Visualizzazione post con etichetta Dieselgate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dieselgate. Mostra tutti i post

23/11/17

La Germania, l’ambiente e l’ipocrisia

La presunta superiorità tedesca cade anche su un altro tema: le politiche per il clima. Nonostante la Merkel tenti di ergersi a paladina delle politiche ambientali, le sue azioni di governo contraddittorie e ballerine su nucleare e carbone, unite allo sproporzionato peso dell’industria manifatturiera tedesca, condannano la Germania ad essere una delle nazioni più inquinanti del pianeta, con tendenza al peggioramento. Non esiste differenza tra le sue politiche e quelle di Trump, salvo il fatto che l’americano è più sincero a riguardo.

 

 

 

Di Mike Mish Shedlock, 19 novembre 2017

 

Chi ha fatto peggio in tema di ambiente, il Presidente Trump o la Cancelliera tedesca Angela Merkel? Cerchiamo di chiarirlo.

 

Le dichiarazioni di Trump e i suoi risultati

 

Lo scorso 19 settembre, mentre si diceva che Trump avrebbe potuto invertire la rotta riguardo i cambiamenti climatici, la CNBC ha riferito che Trump intende sempre ritirarsi dagli Accordi di Parigi.

 

Ieri il LA Times ha riferito che, mentre l’amministrazione Trump promuove il carbone alle Nazioni Unite, gli stati e le città USA mettono nel mirino i cambiamenti climatici.

 

Politico ha commentato proprio oggi che i colloqui di Bonn riguardo al clima sono sopravvissuti a Trump.

 

È il sottotitolo di Politico che riporta la notizia importante: “La Casa Bianca ha suscitato indignazione sostenendo il carbone, ma i negoziatori USA per lo più hanno mantenuto la vecchia linea tracciata con l’accordo di Parigi del 2015”.


 

Pertanto, a dispetto di tutto il tam-tam mediatico, e a prescindere da quale parte ci si voglia schierare, non è cambiato molto negli USA sulla questione dei cambiamenti climatici.

 

Le dichiarazioni della Merkel e i suoi risultati

 

Secondo il report di Eurointelligence del 16 novembre, la Merkel predica l'adesione agli obiettivi climatici di Parigi, ma le sue politiche non fanno nulla per raggiungerli:

 

“Jasper von Altenbockum sottolinea la monumentale ipocrisia delle politiche ambientaliste di Angela Merkel – a seguito del suo discorso di ieri al summit di Bonn sul clima. Emmanuel Macron è riuscito a prendere l’impegno per la Francia di dismettere la produzione di energia proveniente dal carbone entro il 2020. La ragione per cui Macron è in grado di farlo è la lunga e stabile dipendenza della Francia dall’energia nucleare. La Germania non può fare altrettanto perché la stessa Merkel ha insistito per l’uscita del Paese dall’energia nucleare, e di conseguenza il Paese continua ad affidarsi al carbone. Quindi, la Germania ha fatto tutto al contrario. Ecco perché siamo nella situazione assurda in cui la Merkel condanna Donald Trump per essersi ritirato dagli accordi di Parigi, mentre lei stessa non intraprende le azioni necessarie per onorare i suoi impegni a riguardo.”

 

Antenbockum mette a nudo il fatto che la politica energetica della Germania è un caos totale, con dozzine di riforme che interagiscono l'una con l’altra in maniera misteriosa. Non c’è alcuna possibilità che la Germania riesca a raggiungere le varie soglie obiettivo per il 2030 e il 2050. La ragione, come chiarisce, è che l’intera struttura industriale della Germania – e in particolare l’industria automobilistica – è incompatibile con gli obiettivi degli accordi climatici di Parigi. In altre parole, la Germania ha problemi con gli obiettivi di Parigi molto simili a quelli che hanno gli USA, con la sola differenza che la Germania finge di aderire agli accordi, mentre gli USA no.

 

L’ipocrisisa tedesca sui cambiamenti climatici

 

Il 17 di questo mese, Eurointelligence ci ha offerto questa edizione speciale sul fallimento dei colloqui per la coalizione di governo tra CDU/CSU, i Verdi e FDP (il grassetto è mio):

 

“Una cosa risultata assolutamente chiara durante i colloqui per la formazione della coalizione è che CDU, CSU e FDP desiderano seguire una politica sui cambiamenti climatici del tutto simile a quella di Donald Trump. La sola vera differenza con Trump è che quest’ultimo è stato più onesto a riguardo, ritirandosi completamente dagli accordi di Parigi”.

