16/04/18

La giustificazione legale del governo britannico per il bombardamento in Siria è totalmente falsa

Craig Murray mostra come gli attacchi aerei di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro la Siria siano stati lanciati in violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Il governo britannico, in particolare, ha emesso un comunicato che contiene un'argomentazione  legale opinabile a sostegno dell'attacco. Tuttavia non menziona nessuna autorità internazionale, e per giunta cerca di presentare come consuetudine di diritto internazionale pratiche controverse e osteggiate da molti paesi.

 

 

di Craig Murray, 15 aprile 2018

 

Mi perdonerete se faccio notare che le argomentazioni presentate dal prof. Dapo Akande dell’Università di Oxford nella sua opinione legale, pubblicata oggi dal Partito Laburista, sono in ogni aspetto e in ogni dettaglio identiche all’analisi che avevo pubblicato ieri. Questo per tutti i troll che vengono a dire che non conosco le leggi internazionali…

 

Ho riportato un sommario dell’opinione del prof. Akande alla fine di questo post.

 

Theresa May ha pubblicato una lunga giustificazione legale a sostegno della partecipazione britannica a un attacco rivolto contro uno stato sovrano. La giustificazione è così viziata da essere totalmente priva di valore. Essa presenta come specifiche consuetudini di diritto internazionale delle pratiche che in realtà sono rifiutate da un’ampia maggioranza dei paesi, e non possono perciò essere ritenute tali. Diventa quindi secondario che i fatti e le interpretazioni citate nella giustificazione della May siano erronee, ma si dà il caso che pure quelle siano totalmente sbagliate.

 

Lasciate prima di tutto che vi riporti per esteso l’argomentazione legale avanzata dal governo:

 

1. Questa è la posizione espressa dal governo sulla legittimità dell’azione militare britannica intrapresa per alleviare le estreme sofferenze umanitarie patite dal popolo siriano, azione che si è esplicata nel ridurre le capacità del regime siriano di produrre armi chimiche a seguito degli attacchi chimici avvenuti a Douma il 7 aprile 2018.

 

2. Il regime siriano uccide i propri cittadini da sette anni. Il suo utilizzo delle armi chimiche, che ha esacerbato le sofferenze umanitarie, rappresenta un grave crimine a livello internazionale, una violazione delle consuetudini di diritto internazionale che proibiscono l’uso di armi chimiche, ed equivale a un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità.

 

3. Il Regno Unito è autorizzato dal internazionale, in via eccezionale, ad adottare misure volte ad alleviare enormi sofferenze umanitarie. La base legale per l’uso della forza è l’intervento umanitario, che richiede che siano soddisfatte tre condizioni:

 

(i) devono esserci sufficienti prove, riconosciute ampiamente a livello della comunità internazionale nel suo insieme, che sia in atto una sofferenza umanitaria su ampia scala, che richiede un sollievo urgente e immediato;

 

(ii) deve essere oggettivamente chiaro che non esistono alternative praticabili all’uso della forza per poter salvare delle vite; e

 

(iii) l’uso della forza deve essere necessario e proporzionato allo scopo di dare sollievo alla situazione di sofferenza umanitaria e deve essere strettamente limitato nel tempo e nel raggio d’azione a questo scopo (deve cioè trattarsi del minimo indispensabile per raggiungere quel fine, e non avere altri scopi).

 

4. Il Regno Unito considera che l’azione militare soddisfi i requisiti per l’intervento umanitario nelle circostanze del presente caso:

 

(i) il regime siriano utilizza armi chimiche dal 2013. L’attacco avvenuto a est di Damasco il 21 agosto 2013 ha ucciso più di 800 persone. Nel 2013 il regime siriano non ha onorato il suo impegno di distruggere le proprie potenzialità di attacco con armi chimiche. L’attacco con armi chimiche avvenuto a Khan Sheikhoun nell’aprile 2017 ha ucciso circa 80 persone e ha procurato lesioni ad altre centinaia. Il recente attacco a Douma ha ucciso fino a 75 persone e ha procurato lesioni a oltre 500. Più di 400.000 persone sono finora morte nel corso del conflitto in Siria, di cui la gran parte civili. Più di metà della popolazione siriana è stata sfollata, e più di 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. L’uso ripetuto e letale di armi chimiche da parte del regime siriano rappresenta un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità. In base a ciò che sappiamo sulle modalità di utilizzo di armi chimiche da parte del regime siriano fino ad ora, è decisamente probabile che il regime ne faccia uso di nuovo, portando ad ulteriori sofferenze e perdite di vite tra i civili, e che altre persone ancora verranno sfollate.

