08/05/12

Born In The U.S.A. – MMT e Sovranità Monetaria

Con la gradita collaborazione dell'ottimo Istwine, abbiamo tradotto l'articolo di Sergio Cesaratto in cui il prof di Siena avanza delle interessanti critiche alla teoria MMT, sostenendo, come suggerisce il titolo, che  questa teoria può essere applicata solo negli USA, o in un paese la cui valuta sia scambiata come valuta internazionale.  La critica fa sempre bene  quando è intelligente,  quindi, porte aperte alla riflessione...

Mi giunge ora la notizia che purtroppo un grave lutto familiare ha colpito il professor Wray, quindi mi sento di esprimere il mio dispiacere e la mia vicinanza, anche se non lo conosco personalmente, e di unirmi a chi chiede di rispettare questo lutto che colpito la famiglia MMT tutta, smorzando eventuali toni polemici.   

L'assenza di una vera banca centrale Europea che garantisca la liquidità dei debiti sovrani Europei ha aggravato la crisi (anche se non ne è stata la causa), portando a una salita vertiginosa degli spreads sovrani. Come conseguenza del comportamento carente della BCE, secondo De Grauwe (2011: 8-10), il debito pubblico della periferia è passato da un basso ad un elevato livello di rischio, trasformando, a suo dire, una crisi di liquidità in una crisi di solvibilità. Questo non è del tutto corretto, poiché sin dall'inizio i problemi della periferia Europea sono apparsi come problemi di solvibilità, non solo di liquidità, e in effetti sono emersi quando la liquidità era abbondante e gli spreads sovrani ancora bassi. Secondo Wray e i suoi compagni MMT questa abbondanza ha solo ritardato il redde rationem della carente costituzione monetaria dell'Eurozona (EZ), visto che essi attribuiscono una rilevanza quasi esclusiva, nella spiegazione della crisi finanziaria Europea, alla rinuncia ad una banca centrale nazionale sovrana.


In breve, Wray sostiene che, fintanto che un paese mantiene una moneta sovrana, cioè mantiene il privilegio di effettuare i pagamenti mediante l'emissione della propria moneta e non promette di riscattare il debito a un qualsiasi tasso di cambio fisso, o peggio, in valuta estera, allora non può andare in default, e la nazionalità dei titolari del debito è irrilevante:

"La variabile importante per loro [Reinhart e Rogoff 2009] è chi detiene il debito sovrano - se creditori interni o esteri - e il potere relativo di questi elettorati si suppone che sia un fattore importante nella decisione del governo di dichiarare default (...). Ciò sarebbe anche legato al fatto che il paese sia un importatore o un esportatore netto. Noi crediamo che sia più utile classificare il debito pubblico in base alla valuta in cui è denominato, e in base al regime di cambio adottato. ... noi crediamo che il "debito sovrano" emesso da un paese che abbia adottato un tasso di cambio fluttuante, in valuta non convertibile (nessuna promessa di convertire in oro o in una valuta estera a cui sia ancorato il cambio), non corra il rischio di insolvenza. E questa la chiamiamo moneta sovrana, emessa da un governo sovrano. Un governo sovrano serve il suo debito – che sia detenuto da stranieri o all'interno del paese – e lo fa esattamente in questo modo: accreditando i conti bancari. ... [È infatti] irrilevante per le questioni di solvibilità e dei tassi di interesse se ci sono acquirenti per i titoli di Stato e se le obbligazioni sono di proprietà di cittadini nazionali o di stranieri "(Nersisyan e Wray 2010: 12-14)..

