29/05/13

L'intervento di Borghi a Bruxelles: Perché una taglia unica non va bene per tutti - Il caso dell'Italia

Pubblichiamo la traduzione dell'intervento di Claudio Borghi Aquilini alla conferenza tenutasi a Bruxelles il 24 gennaio 2013 per la presentazione del Manifesto di solidarietà europea.
Come dice Henry, che l'ha tradotto: "perché lo SME fallì, l'Euro fallirà... e nemmeno la Lira si sentiva tanto bene"



Traduzione di Henry Tougha
La solidarietà europea di fronte alla crisi dell'Eurozona
Bruxelles
24 gennaio 2013

Gentili Signori,

vorrei offrirvi un breve viaggio che comincia qui e termina in Italia, il mio paese, e al termine di questo viaggio spero sarà chiaro che tavolta ci sono matrimoni che sarebbe molto meglio non celebrare. Un brillante economista italiano, il professor Alberto Bagnai, ha perfino scritto un racconto: "Il romanzo di Hans Centro e di Maria Periferia", prevedendo ciò che avverrà in futuro se dovessimo insistere nel mantenere questo fidanzamento troppo a lungo, e le conseguenze sono assai cupe. Non c'è niente di male nell'amicizia, talvolta può sfociare in un matrimonio, ma il più delle volte è meglio restare solamente amici. E per l'Europa è proprio il caso.

Cominciamo dagli anni novanta: lo SME era un precursore dell'Euro, con tassi di cambio pressoché fissi. Questa situazione iniziò ben presto a generare in Italia un pesante deficit della bilancia commerciale, e il deflusso di denaro fu contrastato esattamente con gli strumenti sbagliati che stiamo utilizzando oggi: un forte aumento delle tasse (il governò tassò addirittura i depositi bancari durante la notte, prelevando una percentuale a qualsiasi Italiano avesse un saldo attivo sul suo conto corrente), un aumento dei tassi d'interesse fino al 18%, ed esattamente la stessa retorica che stiamo sentendo oggi, a proposito del disastro di un'uscita dallo SME. Come forse ricorderete, dopo che la Banca d'Italia ebbe bruciato tutte le riserve di valuta estera, alla fine l'Italia fu costretta ad abbandonare lo SME e la lira svalutò di circa il 20%.

Come potete vedere in questa tabella, l'effetto sulla bilancia commerciale fu pressoché immediato e aprì la strada all'ultimo "miracolo italiano" degli anni novanta, ossia l'ultimo periodo di crescita che l'Italia ricordi. 



Notate la bilancia commerciale dei paesi dell'Eurozona: l'Italia era in surplus, la Germania in deficit. Tutto un altro mondo. Considerate che il debito pubblico italiano non era diverso da oggi, ma non era oggetto di preoccupazione. Lo shock si rifletteva sul tasso di cambio, nessuno avrebbe pensato di vendere i titoli del debito pubblico sotto la parità. Notate anche che molte delle tremende conseguenze prefigurate in caso di uscita dallo SME, esattamente dagli stessi nomi (uno dei più rumorosi fu proprio Mario Monti) che ora mettono in guardia sulla catastrofe di un'uscita dall'Euro (crollo del sistema bancario, iperinflazione, impossibilità di comprare petrolio e materie prime) non si verificarono neanche lontanamente. L'inflazione addirittura scese dello 0,5% a confronto con l'anno precedente.

Poi venne l'Euro e l'Italia fu attirata con successo nella stessa trappola. Dopo aver bloccato di nuovo il naturale strumento di equilibrio rappresentato dal tasso di cambio variabile, il fantasma del deficit commerciale ritornò con moltiplicata potenza, e stavolta su scala europea. 



Penso che questa tabella non abbia bisogno di commenti. Si potrebbe scavare a fondo sulle ragioni del boom tedesco. E' evidente che si tratta del risultato di un'aggressiva compressione salariale che ha ampliato il gap di competitività con l'euro-periferia, i cui deficit venivano riempiti da enormi flussi di capitali investiti dall'Europa core nei paesi ormai "senza rischio di cambio". L'arrivo dei flussi di capitali ha spinto in alto l'inflazione, allargando sempre più il gap di competitività e alimentando un debito privato fuori controllo, che ha finito per schiacciare la maggior parte dei paesi dell'euro-periferia. Guardate il grafico seguente: dal 1999 al 2007 la variazione del debito privato è in rosso e quella del debito pubblico in blu, e questo è quanto per un altro dei miti di questa crisi: quello che recita "la colpa è del debito pubblico".



Cos'è andato storto? Nulla di strano, in realtà un esito diverso sarebbe stato alquanto improbabile visto che l'Eurozona violava apertamente i più basilari requisiti per un'Area Valutaria Ottimale, e alla fine l'Euro si è rivelato nient'altro che la solita trappola dell'aggancio valutario per i paesi deboli, portando al classico ciclo di Frenkel. L'aumento delle imposte in un paese già martoriato di tasse come l'Italia ha schiacciato l'economia, e il gettito aggiuntivo è finito ai creditori dell'Europa del Nord via fondo salva stati e prestiti alla Grecia e ad altri paesi della periferia. L'Italia aveva un'esposizione praticamente nulla verso il debito dei paesi periferici.

Si può capire la pericolosità della situazione se solo pensiamo che in condizioni normali uno shock in un paese fa scendere il valore della sua moneta, che così aiuta la sua economia. Nell'Eurozona siamo riusciti a costruire il mostro di un sistema che peggiora le condizioni di un'area sotto shock, facendo aumentare il costo del suo indebitamento.

Ora passiamo alle soluzioni e vediamo perché l'opzione "più Europa" viene negata dall'esempio dell'Italia.

Quasi tutti concordano che ci sono solamente tre vie per uscire da questa situazione: una rottura dell'Euro, una rapida deflazione via tagli salariali nella periferia (possibilmente accompagnata da un aumento dei prezzi in Germania), e il mantra "più Europa". Da Krugman in giù esiste un qualificato consenso sul fatto che una profonda deflazione non sarebbe realistica, né socialmente e nemmeno economicamente, a causa del peggioramento del peso del debito se il PIL dovesse crollare ancora. Diamo dunque uno sguardo a ciò che l'esempio dell'Italia ci può raccontare sull'integrazione forzata di aree economicamente differenti.

L'Italia è un caso di studio estremamente interessante sull'integrazione, perché comprende aree estremamente diverse in termini di potenza economica. Possiamo dire che la moneta unica "Lira" ha unificato un Nord Italia Tedesco, un Centro Francese e un Meridione Greco, con il vantaggio di una lingua comune. Com'è stato ottenuto l'equilibrio? Nel solo modo possibile in un'area valutaria non ottimale, cioè via importanti trasferimenti fiscali interni. Ciò significa che per poter replicare il "modello italiano" la Germania dovrebbe pagare per gli altri nello stesso modo in cui il Nord Italia fa per il resto del paese, ma anche se questa situazione fosse politicamente gestibile (ed io sospetto che non lo sia), non sarebbe affatto desiderabile, ed esattamente per via di ciò che è andato storto in Italia.

Per rendere l'idea: immaginate che la forza economica e industriale del Nord Italia sia "10" e che lo stesso valore debba essere dato ad un'ipotetica valuta del Nord, mentre il valore per il Sud è "2". La valuta "Lira" sarebbe scambiata a una media delle due aree, diciamo "6". Il risultato è che il Nord ottiene una valuta più debole rispetto alla sua forza, mentre il Sud ne ha una più forte. Le industrie del nord diventano così molto competitive ed esportano con successo sul mercato mondiale ed anche sul mercato interno, mentre nel giro di poco tempo le fabbriche del Sud chiudono e rimangono in vita solo i settori al riparo dalla competizione (turismo, cibo di qualità), non abbastanza per essere autosufficienti. Ben presto è risultato evidente che la situazione del Sud era insostenibile e che i programmi per "rilanciare" l'economia del sud drenavano soldi dal Nord, portandosi via molto del suo surplus commerciale. La pressione fiscale ha cominciato a salire in modo rapido e progressivo, mirando a colpire le industrie di successo del Nord e raccogliere risorse per finanziare le necessità di un Sud alla fame, e così l'equilibrio è stato ripristinato.

Capite il ciclo? Il Nord è competitivo grazie a una moneta debole, accumula extra profitti e questi profitti vengono drenati per pagare un Sud la cui crescita è resa impossibile da una moneta troppo forte. Posso immaginare che molte industrie tedesche vedano solo il lato competitivo delle industrie del Nord Italia, non sapendo che dall'altra parte esse sono gravate da un carico di tasse e di limitazioni, senza alcun aiuto dallo Stato, senza infrastrutture decenti, perché molto del denaro viene portato via per riaggiustare lo squilibrio interno.

Cosa è accaduto del denaro mandato al Sud? Sono stati fatti molti tentativi di creare industrie, con forti incentivi ad avviare attività commerciali, ma se non c'è un "reale" interesse economico a mantenere un impianto aperto e l'unica ragione sono i finanziamenti pubblici, il risultato è che non viene fatto nessun serio investimento, perché il flusso di denaro che arriva dallo Stato potrebbe interrompersi in qualsiasi momento, ed è stabilito anno per anno con la legge finanziaria.

In molti casi la risposta è stata semplicemente quella di creare lavoro dal nulla, con un numero sproporzionato di dipendenti pubblici. Molti analisti fanno notare situazioni ridicole, come il fatto che a quanto pare in una piccola regione come la Calabria ci sono più guardie forestali che nell'intero Canada. Lo Stato ben presto diventa il principale datore di lavoro del Sud. La sgradita conseguenza di avere un flusso costante di denaro (circa cinquanta miliardi all'anno in media, ma anche di più se si considerano i servizi) intermediato dallo Stato dal Nord al Sud, è la creazione di una rete di corruzione di politici e manager pubblici che mirano ad ottenere profitti dall'immenso potere di decidere l'allocazione delle risorse. Lo scambio di "voti per lavoro" si è radicato rapidamente nella cultura del Sud Italia nel momento in cui è diventato chiaro che non c'era alcuna realistica possibilità di competere in attività economiche "normali".

Inutile dire che anche questo difettoso equilibrio è andato in frantumi con l'Euro. Una volta che l'intero paese ha ricevuto la stessa moneta forza "10" del resto d'Europa la competitività delle industrie del Nord Italia è immediatamente crollata, ma la loro forza sarebbe stata sufficiente a mantenerle sul mercato, se non che sfortunatamente il peso dei trasferimenti fiscali interni era ancora saldamente in atto, e così per quanto la cosa sia stata mascherata per un po' di tempo da flussi di capitali in arrivo a basso costo, la debolezza alla fine le ha fatte saltare. Naturalmente se per un'economia del Sud a forza "2" la difficoltà a raggiungere la Lira a forza "6" era quasi insormontabile, la difficoltà ulteriore a raggiungere un Euro a forza "10" ha definitivamente cancellato ogni pur minima speranza di successo.

