23/01/23

Twitter Files, parte 14 - La menzogna del Russiagate


I Twitter Files, parte 14, è il primo di molti episodi che riguardano lo scandalo del Russiagate. una allucinazione di massa costruita su dati totalmente inventati. 

Traduzione di @Maur0068


La falsa storia dei robot russi e l'hashtag #ReleaseTheMemo

In un momento decisivo dopo anni di furore [gennaio 2018], i Democratici hanno denunciato un rapporto sui difetti nell'indagine Trump-Russia, dicendo che era stato amplificato da "bot" e "troll" russi.

I funzionari di Twitter erano sbalorditi, non trovando alcuna prova di ingerenze russe:

"Stiamo dando da mangiare ai troll del Congresso".
"Nessuna... attività significativa collegata alla Russia."
"Sta mettendo il carro davanti ai buoi presumendo che si tratti di propaganda/bot".



Twitter ha avvertito i politici e i media che non solo non avevano prove, ma potevano dimostrare che gli account non erano russi… e sono stati completamente ignorati.

 Il 18 gennaio 2018, il repubblicano Devin Nunes ha presentato una nota riservata alla Commissione Intelligence del Congresso, che descriveva in dettaglio gli abusi da parte dell'FBI nell'ottenere l'autorizzazione di sorveglianza FISA** nei confronti di figure collegate a Trump, e includeva anche il ruolo cruciale svolto dal famigerato "Dossier Steele":

[** Il Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA) del 1978 è una legge federale degli Stati Uniti che stabilisce procedure per la sorveglianza fisica ed elettronica e la raccolta di " informazioni di intelligence straniera" tra "potenze straniere" e "agenti di potenze straniere" sospettati di spionaggio o terrorismo. La legge ha creato la Foreign Intelligence Surveillance Court (FISC) per sovrintendere alle richieste di mandati di sorveglianza da parte delle forze dell'ordine federali e delle agenzie di intelligence. (Fonte: Wikipedia) NdT]


Le affermazioni di Nunes sarebbero state praticamente tutte confermate in un rapporto dell'ispettore generale del Dipartimento della Giustizia Michael Horowitz nel dicembre 2019.



Tuttavia, i media nazionali a gennaio e all'inizio di febbraio del 2018 hanno tutti attaccato il rapporto Nunes utilizzando stranamente lo stesse identico linguaggio, definendolo una "barzelletta":





Il 23 gennaio 2018, la senatrice Dianne Feinstein (D-CA) e il membro del Congresso Adam Schiff (D-CA) hanno pubblicato una lettera aperta in cui si affermava che l'hashtag "ha immediatamente ottenuto sui social media l'attenzione e l'assistenza degli account legati alle operazioni di ingerenza russe".


Feinstein e Schiff hanno affermato che il promemoria di Nunes "distorceva" delle informazioni riservate, ma si noti che non l'hanno definito inesatto.

Il senatore del Connecticut Richard Blumenthal ha seguito il loro esempio, pubblicando una lettera in cui si diceva: "Troviamo riprovevole che agenti russi abbiano manipolato così pesantemente degli ignari Americani".


Feinstein, Schiff, Blumenthal e i giornalisti hanno tutti indicato la stessa fonte: il sito Web del progetto “Hamilton 68” creato dall'ex funzionario del controspionaggio dell'FBI Clint Watts, sotto gli auspici dell'Alliance for Securing Democracy (ASD).




Questo progetto, che presentava un'immagine di Vladimir Putin nell’atto di spargere subdolamente dei malvagi uccelli rossi di Twitter, si è mantenuta vaga sul modo in cui ha raggiunto le sue conclusioni.

 All'interno di Twitter, i dirigenti hanno stroncato Watts, Hamilton 68 e l'Alliance for Securing Democracy. Erano due le critiche fondamentali: in tutti i casi l’unica fonte sembrava essere Hamilton 68 e nessuno si stava preoccupando di fare delle verifiche con Twitter.

"Vi invito ad essere scettici sulla versione di Hamilton 68, che per quanto ne so è l'unica fonte di queste storie", ha detto il capo della Global Policy Communications (e successivamente portavoce di Casa Bianca e National Security Council) Emily Horne.

La quale ha aggiunto: "È una strategia di comunicazioni dell’ASD".



"Tutto questo fermento è basato su Hamilton", ha detto Yoel Roth, capo di Trust and Safety.


Roth non è riuscito a trovare alcun collegamento russo con #ReleaseTheMemo… assolutamente niente. "Ho appena esaminato gli account che hanno pubblicato i primi 50 tweet con #releasethememo e... nessuno di loro mostra alcun segno di avere a che fare con la Russia."


"Abbiamo indagato, abbiamo scoperto che l'impegno era prevalentemente umano e guidato da VIT" [Very Important Tweeter], tra cui Wikileaks e il membro del Congresso Steve King.


Un membro dello staff di "DiFi" - Feinstein - ha convenuto che sarebbe "utile sapere" come si regola Hamilton 68 "nel processo con cui decidono che un account è russo".

Ma solo DOPO che Feinstein ha pubblicato la sua lettera sulle ingerenze russe.


Quando Twitter ha parlato con un membro dello staff di Blumenthal, hanno cercato di "cambiare discorso" perché "non crediamo che questi siano bot".


Un altro ha aggiunto: "Potrebbe valere la pena fargli capire che sarebbe nell'interesse del suo capo [Blumenthal] non esporsi troppo su questa storia perché potrebbe finire per fare la figura dell’idiota."

