari della CIA stabilirono che far saltare in aria il gasdotto "non avrebbe più potuto essere considerata un'operazione sotto copertura, perché il Presidente aveva appena annunciato pubblicamente che sapevamo come farlo".

Il piano per far saltare in aria Nord Stream 1 e 2 fu declassificato da operazione segreta che richiedeva che il Congresso fosse informato, a operazione di intelligence altamente riservata con il supporto militare degli Stati Uniti. Secondo la legge, ha spiegato la fonte, “non c'era più l'obbligo giuridico di riferire l'operazione al Congresso. Tutto quello che dovevano fare ora era semplicemente farlo, ma doveva rimanere segreto. I russi hanno una straordinaria capacità di sorveglianza sul Mar Baltico".

I membri del gruppo di lavoro dell'Agenzia non avevano contatti diretti con la Casa Bianca ed erano ansiosi di scoprire se il presidente intendesse veramente quello che aveva detto, cioè se la missione fosse da considerarsi ormai avviata. La fonte ha ricordato: "Bill Burns ritornò e disse: 'Fatelo'".

 

L'OPERAZIONE

La Norvegia era la base perfetta per la missione.

Negli ultimi anni di crisi est-ovest, l'esercito americano aveva notevolmente ampliato la sua presenza all'interno della Norvegia, il cui confine occidentale corre per 1.400 miglia lungo l'Oceano Atlantico settentrionale e si unisce sopra il circolo polare artico con la Russia. Il Pentagono creò posti di lavoro e contratti molto ben pagati, dando luogo ad alcune controversie a livello locale, con investimenti di centinaia di milioni di dollari per aggiornare ed espandere le strutture della Marina e dell'Aeronautica americana in Norvegia. Il nuovo investimento includeva, soprattutto, un avanzato radar ad apertura sintetica molto a nord, che era in grado di penetrare in profondità nel territorio della Russia, entrato in funzione proprio quando la comunità dell'intelligence americana perse l'accesso a una serie di siti di ascolto a lungo raggio all'interno della Cina.

Una base sottomarina americana completata di recente, che era in costruzione da anni, diventò operativa e diversi sottomarini americani erano ora in grado di lavorare a stretto contatto con i loro colleghi norvegesi per monitorare e spiare un'importante base nucleare russa 250 miglia a est, sulla Penisola di Kola. L'America ampliò anche notevolmente una base aerea norvegese nel nord e consegnò all'aeronautica norvegese una flotta di aerei da pattuglia P8 Poseidon costruiti da Boeing per rafforzare la sua attività di spionaggio a lungo raggio su tutto ciò che riguardava la Russia.

In cambio, lo scorso novembre il governo norvegese fece arrabbiare i liberali e alcuni moderati in parlamento approvando il  Supplementary Defense Cooperation Agreement (SDCA). In base al nuovo accordo, gli Stati Uniti avrebbero avuto giurisdizione, in alcune "aree concordate" al Nord, sulle accuse per crimini commessi dai soldati americani al di fuori della base, nonché su quei cittadini norvegesi accusati o sospettati di interferire con il lavoro nella base.

La Norvegia era stata uno dei primi firmatari del Trattato NATO nel 1949, nei primi giorni della Guerra Fredda. Oggi, il comandante supremo della NATO è Jens Stoltenberg, un convinto anticomunista, che è stato primo ministro norvegese per otto anni prima di passare al suo alto incarico NATO, con il sostegno americano, nel 2014. Molto intransigente su tutto ciò che riguarda Putin e la Russia, aveva collaborato con la comunità dell'intelligence americana sin dalla guerra del Vietnam. Da allora ha goduto di completa fiducia. "È il guanto che si adatta alla mano americana", ha detto la fonte.

Tornati a Washington, i pianificatori sapevano che dovevano andare in Norvegia. "I norvegesi odiavano i russi e la marina norvegese era piena di orgogliosi marinai e sommozzatori che avevano generazioni di esperienza nell'esplorazione altamente redditizia di petrolio e gas in acque profonde", ha detto la fonte. Ci si poteva anche fidare di loro per mantenere segreta la missione. (I norvegesi avevano anche altri interessi: la distruzione del Nord Stream, se gli americani l’avessero realizzata, avrebbe consentito alla Norvegia di vendere una quantità di gran lunga superiore del proprio gas naturale all'Europa.)

A marzo, alcuni membri della squadra sono volati in Norvegia per incontrare i servizi segreti e la marina norvegesi. Una delle questioni più importanti era quale esattamente fosse il punto migliore del Mar Baltico per piazzare gli esplosivi. Il Nord Stream 1 e 2, ciascuno con due serie di gasdotti, si dirigevano verso il porto di Greifswald, nell'estremo nord-est della Germania, separati tra loro per gran parte del percorso da poco più di un miglio.

