29/07/19
Trump: gli Usa possono fare cinque volte meglio con il Regno Unito che con l'Ue
Di Breaking the news, 27 luglio 2019
Il Regno Unito aveva bisogno che Boris Johnson diventasse primo ministro "da molto tempo", ha dichiarato oggi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e ha preconizzato che il nuovo leader sarà "grande" nel suo ruolo. In un discorso tenuto alla Casa Bianca, ha continuato affermando che la sua amministrazione può raggiungere risultati "da tre a quattro o cinque volte maggiori" nelle relazioni bilaterali con la Gran Bretagna che con l'Unione europea.
Nel mezzo dell'impasse politico successivo al referendum sulla Brexit nel giugno 2016, Johnson è salito al potere promettendo che avrebbe realizzato l'abbandono dell'UE anche senza accordi con il resto del blocco sulle relazioni future. Gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno già discutendo di un accordo commerciale bilaterale, secondo Trump, che ha continuato dicendo che il suo paese è stato "ostacolato" dai legami della Gran Bretagna con l'UE. Ha detto di avere chiamato Johnson immediatamente prima per congratularsi con lui.
Il capo dello stato americano ha affermato di aver promesso alla sua controparte un regime di libero scambio "molto completo". Trump ha sospeso i colloqui commerciali con l'UE quando è salito al potere; ora è difficile dire se il Regno Unito avrebbe un potere contrattuale maggiore dell'intero blocco. L'ufficio di Johnson ha dichiarato di aver discusso della crisi riguardante le sanzioni contro l'Iran.
27/07/19
Negli Stati Usa con salario minimo elevato l'economia va a gonfie vele
di Matthew A. Winkler, 26 luglio 2019
L'esperienza recente dimostra che l'innalzamento del minimo salariale non impedisce alle economie forti di espandersi.
Quando la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti all'inizio di questo mese ha votato con 231 voti a favore e 199 contro (hanno votato a favore tutti i democratici tranne sei e solo tre repubblicani) l'aumento graduale del salario minimo federale fino ad arrivare a 15 dollari all'ora entro il 2025, la misura è stata salutata come una vittoria a lungo inseguita dai liberals. Ma data per morta al successivo passaggio in Senato, dove i repubblicani in maggioranza restano contrari alla norma, che considerano un killer di posti di lavoro.
La politica sul salario minimo non sembra mai cambiare molto, con i liberals che si presume parlino a nome del lavoro e i conservatori a favore del capitale.
Ma che cosa accadrebbe se un contesto e una prospettiva adeguati potessero dimostrare che la misura della Camera, intitolata "Raise the Wage Act" ed ispirata alla lotta del 2012 dei lavoratori dei fast-food di New York per portare a 15 dollari all'ora il salario minimo, potrebbe portare benefici sia al capitale sia al lavoro?
L'ultimo aumento del salario minimo federale è stato nel 2009, a 7,25 dollari all'ora.
Andamento del salario minimo federale

Da allora, 29 stati hanno approvato salari minimi al di sopra del livello federale. California, New York e Washington sono stati tra i primi a iniziare gradualmente a passare a una tariffa oraria di 15 dollari, e secondo i dati raccolti da Bloomberg le loro economie si sono espanse, con maggiori incrementi del reddito pro-capite, crescita dell'occupazione e della spesa dei consumatori rispetto ai 21 stati rimasti fermi sui 7,25 dollari. Dal 2015, le economie con i salari minimi più elevati si sono dimostrate sostanzialmente più forti rispetto al resto degli Stati Uniti.
Regolamentazione del salario minimo nei diversi Stati (al 1° luglio 2019)

Anche dopo che l'ufficio di bilancio del Congresso (Congressional Budget Office - CBO) ha dichiarato questo mese che la legge proposta dalla Camera avrebbe sollevato 1,3 milioni di americani dalla povertà e avrebbe dato a 27 milioni di lavoratori un livello di vita più elevato, i repubblicani si sono attaccati alla previsione dello stesso CBO, che 1,3 milioni di persone, ovvero lo 0,8% della forza lavoro, sarebbe stata ridotta alla disoccupazione. La rappresentante della Carolina del Nord Virginia Foxx, che ha gestito l'opposizione alla proposta di legge alla Camera, ha affermato che la legislazione è "socialista" e "estranea alla cultura americana". Autorità più moderate, incluso il mio collega di Bloomberg Karl W. Smith, hanno affermato che il calcolo del CBO "ignora la possibilità che siano limitate le opportunità per i lavoratori più emarginati" e che "praticamente tutti gli economisti" concordano sul fatto che "forti aumenti del salario minimo hanno grandi probabilità di tradursi in una riduzione dell'occupazione".
La storia recente però è stata più incoraggiante. Tra i dieci stati con i tassi di occupazione in più rapida crescita dal 2015, solo tre sono nel gruppo con salario minimo basso: Utah, Idaho e Carolina del Sud. Negli Stati con salari minimi più elevati i posti di lavoro stanno aumentando a un ritmo più elevato rispetto ai loro pari con salari minimi inferiori. Ciò si riflette nel precedente quinquennio, quando metà dei primi dieci erano stati con i salari minimi più bassi, secondo i dati compilati da Bloomberg.
Dal 2015, sei dei dieci stati con la crescita dell'occupazione più lenta sono nel gruppo dei paesi con salario minimo basso: North Carolina, Wyoming, Louisiana, Oklahoma, Kansas e Iowa. Durante i cinque anni precedenti solo tre dei dieci stati a più lenta crescita erano tra quelli con salari minimi bassi. Questa dicotomia riflette l'andamento tendenziale degli stati a basso salario minimo, che soffrono di un mercato del lavoro in calo rispetto agli stati con salari minimi più alti, secondo i dati raccolti da Bloomberg.