Un dirigente di Twitter ha persino tentato di negoziare, suggerendo una non meglio specificata futura concessione di pubbliche relazioni se Blumenthal avesse lasciato perdere questa storia:

"Sembra che ci siano altre carte vincenti che potremmo offrirgli".


Blumenthal pubblicò comunque la sua lettera.

 I dirigenti Twitter alla fine erano in preda alla frustrazione per quello che vedevano come un circolo vizioso – richieste su presunte attività russe, anche se smentite, generavano ulteriori richieste.

 Lo hanno espresso esplicitamente allo staff di Blumenthal, dicendo che "Twitter ha speso molte risorse" su questa richiesta e la ricompensa di Blumenthal non dovrebbe essere un raffica di richieste dopo l'altra.

"Non possiamo fare una notifica agli utenti ogni volta che ciò accade."




26. Alla fine lo staff di Twitter si rende conto che "Blumenthal non sta cercando soluzioni reali e adeguate" ma "vuole solo ottenere il merito per averci messo sotto pressione".


Alla fine, i dirigenti senior hanno usato l’espressione "nutrire i troll del Congresso" e hanno paragonato la loro situazione al libro per bambini "Se dai un biscotto a un topo".


Nella storia, se dai un biscotto a un topo, questo vorrà un bicchiere di latte, il che porterà a una marea di altre estenuanti richieste, al termine delle quali vorrà un bicchiere di latte. E un altro biscotto.


Era una così perfetta metafora per le infinite richieste della Russia, che un dirigente ha scritto: "Sono davvero imbarazzato di non averci pensato prima".


Nonostante la generale convinzione che i russi non fossero coinvolti nella storia, Twitter ha continuato a seguire l’approccio servile di non contestare apertamente le affermazioni sulle presunte ingerenze russe.

Consulenti esterni di aziende collegate a Washington DC come Debevoise e Plimpton hanno consigliato a Twitter di usare un linguaggio del tipo: "Per quanto riguarda hashtag particolari, prendiamo sul serio qualsiasi attività che possa rappresentare un abuso della nostra piattaforma".


Di conseguenza, i giornalisti di AP, Politico, NBC e Rolling Stone hanno continuato a martellare sul tema dei "bot russi", nonostante la totale mancanza di prove.





I russi non sono stati accusati solo per #ReleaseTheMemo, ma anche per #SchumerShutdown, #ParklandShooting, persino #GunControlNow – per "aumentare le divisioni", secondo il New York Times.

Con riferimento a #SchumerShutdown e #ReleaseTheMemo, l’orientamento interno era: "Entrambi gli hashtag sembrano essere organicamente di tendenza". [per effetto di azioni umane, non bot. NdT]


NBC, Politico, AP, Times, Business Insider e altri media che hanno riprodotto la storia dei "bot russi" - persino Rolling Stones - si sono tutti rifiutati di commentare questa storia.

Anche lo staff di Feinstein, Schiff e Blumenthal ha rifiutato di commentare.

 Chi ha commentato? Devin Nunes. "Schiff e i Democratici hanno dichiarato il falso dicendo che i russi erano dietro l'hashtag Release the Memo, tutto il mio lavoro investigativo... Diffondendo la bufala della collusione con la Russia, hanno istigato una delle più grandi epidemie di allucinazioni di massa nella storia degli Stati Uniti".

Questo episodio di #ReleaseTheMemo è solo uno dei tanti nei #TwitterFiles. Lo scandalo Russiagate è stato costruito sulla vile disonestà di politici e giornalisti, che per anni hanno ignorato l'assenza di dati reali dietro a titoli allarmanti totalmente inventanti.

Per saperne di più, tieni d’occhio @ShellenbergerMD, @BariWeiss, @LHFang, @DavidZweig, @AlexBerenson e altri.

Leggi http://Taibbi.Substack.Com per ulteriori informazioni sul motivo per cui "l'America ha bisogno di verità e riconciliazione sul Russiagate".

Twitter non ha fornito indicazioni su come scrivere questa storia. Le ricerche sono state effettuate da terzi, quindi i documenti potrebbero essere limitati.












Twitter Files, episodio 13 - Le pressioni di Pfizer su Twitter 



22/01/23

La distopia globalista di Davos



Sul sito Unherd una interessante analisi di Thomas Fazi sulla filosofia di base di questa organizzazione, che può essere considerata un emblema quasi caricaturale delle istituzioni globaliste: l'obiettivo è scindere la politica dal processo democratico e il mezzo per garantirne il successo è l'infiltrazione nelle istituzioni statali e internazionali. Aldilà di ogni complottismo, perché tutto è dichiarato in maniera aperta. 


di Thomas Fazi, 16 gennaio 2023

Migliaia di membri dell’élite mondiale si sono riunite in questi giorni a Davos per il loro più importante raduno annuale: l’incontro del World Economic Forum (WEF). Accanto ai capi di Stato di tutto il mondo, sono discesi nella capitale svizzera, tra gli altri, gli amministratori delegati di Amazon, BlackRock, JPMorgan Chase, Pfizer e Moderna, come anche la presidente della Commissione europea, la direttrice operative del FMI, il segretario generale della Nato, i vertici dell’FBI e del MI6, l’editore del New York Times e, naturalmente, il famigerato “Cicerone” dell’evento, il fondatore e presidente del WEF, Klaus Schwab. Fino a 5.000 soldati sono stati mobilitati a protezione dell’evento.  

