06/01/14

Il mondo secondo Angela Merkel

Diamo spazio con piacere a una nuova voce, l'emittente araba Al Jazeera, con l'articolo di un giovane attivista tedesco che ribadisce un punto fondamentale: il miraggio degli impossibili "Stati Uniti d'Europa" è solo la foglia di fico che copre un progetto di dominazione imperialista. Intanto la Merkel oggi, come Napoleone ieri, suscita ammirazione e odio, riaccende nazionalismi in patria e all'estero, e nell'egemonizzare l'Europa conta sull'appoggio delle élite locali che ritengono "superiori" i valori dell'invasore.

Photo edited by Vocidallestero

Mark Bergfeld – 30 dicembre 2013

Dovunque vada Angela Merkel, la cancelliera tedesca, le proteste la seguono. Quando atterrò a Lisbona prima dello sciopero generale del 14 novembre 2012 nel sud Europa, la stampa internazionale si aspettava scene simili a quelle di Atene, dove decine di migliaia di persone manifestarono contro la sua visita nella capitale greca.

Ma sfortunatamente le dimostrazioni di quel lunedì pomeriggio hanno attratto solo un paio di centinaia di attivisti di sinistra, al grido di “Fora Merkel!” – Merkel vattene. Polizia antisommossa  e transenne separavano i manifestanti dal Palazzo Presidenziale, dove la Merkel incontrava i membri del consiglio Portoghese.

Ad Atene cartelli e manifesti recitavano "La Merkel ad Atene è come Hitler a Parigi." La stessa scena si è ripetuta poco dopo a Cipro, dove i giovani sono scesi in piazza all'inizio del 2013. Fuori dal Palazzo Presidenziale di Lisbona, un piccolo gruppo di clown ribelli esibivano una effigie della Merkel con una svastica sul petto. I dimostranti, che non sono riusciti a superare le barriere della polizia antisommossa, hanno bruciato l'effigie. Curiosamente, c'era più polizia a questa piccola manifestazione che non nel giorno dello sciopero generale, quando i dimostranti hanno assediato il Parlamento e hanno tentato perfino di prenderlo d'assalto. Il messaggio era chiaro: la Merkel merita più protezione delle istituzioni della democrazia portoghese.

La donna più potente del mondo – se diamo retta a Forbes – è una figura che suscita profondo odio nel sud Europa. Ciononostante, può contare su dei capi di stato a lei sottomessi. Nella stampa greca, il primo ministro Antonis Samaras e il suo vice, Evangelos Venizelos, sono stati opportunamente etichettati come "Merkelitses" – seguaci della Merkel. Più di recente, Manuel Barroso ha dichiarato: "Abbiamo bisogno di molte Germanie in Europa."

La fine del progetto europeo?

I mutamenti sostanziali che si sono visti nell'eurozona hanno messo in questione l'esistenza dell'"Europa" come entità politica. Alcuni commentatori hanno sostenuto che le vittime dell'attuale crisi sono proprio il cosiddetto "Progetto Europeo" e l'"Integrazione Europea". In passato su Al Jazeera ho scritto che se il Trattato di Maastricht è sinonimo di Europa neoliberista, allora il nome della Merkel diventerà sinonimo della rottura dell'Europa.

Ma entrambe queste cose non rappresentano a sufficienza quanto alla fine sta accadendo adesso. La Merkel ha ridefinito i parametri stessi del progetto europeo. Si è detto che la Merkel non ha menzionato l'euro-crisi nemmeno una volta durante la sua campagna elettorale, ma il giorno dopo le elezioni ha ripetuto che lei è la cancelliera di tutti e ha aggiunto che il voto rappresenta un chiaro mandato a continuare nella sua politica rispetto all'Europa. Il punto cruciale di questa politica europea è quello di creare un nuovo tipo di Europa, un'Europa "merkelificata".

La Merkel sta forgiando i paesi a propria immagine. Con un export tedesco che assomma a oltre il 50 percento del PIL tedesco, la nuova Europa sarà il paradiso della Merkel.