La marina norvegese trovò velocemente il punto giusto, nelle acque poco profonde del Mar Baltico a poche miglia dall'isola danese di Bornholm. Le condutture correvano a più di un miglio di distanza lungo un fondale marino profondo solo 260 piedi. Questo sarebbe stato perfettamente alla portata dei subacquei, che, operando da un cacciatore di mine norvegese di classe alta, si sarebbero immersi con una miscela di ossigeno, azoto ed elio che fuoriusciva dai loro serbatoi e avrebbero piazzato cariche di C4 sulle quattro condutture con coperture protettive in cemento. Sarebbe stato un lavoro noioso, dispendioso in termini di tempo e pericoloso, ma le acque al largo di Bornholm avevano un altro vantaggio: non c'erano grandi correnti di marea, cosa che avrebbe potuto rendere molto più difficili le immersioni.

 


Dopo un po' di ricerche, gli americani furono tutti d'accordo.

A questo punto entrò di nuovo in gioco l'oscuro gruppo di immersioni profonde della Marina a Panama City. Le scuole di immersione in acque profonde di Panama City, i cui tirocinanti avevano partecipato a Ivy Bells, sono viste come un luogo sperduto e poco appetibile dai diplomati d'élite dell'Accademia navale di Annapolis, che in genere vanno in cerca di gloria e desiderano far parte di forze speciali, come piloti di caccia o sommergibilisti. Se si deve diventare una "Black Shoe", cioè un membro del meno attrattivo comando di navi di superficie, c'è sempre almeno un servizio su un cacciatorpediniere, un incrociatore o una nave anfibia. La meno affascinante in assoluto è la ‘guerra di mine’. I sommozzatori non compaiono mai nei film di Hollywood o sulle copertine delle riviste più popolari.

"I migliori subacquei con qualifiche di immersione profonda sono una comunità ristretta, solo le vere eccellenze sono state reclutate per l'operazione ed è stato detto loro di tenersi pronti per la convocazione da parte della CIA a Washington", ha detto la fonte.

Ma c'era un'altra preoccupazione: qualsiasi attività subacquea insolita nelle acque al largo di Bornholm avrebbe potuto attirare l'attenzione delle marine svedesi o danesi, che avrebbero potuto segnalarla.

La Danimarca era stata anche uno dei primi firmatari del trattato NATO ed era nota nella comunità dell'intelligence per i suoi legami speciali con il Regno Unito. La Svezia aveva presentato domanda di adesione alla NATO e aveva dimostrato grande abilità nella gestione dei suoi sistemi di sensori magnetici e sonori sottomarini, che potevano tracciare con successo i sottomarini russi che occasionalmente si presentavano nelle acque remote dell'arcipelago svedese, costringendoli a risalire in superficie.

I norvegesi si unirono agli americani nell'insistere affinché alcuni alti funzionari in Danimarca e Svezia venissero informati in termini generali su una possibile attività subacquea nell'area. In tal modo, qualcuno più in alto grado avrebbe potuto intervenire e mantenere il rapporto fuori dalla catena di comando, isolando così il funzionamento del gasdotto. "Ciò che è stato detto loro e ciò che essi sapevano era volutamente diverso", mi ha detto la fonte. (L'ambasciata norvegese, invitata a commentare questa storia, non ha risposto.)

I norvegesi sono stati fondamentali per risolvere altri ostacoli. La marina russa era nota per possedere una tecnologia di sorveglianza in grado di individuare e innescare mine sottomarine. Gli ordigni esplosivi americani dovevano essere camuffati in modo da farli apparire al sistema russo come parte dello sfondo naturale, cosa che richiedeva un adattamento alla specifica salinità dell'acqua. I norvegesi avevano una soluzione.

I norvegesi avevano anche una soluzione per la questione cruciale di quando l'operazione avrebbe dovuto aver luogo. Ogni giugno, negli ultimi 21 anni, la sesta flotta americana, la cui nave ammiraglia ha sede a Gaeta, in Italia, a sud di Roma, sponsorizza un'importante esercitazione NATO nel Mar Baltico, coinvolgendo decine di navi alleate in tutta la regione. L'attuale esercitazione, che si sarebbe tenuta a giugno, era nota come Baltic Operations 22, o BALTOPS 22. I norvegesi proposero questa come copertura ideale per posare le mine.

Gli americani fornirono un elemento fondamentale: convinsero i pianificatori della sesta flotta ad aggiungere al programma un’esercitazione di ricerca e sviluppo. L'esercitazione, come reso noto dalla Marina Militare, coinvolgeva la Sesta Flotta in collaborazione con i "centri di ricerca e guerra" della Marina. L'evento in mare si sarebbe tenuto al largo della costa dell'isola di Bornholm e avrebbe coinvolto squadre NATO di sommozzatori che posano mine, con squadre in competizione che utilizzano la più recente tecnologia subacquea per trovarle e distruggerle.

Era sia una utile esercitazione che una copertura geniale. I ragazzi di Panama City avrebbero fatto le loro cose e gli esplosivi C4 sarebbero stati posizionati entro la fine di BALTOPS22, con un timer di 48 ore collegato. Alla prima esplosione tutti gli americani e i norvegesi se ne sarebbero già andati via da tempo. 