 

(ii) Le azioni intraprese dal Regno Unito e dai suoi partner internazionali al fine di alleviare la sofferenza umanitaria causata dall’uso di armi chimiche da parte del regime siriano sono state ripetutamente bloccate dal regime stesso e dai suoi alleati presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che hanno ignorato le norme internazionali, inclusa la proibizione dell’uso di armi chimiche da parte del diritto internazionale. La scorsa settimana la Russia ha posto il veto su un’altra risoluzione del Consiglio di Sicurezza, vanificando l’istituzione di un meccanismo imparziale per le indagini. Dal 2013 né le sanzioni, né le azioni diplomatiche, né gli attacchi statunitensi contro le basi aeree di Shayrat, avvenute nell’aprile 2017, sono stati sufficienti a ridurre le capacità del regime siriano di produrre e utilizzare armi chimiche, o di dissuadere il regime siriano dal causare estrema sofferenza umanitaria su ampia scala attraverso l’uso ripetuto di queste armi. Non c’è stata alcuna alternativa praticabile a un uso eccezionale della forza per ridurre le capacità del regime siriano di utilizzare armi chimiche e dissuaderlo dall’utilizzarle in futuro, al fine di alleviare le sofferenze umanitarie.

 

(iii) In queste circostanze, e come misura eccezionale basata su necessità umanitarie superiori, l’intervento militare volto a colpire obiettivi ben specifici e attentamente individuati, al fine di alleviare efficacemente le sofferenze umanitarie riducendo la capacità del regime siriano di utilizzare armi chimiche e dissuaderlo dal farlo in futuro, è stato necessario e proporzionato allo scopo, ed è perciò legalmente giustificato. Un tale intervento è stato diretto esclusivamente a sventare una catastrofe umanitaria causata dall’uso di armi chimiche da parte del regime siriano, e l’azione intrapresa è stata quella giudicata come minima indispensabile allo scopo.

 

14 aprile 2018

 

La prima cosa da notare è che questa “argomentazione giuridica” non cita alcuna autorità. Non menziona la Carta delle Nazioni Unite, né la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza o alcun trattato o accordo internazionale di alcun tipo che possa giustificare questa azione. Questo perché non c’è assolutamente niente che possa essere citato. Tutti i testi rilevanti in questa materia dicono che un attacco contro un altro stato è illegale a meno di un’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU. Si veda il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Il governo non cita nemmeno un qualsiasi giudizio della Corte Internazionale di Giustizia, la Corte Penale Internazionale, o una qualsiasi altra autorità legale internazionale. Questo è importante perché il governo sostiene così specificamente che la sua azione sia giustificata da consuetudini di diritto internazionale, il che implica una prassi ormai accettata. Ma l’esistenza di una tale prassi di solito è dimostrata da un qualche giudizio di una corte esistente, e non è stato emesso alcun giudizio che supporti l’approccio adottato dal governo nella sua argomentazione. I tre punti menzionati sulle condizioni che consentirebbero l’azione secondo il diritto internazionale non sono, in realtà, stati dichiarati da nessuno se non dal Regno Unito stesso. Queste “condizioni” sono state specificamente commentate da Ola Engdahl nel libro edito da Bailliet e LarsenPromoting Peace Through International Law” [“Promuovere la Pace Attraverso il Diritto Internazionale”] (Oxford University Press 2015). Engdahl nota quanto segue:

 

La posizione del Regno Unito, secondo il quale gli sarebbe permesso di intraprendere azioni coercitive in base alla dottrina dell’intervento umanitario a patto che si verifichino certe condizioni, è una visione minoritaria e non riflette il diritto attualmente esistente sulla proibizione dell’uso della forza nelle relazioni internazionali così come espresso dall’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite.

 

Questo è innegabilmente vero. E come è innegabilmente vero che una visione minoritaria non può essere considerata una consuetudine del diritto internazionale, la posizione del governo britannico è totalmente priva di merito. L’argomentazione del governo è solo la classica dichiarazione della dottrina del “libero intervento”, che ovviamente è il mantra adottato dai neo-con negli ultimi 30 anni per giustificare la loro appropriazione delle risorse altrui. Non è in alcun modo accettata come consuetudine del diritto internazionale. È, al contrario, un’idea apertamente osteggiata da un gran numero di stati, e certamente dalla gran parte dei paesi africani, asiatici e del sud America. (Gli stati africani hanno anche occasionalmente sostenuto l’idea che l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU debba essere sostituito dall’approvazione di un’autorità regionale riconosciuta dall’ONU, come la ECOWAS o l’Unione Africana. Questa è stata la posizione nigeriana rispetto alla Liberia negli ultimi 20 anni. Il Consiglio di Sicurezza ha comunque autorizzato l’azione dell’ECOWAS, e dunque non è stata sollevata nessuna discordia. L’attuale governo nigeriano non supporta alcun intervento senza l’autorizzazione del consiglio di sicurezza.)