Dovrebbe essere chiaro che diventare una grande economia  Italiana non è conveniente per l'Europa, né dal punto di vista di quelli che dovrebbero pagare, né da quello di coloro che sarebbero costretti a ricevere gli aiuti. Una "mezzogiornificazione" dell'Europa è l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno: è inefficiente, apre la strada alla corruzione e fomenta l'odio tra i popoli, i quali vedranno solo il loro denaro portato via senza poter afferrare l'intero quadro della situazione. L'unica via di uscita realistica è quella di stabilire delle aree valutarie conformate meglio, dove le economie siano libere di salire o scendere in base alle loro forze, e non per un sistema dirigistico di trasferimenti interni. Dividere l'area Euro in due potrebbe essere il primo passo verso una più profonda amicizia futura tra gli Europei, senza cadere nell'abisso di odio che spesso si crea in un matrimonio fallimentare.

75 commenti:

  1. Vorrei fare una osservazione: nel ragionamento fatto da Borghi (che condivido e ritengo ineccepibile) non potrebbe essere un avallo anche per chi ha a lungo sostenuto che il nord italia (padania) avrebbe dovuto essere separato del resto dell'italia? Quindi e' un po' un boomerang...
    Del resto se la logica e' separare monetariamente AVO disomogenee per averne dei benefici complessivi, perche' farlo solo a livello europeo?

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    1. No, non è un boomerang.
      Borghi spiega che l' Italia con la lira con i relativi trsferimenti stava in piedi, con l' euro e gli impossibili (e indesiderabili) trasferimenti NO.

      Poi, è chiaro che da Borghi non si possa pretendere una critica del capitalismo e del suo meccanismo di produzione di "riserve di manovalanza a basso costo".

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    2. Naturalmente sì, e il pregio del ragionamento di Borghi è nel mostrare la situazione nel suo insieme, oltre la becera retorica leghista (o teutonica) di chi si vede scippare i soldi per compensare la presunta "incapacità" o "pigrizia" degli altri, e mette sul piatto un'ipotesi di separazione monetaria come vero strumento di emancipazione per il Meridione.
      Poiché lo stiamo vivendo ora sulla nostra pelle, sappiamo bene quanto retorico e pericoloso sia il moralismo (es. "gli altri non hanno un'etica del lavoro") in economia.
      Ben venga la proposta di Borghi!

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    3. Il ragionamento di Borghi e l'apparente contraddizione del suo ragionamento sulla non-Oca Italia.

      Il caso Italia è la dimostrazione, il riferimento (come gli U.S. anzi più degli U.S., in questi termini) a dimostrazione che quando tutte le condizioni necessarie all'Oca sono verificate, e ancora la moneta unica crea squilibri, allora gli aggiustamenti 'a valle' sono necessari: negli U.S. le tasse federali 'traferite' arrivano anche al 35%, mentre in Italia sono state fino ad ora di taglio mooolto superiore (e non servono solo i dati storici a decretarlo, ma basta ri-leggersi un numero a caso de "Il Borghese" tra il 1959 e il 1962 per rendersene conto).

      In questo contesto, l'€uro determina squilibri ancora maggiori perchè la presunta OCA (non solo si parlano lingue differenti ogni 1000 km, ma che dire degli altri 'sistemi interni' quali fisco, previdenza, assistenza, lavoro, educazione, ecc ecc???) si applica ad una superficie pari non "all'Italietta" magli U.S.(paragonabili anche per numerosità della popolazione, o per dirla in termini che i liberisti italici capiscono meglio, potenziale clientela) i quali appunto nonostante meglio in tutto, comunque non possono prescindere dai trasferimenti (ma tutta la retorica e la guerra sul 'fiscal cliff' a cosa pensate che si riferisca? Ma Reinhart e Rogoff non ci hanno insegnato nulla???).

      Svegliatevi, lasciate che la Luce innondi i vostri copri e le vostre più alte membra, l'€uro è morto. Mai troppo tardi, purtroppo.

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    4. L'italia stava si in piedi, ma con costi notevoli per entrambe le parti! Nord depredato e sud schiavizzato da becere politiche assistenziali e clientelari!
      Chi meglio di noi puo' capire questi meccanismi e quindi da italiani come possiamo dar torto alla germania che non vuole fare altrettanto rispetto agli altri paesi in crisi?
      Ma se l'uscita dell'italia dall'euro e' la soluzione migliore rispetto ai trasferimenti, perche' prima di questa crisi nessuno ha avallato una separazione del Sud Italia dal Nord Italia come migliore soluzione per risolvere i problemi del Mezzogiorno?
      Non e' che qualcuno si sveglia solo adesso che i trasferimenti nord-sub sono stati bloccati a causa dei "vincoli esterni" e quindi non ha piu' la possibilita' di sopravvivere grazie al lavoro di qualcun'altro?
      Viceversa e' l'ammissione che fino a ieri abbiamo scherzato perche' l'Italia per qualcuno era meglio in un unico pezzo dato che gli permetteva di fare il parassita e sempre quel qualcuno ha remato contro gli interessi della sua stessa terra pur conoscendo la soluzione definitiva ad un problema che esiste almeno dall'unificazione!
      Scusate ma voglio fare l'avvocato del diavolo.

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    5. Bel tentativo! Ma il tuo ragionamento forza la logica della situazione per voler dimostrare la propria tesi. Il che è proprio quello che fa la Germania alla quale nessuno vuole impedire di fare la leghista a casa propria.

      Non va però dimenticato, ed è invece qualcosa che i teutonici riescono a fare spesso e bene, che quando si è trattato di tenere in piedi il suo progetto di annessione dei fratelli dell'est, i costi sono stati condivisi dall'intera comunità europea. Dopo un ventennio circa i tedeschi del sud scoprono che lo stare assieme comporta dei 'costi' e loro vogliono solo i profitti.

      E la stessa cosa vorrebbero per quanto riguarda l'€uro e gli stati membri: hanno fortissimamente voluto la moneta unica per poterci guadagnare, hanno voluto che tutti si adattassero alle regole del club di pari che meglio li aggradava, e adesso che i limiti del progetto sono evidenti a tutti (perché se hai l'impressione che molti si sveglino solo ora, questo dipende anche e soprattutto dal fatto che le scelte di ingresso e annessione non sono state spiegate e discusse al momento opportuno, e ancora adesso si nega a coloro che dovrebbero accollarsi il peso dell'inevitabile uscita quella democratica cosa che si chiama 'informazione').

      E poi non entro nel merito a proposito della situazione italiana, nella quale ai leghisti sfugge che le 'loro' aziende, senza la manodopera, specializzata e non, proveniente dal sud italia, avrebbero fatto fatica nella fase di sviluppo senza i giovani virgulti terroni ( ma anche quelli che venivano dai campi, eh) pagati 'il giusto' e schizzati parecchio. Inoltre non mi domando nemmeno a quanto fatturato dovrebbero rinunciare le aziende del nord, realizzato nel mercato di sbocco Sud Italia, se si trovassero un giorno a fare affari con i terroni con un cambio lira del nord su lira del sud rivalutato del 50%.

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    6. Guarda che io son terrone... e dopo aver appreso indirettamente che la soluzione della questione del mezzogiorno poteva essere risolta con una separazione consensuale dal nord, mi son sentito fregato da qualcuno che, eletto nella mia terra, avrebbe dovuto stare dalla MIA parte e invece ha fatto solo i propri interessi personali usando i soldi di qualcun'altro e alimentando lo sperpero pubblico! Al contempo si sarebbe potuto metterla in quel posto ai leghisti!
      Se Borghi sostiene la sua tesi dicendo "vedete di non imitare la situazione italiana" al contempo sta dicendo che e' l'esempio da NON seguire. Ma perche' il suggerimento dovrebbero seguirlo solo i tedeschi? Se funziona per germania/italia a maggior ragione, senza trasferimenti funzionerebbe tra nord-italia/sud-italia.
      Dove sta la forzatura scusa?

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    7. Non sono così sicuro che Borghi voglio intendere ciò che tu sostieni. Anzi.

      Il problema è che zone diverse quando unite da moneta unica hanno bisogno di aggiustamenti 'a valle' (trasferimenti, che in Italia prendono anche la forma dei forestali).

      E a proposito, i trasferimenti forestali non sono sperpero di denaro pubblico ma redditi che sostegnono l'economia. Questo aspetto sfugge al ragionamento dei tedeschi e che invece è molto chiaro nel pensiero di Borghi.

      Che dice proprio questo: chi vuole l'unione di diversi ne comprende e accetta le implicazioni, altro che separazione nord sud.

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    8. @El Svissero: mi sa che dovremmo fare una chiacchierata in privato ed io dovrei imparare ad esprimermi meglio perche' mi pare di capire che il mio ragionamento (che non vuole contraddire quello che dice Borghi) non viene colto nell'intento. Io voglio solo fare riferimento al contesto italiano usando il ragionamento di Borghi tra Germania-Italia/resto d'europa.

      Comunque, volendo cercare delle analogie, i "forestali" ci sono pure in Germania... si chiamano "Hartz" (son sicuro che non devo spiegarti cos'e'...).

      La differenza e' che qui il forestale e' un puro e semplice spreco di danaro che alla fine si traduce sicuramente in un sostegno all'economia in sostituzione ad una assenza di welfare istituzionalizzato, in realta' e' anche qualcos'altro ovvero voto di scambio, ovvero mafie etc. (anche questo son sicuro di non doverlo spiegare perche' arcinoto).

      Quindi, se si propone una soluzione alternativa ai trasferimenti alla Germania per salvare l'Italia (e il resto dell'europa) da una desertificazione economica, ammesso che prima o poi l'euro svanira', poi si potra' ripensare ad una separazione monetaria tra nord e sud italia al fine di porre finalmente un rimedio alla questione meridionale.

      E pensare che una certa parte politica questa cosa la chiede da tempo, ignara(presumo) del fatto che sarebbe quella a non averne alcun beneficio. Con l'emancipazione del sud il nord italia sarebbe nei guai. E allora mi chiedo: perche' e' proprio la politica del sud che con forza non vuole questa separazione? E' evidente che da qualche parte c'e' un conflitto di interessi...

      O sbaglio a pensarla cosi'?

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    9. Hartz IV non è paragonabile ai forestali perché i tedeschi concedono spesa pubblica (che nel loto cado misteriosamente non è spreco) a supporto dell'industria privata configurando indebito aiuto di Stato (contrstato infatti dai Belgi in sede di UE). Inoltre i tedeschi stanno facendo spesa pubblica violando i limiti di deficit che pretende dagli altri, accumulando debito pubblico.

      E le differenze non sono finite. Ciò che resta è il comportamento tedesco, che dove abito io si definirebbe come "muso da do (2, ndt) musi".

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    10. E' fuorviante abbinare la gestione fallimentare del sud con la manodopera impiegata nelle industrie del nord. La manodopera e' venuta al nord perche' il sud non offriva opportunita', perche' le risorse per lo sviluppo sono state bruciate in mille modi e in mille rivoli.

      L'unica cosa che sembra avere prosperato in questo stato di cose e' la criminalita' organizzata e la responsabilita' e' dei politici e magistrati.

