In occasione della Giornata della Memoria 2020, pubblichiamo un articolo di Strategic Culture che rimette ordine nei fatti storici del tempo. Sarebbe infatti opportuno che l’Europa non ricordasse del nazismo e dell’Olocausto solo ciò che le fa comodo, riscrivendo la storia di tutto il resto. Il tentativo recente da parte del governo polacco e dell’UE di attribuire all’Unione Sovietica parte della responsabilità dei crimini della Germania nazista è un insulto al popolo russo, che più di ogni altro ha pagato un prezzo — elevatissimo — per combattere e sconfiggere i nazisti, oltre ad avere materialmente liberato numerosissimi campi di concentramento, Auschwitz compreso.
Di Finian Cunningham, 22 gennaio 2020
Ricorre questa settimana il settantacinquesimo anniversario della liberazione del campo di morte di Auschwitz dai nazisti ad opera dell’Armata Rossa sovietica. Ma l’evento epocale viene oscurato da nuovi tentativi da parte delle autorità polacche – supportate da funzionari americani e tedeschi – di scaricare la colpa della Seconda guerra mondiale sull’Unione Sovietica.
La famigerata massima tedesca “Arbeit Macht Frei” (“Il lavoro rende liberi”), che sormontava il cancello di ingresso metallico di Auschwitz, attraverso il quale milioni di prigionieri si avviarono verso la morte, potrebbe oggi essere sottotitolata con la frase più onesta “Wahrheit Macht Frei” (“La verità vi farà liberi”).
Perché quello che si sta verificando nella commemorazione di Auschwitz della Polonia, e più in generale nelle dichiarazioni sulle origini della Seconda Guerra Mondiale, è una spaventosa distorsione della storia per soddisfare gli attuali interessi geopolitici occidentali e danneggiare la Russia. Ma nascondere o negare le cause della guerra serve solo a condannare il mondo a ripeterla.
Anziché vedersi assegnato un posto d’onore in prima fila per la liberazione dei campi di sterminio nel sud della Polonia il 27 gennaio 1945, ad opera dell’Armata Sovietica, oggi Mosca viene messa a margine, nonostante il suo ruolo fondamentale nel distruggere il regime nazista e tutti i suoi orrori.
Sembra che il presidente Russo Vladimir Putin abbia declinato l’invito a presenziare al settantacinquesimo anniversario in Polonia. La Russia verrà rappresentata dal suo ambasciatore nel Paese. Putin sarà presente a un evento equivalente in Israele, e in quella commemorazione alternativa gli sarà riconosciuta la meritata importanza, per mettere in risalto i risultati ottenuti nella liberazione dal predecessore della Russia, l’Unione Sovietica. Possiamo capire le ragioni per cui il Presidente Russo ha deciso di non prendere parte all’evento in Polonia, a causa delle affermazioni tossiche fatte recentemente da Varsavia e da altri stati occidentali sulle accuse rivolte all’Unione Sovietica di essere stata collusa con la Germania nazista nell’istigare la guerra.
Questa distorsione della storia ha persino ottenuto uno status ufficiale quando il Parlamento europeo – a seguito di pressioni da parte degli stati Baltici e della Polonia – ha adottato una risoluzione, lo scorso settembre, in cui l’Unione Sovietica viene dichiarata colpevole come il Terzo Reich Nazista per aver dato inizio alla Seconda Guerra Mondiale.
Quando il presidente Putin ha liquidato la risoluzione come una “sciocchezza” e ha proseguito sottolineando la collaborazione documentata della stessa Polonia con la Germania nazista, l’attuale governo polacco, insieme ai diplomatici tedeschi e americani, hanno raddoppiato le accuse verso Mosca, imputandole di avere una parziale responsabilità nell'esplosione della peggiore conflagrazione della storia.
Queste accuse occidentali e polacche hanno origine dallo storico patto di non aggressione firmato tra nazisti e sovietici il 23 agosto 1939, una settimana prima che i nazisti invadessero la Polonia. Si sostiene quindi che la distensione tra Stalin e Hitler abbia incoraggiato quest’ultimo a dare il via alla guerra.