Niente di questo è sufficiente a dimostrare che l'innalzamento del salario minimo crei ricchezza, o anche che chi è contrario sbagli a preoccuparsi dei possibili svantaggi. Suggerisce, tuttavia, che gli stati con economie forti non subiranno effetti negativi abbastanza potenti da contrastare i benefici. Solo tre dei dieci stati in cui il reddito individuale sta crescendo più velocemente si trovano nel gruppo di quelli a basso salario minimo: Idaho, Utah e Carolina del Sud. Questi stati, che sono presenti anche tra i dieci stati dove l'occupazione è in più rapida crescita dal 2015, hanno il vantaggio di ospitare datori di lavoro multinazionali come Boeing, Goldman Sachs Group e Micron Technology, che offrono indennità e vantaggi a livello globale che superano di gran lunga qualsiasi salario minimo.
Dal 2009 al 2014, sei tra i primi dieci nella classifica dei redditi pro capite provengono dagli stati con salario minimo più basso, secondo i dati raccolti da Bloomberg. Dal 2015, invece, sette dei dieci stati in cui il reddito cresce più lentamente sono tra quelli con i salari minimi più bassi: Nord Dakota, Oklahoma, Wyoming, Louisiana, Kansas, Mississippi e Iowa. Gli Stati con salari minimi bassi hanno mostrato una tendenza, negli ultimi anni, a sottoperformare rispetto a quelli con salari minimi più elevati, secondo i dati compilati da Bloomberg.
Quando la California ha stabilito il suo salario minimo di 15 dollari all'ora, tre anni fa, la previsione degli oppositori era che la nuova legge avrebbe aumentato la disoccupazione e danneggiato vendite al dettaglio e ristoranti. Invece, lo stato più grande, con quasi 40 milioni di persone, ha registrato un record di bassa disoccupazione, al 4,2%, e un aumento del reddito pro-capite maggiore di qualsiasi altro stato negli ultimi cinque anni. Il settore alberghiero e dei servizi di ristorazione è stato particolarmente vivace, secondo i dati raccolti da Bloomberg.
Secondo i dati raccolti da Bloomberg, tra i dieci stati che negli ultimi cinque anni hanno visto la maggiore crescita delle società alberghiere e dei servizi di ristorazione, otto sono tra quelli con i salari minimi più elevati, guidati da California, Colorado, Massachusetts e New York. I dati di Bloomberg mostrano anche che le attività di vendita al dettaglio negli stessi stati con salari minimi alti hanno registrato una forte crescita dal 2015, con Washington che ha registrato il maggior aumento, 12,7 miliardi di dollari, seguito dai 12,4 miliardi di dollari della California.
Quattro anni fa Dave Regan, presidente di un sindacato di 85.000 lavoratori ospedalieri della California, ha dichiarato ai lettori di USA Today che gli oppositori del salario minimo di 15 dollari all'ora “ignorano il fatto che aumentare il salario rafforza le economie locali aiutando i lavoratori e le loro famiglie a salire lungo la scala del benessere". Salari minimi più elevati, ha affermato, "mettono più soldi nelle tasche dei lavoratori, soldi che questi spendono nelle imprese locali, a loro volta aiutando queste imprese a crescere e creare più posti di lavoro".
Forse questo rapporto di causa-effetto è corretto o forse no. Questa è una buona questione da porre agli economisti. Mentre aspettiamo le loro risposte, però, siamo già d'accordo sul fatto che l'aumento dei salari minimi e il miglioramento dell'andamento dell'economia possono sicuramente andare di pari passo.
24/07/19
Boris Johnson sarà presto il leader più popolare al mondo
Di Lloyd Evans, 22 luglio 2019
C’è ormai una sola persona in Gran Bretagna che crede che Boris potrebbe privarci del piacere di un governo targato Jeremy Hunt. Quella persona è Jeremy Hunt. Noi tutti ci aspettiamo che il progetto “Ambizione Bionda” raggiunga la sua realizzazione e che Boris entri al numero 10 di Downing Street.
La cosa non sorprenderà chi lo conosce. La natura lo ha sempre segnato. Anche come studente del primo anno a Balliol, a 18 anni, era stranamente appariscente: le guance rubiconde, la postura un po' curva e spavalda, la voce tonante da Duca di Wellington e quella strana capigliatura bianca che incoronava la sua testa come un riflettore celeste. Si è sempre fatto notare.
La gente dice che non sa "curare i dettagli". Ma nessuno passa quattro anni a studiare i classici a Oxford se non ha la capacità di assorbire e tenere a mente una massa di informazioni astratte. Il direttore di Balliol, Sir Anthony Kenny, insegnava l'etica nicomachea di Aristotele citando ampi stralci dell'originale e invitando i suoi studenti a confrontare un paragrafo con l’altro. Nelle sue lezioni parlava più greco che inglese.
Il punto, sui dettagli, è che Boris li trova facili da padroneggiare. Non gli viene in mente che gli altri potrebbero faticare. Forse lo annoia, perfino. Perdersi in minuzie è per i secchioni, dopo tutto. La sua missione, come leader, è quella di proiettare fiducia e ottimismo dall'alto. Dopo tre anni della Signora Indecisa (Theresa May, NdVdE) abbiamo bisogno di un po' di coraggio e di attributi al numero 10, chiarezza di obiettivi e di propensione all'attacco.
È curioso che la maggior parte del pubblico creda di conoscere già Boris. Molti probabilmente pensano a lui come a uno sfacciato, egocentrico burlone che domina ogni conversazione con una serie di aneddoti e frasi fatte - come un Oscar Wilde albino.
Niente affatto. È modesto e persino timido a tavola. Parla solo con i più vicini a lui e non trasforma mai un evento sociale in un monologo. È un grande ascoltatore. Si guadagna la fiducia delle persone rivelando qualcosa di personale. "Sono un po' preoccupato per i miei figli," mi disse una volta, quando i suoi figli si stavano avvicinando all’adolescenza. "Non sono sicuro che mi rispettino."