      Oltre al danno la beffa, queste politiche assistenzialiste hanno creato una mentalita' di dipendenza dall'aiuto pubblico e tolto l'incentivo a migliorarsi.

      Aspettare la Germania che ci salvi e' da ingenui, comunque sarebbe una sconfitta se l'Italia non riesce a fare quei cambiamenti di cui ha bisogno, per cui dentro o fuori l'euro con i problemi che affliggono il paese non c'e' differenza.
      bg

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    11. "per cui dentro o fuori l'euro con i problemi che affliggono il paese non c'e' differenza"

      Mmmmm su che basi fai questa affermazione? I dati suggeriscono una cautela che non appare da quanto affermi: questo o quello, scegli tu.

      Nessuno sostiene che l'Italia sia perfetta, e che tutto sia perfetto MA che il sistema della moneta unica europea ha penalizzato oltre misura il nostro, come tutti gli altri paesi (Francia non esclusa). Ad eccezione della Germania.

      E' sorprendente che questa evidenza ti sfugga.

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    12. Scusate se mi intrometto.

      "E pensare che una certa parte politica questa cosa la chiede da tempo, ignara(presumo) del fatto che sarebbe quella a non averne alcun beneficio. Con l'emancipazione del sud il nord italia sarebbe nei guai."

      Lei è alquanto benevolo... La Lega Nord sarebbe ignara se qualche oscura forza terrona le avesse nascosto la Verità con l'arte del raggiro tipica di quella arcaica cultura mediorientale (?). Ma no, la verità è che questi saranno anche barbari, ma più che sognanti sono del tutto ignoranti.

      "E allora mi chiedo: perche' e' proprio la politica del sud che con forza non vuole questa separazione? E' evidente che da qualche parte c'e' un conflitto di interessi..."

      Non ho capito se lei è per la secessione "dal basso" (della periferia) o per quella "dall'alto" (del centro), qualunque macroarea si voglia considerare in proposito. In entrambi i casi, anche solo per cinico utilitarismo, avrebbe dovuto votare Lega ad ogni occasione possibile allora! Se tanto a perderci saremmo stati noi mangia-nebbia... :)

      Visto che è "terrone" ce lo dica lei qual è il conflitto di interessi, sono sicuro che, citando il Bagnai, la risposta è dentro di lei ed è quella giusta.

      PS_A prescindere dall'intervento di Borghi all'evento di Bruxelles (presieduto da Open Europe con la collaborazione di New Direction) io ricordo di aver sentito Borghi dire proprio che per lui la lira del nord e quella del sud sarebbero auspicabili. All'ultima Parola di venerdè scorso e quella precedente, sul sito della rai dovrebbe esserci, chi ha voglia potrebbe controllare.

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    13. no perche una nazione è anche economia e non solo economia, dire che una regione italiana potrebbe essere piu ricca se fosse da sola non significa che potrebbe essere autosufficiente, non esiste solo l'industria esiste anche l'agricoltura, le manovalanze, l'arte e non ultima le guerre se una regione piccola è troppo ricca prima o poi una nazione grande vicina inizia a fare la prepotente vedi ad esempio il caso degli obblighi bancari che l'Europa sta imponendo alla Svizzera o il rapporto di san marino con l'Italia; in generale quando un popolo riesce a darsi una stessa lingua una stessa religione e convivere per un po conviene sempre rimanere uniti lo stesso discorso non si può fare per una Europa ancora agli inizi

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  2. Dalle premesse di Borghi mi pareva fosse ovvio un ritorno alle rispettive valute e con un Italia addirittura separata nelle tre parti "tedesca", "francese" e "greca", invece vedo che si propone la divisione in due dell'area euro. Mi sembra che la conclusione non segua le premesse. Magari invece un ritorno alle rispettive valute con tutte le protezioni e precauzioni del caso mi sembrerebbe la via migliore.

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    1. Una uscita tedesca come prima cosa, ha l'indubbio vantaggio che il cambio di moneta c'è da loro. Quindi loro sono incoraggiati a passare da una valuta "cattiva" (l'euro) ad una "buona" (il nuovo marco, che si apprezzerebbe), e noi restiamo nella valuta che abbiamo, senza corse agli sportelli ecc...

      Poi è chiaro che è (e deve essere solo) un primao passo. Si avrebbe un primo riallineamento del cambio verso il blocco con il maggiore squilibrio.

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    2. Non ha molto senso. All'interno di quell'area ci sarebbero altri squilibri che porterebbero ad una nuova separazione, e via dicendo. Sembra logico che se ci si deve separare si torna a valute legate a stati sovrani con culture mediamente omogenee.
      Perché complicare le cose?

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    3. Credo che ci rendiamo conto - forse - che un'uscita unilaterale (o coordinata tra i paesi periferici) non sia cosa semplice, né dal punto di vista economico e finanziario, né soprattutto dal punto di vista politico - data l'esigua minoranza che la sostiene. Dunque stiamo parlando di una strategia necessariamente parziale, che però nella sua parzialità non compromette, ma anzi facilita, (sgombrando il primo ingombrante macigno della irreversibilità della moneta unica) l'adozione di tutti gli ulteriori passi che saranno necessari per ritornare alla sovranità nazionale e alla Costituzione. A me pare dunque una strategia intelligente.

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    4. La Germania, come gli altri paesi, è un mix di interessi diversi. E tra i firmatari ci sono dei tedeschi.

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    5. @Brezzarossa: il grande nodo da sciogliere è quello dei saldi Target2. Volendo vedere il manifesto come una conferenza di pace post-bellica, la questione dei saldi Target2 equivale all'attribuzione dei danni di guerra.

      Una uscita unilaterale nostra avrebbe il vantaggio di farci invocare la lex-monetae e ripagare il debito in moneta svalutata. Come giustamente dice Carmen, il problema dell'uscita unilaterale è politico, della ns policata! Non si vede all'orizzonte un politico in grado di predersi una simile responsabilità.

      Questa del manifesto è una proposta di assoluto buon senso. Il primo passo di una inversione di marcia.

      La Germania accetterà? E' meglio mangiarsi un Continente intero oggi, oppure lasciane un po' anche per domani?

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    6. @federico

      "Il primo passo di una inversione di marcia". Quale inversione scusa? Stiamo parlando di un manifesto scritto da alcuni economisti o di una delibera della Commissione Europea?
      Il primo passo io lo ricordo leggermente diverso ed era quello in cui si parlava di ritorno alla sovranità ed alla moneta sovrana, non esattamente di due "euri"

      @Carmen
      Mi perdoni ma non mi sembra che anche la soluzione proposta da uno dei firmatari (e devo presumere nche dagli altri) sia di così facile attuazione.

      Sono abbastanza deluso da questa rivisitazione pro-euro

      Vabbè.

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  3. l'unico dubbio che questo intervento non risolve è il motivo per cui il nostro quadro politico ha scelto di infilarsi nell'euro pur sapendo quali fossero le conseguenze a lungo termine, quali sono state le motivazioni politiche di questa scelta?

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    1. La risposta é nella prima parte di questo articolo del prof. Bagnai sul Manifesto del 22/8/2011:
      http://www.ilmanifesto.it/dossier/la-rotta-deuropa/il-forum/mricN/5642/

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    2. Abbiamo politici scemi? fognatori? disonesti? ce l'hanno con noi? sono oscuri servitori del male? si suddividono tra queste categorie?

      Tuttavia mi sono messo un bel pezzo di cuore in pace da quando ho smesso di domandarmi le ragioni per le quali.

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    3. @Genovese
      si, probabilmente la sua è la miglior risposta, la sinistra nello sforzo di adeguarsi alle richieste del capitalismo europeo ha fatto un passo a destra più lungo della gamba, ed ora intrappolata nella gabbia dell'euro non sa come uscire senza perdere il suo elettorato

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    4. Domanda legittima e quella che sembra anche la piu' sensata. In Italia non c'e' nessuna forza politica in grado di cambiare il paese, meglio trovare un alibi di marca europea per far ingoiare la pillola amara agli italiani.

      Un esempio calzante e' la coerenza della sinistra, opposizione dura e ad oltranza al centro destra, ma se lo chiede l'Europa allora si accetta tutto a priori, addirittura Bersani va a Berlino a rassicurare i tedeschi ancora prima di vincere le elezioni.

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  4. Le capacità esplicative di Borghi sono divenute proverbiali; questo intervento è l'ennesimo esempio.

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  5. Borghi sa di cosa parla.
    E sostanzialmente ripercorre il percorso di Meade (1957!).
    Un passaggio vale la pena di enfatizzare:
    "...il risultato è che non viene fatto nessun serio investimento, perché il flusso di denaro che arriva dallo Stato potrebbe interrompersi in qualsiasi momento, ed è stabilito anno per anno con la legge finanziaria".

    A rigore, fino ai primi anni '90 non sarebbe del tutto esatto, perchè i programmi di spesa era fatti sula base di bilanci "pluriennali". Ovviamente il tutto era già reso contingente e inaffidabile a partire dal divorzio e dallo SME credibile, e quindi valeva quel che valeva, tant'è che abbiamo memoria delle periodiche manovre d'urgenza "per i conti in regola" fin da quegli anni, in cui si deprecava "l'assalto alla diligenza" delle finanziarie, (per ridurre investimenti e spesa corrente e ripagare interessi sul debito pubblico alle banche).
    Ma poi è arrivato Maastricht.

    Risultato: ogni linea di investimento, in ogni zona di Italia, in realtà, è divenuta incerta e disincentivata.
    Il cambio fissato sul livello del marco aveva reso decisivo (IS rigida, aveva ragione Keynes) l'intervento pubblico: ma su questo ha decisivamente influito che il "flusso del denaro pubblico" non solo "poteva" ma doveva ("lovuolel'Europa) interrompersi.

    E infatti, non solo la pressione fiscale, come enfatizza Claudio, ma il quadro delle infrastrutture e dei costi delle utilities (via privatizzazioni), spinge alla deindustrializzazione da mancato aggiornamento degli impianti, inconciliabili con un arretratezza di reti e di infrastrutture che comincia a farsi drammatica già subito prima di entrare nell'euro.
    Operazioni finanziarie, a trazione eurobancaria, di creazione societaria da privatizzazione (di forme e non solo di proprietà) ha creato una gigantesca casta di a.d.-consiglieri di amministrazione, una sorta di "bolla" del benessere guidato dal "più europa".
    Ma di rendite da monopolio (privatizzato) non si campa, se ci si indebita ogni anno con l'estero e non si dispone della spesa pubblica per sostenere la domanda interna.
    Alla fine, il Titanic si è scontrato con l'iceberg e ci ritroviamo...MPS e un regime bancario di salvezza permanente, che macina utili anche oggi, ma semplicemente rinunciando a fare credito (a un sistema industriale che, in passato, viveva sull'autofinanziamento e poteva contare su banche commerciali pubbliche, suvvia!)