Si contavano i giorni alla rovescia. "Il tempo stringeva e ci stavamo avvicinando al compimento della missione", racconta la fonte.

E poi: Washington ci ha ripensato. Le bombe sarebbero state sempre piazzate durante l’esercitazione BALTOPS, ma la Casa Bianca temeva che una finestra di due giorni per la loro detonazione sarebbe stata troppo vicina alla fine dell'esercitazione, e sarebbe stato ovvio che l'America era coinvolta.

Ora, la Casa Bianca aveva una nuova richiesta: "I ragazzi sul campo possono trovare un modo per far saltare le condutture più avanti, a comando?"

Alcuni membri del team furono molto irritati e frustrati dall'apparente indecisione del presidente. I sommozzatori di Panama City si erano ripetutamente esercitati a posare il C4 sui gasdotti, come avrebbero fatto durante BALTOPS, ma ora il team in Norvegia doveva trovare un modo per soddisfare la richiesta di Biden: come portare a termine l’operazione in un tempo di sua scelta.

La richiesta di un cambiamento arbitrario dell'ultimo minuto è una cosa che la CIA è abituata a gestire. Ma offriva anche nuovo spazio alle preoccupazioni, condivise da alcuni, sulla necessità, e sulla legittimità, dell'intera operazione.

Gli ordini segreti del Presidente evocavano anche il dilemma della CIA nei giorni della guerra del Vietnam, quando il presidente Johnson, di fronte al sentimento che cresceva contro la guerra, ordinò all'Agenzia di violare il suo statuto - che le vietava specificamente di operare all'interno degli Stati Uniti – per spiare i leader pacifisti e determinare se fossero controllati dalla Russia comunista.

L'agenzia alla fine acconsentì, e per tutti gli anni '70 divenne chiaro fino a che punto fosse stata disposta a spingersi. Ci furono successive rivelazioni sui giornali all'indomani degli scandali Watergate sullo spionaggio dell'Agenzia sui cittadini americani, sul suo coinvolgimento nell'assassinio di leader stranieri e nel rovesciamento del governo socialista di Salvador Allende.

Quelle rivelazioni portarono a una drammatica serie di audizioni al Senato, a metà degli anni '70, guidate da Frank Church dell'Idaho, che resero chiaro come Richard Helms, all'epoca direttore dell'Agenzia, fosse stato convinto di avere l'obbligo di fare ciò che il Presidente chiedeva, anche se ciò significava violare la legge.

In una testimonianza inedita a porte chiuse, Helms spiegò mestamente che "hai quasi un'’Immacolata Concezione’ quando fai qualcosa sotto gli ordini segreti di un Presidente. Che sia giusto o sbagliato, [la CIA] lavora secondo regole diverse rispetto a qualsiasi altra parte del governo". Stava essenzialmente dicendo ai senatori che lui, come capo della CIA, credeva di star lavorando per la Corona, e non per la Costituzione.

Gli americani che hanno lavorato in Norvegia hanno operato secondo la stessa dinamica e hanno diligentemente iniziato a lavorare al nuovo problema: come far esplodere a distanza gli esplosivi C4 dietro ordine di Biden. Era un incarico molto più impegnativo di quanto potessero comprendere quelli di Washington. Non c'era modo per la squadra in Norvegia di sapere quando il Presidente avrebbe premuto il pulsante. Sarebbe stato tra poche settimane, tra molti mesi o tra sei mesi o più?

Il C4 collegato alle condutture sarebbe stato attivato da una boa sonar lanciata da un aereo con breve preavviso, ma la procedura prevedeva la più avanzata tecnologia di elaborazione del segnale. Una volta installati, i dispositivi di temporizzazione ritardata collegati a una qualsiasi delle quattro condutture avrebbero potuto essere attivati accidentalmente dal complesso mix di rumori di fondo dell'oceano, in tutto il Mar Baltico pesantemente trafficato: da navi vicine e lontane, da trivellazioni sottomarine, eventi sismici, onde e persino creature marine. Per evitare ciò, la boa del sonar, una volta posizionata, avrebbe emesso una sequenza di suoni tonali unici a bassa frequenza, molto simili a quelli emessi da un flauto o da un pianoforte, che sarebbero stati riconosciuti dal dispositivo a tempo e, dopo un'ora di ritardo prestabilita, avrebbe innescato gli esplosivi. ("Ci vuole un segnale sufficientemente forte, in modo che nessun altro segnale possa inviare accidentalmente un impulso che faccia esplodere le mine", mi è stato detto dal dottor Theodore Postol, professore emerito di scienze, tecnologia e politica di sicurezza nazionale al MIT. Postol, che ha servito come consigliere scientifico del capo delle operazioni navali del Pentagono, ha affermato che il problema che il gruppo doveva affrontare in Norvegia a causa della richiesta di Biden di ritardare i tempi era una questione di fortuna: "Più a lungo gli esplosivi restano in acqua, maggiore è il rischio di un segnale che potrebbe innescare le bombe.”)