Benché sia certamente corretto sostenere che quando un tasso di cambio fisso porta ad un deficit delle partite correnti (CA) un paese è esposto ad "arresti improvvisi" nei flussi di capitali, e il tasso di interesse più elevato necessario ad evitare la fuga dei capitali e a mantenere la parità potrà peggiorare gli squilibri interni ed esteri, Wray sembra avere una visione diversa: per lui gli squilibri delle partite correnti sono irrilevanti:

"Un paese può mantenere un deficit delle partite correnti fino a quando il resto del mondo è disposto ad accumulare i suoi certificati di debito. Il surplus nel conto finanziario del paese "bilancia" il deficit delle partite correnti .... Possiamo anche vedere il disavanzo delle partite correnti come la risultante del desiderio del resto del mondo di accumulare risparmio netto sotto forma di crediti nei confronti del paese ".

Cioè, ogni paese con una valuta pienamente sovrana e nessuna promessa di convertibilità ad un tasso di cambio prefissato può confidare su un credito estero illimitato. Ma per la maggior parte dei paesi, la mancanza di una promessa di convertibilità ad un tasso di cambio dato rappresenta proprio il caso in cui non sarà possibile ottenere credito estero (a buon mercato). Infatti, è proprio con la promessa di una convertibilità alla-pari che i paesi periferici sono in grado di finanziare a basso costo i loro disavanzi delle partite correnti. Questo, naturalmente, crea spesso problemi futuri, ma certamente un tasso di cambio fluttuante scoraggerebbe i prestiti esteri a buon mercato. Si può anche dire che una politica del tasso di cambio competitivo (reale) è proprio ciò di cui i paesi periferici hanno bisogno, posizione largamente condivisa dagli economisti dello sviluppo al giorno d'oggi, non da ultimo perché non favorisce una crescita fittizia guidata dai prestiti esteri.

Wray (2001) altrove ammette che il dettaglio insignificante che ogni Stato “può incorrere in deficit di bilancio che contribuiscono ad alimentare deficit di partite correnti senza preoccuparsi dell’insolvenza dei conti nazionali o dei conti pubblici” si applica, infatti, solamente agli Stati Uniti: “Esattamente perché il resto del mondo vuole Dollari. Ma di certo questo non può essere vero per ogni paese. Attualmente il Dollaro statunitense è la valuta di riserva a livello internazionale – il che fa degli Stati Uniti un paese speciale. … le due ragioni principali per le quali gli Stati Uniti possono realizzare persistenti deficit di partite correnti sono: a) praticamente tutto il suo debito detenuto all’estero è in Dollari; e b) la domanda estera di asset denominati in Dollari è elevata – per una serie di ragioni.” Il principale motivo sembra essere che gli Stati Uniti emettono la principale valuta di riserva e tu emetti una passività (per così dire, è fiat money) pienamente accettata a livello internazionale anche senza la promessa di convertirla in qualcos’altro. Dunque, ciò che dice Wray, “con una moneta sovrana debito pubblico e deficit di partite correnti non sono un problema”, si applica solo agli Stati Uniti.

Con i tassi di cambio fissi, non è tanto la promessa di riscattare il debito a un tasso di cambio fisso o in valuta estera che crea problemi. Non sarebbe un problema per i paesi in surplus di partite correnti, per esempio. Il problema è che i tassi di cambio fissi portano i paesi della periferia a deficit delle partite correnti, alla paura della svalutazione, di tassi d’interessi insostenibili, di “improvvisi arresti dei flussi di capitali” ecc. Si tenga presente che gli squilibri europei inizialmente sono cresciuti con una BCE che seguiva una politica di bassi tassi d’interesse, che assieme alla liberalizzazione finanziaria e alla fine del rischio di svalutazione, hanno portato alle bolle nella periferia e infine agli squilibri. Questo non significa che il ruolo di una Banca Centrale Sovrana (BCS) non sia rilevante: esattamente l’opposto. Nell’ultimo periodo la BCE avrebbe dovuto e potuto agire per evitare l’aumento dello spread sui titoli, ma non avrebbe potuto evitare la serie precedente di eventi.