Data la natura elitaria quasi caricaturale di questo “festival”, è naturale che l’organizzazione sia diventata oggetto di ogni sorta di teoria del complotto riguardo al suo presunto intento malevolo e alla sua “agenda segreta” legata al cosiddetto “Grande Reset”. In verità, non c’è nulla di cospiratorio nel WEF, nella misura in cui le cospirazioni implicano segretezza. Al contrario, il WEF – a differenza, ad esempio, del Bilderberg Group – è molto aperto sulla sua agenda: si possono persino seguire le sessioni in streaming online.

Fondato nel 1971 dallo stesso Schwab, il WEF è “impegnato a migliorare lo stato del mondo attraverso la cooperazione pubblico-privata”, nota anche come “governance multistakeholder”. L’idea è che il processo decisionale globale non dovrebbe essere lasciato ai governi e agli Stati-nazione — come nel quadro multilateralista del dopoguerra sancito dalle Nazioni Unite — ma dovrebbe coinvolgere un’intera gamma di “stakeholder”, o parti interessate, non governative: organismi della società civile, esperti accademici, personaggi dei media e, soprattutto, multinazionali. Nelle sue stesse parole, il progetto del WEF intende “ridefinire il sistema internazionale come un sistema più ampio e sfaccettato di cooperazione globale in cui i quadri normativi e le istituzioni intergovernative siano inseriti come una componente centrale, ma non l’unica e talvolta nemmeno la più importante”.

Anche se tutto questo può sembrare abbastanza innocuo, sintetizza perfettamente la filosofia di base del globalismo: scindere la politica dalla democrazia trasferendo il processo decisionale dal livello nazionale e internazionale, dove i cittadini sono teoricamente in grado di esercitare un certo grado di influenza sulla politica, al livello sovranazionale, affidando a un gruppo autoselezionato di “stakeholder” non eletti e privi di responsabilità – principalmente grandi aziende – il compito di decidere su tutti i principali temi a livello globale, dalla produzione di energia e alimentare, ai media e alla salute pubblica. La filosofia antidemocratica sottostante è la stessa alla base dell’approccio filantrocapitalista di personaggi come Bill Gates, lui stesso un partner di lunga data del WEF, secondo cui le organizzazioni sociali e imprenditoriali non governative sono più adatte a risolvere i problemi del mondo rispetto ai governi e alle istituzioni multilaterali.

Anche se il WEF negli ultimi anni ha sempre più focalizzato la sua agenda su argomenti alla moda come la protezione dell’ambiente e l’imprenditoria sociale, non ci sono dubbi su quali siano gli interessi che la creatura di Schwab stia effettivamente promuovendo: il WEF è finanziato principalmente da circa 1.000 grandi società, generalmente imprese globali con fatturati multimiliardari, che comprendono alcune delle più grandi multinazionali del petrolio (Saudi Aramco, Shell, Chevron, BP), del cibo (Unilever, The Coca-Cola Company, Nestlé), della tecnologia (Facebook, Google, Amazon, Microsoft, Apple) e della farmaceutica (AstraZeneca, Pfizer, Moderna). Anche la composizione del consiglio di amministrazione del WEF è rivelatrice: comprende Laurence D. Fink, CEO di Blackrock, David M. Rubenstein, co-presidente del Carlyle Group e Mark Schneider, CEO di Nestlé. Non c’è bisogno di ricorrere a teorie del complotto per concludere che è molto più probabile che l’agenda del WEF sia finalizzata a promuovere gli interessi dei suoi finanziatori e membri del consiglio di amministrazione – i ceti ultra-ricchi e le grandi corporation – piuttosto che a “migliorare lo stato del mondo”, come rivendica l’organizzazione.

Forse l’esempio più simbolico della spinta globalista del WEF è il controverso accordo di partenariato strategico che l’organizzazione ha firmato con le Nazioni Unite nel 2019, che molti ritengono abbia attirato le Nazioni Unite entro la logica della cooperazione pubblico-privata del WEF. Secondo una lettera aperta firmata da più di 400 organizzazioni della società civile e 40 network internazionali, l’accordo rappresenta una “inquietante cattura corporativa delle Nazioni Unite, che ha pericolosamente spinto il mondo verso una governance globale privatizzata”. Le disposizioni del partenariato strategico, si osserva nella lettera, “prevedono effettivamente che i leader aziendali diventino ‘suggeritori’ dei capi dei dipartimenti del sistema delle Nazioni Unite, utilizzando il loro accesso privato per sostenere ‘soluzioni’ ai problemi globali orientate al mercato e al profitto, compromettendo in tal modo soluzioni reali orientate all’interesse pubblico e procedure democratiche trasparenti”.

