Approfondimento: la monetizzazione del deficit

E' vero, sono un'insegnante di scuola serale...e conosco il famoso detto:
Chi sa, fa  - Chi non sa, insegna!
...Non sapendo far di meglio,  ecco quindi una sezione dove si possono trovare degli approfondimenti su temi di attualità, sintetizzati, rimaneggiati, rimasticati, a scopo didattico.
Sono ammessi e graditi suggerimenti e precisazioni, purché garbati!
Ecco la pillola:


ENTRATE STRAORDINARIE: CREAZIONE DI BASE MONETARIA PER FINANZIARE IL DEFICIT (monetizzazione del deficit) -

I normali cittadini e le imprese non hanno altro modo per indebitarsi che emettere dei titoli di credito che danno diritto al pagamento di interessi periodici e che vanno rimborsati alla scadenza del prestito.
Ma c'è per lo Stato un modo di indebitarsi per finanziare il proprio disavanzo che è precluso ai normali cittadini: l'emissione di nuova moneta. Nessun altro operatore economico ha la facoltà di procurarsi le entrate necessarie per sostenere la spesa in questo modo; è l'esercizio di un potere particolare che conferisce allo Stato questa facoltà: per questo motivo l'emissione di moneta con cui viene finanziato il disavanzo di bilancio è anche detta signoraggio.
Una volta era il governo o il sovrano direttamente a emettere moneta; oggi il potere di emettere moneta è nelle mani di una autorità monetaria indipendente dal Governo, la Banca centrale.
In pratica una delle possibilità è che, quando c'è un disavanzo pubblico, il governo chieda alla Banca centrale di emettere moneta e versarla sul conto che il Ministero dell'Economia tiene aperto presso la Banca centrale. Se, come accadeva in Italia fino alla fine degli anni settanta, la Banca centrale non poteva rifiutarsi di versare al Ministero del Tesoro la moneta richiesta, il disavanzo del settore pubblico veniva coperto (o finanziato) mediante la emissione della nuova moneta corrispondente al versamento nel conto del Tesoro.
Un'altra possibilità è che sia la Banca centrale ad acquistare titoli del debito pubblico dando in cambio al governo la nuova moneta con cui sostenere le spese non coperte da entrate.
Quando la Banca centrale finanzia il disavanzo pubblico mediante il conto di tesoreria e mediante operazioni di acquisto di titoli del debito pubblico, essa crea base monetaria attraverso il canale del disavanzo pubblico. Si parla in questi casi di monetizzazione del deficit.
Dal punto di vista del servizio del debito, si tratta di un modo molto vantaggioso per lo Stato di finanziarsi, perché anche nel caso dell'emissione di titoli si tratta di un falso debito, o debito "non oneroso", dato che gli interessi sui titoli acquistati dalla Banca centrale vengono rigirati allo Stato (a meno delle spese).

L'effetto sull'economia di un disavanzo di bilancio finanziato mediante nuova offerta di moneta, è di uno stimolo sulla domanda particolarmente elevato. L'economia viene fornita di tutta la maggiore liquidità necessaria per aumentare la spesa, senza nessuna corrispondente pressione fiscale per finanziarla (che farebbe diminuire i consumi), né alcuna sottrazione di risparmi ai cittadini, che possono essere in altro modo utilizzati.
In questi casi la questione che si pone è se la maggiore domanda messa in moto dalla monetizzazione del disavanzo avrà come effetto un aumento della produzione nazionale capace di far ripartire l'economia oppure solo e soprattutto un aumento del livello dei prezzi.
Se l'economia si trova già in una situazione di piena occupazione o dì pieno utilizzo della capacità produttiva, nella quale è impossibile aumentare la produzione per motivi di rigidità dell'offerta, l'aumento dell'offerta di moneta che finanzia il disavanzo pubblico si traduce esclusivamente in una maggiore inflazione.

In Italia negli anni '60 l'inflazione viaggiava tra il 5 e il 10%, e nel decennio degli anni '70 tra il 10 e il 25 % di inflazione. Le cause sono molteplici, dalla monetizzazione del deficit all'inflazione importata da costo del petrolio alla spirale tra prezzi e salari connessa al meccanismo della scala mobile e alla lotta per la redistribuzione del reddito tra salario e profitto conseguente alla piena occupazione.

Le autorità monetarie italiane, all’inizio degli anni ’80, cominciarono con l’eliminare i vincoli di portafoglio delle banche (dato che le banche commerciali erano obbligate a detenere una certa quantità di titoli pubblici nel loro portafoglio), poi con il cosiddetto divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro del luglio 1981 fu stabilito per la Banca d’Italia la cessazione dell'obbligo di acquistare i titoli offerti alle aste e non venduti, sancendo la sua autonomia nelle decisioni di emissione di moneta, che secondo la teoria monetarista era la causa dell'inflazione a due cifre di quegli anni.
Questa misura ebbe sul debito pubblico un effetto dirompente, perché per piazzare la gran massa di titoli il prezzo al margine delle aste scendeva moltissimo, facendo esplodere i rendimenti.
Dato che nonostante il cambiamento nelle regole di finanziamento i governi continuarono a far crescere la spesa pubblica più della pur elevata pressione fiscale, a partire dagli anni ’80 il debito italiano cresce a dismisura a causa degli interessi elevati, passando dal 60% del PIL del 1980 a oltre il 100% nel 1990.