Questa Europa non sarà basata sul modello degli "Stati Uniti". Non avrà bisogno di basi militari in giro per tutto il pianeta. Non dovrà conquistare mezzo mondo come un tempo fece la Gran Bretagna. Sarà un modello basato sull'alta produttività e i bassi salari. La svalutazione dell'euro, abbinata all'elevata produttività dell'export tedesco e al basso costo del lavoro, è risultata in un vantaggio competitivo per l'industria tedesca dell'export. Ha dato vita a  paesi creditori nel centro e a paesi indebitati in una periferia complementare al modello tedesco. Come presidente dell'associazione dei datori di lavoro, Dieter Hundt ha detto: "Nessun paese europeo ha abbastanza energie e potenziale per competere con le forti e crescenti potenze economiche del mondo. O l'Europa si tiene unita contro gli USA, la Cina e la Russia, o non giocherà più alcun ruolo nella politica globale."

Il "modello Hartz", sviluppato dalla coalizione SPD-Verdi e poi ottimizzato dalla Merkel, è "alternativlos" – senza alternative – come la Merkel ha dichiarato più volte. Ora è tempo di esportarlo. La Merkelmania significa che nessuno vivrà più "oltre i propri mezzi". La Merkel non vuole risolvere la crisi del capitalismo nei suoi vecchi termini. Vuole creare un nuovo tipo di capitalismo – sulle rovine del vecchio stato sociale e della democrazia. E ammanta la promessa di questo nuovo mondo con il linguaggio dei "valori europei", che non significano nient'altro che il nazionalismo del Deutschmark, trasposto a livello europeo.

Un'altra Europa?

In questo contesto gli inviti ad un patto sociale europeo, a una maggiore integrazione o ad uno Stato sovranazionale, non solo sono utopistici ma, cosa più rilevante, sono la foglia di fico con cui la Germania prosegue nella sua dominazione dell'Europa. Nel nome di quali interessi dovrebbero essere fatti questi Stati Uniti d'Europa? Non altri se non quelli che hanno causato gli attuali squilibri commerciali e la conseguente polarizzazione politica. Fintantoché continuano le rivalità e la competizione tra gli stati, è del tutto velleitario sperare che possano esistere degli Stati Uniti d'Europa.

Non c'è alcun ritorno verso i tempi della socialdemocrazia e dello stato sociale. Il tracollo economico del 2009 non è culminato in una nuova era di riformismo e di democrazia sociale, figurarsi imporre una Tobin tax a livello europeo o un salario minimo europeo. Piuttosto, stiamo vedendo come, nel nome della produttività e della competitività, in certi casi i salari nel sud Europa vengono tagliati anche del 25%. Qualcuno ricorda ancora la promessa del Presidente francese Francois Hollande di introdurre una tassa del 75% sulla ricchezza, idea che venne immediatamente cassata dalla Suprema Corte Francese?

Non c'è un ritorno agli anni d'oro del 1960. Per la Merkel non c'è un ritorno alla stabilità politica combinata con la crescita dell'economia. Nella nuova Europa si deve scegliere tra crescita  e stabilità. Per poter ottenere una cosa, la Merkel deve riconfigurare l'altra. Il mercato interno della Germania non può realizzare nuovo valore e così deve crearsi nuovi mercati e nuovi debitori. I paesi nella periferia dell'UE vengono ridotti a luoghi dove i surplus commerciali possono essere investiti con profitto. Pertanto non dovrebbe sorprendere che l'ex vice-cancelliere Phillip Roesler abbia continuato a perorare la svendita degli asset pubblici della Grecia e una minore tassazione del capitale, o che il direttore generale della Deutsche Bank, Josef Ackermann, dica che "l'UE ha bisogno di una nuova visione. La vecchia comunità di pace non convince più le giovani generazioni." Sta forse sostenendo la guerra?

Napoleone redux?

La Merkel ha creato una "Unione" Europea ad immagine napoleonica. Mentre Napoleone diffondeva i valori della Rivoluzione Francese negli altri paesi, oggi la Merkel diffonde i valori tedeschi – efficienza, produttività e vantaggio competitivo. Un esponente di spicco del CDU, Volker Kauder, una volta disse "in Europa ora si parla tedesco." Sfortunatamente è vero che il linguaggio e i valori della crescita capitalista e della stabilità finanziaria sono oggi moneta corrente.