Questa cattura dell’agenda globale da parte delle grandi imprese, favorita e incoraggiata dal WEF, è diventata particolarmente evidente durante la pandemia di Covid-19. La politica sanitaria globale e la “preparazione alle epidemie” sono state a lungo al centro dell’attenzione del WEF. Nel 2017 è stata lanciata a Davos la “Coalition for Epidemic Preparedness Innovations” (CEPI), un’iniziativa volta a garantire la fornitura di vaccini per le emergenze globali e le pandemie finanziata dai governi e da donatori privati, tra cui Gates. Poi, nell’ottobre 2019, appena due mesi prima dell’inizio ufficiale dell’epidemia a Wuhan, il WEF ha co-sponsorizzato un’esercitazione denominata “Event 201”, che simulava “un focolaio di un nuovo coronavirus zoonotico trasmesso dai pipistrelli ai maiali fino alle persone, che alla fine diventa efficacemente trasmissibile da persona a persona, portando a una grave pandemia”. In caso di pandemia, osservavano gli organizzatori, i governi nazionali, le organizzazioni internazionali e il settore privato avrebbero dovuto fornire ampie risorse per la produzione e la distribuzione di grandi quantità di vaccini attraverso “forme robuste di partenariato pubblico-privato”.

Quindi, è lecito affermare che quando è scoppiata la pandemia di Covid, il WEF era ben posizionato per assumere un ruolo centrale nella risposta pandemica. È stato al raduno del 2020 a Davos, dal 21 al 24 gennaio – poche settimane dopo che il nuovo coronavirus era stato identificato in Cina – che la CEPI ha incontrato l’amministratore delegato di Moderna, Stéphane Bancel, per avviare lo sviluppo di un vaccino Covid-19, in collaborazione con il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti. Nel corso dell’anno, la CEPI è stata determinante nella creazione del “Covid-19 Vaccines Global Access” (Covax), in collaborazione con l’OMS, e nel fornire finanziamenti per diversi vaccini Covid.

Queste coalizioni pubblico-private – tutte legate al WEF e al di là di qualunque controllo democratico – hanno svolto un ruolo cruciale nella promozione di una risposta alla pandemia incentrata sui vaccini e orientata al profitto, e successivamente nella supervisione del programma vaccinale. In altre parole, la pandemia ha manifestato in tutta evidenza le conseguenze della spinta globalista decennale del WEF.  Ancora una volta, sarebbe sbagliato considerare questo come un complotto, dal momento che il WEF è sempre stato molto chiaro sui suoi obiettivi: questo è semplicemente l’inevitabile risultato di un approccio “multistakeholderista” in cui gli interessi privati e “filantropici” trovano maggiore rilevanza negli affari globali rispetto alla maggior parte dei governi.

Ciò che è preoccupante, tuttavia, è che il WEF sta ora promuovendo lo stesso approccio dall’alto verso il basso, guidato dalle grandi aziende, in una vasta gamma di altri settori, dall’energia, ai prodotti alimentari, alle politiche di sorveglianza globale, con conseguenze altrettanto drammatiche. C’è una ragione per cui i governi sembrano spesso così disposti ad accettare queste politiche, anche di fronte a una diffusa opposizione sociale: ovvero che la strategia del WEF, nel corso degli anni, non è stata solo quella di allontanare il potere dai governi, ma anche di infiltrarsi in questi ultimi.

Il WEF ha ampiamente raggiunto questo obiettivo attraverso un programma noto come iniziativa Young Global Leaders (YGL), volto a formare i futuri leader globali. Lanciata nel 1992 (quando si chiamava Global Leaders for Tomorrow), l’iniziativa ha generato molti capi di Stato, ministri e dirigenti d’azienda allineati al globalismo. Tony Blair, ad esempio, partecipò al primo di questi eventi, mentre Gordon Brown vi partecipò nel 1993. In effetti, sin dalle sue prime fasi vi parteciparono molti altri futuri leader, tra cui Angela Merkel, Victor Orbán, Nicholas Sarkozy, Guy Verhofstadt e José Maria Aznar.

Nel 2017, Schwab ha ammesso di aver utilizzato la Young Global Leaders per “penetrare in diversi governi”, aggiungendo che nel 2017 “più della metà” dei membri del governo del primo ministro canadese Justin Trudeau erano stati partecipanti al programma. Più di recente, a seguito della proposta del primo ministro olandese Mark Rutte di ridurre drasticamente le emissioni di azoto in linea con le politiche “verdi” ispirate dal WEF, che ha scatenato grandi proteste nel paese, i critici hanno attirato l’attenzione sul fatto che non solo lo stesso Rutte aveva stretti legami con il WEF, ma anche il suo ministro degli affari sociali e dell’occupazione era stato eletto WEF Young Global Leader nel 2008, mentre il suo vice primo ministro e ministro delle finanze Sigrid Kaag contribuisce all’agenda del WEF. Nel dicembre 2021, il governo olandese ha pubblicato la sua passata corrispondenza con i rappresentanti del World Economic Forum, mostrando un’ampia interazione tra il WEF e il governo olandese.

Anche l’ex primo ministro dello Sri Lanka Ranil Wickremesinghe – che l’anno scorso è stato costretto a dimettersi a seguito di una rivolta popolare contro la sua decisione di vietare fertilizzanti e pesticidi a favore di alternative organiche e “climate-friendly” – è stato un membro e assiduo collaboratore dell’Agenda del WEF. Nel 2018 ha pubblicato un articolo sul sito web dell’organizzazione dal titolo: “Ecco come renderò ricco il mio paese entro il 2025”. (In seguito alle proteste, il WEF ha rapidamente rimosso l’articolo dal suo sito web). Ancora una volta, sembra chiaro che il ruolo del WEF nella formazione e nella selezione dei membri delle élite politiche mondiali non sia una cospirazione, ma piuttosto una politica pubblicamente nota, di cui Schwab è felice di vantarsi.