Come ha riferito Radio Free Europe: “L’inviato tedesco Rolf Nikel e l’ambasciatore USA in Polonia Georgette Mosbacher hanno entrambi dichiarato il 30 dicembre che la Germania e l’Unione Sovietica hanno colluso, nel 1939, per iniziare la guerra che avrebbe portato alla morte di decine di milioni di persone nell’Europa continentale”.
Il Primo ministro polacco Mateusz Moraweicka ha denunciato la versione della storia di Putin come “falsa… che calpesta la memoria di tali eventi. La Polonia deve difendere la verità, non per i propri interessi, ma per il bene di ciò che definisce l’Europa”.
Si tratta di un esempio di distorsione della storia quanto mai audace.
Le ragioni di questa riscrittura sono ovvie. La Germania può così scaricare parte della sua colpa riguardo alla guerra che ha terrorizzato l’Europa con il genocidio fascista.
Coinvolgendo i Sovietici nell’orrore nazista, gli americani e i loro surrogati di destra in Polonia e negli stati Baltici possono rianimare le loro invenzioni fiacche e stantie su una “aggressione russa” verso l’Europa di oggi. Questo capovolgimento è particolarmente disprezzabile, se consideriamo che l’Unione Sovietica soffrì più di ogni altra nazione la barbarie nazista, con più di 25 milioni di morti e decine di milioni di feriti.
La Polonia è forse quella che ha più da guadagnare dalla falsificazione della storia. Il suo stesso vergognoso passato di collusione col regime nazista prima e durante la guerra verrebbe, si prevede, cancellato e scaricato nel dimenticatoio della storia.
Ironia della sorte, tutti coloro che si accodano alla denigrazione della Russia per la presunta complicità sovietica con la Germania nazista sostengono che Putin sta “riscrivendo la storia” , facendo riferimento ai documenti sovietici e alla propaganda.
Uno dei migliori resoconti accademici del periodo dalla Prima guerra mondiale fino alla fine degli anni '30 e allo scoppio della guerra è l'opera dello storico britannico A. J. P. Taylor, dal titolo 'Le origini della Seconda Guerra Mondiale' (pubblicata nel 1961). Taylor non è un "compagno di viaggio" dell'Unione Sovietica. Il suo studio è un esercizio professionale di studio oggettivo.
La prospettiva russa è sostanzialmente appoggiata da Taylor (e da altri storici occidentali, vedi ad esempio questo recente saggio di Michael Jabara Carley). Il patto di non aggressione nazista-sovietico alla vigilia dello scoppio della guerra fu un disperato tentativo di Mosca di tenere a bada il Terzo Reich. Dovuto al fatto che, come sottolinea Taylor, le potenze occidentali, in particolare la Gran Bretagna, la Francia e la Polonia, avevano costantemente respinto tutti gli appelli sovietici a stringere un patto collettivo europeo di sicurezza contro la Germania nazista.
Quando Hitler si annesse l'Austria nel 1936 e invase la Cecoslovacchia nel 1938, Gran Bretagna, Francia e Polonia si voltarono dall'altra parte. Il manifesto del Fuhrer nel Mein Kampf e le sue varie invettive durante gli anni '30 ebbero come obiettivo esplicito l'annientamento dell'Unione sovietica e degli ebrei europei per la soluzione finale.
I ministri polacchi durante questo periodo condivisero lo spregio nazista per il popolo sovietico ed ebraico. Il caso dell'ambasciatore polacco a Berlino Josef Lipski, che nel 1938 propose a Hitler un piano per deportare gli ebrei europei in Africa, è inconfutabile.
Ciò che le autorità polacche oggi sono costrette a negare sono fatti storici obiettivi che assegnano complicità ai loro predecessori nello scatenare il mostro nazista. Il fatto che Auschwitz e altri campi di sterminio nazisti si trovino sul territorio polacco non sembra dare a questi russofobi virali alcuno spunto di riflessione. Il fatto che l'Armata Rossa sovietica abbia salvato milioni di polacchi dalla barbarie nazista – una barbarie che i loro vacillanti e illusi leader politici avevano incoraggiato – è forse l'esempio più chiaro di come "la menzogna non vi farà liberi".