 

Al momento la Germania è sulla strada di fallire tutti i suoi obiettivi sul clima, sia nel prossimo futuro (2020) sia nel lungo periodo (2030). E la Merkel ha subito un’enorme sconfitta diplomatica ieri al summit sui cambiamenti climatici a Bonn, dove il governo tedesco si è trovato a fronteggiare l’iniziativa di 20 altri paesi, inclusi il Regno Unito, la Francia, l’Italia e il Canada, per un’uscita dalle centrali energetiche alimentate a carbone. Il Canada produce la maggior parte della sua energia dal vento. Il Regno Unito si è impegnato a uscire entro il 2025, ma il carbone rappresenta attualmente solo il 15% della sua produzione energetica. Sarà sufficiente incrementare i settori del gas naturale e del nucleare.

 

Il dilemma della Germania sono, naturalmente, le conseguenze della decisione della Merkel di uscire dalla produzione di energia nucleare entro il 2022, prima di eliminare gradualmente il carbone, come anche il peso notevole della sua industria manifatturiera rispetto alla produzione economica complessiva. Al momento il 40% della produzione energetica tedesca deriva dal carbone. Gli obiettivi climatici richiedono o un’enorme deindustrializzazione, o un cambiamento delle decisioni riguardo l’energia nucleare.

 

Le lotte sui cambiamenti climatici

 

Altra notizia di oggi, secondo Bloomberg il carbone si prende una rivincita nella battaglia ai cambiamenti climatici, dopo che la Germania e la Polonia sono scese in campo per difendere il più sporco dei combustibili fossili.

 

Il carbone è emerso come il vincitore a sorpresa delle due settimane di colloqui sul clima in Germania, con il leader del paese ospitante e della vicina Polonia che si uniscono a Donald Trump per difendere il più sporco dei combustibili fossili.

 

Mentre più di 20 nazioni, guidate da Gran Bretagna e Canada, hanno richiesto di fermare la combustione del carbone, la cancelliera tedesca Merkel ha difeso l’uso del combustibile da parte del suo paese e la necessità di difendere i posti di lavoro delle industrie tedesche.

 

Nel frattempo l’uso continuo ed estensivo di carbone da parte della Polonia ha suscitato preoccupazioni sul fatto che il prossimo incontro, che si terrà nel cuore minerario della Polonia, potrebbe ostacolare qualsiasi passo avanti.

 

Il peso del carbone nella produzione energetica





Questi grafici sono del 2015, presi dall’articolo su “Energy Matters” dell’ottobre 2016 dal titolo “Confronti sull’Energia Primaria nell’Unione Europea e negli USA”

 

Nel 2015 la produzione di energia della UE proveniente da carbone era del 20%, contro il 22% degli USA. La Germania è al 40%, e in salita.

 

I posti di lavoro derivanti dal carbone

 

Gli USA possono creare altri posti di lavoro dal carbone senza più usare il carbone.

 

Come?

 

Considerate per cortesia che l’export di carbone USA vola, promuovendo l’agenda energetica di Trump.

 

L’export di carbone USA è aumentato di più del 60% quest’anno a causa di un incremento della richiesta dall’Europa e dall’Asia, secondo quanto riporta Reuters su dati governativi, permettendo all’amministrazione del Presidente Donald Trump di sostenere che gli sforzi per rivitalizzare dalla crisi il relativo settore industriale stanno avendo effetto.

 

L'aumento dell'export giunge mentre l’Unione Europea e altri alleati USA criticavano l’amministrazione Trump e il suo ritiro dagli accordi di Parigi, un patto concordato da circa 200 Paesi per tagliare le emissioni di anidride carbonica derivante dalla combustione di combustibili fossili come il carbone.

 

La più grande centrale a carbone europea

 



 

Stavolta non date la colpa a Trump

 

Deutsche Welle riporta che l’accordo USA-Polonia sull’energia sfida il trend anti-carbone.

 

“Il commerciante di carbone polacco Weglokoks deve ricevere il suo primo carico dagli USA dopo che Donald Trump ha promesso al governo polacco, favorevole al carbone, l’energia USA. La mossa avviene dopo che 19 nazioni hanno firmato un patto per uscire dal carbone”.

 

Diciannove stati della UE hanno firmato questo accordo. La Germania e la Polonia non l’hanno fatto.

 

La Germania è probabilmente uno dei posti più sicuri dove usare energia nucleare, al contrario di regioni soggette a terremoti come il Giappone.

 

Ma la Merkel ha ceduto alle pressioni e ha decretato la fine del nucleare. Il che significa che l’utilizzo tedesco di carbone dovrà aumentare.

 

Possiamo dare la colpa a Trump perché è disposto a vendere carbone USA all’Europa?

 

Anidride carbonica e altri inquinanti

 

Le attenzioni riservate all’anidride carbonica sono decisamente eccessive secondo me. Ma non così altre considerazioni.

