22/07/20

Varoufakis - Mentre i leader UE litigano sul Recovery Fund, l'Elefante nella stanza rimane inosservato




Durante i defatiganti negoziati tra i leader UE per trovare l'accordo sui fondi da destinare alla crisi epocale che ha colpito il mondo, l'ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, (memore delle battaglie con la troika di cui si racconta nel film di Costa Gravas "Adulti nella stanza") sottolinea un aspetto importante, che tuttavia sfugge alla maggior parte dei commentatori:  le discussioni in realtà vertono tutte su temi in definitiva secondari, ma il vero tema, che riguarda la reale utilità delle misure messe in campo per superare la crisi, date le condizionalità legate all'austerità e dato il loro finanziamento, rimane un enorme e inosservato elefante nella stanza. 



I media riportano le notizie sullo stallo dei negoziati al vertice UE sul cosiddetto "Recovery Fund", ma regna un inquietante silenzio sull'Elefante nella stanza: l'enorme ondata di austerità a cui l'Eurozona in stato di sonnambulismo si sta avviando. Diamo un'occhiata ai fatti.

Anche se il Primo Ministro olandese Rutte e il resto dei "quattro frugali" dovessero rimuovere le loro obiezioni ai termini e alle condizioni del Recovery Fund, l'effetto fiscale netto in tutta la zona euro non sarà superiore all'1% annuo per tre anni. Passiamo ora all'Elefante nella stanza: il temuto ritorno dell'obbligo di pareggio strutturale dei bilanci pubblici, il famigerato Fiscal Compact.


Secondo lo scenario ottimistico della Commissione europea, il deficit di bilancio medio dell’intera zona euro nel 2020 sarà al -8% del suo PIL totale. Di questo, il prossimo anno, la nascente ripresa recupererà, nella migliore delle ipotesi, il 4%, lasciando l'Eurozona, in media, con un deficit di bilancio 2021 del -4%. Inoltre, dato che si tratta di una media, alcuni paesi (ad esempio Italia e Grecia) si trovano ad affrontare, nel 2021, un disavanzo di bilancio pubblico superiore al -8% (in calo rispetto al -15% del 2020). Ciò significa che, per tornare a bilanci in pareggio, in media, l'Eurozona si imporrà un'austerità fiscale di circa il 4% del suo PIL aggregato, con paesi come l'Italia e la Grecia che affronteranno un incubo di austerità superiore all'8% del loro PIL, già distrutto dalla crisi.

Se ciò dovesse accadere, lo stimolo fiscale annuale dell'1% del Recovery Fund sarà contrastato da un'ondata di austerità fiscale del 4%. Così, quando l'Europa inizierà a riprendersi dagli effetti disastrosi della pandemia, Bruxelles colpirà le nostre economie con una mazzata in testa. Eppure, la prova definitiva che l'establishment dell'UE somiglia ai Borboni (in quanto non dimentica nulla e non impara nulla!), è che i nostri grandi e buoni leader evitano di discutere di questo minaccioso Elefante nella Stanza, scegliendo invece di investire il loro tempo in infinite trattative sull’ 1 % di incentivo fiscale, se dovrebbe essere ridotto, o come sarà gestito.

A proposito di questo, relativamente insignificante (in termini macroeconomici) cosiddetto "Recovery Fund", diamo una rapida occhiata a ciò di cui si preoccupano i nostri leader. Cinque sono le questioni in gioco. Le prime tre sembrano importanti, ma sono solo le ultime due a costituire problemi davvero scottanti.

Le tre questioni minori sono:
  • La dimensione complessiva del pacchetto (che sarà finanziato da debito che la Commissione UE prenderà dai mercati finanziari per conto degli Stati membri) e la ripartizione di questi fondi tra sovvenzioni e prestiti. Sebbene sia vero che i prestiti sono irrilevanti (poiché gli Stati membri e le società dell'UE si trovano ad affrontare situazioni di insolvenza, non di illiquidità), è improbabile che questo costituisca un punto critico.

  • La distribuzione dei fondi tra i diversi paesi. Qui, temo, il Primo Ministro olandese ha un buon argomento: è stata una stupidaggine da parte della Commissione specificare quanti soldi sarebbero toccati ad ogni paese guardando a parametri che non tengono effettivamente conto degli effetti (ancora sconosciuti) della pandemia sulle economie e i sistemi sanitari degli Stati membri.

  • Il meccanismo di voto in base al quale i pagamenti saranno autorizzati o bloccati: l'Olanda avrà il potere di veto? Verrà utilizzata la votazione a maggioranza qualificata per abilitare i pagamenti? O per bloccarli? (Come sappiamo, il metodo utilizzato gioca un ruolo molto importante nel processo decisionale, privato o collettivo)

E veniamo ora alle due questioni veramente scottanti:

  • Condizionalità: gli olandesi (e gli altri che si nascondono dietro di loro, tra cui, oserei dire ... Berlino) vogliono che siano rispettate delle condizioni preliminari per l'erogazione - ad es. per il governo italiano che siano approvate delle leggi, ad esempio, sui tagli delle pensioni prima di poter ricevere il denaro. Poiché questo non è altro che il procedimento politicamente distruttivo e umiliante della troika, che la Grecia e altri paesi conoscono bene, chiunque insista su questa richiesta di condizionalità vuole una mossa capace di bloccare l’avversario (specialmente Roma).
  • Rimborsi: un modo per tranquillizzare i governi che non vogliono apparire davanti ai loro elettori come coloro che hanno ceduto alla mutualizzazione (ad esempio il Primo Ministro olandese) o che non fanno parte dell’eurozona e non riescono quindi a comprendere perché dovrebbero pagare per il suo malfunzionamento (es. Svezia), è di promettere loro degli sconti sui versamenti a cui sono obbligati. Tuttavia, ciò significa che, per preservare la dimensione del Fondo, paesi come Germania, Francia e, sì, Italia, dovranno sborsare di più.


·    
Quindi, questo è lo stato delle cose. Ancora una volta, i negoziati a Bruxelles che vanno avanti per tutta la notte, nel mezzo di una crisi paralizzante, si stanno concentrando sulle questioni minori ed evitano scrupolosamente di parlare dell'Elefante nella stanza, che è la tendenza "naturale" e autolesionistica dell'Europa verso l'austerità per tutti, tranne che per l’alta finanza e i capitani delle grandi industrie, che vengono trattati con il più stravagante dei socialismi.


Nessun commento:

Posta un commento