Il 26 settembre 2022, un aereo di sorveglianza P8 della Marina norvegese ha effettuato un volo apparentemente di routine e ha sganciato una boa sonar. Il segnale si è diffuso sott'acqua, inizialmente al Nord Stream 2 e poi al Nord Stream 1. Poche ore dopo, gli esplosivi C4 ad alta potenza sono stati innescati e tre dei quattro gasdotti sono stati messi fuori servizio. Nel giro di pochi minuti, pozze di gas metano rimaste nelle condutture otturate potevano essere viste diffondersi sulla superficie dell'acqua, e il mondo ha appreso che era accaduto qualcosa di irreversibile.


APPENDICE

Subito dopo il bombardamento del gasdotto, i media americani lo hanno trattato come un mistero irrisolto. La Russia è stata ripetutamente indicata come probabile colpevole, sulla base di fughe di notizie calcolate da parte della Casa Bianca, ma senza mai stabilire un motivo chiaro per un simile atto di autosabotaggio, al di là del semplice scopo punitivo. Pochi mesi dopo, quando è emerso che le autorità russe stavano raccogliendo stime sui costi di riparazione dei gasdotti, il New York Times ha descritto la notizia come una "complicazioni delle teorie su chi stesse dietro" l'attacco. Nessun grande quotidiano americano ha approfondito le precedenti minacce ai gasdotti fatte da Biden e dal sottosegretario di Stato Nuland.

Sebbene non sia mai stato chiaro il motivo per cui la Russia avrebbe cercato di distruggere il proprio redditizio gasdotto, una motivazione più significativa per l'azione del Presidente è venuta dal Segretario di Stato Blinken.

Lo scorso settembre, interrogato in una conferenza stampa  sulle conseguenze del peggioramento della crisi energetica nell'Europa occidentale, Blinken ha descritto il momento come potenzialmente positivo:

È una straordinaria opportunità per rimuovere una volta per tutte la dipendenza dall'energia russa e quindi togliere a Vladimir Putin l'uso dell'energia come arma per portare avanti i suoi piani imperiali. Questo è molto significativo e offre enormi opportunità strategiche per gli anni a venire, ma nello stesso tempo siamo determinati a fare tutto il possibile per assicurarci che le conseguenze di tutto ciò non siano a carico dei cittadini del nostro paese o del resto del mondo."

Più di recente, Victoria Nuland ha espresso soddisfazione per la chiusura del nuovo gasdotto. Testimoniando a un'audizione della commissione per le relazioni estere del Senato alla fine di gennaio, ha detto al senatore Ted Cruz: "Come te, anch’io, e penso anche l'amministrazione, sono molto gratificata di sapere che Nord Stream 2 sia ora, come dici tu, un rottame di metallo in fondo al mare”.

La fonte aveva una visione molto più disinvolta della decisione di Biden di sabotare più di 1500 miglia di gasdotto Gazprom con l'avvicinarsi dell'inverno. “Bene”, ha detto, parlando del Presidente, “devo ammettere che il ragazzo ha un bel paio di palle. Ha detto che lo avrebbe fatto, e l’ha fatto".

Alla domanda sul perché secondo lui i russi non avessero risposto, ha detto cinicamente: “Forse vorrebbero essere capaci di fare le stesse cose che hanno fatto gli Stati Uniti”.

"È stata una bellissima storia sotto copertura", ha continuato. “C'era dietro un'operazione nascosta che ha coinvolto esperti nel campo e apparecchiature che operavano su un segnale segreto.

"L'unico difetto è stata la decisione di farlo."

 

05/02/23

Zero Hedge - Una lettura alternativa della storia del "pallone spia" cinese: una crisi ‘costruita’



Zero Hedge riporta un bel Thread su Twitter di @RnaudBertrand che offre una lettura semplicemente realistica della vicenda del pallone aerostatico cinese - che è poi finito 'valorosamente abbattutto' da un missile americano.  Ma purtroppo realismo e ragionevolezza non hanno molto riscontro in tempi di follia. 


di Tyler Durden, 5 febbraio 2023

Da venerdì a sabato le continue notizie sulla guerra Ucraina-Russia sono state messe in pausa, e l'attenzione dell’opinione pubblica americana è stata temporaneamente assorbita dalla bizzarra saga del "pallone spia" cinese. Una storia diventata sempre più drammatica di ora in ora, fino a quando il pallone non è stato abbattuto dal Pentagono sull'Oceano Atlantico.

Ma in realtà sono pochi coloro che si stanno ponendo le necessarie e più approfondite domande sulla tempistica. Dato che questa ultima crisi del pallone ha coperto tutti i notiziari 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e si è poi rivelata una bufala completa (ricordate la bufala del "ragazzo del palloncino" del 2009 che ha lasciato il mondo in sospeso e senza fiato ricevendo una copertura mediatica continua?), il contesto in cui è avvenuta questa storia del pallone cinese e la domanda ‘cui bono’ meritano un approfondimento...