Ci sono parallelismi sorprendenti con Napoleone. Durante il regno di Napoleone c'erano classi dirigenti locali e parti dell'élite illuminista che vedevano Napoleone e i valori francesi di uguaglianza, libertà e fraternità come superiori ai propri valori. Il nazionalismo della Francia napoleonica si diffuse a macchia d'olio e portò allo sviluppo del nazionalismo in tutto il mondo;  ora, i valori della Germania merkeliana stanno contagiando tutto un mondo. Così facendo, la Merkel sta ridisegnando il continente come solo Napoleone Bonaparte riuscì a fare. La cosa potrebbe anche essere non voluta, ma  gli esiti saranno simili. In modo molto simile alle guerre napoleoniche del primo decennio del 1800, che coinvolsero tutti i paesi europei, la Merkel è coinvolta in una serie di conflitti con ogni altro paese europeo.

Napoleone condusse la Francia a grandi vittorie, che le assicurarono l'egemonia nell'Europa continentale. Mentre Napoleone riuscì a mantenere la sfera d'influenza francese attraverso estese alleanze e sistemando amici e membri della famiglia nei ruoli di potere all'interno degli altri paesi europei, la Merkel ha i suoi amici al FMI, alla BCE e alla Commissione Europea. È stata abile ad agire attraverso di loro senza intoppi. Proprio come la personalità ipnotizzante di Napoleone, così la personalità della Merkel è la chiave del suo successo. Henry Kissinger pronunciò una volta la famosa frase secondo cui "la Germania  era troppo piccola per il mondo e troppo grande per l'Europa."  Sotto Angela Merkel, questo non è più vero.

18 commenti:

  1. Sarà sufficiente cominciare a non comprare "mai più " prodotti targati " Germania del IV Reich " . Quando le esportazioni nella eurozona diminuiranno del 10% allora vedremo cosa decideranno i lavoratori e cittadini tedeschi .
    I.G.

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  2. da http://it.wikipedia.org/wiki/Partecipanti_al_Bilderberg#Germania

    Questa è una lista di partecipanti che hanno preso parte a una o più conferenze organizzate del Gruppo Bilderberg.



    · Angela Merkel, (2005)


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    1. <>

      Certo come no,il punto è che la germania non la vuole proprio la"concorrenza".

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  3. Sarà anche un progetto di stampo napoleonico, ma Napoleone dopo non molti anni è finito a Sant'Elena...

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    1. Già, e gli è andata anche relativamente bene...

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  4. Genesi di un progetto a stelle e strisce

    Documenti declassificati americani dimostrano come tra gli anni ’50 e ’60 l’intelligence e il governo americano spingessero per una rapida unificazione europea. Un memorandum datato 26 luglio 1950, redatto dal Gen. William Donovan – capo dell’OSS (organismo precursore della Cia) – prescriveva tutte le istruzioni necessarie atte alla creazione di un Parlamento europeo con pieni poteri. L’organizzazione con la quale Washington intendeva plasmare l’agenda europea era la “American Committee for a United Europe” (Acue), creata nel 1948, che vedeva nel suo board Donovan alla presidenze, Allen Dulles (direttore della Cia negli anni ’50) alla vicepresidenza ed altri membri dell’Oss – Cia in importanti ruoli dirigenziali. I documenti dimostrano, inoltre, che l’ACUE fu uno dei più grandi finanziatori delMovimento Federalista Europeo

    tratto da
    http://cogitoergo.it/?p=12887

    ah già, tanto qui si censura

    ma si facciamo finta sia della Merkel il progetto

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    1. @barbaranotav, dai pure il tuo contributo, che a volte, come questo, è anche interessante, ma faresti un favore se evitassi questo atteggiamento supponente.
      Qui nessuno ce l'ha contro la Germania, non siamo così semplicisti o manichei da pensare che la signora Germania (la famosa signora bionda che abita a Berlino) abbia la responsabilità di quanto sta accadendo. Gli attori in questo dramma sono diversi, non si identificano certo con un intero stato, ma con gruppi di interessi transnazionali dove pure gli americani fanno la loro discreta parte, come sempre e come abbiamo spesso rimarcato.
      Sta a noi comprendere - e cercar di non soccombere - ed è quello che facciamo qui...