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  6. @tiberio bagnarol

    IMHO credo che i politici si siano infilati nell'euro-pa per diventare dei semplici amministratori "locali" senza doversi preoccupare di gestire cose complicate come i rapporti con gli altri stati , la politica monetaria etc.; hanno creduto e credono che cosi facendo avrebbero avuto i voti dai cittadini cosi da gestire abbastanza potere/denaro vivendo gallegiando. E' per questo che credo che questi signori abbiano tradito in pieno la propria patria e meritino quello che meritano i traditori di uno stato.

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    1. hanno scelto le cure palliative in attesa della fine, meglio galleggiare per 15 anni che annegare subito

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  7. Io non sono un economista, ma il ragionamento qui espresso mi pare alquanto debole, o meglio non sufficiente a giustificare l'imponenza e la durata di questa crisi, che io vedo invece essere focalizzata sul fronte della massa di liquidità circolante. Uno dei problemi che sta aggravando questa crisi e che sta avvantaggiando gli speculatori, siano essi banche o fondi d'investimento o società occulte non m'interessa saperlo, è secondo il mio modesto parere, la mancata separazione delle funzioni delle banche. Oggi ogni euro, che sia frutto di una LTRO o di semplice deposito bancario privato, viene investito in borsa o in titoli di stato. Pertanto diminuisce sempre più il circolante e l'economia reale è strozzata dalla mancanza di credito. Se si tornasse alla separazione delle funzioni delle banche, vietando qualsivoglia collegamento societario fra banche d'investimento e banche commerciali, si otterrebbe un immediato spostamento della liquidità dalle banche alle imprese ed ai privati (mutui ecc.) che rilancerebbero un minimo di economia. Purtroppo stante così la situazione la massa monetaria viene investita con minimo rischio e discreti guadagni, oltre che con ridotta tassazione, in borsa e titoli.

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  8. Bel tentativo, quello di convincere la germania ad andarsene utilizzando la parabola dell'italia nord sud e centro. Purtroppo trascura un fatto. E cioè che l'talia del nord vale 6 (oggi) perche nel 1860 è riuscita a prosciugare l'economia del sud per finanziare i prodromi dello sviluppo del nord. Che è più o meno la cosa che la Germania sta facendo oggi con il sud europa. Stessa cosa ha probabilmente fatto, in Nord America, l'unione con la confederazione sudista. Facile che la Germania stia facendo la sua guerra du secessione, solo economica, per il momento. Del resto è dal 1916 che ci prova.
    Per cui mi sembra improbabile che si convinca a lasciar perdere. vedremo.

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    1. Giusta la precisazione storica! Il punto però è che la spinta "unificatrice" che per qualche motivo ha prevalso in Italia, ha finito per generare una situazione che è disfunzionale per tutti (come spiega Borghi). La ragionevole speranza è che non esistendo una seria e testarda spinta "ideologica" ad una simile unificazione in Europa, alla fine si riuscirà ad evitare di instaurare quella situazione disfunzionale per tutti che abbiamo in Italia.

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  9. Per la precisione: la spinta unificatrice venne imposta con il sangue. "6.564 arresti, 5.212 condanne a morte, 54 paesi rasi al suolo, di cui uno dei più efferati fu il massacro di Pontelandolfo e Casalduini, più di un milione di morti. Il regno delle due Sicilie nel 1859 aveva nove milioni di abitanti. Fu sterminata l’11% della popolazione. E’ difficile non pensare ad un genocidio. Alcuni storici la considerano una vera pulizia etnica, la prima perpetrata in occidente delle popolazioni meridionali, regolata dalla legge Pica emessa dal governo Minghetti nel 1863, che permetteva di fucilare seduta stante chiunque fosse trovato in possesso di un’arma.

    Che ci si trovasse di fronte ad una repressione capillare, sistematica, paese per paese lo si deduce dalle forze in campo: nel 1865, anno del massimo sforzo della resistenza meridionale, la guardia nazionale aveva a disposizione più di 300.000 uomini. Riferiva “la civiltà cattolica-vol 11°” che, sommando tutti i morti, il loro numero sarebbe senza fallo, assai maggiore di quello dei voti del plebiscito (strappati con la punta del pugnale e la minaccia del moschetto.”) E’ bene ricordare che i SI al plebiscito furono 1.302.064. i NO 10.312 ; senza essere di parte non si può dar torto al redattore della rivista.

    Si deve pertanto fare riferimento ad almeno un milione trecentomila vittime, la gran parte fra la popolazione non belligerante. L’azione di repressione piemontese era così scandalosa che persino Massimo D’Azeglio fu costretto a dichiarare pubblicamente: “ so che di qua del Tronto non ci vogliono 60 battaglioni per tenere il regno, di là si…, si deve quindi o cambiar principi o cambiar atti. Agli italiani che non vogliono riunirsi a noi non abbiamo diritto di dare archibugiate.” Invece continuarono archibugiate e cannonate."

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    1. Voglio evidenziare un altra particolare "analogia". Subito dopo l'Unità d'Italia fu "fatta nascere" un intensa attività pubblicistica,volta a descrivere i Borboni e i meridionali quali regnanti e sudditi ai margini della civiltà. Fu accuratamente sviluppata ed alimentata una particolare ideologia contro le specifiche culturali ed antropologiche dei meridionali, di cui le teorie lombrosiane erano uno degli aspetti di maggior razzismo. In breve una supposta particolarità della conformazione del cranio, era sintomo e prova di una innata predisposizione alla delinquenza ed al sottosviluppo "genetico" delle capacità cognitive. Nelle popolazioni meridionali venne accuratamente inculcata la "convinzione" di essere strutturalmente inferiori, al fine di sviluppare in esse un gigantesco senso di colpa collettivo. Ciò allo stesso modo con cui oggi si colpevolizzano le comunità nazionali del sud europa facendo leva sulla vergogna del debito, dell'innefficienza nazionale e nella strutturale incapacità di queste popolazioni di progredire politicamente economicamente e come efficace organizzazione sociale. Nel sud Italia l'operazione fu così feroce e radicale, che ancora oggi, fra i meridionali è ben presente il peso di un peccato originale così pervicacemente inculcato. P.S. Il famigerato Piga era un parlamentare aquilano, parte dei notabili dell'ex regno borbonico, proni e servili per accaparrarsi la condiscendenza dei nuovi padroni: un antesignano dei Monti e dei Napolitano attuali.

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  10. Diceva un economista che la cultura è mondiale ma l'economia E' NAZIONALE.
    Qui di nazionale, non c'é nulla, in tutti i sensi.
    Perseguire un tale indirizzo non è né logico nè opportuno.
    Vorrei ricordare che a situazioni gravi, comportano azioni altrettanti energiche e contrarie.
    Qui mi sembra di vedere un tentativo di.... metterci una pezza, quando tutto il tessuto è sbrindellato ed al limite dell'inutilizzabilità.

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  11. A tutti quelli che non vedono l'ora di seppellire la nazione non posso che consigliare la lettura di Sapir (http://www.comite-valmy.org/spip.php?article1552) e Lordon (http://blog.mondediplo.net/2011-06-13-Qui-a-peur-de-la-demondialisation). L'importante non è la nazione come entità - tra l'altro di sapore parecchio reazionario - romantico-sentimentale, ma come luogo di una sovranità. La Costituzione italiana è sicuramente malconcia, ma è riespandibile; altri luoghi di sovranità (tantomeno democratica) non ci sono e tirare picconate all'unico che abbiamo in vista di chissà che è esattamente il meccanismo che ci ha condotto nella trappola europea. Questo se vogliamo fare un ragionamento razionale.

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    1. Bravo
      Stefano D'Andrea

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    2. @Voci: E bene e coerentemente ha fatto a firmare. Forse non ho capito: la firma di Sapir sarebbe in qualche modo dissonante con quanto ho osservato?

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    3. @ Arturo
      Allora scusami ho sbagliato io. Ho inteso il tuo commento come rinforzante quello precedente, nel senso di una critica dura e pura al manifesto, che non chiede l'uscita da tutto di tutti e subito...

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    4. Figurati, non scusarti mai. ;-) La mia critica era rivolta a chi se la prende con la nazione *italiana*, magari in nome di torti, veri o presunti (per dire: la Civiltà Cattolica, che in quegli stessi anni dava per fondate le accuse di omicidio rituale, io come fonte storiografica non la prenderei; la popolazione dell'ex Regno delle due Siclie nel 1861 era di 9.022.957, stando ai dati del censimento (come ognuno può calcolarsi: http://www.tuttitalia.it/statistiche/censimenti-popolazione/), quindi non vedo dove sarebbe questo genocidio), da vendicare. Qui l'obiettivo, almeno quello di chi vuole contrastare questa vague liberista di cui l'euro è uno dei più formidabili strumenti, è la sovranità - non "la terra e i morti" di maurrasiana memoria - e l'unica su cui possiamo augurarci di potere contare è quella italiana, quali che ne siano i discutibili antecedenti storici (che comunque ho i miei dubbi siano più sanguinari di quelli che hanno accompagnato gli altri processi di nation building. Di alcuni lo sono certamente meno). Io intendo puntare a quella e giudico controproducenti le picconate romantiche. Tutto qui.

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    6. A parte che l'intento genocida non si manifesta solo nel numero dei morti... direi che la difficoltà di dibattere sull'euro in Italia si spiega anche con le contraddizioni interne della nostra geografia politica.

      Se vogliamo essere "amichevoli" dovremmo partire dal fatto che se è vero che la Costituzione italiana è "riespandibile" dovremmo spiegarci perché finora ha sempre mostrato il suo lato "costrittivo".
      Difatti, non il risorgimento ma la storia recente "democratica e repubblicana" ha regalato al Sud non soltanto un cambio sopravvalutato che gli ha impedito di crescere, ma anche una "fratellanza nazionale" che dovremmo ammettere non essere "aggiustabile automaticamente", e che non autorizza nemmeno l'interpretazione della dinamica leghista come pulsione secessionista.

      Il leghismo, infatti, si colloca esattamente nella tradizione storica unitaria dello stato italiano di derivazione cavourrista e pseudo-nazionale. La triste realtà irreversibile della nostra "unione" è che il Nord si avvantaggia della svalutazione del cambio per le sue esportazioni nel mercato interno ma si lamenta anche di esosi trasferimenti che pure neanche ci sono.

      E direi di più. Se oggi ci troviamo a dover ammettere che i tedeschi non accetteranno mai di effettuare trasferimenti al Sud è perché i longobardi sanno come funziona il gioco.

      Condivido il manifesto europeo di solidarietà perché dice che "ciò potrebbe comportare in definitiva il ritorno... a differenti valute adottate da gruppi di paesi omogenei".