In definitiva, non si può negare che il WEF eserciti un potere immenso, che ha cementato il dominio della classe capitalista transnazionale a un livello mai visto prima nella storia. Ma è importante riconoscere che il suo potere è semplicemente una manifestazione del potere della “superclasse” che rappresenta – un piccolo gruppo che ammonta, secondo i ricercatori, a non più di 6.000 o 7.000 persone, ovvero lo 0,0001% della popolazione mondiale, eppure più potente di qualsiasi classe sociale che il mondo abbia mai conosciuto. Samuel Huntington, che ha il merito di aver inventato il termine “uomo di Davos”, ha sostenuto che i membri di questa élite globale “non hanno bisogno di una identità nazionale, vedono i confini nazionali come ostacoli che fortunatamente stanno svanendo e vedono i governi nazionali come residui del passato, la cui unica funzione utile è facilitare le operazioni globali dell’élite”. Era solo questione di tempo prima che questi aspiranti cosmocrati sviluppassero uno strumento attraverso il quale esercitare pienamente il loro dominio sulle classi subalterne – e il WEF si è dimostrato il veicolo perfetto per farlo.

19/01/23

Twitter Files, episodio 13 - Le pressioni di Pfizer su Twitter

 


Questo episodio dei Twitter Files contiene  l’introduzione all'articolo apparso su Substack di Alex Berenson sulle pressioni esercitate da Pfizer, e quindi qui di seguito si trova direttamente l'articolo, tradotto da @Maur0068. 


Dai Twitter Files: Scott Gottlieb, membro del consiglio di amministrazione di Pfizer, ha segretamente fatto pressioni su Twitter affinché fossero censurati i post che sollevavano dubbi sugli estremamente redditizi vaccini Covid prodotti dalla sua azienda.

Per trasmettere le sue richieste, Gottlieb ha utilizzato lo stesso lobbista di Twitter che aveva lavorato con la Casa Bianca: ennesima prova della sovrapposizione tra la società che vende vaccini mRNA e il governo che li impone agli americani.


Alex Berenson, 9 gennaio 2023

Il 27 agosto 2021, il dottor Scott Gottlieb – un direttore di Pfizer con oltre 550.000 follower su Twitter – ha visto un tweet che non gli piaceva, un tweet che poteva danneggiare le vendite dei vaccini mRNA di Pfizer.

Il tweet spiegava correttamente che l'immunità naturale dopo l'infezione da Covid era superiore alla protezione fornita dal vaccino e invitava la Casa Bianca a "seguire la scienza" ed esentare le persone con immunità naturale dai successivi obblighi di vaccinazione.

Non proveniva da un "no-vax" come Robert F. Kennedy Jr., ma dal dottor Brett Giroir, un medico che era stato, come lo stesso Gottlieb, a capo della Food & Drug Administration. Inoltre, il tweet effettivamente incoraggiava così le persone che non avevano immunità naturale: "vaccinatevi!"

Non importa.

Suggerendo che alcune persone potrebbero non aver bisogno delle vaccinazioni Covid, il tweet poteva sollevare dubbi sui vaccini. Oltre ad essere un ex commissario della FDA, un collaboratore della CNBC e una voce di spicco sulle strategie pubbliche in tema di Covid, Gottlieb era un membro anziano del consiglio di Pfizer, che dipendeva dai vaccini mRNA per quasi la metà dei suoi 81 miliardi di dollari di fatturato 2021. Pfizer ha pagato a Gottlieb 365.000 dollari per il suo lavoro quell'anno.

Gottlieb è intervenuto, inviando una e-mail a Todd O'Boyle, un importante lobbista nell'ufficio di Washington di Twitter che era anche il punto di contatto di Twitter con la Casa Bianca.

Il post era "corrosivo", ha scritto Gottlieb. Temeva che avrebbe "finito per diventare virale e monopolizzare la copertura mediatica".


(FONTE:Twitter)

Ho trovato l'e-mail in una ricerca che ho eseguito su Twitter la scorsa settimana, come parte dei "Twitter Files" con cui Elon Musk vuole alzare il velo sulla censura attuata da Twitter prima che Musk acquistasse la società in ottobre.

Ieri sono entrato nei dettagli del mio coinvolgimento con i Twitter Files in un articolo su Substack. Ho in programma ulteriori resoconti nelle prossime settimane.

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Attraverso Jira, un sistema interno utilizzato da Twitter per la gestione dei reclami, O'Boyle ha inoltrato l'e-mail di Gottlieb al team "Strategic Response" di Twitter. Tale gruppo doveva gestire gli interessi dei dipendenti e degli utenti più importanti dell'azienda.

"Per favore, date un’occhiata a questa segnalazione dell'ex commissario della FDA", ha scritto O'Boyle, omettendo di menzionare che Gottlieb era un membro del consiglio di amministrazione della Pfizer con un interesse finanziario nella promozione dei vaccini mRNA.

Un analista di Strategic Response ha rapidamente concluso che il tweet non violava nessuna delle regole in materia di disinformazione dell'azienda.

Eppure Twitter ha finito per contrassegnare comunque il tweet di Giroir come “fuorviante”, impedendo a quasi tutti di vederlo. E rimane etichettato anche se diversi importanti studi hanno confermato la correttezza delle parole di Giroir.