Mi chiese un consiglio su come trattare con i giovani arroganti. Immediatamente, mi sentii un esperto di educazione familiare. È stato solo un trucco? Forse. Ma efficace. Boris può navigare la psicologia di un individuo e trovare molto agevolmente il tasto per coinvolgerlo. Antenne così finemente sintonizzate sono rare.
Alcuni anni fa mi ha tormentato perché scrivessi una storia su un embargo del carburante che ero riluttante a trattare. "Mi dispiace, Boris, sto scrivendo una commedia. Quello di cui questa storia ha bisogno è un cacciatore di notizie."
"No no," mi ha detto, con un pizzico di autoironia, "quello di cui questa storia ha bisogno è un ARTISTA!"
Naturalmente, ho lasciato da parte la commedia e ho scritto la storia. Perché ho ceduto? Forse perché l'adulazione era così palese. Ma sapevo anche che unirmi a Boris in qualsiasi impresa sarebbe valso una bella risata. È del tutto imprevedibile. Scherzi, burle e idee originali – "wheezes" come li chiama lui – gli escono in continuazione.
Può sembrare un tratto disastroso per un primo ministro, ma con i negoziati sulla Brexit in ballo, potrebbe darci un vantaggio cruciale. L'amore di Boris per le furbizie e la sua vena anarchica renderanno la sua minaccia di una Brexit senza accordo una prospettiva credibile.
I burocrati UE non saranno in grado di decifrarlo. Questo non farà loro piacere. E saranno piuttosto sconcertati nello scoprire che non potranno fare a meno di apprezzarlo. La maggior parte delle persone che lo detesta non lo ha mai incontrato. Chiunque entri nella sua orbita si ritrova colpito dalla sua curiosa presenza da gatto sornione. Gli piacciono le persone. E le persone lo ricambiano. Da questo punto di vista è più un Reagan che un Trump. Si lavorerà i capi di stato e i cancellieri che sta per incontrare. Entro l'autunno, avremo il leader più popolare del mondo.
23/07/19
FT - Non trattate il FMI come un premio di consolazione per la UE
Senza peli sulla lingua, Wolfgang Münchau boccia categoricamente il principale candidato in pectore UE al ruolo di direttore del Fondo Monetario Internazionale, Jeroen Dijsselbloem, e sollecita gli altri Stati membri del Fondo a bloccarlo, per impedire che si diffondano nel mondo le perniciose politiche dell'eurozona, basate su quella che è stata la tregedia degli ultimi anni, l'austerità. Dal Financial Times.
Di Wolfgang Münchau, 21 luglio 2019
Il mondo ha bisogno di un rimpiazzo forte per la Lagarde.
Ancora una volta l'UE insiste su un candidato europeo per l'incarico di direttore dell'FMI. L'ultima volta, nel 2011, ho sostenuto una candidata del genere, Christine Lagarde, che ha ottenuto il posto. Si è appena dimessa per subentrare a Mario Draghi come presidente della Banca centrale europea a novembre. L' FMI sta cercando un sostituto.
Otto anni fa, ho sostenuto che Christine Lagarde era nella posizione migliore per gestire il singolo più grande compito che il FMI ha affrontato in questo decennio: assicurare che la zona euro contasse su un certo sostegno professionale durante i suoi anni di crisi e prevenire ricadute sul resto dell'economia globale.
Una cosa è che l'UE insista sul proprio candidato quando ne ha uno buono, come nel 2011. Tutt'altro quando così non è. La scorsa settimana i funzionari europei hanno preso in considerazione una rosa di candidati. Tra i primi c'era Jeroen Dijsselbloem, ex ministro delle Finanze olandese e capo dell'Eurogruppo che riunisce i suoi colleghi dell'eurozona. Sia lui sia diversi degli altri candidati nella lista hanno molto di cui rispondere. Hanno promosso l'austerità durante la crisi dell'eurozona. Dijsselbloem è famoso per avere accusato i paesi in crisi di spendere i loro soldi in "alcol e donne".
I ministri delle Finanze dell'UE sembrano preferirlo a Mark Carney, il governatore uscente della Bank of England. Dijsselbloem è più simile a loro. È cittadino di un paese dell'eurozona. A dire il vero lo è anche Carney, nato in Canada ma con due passaporti europei, di Irlanda e Regno Unito. Ma i ministri dell'UE non lo considerano abbastanza europeo per il ruolo. Potrebbero anche dirgli di tornarsene da dove è venuto.
Un altro argomento fallace a favore di Dijsselbloem è che è un socialista. I socialisti non hanno ottenuto abbastanza, rispetto a quanto speravano, nel recente mercato delle cariche UE che ha portato alla nomina, tra gli altri, della Lagarde. E quindi meritano un compenso. Il posto al FMI è il premio di consolazione perfetto.
Nel momento in cui scrivo, l'UE non ha ancora preso una decisione in merito al candidato che intende sostenere. Se l'eurozona nominasse Dijsselbloem o qualcun altro che abbia avuto ruoli operativi di spicco nel periodo della crisi, consiglierei agli altri stati membri dell'FMI di sostenere un proprio candidato. Oltre a Carney, c'è Agustín Carstens, l'economista messicano attualmente direttore generale della Bank of International Settlements.
Se Boris Johnson diventasse Primo ministro britannico questa settimana, come sembra probabile, dovrebbe associarsi a Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti, per sostenere un candidato congiunto USA / Regno Unito. C'è un forte interesse generale nell'impedire all'eurozona di esportare i suoi politici più tossici - e le loro politiche - nel resto del mondo.
A mio parere, il problema di molti dei principali responsabili politici dell'UE è un profondo analfabetismo economico. L'austerità è stata una delle grandi tragedie politiche del nostro tempo. È ciò che sta dietro l'ascesa della Lega, partito populista, in Italia. Il partito di Matteo Salvini è sull'orlo di una presa di potere senza precedenti.