* * *

L'imprenditore e commentatore geopolitico Arnaud Bertrand, da occidentale che ha trascorso molti anni in Cina e spesso tenta di correggere i resoconti spesso fuorvianti della stampa mainstream, offre qui di seguito una "visione alternativa" degli eventi che si stanno rapidamente svolgendo [grassetto di ZH)...

* * *

"Mi sono preso un po' di tempo per analizzare la storia del "pallone spia", come viene rappresentata negli Stati Uniti e la risposta della Cina" così Bertrand inizia un lungo thread

"Come vedrete, più ci si pensa e più si rimane sbalorditi dalla totale assurdità dell'intera faccenda".

 


Innanzitutto, la storia vista dagli Stati Uniti.

La Cina ha inviato un "pallone spia" che sorvola su siti statunitensi altamente strategici. Ha scelto di spiare questi siti con un grande pallone ben visibile (secondo quanto riportato, “grande come tre scuolabus”), che chiunque può vedere ad occhio nudo da terra, per “dimostrare di avere le capacità di farlo”, pur avendo un pletora di altri modi più discreti per spiare, come satelliti o droni invisibili.

Non è chiaro se qualcuno dubiti del fatto che la Cina sia in grado di padroneggiare la tecnologia di questi palloni aerostatici equipaggiati con dispositivi in grado di registrare dei dati, e la Cina abbia quindi avuto bisogno di dimostrare questa capacità... La Cina ha scelto quindi di fare questa dimostrazione alla vigilia della visita del Segretario di Stato Blinken in Cina, dove era stato invitato, e poche ore dopo la segnalazione Blinken avrebbe dovuto anche incontrarsi con Xi, in un incontro ad alto livello mai concesso a nessun Segretario di Stato americano da anni.

La storia quindi è che la Cina ha scelto di bloccare un incontro con il proprio presidente e di sabotare i propri sforzi di distensione nel conflitto USA-Cina... Il Pentagono ha affermato di aver "seguito il pallone per un bel po' di tempo" e che non era la prima volta che si verificava un incidente del genere, ma questa volta - per motivi poco chiari - si è scelto di fare un annuncio pubblico. Di conseguenza, Blinken ha annunciato di aver deciso di rinviare il suo viaggio in Cina.

Ora la storia dal lato cinese. 

Per loro si tratta di un incidente casuale, essendo il pallone "un dirigibile civile utilizzato per scopi di ricerca, principalmente meteorologici" che "ha deviato molto dalla sua rotta pianificata" a causa di forti "Westerlies" (vento che scorre da ovest a est) e della sua "limitata capacità di autogoverno”, essendo la caratteristica principale di un pallone del genere ovviamente di poter solo salire o scendere.


Un articolo su Washington Post sembra confermarlo, citando "esperti in sicurezza nazionale e aerospaziale [che] hanno affermato che il velivolo sembra avere le caratteristiche dei palloni ad alta quota utilizzati dai paesi sviluppati di tutto il mondo per le previsioni meteorologiche".

 


Lo stesso Pentagono ha affermato che "il mezzo non offrirebbe molto in termini di sorveglianza che la Cina non potrebbe raccogliere attraverso i satelliti spia" e che "il pallone non rappresentava una seria minaccia fisica o di intelligence".

Vale a dire, lo stesso Pentagono afferma che non avrebbe alcun senso per la Cina utilizzare un pallone aerostatico come questo per scopi di intelligence, quando dispone di satelliti. Il che fa sorgere in primo luogo la domanda sul perché abbiano deciso di farne un grosso problema...

Potete stabilire voi stessi quale storia abbia più senso... L'assoluta ridicolaggine di questo ennesimo episodio di "paura rossa" è assolutamente ovvia per chiunque abbia un briciolo di buon senso. A parte che, purtroppo, il buon senso sembra essere un bene estremamente scarso al giorno d'oggi.

Inoltre, come spesso accade, la vera storia sta probabilmente in primo luogo nel motivo per cui questa storia è diventata una storia.

E il contesto importante qui è ovviamente la visita di Blinken in Cina, che avrebbe potuto - si può sempre sognare - rappresentare un passo verso una qualche forma di distensione nei rapporti Cina-USA. Era abbastanza facilmente prevedibile che una storia come questa, alla vigilia del viaggio, avrebbe reso politicamente molto difficile per Blinken poterci andare.

 


Quindi un'ipotesi plausibile è che tutto l’episodio sia un tentativo da parte di alcuni poteri all’interno degli Stati Uniti di impedire qualsiasi distensione USA-Cina. Un'ipotesi alternativa, molto meno probabile, è che siano dei poteri interni cinesi a cercare di fare la stessa cosa, inviando questo grosso pallone.

Quest'ultima è improbabile perché:

a) La Cina ha il tempo dalla sua parte, quindi guadagna dalla riduzione delle tensioni con gli Stati Uniti e non c'è nessuna "fazione" evidente in Cina che sostenga il contrario.

b) Sarebbe un immenso rischio per chiunque in Cina fare qualcosa del genere, in quanto sarebbe senza dubbio visto come un atto di alto tradimento con gravi conseguenze.

c) Ancora una volta, palloni aerostatici come questo in particolare non possono essere guidati, quindi...

