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29/10/19

Eurointelligence - Per il governo italiano è l'inizio della fine

Il commento di Eurointelligence, prestigioso think tank sulle questioni europee diretto da Wolfgang Munchau, sulle elezioni regionali in Umbria. La preoccupazione dal loro punto di vista è che perdurando questo governo la situazione non potrà che degenerare e  il partito di Matteo Salvini continuare a rinforzarsi sino a conquistare la maggioranza assoluta. Le politiche di austerità sono sempre apparse miopi a questi sinora inascoltati custodi dell'europeismo e dell'euro, i quali ora si mostrano consapevoli che tirare ulteriormente la corda non potrà che consegnare definitivamente il paese alla coalizione euroscettica di centrodestra. Ed è inutile che i 5 Stelle cerchino di ancorarsi alle vecchie posizioni, senza una svolta coraggiosa il loro destino è segnato. 

 

Eurointelligence, 28 Ottobre 2019

 

 

Le elezioni regionali in Umbria, nell'Italia centrale, sono state assolutamente scioccanti per il Movimento 5 Stelle. Hanno ottenuto solo il 7,4% dei voti, dopo il precedente 27%. Luigi di Maio, il leader del partito, ha dichiarato in un'intervista al Corriere della Sera questa mattina che non vede più il senso di un'alleanza con il PD. Il governo potrà anche rimanere in carica per un po', forse anche per un periodo abbastanza lungo. Peggio andranno le cose, maggiore sarà per loro l'incentivo a resistere. Ma per questa coalizione siamo chiaramente all'inizio della fine. D'ora in poi non sarà altro che il declino. La domanda è: a quale velocità.

 

Il risultato del PD, al 22,3%, è debole, ma rispettabile. I due grandi vincitori sono la Lega al 37% e soprattutto i Fratelli d'Italia, i suoi alleati fascisti (non si può qui non sottolineare l'utilizzo tendenzioso e  inappropriato del termine "fascismo" da parte dei media mainstream, ndt), che sono arrivati ​​al 10,4%. Il loro candidato comune ha vinto le elezioni senza alcuna difficoltà.

 

Non abbiamo mai condiviso l'ottimismo dei mercati finanziari per l'attuale governo e il sollievo per la fine di quello di Matteo Salvini. Salvini è più pericoloso fuori dal palazzo che dentro. Lo vediamo in corsa per la maggioranza assoluta, che gli permetterà di modificare la legge elettorale. Inoltre, non ci fidiamo della sua recente conversione a sostegno dell'euro, quando ha addirittura citato la famosa espressione di Mario Draghi sull'irreversibilità dell’euro  (Eurointelligence si riferisce qui alle interpretazioni false e tendenziose delle parole di Salvini da parte dei giornalisti nostrani, ndt).

 

Abbiamo sempre sostenuto che la politica del consenso centrista si è rivelata dannosa per l'Italia, perché ha persistentemente fallito nell’affrontare i problemi del Paese. L'Italia non ha praticamente avuto alcuna crescita della produttività da quando ha aderito all'euro. Ha solo attraversato brevissimi periodi di debole ripresa, prima di ricadere nell'attuale recessione, seguendo una politica fiscale conforme alle regole di Maastricht, ma economicamente non ottimale. Il primo ministro, Giuseppe Conte, è un tecnocrate in stile Monti senza affiliazioni di partito. Il PD ha ottenuto posizioni di importanza cruciale: il posto di commissario europeo e il ministero dell’Economia. Di Maio è il ministro degli Esteri, ma ai suoi elettori non interessa la diplomazia. Il 5 Stelle è un movimento di base interessato a una redistribuzione del reddito, una promessa che il partito è riuscito a mantenere solo in piccola parte durante la coalizione con la Lega. Nell'attuale coalizione, il 5 Stelle si sta trasformando in un altro partito dell’establishment.

 

Di Maio ha detto al Corriere che pensa ai 5 Stelle e al PD come a partiti alternativi, piuttosto che complementari. Un'analisi del voto suggerisce che la metà degli elettori dei 5 Stelle in Umbria non è andata alle urne a causa della coalizione con il PD. Il prossimo grande test elettorale saranno le elezioni regionali in Emilia Romagna, una regione posta nel cuore dell'Italia, con una popolazione cinque volte più grande di quella umbra.