 

Gli esempi di “libero intervento” più frequentemente utilizzati da chi lo sostiene sono quelli della Sierra Leone e della Libia. Nel mio libro “The Catholic Orangemen of Togo” presento in dettaglio le mie esperienze di rappresentante britannico alle trattative di pace per la Sierra Leone, e spero di potervi convincere che la narrazione comunemente accettata su quella guerra è una bugia. Anche la Libia è stato un disastro, e non rappresenta un precedente per nessuna argomentazione legale del governo, dato che le forze occidentali impiegate in quel caso operavano con l’autorizzazione della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU, sebbene solo per imporre una zona di interdizione al volo.

 

Di fatto, se il governo britannico volesse offrire degli esempi di pratiche esistenti a dimostrazione che quanto afferma è in effetti una consuetudine di diritto internazionale, gli esempi opportuni e più recenti sarebbero quelli degli interventi militari russi in Ucraina e in Georgia. Personalmente sono stato contrario a quegli interventi russi proprio come sono contrario agli interventi britannico-francesi-statunitensi di oggi. Non è una questione di stare da una parte o dall’altra. La questione è l’illegalità di un’azione militare diretta contro altri paesi.

 

Il resto dell’argomentazione avanzata dal governo è totalmente ipotetica, perché dato che la dottrina del libero intervento non è una consuetudine del diritto internazionale, tutti gli argomenti che seguono non possono giustificare l’intervento.

 

Ad ogni modo, l’evidenza che Assad abbia utilizzato armi chimiche contro Douma è inesistente, e l’OPCW non ha affatto concluso che il governo di Assad sia stato responsabile dell’attacco a Khan Sheikhoun. Non c’è alcuna evidenza che l’azione militare fosse urgentemente necessaria per sventare un qualsivoglia ulteriore e “immediato” attacco. Non è vero che l’analisi della situazione fatta dal Regno Unito è “generalmente accettata” dalla comunità internazionale, come si può vedere dai voti di Cina e Russia al Consiglio di Sicurezza di ieri, che hanno condannato l’attacco.

 

Pertanto il governo britannico ha presentato le sue “tre condizioni” senza alcuna base legale, (dato che si tratta di un’invenzione britannica) e comunque non è nemmeno riuscito a soddisfarle.

 

Dapo Akande, professore di Diritto Pubblico Internazionale all’Università di Oxford, ha espresso la sua opinione per il Partito Laburista.

 

Nella mia opinione giungo alle seguenti conclusioni:

 

1. Contrariamente alla posizione del governo, né la Carta delle Nazioni Unite né le consuetudini del diritto internazionale permettono un’azione militare sulla base di un intervento umanitario. C’è ben poco sostegno, da parte degli stati, all’idea che la proibizione dell’uso della forza possa costituire un’eccezione. Il Regno Unito è uno dei pochi paesi che sostiene un tale principio giuridico, ma la maggior parte degli stati lo ha esplicitamente rifiutato.

 

2. La posizione legale avanzata dal governo ignora la struttura del diritto internazionale sull’uso della forza, in particolare perché una consuetudine di diritto internazionale non può in ogni caso prevalere sulla legge della Carta delle Nazioni Unite che proibisce l’uso della forza. Accettare la posizione sostenuta dal governo significherebbe quindi minare la supremazia della Carta delle Nazioni Unite.

 

3. Se anche esistesse una dottrina di intervento umanitario nel diritto internazionale, gli attacchi contro la Siria non soddisferebbero le condizioni stabilite dal governo. L’azione intrapresa dal governo non era diretta a portare “immediato e urgente sollievo” allo specifico male che intendeva prevenire, ed è stata intrapresa prima che gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) potessero raggiungere l’area interessata.

 

4. Se la posizione assunta dal governo dovesse essere accettata universalmente, permetterebbe la valutazione su base individuale di quando la forza sia o meno necessaria per raggiungere delle finalità umanitarie, con il rischio di abusi. È proprio a causa delle sofferenze umanitarie che deriverebbero da un tale abuso della forza, che molti paesi ed esperti sono stati riluttanti nell’appoggiare una tale dottrina dell’azione umanitaria.

 

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