07/01/11

La Merkel parla chiaro: la Germania ha bisogno dell'Europa - e dell'euro

La Germania ha bisogno di noi PIIGS...questa è una carta da giocare...

Articolo del Wall Street Journal sul discorso di fine anno alla nazione della Merkel - di SMITH GEOFFREY

Buona lettura:


Il 2011 sarà l'anno in cui Angela Merkel scoprirà il fascino dell'euro?
Il Cancelliere tedesco ha certamente iniziato l'anno in un modo che ci fa capire che ne ha abbastanza di coloro che la definiscono debole e "cavillosa" nel guidare l' Europa fuori dalla crisi del debito.

Il suo discorso televisivo alla nazione a Capodanno non dimostra forse la stessa passione del suo discorso al Bundestag nel mese di dicembre prima del vertice UE, ma comunque non ha lasciato alcuno spazio né agli appassionati nostalgici del Deutsche mark, né agli irriducibili euroscettici di Londra. Vale la pena di ripetere le parti fondamentali del discorso per intero: "Dobbiamo rafforzare l'euro, e non è solo una questione di soldi. L'euro è molto più di una moneta. E' una fortuna per noi che noi europei siamo uniti. Un'Europa unita è una garanzia per la nostra pace e la nostra libertà. L 'euro è la base del nostro benessere economico. La Germania ha bisogno dell'Europa e della moneta comune, per il nostro bene, e per far fronte alle sfide globali ".

Gli echi di Helmut Kohl sono inconfondibili e deliberati: l'euro è un progetto simbolico e politico; economia e politica sono inseparabili; e, soprattutto, la Germania non può contemplare un futuro basato su qualcosa di diverso dalla partnership in ambito europeo, e Dio sia lodato per questo.

È la retorica che ha caratterizzato la generazione del dopo guerra, e ancora caratterizza quello che ne resta. E 'evidente che l'unica figura senior nella coalizione a parlare in modo convincente dell' Europa in questi termini è il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, 68 anni, un protetto di Kohl. I suoi omologhi alle riunioni Ecofin dello scorso anno potrebbero essersi risentiti dal suo modo di difendere rigidamente la linea tedesca, ma possono essere grati di avere avuto a che fare con un uomo che ricorda quanto la Germania ha bisogno dell'Europa. E non dovrebbero sentirsi sollevati se quest'anno è costretto a ritirarsi per motivi di salute.

La crisi, che è ormai al suo quarto anno, è la prima con cui l'Europa abbia avuto sul serio a che fare dalla II Guerra Mondiale, con una generazione di politici tedeschi che non hanno più la memoria della impotenza e della devastazione del periodo del dopoguerra. Gli anni di formazione della signora Merkel risalgono ai giorni esaltanti dalla riunificazione nazionale, e alcuni dei suoi ministri a malapena si ricordano di Nena 99 (99 Luftballons è stata una famosa canzone di protesta dell'epoca della Guerra fredda, eseguita dalla cantante tedesca Nena, ndt), figuriamoci il piano Marshall o il gesto di penitenza di Willy Brandt presso il monumento del Ghetto di Varsavia.
Tra i giovani tedeschi, e soprattutto tra i giovani giornalisti tedeschi, a quanto pare è diventato di moda pensare che le relazioni economiche tra la Germania e il resto d'Europa, e la Germania e il resto del mondo, sono cambiate tanto che la ratio originale dell'unione monetaria non ha più senso.

La domanda di prodotti tedeschi da mercati emergenti come Cina e India, così si sostiene, è così ben radicata che il paese può, effettivamente, fare a meno del peso morto che è la Grecia e il resto della periferia della zona euro. Abbiamo messo ordine in casa nostra, e se la Grecia e la Spagna non riescono a fare lo stesso, allora buona fortuna.

Non mancano le cifre per sostenere quella tesi: nei primi tre trimestri dello scorso anno, le esportazioni verso la Cina sono aumentate del 45,7% rispetto all'anno precedente, mentre quelle verso la zona euro sono state solo al 13,5%. Le esportazioni verso la Francia, a lungo considerato il più importante mercato di esportazione, si sono attestate a un misero 11,3%, mentre quelle verso la Turchia sono cresciute del 35,5%. Anche la Russia, l'unica delle grandi economie emergenti ad avere una recessione grave e problemi di ripresa, ha importato il 26% in più di prodotti tedeschi nei primi nove mesi dello scorso anno rispetto allo stesso periodo del 2009.

Ma i tedeschi in genere si concentrano sui flussi commerciali visibili. Invece uno sguardo ai movimenti finanziari tra la Germania e il resto d'Europa, rende chiaro che qualsiasi idea di poter agire indipendentemente dall'Europa è puramente illusoria.
Le banche tedesche hanno 548 miliardi dollari, o 446 miliardi di €, a rischio nei cinque paesi critici della zona euro secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali. 392 miliardi di € di capitale e riserve, secondo la Deutsche Bundesbank. Quindi, non importa se la Germania cerca di recedere dall'unione monetaria, o di espellere i "peccatori" fiscali: le perdite sui crediti e le svalutazioni causate dai movimenti di valuta conseguenti equivarrebbero alla bancarotta del sistema bancario tedesco. L'economia come la conosce la Germania oggi non sopravvivrebbe, ma pur tuttavia sarebbe ancora in migliori condizioni rispetto alla reputazione politica del paese, che verrebbe frantumata dallo smantellamento del progetto più ambizioso dell'UE.

Per un paese che premia la stabilità soprattutto in materia economica, un ulteriore dibattito dovrebbe essere superfluo.

Il problema per la signora Merkel è: se tutto questo è vero, come giocarsi la partita con le controparti? Altrettanto importante, nel frattempo come convincere i mercati finanziari in preda al panico a mantenere il sangue freddo?

http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704723104576061841579381536.html

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