Pianificare l'invio di un pallone come questo dalla Cina verso un luogo preciso sopra il territorio degli Stati Uniti, in primo luogo non è nemmeno fattibile. L'ipotesi finale, che ritengo sia anche piuttosto probabile, è che si tratti di una serie di sfortunati eventi senza nessun intento malevolo da parte di nessuno.

1) Il pallone devia dalla rotta ed entra nello spazio aereo degli Stati Uniti,

2) la gente lo vede e il Pentagono sente di doverne dare comunicazione.

3) i media, indossando il loro solito distintivo "Cina cattiva", decidono di puntare tutto sull'allarmismo,

4) l'opposizione politica e i falchi cinesi saltano sul carrozzone,

5) l'amministrazione sente di non avere altra scelta che annullare il viaggio e non ha il coraggio politico di dire che "è solo un pallone andato alla deriva".

Be’, immagino che in questo scenario ci sia effettivamente della malizia da parte dei media e dei politici e dei membri del cerchio più allargato, ma è una "malizia naturale", per così dire, che coglie al volo un'occasione d'oro per fare dell’allarmismo.

Conclusione: comunque la si veda, questa storia è assolutamente vergognosa, un triste riflesso dei tempi folli in cui viviamo, quando invece di prendersi il tempo per considerare attentamente i fatti e applicare la ragionevolezza e il buon senso, scegliamo invece, come società, di suscitare paura e ostilità.

02/02/23

John Elmer - Blinken ammette che la guerra è persa e apre ad accordi per il dopoguerra



John Elmer - che può essere considerato il decano dei giornalisti corrispondenti da Mosca per la sua lunga carriera e grande esperienza sul campo - commenta (riportandola anche integralmente) l'intervista al segretario di Stato americano Antony Blinken pubblicata sul Washington Post il 24 gennaio, in cui per la prima volta gli USA 
cominciano a delineare un piano per il dopoguerra che prevede delle 'concessioni' alla Russia, pur presentandolo in maniera da salvare la faccia.    


di John Elmer (@bears_with), Mosca, 25 gennaio 2023

David Ignatius (immagine principale, a sinistra) è stato per tutta la sua lunga carriera un portavoce del Dipartimento di Stato americano. È appena stato chiamato dall'attuale Segretario di Stato Antony Blinken (a destra) per trasmettere un nuovo messaggio urgente al Presidente Vladimir Putin, al Consiglio di Sicurezza e allo Stato Maggiore di Mosca.

Per la prima volta dall'inizio dell'operazione militare speciale lo scorso anno, il partito della guerra a Washington offre delle concessioni agli obiettivi di sicurezza della Russia in modo esplicito e diretto, senza interferenze degli ucraini. 

Le condizioni che Blinken ha detto a Ignatius di pubblicare sono apparse nell'edizione del 25 gennaio del Washington Post. Il paywall può essere evitato continuando a leggere qui di seguito.

Le concessioni territoriali che Blinken sta offrendo includono Crimea, Donbass e Zaporozhye, Kherson, definiti "ponte terrestre che collega Crimea e Russia". A ovest del fiume Dnepr, a nord intorno a Kharkov e a sud intorno a Odessa e Nikolaev, Blinken ha presentato per la prima volta l'accettazione da parte degli Stati Uniti di "uno status demilitarizzato" per l'Ucraina. Inoltre, vi è l'accordo degli Stati Uniti per limitare il dispiegamento degli HIMARS, dei veicoli da combattimento di fanteria statunitensi e NATO e dei carri armati Abrams e Leopard in una zona nell'Ucraina occidentale da cui possono "manovrare ... come deterrente contro futuri attacchi russi".

Questa è l'offerta di un compromesso - partizione attraverso una zona demilitarizzata (DMZ) nell'est dell'Ucraina in cambio dell'arresto dell'offensiva russa pianificata che distruggebbe le fortificazioni, gli snodi ferroviari, gli accampamenti delle truppe e gli aeroporti a ovest, tra i confini della Polonia e  della Romania, Kiev e Lvov,  e Blinken propone a entrambe le parti un esito che possa essere "una pace giusta e duratura che sostenga l'integrità territoriale dell'Ucraina". 

Nella proposta di accordo di Blinken c'è anche l'offerta di un accordo diretto USA-Russia su “un eventuale equilibrio militare del dopoguerra”; “nessuna terza guerra mondiale”; e nessuna adesione ucraina alla NATO con "garanzie di sicurezza simili all'articolo 5 del Trattato NATO".

Blinken ha anche detto al Washington Post di annunciare che gli Stati Uniti rispetteranno "la linea rossa di Putin per l'escalation nucleare" e accetteranno la "forza di riserva russa che include bombardieri strategici, alcune armi guidate di precisione e, naturalmente, armi nucleari tattiche e strategiche.