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    2. @barbaranotav. Grazie del contributo.
      Sai, l'articolo l'ha scritto un tedesco, sarà che per lui nel bene e nel male la Germania dev'essere il centro di tutto.
      Dopodiché, che dietro al progetto che ci ha portato a tutto questo non ci sia veramente la Merkel... Ok. Anzi, ovvio.
      La Merkel probabilmente non è molto più che una mosca cocchiera in tutto questo.
      (In quanto a Napoleone non so, comunque per vostro diletto leggetevi Guerra e Pace.)

      Il fatto è che chi ci sia veramente dietro m'interessa poco.
      Anzi, non m'interessa per nulla.
      Può essere che il progetto sia iniziato a stelle e strisce, però dai recenti battibecchi internazionali ne deduco che la cosa, allo zio Sam, sia un poco sfuggita di mano.

      Ma la realtà così come appare, i suoi esiti specialmente, per me sono già sufficientemente chiari (e ritengo che sarebbe un gran guadagno se i più iniziassero a vedere le cose così, cristallinamente, semplicemente, come appaiono).
      La cosa ancora più importante è che stiamo arrivando a definire ciò che vogliamo, stiamo delineando un'idea d'Europa (e d'Italia) diversa e alternativa. Occorre altro?

      Ah sì, un'ultima cosa fondamentale: QUI NESSUNO È ANTI-TEDESCO!

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    3. Dato che siamo in argomento, posto un articolo più "completo" (seppur datato) sulla costituzione ed allargamento dell'Unione Europea come fondamentale indirizzo strategico statunitense.

      http://www.rivistaindipendenza.org/Teoria%20nazionalitaria/Unione%20Europea%20a%20stelle%20e%20strisce.htm

      Strategia che, a mio avviso, vede, quantomeno in questa fase, la Germania come "cane da guardia" dell'imperialismo USA. Dichiarazioni da parte USA come quelle ripetute di George Soros (che non è solo un finanziere...) lasciano però intravedere una certa irritazione da parte di ambienti USA sull'attuale gestione della "crisi europea", in realtà viatico per ulteriori cessioni di sovranità nazionale al "Superstato europeo" come un certo Mario Monti ha spiegato chiaramente...

      http://www.youtube.com/watch?v=VBvbKv-2ENY

      Mi sembra che Berlino non sia entusiasta di fronte ad una prospettiva politica, quella del "Superstato europeo" a direzione Commissione Europea e BCE, che ridimensioni potere economico ed influenza politica della Germania (è per discutere di questo che Obama "invita" Merkel a Washington?). Resistenze che emergono anche in concomitanza delle trattative sul nuovo Trattato euroatlantico (soprannominato non a caso "NATO economica") di cui si è parlato varie volte su questo sito. Trattato che a mio avviso rafforzerà l'asservimento del "vecchio continente" agli interessi USA, fatta salva la tutela di interessi di certe "grandi famiglie" (esemplare in Italia il caso degli Agnelli...). Purtroppo al momento le uniche (timide) resistenze al "totalitarismo euroatlantico" vengono proprio da Berlino, sicuramente in nome di propri interessi di classi dominanti ed insensibile al destino degli altri Stati europei. Ma si crede veramente che, stante gli interessi retrostanti l'UE, un assenso di Berlino agli "Eurobond" e quant'altro riporterà magicamente pace e prosperità in Europa? O non è forse più facile prevedere un'ulteriore peggioramento delle condizioni economiche e sociali tedesche, in tal caso anche intaccando certi privilegi del capitalismo tedesco? Non è evidente che l'unica politica che i tecnocrati europei perseguono con ostinazione è l'impoverimento delle popolazioni europee e la distruzione dei rispettivi tessuti economici e produttivi (che certo "faciliterebbe" ulteriori invasioni di merci estere...)? Se gli USA veramente volessero bloccare le politiche di "austerity" nell'Europa del sud, basterebbe fare pressioni sul FMI, come ludicamente si indica in questo articolo

      http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=580

      Quando Mario Draghi più volte ribadisce "l'irreversibilità dell'euro", a vostro avviso parla come "fiduciario della Merkel" (sic!) o come rappresentante dei ben più robusti interessi del capitalismo finanziario USA ? Essere stato vicepresidente in Europa della banca d'affari USA Goldman Sachs (dopo aver gestito le privatizzazioni in Italia...) conterà pure qualcosa o no?