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    7. Scusa, Gaetano, ma le parole sono pietre e un termine come genocidio va usato con un certo pudore o almeno cautela: qualcuno voleva sterminare i meridionali in quanto meridionali? (Con ciò naturalmente non sto certo negando l'esistenza di un robusto razzismo antimeridionale, sia ben chiaro). Non in quanto si ribellavano, resistevano, o erano sospettati di averlo fatto o di volerlo fare, ma proprio solo per il semplice fatto che erano meridionali? Ma tu hai presente come gli stati ottocenteschi trattavano i loro cittadini? Lo sai come fu repressa la Comune? Ti pare che il buon Bava Beccaris si sia fatto molti scrupoli a cannoneggiare i milanesi? Io respingo, perché inadeguata e fuorviante (come è evidente nella tua interpretazione in chiave puramente antimeridionale del fenomeno leghista, laddove la sua connessione col cappio stretto intorno alla gola dei piccoli imprenditori dall'euro è di solare evidenza), qualsiasi interpretazione in chiave di nazionalismo, meridionalista (il nord contro il sud) o di qualsiasi altra specie forma e colore, rispetto a interpretazioni politiche e di classe. I danni irreversibili patiti dall'industria meridionale se guardiamo solo alle dinamiche politiche (perché ce ne sono altre puramente ecomiche: si cita spesso lo studio di Fenoaltea e Ciccarelli, ma di rado le sue conclusioni) sono stati dovuti all'unificazione monetaria (ma all'epoca la teoria delle AVO va pur detto che non esisteva) e al liberismo, che non ha certo fatto vittime solo al sud. Visto che la cifra caratteristica della politica cavourriana era proprio il liberismo e che questo fu abbandonato dopo vent'anni, che senso ha parlare di una tradizione nazionale come se la politica economica del paese sia stata sempre la stessa? E se guardiamo le dinamiche più recenti, non è assolutamente vero che la Costituzione ha *sempre* mostrato il lato costrittivo: prima degli anni '80 (ma guarda tu il tempismo) "The capital investment incentive [si sta parlando della Cassa per il Mezzogiorno] stage led to the establishment of many highly capital-intensive (and often public) enterprises, which did not make a significant impact on southern Italy’s historical problem, namely open and hidden unemployment. Labour market incentives encouraged northern Italy’s large private sector companies to set up establishments in the South. This second stage of public intervention, albeit marked by major defects, sparked a process of industrialisation that significantly narrowed the gap with the rest of the country as measured by the main economic indicators (employment, investment, per capita income). Continuing the effort could have launched a process of self-sustaining development and solved the problem of regional disparities once and for all." (Acocella, Economic Policy in the Age of Globalization, Cambridge University Press, Cambridge, 2005, p. 195). Poi si è cominciato a dover pagare gli interessi e gli investimenti sono evaporati, ma di trasferimenti ce ne sono pur stati, visto che la parte del paese in costante deficit di partite correnti non ha patito crisi finanziarie, ti pare? Poi se vogliamo dire che la maggioranza di cittadini appartenenti a classi subalterne che ha pagato il prezzo più grave dell'unificazione sta al sud, non c'è dubbio. Detto questo l'unica sovranità di cui i lavoratori (la mia comunanza di interessi è prima di tutto con loro) del sud possono al momento pensare realisticamente di disporre, piaccia loro o meno, è quella italiana; se ritengono di tutelare meglio i propri interessi picconandola in vista di chissà quale romantico sol dell'avvenire localistico posso solo dire che penso stiano facendo il gioco dei padroni, ma naturalmente sono liberissimi di regolarsi come meglio credono.

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    8. Se per genocidio si intende un piano coordinato di differenti azioni mirato a distruggere i fondamenti essenziali della vita di gruppi nazionali, direi che la definizione corrisponde.
      La repressione post-unitaria durò diversi anni: oltre le stragi e il "robusto razzismo" furono organizzate deportazioni ed emanata la legge sul diritto di rappresaglia prima che lo facesse Hitler con gli ebrei; chiuse le scuole, vilipeso il sentimento religioso, minata la sicurezza personale, distrutta l'organizzazione economica della società.

      Per quanto riguarda la lega, sarà stato il cappio dell'euro ma più che proteste contro l'europa ho sempre visto "folcloristiche" manifestazioni di razzismo: gli esponenti del partito poi, si sono sempre seduti a Roma e al parlamento europeo per rastrellare anche i fondi per il Sud. E la proposta politica che hanno sempre fatto è quella della secessione ai comizi ma del "federazzismo fiscale" in parlamento.

      Io registro che qualunque sia stata la politica "nazionale", liberale o democratica, il Sud non ha mai tratto alcun beneficio. Credo anche che se i meridionalisti come Gramsci, Dorso, Salvemini fossero stati a conoscenza della teoria delle AVO sarebbero stati separatisti.

      Per quanto riguarda la Cassa per il Mezzogiorno, intanto Acocella dice
      which did not make a significant impact on southern Italy’s historical problem,

      e che
      marked by major defects,

      ma conclude
      Continuing the effort could have launched a process of self-sustaining development

      Ora, lo sforzo "straordinario" fatto per questa famigerata Cassa mi risulta essere stato dello 0,5% del PIL (equivalente agli aiuti per il terzo mondo) mentre si approvava un'altra legge che istituiva fondi "ordinari" per il Nord
      http://www.eleaml.org/nofor/storia/zde_camera_deputati_sedute_giugno_luglio_1950_cassa_mezzogiorno_2012.html

      ma poi, il divario che col Nord si stava riducendo (negli anni 1951-1973), tornò ad aumentare nonostante la Cassa e prima dell'euro.
      http://www.statoquotidiano.it/27/10/2011/v-daniele-e-p-malanima-il-divario-nord-sud-in-italia-1861-2011/59792/

      Aggiungo che in Sicilia c'è uno Statuto regionale che fa parte della Costituzione italiana e di cui non sono mai stati emanati i decreti attuativi. E che nel 1957 è stata disattivata (con un comunicato incostituzionale) l'Alta Corte senza la quale in pratica viene impedita l'applicazione dello Statuto e impugnati i provvedimenti di legge confacenti dal Commissario dello Stato.
      L'applicazione dello Statuto consentirebbe alla Sicilia la riscossione dei redditi prodotti dalle imprese industriali (art. 37), l'istituzione di una Camera di compensazione (art. 40).
      Ma mentre tutto ciò viene "incostituzionalmente" impedito, la Sicilia anziché ricevere la solidale redistribuzione nazionale (che dovrebbe far tanto lamentare il Nord) viene relegata pure a finanziare lo Stato.
      http://archivio.siciliainformazioni.com/politica/lettera-a-report-gabanelli-brava-ma-sullautonomia-siciliana-sbaglia-inesattezze-e-luoghi-comuni-la-sicilia-contribuisce-alle-spese-dello-stato/

      Per finire, vorrei informare che in Sicilia è in costruzione un impianto denominato MUOS con 46 antenne inquinanti (che dal 1991 hanno fatto registrare un aumento esponenziale di malattie e tumori) per il quale la Regione ha revocato le autorizzazioni dei lavori. Ma il Ministero della Difesa italiano ha dapprima "imposto" la continuazione dei lavori con un comunicato stampa (rientra nei normali rapporti istituzionali democratici?) e adesso è ricorso al TAR chiedendo pure un risarcimento di 25.000 euro al giorno.

      Ma dopo 153 anni così c'è ancora da aspettarsi che "continuing the effort could have launched a process of self-sustaining development?"

      Ecco, amichevolmente vorrei dire che io mi considererò italiano quando si modificherà l'art. 5 della Costituzione. E non sono nazionalista.

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    9. (Scusa, la spezzo perché non ci sta tutta in un unico commento). Genocidio, almeno nella definizione della Convenzione del 9 dicembre '48, comprende gli atti che hanno per scopo la distruzione di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, ma intesa in senso fisico, non culturale: ipotesi che fu contemplata ma scartata dall'accordo (E. Greppi, I crimini di guerra e contro l'umanità nel diritto internazionale, UTET, Torino, 2001, pag. 129). Quindi niente genocidio a meno di non indicare come tale un qualsiasi processo di acculturazione dall'alto (faccio peraltro presente che, se parliamo di scuole, il tasso di analfabeti al sud era vicino al 90%), nel qual caso la storia moderna diventa una sequela di genocidi a cominciare dalla Controriforma ma qualcosa mi dice che non saresti disponibile a definirla in questi termini.
      Il paragone col nazismo lo trovo fuorviantemente polemico. Innanzitutto non c'è stato nessun piano di distruzione dell'economia meridionale, che, ma possibile che si debba puntualizzarlo?, distrutta non fu: mi domando in effetti se hai letto la pagina (http://www.statoquotidiano.it/27/10/2011/v-daniele-e-p-malanima-il-divario-nord-sud-in-italia-1861-2011/59792/) che tu stesso hai linkato (lo scenario che delineano i due studiosi non è poi così inedito, peraltro): "Le ricostruzioni quantitative contenute nel volume mostrano, invece, come, nel 1861, in termini di reddito pro capite, il divario Nord-Sud fosse assai contenuto: non superiore al 10 per cento. Questo divario si mantenne più o meno stabile fino al 1891, quando ormai in Italia si era avviato il processo d’industrializzazione." "Le ricostruzioni statistiche presentate nel volume mostrano come il divario nei redditi tra Nord-Sud divenga evidente nei primi anni del Novecento." Ovvero alla fine si ebbe stabilità, divario, riduzione del divario, nuovo aumento che rimane tuttavia grosso modo stabile (sostenuto da trasferimenti, come osservano gli autori: anche questo mi pareva l'avessi negato): direi la miglior risposta alla tua teoria che vorrebbe il sud sempre ugualmente danneggiato e ridotto, parrebbe, a una sorta di malinconico deserto in cui nessuno produce niente. In secondo luogo, abbi pazienza, ho letto Hilberg ma questa "legge sul diritto di rappresaglia" emanata da Hitler per colpire gli ebrei non so quale sia. Se vogliamo fare quello che a me pare un paragone più pertinente, parlando di deportazione, prendiamo l'immediato precedente della relativa disposizione della legge Pica, che fu il decreto 8 dicembre 1851 di Luigi Bonaparte: questo consentiva la deportazione addirittura in Caienna o Algeria di chiunque, sottoposto alla sorveglianza dell'alta polizia, avesse abbadonato la residenza assegnatagli (notizie tratte da Amato, Individuo e autorità nella disciplina della libertà personale, Giuffè, Milano, 1973, pagg. 237 e ss).