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28/01/20
Wahrheit Macht Frei… La verità vi farà liberi
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07/09/17
Il nuovo frame europeo: paragonare i centri per immigrati ai campi di concentramento nazisti
Per sopprimere qualsiasi dibattito sul tema dell’immigrazione, il mainstream ha adottato un gioco sporco: paragonare arbitrariamente l’immigrazione all’Olocausto. Sono gli stessi ebrei (come denuncia questo articolo) a segnalare l’assurdità di questo parallelismo, che serve solo a bollare come “fascista” chiunque non sia d’accordo con la tesi dominante delle “frontiere aperte”.
Di Giulio Meotti, 4 settembre 2017
Qual è il modo migliore per far morire un dibattito sull'immigrazione? Alzarne i toni fino a un livello in cui discutere risulta impossibile. Ecco quello che è successo con la nuova – e falsa – moda di paragonare l’ondata di immigrati che arrivano in Europa agli ebrei durante l’Olocausto.
Di recente Franco Berardi, autore italiano in Germania dell’opera “Auschwitz sulla spiaggia”, ha accusato gli europei di aver creato “campi di concentramento” sul suo territorio. Una battuta dell’opera era: “L’acqua salata ha preso il posto dello Zyklon-B” – con riferimento al gas tossico usato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale per sterminare gli ebrei.
A seguito della protesta della comunità ebrea, lo spettacolo è stato cancellato. Adam Szymczyk, direttore artistico dell’esibizione, ha definito l'opera “un monito contro l’amnesia storica, una sveglia morale, una chiamata a un’azione collettiva”. Questa risposta, per quanto vera quando riferita all'omicidio di massa degli ebrei, è una grottesca distorsione di quanto è avvenuto in Europa negli ultimi tre anni. Al contrario i governi, le ONG, i burocrati, gli enti caritativi e i media hanno tutti accolto immigrati a milioni, e hanno dato loro il benvenuto a braccia aperte. Durante la seconda guerra mondiale, gli ebrei non hanno avuto la stessa fortuna – la maggior parte di loro è stata allontanata, deportata o tradita da tutti i governi europei.
L’attuale travisamento è iniziato quando il Primo Ministro svedese, Asa Romson, ha detto che “Stiamo trasformando il Mediterraneo in una nuova Auschwitz”. Da allora, questo fallace confronto è entrato nel mainstream europeo, e la morte di sei milioni di ebrei si è trasformata in una piattaforma ideologica – la parabola della sofferenza umana – per giustificare l’importazione di un numero ancora maggiore di migranti sconosciuti. Perfino papa Francesco, che ha paragonato i centri per immigrati a “campi di concentramento”, ha aderito a questa follia.
Le organizzazioni ebree degli USA hanno giustamente condannato il paragone. David Harris, direttore esecutivo del Comitato Ebreo Americano, ha affermato che “i nazisti e i loro alleati hanno costruito e usato i campi di concentramento per sfruttare il lavoro schiavista e per sterminare milioni di persone durante la seconda guerra mondiale, la magnitudine di quella tragedia non ha paragoni”.
Gli sforzi di tutta l’Europa si sono concentrati sul salvataggio degli immigrati: ai confini, in mare e nelle città che ospitano centri per richiedenti asilo. Tuttavia questa distinzione non sembra essere abbastanza: la questione degli immigrati deve diventare la nuova ideologia, come una religione. Questa sembra la ragione per cui c’è un tentativo coordinato da ampie parti dell’establishment di trasformare le operazioni di salvataggio europeo in un “nuovo Olocausto”. Mettere in discussione questa narrazione deve diventare un tabù.
Nonostante storicamente i Musulmani siano spesso stati tra i colonizzatori più aggressivi, le élite europee hanno finito con l'idealizzarli a causa del declino demografico, di un’idea sbagliata di che cosa è l’Islam, dell'odio per la loro stessa cultura occidentale e di un’attrazione fatale e romanzata per i popoli del Terzo Mondo decolonizzato.
In Italia, che si trova ora al centro della crisi migratoria, il riferimento all’Olocausto è entrato perfino nella giurisprudenza del Paese. Recentemente, un tribunale italiano ha ordinato al governo di pagare 30.000 euro alla città di Bari per “danni all'immagine della città” causati dalla presenza di un centro di accoglienza per immigrati. “Pensate ad Auschwitz, un nome che richiama subito il campo di concentramento dell’Olocausto e di sicuro non la cittadina polacca nelle sue vicinanze”, ha detto il magistrato.