Infine nel 1992 il Trattato di Maastricht, oltre a prevedere la necessità del riequilibrio del bilancio pubblico per entrare a far parte della moneta unica (limiti del 3% del PIL per il deficit e del 60% del PIL per il debito), vieta esplicitamente alle Banche Centrali di concedere scoperti di conto alle amministrazioni pubbliche, nonché di acquistare direttamente titoli di debito pubblico.
L’unico motivo per emettere circolante diventa il controllo della liquidità del sistema, a discrezione totale della Banca Centrale e per l’obiettivo esclusivo di mantenere stabile il valore della moneta.
L’emissione di circolante per le esigenze di finanziamento degli Stati, prima considerato un canale normale di emissione della moneta, in Europa va completamente in disuso.

A partire dal 2008, con la grave crisi finanziaria mondiale, la Gran Bretagna e gli USA (come già il Giappone dai primi anni 2000) hanno avviato una politica monetaria cosiddetta "non convenzionale" di quantitative easing (o allentamento monetario), attraverso la quale la Banca Centrale acquista titoli, sia privati che pubblici,  con moneta di nuova emissione. 

Il QE della Federal Reserve americana tuttavia si differenzia dalla monetizzazione del  deficit di cui si è parlato, in quanto la banca centrale acquista i titoli dalle banche, non direttamente dal Tesoro americano, allo scopo dichiarato di tenere bassi i tassi di  interesse per agevolare la ripresa dell'economia, e facilitare il servizio dell'enorme debito pubblico americano.  
Continuando a comprare grandi quantità di titoli pubblici, le Banche Centrali non solo mantengono bassi i tassi di interesse, ma forniscono anche la garanzia che questi titoli siano riparati dalla speculazione, potendo così mantenere elevati disavanzi pubblici senza immediati problemi di sostenibilità.
La quantità di moneta emessa con questa politica dalla Fed ammonta a più di 2mila miliardi di dollari, ed è quindi confluita nel sistema bancario. Siccome la Fed in realtà  compra dei titoli sul mercato secondario, quindi titoli che già erano stati acquistati dalle banche, non si tratta di una liquidita aggiuntiva, che viene immessa nel sistema, ma solo di uno scambio di titoli contro riserve che le banche detengono presso la Fed e possono utilizzare per altri investimenti.  
Secondo molti analisti, il principale effetto del q.e. non è stato di agevolare l'economia reale, perché il credito praticato dal sistema bancario verso i cittadini e le imprese in realtà non è aumentato.  Invece questa liquidità immessa nelle banche ha sostenuto Wall Street e la finanza speculativa, ed è considerata una concausa degli aumenti del prezzo del petrolio e delle materie prime.


Bibliografia:
Ignazio Musu - Il debito pubblico - Il Mulino
www.centrofondi.it/le ragioni di un debito pubblico così elevato
Comprendere il meccanismo del Quantitative Easing di Cullen Roche



9 commenti:

  1. Sbagio oppure hai proprio scritto SIGNORAGGIO....
    Sei stupenda;)))))))))))))
    Saluti
    Orazio

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    1. Eilà, Orazio! Ebbene sì, la mitica parola è stata pronunciata...ma non con il significato che intendi tu..!!;))
      Ciao!

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  2. Anche se non sono più intervenuto ti leggo sempre con assiduità, per cui vigilo...;))))
    A parte questo come ed a cosa intendi collocare la parola Signoraggio?
    Io di significato ne ho uno solo, se riesci a spaccare il capello in tante frazioni, sono tutt'orecchi.
    Ciao.

    Orazio

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  3. Grazie per questo articolo molto chiaro e altrettanto utile a chi, come me, sta cercando di capire cosa succede non sapendo quasi nulla di economia. A tale proposito vorrei chiederle un chiarimento, lei dice:
    "Se l'economia si trova già in una situazione di piena occupazione o dì pieno utilizzo della capacità produttiva, nella quale è impossibile aumentare la produzione per motivi di rigidità dell'offerta, l'aumento dell'offerta di moneta che finanzia il disavanzo pubblico si traduce esclusivamente in una maggiore inflazione."
    ma cosa avviene all'inflazione se si verifica un aumento di offerta di moneta in una economia gravata da un calo della domanda o da alti livelli di disoccupazione?

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  4. Se la moneta è incalanata nella spesa pubblica (e non solo nel sistema bancario come ora), avrà come effetto un aumento della produzione e del reddito con un calo della disoccupazione. Questo ce l'ha insegnato Keynes con la finanza funzionale e quelli che hanno seguito.
    Le consiglio il blog indicato qui a sinistra, Appunti, dove trova dei veramente utili per capire.

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  5. Grazie per la risposta, sembra ovvia ma di solito si lente parlare solo di "immissione di moneta = inflazione". Grazie anche per il consiglio del blog.

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    1. Moneta=inflazione è il mantra che ci ha portato in queste tristi lande...

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  6. Che lezione eccezionale...complimenti!

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    1. Grazie Carla, grazie, l'apprezzamento fa sempre bene al cuore..;)

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