Si potrebbe aggiungere che con la corretta impostazione da un punto di vista istituzionale, l’Eurozona potrebbe essere un perfetto paese in stile USA-MMT. Con il pieno sostegno della BCE gli squilibri finanziari infra-europei sarebbero perfettamente sostenibili per una regione che ha i conti con l’estero in pareggio e che, quel che più conta, emette una valuta internazionale. Il cambiamento istituzionale necessario all’Eurozona per diventare simile agli Stati Uniti include il trasferimento ad un governo federale (per evitare una situazione di moral hazard) [1] di una parte cospicua di debito pubblico assieme a molte funzioni del bilancio statale, mentre gli Stati nazionali funzionerebbero come gli Stati Americani.

La politica monetaria dovrebbe cooperare con la politica di bilancio per perseguire politiche di piena occupazione e, in subordine, di stabilità dei prezzi. I trasferimenti federali da zone dinamiche verso zone in difficoltà dovrebbero aumentare notevolmente mentre uno standard minimo nei diritti di welfare dovrebbe essere riconosciuto universalmente a tutti i cittadini Europei. Dovrebbero essere incentivati gli investimenti diretti infra-eurozona e la mobilità del lavoro. In realtà i patti fiscali furono già introdotti nei trattati di Maastricht (1992) e Amsterdam (1997), nei quali la periferia Europea si è impegnata nella disciplina di bilancio in cambio della credibilità tedesca in tema di inflazione e di bassi tassi d’interesse. Come l’esperienza successiva ha dimostrato, i problemi non sono stati prodotti da indisciplina fiscale. Parte dei problemi deriva sicuramente da una finanza deregolamentata. A livello Europeo e nazionale, le risorse finanziarie dovrebbero pertanto essere nuovamente regolamentate per sostenere gli investimenti pubblici, sociali e ambientali piuttosto che bolle immobiliari o consumi eccessivi. Banche d’investimento pubbliche o semi-pubbliche dovrebbero essere utilizzate a entrambi i livelli per questo scopo. Sia come sia, nel momento in cui scrivo, questo progetto sembra ancora troppo azzardato per l’Europa reale, un gruppo di Stati indipendenti. In mancanza di una completa unificazione istituzionale, anche una politica monetaria e di bilancio attiva a livello Europeo, in particolare nei paesi in surplus, andrebbe ovviamente nella direzione di una soluzione.

Fonti

De Grauwe Paul  (2011) Managing a fragile Eurozone, Vox

Nersisyan Y., Wray R.L. (2010), Does Excessive Sovereign Debt Really Hurt Growth? A Critique of This Time Is Different, by Reinhart and Rogoff, Working Paper No. 603, Levy Institute June 2010



[1] Come sostengono Nersisyan and Wray 2010: 16 "Con una moneta sovrana, la necessità di equilibrare il bilancio in un certo periodo di tempo, determinato dai movimenti degli oggetti celesti o nel corso di un ciclo economico, è un mito, una religione vecchio stile. Quando un paese opera con un regime monetario fiat, i limiti di debito e di deficit e anche le emissioni obbligazionarie a questo scopo sono auto-imposti, cioè, nel sistema fiat non ci sono quei vincoli finanziari che esistono in un regime di gold exchange standard o di tasso di cambio fisso. Ma la superstizione è considerata necessaria, perché se tutti si rendessero conto che il governo non è in realtà vincolato dalla necessità di bilanci in pareggio, allora potrebbe spendere 'fuori controllo,' impiegando una quota troppo grande delle risorse della nazione."

11 commenti:

  1. la FED è privata, gli azionisti sono banche private, ma la moneta che crea è sovrana ?

    Cosa si intende per "sovranità monetaria" dato che la FED è un monopolio composto da un gruppuscolo di banche private ?

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    1. Riccardo, se è vero che la Fed è di proprietà di banche private, tuttavia svolge incarichi di diritto pubblico, relativi all'emissione di moneta e alla poltica monetaria, con degli obiettivi tra l'altro che non sono limitati al solo controllo dell'inflazione, come la BCE, bensì anche all'occupazione, e che il governo degli USA può controllare quello che fa la Fed perché non è formalmente indipendente, come la BCE.
      Altro discorso è porsi la domanda se il governo degli USA controlli efficacemente quello che fa la Fed, e su questo certamente ci sarebbe tanto da dire...ma non facciamo sempre salti logici, che non ci aiutano, a mio avviso, a comprendere la realtà delle cose!