Secondo il giudice, un centro per immigrati sfigura il territorio italiano, proprio come il campo di morte di Auschwitz-Birkenau ha sfigurato la cittadina polacca di Oświęcim. Non val neanche la pena di chiedere “dove sono le camere a gas e i forni crematori, nei centri italiani per immigrati?” Siamo già nel campo dell’irrazionalità ideologica.
Durante la seconda guerra mondiale, la Germania e i suoi alleati rastrellarono gli ebrei in ogni angolo d’Europa, uccidendoli sul posto o deportandoli nei campi di concentramento, dove venivano torturati e uccisi letteralmente a milioni. I tedeschi di oggi, al contrario, hanno aperto le loro frontiere a milioni di persone – delle quali il 70%, secondo le Nazioni Unite, non sono nemmeno rifugiati, bensì immigrati economici che cercano semplicemente una vita migliore.
Molti europei tentano di chiudere il dialogo riguardo ai presunti benefici dell’immigrazione usando la terminologia legata all'Olocausto, come “sterminio” e “genocidio”. Un titolo del maggiore quotidiano italiano, La Repubblica, denunciava che “arrivano meno migranti in Europa dalla Libia perché finiscono in un campo di concentramento…” Secondo il quotidiano, i centri per immigrati ricordano una delle “più note atrocità del ventesimo secolo”.
Questi commenti drammatici sembrano riflettere l'alto grado di senso di colpa degli europei per non aver saputo offrire maggiore aiuto agli ebrei. Però non sentiamo mai appelli da istituzioni e gruppi europei – al contrario di quanto avviene per il Congresso USA – per salvare Cristiani e fedeli Yazidi che hanno sofferto veri genocidi nelle regioni controllate dall’ISIS. Al contrario, i leader europei continuano a chiudere gli occhi sulle persecuzioni religiose ed etniche delle minoranze del Medio Oriente, inclusi gli ebrei, ma fanno presto a parlare di ”Olocausto” per mettere sotto pressione le nazioni europee perché aprano le loro frontiere ad altri milioni di immigrati.
C’è stato anche un recente appello, accompagnato dalla foto di un filo spinato da campo di concentramento, firmato da intellettuali, personalità di spicco e ONG italiani, che diceva: “Il nostro governo non è indifferente a questa carneficina", ma - diceva - è complice perché invia navi militari per impedire agli emigranti di lasciare le coste dell'Africa”. L’appello usava perfino il termine nazista Vernichtung (sterminio). Questi paragoni semplicemente riducono la capacità delle persone di distinguere tra un omicidio di massa e un salvataggio di massa. Serve solo a lasciare che gli immigrati continuino ad arrivare, a qualunque costo.
L’isteria di adottare questo falso parallelismo si è propagata. La rivista Famiglia Cristiana ha parlato di “Olocausto di immigrati nel Mar Mediterraneo" – come se gli europei li avessero annegati deliberatamente. Una rivista online, Linkiesta, ha letteralmente chiamato i centri di accoglienza “campi di concentramento dove mancano solo i forni crematori e lo Zyklon B”. In Italia, un prete molto famoso, Padre Zanotelli, ha dichiarato alla televisione: “Riguardo ai migranti, un giorno diranno di noi le stesse cose che si sono dette dei Nazisti e della Shoah”. Oxfam Italia, una ONG, ha criticato l’accordo tra il governo italiano e la Libia per il pattugliamento delle coste e ha parlato di “un vero campo di concentramento”. L’Alto Commissario per i rifugiati (che dovrebbe forse preoccuparsi di più del fatto che chiamare tutti rifugiati vuol dire che non esiste più alcun rifugiato NdVdE) delle Nazioni Unite ha scritto “Centri per immigrati? Sono solo dei campi di concentramento”.