Ursula von der Leyen, presidente eletto della Commissione europea, ci ha dato una rappresentazione quasi comica di analfabetismo economico durante una delle sue udienze, quando è stata interrogata da un parlamentare verde sul surplus delle partite correnti della Germania. La traduzione letterale tedesca è "performance surplus". La risposta incoerente della von der Leyen ha rivelato che lei, come Trump, considera il surplus delle partite correnti come una misura di performance positiva.
Questo è il livello al quale stiamo discutendo la politica economica nell'eurozona. È questa la mentalità che ci ha portato il fiscal compact, una serie di regole per costringere i paesi ad allinearsi a uno specifico obiettivo numerico per il rapporto tra debito e PIL. Ci ha portato lo stop al debito tedesco, una regola costituzionale di pareggio di bilancio che ha finito per produrre persistenti surplus. E ha portato Dijsselbloem nella lista dei candidati. Non c'è molto che il resto del mondo possa fare riguardo alle infelici scelte politiche dell'eurozona. Ma può, e dovrebbe, rifiutarsi di premiare i responsabili di queste politiche con i ruoli più ambiti nella finanza internazionale.
Le competenze necessarie al prossimo direttore generale dell'FMI saranno diverse da quelle richieste otto anni fa. Il candidato di successo dovrà fare i conti con guerre commerciali e valutarie, confini incerti tra politiche fiscali e monetarie, nuovi tipi di crisi finanziarie e valute digitali.
Il prossimo decennio potrebbe vedere profondi cambiamenti nel sistema monetario internazionale. È evidente che i ministri delle Finanze dell'eurozona non danno la priorità a questi argomenti nelle loro discussioni sui ruoli più importanti. Per loro, il punto è se uno proviene dall'eurozona o no, da sinistra o da destra, da nord o da sud.
Il mondo ha bisogno di una persona di prim'ordine per gestire il FMI. Non dovrebbe consentire all'Europa di trattare il Fondo come una discarica per funzionari arrivati alla frutta.
18/07/19
Regno Unito: il mercato del lavoro teso provoca l'aumento di salari più veloce dal 2008
Niente da fare, la realtà si rifiuta di adattarsi alle fosche previsioni sulla Brexit propalate da istituzioni e media. La disoccupazione nel Regno Unito crolla al livello minimo da 40 anni, mentre una prematuramente sepolta curva di Phillips risorge dalle sue ceneri: i salari crescono alla velocità massima in oltre un decennio. Magari prima o poi arriveranno le cavallette, ma per ora i redditi reali dei lavoratori nel Regno Unito sono aumentati. Da Bloomberg.
Di David Goodman, 16 luglio 2019
La crescita salariale di base del 3,6% oggi supera facilmente l'inflazione del 2%.
Il mercato del lavoro potrebbe essere vicino a uno stallo, dal momento che l'economia sta aumentando i posti di lavoro in misura minore.
Le retribuzioni nel Regno Unito nel trimestre conclusosi a maggio scorso sono cresciute al ritmo più rapido degli ultimi 11 anni, mentre la disoccupazione è rimasta al livello più basso dalla metà degli anni 70.
I guadagni medi - bonus esclusi - sono aumentati del 3,6%, secondo quanto ha reso pubblico l'Ufficio nazionale di statistica martedì. Il numero di persone occupate è aumentato di 28.000 unità, un livello record, portando il tasso di disoccupazione al suo livello minimo da 44 anni, 3,8%.

Punti principali
Le cifre sottolineano la vivacità del mercato del lavoro, che ha stimolato la spesa dei consumatori e ha costretto i datori di lavoro a contendersi il personale.
La crescita dei salari di base è stata superiore al 3,5% previsto dagli economisti in un'indagine di Bloomberg. La retribuzione totale è aumentata del 3,4%, sostenuta dagli accordi presi nel Servizio Sanitario Nazionale e, in misura minore, dall'aumento del 4,9% di aprile del salario minimo.
La crescita complessiva dei salari del settore pubblico è stata del 3,6%, la maggiore dal 2010, e le retribuzioni del settore privato sono aumentate del 3,4%.
La crescita dei salari continua a superare l'inflazione dei prezzi al consumo, che in media è stata del 2% durante lo stesso periodo. I redditi reali stanno crescendo al ritmo più veloce dalla fine del 2016.
Vi sono tuttavia alcuni segnali che indicano che il mercato del lavoro potrebbe rallentare. La crescita dell'occupazione è stata la più debole dall'estate del 2018, abbassando il tasso di occupazione, e i posti vacanti sono scesi al livello più basso dell'anno.
La domanda è se il ritmo più lento della creazione di posti di lavoro rifletta una richiesta più debole di lavoratori o il fatto che le imprese fatichino a trovare personale adeguato. Il lavoro autonomo part-time ha rappresentato quasi tutto l'aumento, in quanto il numero di dipendenti è diminuito. L'inattività economica è aumentata.

Qualche dato in più
La forte crescita dell'occupazione ha diminuito la produttività, poiché l'occupazione aumenta più rapidamente della produzione economica.
Le ore totali lavorate sono aumentate dell'1,9% rispetto all' anno prima tra marzo e maggio, mentre i dati della scorsa settimana hanno mostrato un aumento del PIL di appena l'1,7%.
I timori per la pressione del mercato del lavoro sui costi sono messi in ombra dalla minaccia di una Brexit senza accordi e dalle preoccupazioni per il rallentamento globale. Gli investitori ritengono che un taglio dei tassi da parte della Banca d'Inghilterra sia più probabile di un aumento.
Gli USA indagano i rapporti di Deutsche Bank con la malese 1MDB dopo che questa è stata coinvolta da Goldman Sachs
10 luglio 2019
All’interno delle stanze di Deutsche Bank quando piove è un diluvio universale.