(FONTE)

Una settimana dopo, il 3 settembre 2021, Gottlieb ha provato a colpire di nuovo, lamentandosi con O'Boyle per un tweet di Justin Hart. Hart, che è scettico sui lockdown e sul vaccino Covid, può vantare oltre 100.000 follower su Twitter.

"Bastoni e pietre possono rompermi le ossa, ma un agente patogeno virale con un tasso di mortalità infantile prossimo allo 0% è costato ai nostri figli quasi tre anni di scolarizzazione", aveva scritto Hart.

Il motivo per cui Gottlieb si sia opposto alle parole di Hart non è chiaro, ma presto il vaccino Pfizer sarebbe stato approvato per i bambini dai 5 agli 11 anni, rappresentando un altro enorme mercato per Pfizer, sempre che i genitori potessero essere convinti che il Covid fosse una vera minaccia per i loro figli.

Quando ha inoltrato la segnalazione, O'Boyle ha fatto riferimento a "l'ex commissario della FDA Gottlieb", ignorando ancora una volta l'attuale lavoro di Gottlieb per Pfizer.

Questa volta, però, il reclamo di Gottlieb era così fuori bersaglio che Twitter si è rifiutato di agire.

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Allo stesso tempo, Gottlieb stava anche facendo pressioni su Twitter affinché agisse contro di me, come ho rivelato su Substack il 13 ottobre 2022, attingendo ai documenti che la gestione pre-Musk di Twitter mi ha fornito come parte della mia causa contro di loro. (L'azione di Gottlieb faceva parte di una cospirazione più ampia che includeva la Casa Bianca di Biden e Andrew Slavitt, i quali hanno lavorato pubblicamente e privatamente per fare pressioni su Twitter, fino a quando non rimase loro altra scelta che bandirmi. Avrò altro da dire sul mio caso e a breve farò causa a Casa Bianca, Slavitt, Gottlieb e Pfizer).

La mattina dopo la pubblicazione del mio articolo, Gottlieb è apparso su CNBC, il canale di notizie finanziarie di cui è un collaboratore, e ha offerto quella che nella migliore delle ipotesi era una spiegazione seriamente fuorviante delle sue azioni e delle sue motivazioni.

Gottlieb non ha negato di aver fatto pressioni su Twitter contro di me: non poteva, visti i documenti che avevo pubblicato la sera prima.

Ma in un'intervista con Joe Kernan della CNBC, Gottlieb ha affermato di aver chiesto a Twitter di agire solo perché era preoccupato che dei tweet potessero provocare minacce violente contro i sostenitori del vaccino.

"L'incapacità di queste piattaforme di controllare le minacce dirette, le minacce fisiche alle persone, questa è la mia preoccupazione per quello che sta succedendo in quell'ecosistema", ha detto Gottlieb.


(FONTE)

"Non sono preoccupato per il dibattito in corso", ha detto Gottlieb a Kernan. "Sono preoccupato per le minacce fisiche che vengono fatte alla sicurezza delle persone".

In un tweet quella mattina, Gottlieb ha raddoppiato, scrivendo:

Il dibattito e il dialogo rispettosi sono una cosa e dovrebbero essere incoraggiati e protetti. Ma un'altra sono le molestie mirate e i discorsi fuorvianti che possono istigare un piccolo, ma facilmente influenzabile, gruppo di persone a fare minacce mirate e pericolose.

Ma il tweet di Brett Giroir sull'immunità naturale era un perfetto esempio di "dibattito e dialogo rispettosi". E nella sua e-mail a Todd O'Boyle, Gottlieb non ha sollevato problemi di sicurezza al riguardo. Si è semplicemente lamentato del fatto che avrebbe potuto “monopolizzare la copertura mediatica”.

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Gottlieb non è solo un membro del consiglio di amministrazione di Pfizer.

È uno dei sette membri del comitato esecutivo del consiglio di amministrazione e capo della commissione di regolamentazione e conformità, che sovrintende "al rispetto delle leggi, dei regolamenti e delle procedure interne applicabili alle attività di vendita e marketing farmaceutico".

Pfizer ha una lunga storia di violazione delle leggi e delle regole etiche dell'industria farmaceutica. Nel 2009 ha accettato di pagare 2,3 miliardi di dollari, il più grande risarcimento per frode sanitaria nella storia americana, per la commercializzazione fraudolenta di diversi farmaci. Nel 1996, ha condotto una sperimentazione clinica di un antibiotico in Nigeria in cui sono morti 11 bambini e che è diventata l'ispirazione per il romanzo di John le Carré The Constant Gardner.


Quindi, come reagirà Pfizer alle prove esposte dai documenti di Twitter che uno dei membri più potenti del suo consiglio di amministrazione ha segretamente cercato di sopprimere il dibattito sui vaccini mRNA che sono stati di gran lunga il suo prodotto più venduto dal 2020?

E la CNBC continuerà a lasciarsi usare da Gottlieb per fuorviare l’opinione pubblica?












Twitter Files, parte 14 - La menzogna del Russiagate

17/01/23

La de-dollarizzazione del commercio globale in cifre


Sul sito Strategic Culture un articolo che riporta molti dati e notizie (vedere i numerosi link) sul  processo di progressiva liberazione dall'egemonia del dollaro da parte di molte nazioni del mondo. Processo messo in moto dagli stessi USA attraverso l'abuso di sanzioni e sequestri di attività che ha minato alla radice il necessario rapporto di fiducia alla base degli scambi.


di F.M. Shakil, 15 gennaio 2023

 

I dati suggeriscono che le riserve in dollari USA delle banche centrali stanno diminuendo, così come l'influenza degli Stati Uniti sull'economia mondiale. Ciò rappresenta per le valute regionali e i sistemi di pagamento alternativi un'opportunità unica per colmare il vuoto.