Il Presidente Putin ha fatto giusto un accenno alla risposta russa, che ha discusso con lo Stavka (l'alto comando delle forze armate russe, ndte il Consiglio di sicurezza la scorsa settimana.

Mercoledì, poche ore dopo la pubblicazione di Blinken, a un incontro con gli studenti universitari Putin ha detto [in risposta a uno studente]: "Penso che le persone come te comprendano nella maniera più chiara e precisa la necessità di ciò che la Russia sta facendo ora per sostenere i nostri cittadini in questi territori, tra cui Lugansk, Donetsk, l'area del Donbass nel suo insieme e Kherson e Zaporozhye. L'obiettivo, come ho spiegato molte volte, è principalmente proteggere il popolo e la Russia dalle minacce che stanno cercando di creare per noi nei territori che storicamente ci sono adiacenti. Non possiamo permetterlo. Quindi, è estremamente importante quando i giovani come te difendono gli interessi della loro piccola e grande Patria con le armi in mano e lo fanno consapevolmente”.

Ora continuate a leggere, con molta attenzione, comprendendo che nulla di ciò che un funzionario americano dice, men che meno per bocca di Blinken, Ignatius e il Washington Post, può essere considerato attendibile dai russi; e comprendendo che ciò che Putin e lo Stavka intendono per “territori storici adiacenti” e “piccola e grande Patria”  è abbastanza chiaro.

Leggete ciò che Blinken ha detto a Ignatius di pubblicare, prima che Putin mandasse la sua risposta. I termini della propaganda sono stati evidenziati in grassetto per indicare le posizioni pubbliche da cui Blinken sta cercando di ritirarsi mantenendo la faccia.





Blinken riflette sull'ordine del dopoguerra in Ucraina


di David Ignatius, 24 gennaio 2023

"L'amministrazione Biden, convinta che Vladimir Putin abbia fallito nel suo tentativo di cancellare l'Ucraina, ha iniziato a pianificare un eventuale equilibrio militare per il dopoguerra che aiuterà Kiev a scoraggiare qualsiasi riedizione della brutale invasione russa.

Questo lunedì, in un'intervista al Dipartimento di Stato, il segretario di Stato Antony Blinken ha delineato la sua strategia per la fine della guerra in Ucraina e la deterrenza del dopoguerra. La conversazione ha offerto un'insolita disamina di alcune delle questioni più delicate relative alla risoluzione del conflitto ucraino che ha minacciato l'ordine globale.

Blinken ha elogiato esplicitamente il sostegno militare della Germania all'Ucraina in un momento in cui Berlino viene duramente contestata da altri alleati della NATO per non aver fornito rapidamente i carri armati Leopard a Kiev. Quando è iniziata la guerra, ha detto Blinken, "nessuno avrebbe potuto prevedere l'entità del sostegno militare della GermaniaQuesto è un cambiamento epocale che dovremmo riconoscere".

Egli ha anche sottolineato la determinazione del presidente Biden a evitare un conflitto militare diretto con la Russia, anche se le armi statunitensi aiutano a 'polverizzare' la forza d'invasione di Putin. "Biden ha sempre sottolineato con forza che una delle sue esigenze in Ucraina è che non ci sia la terza guerra mondiale", ha detto Blinken.

Il colossale fallimento della Russia nel raggiungere i suoi obiettivi militari, ritiene Blinken, dovrebbe ora spronare gli Stati Uniti e i suoi alleati a iniziare a pensare alla situazione dell'Ucraina del dopoguerra e a come creare una pace giusta e duratura che sostenga l'integrità territoriale dell'Ucraina e le permetta di scoraggiare ogni futura aggressione e, se necessario, difendersi. In altre parole, la Russia non dovrebbe essere in grado di tirare il fiato, riorganizzarsi e attaccare di nuovo.

Il quadro di deterrenza di Blinken si discosta in qualche modo dalle discussioni dello scorso anno con Kiev sulle garanzie di sicurezza come l'articolo 5 della NATO. Piuttosto che un impegno formale derivante dal trattato, alcuni funzionari statunitensi sono sempre più convinti che la chiave sia dare all'Ucraina gli strumenti di cui ha bisogno per difendersi. La sicurezza sarà garantita da potenti sistemi d'arma, in particolare mezzi pesanti e difesa aerea, insieme ad un'economia forte e non corrotta e l’adesione all'Unione europea.

L'attuale enfasi del Pentagono nel fornire a Kiev armi e addestramento per manovre di guerra riflette questo obiettivo di deterrenza a lungo termine. "L'importanza delle armi di manovra non consiste solo nel dare all'Ucraina la forza di riconquistare territori, ma anche come deterrente contro futuri attacchi russi", ha spiegato un funzionario del Dipartimento di Stato che conosce bene il pensiero di Blinken. "La manovra è il futuro".

