18/07/20

Il processo di federalizzazione invisibile della UE


Da un thread su Twitter una analisi dell'approccio europeo alla crisi da un punto di vista vicino ai "paesi frugali". L'economista finlandese Tuomas Malinen, dopo aver sinteticamente ricostruito le origini della crisi dell'eurozona secondo la versione europea del ciclo di Frenkel (in Italia già nota da anni grazie alla divulgazione del prof. Bagnai nel suo libro "Il Tramonto dell'euro"), afferma che la crisi attuale ci pone davanti a una scelta che rappresenta il "finale di partita" delle unioni monetarie. O si avanza verso una "federalizzazione" con trasferimenti verso i paesi svantaggiati dall'unione, o l'unione si rompe. Malinen dal suo punto di vista è contrario a questa federalizzazione politicamente pericolosa e condotta in maniera opaca,  oltreché economicamente insensata. Gli interessi dei popoli del nord e del sud in definitiva coincidono... 




di Tuomas Malinen, 17 luglio 2020

Questo è probabilmente un buon momento per spiegare perché, di recente, sono diventato scettico verso l'UE.

Se la UE non ha appreso la lezione della Brexit, ora il Recovery fund rappresenta un problema ancora più grande, che non ha un senso economico.

Questa è una discussione sulla federalizzazione "invisibile" della UE.



Le unioni monetarie sono creature fragili. Sono tenute insieme dalla sola volontà politica.

Una economia nazionale si sviluppa attraverso un insieme complesso di norme e regole di natura politica, culturale ed economica. In generale, più lunga è la storia di una nazione, più la combinazione è complessa.

Ciò porta a uno sviluppo fortemente eterogeneo della produttività e della competitività tra le nazioni.

La funzione del tasso di cambio è di riflettere e stabilizzare queste differenze tra le nazioni. Quando viene rimosso e sostituito da un'unione monetaria, le differenze economiche rimangono ed è anche probabile che aumentino.

Questo perché quando non esiste un tasso di cambio che possa compensare le differenze nella crescita della produttività e della competitività, la produzione tende a fluire verso i paesi con maggiore produttività / migliore competitività.

Quando le economie più deboli si uniscono a un'unione monetaria, i mercati possono presumere che ciò significhi che esiste un meccanismo di riduzione del rischio di credito. I tassi di interesse del loro debito possono scendere, portando a una convergenza dei tassi di interesse in tutta l’unione.

Purtroppo, i paesi membri più deboli tendono a perdere la produzione a favore dei paesi membri più forti, mentre per loro, le loro imprese e famiglie, diventa più economico indebitarsi.

Quindi, le economie più deboli diventano economicamente ancora più deboli e più indebitate.

Così, quando si verifica uno shock, i flussi di capitale (a debito) fuggono  dalle nazioni più deboli. Si verifica uno shock asimmetrico.

I paesi più deboli potrebbero in un primo tempo tentare di colmare il divario causato dal deflusso dei capitali privati ​​aumentando i consumi pubblici e il debito pubblico, ed è ciò che si è verificato nell’eurozona dopo la crisi finanziaria del 2007-2008.

Alla fine gli investitori internazionali iniziano a perdere fiducia nei confronti delle nazioni più deboli che vanno accumulando debiti e i tassi di interesse del debito pubblico iniziano a salire, a volte molto velocemente. Emerge così una crisi del debito.

Come si sistema la situazione? Due sono le scelte possibili.

1) Un paese può uscire dall'unione monetaria ed in parte ristrutturare il proprio debito.

2) L'unione monetaria può essere trasformata in un'unione di trasferimento, dove le economie più forti sostengono economicamente quelle più deboli.

Questo è il "finale di partita" che devono affrontare tutte le unioni valutarie.

O si rompono (e/o creano un meccanismo di uscita) o si trasformano in federazioni.

Ora la UE con la sua unione monetaria si trova in questa fase critica.

Quando sono stati istituiti l'UE, e l'euro, si era convenuto che i paesi non condividessero i loro debiti pubblici.

L'articolo 125 TFUE ha formalizzato questo principio:

"Uno Stato membro (o l’UE) non risponde né si fa carico degli impegni assunti dalle amministrazioni statali, dagli enti regionali, locali, o altri enti pubblici, da altri organismi di diritto pubblico o da imprese pubbliche di qualsiasi Stato membro."