L'imposizione di restrizioni e sanzioni commerciali da parte degli USA contro un certo numero di nazioni, tra cui Russia, Iran, Cuba, Corea del Nord, Iraq e Siria, è stata politicamente inefficace e si è rivolta contro le economie occidentali. Di conseguenza, il dollaro USA sta perdendo il suo ruolo di valuta principale di riferimento per la liquidazione dei crediti commerciali internazionali.

Oltre 24 paesi sono stati oggetto di sanzioni commerciali unilaterali o parziali per il fatto che non sono allineati alle politiche degli Stati Uniti e di altre potenze occidentali. Queste limitazioni, tuttavia, si sono rivelate dannose per le economie dei paesi del Gruppo dei Sette (G7) e hanno iniziato a incidere sull'egemonia del dollaro USA nel commercio mondiale.

Nel suo ambito, è salito alla ribalta un "nuovo blocco commerciale globale", mentre sono state create anche alternative al sistema occidentale SWIFT di messaggistica bancaria per i pagamenti transfrontalieri.

L'analista geopolitico Andrew Korybko ha dichiarato a The Cradle che le sanzioni straordinarie dell'occidente e il sequestro di beni russi all'estero hanno compromesso la fiducia nel paradigma della globalizzazione incentrato sull'occidente, che era in declino da anni, ma era comunque riuscito a mantenere lo standard mondiale:

“In risposta a questi disordini economici e finanziari, i paesi multipolari in ascesa hanno accelerato i loro piani per la de-dollarizzazione e la diversificazione, allontanandosi dal modello di globalizzazione incentrato sull'Occidente, a favore di un modello di globalizzazione più democratico, egualitario e giusto, centrato su paesi non occidentali,"

 

Riserve in dollari in calo

Durante il quarto trimestre del 2020 il Fondo monetario internazionale(FMI) ha registrato un calo delle riserve in dollari statunitensi detenute dalle banche centrali, che sono passate dal 71% al 59%, riflettendo la diminuzione dell'influenza del dollaro USA sull'economia mondiale.

E la situazione continua a peggiorare: la prova può essere il fatto che le disponibilità di crediti in dollari da parte delle banche è diminuita da $ 7 trilioni nel 2021 a $ 6,4 trilioni alla fine di marzo 2022.

Secondo il rapporto Currency Composition of Official Foreign Exchange Reserves (COFER) del FMI, la percentuale di dollari USA nelle riserve delle banche centrali dal 1999 è diminuita del 12%, mentre la percentuale di altre valute, in particolare lo yuan cinese, ha mostrato un trend in aumento, con una crescita durante questo stesso periodo del 9%.

Lo studio sostiene che il ruolo del dollaro sta diminuendo a causa della concorrenza di altre valute detenute dalla banca per le transazioni internazionali, la banca delle banche  – compresa l'introduzione dell'euro – e rivela che se le riserve in dollari continueranno a ridursi ciò avrà un impatto sia sui mercati valutari che su quelli obbligazionari.

 

Valute alternative e rotte commerciali

Per incrementare il commercio globale e le esportazioni indiane, la Reserve Bank of India (RBI) ha ideato nel luglio dello scorso anno un meccanismo di regolamento in rupie per allentare la pressione sulla valuta indiana a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina e delle sanzioni USA-UE.

L'India ha recentemente concluso accordi per scambi di valuta per 75,4 miliardi di dollari con Emirati Arabi Uniti, Giappone e varie nazioni dell'Asia meridionale. Nuova Delhi ha anche informato la Corea del Sud e la Turchia dei suoi tassi di cambio non mediati dal dollaro per la valuta di ciascun paese. Attualmente, la Turchia conduce affari utilizzando le valute nazionali della Cina (yuan) e della Russia (rublo).

L'Iran ha anche proposto all'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) una valuta SCO simile all'euro per il commercio interno al blocco eurasiatico, al fine di controllare l'utilizzo del sistema finanziario globale dominato dal dollaro USA come un'arma di offesa.

Mehdi Safari, viceministro degli esteri iraniano per la diplomazia economica, all'inizio di giugno dello scorso anno ha informato i media che la SCO aveva ricevuto la proposta quasi due mesi fa.

“Per mitigare gli effetti delle restrizioni al commercio, devono utilizzare istituzioni multilaterali come i BRICS e la SCO ed altre correlate, come i pool di valute e potenzialmente anche l'istituzione di una nuova valuta il cui tasso di cambio sia basato su un paniere delle loro valute,”, ha osservato Korybko.

Il Corridoio internazionale di trasporto nord-sud (INSTC) è stato rilanciato come progetto di "sfondamento delle sanzioni" da parte di Russia e Iran. L'INSTC ha riscosso un rinnovato interesse in seguito alle “sanzioni infernali” imposte dall'Occidente a Mosca. La Russia sta ora finalizzando i regolamenti che consentiranno alle navi iraniane la libera navigazione lungo i fiumi Volga e Don.

L'INSTC è stato progettato come una rete di trasporto multimodale lunga 7.200 km che comprende linee marittime, stradali e ferroviarie per trasportare merci tra la Russia, l'Asia centrale e le regioni del Caspio.