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    10. Ribadisco quindi che il paragone più corretto è con le coeve pratiche ottocentesche, che erano sufficientemente brutali senza che ci sia bisogno di chiamare in causa i (soliti) nazisti. In conclusione, il sud d'Italia, che non era certo un monolite indifferenziato e hai un bel proclamarti non nazionalista ma una simile concettualizzazione suggerisce altrimenti, avrebbe avuto o meno vantaggi dal restare separato? Il fatto è che non aveva politicamente la forza per restarci, in modo tanto meno discutibile quanto più si attribuisce l'unificazione alla politica estera delle potenze europee (Francia e Inghilterra), e questo rende l'interrogativo ozioso sul piano storico (anzi, direi ancora più ozioso di quanto normalmente già sia la storia fatta coi "se". Peraltro, volendo fare questo giochetto, penso che se Salvemini e Dorso (in Gramsci credo giocassero anche altre considerazioni) avessero conosciuto la teoria della AVO sarebbero stati favorevoli al mantenimento di una moneta meridionale, cosa compatibilissima con l'unità); su quello politico trattare con molto pathos avvenimenti storici mi pare quasi sempre una trappola diversiva: non è un caso che in questi trent'anni il gioco della memoria e dell'accusa retroattiva sia stato uno delle ruotine su cui politici e opinionisti legati alla grande stampa ci hanno fatto correre più volentieri mentre ci costruivano la gabbia intorno. Per questa ragione ti sto rispondendo non perché penso che quello che è accaduto 150 anni fa abbia una particolare utilità nell'analisi politica attuale (anzi, forse è vero il contrario) ma solo perché sia chiaro che ho riflettutto sull'argomento (e non ho ancora finito di farlo).
      Lega: ma appunto. Era un movimento localista e diversivo che indirizzava verso falsi obiettivi un disagio che aveva origini altrove (SME credibile prima ed euro dopo).
      Cassa per il Mezzogiorno. Quanto alle fonti, mi scuserai, ma non sono disponibile e laggere nulla che non siano opere scientifiche di economisti. Questo per quanto riguarda gli aspetti quantitativi. Per quelli qualitativi, forse non ho specificato le date: che il coté investimenti della Cassa sia durato solo fino alla prima metà degli anni '70 lo dice chiaramente anche Acocella. Era da poco finita Bretton Woods e stavano mutando i rapporti di forza a livello internazionale; poi certamente non credo sia sbagliato dire che ci fu anche una responsabilità della classe politica del tempo, anche se la mappatura delle forze in gioco non mi è così chiara (tu ovviamente neanche ti poni il problema: il solito sud vittima e l'analisi è finita lì).
      Sull'Alta Corte, perdonami, mi pare ci sia una lieve imprecisione: definire "comunicato incostituzionale" una sentenza della Corte Costituzionale, così come sostenere che il fatto che a quest'ultima sia demandato il controllo di costituzionalità circa il rispetto dello Statuto signficherebbe impedirne tout court l'applicazione suona piuttosto pregiudiziale come affermazione.

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    11. Non mi intrattengo sull'anneddotica anche se mi verrebbe da chiederti se ti pare che lo stato centrale sia stato più rispettoso delle richieste, e della salute, delle popolazioni locali nel caso della TAV. (E potrei andare facilmente sull'aneddotica sconosciuta alla grande stampa...).
      In conclusione, né amichevolmente né inimichevolmente ma materialisticamente, trovo piuttosto buffa la tua chiusa, quasi che qualcuno fosse qui a chiederti un favore che tu sei disponibile a concedere, ma a certe condizioni; guarda che io non sto tentando di venderti o covincerti di niente, tanto meno dell'"italianità"; semplicemente ci stanno strangolando e si cerca di capire come limitare i danni: se tu ritieni realistico e confacente ai tuoi interessi puntare su una sovranità diversa da quella italiana, fai benissimo a farlo e posso solo augurarti, sinceramente, di avere ragione (certo, non ti nascondo che una posizione che deriva da recriminatorie rievocazioni storiche anziché da un'analisi dei rapporti di forza, attuali e possibili, mi è profondamente estranea); per quanto mi riguarda, già piuttosto incline a ritenere che in generale i margini di recupero dell'attuale situazione siano piuttosto limitati, penso sia un obiettivo del tutto velleitario e diversivo che al massimo potrà fruttarti qualche contentino simbolico. Magari le scuse postume di Amato, come nel caso della summenzionata strage di Pontelandolfo e Casalduini. Se ti accontenti...

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    12. Solo brevemente per replicare una discussione per la quale potremmo aggiornarci altrove.
      Come affermi tu stesso, esiste la definizione di genocidio culturale anche se non ancora approvata dall'ONU.
      Mi sembra pacifico, in ogni caso, affermare che per unificazione italiana dobbiamo intendere la conquista militare degli stati pre-unitari da parte del Regno di Sardegna e la successiva "piemontesizzazione" di culture nazionali differenti. Lo stesso Vittorio Emanuele si nominò II (secondo) e non primo del nuovo stato italiano a rendere esplicita l'espansione del regno piemontese; non mi dilungo sull'acquisizione delle ingenti riserve auree del Banco di Napoli e di Sicilia, la confisca dei beni ecclesiastici, la leva obbligatoria, l'inasprimento fiscale, la deindustrializzazione (si anche quella) e la forte emigrazione: se queste cose non corrispondono alla distruzione della vita economica non saranno state neanche passeggiate di salute.
      L'analfabetismo raggiungeva il 75% su tutto il territorio e punte del 90% in Sardegna (che faceva parte del Regno piemontese, non del Sud).
      Le rappresaglie dei nazisti (decimazioni) reggono bene il confronto con le stesse dei bersaglieri: ma forse non viene ricordato perché questi, a differenza delle SS, devono ancora sfilare alle parate.

      In sintesi, se è vero che al momento dell'unità non vi era sostanziale differenza tra due parti del paese, il divario si approfondisce dopo l'industrializzazione completata AL NORD (non in Italia) e "per l'azione diretta della borghesia settentrionale dello stato unitario" al Sud (che non godeva di condizioni generali di inferiorità ancora) http://spinoza.altervista.org/Capecelatro_Carlo.pdf
      con questi elementi determinanti: soffocamento dell'industria, legge sul corso forzoso, protezionismo.

      Insomma, se Nord e Sud potevano unirsi in uno stato magari federale o veramente unitario, si crearono le condizioni invece per approfondire la disomogeneità che oggi può definirsi "non ottimale". Ma mi pare che già Dostoevskij (1877) prima di Mundell aveva trovato la definizione: "unità che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale e per di più pieno di debiti non pagati [del Piemonte, come sappiamo]"

      Sull'assorbimento "illegittimo" dell'Alta Corte da parte Corte Costituzionale rimando qua: http://www.qds.it/255-autonomia-cancellata-con-un-comunicato-stampa.htm. Non mi pare pregiudiziale affermare che l'assenza dell'Alta Corte unita al controllo preventivo esercitato dal Commissario di Stato impediscono l'attuazione dell'autonomia in Sicilia.
      La Corte (in)Costituzionale è organo di parte. http://www.scomunicando.it/cronaca-regionale/sicilkia-la-corte-incostituzionale

      La mia posizione non è diversa da tutte quelle che puntano al recupero delle sovranità in Europa. Mi sfugge la compatibilità della doppia sovranità monetaria all'interno dello stesso stato.

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    13. Ripeto sul genodicio: sul piano culturale mi sta anche bene ma allora diventa la chiave interpretativa di tutta la storia moderna. E il giudizio di valore non è così scontato. Es.: l'istruzione di massa, che ovunque si è realizzata ha certamente rappresentato un forte regresso delle culture popolari preesistenti, rispetto all'analfabetismo di massa (ti copincollo dalla pagina che tu stesso hai linkato: "Al Sud 84 persone su 100 erano analfabete, al Nord solo 67") io lo giudico un rilevante progresso.
      Giurisdizionalismo e leva obbligatoria, che ovviamente si applicavano a tutto il regno, sono cifre caratteristiche di tutti gli stati moderni (e il primo nient'affatto sconosciuto al Regno delle Due Sicilie (basti pensare alla confische ed espulsioni dei Gesuiti) che anzi poteva vantare una tradizione di altissimo livello culturale).
      La gestione di quello che i governanti dell'epoca consideravano solo un problema di ordine pubblico ha scatenato il tipo di risposta che gli stati ottocenteschi praticavano: ti ho già indicato due analogie con la Francia ma mi sembri piuttosto impermeabile all'obiezione.
      Che l'economia meridionale abbia pagato un caro prezzo di importanti scelte economiche svolte nell'ottocento e nella prima metà del novecento, non c'è dubbio, mi pare di averlo detto subito. Quel che ho detto è che alcune hanno avuto un effetto ambivalente (il liberismo, come dicono anche le tue fonti) e altre un effetto positivo (investimenti). Ma la contrazione dell'industria meridionale non dipese solo da scelte politiche. Cito da Fenoaltea e Ciccarelli: "If across the turn of the century upside continuity was the exception, downside
      continuity was the rule, and the losers' map for the third period much resembles, in even
      darker hues, that for the second. In the entire Mezzogiorno only four provinces at least held
      their own (Naples, one in Sardinia, two in Apulia). The darkest hues appear in some provinces of the Abruzzi, Campania, Calabria; and they also cover Sicily, then reeling under two major shocks. The literal shock was of course the great earthquake that devastated Messina in 1908; the other, less deadly but economically more significant, was the loss of
      Sicily's world sulphur monopoly with the discovery of the deposits in Louisiana.

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    14. The sulphur-mining centers in southern Sicily -- Caltanissetta and Girgenti -- saw their share of industry decline, in a decade, by some 30 percent: the worst performance of all, across all provinces and periods in our sample."
      Ho letto i link, ma mi pare che continuare a definire "comunicato stampa" una sentenza della Corte Costituzionale non sia molto serio. Aggiungo che chi afferma che " l’Alta Corte è prevista dallo Statuto ed esso è legge Costituzionale e lo si può cambiare solo con un'altra legge Costituzionale e non con una sentenza giuridica. Per modificare lo Statuto è necessaria l’approvazione del Parlamento Siciliano e di quello Italiano." sta liquidando con una battuta ipersemplificata una questione che si pone in ben altri termini, come chiunque sappia come funziona la giurisprudenza costituzionale e abbia letto la sentenza del '57 può facilmente rendersi conto.
      Scusa se glisso sullo spirituale: non è proprio il mio pane.
      La tua posizione è diversa perché manca di qualunque barlume di realismo. In effetti una qualsiasi indicazione concreta di come questo recupero di una sovranità locale si attuarebbe, contando su quali forze e quali alleanze, magari di classe (se invece leggi Sapir (http://russeurope.hypotheses.org/1237), che propone un'analisi che mutatis mutandis (e da mutare c'è ben poco) è tranquillamente trasferibile all'Italia, le indicazioni concrete ci sono), scardinando preventivamente quella italiana così come si è consolidata negli ultimi 70 anni, ti manca completamente: soltanto recriminazioni e laudationes temporis acti. Chi ha le tue idea sembra sempre convinto che queste ultime sostituiscano un'analisi politica: purtroppo non è così.
      Non metto link sulle monete locali: c'è solo l'imbarazzo della scelta.

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    15. Che il Sud avesse bisogno della piemontesizzazione per evolvere verso la modernità credo che sia molto discutibile. A me sembra una giustificazione, a posteriori, dei vincitori di quelle guerre per "esportare democrazia".
      La Sicilia si era già data una costituzione democratica per il tempo (1848): rigida (come l'attuale Costituzione, modificabile con i 2/3 delle camere), a differenza dello Statuto albertino (flessibile e prefascista).
      La coscrizione obbligatoria fu uno di quei provvedimenti (come tutti gli altri) della malasorte che si abbatterono sull'economia e la società dell'isola: non c'era mai stata e durava sette anni per giovani che dovevano lasciare lavoro e famiglia per servire in un esercito dove si parlava un'altra lingua.
      E mi pare che oggi la leva sia stata abolita dagli stati moderni.