 

Durante l'intervista Di Maio è sembrato esitante sul suo tentativo di uscire dalla coalizione. Ma con l’andar del tempo le pressioni per staccare la spina si intensificheranno. Non vi è alcun vantaggio elettorale per i 5 Stelle. Siamo assolutamente in disaccordo con la tesi secondo cui il governo può durare fino alla fine della legislatura sulla base del fatto che i deputati temono le elezioni anticipate. Se questo è un fattore reale, tuttavia i voti - come i corsi azionari - possono sempre diminuire della metà e poi ancora dimezzarsi. Tendiamo a considerare che se il Movimento 5 Stelle avesse optato per le elezioni anticipate, il 20-25% dei voti sarebbe stato un risultato realistico. Se portano avanti ad oltranza l'attuale mandato fino alla fine, potrebbero arrivare a un risultato elettorale a una cifra, come in Umbria.

 

Notiamo un parallelo tra i Cinque Stelle e il SPD tedesco: il risultato elettorale del 2017, a poco più del 20%, era visto allora come il punto più basso. Ma ora nei sondaggi il partito è dato al 14%, mentre i Verdi si sono decisamente affermati come il principale partito della sinistra. Altri due anni della grande coalizione, come sostenuto da Olaf Scholz, uno dei candidati alla leadership del partito, saranno tossici per loro come lo sarebbero per i Cinque Stelle altri due anni in una difficile coalizione con il PD. Occorre tenere a mente che anche un partito al 7% può sempre comunque perdere il 50% dei suoi elettori.

 

16/05/18

Per il Telegraph gli investitori dovrebbero sostenere le nuove idee dell'Italia

Mentre i politici europei, amplificati dai media sia italiani sia internazionali, lanciano i consueti severi moniti e le alte grida di allarme di fronte allo spauracchio "populista" che si aggirerebbe per l'Italia, con questo esercitando pesanti interferenze sull'impegnativo processo democratico per la formazione del nuovo governo, vi sono però importanti testate e giornalisti prestigiosi che si discostano da questi luoghi comuni. Dopo le aperture di Wolfgang Munchau sul Financial Times, anche Matthew Lynn esce sul Telegraph con un articolo più riflessivo e realista sulla situazione italiana.

 

Il nervosismo serpeggia sui mercati e nel mondo bancario per la "strana coalizione populista che si prepara a prendere il potere in Italia", osserva il Telegraph. Per dare un'idea ai lettori inglesi, l'articolo paragona l'alleanza Lega-5Stelle - dipinti come due partiti totalmente al di fuori del mainstream - a una inedita coalizione tra Ukip,  Verdi e Partito Unionista Democratico. Eppure, dice Lynn, "questo allarme diffuso potrebbe rivelarsi totalmente infondato. I mercati in realtà dovrebbero accogliere con favore l'audace esperimento italiano."

 

In primo luogo, Lynn giustamente sottolinea come, in confronto alla Germania, che ha impiegato ben sei mesi per riuscire a formare un governo, o in confronto al Belgio, che è rimasto senza governo per un tempo che pare incredibile, addirittura sino a due anni, i due mesi dell'Italia sembrano un record di efficienza e di rapidità.

 

Il problema dell'Italia che più preoccupa politici e mercati pare essere soprattutto la grossa mole del debito pubblico, che raggiunge il 132% del Pil.  Se il nuovo governo dovesse realizzare le sue promesse e violare i vincoli di bilancio, una crescita del debito potrebbe portare al default con enormi ripercussioni e panico generalizzato sui mercati. Sono timori fondati?

 

La realtà, osserva infatti il Telegraph, è che l'Italia ha alle sue spalle ben due decenni perduti, e ha disperatamente bisogno di nuove idee e di un nuovo modo di pensare che la possano far riemergere dalla palude in cui sta soffocando. Se i mercati temono la novità, molto probabilmente si stanno sbagliando, perché è proprio di novità che il nostro paese ha bisogno:

 

"Eppure, questo panico potrebbe risultare infondato. Forse un po' di radicalismo non è una cattiva idea. Se ci si ferma un attimo a prendere in esame la bozza di piattaforma politica concordata tra i partner della coalizione, alcune idee appaiono davvero sensate. E anche per le più azzardate, potrebbe valere la pena di provarci.