      http://it.wikipedia.org/wiki/Goldman_Sachs

      Parafrasando Brancaccio, "uscire dall'Unione Euroatlantica non sarà il Paradiso, ma restarvi costituisce l'inferno". Quindi, più che invocare una mal indirizzata "solidarietà tedesca", bisognerebbe attrezzarsi per rompere (intanto qui in Italia) le catene di subordinazione da Francoforte, Bruxelles, ma soprattutto da Washington, se si intende restituire un degno futuro a questo "povero Paese". Solo che è più facile a dirsi che a farsi, a maggior ragione se la consapevolezza in tema è pressocché inesistente...

      Sankara

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  5. when Germany will realize that the MOST of EUROPE is thinking of the Euro EXIT AND EVEN EXITING the EU it will be too late .. maybe they have not yet realized that the ANTI GERMANIC FEELING is up to levels that exceed the emergency level and WILL START TO HAVE DIRECT IMPACTS ON THE SALE OF PRODUCTS AND SERVICES by GERMANY in the rest of Europe .... maybe THEY HAVE NOT UNDERSTOOD THAT ANTI EUROPEAN PARTIES ARE ABOVE 30% .... maybe at that point (the European elections in 2014) will be way too late ...

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  6. In Europa si parla tedesco perchè i politici europei sono proni ai voleri di Angela. Se solo si alleassero le cose forse potrebbero andare diversamente se non altro per poter uscire dalla moneta unica nel modo meno indolore per tutti ed imporre un'altra visione d'Europa: un Europa collaborativa e non competitiva.
    @Barbara il progetto non sarà stato della Merkel ma mi pare che la sig.ra c'ha sguazzato ben bene. Poi non capisco perchè dici che qui si censura, i tuoi interventi sono stati sempre pubblicati almeno a quanto ricordo poi però se ti piace fare la vittima allora è un'altra cosa.

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    1. No, no, è vero che più di una volta non ho pubblicato i commenti di barbara, quando si lancia in accuse di essere degli anti tedeschi, senza argomenti e con una visione così ristretta che ahimè è molto lontana dallo spirito del blog...

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  7. bel articolo, comunque io sostituirei napoleone con willhelm zwo.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_II_di_Germania

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  8. bel articolo, io comunque sostituirei napoleoni con willehlm II

    http://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_II_di_Germania

    barbaranotav
    vuoi forse insinuare che gli USA siano colpevoli dell eurokrisi?
    ma per piacere.

    saluti paolo

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  9. a me sembra che Napoleone non cercasse la distruzione economica del resto del continente. e che soprattutto si schierasse sempre fortemente contro la speculazione finanziaria e i banchieri che oggi sono i veri padroni dietro la Merkel.

    tant'è che in realtà le Elite locali europee sempre malsopportarono la dominazione napoleonica. non a caso fu costretto, per mantenere il proprio dominio, a combattere più o meno una guerra all'anno contro le coalizioni degli eserciti dell'oligarchia riottosa del resto d'europa.

    e infatti dopo la sua estromissione la restaurazione riportò le oligarchie al potere di prima, non certo restaurò alcuna democrazia.


    napoleone personaggio controverso, lungi da me farne un'apologia, ma l'accostamento proprio mi pare scentrato di un bel pò.

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  10. oltrechè anche solo guardando ai valori sventolati come biglietto da visita di propaganda, già la scelta degli stessi mi pare eloquente e rivelatrice:

    "uguaglianza, libertà, fraternità"

    contro

    "competitività, austerità, restare uniti contro i paesi emergenti, libertà del capitale e dei transiti"


    e dire che l'autore del pezzo li cita pure quei valori. come se fossero paragonabili a quelli portati avanti dagli eurocrati d'oggi.

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    1. Luca, hai perfettamente ragione. Abbiamo postato questo articolo per far circolare anche la voce di Al Jazeera sulla crisi dell'eurozona, ma non c'è dubbio che gli arabi evidentemente non sanno molto della nostra storia.

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    2. in effetti non la conosciamo nemmeno noi :(

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