Sono stati reclutati perfino musicisti: ”La Shoah ieri, gli immigrati oggi: Ute Lemper firma per gli invisibili”, Il Pime, il centro missionario cattolico di Milano, ha scritto “La Shoah e i rifugiati”. Perfino i due presidenti del Parlamento italiano, Pietro Grasso e Laura Boldrini, hanno sponsorizzato una conferenza intitolata “Europa, la Shoah, i massacri nel Mediterraneo”. L’inganno si può vedere anche sul sito web del Parlamento italiano. La menzogna ormai sta diventando ufficiale.
Il punto è che per la prima volta in un Paese occidentale il dibattito sull'immigrazione – come gestirla e controllarla – viene abolito. Da una parte, chi vuole “fermare la nuova Shoah”, dall’altra i “collaborazionisti” che vogliono fermare la enorme marea di immigrati non controllati.
Se c’è davvero un “Olocausto di rifugiati”, allora coloro che si oppongono sono bollati come “neonazisti”. Questa è la campagna montata contro il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, il critico più diretto in Europa dell’immigrazione illimitata. Il cancelliere austriaco, Werner Faymann ha paragonato le politiche di Orban per impedire ai rifugiati di entrare in Ungheria ai nazisti che deportavano gli ebrei durante l’Olocausto. Da allora, Orban è stato paragonato a Hitler, per aver tentato di proteggere i confini del proprio paese e le tradizioni europee umaniste-giudaico-cristiane.
Il Parlamento italiano quest’anno ha fissato un “Giorno Nazionale del ricordo delle vittime dell’immigrazione”, paragonandolo al “Giorno internazionale del ricordo delle vittime dell’Olocausto”. Si tratta di un potente schema ideologico: nell’ottica del “Nuovo Olocausto” il flusso di rifugiati verso l’Europa non si può fermare. Gli autori di questo falso mito stanno giocando sporco col futuro dell’Europa.
Di Giulio Meotti, 4 settembre 2017
- - Durante la crisi attuale, i governi, le ONG, gli enti di beneficenza e i media hanno accolto immigrati a milioni, e hanno dato loro il benvenuto a braccia aperte. Durante la seconda guerra mondiale, gli ebrei non hanno avuto la stessa fortuna – la maggior parte di loro è stata allontanata, deportata o tradita da tutti i governi europei.
- - Gli sforzi di tutta l’Europa si sono concentrati sul salvataggio degli immigrati: ai confini, in mare e nelle città che ospitano centri per richiedenti asilo. Tuttavia questa distinzione non sembra essere abbastanza: la questione degli immigrati deve diventare la nuova ideologia, come una religione. Questa sembra la ragione per cui c’è un tentativo coordinato da ampie parti dell’establishment di trasformare le operazioni di salvataggio europeo in un “nuovo Olocausto”. Mettere in discussione questa narrazione deve diventare tabù. Perfino papa Francesco, che ha paragonato i centri per immigrati a “campi di concentramento”, ha aderito a questa follia.
- - Nonostante storicamente i Musulmani siano spesso stati tra i colonizzatori più aggressivi, le élite europee hanno finito con l'idealizzarli, a causa del declino demografico, di un’idea sbagliata di che cosa è l’Islam, dell'odio per la loro stessa cultura occidentale e di un’attrazione fatale e romanzata per i popoli del Terzo Mondo decolonizzato.
Qual è il modo migliore per far morire un dibattito sull'immigrazione? Alzarne i toni fino a un livello in cui discutere risulta impossibile. Ecco quello che è successo con la nuova – e falsa – moda di paragonare l’ondata di immigrati che arrivano in Europa agli ebrei durante l’Olocausto.
Di recente Franco Berardi, autore italiano in Germania dell’opera “Auschwitz sulla spiaggia”, ha accusato gli europei di aver creato “campi di concentramento” sul suo territorio. Una battuta dell’opera era: “L’acqua salata ha preso il posto dello Zyklon-B” – con riferimento al gas tossico usato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale per sterminare gli ebrei.
A seguito della protesta della comunità ebrea, lo spettacolo è stato cancellato. Adam Szymczyk, direttore artistico dell’esibizione, ha definito l'opera “un monito contro l’amnesia storica, una sveglia morale, una chiamata a un’azione collettiva”. Questa risposta, per quanto vera quando riferita all'omicidio di massa degli ebrei, è una grottesca distorsione di quanto è avvenuto in Europa negli ultimi tre anni. Al contrario i governi, le ONG, i burocrati, gli enti caritativi e i media hanno tutti accolto immigrati a milioni, e hanno dato loro il benvenuto a braccia aperte. Durante la seconda guerra mondiale, gli ebrei non hanno avuto la stessa fortuna – la maggior parte di loro è stata allontanata, deportata o tradita da tutti i governi europei.