 

Il carbone è la più grande fonte di diossido di zolfo, un inquinante maleodorante che produce pioggia acida. Il carbone produce inoltre ossidi di azoto, che possono bruciare il tessuto polmonare e aggravare l’asma.

 

Il carbone inoltre rilascia mercurio e particolato nell’aria. Il mercurio causa danni al cervello (pensate al Cappellaio Matto), mentre il particolato ostruisce la visibilità e contribuisce alla bronchite cronica, all’asma e alla morte prematura.

 

Anche se uno pensa che il riscaldamento globale sia una truffa, ci sono diverse ragioni per essere preoccupati dal carbone.

 

Gasolio contro Benzina

 

Il dibattito tra gasolio e benzina va avanti da tempo. Alcuni punti sono ormai assodati. Il primo è che il gasolio produce un po’ meno anidride carbonica. Il secondo è che gli altri inquinanti del gasolio sono peggiori di quelli della benzina.

 

Ecco qui un estratto del “Conversion Fact Check”: Verifica: le macchine a gasolio inquinano di più di quelle a benzina?

 

Il vecchio piano che coinvolgeva quasi tutta l’UE, di incoraggiare le persone a comprare macchine a gasolio negli anni passati, è un altro esempio della mancata connessione tra le politiche per l’inquinamento dell’aria e quelle per i cambiamenti climatici, e la difficoltà di considerare le emissioni di anidride carbonica in maniera separata dalle altre migliaia di composti che vengono emessi dalle attività umane. Rimpiazzare le macchine a benzina con quelle a gasolio riduce effettivamente le emissioni di anidride carbonica e gli impatti climatici, ma ha chiaramente un impatto ben peggiore sulla salute umana.

 

Gli unici che vanno a gasolio

 

C’è rimasto solo un paese  a sostenere il diesel: la Germania.

 

Non solo la Germania è rimasta molto indietro sui motori a benzina, è indietro anche sulle macchine elettriche.

 

E ricordiamoci da dove la Germania prende l’energia elettrica: dal carbone.

 

Tuttavia, la Merkel ha la sfrontatezza di criticare Trump riguardo all’ambiente mentre nel frattempo l’UE importa carbone americano.

 

La Merkel ha superato il suo apice

 

L’apice della Merkel è arrivato e se ne è andato ormai da tempo. È avvenuto con la crisi dei rifugiati.

 

Potrebbe non sopravvivere a questo caos. Se i Verdi e la CSU non riescono a scendere a patti, nuove elezioni potrebbero essere all’orizzonte.

 

Per i dettagli a riguardo si veda anche: “Uragano in Germania: la coalizione è sul punto di collassare. Nuove Elezioni?”.

 

04/08/17

Süddeutsche Zeitung - La Germania al crepuscolo del Diesel


  1. A quasi due anni dallo scoppio del Dieselgate, il Süddeutsche Zeitung commenta la recente sentenza di un tribunale amministrativo del Baden-Württemberg che ha ordinato il blocco annuale delle auto diesel più vecchie. Mentre la coalizione cristiano-verde che governa il Land si appella contro la sentenza, emergono nuovi documenti che cancellano ogni alibi alla condotta delle grandi casa automobilistiche.


 

 

 

Di Josef Kelnberger e Klaus Ott, 28 Luglio 2017

 

 

Sembra difficile riuscire a far cambiare idea a Winfried Kretschmann. Al governatore "verde" del Land Baden-Württemberg pare impossibile che, nel presentargli i nuovi veicoli diesel a basse emissioni, i grandi manager delle case automobilistiche possano mentirgli.

 

A questo punto sarebbe il caso di domandarsi prima di tutto se in futuro esisterà ancora una domanda per questo tipo di veicoli. La frode pluriennale sulla manipolazione dei motori a gasolio ha turbato molti clienti.

I dati relativi alle vendite sono in calo e, secondo recenti sondaggi, sempre più proprietari di veicoli diesel ne stanno valutando la vendita.

È probabile che la sentenza del tribunale amministrativo di venerdì scorso finirà inevitabilmente per rafforzare questi sondaggi: il giudice non vede alternative al blocco totale delle vetture con motore diesel per un anno a partire dal primo gennaio 2018.

 

Una sentenza che potrebbe aprire la strada a futuri provvedimenti simili, se si considera che in circa 80 città tedesche i limiti per gli ossidi di azoto sono costantemente violati. In ogni caso, cresce la pressione sul ministro federale dei trasporti Alexander Dobrindt (CSU).

Al vertice da lui stesso organizzato, il ministro avrà l'onere di presentare una soluzione convincente su come rendere conformi alle regole i veicoli diesel più vecchi. Dodici milioni di proprietari di autovetture sono preoccupati per il valore delle proprie auto, centinaia di migliaia di posti di lavoro dipendono in un modo o nell'altro dai motori diesel.