Proprio quando sembrava che la più grande (anche se non per molto) banca tedesca, già alle prese con i più estesi licenziamenti dai tempi di Lehmann, non potesse più sopportare ulteriori cattive notizie, ecco che il governo USA comunica un’altra potenziale indagine penale, stavolta riguardante il coinvolgimento di Deutsche Bank nello scandalo tentacolare della frode multimiliardaria malese che ha travolto un Primo Ministro, ha fatto crollare il valore di borsa di Goldman Sachs e si è propagato da Hollywood a Wall Street.
Second il Wall Street Journal, il Dipartimento della Giustizia americano sta indagando se la Banca Tedesca ha violato le leggi riguardo alla corruzione internazionale o alla normativa anti-riciclaggio nel suo rapporto con il Fondo 1Malesia Development Bhd, meglio noto come 1MDB, incluso aiutare il fondo a prendere 1,2 miliardi di dollari nel 2014 mentre iniziavano a circolare preoccupazioni riguardo la sua gestione e le sue finanze.
Perciò, com’è che Deutsche Bank si trova invischiata in un altro scandalo? Si è scoperto che DB è stata tirata in ballo dall’ex Goldman Tim Leissner, l’uomo da cui ha avuto origine lo scandalo 1MDB, e che è costato a Goldman miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato, dato che le sue azioni sono crollate lo scorso anno quando è emerso il suo coinvolgimento nel più grande scandalo di corruzione della Malesia, che secondo alcuni è costato a Lloyd Blankfein il licenziamento.
Oggi sappiamo che Leissner sta cooperando con le autorità, e tra i suoi compiti di “buon samaritano” ha deciso di invischiare l’unica banca con più scheletri nell’armadio di Goldman: Deutsche Bank. Come abbiamo ampiamente riportato in passato, gli inquirenti hanno investigato cose simili presso Goldman, dove Leissner, un ex direttore gestionale, si è dichiarato colpevole lo scorso anno e ha ammesso di aver aiutato a sottrarre miliardi di dollari dal fondo.
Per coloro che non li conoscono, un veloce sommario degli eventi: 1MDB, un fondo sovrano, si è trovato al centro di un enorme scandalo globale dopo che miliardi di dollari sono stati ad esso sottratti tra il 2009 e il 2014, portando a numerose indagini governative e alla caduta dell’ex Primo Ministro malese Najib Razak, che era particolarmente vicino all’ex Presidente degli USA, Barak Obama.
Il Dipartimento di Giustizia disse che il totale dei soldi sottratti è stato di almeno 4,5 miliardi di dollari e che furono usati per pagare tangenti a funzionari governativi, per riempire un fondo nero controllato dall’ex Primo Ministro e di acquistare centinaia di milioni di dollari in beni di lusso, inclusi gioielli, oggetti d’arte e proprietà immobiliari.
Quindi effettivamente, c’era da aspettarsi che Deutsche Bank fosse coinvolta.
Ma cosa hanno ottenuto in cambio Goldman, e Leissner? Apparentemente, un accordo. Dal WSJ:
Nel frattempo, il Dipartimento di Giustizia sta per iniziare a breve le negoziazioni con Goldman per cercare di far cadere le accuse attraverso un accordo di colpevolezza, secondo un funzionario esperto. “Ci aspettiamo di cominciare discussioni importanti con Goldman nel prossimo futuro”, ha detto in un’intervista l’assistente procuratore generale Brian Benczkowski, che dirige la divisione dell’agenzia che si occupa di indagini criminali. Si è rifiutato di commentare ogni altro aspetto dell’indagine 1MDB.
Come nota inoltre il Journal, l’accusa si concentra, in particolare, sul ruolo di una delle ex colleghe di Leussner, Tan Boon-Kee, che ha lavorato con Leissner sull’affare 1MDB. Lei ha poi lasciato Goldman Sachs per diventare capo del settore bancario per l'Asia-Pacifico per i clienti delle istituzioni finanziarie presso Deutsche Bank, "dove è stata coinvolta con ulteriori affari di 1MDB".
La signora Tan ha lasciato Deutsche Bank l'anno scorso, dopo che la banca ha scoperto le comunicazioni tra lei e Jho Low, il finanziere malese descritto dal Dipartimento di Giustizia come l’attore principale nello scandalo 1MDB, secondo una persona che ha familiarità con la sua uscita. Né lei né la banca hanno commentato pubblicamente il motivo delle sue dimissioni.
"Deutsche Bank ha collaborato pienamente con tutte le agenzie legislative e amministrative che hanno effettuato indagini relative a 1MDB", ha dichiarato un portavoce della banca. Lo stesso ha citato documenti del Dipartimento di Giustizia dicendo che 1MDB è autore di "travisamenti materiali e omissioni nei confronti dei funzionari della Deutsche Bank" in relazione alle transazioni di 1MDB con la banca. "Questo è coerente con le conclusioni della banca stessa in questa materia", ha aggiunto.
Quello che è interessante è che, mentre Goldman Sachs ha ricevuto la massima punizione per il suo coinvolgimento nello scandalo 1MDB e per aver aiutato il fondo malese a raccogliere 6,5 miliardi di dollari di obbligazioni e il ruolo di Leissner come co-cospiratore chiave nel programma di rubare denaro, la banca tedesca era finora riuscita ad evitare i riflettori.
Ma, come sappiamo ora, anche Deutsche Bank ha svolto un ruolo importante in molteplici transazioni relative a 1MDB. Infatti, il ruolo di DB può anche essere maggiore di quello di Goldman: nella versione più recente della denuncia di confisca delle attività civili del Dipartimento di Giustizia, in cui dettaglia a lungo lo schema 1MDB, Deutsche Bank è menzionata 167 volte. Goldman Sachs è menzionata 56 volte.
