Dal CER (Centre for European Reform), think tank che si definisce europeista ma non acritico, una bella analisi suffragata dai dati sulla confusione fuorviante tra "competitività" e tassi di cambio reali: una pietra tombale sulle famigerate "svalutazioni competitive" del nostro paese...
di Simon Tilford , 10
marzo 2014
Si supponeva che l'euro avrebbe dovuto
porre fine alle svalutazioni competitive, e con ciò alla
“concorrenza sleale”. Ma non è stato così. La Germania è
stata spesso dipinta (a torto) come la vittima delle svalutazioni
competitive degli altri paesi prima dell'introduzione dell'euro. Ma,
contrariamente alla coscienza comune, il tasso di cambio reale della
Germania - che tiene conto delle diverse tendenze dell'inflazione in
Germania e nei paesi suoi partner commerciali - non è aumentato nel
periodo precedente all'introduzione della moneta unica. Ed è sceso
vertiginosamente durante i 15 anni di esistenza dell'euro. Questo ha
consegnato alle imprese tedesche proprio quel vantaggio competitivo
che l'euro avrebbe dovuto sradicare. Per di più, la Germania non si
preoccupa di fare niente in proposito. Anzi, gli altri paesi della
zona euro vengono incoraggiati a seguirne l'esempio.