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    2. "il governo degli USA può controllare quello che fa la Fed perché non è formalmente indipendente, come la BCE."

      L'efficienza del sistema è provata:

      http://www.youtube.com/watch?v=75s8FauxjbQ

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    3. Era ovvio dalle mie stesse parole che quel "può" stava a indicare una potenzialità, poi naturalmente bisogna saper sfruttare queste potenzialità (ogni popolo del resto ha il governo che si merita, vedi anche noi come siamo messi...)

      Grazie del filmato, comunque ne avevamo parlato anche qua
      http://vocidallestero.blogspot.it/2011/06/esclusivo-i-600-miliardi-di-dollari-del.html

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  2. Mi unisco alle parole di solidarietà a Randall Wray, un caro e intelligente amico. Sono felice che l'artico qui sopra sia privo di toni inutilmente aggressivi, come deve essere. Ma questo è un momento di meditazione e solidarietà sulle nostre speranze comuni e sulla nostra fragilità. Forza Randy!

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    1. Le critiche tra persone leali non sono mai inutilmente aggressive, perché entrambe le parti hanno di mira la comprensione della realtà, e non l'affermazione del proprio ego.
      Quindi ben venga questo tipo di critiche, e Wray, che è persona leale e intelligente, non potrebbe mai aversene a male.
      Vorrei però farti una domanda, caro prof, ed è questa:
      dato che il cambio fluttuante funge da regolatore della bilancia dei pagamenti, in sostanza, un paese non potrebbe fare politiche espansive utilizzando la sua moneta sovrana, e nello stesso tempo tenere a bada gli squilibri con l'estero grazie al cambio flessibile - aiutato anche da dei controlli sul movimento dei capitali - anche senza essere un paese che utilizza una valuta internazionale come il dollaro?
      Non è questo quello che facevamo noi prima del famoso divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia? - a parte certi squilibri tipici italiani tra entrate e spese...
      Spero di essere riuscita a esprimere chiaramente i miei dubbi rispetto alla tua critica...

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  3. Gabriele Damiani10/mag/2012 13:07:00

    Sì, Carmen, sono propenso a dar ragione a te e ai neocartalisti e non alla visione espressa da Cesaratto. Gli effetti della sovranità monetaria, coeteris paribus, equivalgono per tutti i paesi in possesso di piena sovranità monetaria e in regime di cambi flessibili, non solo per quelli la cui moneta sia valuta di riserva internazionale. In termini più terra terra (pron. "tera tera" - romanesco), il dollaro non è l'oro.

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  4. Caro Gabriele, ma alla fine se guardiamo bene anche la visione di Cesarartto non è così diversa da quel che dice la versione corretta della MMT, infatti ecco la sua riposta al mio commento precedente, che ho espresso anche sul suo blog
    http://politicaeconomiablog.blogspot.it/2012/05/born-in-usa-mmt-e-sovranita-monetaria.html