La denuncia dice che Deutsche Bank è stata coinvolta con 1MDB fin dai suoi primi giorni nel 2009, dato che la banca facilitava i trasferimenti finanziari relativi al primo grande affare di 1MDB, una joint venture con una società svizzera poco conosciuta chiamata PetroSaudi. Il Dipartimento di Giustizia sostiene che un gruppo di cospiratori guidati da Low, il finanziere malese, ha rubato circa 1 miliardo di dollari dal contributo di 1,8 miliardi di dollari di 1MDB, ma non descrive alcuna colpa di Deutsche Bank nella denuncia. PetroSaudi ha negato ogni illecito.
Deutsche Bank ha anche organizzato prestiti di emergenza per 1MDB nel 2014 per un totale di 1,2 miliardi di euro. Il Dipartimento di Giustizia ha detto che i soldi sono stati rubati anche da Low e dai suoi co-cospiratori. Tuttavia, la banca ha chiesto indietro il prestito in anticipo, quando si è resa conto che le garanzie di 1MDB erano impossibile da verificare, e 1MDB ha ottenuto da un fondo sovrano di Abu Dhabi con cui spesso ha lavorato l’estensione di un prestito di 1 miliardo di dollari per sostituire Deutsche Bank, secondo la denuncia e i documenti investigativi malesi.
La conclusione è che, mentre Deutsche Bank probabilmente non ha commesso una frode penale, il suo processo di antiriciclaggio e i protocolli "Conosci il tuo cliente" saranno attentamente esaminati, anche se i banchieri che erano responsabili di questi attività sono probabilmente ormai scomparsi.
Ma aspetta, c'è dell'altro!
Poiché più o meno nello stesso momento in cui il ruolo potenziale di DB nello scandalo 1MDB è stato reso noto dal WSJ, sia il NYT che Bloomberg hanno riferito che la banca tedesca aveva esteso le relazioni con un'altra figura ancora più scandalosa: Jeffrey Epstein.
Secondo il NYT, Epstein "sembra aver fatto affari e acquistato valute attraverso Deutsche Bank fino a pochi mesi fa." Ma mentre la possibilità di accuse federali incombeva, la banca ha concluso il suo rapporto con Epstein. Non è chiaro quale fosse il valore di tali conti al momento della loro chiusura.
Bloomberg conferma, riportando che "Deutsche Bank ha interrotto i legami commerciali con Jeffrey Epstein all'inizio di quest'anno, proprio mentre le autorità federali si stavano preparando ad accusare il finanziere di aver operato un giro di traffico sessuale di ragazze minorenni dalle sue case opulente a Manhattan e Palm Beach.
La banca tedesca, essa stessa oggetto di indagini governative non correlate, ha chiuso i conti di Epstein per diversi mesi, secondo una persona che ha familiarità con la situazione, che ha chiesto di non essere identificata perché parla di questioni private.
Non è chiaro quanti soldi siano stati coinvolti o per quanto tempo Epstein sia stato un cliente di Deutsche Bank, che ha mantenuto i conti molto tempo dopo che lui è stato condannato per crimini sessuali più di dieci anni fa.
Il fatto che DB abbia un legame non solo con il presidente Trump, per il quale è diventato oggetto di numerosi mandati di comparizione, ma anche con lo scandaloso, anche se misterioso, Epstein, assicura che ancora più attenzione ricadrà su Deutsche Bank. E parlando del mistero di Epstein, Bloomberg riferisce che la sua Financial Trust Co. "ha avuto un investimento di 121 milioni di dollari nella società di hedge fund DB .wirn & Co., che ha chiuso nel 2008. Financial Trust è stato anche uno dei principali investitori nel High-Grade Structured Credit Strategies Enhanced Leverage Fund di Bear Stearns, il cui collasso ha contribuito ad accendere la crisi finanziaria globale."
Ma tornando alla Deutsche Bank, che dopo il suo più grande annuncio di ristrutturazione aziendale per decenni, che vedrà circa uno su cinque dei suoi dipendenti essere licenziato, ora sembra che la banca con sede a Francoforte sarà sotto i riflettori per altri spiacevoli motivi, probabilmente assicurando che migliaia di lavoratori DB saranno sommariamente e tranquillamente lasciati a casa nei prossimi mesi, mentre la serie serrata di cattive notizie ci fa osservare: forse è il momento per la banca di spegnere le luci...
14/07/19
Krugman - Il "disturbo da ricchezza eccessiva"
Di Paul Krugman, 22 giugno 2019
Tra un paio di giorni parteciperò a una conferenza all'Istituto di politica economica sul "disturbo da ricchezza eccessiva" - ovvero i problemi e i pericoli che nascono dall'estrema concentrazione di reddito e ricchezza ai vertici della società. Mi è stato chiesto di tenere un breve discorso introduttivo, concentrandomi sulle distorsioni create da un'elevata disuguaglianza nella politica e nella strategia dei governi, e ho cercato di mettere ordine nei miei pensieri. Quindi ho pensato che avrei potuto mettere nero su bianco questi pensieri, per dare loro una diffusione più ampia.
Mentre il dibattito pubblico si è concentrato sull' "uno per cento", quello che è veramente in discussione qui è il ruolo dello 0,1 per cento, o forse dello 0,01 percento - il vero ricco, non "l''impiegato di Wall Street da 400.000 dollari all'anno" memorabilmente ridicolizzato nel film omonimo. Si tratta di un gruppo molto piccolo di persone, ma che esercita un'enorme influenza sulla politica.
Come si esercita questa influenza? La gente parla spesso dei contributi alle campagne elettorali, ma questi sono solo uno dei canali esistenti. In effetti, identificherei almeno quattro modi in cui le risorse finanziarie dello 0,1% distorcono le priorità della politica.
1. Corruzione pura e semplice. Amiamo immaginare che la semplice corruzione dei politici non sia un fattore importante in America, ma è quasi sicuramente un fenomeno molto più esteso di quanto ci piace pensare.