 

Una proposta è di introdurre una flat tax del 15%. Se andasse avanti, si tratterebbe di uno degli esperimenti più audaci di riforma fiscale che qualsiasi grande economia abbia mai provato. Ci saranno urla di sdegno dalle istituzioni politiche. Ma, in verità, le flat tax sono un'idea perfettamente valida.

 

Dove sono state messe alla prova - ad Hong Kong, ad esempio - hanno funzionato bene, aumentando le entrate fiscali, incentivando le imprese a maggiori investimenti e le persone in generale a lavorare di più, oltre a semplificare drasticamente il sistema, migliorando il metodo di riscossione.  Perchè non provarci?

 

Inoltre, si propone una "moneta parallela" complementare all'euro. È un'idea complessa, ma che in Italia ha guadagnato forza. Il governo emetterebbe dei titoli, essenzialmente una forma di moneta, che potrebbero essere utilizzati per le transazioni da cittadini e imprese. Due forme di moneta circolerebbero l'una accanto all'altra, un'idea presa in considerazione anche in Grecia... Potrebbe funzionare, o anche no. Ma sarebbe certamente meglio che restare in un sistema monetario che ha bloccato il Paese in una depressione permanente. E se avesse successo, potrebbe benissimo fornire una soluzione elegante ad alcuni squilibri creati dalla moneta unica. Di nuovo, è difficile capire cosa ci sia di così terribile."

 

Sul reddito di cittadinanza, il Telegraph lo definisce un'idea radicale, con la quale si pensa di ”rendere la società più egualitaria”. La proposta presenta un aspetto preoccupante, che principalmente è quello di ”spezzare il legame tra lavoro e reddito, fondamentale per un'economia di successo”. Ma anche questa, osserva il Telegraph, è una possibilità da esplorare.

 

Ma soprattutto, visto il totale fallimento delle politiche degli ultimi decenni - che pur puntualmente svolgendo i "compiti a casa" suggeriti dalle istituzioni europee non hanno portato a niente altro che a fallimenti, disoccupazione crescente, aumento della povertà e anche all'aumento dello stesso debito che con quelle politiche si sarebbe dovuto risanare - allontanarsi da questo solco fallimentare può essere un'idea più che sensata. Del resto, le politiche più osteggiate in quanto "populiste" e pericolose, spesso hanno al contrario prodotto buoni frutti. E i mercati, in realtà, dovrebbero festeggiare.

 

Ecco le conclusioni del Telegraph:

 

"Non è che l'Italia sia stata un grande successo economico negli ultimi 20 anni. Da quando ha adottato l'euro, il suo tasso di crescita medio è stato pari a zero. Avete letto bene. Un tubo, nada, niente, come direbbero in Italia. In confronto, la Francia ha registrato lo 0,84%, la Spagna l'1,08% e la Germania l'1,25%. La disoccupazione è paralizzante e la povertà cresce inesorabilmente. Niente di tutto ciò è inevitabile.

 

Dopo tutto, in passato il paese ha avuto periodi di notevole successo economico: dal 1961 al 1980 l'Italia è cresciuta di quasi il 4% all'anno, solo leggermente meno della Spagna, e significativamente di più di Francia o Germania. È difficile sostenere che non valga la pena provare qualcosa di diverso.

 

Quando i politici populisti arrivano al potere, ci sono sempre previsioni di catastrofi. Ma in realtà, non fanno troppo male. Donald Trump potrebbe anche essere un odioso buffone (se è in giornata buona), ma il suo mix di tagli alle tasse e deregolamentazione sta aiutando la crescita. La Polonia sta andando veramente bene sotto il suo governo "populista", nonostante la minaccia di punizioni da parte di Bruxelles - e si prevede che crescerà di un altro 4% quest'anno. E così l'Ungheria.

 

Con una crescita misera, l'economia in stallo, la produttività stagnante e un'accumulazione di debito su cui nessuno riesce a fare niente, l'economia globale ha dannatamente bisogno di nuove idee.

 

Quando il nuovo governo prenderà il potere a Roma, la Borsa di Milano potrebbe anche crollare e i rendimenti obbligazionari salire alle stelle. In realtà, i mercati dovrebbero finalmente accogliere con favore qualche visione nuova - e gli investitori puntare su un paese che potrebbe essere in procinto di rinascere."