    "Risposta positiva, la flessibilità del cambio, tenere in particolare un tasso di cambio reale competitivo è essenziale per paesi che non hanno produzioni di frontiera come la Germania o il Giappone. Quello che però è impensabile, e qui anche l'amico Wray ha responsabilità, è l'idea che si è diffusa fra gli MMT che qualunque paese possa tranquillamente pagare nella propria moneta sovrana qualunque importazione. Domandate agli amici argentino se possono farlo! Eppure hanno riacquistato la sovranità monetaria incluso il controllo democratico della Banca Centrale. Quello è un privilegio degli Stati Uniti e basta - o dell'UME se lo volesse, se cioè agisse da paese federale, dunque risolvendo i propri problemi interni da paese federale. Tolte queste sciocchezze (e forse una certa faciloneria sullo stato come "datore di lavoro di ultima istanza") il resto di ciò che afferma l'MMT è condivisible, in particolare l'idea che in fondo si può affermnare che lo Stato spenda prima di emettere titoli. Ma pure questo è detto con frettolosità (leggere Lavoie)ed è comunque ovvio per qualnque Keynesiano. Molto altro non dicono (di veramente originale voglio dire), è una mortale ripetizione delle medesime cose per pagine e pagine. Nell'economia non ortodossa ci sono anche altre cose. Nessuno me ne vorrà se ho un po' alzato il tono polemico. Ma i migliori MMT farebbero bene a "rientrare nei ranghi" dell'eterodossia, e circoscrivere e perfezionare il loro piccolo valore aggiunto. Invece si sono isolati (peraltro vendendo come MMT cose sulla moneta e sulla macro non prodotte da loro, mi sembra), flirtano con scuole neoclassiche (come i pessimi e confusi "austriaci" o istituzionalisti neoclassici doc cone Acemoglu e Robinson). Ma così hanno scelto. Ciao."

    In sostanza, mi sembra che la critica si rivolga a certe interpretazioni facilone della MMT, e di conseguenza agli esponenti della MMT che prestano il fianco a certi fraintendimenti. Ma se la interpretiamo correttamente, la MMT va benissimo, non è che una riedizione del Keynesismo in un contesto di fiat money (mi perdoni Goofy se per caso leggesse)

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    1. Gabriele Damiani11/mag/2012 10:13:00

      Carmen, sono d'accordo e apprezzo il tuo ragionevole tatto. Del resto non ne facevo una questione di vita o di morte, né sono partito lancia in resta contro Cesaratto (avevo non a caso esordito con un tenue "sono propenso a"). Ciò premesso, non mi pare d'aver mai nascosto d'essere un "ottimo" e "non confuso" simpatizzante degli austriaci. (Agli austriaci ci sono arrivato, quando già insegnavo, tramite Popper. In principio la mia stella polare era Keynes, benché avessi studiato in un covo di fanatici paretiani. Non ho perciò mai mancato di far ridere a crepapelle i miei allievi mostrando loro le ridicole contraddizioni logiche che inficiano insanabilmente, e dall'interno, i modelli di Walras, di Pareto e di Marshall. La microeconomia neoclassica - o, per meglio dire, le teorie pure del mercato perfettamente concorrenziale e il concetto di equilibrio generale, come anche il concetto di equilibrio parziale, servono semplicemente a farsi quattro ricchissime risate. In altre parole l'economia, quando ci si mette, non è affatto una triste scienza. E' al contrario è una gaia scienza. D'avvero. Samuelson, poi, con il suo manuale è riuscito persino nell'impossibile compito di rendere ridicola la macroeconomia keynesiana. Insomma, c'è molto da ridere e da divertirsi).

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  5. Perchè si contestano i deficit delle partite correnti se la MMT propone sopratutto deficit pubblici?
    sinceramente non credo in italia ci saranno emorragie preoccupanti considerato che siamo anche i secondi esportatori manifatturieri d europa.
    perdonate l ingenuità..

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  6. Caro amico, l'ingenuità è un passaggio necessario alla competenza!
    I deficit delle partite correnti arrivano normalmente in conseguenza delle politiche espansive di spesa pubblica, sia perché aumentano la domanda interna, che si rivolge anche alle importazioni, sia per titoli venduti all'estero che possono portare a un deflusso di redditi dal paese.
    E la situazione delle partite correnti dell'Italia dall'euro in poi non è più tanto buona, perché ha un indebitamento estero netto, dovuto per un terzo al debito pubblico, e per il resto all'indebitamento delle famiglie e delle imprese.
    Chiaro che a quel che mi risulta da questo ci si potrebbe difendere con fluttuazioni del cambio, mentre le politiche restrittive possono nuocere ancora di più.

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