D'altra parte, i sondaggi rivelano che anche a Stoccarda la maggioranza dei cittadini è favorevole al divieto di transito per questo tipo di motori in cambio di un'aria finalmente pulita.

 

Per il governatore Kretschmann i motori Diesel dovranno essere adattati quanto prima in modo obbligatorio ed efficace. L'obiettivo è quello di evitare a tutti i costi qualsiasi tipo di divieto di circolazione.

Pertanto, sembrerebbe che l'appello del governo verde-nero contro la sentenza di Stoccarda serva proprio a guadagnare tempo. Il verdetto del giudice esige, infatti, che i limiti di ossidi di azoto vengano rispettati "appena possibile".

Tra l’altro, il software di adattamento incluso nel piano "aria pulita" per ora sembrerebbe insufficiente ad arginare la crisi, e lo stesso varrebbe per il blocco delle auto. Al giudice non sembra un’ipotesi sensata aspettare altro tempo per l'applicazione dei divieti. I limiti vengono costantemente superati da oltre sette anni.

È inevitabile quindi dare un peso maggiore a "vita e salute" degli abitanti della zona rispetto ai diritti di proprietà di chi possiede un’autovettura.

 

Dobrindt e parte dell’Spd bloccano la “targa blu”

 

Jürgen Resch, capo dell'assistenza ambientale tedesca (DUH), chiede al governatore Kretschmann di applicare il verdetto. Il DUH invoca il rispetto dei valori limite in altre 16 città, di conseguenza potrebbero seguire ulteriori divieti di guida. Il DUH ha ottenuto la sua vittoria più chiara proprio a Stoccarda, dove i valori dell'ossido di azoto sono alti come in nessun altro paese in Germania.

Tuttavia, il giudice non ritiene necessario escludere dalla circolazione anche le autovetture conformi alla norma sui gas di scarico Euro 6, valida da tre anni. Nonostante anche queste vetture, come tuonato dallo stesso Resch, nella pratica producano eccessive emissioni di ossidi di azoto.

 

Su un punto tuttavia, Kretschmann è riuscito ad avere ragione, ovvero l’introduzione di una "targa blu", considerata dallo stesso giudice di Stoccarda il modo più efficace per garantire il rispetto dei limiti. Inoltre, Kretschman si era battuto a lungo per creare una zona a traffico limitato per i veicoli diesel. In ogni caso, l’esclusione totale delle auto diesel dalla circolazione avrebbe avuto effetto solo dopo qualche anno. Questa iniziativa è stata però bloccata sul nascere dal ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt e da alcuni gruppi interni all’Spd. Dobrindt si è dichiarato contrario a “divieti di circolazione generalizzati nei centri delle principali città”.

 

Nuovi documenti forniscono ulteriori dettagli sullo scandalo Diesel.

 

Il riguardo della politica nei confronti della grandi case automobilistiche appare tutt’ora sorprendente, se pensiamo che i colossi del settore automobilistico sono al corrente del problema da molto tempo.

Già nel 2010 Audi, società controllata da VW, aveva registrato la necessità di contromisure in alcune città a causa dell'elevato carico inquinante dei veicoli. Il rischio era quello di venire identificati dalle ONG come dei “truffatori”. Per ONG si intende proprio associazioni ambientaliste come la DUH. A mettere in allarme Audi sette anni fa era stata la scarsa qualità dell’aria a Stoccarda, dove è probabile che si dovrà convivere con valori oltre i limiti fino al 2020.

 

La società del gruppo Volkswagen investì all’epoca molto tempo e denaro.

Denaro che, purtroppo, non servì alla realizzazione di veicoli puliti, ma a manipolare le misurazioni inquinanti delle automobili diesel, per far sembrare Audi un marchio “pulito”.

Lo dimostrano alcuni documenti in mano al Süddeutsche Zeitung, alla NDR e alla WDR (due importanti radio tedesche ndt.). Già all'inizio del 2008, uno dei principali ingegneri della divisione diesel dell’Audi aveva presentato il progetto corrispondente a nove colleghi, progetto attraverso il quale oltre il 90% degli ossidi di azoto poteva venire filtrato dai gas di scarico (durante i test, ndt). E in seguito una seconda variante con un'efficienza del 30-70%. Questo è quello che è accaduto con Audi e con VW. Le misurazioni ufficiali delle autorità erano pulite, sulla carta. Sulla strada no.

L'industria automobilistica ha considerato solo ed esclusivamente la carta, ignorando la realtà.

E dentro ad Audi erano in molti ad essere al corrente delle manipolazioni.