La conversazione con Blinken ha offerto alcuni spunti sulle intense discussioni che si sono svolte per mesi all'interno dell'amministrazione su come porre fine alla guerra in Ucraina e mantenere la pace in futuro. La formula standard dell'amministrazione è che tutte le decisioni devono essere prese in ultima analisi dall'Ucraina, e Blinken ha ribadito questa linea. Egli sostiene anche il desiderio dell'Ucraina di ottenere quest'anno significativi successi sul campo di battaglia. Ma il Dipartimento di Stato, il Pentagono e il Consiglio di sicurezza nazionale stanno anche pensando al futuro.

La Crimea è un particolare tema di discussione. È opinione diffusa a Washington e a Kiev che riconquistare la Crimea con la forza militare possa essere impossibile. Qualsiasi avanzata militare ucraina quest'anno nell'oblast di Zaporizhzhia, il lembo di terra che collega la Crimea e la Russia, potrebbe minacciare il controllo russo. Ma una campagna ucraina a tutto campo per impadronirsi della penisola di Crimea non è realistica, credono molti funzionari statunitensi e ucraini. E questo è in parte dovuto al fatto che Putin ha fatto intendere che un assalto alla Crimea sarebbe la scintilla per l'escalation nucleare.

L'amministrazione condivide l'insistenza dell'Ucraina sul fatto che la Crimea, conquistata dalla Russia nel 2014, alla fine dovrà essere restituita. Ma nel breve periodo ciò che è cruciale per Kiev è che la Crimea non serva più come base per gli attacchi contro l'Ucraina. Una formula interessante sarebbe uno status smilitarizzato, con un rinvio delle questioni relative al controllo politico finale. I funzionari ucraini mi hanno detto l'anno scorso di aver discusso di tale possibilità con l'amministrazione.

Mentre Blinken soppesa le diverse opzioni in Ucraina, sembra meno preoccupato per i rischi di escalation rispetto ad alcuni osservatori. Ciò è in parte dovuto al fatto che egli è convinto che la Russia sia frenata dalla potenza schiacciante della NATO. "Putin continua a mantenere delle riserve a causa del suo falso timore che la NATO possa attaccare la Russia", ha spiegato il funzionario vicino al pensiero di Blinken. Questa forza di riserva russa comprende bombardieri strategici, alcune armi di precisione e, naturalmente, armi nucleari tattiche e strategiche.

Il rifiuto di Blinken di criticare la Germania sulla questione della fornitura dei carri armati Leopard illustra quello che è stato più di un anno di lavoro per la gestione dell'alleanza al fine di impedire la frattura della coalizione filo-ucraina. Blinken ha impegnato centinaia di ore - al telefono, in riunioni video e in viaggi all'estero - per mantenere intatta questa coalizione.

Questa coesione diventerà ancora più importante man mano che la guerra in Ucraina procederà verso la sua fine. Quest'anno, l'Ucraina e i suoi alleati continueranno a combattere per scacciare gli invasori russi. Ma come negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, è già iniziata la pianificazione dell'ordine del dopoguerra e la costruzione di un sistema di alleanze militari e politiche in grado di ripristinare e mantenere la pace che la Russia ha infranto."

 


 

Evidenziata in grassetto nel testo di Blinken c'è la frase "un'economia forte e non corrotta e l'adesione all'Unione europea". Questo è il messaggio di Blinken al Cremlino che gli Stati Uniti vogliono preservare l'economia agricola dell'Ucraina, i suoi porti di esportazione del grano e gli accordi commerciali concordati con l'Unione Europea prima della guerra. È anche il riconoscimento di Blinken che la mossa di Vladimir Zelensky all'inizio di questa settimana per forzare le dimissioni e il licenziamento di alti funzionari significa che gli Stati Uniti stanno conducendo il gioco a Kiev e Lvov.




Nulla viene rivelato nell'offerta di Blinken "per la fine della guerra in Ucraina e la deterrenza del dopoguerra" su come e chi, da parte statunitense e russa, negozierà direttamente sui dettagli. Invece, c'è il suggerimento che se i russi accettano di fidarsi degli americani e ritardare l'offensiva pianificata, e se consentono che le linee ferroviarie tra la Polonia e Lvov rimangano aperte, gli americani ricambieranno mantenendo le consegne dei carri armati Abrams e Leopard in campi verificabili a ovest di Kiev.

Come i funzionari russi hanno chiarito per mesi, non ci si può fidare dei termini degli accordi scritti con gli Stati Uniti, e tanto meno delle parole di Blinken. Un analista militare indipendente ben informato commenta le opzioni russe: "La migliore risposta è continuare l'operazione militare speciale, distruggere l'esercito ucraino nelle sacche in cui si trova attualmente, completare la de-elettrificazione e la distruzione della logistica, quindi prendere tutto a est del Dnepr o istituire de facto una zona demilitarizzata, inclusa Kharkov. Non ci si può fidare di Blinken e degli altri se pensano di avere la possibilità di prendere tempo. I nazisti ucraini sono vistosamente assenti da questa proposta – e restano da affrontare. Sappiamo che non ci sarà fine ai problemi se l'obiettivo russo di denazificazione nei loro confronti ora si ferma".