      Sul terremoto di Messina del 1908, città dove sono nato, ricordo che proprio quest'anno è stata intitolata una piazza ai "marinai russi" che si adoperarono con eroismo nei soccorsi.
      I diecimila bersaglieri accorsi, invece, spararono sui superstiti e si diedero allo sciacallaggio. Poi il Parlamento nazionale deliberò il bombardamento delle macerie per coprire la faccenda (e i migliaia che ancora erano vivi sotto).
      Lo shock dello zolfo mi ricorda le novelle del Verga ("menu mali ca si mori" dicevano i carusi): ma non so quali interventi fece lo stato.

      Direi di stendere un velo pietoso sui primi 85 anni di Regno d'Italia.

      Passando al periodo repubblicano, ci saranno stati gli investimenti, ma a quanto pare un palliativo da quanto abbiamo letto finora.
      A me sembra che il Nord abbia fatto quello che dice Bagnai sul modello kaldoriano di crescita: "le grandi potenze economiche nella fase del proprio decollo hanno regolarmente praticato politiche mercantilistiche, fondate sull’essere liberiste a casa altrui e protezioniste a casa propria, semplicemente perché per promuovere la crescita del proprio prodotto e quindi della propria produttività era indispensabile dotarsi di mercati di sbocco di taglia adeguata" (il giardinetto interno meridionale) E la lira-nord ha fatto il suo dovere, come mi pare di intuire da Borghi.

      Comunicato stampa: tale è e illegittimo anche. La questione si pone proprio in questi termini. La Corte Costituzionale non aveva competenza (e non ha ancora) nel 1957 a giudicare sullo Statuto siciliano perché l'Alta Corte, che funzionava dal 1946, era l'organo competente e avrebbe dovuto avallare con propria sentenza. Inoltre, le sue funzioni non sono state assorbite dalla Corte Costituzionale e quindi dovrebbero essere nominati i suoi membri.

      Leggerò Sapir con calma. Realismo? Ci stiamo organizzando per l'indipendenza. Buona fortuna anche a voi comunque, anche se non credo che vi stiate battendo per una moneta complementare all'euro.


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    16. Non ho mai detto che la piemontesizzazione fosse la tappa obbligata verso la modernizazzione del sud; quel che sostengo, e lo sai benissimo, è che spesso una critica alla piemontesizzazione scivola facilmente verso una critica alla modernizazzione. Per dire, piaccia o meno, al sud l'istruzione elementare generalizzata fu realizzata solo con la sua avocazione allo Stato (notizia in Zamagni, Dalla periferia al centro, Il Mulino, Bologna, 1990, pag. 253). Convengo senz'altro sul valore dello Statuto Fondamentale del Regno di Siclia, più avanzato dello Statuto Albertino (non essendo octroyé non è neanche così strano); la Costituzione della Repubblica Romana peraltro era pure meglio. Purtroppo l'unica costituzione, insoddisfacente finché si vuole, che sopravvisse alla buriana del '48 fu lo Statuto Albertino.
      Oggi la leva è stata abolita, all'epoca c'era e per tutti.
      Gli ordini di fucilazione ovviamente non riguardavano i superstiti ma gli sciacalli, o anche solo sospetti tali. L'ennesimo esempio di odioso pregiudizio dello Stato nordista? Sarà, ma guarda un po' in occasione del terremoto di San Francisco del 1906 (http://www.nps.gov/prsf/historyculture/1906-earthquake-law-enforcement.htm) furono emanati, e da quel che risulta dalle testimonianze implementati, ordini del tutto analoghi. Naturalmente ci fu un moto di solidarietà, che si concretizzò nell'arrivo di volontari e raccolte fondi in tutto il paese, come Dickie racconta ampiamente nel suo libro. E altrettanto ovviamente Messina non fu bombardata (a differenza di quanto avvenne il 5 settembre del '48) mentre furono disposti stanziamenti statali per la ricostruzione degli edifici e delle strutture civili (notizie in G. Pescosolido, Unità nazionale e sviluppo economico, Laterza, Roma-Bari, 2007, pag. 297).

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    17. Non mi è ben chiaro quali prodigi avrebbe dovuto fare lo Stato per rimediare alla fine di un monopolio di fatto internazionale.
      Ah, tu diresti? Io invece direi proprio di no. Rete ferroviaria al sud, 1861, 184 Km; 1912, 7.101 Km; leggi speciali di investimento, inedite per uno Stato liberale, vennero varate nel 1904 per Napoli, per la Basilicata, per la Calabria; progetto Sonnino del 1906 per tutto il Mezzogiorno; costruzione dell'acquedotto del Sele, campagna per la distribuzione gratuita del chinino (tutte notizie tratte da G. Pescosolido, op. cit.). Certo, furono tutti provvedimenti per molti aspetti insoddisfacenti (anche se rendere Napoli la quarta città industriale d'Italia non fu probabilmente un risultato così disprezzabile) ma se tu pensi che l'ostinato liberismo meridionalista, ché quella era l'alternativa politica concretamente sul tavolo, sarebbe stato il viatico di un maggior sviluppo industriale al sud secondo me vivi nel mondo dei sogni. In effetti l'ho dato per scontato, ma forse è meglio esplicitarlo, le condizioni di vita ed economiche al sud, lentamente e con oscillazioni e non in modo omogeneo nei diversi settori economici, in termini assoluti sono costantamente migliorate; ovviamente con un ritmo più lento di quelle del nord, but still. Tutto il presupposto del tuo modo di ragionare è che il sud lasciato a sé stesso avrebbe avuto chissà quale rapidissimo e portentoso sviluppo industriale. Mancando la controprova è una tesi inconfutabile ma tutt'altro che scontata visto che quello del nord fu favorito anche dalla presenza di fattori naturali (per es. disponibilità di energia idrica), geografici, di una più ampia rete di infrastrutture e un capitale umano più sviluppato (nelle zone del triangolo industriale l'analfabetismo nel 1861 era poco più del 50%); certo, anche dalla disponibilità del mercato di sbocco rappresentato dal Mezzogiorno, ma appunto!
      Sull'Alta Corte mi limito banalmente a rispondere che l'interpretazione del diritto costituzionale, tutto quanto compreso il rapporto tra lo Statuto e la Costituzione, spetta alla Consulta e tanto basta. Peraltro, ti risulta che in qualche paese occidentale esistano doppie giurisdizioni costituzionali sulla fonte di livello supremo? A me così sui due piedi non ne viene in mente nessuna...
      Ma buonissima fortuna per l'indipendenza! Giudicherà la Storia i risultati.
      Certamente no, perché, forse ti è sfuggito, noi un debito pubblico unificato col resto d'Europa non ce l'abbiamo (voi con l'Italia sì). Ancora auguri.

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    18. Mah! La storia ci ha già consegnato un secolo e mezzo di risultati sulle condizioni materiali di sfruttamento del Sud unificato al Nord.

      Non abbiamo la controprova che "abbandonati a noi stessi" avremmo una crescita esplosiva, ma che da altre esperienze il trend migliora quando ciò si verifica.

      E sappiamo qual è il trend che ci riserva l'Unitalia, anche senza euro.

      A me risulta che abbiamo un "credito" complessivo molto alto con l'Italia e un debito pubblico inferiore anche con l'Europa (che il governo italiano fa aumentare).

      Non mi farai il Merkel della situazione...

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    19. Gaetano, per non abusare dell'ospitalità della nostra paziente padrona di casa, lascio all'apprezzamento di chi legge il peso delle fonti che ciascuno di noi ha citato per l'analisi della storia d'Italia. Per un bilancio complessivo, mi permetto di segnalarti ancora il lavoro di Iuzzolino, Pellegrini e Viesti sul sito della Banca d'Italia (http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/pubsto/quastoeco/qse-22/Quaderno_storia_economica_n_22.pdf), che si avvale di tutta la letteratura e della più recente statistica disponibile: lì potrai constatare che una caratterizzazione del rapporto nord-sud in termini di costante sfruttamento è decisamente caricaturale (nota bene che quando parlavo di improbabile crescita esplosiva mi riferivo proprio al periodo delle origini: per esempio i dati dello studio citato indicano che la struttura dei distretti industriali del sud era molto più bisognosa di mercati di sbocco di quella del nord) e che lo snodo decisivo (prima i giochi erano ancora tutti aperti) è il periodo fra le due guerre, cioè il fascismo. L'aspetto più caricaturale, per come la vedo io, è l'idea di una cotrapposizione, che mi è difficile definire altrimenti che nazionalista, tra sud e nord laddove le politiche nazionali intraprese, liberismo in primis, erano sollecitate e appoggiate da segmenti significativi della classe dirigente meridionale.
      Questo è un punto significativo anche per l'analisi politica attuale, che è il piano del discorso che mi pare più rilevante: io non escludo affatto che la Sicilia o il sud d'Italia potrebbero avere dei benefici economici dalla separazione (vorrei però vedere i modelli econometrici: per l'Italia ci sono); quello che escludo è che abbiate il potere di ottenerla: bene che vada potrete conseguire una maggior autonomia locale, un meccanismo che in questi anni ha sempre giocato a favore di quelli che "la spesa pubblica è il male" (e ti ricordo che il dato rilevante non è tanto il bilancio regionale ma le partite correnti). L'euro non è una diabolica invenzione della Merkel e non ci restiamo dentro per colpa sua ma perché risponde all'interesse di fette molto potenti delle classi dominanti nazionali che all'uscita dall'euro saranno sempre lì. Il problema è avere dei rappresentati politici che non siano marionette del capitale, finanziario in primis, e direi che abbiamo ampie prove che le dimensioni ridotte di un paese non offrono da questo punto di vista alcuna garanzia. Se segui l'analisi di Bagnai saprai bene che sul piano politico nazionale, euro a parte, è tutt'altro che ottimista, al punto di dire chiaramente che un significativo cambiamento nei rapporti tra capitale e lavoro potrà verificarsi solo in seguito a mutamenti dell'organizzazione internazionale del capitalismo. In una situazione che è, e purtroppo rimarrà, di sostanziale debolezza potersi appoggiare su una sovranità che bene o male esiste mi pare più realistico che immaginare di riuscire a tirarne fuori una almeno altrettanto socialmente avanzata (che a me, credo legittimamente, interessa il lavoro e non il Volksgeist). Se "ti faccio" qualcuno al massimo è il Machiavelli. Detto questo, mai e poi mai mi vedrai dire a un lavoratore come deve tutalere i propri interessi, quindi nell'augurio di buona riuscita non c'è nulla di ironico. Magari un po' di scettico sì.