 

Sistema di pagamento rublo-yuan

Il 30 dicembre 2022, il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo cinese Xi Jinping hanno tenuto una videoconferenza in cui Putin ha riferito che il commercio bilaterale tra i due paesi aveva raggiunto il massimo storico, con un tasso di crescita del 25%, e che i volumi commerciali erano vicini a raggiungere i 200 miliardi di dollari entro il prossimo anno, nonostante le sanzioni occidentali e un ambiente esterno ostile.

Putin ha dichiarato che c'è stata una "crescita sostanziale dei volumi commerciali" tra gennaio e novembre 2022, con un conseguente aumento del 36% degli scambi a 6 miliardi di dollari. È probabile che l'obiettivo commerciale bilaterale di 200 miliardi di dollari, se raggiunto entro il prossimo anno, sarà condotto in rubli russi e yuan cinesi, anche se i dettagli dell'accordo commerciale bilaterale non sono stati specificati nella trasmissione della videoconferenza.

Questo perché Mosca e Pechino hanno già istituito una retedi pagamenti interbancari transfrontalieri simile a SWIFT, aumentato i loro acquisti di oro per dare maggiore stabilità alle loro valute e firmato accordi per scambiare valute nazionali in diversi incontri bilaterali a livello regionale.

Inoltre, sia la Russia che la Cina sembrano aver anticipato un potenziale sequestro da parte degli Stati Uniti delle loro attività finanziarie e nel 2014 hanno collaborato a trattati incentrati sull'energia per rafforzare i loro legami commerciali strategici.

Nel 2017, il sistema di "pagamento contro pagamento" rublo-yuan è stato implementato lungo la Belt and Road Initiative (BRI) cinese. Nel 2019, i due paesi hanno firmato un accordo per sostituire il dollaro con le valute nazionali nelle transazioni transfrontaliere e hanno convertito i loro scambi commerciali per un valore di 25 miliardi di dollari in yuan (RMB) e rubli.

 

Indipendenza dal dollaro

Questo spostamento ha ridotto la loro dipendenza dal dollaro e attualmente poco più della metà delle esportazioni russe sono regolate in dollari USA, in calo dell'80% rispetto al 2013. La maggior parte degli scambi tra Russia e Cina è ora condotta in valute locali.

Lo Xinjiang nella Cina occidentale si è anche affermato come un importante centro di regolamento transfrontaliero delle transazioni tra la Cina e l'Asia centrale, rendendolo un importante centro finanziario della regione. La liquidazione cumulativa transfrontaliera in yuan gestita nello Xinjiang già nel 2013 ha superato i 100 miliardi di yuan ($ 14 miliardi) e nel 2018 i 260 miliardi di yuan.

Secondo l'analista Korybko, sono stati compiuti progressi significativi nella riduzione della dipendenza dal dollaro USA nel commercio internazionale, ma c'è ancora molto lavoro da fare. Korybko osserva che è improbabile che gli Stati Uniti accettino semplicemente le sfide alla loro egemonia finanziaria ed è più probabile che agiscano per difenderla:

"Per questo motivo, si prevede che gli Stati Uniti cercheranno di ottenere il sostegno di attori chiave offrendo loro o promettendo accordi commerciali preferenziali, alimentando così le tensioni tra Russia, Cina, India e Iran attraverso la guerra dell'informazione e probabilmente minacciando di inasprire il regime di sanzioni secondarie a scopo di deterrenza".

 

Unione economica eurasiatica

La Russia ha lavorato per stabilire accordi di scambio di valuta con una serie di partner commerciali, tra cui l'Unione economica eurasiatica (EEU) a cinque membri, che comprende Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan.

Questi accordi hanno consentito alla Federazione Russa di condurre oltre il 70% del suo commercio in rubli e altre valute regionali. Con una popolazione di 183 milioni di abitanti e un PIL superiore a 2,2 trilioni di dollari, l'UEE rappresenta una sfida formidabile all'egemonia occidentale sulle transazioni finanziarie globali.

L'Iran e l'UEE hanno recentemente concluso dei negoziati sulle condizioni di un accordo di libero scambio che copre oltre 7.500 categorie di merci. Quando, il 21 marzo 2023, inizierà il prossimo anno iraniano, i beni e servizi iraniani avranno a disposizione un mercato dalla dimensione potenziale di 700 miliardi di dollari.

 

I BRICS stanno guidando la de-dollarizzazione

La tendenza alla de-dollarizzazione nel commercio internazionale, in particolare tra le nazioni BRICS, ha acquisito uno slancio significativo negli ultimi anni: insieme queste nazioni rappresentano il 41% della popolazione, il 24% del PIL e il 16% del commercio mondiale.

Nel 2015, la BRICS New Development Bank, ha raccomandato l'uso delle valute nazionali nel commercio. Quattro anni dopo, la banca ha fornito assistenza finanziaria in valute locali per il 25% dei suoi 15 miliardi di dollari e prevede di aumentare questa percentuale al 50% nei prossimi anni.

Questo spostamento verso la de-dollarizzazione è un passo importante per le economie emergenti che cercano di affermare il loro ruolo nel sistema economico globale e ridurre la loro dipendenza dal dollaro USA. Sebbene la de-dollarizzazione possa presentare alcune sfide e incertezze, è un passo importante verso un'economia globale più diversificata ed equilibrata.