L’attuale travisamento è iniziato quando il Primo Ministro svedese, Asa Romson, ha detto che “Stiamo trasformando il Mediterraneo in una nuova Auschwitz”. Da allora, questo fallace confronto è entrato nel mainstream europeo, e la morte di sei milioni di ebrei si è trasformata in una piattaforma ideologica – la parabola della sofferenza umana – per giustificare l’importazione di un numero ancora maggiore di migranti sconosciuti. Perfino papa Francesco, che ha paragonato i centri per immigrati a “campi di concentramento”, ha aderito a questa follia.
Le organizzazioni ebree degli USA hanno giustamente condannato il paragone. David Harris, direttore esecutivo del Comitato Ebreo Americano, ha affermato che “i nazisti e i loro alleati hanno costruito e usato i campi di concentramento per sfruttare il lavoro schiavista e per sterminare milioni di persone durante la seconda guerra mondiale, la magnitudine di quella tragedia non ha paragoni”.
Gli sforzi di tutta l’Europa si sono concentrati sul salvataggio degli immigrati: ai confini, in mare e nelle città che ospitano centri per richiedenti asilo. Tuttavia questa distinzione non sembra essere abbastanza: la questione degli immigrati deve diventare la nuova ideologia, come una religione. Questa sembra la ragione per cui c’è un tentativo coordinato da ampie parti dell’establishment di trasformare le operazioni di salvataggio europeo in un “nuovo Olocausto”. Mettere in discussione questa narrazione deve diventare un tabù.
Nonostante storicamente i Musulmani siano spesso stati tra i colonizzatori più aggressivi, le élite europee hanno finito con l'idealizzarli a causa del declino demografico, di un’idea sbagliata di che cosa è l’Islam, dell'odio per la loro stessa cultura occidentale e di un’attrazione fatale e romanzata per i popoli del Terzo Mondo decolonizzato.
In Italia, che si trova ora al centro della crisi migratoria, il riferimento all’Olocausto è entrato perfino nella giurisprudenza del Paese. Recentemente, un tribunale italiano ha ordinato al governo di pagare 30.000 euro alla città di Bari per “danni all'immagine della città” causati dalla presenza di un centro di accoglienza per immigrati. “Pensate ad Auschwitz, un nome che richiama subito il campo di concentramento dell’Olocausto e di sicuro non la cittadina polacca nelle sue vicinanze”, ha detto il magistrato.
Secondo il giudice, un centro per immigrati sfigura il territorio italiano, proprio come il campo di morte di Auschwitz-Birkenau ha sfigurato la cittadina polacca di Oświęcim. Non val neanche la pena di chiedere “dove sono le camere a gas e i forni crematori, nei centri italiani per immigrati?” Siamo già nel campo dell’irrazionalità ideologica.
Durante la seconda guerra mondiale, la Germania e i suoi alleati rastrellarono gli ebrei in ogni angolo d’Europa, uccidendoli sul posto o deportandoli nei campi di concentramento, dove venivano torturati e uccisi letteralmente a milioni. I tedeschi di oggi, al contrario, hanno aperto le loro frontiere a milioni di persone – delle quali il 70%, secondo le Nazioni Unite, non sono nemmeno rifugiati, bensì immigrati economici che cercano semplicemente una vita migliore.
Molti europei tentano di chiudere il dialogo riguardo ai presunti benefici dell’immigrazione usando la terminologia legata all'Olocausto, come “sterminio” e “genocidio”. Un titolo del maggiore quotidiano italiano, La Repubblica, denunciava che “arrivano meno migranti in Europa dalla Libia perché finiscono in un campo di concentramento…” Secondo il quotidiano, i centri per immigrati ricordano una delle “più note atrocità del ventesimo secolo”.