2. Corruzione indiretta. Quello che intendo qui sono i vari modi, al di fuori della corruzione diretta di politici, funzionari governativi e persone con influenza politica di qualsiasi tipo, per arricchirsi promuovendo politiche che servono gli interessi o i pregiudizi dei ricchi. Questo include le "porte girevoli" tra ruoli nell'amministrazione pubblica e nel settore privato, borse di studio, gettoni nel giro delle conferenze e così via.
3. Contributi alle campagne elettorali. Sì, anche questi sono importanti.
4. Definizione dell'agenda politica: attraverso una varietà di canali - proprietà dei media, gestione di centri studi, e la semplice tendenza generale a ritenere che essere ricchi significhi anche essere saggi - lo 0,1 per cento ha una straordinaria capacità di impostare l'agenda della discussione politica, in modi che possono essere in totale contrasto sia con una valutazione delle priorità ragionevole sia con l'opinione pubblica in generale.
Tra questi, voglio focalizzarmi sul quarto punto, non perché sia necessariamente il più importante - come ho detto, sospetto che la corruzione pura e semplice sia un fenomeno più esteso di quanto la maggior parte di noi possa immaginare - ma perché è qualcosa che penso di conoscere. In particolare, voglio concentrarmi su un particolare esempio che per me e altri è stato una sorta di momento estremo, una dimostrazione di come la ricchezza smodata ha davvero degradato la capacità del nostro sistema politico di affrontare i problemi reali.
L'esempio che ho in mente è stato lo straordinario cambiamento nella filosofia corrente e nelle priorità politiche del 2010-2011, che le ha distolte dal porre la priorità sulla riduzione delle enormi sofferenze ancora in atto all'indomani della crisi finanziaria del 2008, e spinte verso azioni volte a evitare il presunto rischio di una crisi del debito. Questo episodio si sta oggi ritirando nel passato, ma all'epoca è stato eccezionale e scioccante, e potrebbe anche troppo facilmente rivelarsi un precursore della politica del futuro prossimo.
Parliamo prima delle circostanze economiche del contesto. All'inizio del 2011, il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti era ancora del 9%, e la disoccupazione di lungo periodo in particolare era a livelli straordinari, con oltre sei milioni di americani che erano rimasti senza lavoro per sei mesi o più. Era una cattiva situazione economica, ma le sue cause non erano un mistero. Lo scoppio della bolla immobiliare, e i successivi sforzi delle famiglie per ripagare i debiti, avevano comportato un crollo della domanda aggregata. Nonostante i tassi di interesse molto bassi rispetto agli standard storici, le imprese non erano disposte a investire abbastanza per recuperare il terreno perso a causa di questa ritirata delle famiglie.
I libri di testo di Economia offrono consigli molto chiari su che cosa fare in queste circostanze. Questo era esattamente il tipo di situazione in cui la spesa in deficit aiuta l'economia, fornendo la domanda non sostenuta dal settore privato. Sfortunatamente, il sostegno dato dall'American Recovery and Reinvestment Act - lo stimolo di Obama, inadeguato, ma che almeno aveva attenuato gli effetti del crollo - aveva raggiunto il suo picco a metà 2010 e stava per interrompersi bruscamente. Quindi l'ovvia mossa da corso di Economia del primo anno sarebbe stata quella di mettere in atto un altro significativo ciclo di stimoli. In fin dei conti il governo federale era ancora in grado di indebitarsi a lungo termine, a tassi di interesse reali vicini allo zero.
In qualche modo, tuttavia, nel corso del 2010 si formò un generale consenso, nel mondo politico e sui media, sul fatto che, a fronte del 9% di disoccupazione, le due questioni più importanti fossero... la riduzione del deficit pubblico e la "riforma dei diritti", cioè tagli alla sicurezza sociale e all'assistenza sanitaria. E quando dico consenso intendo proprio quello. Come ha osservato Ezra Klein , "le regole sulla neutralità del giornalista quando si parla di deficit non si applicano più". Ha citato, come esempio, Mike Allen che chiede ad Alan Simpson e Erskine Bowles "se credevano che Obama avrebbe fatto 'la cosa giusta' sui diritti - con 'la cosa giusta' chiaramente intendendo 'tagli'."
Da dove proviene questo consenso? Per essere onesti, il pubblico non ha mai creduto nell'economia keynesiana; per quanto ne so io, la maggior parte degli elettori, se interrogati in merito, diranno sempre che il deficit pubblico dovrebbe essere ridotto. Nel novembre del 1936, proprio dopo la rielezione di Roosvelt, Gallup chiese agli elettori se la nuova amministrazione dovesse pareggiare il bilancio; Il 65 per cento rispose affermativamente, solo il 28 per cento disse di no.
Però gli elettori tendono ad attribuire una priorità di importanza relativamente bassa al deficit rispetto ai posti di lavoro e all'economia. E favoriscono in modo schiacciante una maggiore spesa per l'assistenza sanitaria e la sicurezza sociale.
I ricchi, però, sono diversi da tutti noi. Nel 2011 gli studiosi di Scienze politiche Benjamin Page, Larry Bartels e Jason Seawright sono riusciti a sondare un gruppo di individui facoltosi residenti nell'area di Chicago. Hanno trovato notevoli differenze tra le priorità politiche di questo gruppo e quelle del pubblico generale. Il deficit era in cima alla lista dei problemi che consideravano "molto importanti", mentre un terzo del campione lo considerava il problema "più importante". E benché gli intervistati avessero espresso preoccupazione anche per la disoccupazione e l'istruzione, "le hanno classificate con un notevole stacco al secondo e terzo posto tra le preoccupazioni dei ricchi americani".
Quando poi si parlava di diritti, le preferenze politiche dei ricchi erano esattamente opposte a quelle del pubblico in generale. Con ampi margini, gli elettori in generale volevano aumentare la spesa per l'assistenza sanitaria e la sicurezza sociale. Con margini quasi altrettanto ampi, i ricchi volevano ridurre la spesa per quegli stessi programmi.