Durante la crisi del debito europeo nel 2010-2012, i leader della zona euro hanno dovuto affrontare un dilemma. Come sostenere la Grecia senza violare l'articolo 125?

Per eludere l'articolo, istituirono una sorta di società fittizia, l'EFSF, che emetteva obbligazioni garantite dagli Stati membri e forniva prestiti ai paesi in sofferenza dell'Eurozona (in particolare alla Grecia).

Pertanto, poiché i paesi non si sostenevano finanziariamente a vicenda in maniera diretta, l'articolo 125 non è stato violato, almeno formalmente.

Naturalmente è stato violato in pratica.

Nel 2012 i leader europei hanno creato un meccanismo europeo di stabilità (ESM), che fornisce prestiti ai membri in crisi dell'Eurozona.

Tuttavia, i suoi prestiti sono condizionati, il che significa che i paesi che prendono in prestito dal MES devono applicare riforme strutturali e austerità.

Poi, all'inizio del 2020, è scoppiata la pandemia del coronavirus.

La pandemia ha causato problemi economici in tutti i paesi dell'Eurozona, ma ha colpito più pesantemente gli Stati membri meridionali.

Poiché i paesi del sud sono fortemente indebitati, e supportati dal EFSF, dal MES o dalla BCE, sono più vulnerabili a un tale shock. Se le economie più deboli non fossero in grado di sostenere lo shock, potrebbero andare in default e lasciare l'euro.

Ciò potrebbe portare alla frattura della zona euro e causare ingenti perdite alle banche tedesche e francesi, che hanno effettuato prestiti ai paesi del sud utilizzando pratiche commerciali aggressive  (in particolare all’Italia).


Quindi, non c'è da meravigliarsi che i leader di Germania e Francia siano stati presi dal panico. Non solo potrebbe crollare l'euro, ma anche le loro banche. Tutto questo doveva essere fermato.

Ma c'era un problema: il TFUE.

Il TFUE limita strettamente il modo in cui la UE può utilizzare il proprio bilancio (articolo 310) e come può distribuire i fondi (articolo 125).

Nel panico, tedeschi e francesi hanno deciso di aggirare queste regole reciprocamente concordate.

Hanno proposto di istituire un fondo in cui la UE dovrebbe prendere in prestito dei capitali dai mercati e concedere sovvenzioni ai paesi membri, con le quote maggiori destinate ad Italia e Spagna.

Mentre l'UE può prendere in prestito e fare prestiti, non può prendere in prestito e distribuire fondi attraverso il suo bilancio.

È anche illegale concedere sovvenzioni (i trasferimenti sono vietati dall'articolo 125), motivo per cui il fondo non deve essere chiamato con il suo vero nome, "fondo di salvataggio", ma con nomi non controversi come "fondo di investimento" o Recovery fund.

Il fatto è che i leader della UE ci stanno mentendo. Il fondo non porterà a una ripresa in Europa, poiché è troppo piccolo e la crisi è globale

Il fondo semplicemente istituirà, illegalmente, un'unione di trasferimento e ci spingerà in una federazione, e questo senza il consenso del popolo.

Credo fermamente che le istituzioni debbano essere al servizio dei popoli.

Quando la UE ha deciso di mettersi al servizio delle banche tedesche e francesi e di estorcere la sovranità sul bilancio ai suoi Stati membri, ha perso la sua giustificazione.

La UE ci mette davanti a una scelta.

O accettiamo il “traguardo" e ci avviamo verso la piena federalizzazione dell'Europa perdendo la nostra indipendenza, oppure rischiamo la rottura dell'Unione.

In Europa il potere concentrato ha una storia estremamente brutta. Non vi sono garanzie che i poteri che in futuro domineranno l'UE non ci porteranno sulla stessa strada.

Dal punto di vista economico l'Europa federale non avrebbe senso e i paesi nordici perderebbero i loro tanto apprezzati stati assistenziali.

Questo è il motivo per cui noi, popoli di Europa, dobbiamo rifiutare l'invito alla federalizzazione dell'UE, rifiutando il Recovery fund, anche se questo rischia di distruggere l'intera Unione.

Dobbiamo avere istituzioni che siano al nostro servizio, non dell'élite, e se questo porta allo smantellamento di istituzioni disfunzionali come la UE, così sia.


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