Questi commenti drammatici sembrano riflettere l'alto grado di senso di colpa degli europei per non aver saputo offrire maggiore aiuto agli ebrei. Però non sentiamo mai appelli da istituzioni e gruppi europei – al contrario di quanto avviene per il Congresso USA – per salvare Cristiani e fedeli Yazidi che hanno sofferto veri genocidi nelle regioni controllate dall’ISIS. Al contrario, i leader europei continuano a chiudere gli occhi sulle persecuzioni religiose ed etniche delle minoranze del Medio Oriente, inclusi gli ebrei, ma fanno presto a parlare di ”Olocausto” per mettere sotto pressione le nazioni europee perché aprano le loro frontiere ad altri milioni di immigrati.
C’è stato anche un recente appello, accompagnato dalla foto di un filo spinato da campo di concentramento, firmato da intellettuali, personalità di spicco e ONG italiani, che diceva: “Il nostro governo non è indifferente a questa carneficina", ma - diceva - è complice perché invia navi militari per impedire agli emigranti di lasciare le coste dell'Africa”. L’appello usava perfino il termine nazista Vernichtung (sterminio). Questi paragoni semplicemente riducono la capacità delle persone di distinguere tra un omicidio di massa e un salvataggio di massa. Serve solo a lasciare che gli immigrati continuino ad arrivare, a qualunque costo.
L’isteria di adottare questo falso parallelismo si è propagata. La rivista Famiglia Cristiana ha parlato di “Olocausto di immigrati nel Mar Mediterraneo" – come se gli europei li avessero annegati deliberatamente. Una rivista online, Linkiesta, ha letteralmente chiamato i centri di accoglienza “campi di concentramento dove mancano solo i forni crematori e lo Zyklon B”. In Italia, un prete molto famoso, Padre Zanotelli, ha dichiarato alla televisione: “Riguardo ai migranti, un giorno diranno di noi le stesse cose che si sono dette dei Nazisti e della Shoah”. Oxfam Italia, una ONG, ha criticato l’accordo tra il governo italiano e la Libia per il pattugliamento delle coste e ha parlato di “un vero campo di concentramento”. L’Alto Commissario per i rifugiati (che dovrebbe forse preoccuparsi di più del fatto che chiamare tutti rifugiati vuol dire che non esiste più alcun rifugiato NdVdE) delle Nazioni Unite ha scritto “Centri per immigrati? Sono solo dei campi di concentramento”.
Sono stati reclutati perfino musicisti: ”La Shoah ieri, gli immigrati oggi: Ute Lemper firma per gli invisibili”, Il Pime, il centro missionario cattolico di Milano, ha scritto “La Shoah e i rifugiati”. Perfino i due presidenti del Parlamento italiano, Pietro Grasso e Laura Boldrini, hanno sponsorizzato una conferenza intitolata “Europa, la Shoah, i massacri nel Mediterraneo”. L’inganno si può vedere anche sul sito web del Parlamento italiano. La menzogna ormai sta diventando ufficiale.
Il punto è che per la prima volta in un Paese occidentale il dibattito sull'immigrazione – come gestirla e controllarla – viene abolito. Da una parte, chi vuole “fermare la nuova Shoah”, dall’altra i “collaborazionisti” che vogliono fermare la enorme marea di immigrati non controllati.
Se c’è davvero un “Olocausto di rifugiati”, allora coloro che si oppongono sono bollati come “neonazisti”. Questa è la campagna montata contro il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, il critico più diretto in Europa dell’immigrazione illimitata. Il cancelliere austriaco, Werner Faymann ha paragonato le politiche di Orban per impedire ai rifugiati di entrare in Ungheria ai nazisti che deportavano gli ebrei durante l’Olocausto. Da allora, Orban è stato paragonato a Hitler, per aver tentato di proteggere i confini del proprio paese e le tradizioni europee umaniste-giudaico-cristiane.
Il Parlamento italiano quest’anno ha fissato un “Giorno Nazionale del ricordo delle vittime dell’immigrazione”, paragonandolo al “Giorno internazionale del ricordo delle vittime dell’Olocausto”. Si tratta di un potente schema ideologico: nell’ottica del “Nuovo Olocausto” il flusso di rifugiati verso l’Europa non si può fermare. Gli autori di questo falso mito stanno giocando sporco col futuro dell’Europa.
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