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    20. Mi pare che in ogni caso non ci siamo capiti. Io non rivendico un altro risorgimento in cui il Sud abbia la possibilità di praticare una politica industriale che sottometta il Nord.
      Le cose sono andate come sono andate e il giudizio storico è affidato agli storici. Ma è parere comune mi pare, che il problema europeo presente stia nella continuazione di queste politiche mercantilistiche che oggi sono suicide, oltre che odiose, per lo stesso mercato europeo e anche per chi le pratica alla fine.
      Lo scopo del Manifesto e dell'intervento di Borghi mi pare sia quello di "tornare a quote più normali" in cui ciascuna economia possa crescere senza colonialismi.
      A proposito di peso delle fonti Bagnai pubblica il saldo delle partite correnti del Sud italia mostrando come questo sia in deficit strutturale dal 1960 (col Nord italia) http://goofynomics.blogspot.it/2012/02/draghi-portece-nantro-ltro.html.
      E spiega anche che la politica monetaria centralizzata di BI non può incidere sugli squilibri regionali interni.
      Non mi risulta che Bagnai giudichi irrazionale la scelta di separarsi, e nemmeno Borghi che fotografa con l'articolo di cui sopra la situazione, anche se a mio avviso omette di spiegare come si sia determinata.
      Quindi...

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    21. Accantoniamo pure la discussione storica (ma ti riconsiglio di esaminare il paper che ti ho indicato per un giudizio assai meno manicheo e adeguatamente articolato).
      Naturalmente la politica menetaria non può incidere sugli squilibri strutturali (ad iniziare nel 1960 è solo la serie di dati che usa Bagnai, non lo squilibrio, che se nel 1960 era -15 nel 1959 non era certamente 0): non c'è dubbio che occorrerebbe una politica industriale (che a livello europeo è impossibile; a livello italiano invece potrebbe non esserlo).
      Il punto non è se è irrazionale o irrazionale economicamente (ma, per dire, l'elasticità rispetto al REER delle esportazioni italiane la conosciamo; io prima di buttarmi a dire sì, viva l'indipendenza fossi in te qualche dato in più lo vorrei); il punto è se è *fattibile* politicamente. Ma insomma, usciremo dall'euro solo perché è intrinsecamente insostenibile, e probabilmente ci vorrà l'altolà dello zio Sam, non certo per qualche significativa azione politica nazionale nonostante l'enorme massa di interessi che sta stritolando e tu penseresti di mettere insieme una forza tale da sovvertire la Costituzione repubblicana e creare una nuova ma rappresentativa sovranità democratico-sociale? Secondo me sogni. Sarò lietissimo di ammettere l'errore se i fatti mi daranno torto.

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    22. Il Manifesto di solidarietà europea è un inizio, una strada da seguire, non il risultato definitivo da raggiungere, a giudizio degli stessi sottoscrittori.
      E non si potrebbe raggiungere nessun risultato se non ci fosse nemmeno l'intenzione di perseguirlo.
      Se è economicamente (oltreché giuridicamente) razionale separarsi, non vedo perché continuare a perseguire un'unione fittizia, né perché temere una sovversione della democrazia quando la Costituzione è stata già sovvertita nei principi fondamentali.
      Il problema diverrebbe solo quello di trovare la fattibilità. E all'uopo si può proporre una road map italiana (che contempli ad esempio l'unione delle isole con la parte meridionale della penisola) in attesa di una migliore definizione di nuovi (e per la verità più antichi) stati nazionali magari confederati.

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    23. Se sia economicamente razionanle, io, lo ripeto, aspetto di dirlo avendo delle analisi economiche precise davanti (sull'euro ne ho lette a bizzeffe); c'è poi anche la razionalità politica, ovviamente (per dire: mentre un'alleanza coi lavoratori tedeschi purtroppo, purtroppissimo, non è realizzabile, una tra lavoratori italiani, del sud e del nord, lo è eccome). Se tu preferisci buttare il cuore oltre l'ostacolo, fa' pure, naturalmente. Un'unione politica e fiscale avrei pure qualche difficoltà a giudicarla "fittizia". Anche il ragionamento che siccome la Costituzione è già malmessa allora darle un'altra mazzata non è una cattiva idea mi pare piuttosto peregrino. In effetti il punto per cui l'analogia con l'uscita dall'euro non regge sta proprio qui: nel caso dell'euro si tratta di riespandere una sovranità che esiste già; nel caso dell'Italia di inventarsene una nuova. Le intenzioni sono una bella cosa, ma, e qui consentimi di citare il segretario fiorentino, "la poca prudenza degli uomini comincia una cosa che, per sapera allora di buono, non si accorge del veleno che vi è sotto". E qui il veleno sta in quel "in attesa", che mi pare riproporre la stessa trappola che ci ha fatti finire in Europa, e con ciò torno all'inizio dei miei interventi quindi direi che la discussione ha dato quel che poteva dare, ossia un ennesimo aggiramento dell'esigenza irrinunciabile, come dice Lordon, "de maintenir continûment, sous une forme ou sous une autre, le principe de souveraineté, tout le temps de la transition – et si pas capable, s’abstenir". Ovvero qualunque ulteriore indebolimento di una Costituzione che già c'è, scritta quando i rapporti di forza avevano un certo equilibrio, agitando il miraggio di improbabili migliori soluzioni che dovrebbero scaturire oggi che i rapporti di forza non sono precisamente favorevolissimi al lavoro fa il gioco della depoliticizzazione liberista (e il fatto che il federalismo sia una refrain che ci accompagnato in tutti questi a me pare lo renda abbastanza evidente). In ogni caso al momento i margini di azione sono talmente ridotti che è una discussione totalmente accademica.

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    24. Un'alleanza tra lavoratori del Nord e del Sud è auspicabile per il capitalismo tosco-padano.
      Immagino che questo nel dopoguerra dell'euro, come negli anni '50, avrà bisogno di un nuovo miracolo economico (settentrionale) e prevedibilmente riproporrà la sua agenda su nuove basi "nazionali".

      Ma noi al Sud abbiamo bisogno di ricostruirci su altre basi.
      http://www.eleaml.org/nicola/politica/ragioni.html

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    25. Un'alleanza fra lavoratori è auspicabile per i lavoratori: guarda che Mario Draghi sta tagliando anche il tuo di salario, mica solo il mio. Gli anni '50, peraltro, sono stati anni di repressione del movimento operaio, quindi non capisco che c'azzeccano, come avrebbe detto il tale. Ma se tu vuoi prendere per oro colato l'analisi di autoinvestiti profeti della caduta prossima ventura del capitalismo privato ("A produttori che sono andati a scuola e che sanno maneggiare i nuovi strumenti dell'informatica, il capitalista privato non serve più. E' un'effettiva remora per la produzione."), che garantiscono che una separazione sarà fattibile sottraendosi al medesimo (beh, certo, visto che sarà caduto immagino sarà una passeggiata...) anche se resterà "il sistema degli scambi mondiali e la logica della concorrenza fra produttori" (e qui, ahilui, il nostro si è scoperto), fa' pure: ognuno ha diritto ai suoi passatempi.

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  12. Variazione sul tema Romanzo di centro e periferia! Molto ben spiegato come suo solito! Tra l’altro Borghi l’ha spiegato molto bene anche qui

    E’ lui vero?

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  13. Porque devemos sair do euro: pré-publicação exclusiva do novo livro de Ferreira do Amaral

    «Felizmente a questão de uma eventual saída do euro deixou de ser um tema tabu. Há já hoje, em Portugal e no exterior, muita reflexão sobre essa matéria.
    Para quem, como eu, não tem a religião do euro - ficou provado que a participação no euro foi um desastre de grandes proporções, que põe em causa a própria sobrevivência do nosso País -, é prioritário para Portugal sair do euro, uma vez que não temos qualquer possibilidade de crescer rapidamente dentro de uma zona monetária com uma moeda tão forte como é a moeda europeia.

    http://www.dinheirovivo.pt/Economia/Artigo/CIECO137205.html?page=0

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  14. Obrigado Odysseos. Felizmente, muitos acreditam agora que devemos deixar o euro, mas o problema é que não há nem mesmo uma estratégia comum para este :o(((( .

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  15. Critico Costituzionalista01 giu 2013, 11:27:00

    Io non sono affatto d' accordo con chi usa il fatto che la Germania non voglia pagare per il sud europa per dire che ci vogliono due monete per l' italia ( o l' euro a due velocità ) o un' italia divisa in due. Ora tralasciando i giudizi sull' unità d' italia e sui savoia... vorrei far notare che da più di 6o anni l' italia è una repubblica ( cosa che l' europa non è e nessuno vuole che diventi) con una sua lingua ( cosa che l' europa non ha ) con una sua costituzione ( cosa che l' europa non ha ) con un suo mercato del lavoro/ statuto dei lavoratori ecc ( cosa che l' europa non ha ). In italia con l' avvento della repubblica i presupposti per un percorso comune ci sono. Essi sono interotti dalla fine degli anni 70 in poi con l' entrata nello sme. Poi sono scoppiati gli interessi, poi è nata la lega ( a cui Maastricht piace!),ecc ecc... In Italia quindi ciò che serve per farla funzionare insieme è esistito, si trattava solo di gestirlo meglio ( migliore classe politica ) e può ancora esistere. In europa come pensiamo di creare degli strumenti unitari del genere? Non scherziamo non è possibile. Lo stato sociale presuppone la solidarietà nazionale. I discorsi della lega sono facilmente demolibili perché si basano sulle bugie del debito-pubblico-stato(centrale)ladro. Liberiamoci dell' euro e di Maastrcht, e ci libereremo anche dei leghisti. Costruiamo un ' Europa tra stati nazionali che collaborano e coesistono pacificamente nelle proprie diversità.

    La Costituzione ricordiamoci che non è stata attuata, essa è nazionale e va perseguita!

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  16. Critico Costituzionalista01 giu 2013, 11:43:00

    Concordo al 100% con quanto scritto da Arturo.

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    1. Concordo con Arturo e con Critico Costituzionalista al 100% e se si potesse anche di più.

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    2. Io concordo con Arturo, Critico Costituzionalista e Fiore al 33% ciascuno..

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  17. @Carlo

    Caminante, no hay camino. El camino se hace al andar...

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  18. un piccolo appunto all'eccellente lavoro del prof. Borghi..
    premesso che nel blog di Bagnai abbiamo sempre parlato di queste cose (e della svalutazione del "marco" a livello mondiale alle spalle degli altri e quindi di conseguenza della lira del nord ai tempi della lira italiana) in realtà si stima (e la cosa va sempre ricordata) che ai tempi dell'unità d'italia il cambio doveva essere di 4 a 1 mentre fu di 1 a 1.
    vi ricorda qualcosa? che conseguenze ha prodotto?
    ecco.. e visto che il sud ha visto crollare il proprio PIL rispetto al nord del 50% (CINQUANTA!) si capisce bene quali siano i vantaggi della rivalutazione monetaria

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  19. @critico
    prima di tutto UE ed euro sono stupri costituzionali.
    seconda cosa, per aver un percorso comune in italia sono serviti 80 anni (non mesi.. anni!).
    le sembra un tempo accettabile?
    ma ci avete mai vissuto al sud? avete presente che criminalità c'è?

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  20. Siamo sempre i soliti Italiani.. ancora siamo immersi nel fogno europeo fino alle orecchie (e il cielo solo sa se mai ne usciremo fuori) è già stiamo a discutere di istituire le monete del Nord e del Sud o magari pure regionali!

    Ps. la moneta delle Marche la chiameranno Marco?

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