Quindi, quale fu l'origine di quel consenso nelle convinzioni correnti emerso nel 2010-2011 - un consenso così travolgente che i giornalisti di punta abbandonarono la regola della neutralità e descrissero le politiche di austerità come l'ovvia "cosa giusta" da fare da parte dei politici? Quello che accadde, in sostanza, fu che l'establishment politico e mediatico interiorizzò le preferenze dei ricchissimi.
Ora, il 2011 è stato un esempio particolarmente drammatico di come questo accade, ma non è stato un caso unico. Nel loro recente libro "Billionaires and Stealth Politics" ("Miliardari e strategie invisibili") Page, Seawright e Matthew Lacombe sottolineano gli effetti duraturi dell'influenza politica dei plutocrati nel dibattito sulla sicurezza sociale: "Nonostante il forte sostegno della maggior parte degli americani alla tutela ed espansione della sicurezza sociale, per esempio, l'intensa campagna decennale pro tagli o privatizzazioni alla sicurezza sociale, guidata dal miliardario Pete Peterson e dai suoi ricchi alleati, sembra avere contribuito a vanificare qualsiasi possibilità di ampliarla. Invece, gli Stati Uniti si sono ripetutamente avvicinati (anche sotto i presidenti democratici Clinton e Obama) a tagliare concretamente le prestazioni di sicurezza sociale come parte di un 'grande patto' bipartisan sul bilancio federale".
Ed ecco il punto: anche se non vogliamo mitizzare la saggezza dell'uomo comune, non c'è assolutamente alcuna ragione per ritenere che le preferenze politiche dei ricchi siano basate su una comprensione superiore di come funziona il mondo. Al contrario, i ricchi erano ossessionati dal debito e disinteressati alla disoccupazione di massa in un periodo in cui il deficit non era un problema - era, in effetti, una parte della soluzione - mentre la disoccupazione lo era.
E la convinzione, diffusa tra i ricchi, che dovremmo alzare l'età della pensione si basa, letteralmente, sulla mancata comprensione di come vive l'altra metà (o, in realtà, non lo fa). Sì, l'aspettativa di vita all'età di 65 anni è aumentata, ma con prevalenza schiacciante per la parte superiore della distribuzione del reddito. Gli americani meno abbienti, che sono precisamente le persone che dipendono maggiormente dalla sicurezza sociale, hanno visto solo un piccolo aumento dell'aspettativa di vita, quindi non c'è un motivo per costringerli a lavorare più a lungo.
Su che cosa sono basate le preferenze dei ricchi? Non c'è bisogno di essere rudi marxisti per riconoscere un forte elemento di interesse di classe. La spinta verso l'austerità era chiaramente legata al desiderio di ridurre il livello di tassazione e trasferimento [di ricchezza], che in tutti i paesi avanzati, persino in America, rappresenta una forza significativa verso la redistribuzione dai ricchi ai cittadini con redditi più bassi.
Si possono capire i veri obiettivi dell'austerità in un paio di modi. In primo luogo, rispetto agli altri paesi avanzati gli Stati Uniti hanno tasse basse e una spesa sociale bassa, ma quasi tutta l'energia degli auto-proclamatisi guardiani oltranzisti del deficit è stata impiegata per richiedere una riduzione delle spese piuttosto che un aumento delle tasse. In secondo luogo, è sorprendente quanto è calato l'isterismo sul deficit cui siamo di fronte ora rispetto a sette anni fa. Eppure il deficit di bilancio con l'occupazione piena ora è all'incirca altrettanto grande, come percentuale del PIL, di quanto era agli inizi del 2012, quando la disoccupazione era ancora superiore all'8 per cento. Ma questo deficit, sebbene molto meno giustificato da considerazioni macroeconomiche, è stato creato da tagli di tasse - e guarda un po', i custodi oltranzisti del deficit sono abbastanza tranquilli.
Senza dubbio molti dei ricchi che esigono tagli di tasse per loro e tagli delle prestazioni sociali per gli altri riescono a convincersi che questo è nell'interesse di tutti. Generalmente si è bravi in questo tipo di autoinganno. Resta il fatto che i ricchi, in media, spingono verso politiche che li avvantaggiano, spesso anche quando queste danneggiano l'economia nel suo insieme. E la pura e semplice ricchezza dei ricchi è proprio ciò che consente loro di ottenere molto di ciò che vogliono.
Quindi, che cosa significa questo, guardando avanti? In primo luogo, che nel breve periodo, sia durante le elezioni del 2020 che dopo, sarà molto importante tenere sempre d'occhio sia i politici centristi che i media, e non lasciare che facciano un altro 2011, trattando le preferenze politiche dello 0,1% come "la cosa giusta" e non come, beh, quello che vuole una specifica, piccola classe di persone. C'è una lunga lista di provvedimenti da sempre sostenuti dai progressisti che i soliti noti cercheranno di far passare come idee pazze, che nessuna persona seria sosterrebbe, ad esempio:
- aliquota fiscale massima al 70%;
- tassa sulla ricchezza sui patrimoni molto grandi;
- assistenza universale per l'infanzia;
- spese in deficit per realizzare infrastrutture.
Non è necessario sostenere una o tutte queste strategie per riconoscere che sono tutto fuorché pazze. Sono, infatti, supportate dagli studi di alcuni dei maggiori esperti di economia al mondo. Qualsiasi giornalista o politico centrista che le tratti come politiche evidentemente irresponsabili sta ripetendo quanto avvenuto nel 2011, ovvero interiorizzando i pregiudizi dei ricchi e trattandoli come se fossero fatti assodati.
Ma benché la vigilanza possa attenuare il livello fino a cui i ricchi riescono a definire l'agenda politica, alla fine i grandi soldi troveranno un modo di farlo, a meno che non ci siano meno soldi in partenza. Quindi ridurre l'estrema concentrazione di reddito e ricchezza non è solo desiderabile per motivi sociali ed economici. È anche un passo necessario per avere un sistema politico più sano.