07/12/11

Abbandonare la Nave che Affonda? Un Piano per Uscire dall'Euro


Propongo qui il commento di Yanus Varoufakis, bravissimo economista e blogger Greco, al Piano Mosler/Pilkington di uscita dall'euro, di cui abbiamo già parlato. Nel leggerlo, fate piazza pulita dei pregiudizi: stiamo chiedendoci col cuore in mano se è giunto il momento di saltare sulle scialuppe e affrontare il mare ghiacciato...


Come sanno gli affezionati di questo blog, io sono del parere che il collasso della zona euro sarà foriero di un 1930 post-moderno. Mentre al tempo ero fortemente contrario alla creazione dell'euro, diurante questa crisi, ho fatto una campagna per salvarlo. Naturalmente, come ha scritto giustamente Alain Parguez qui, è impossibile salvare qualcuno, o qualcosa, che non vuole essere salvato. In questo post, pur non retrocedendo sul mio personale impegno a continuare di cercare di salvare una unione monetaria votata all'autodistruzione, riferirò di un'analisi su come uno stato membro periferico potrebbe cercare di minimizzare gli (enormi) costi socio-economici di un'uscita dalla zona euro imposti dalla sua disintegrazione.


Il piano è stato messo su avendo in mente l'Irlanda. I suoi autori sono Warren Mosler (investment manager e creatore del mortgage swap e dell'attuale Eurofutures swap contract) e Philip Pilkington, giornalista e scrittore di Dublino, Irlanda. Il loro punto di partenza è una (precisa) diagnosi: “i programmi di austerità sono un misero fallimento, eppure i funzionari Europei continuano a considerarli l'unica chance. Quindi, possiamo solo concludere in questa fase che, dato che i funzionari Europei sanno che i programmi di austerità non funzionano, li stanno perseguendo per ragioni politiche piuttosto che economiche."


Per ragioni che ho anche ripetutamente avanzato, questo progetto politico, forse involontariamente, porterebbe al collasso della zona euro. Un paese come l'Irlanda dovrebbe aspettare l'amara conclusione o deve prepararsi all'uscita prima che venga martellato l'ultimo chiodo sulla bara dell'euro? Mosler e Pilkington sostengono una via d'uscita. Ma come può l'Irlanda, o il Portogallo o la Grecia o l'Italia, uscire dall'euro senza che il cielo cada sulle nostre teste?



Ecco cosa propongono. Per il testo completo clicca qui:



1. Con l'annuncio che il paese sta lasciando la zona euro, il governo di quel paese dovrebbe annunciare che effettuerà i suoi pagamenti - per i dipendenti pubblici, ecc - esclusivamente nella nuova valuta. Così il governo smetterebbe di usare l'euro come mezzo di pagamento.

2. Il governo dovrebbe inoltre annunciare di accettare pagamenti delle imposte solo in questa nuova moneta. Questo assicurerebbe che la moneta avesse un certo valore e, almeno per un po’, un’offerta molto scarsa.

E questo è già tanto. Il governo spende per le sue necessità e immette quindi la nuova moneta nell’economia mentre la nuova politica fiscale assicura che la moneta sia ricercata dagli operatori economici e, quindi, abbia valore. La spesa pubblica è quindi il canale attraverso il quale il governo immette la nuova moneta nell’economia e la tassazione è il meccanismo che garantisce che i cittadini cerchino la nuova moneta.
L’idea è quella di adottare un approccio ‘passivo’. Se il governo di un paese annuncia l’uscita dalla zona euro e poi congela i conti bancari e forza la conversione, succederebbe il caos. I cittadini del paese correrebbero agli sportelli delle banche e cercherebbero disperatamente di ottenere quanti più possibile contanti in euro, per anticipare il fatto che avrebbero più valore della nuova moneta.
Nell’ambito di questo piano, tuttavia, i conti bancari dei cittadini sarebbero lasciati stare. Spetterebbe a loro di convertire i loro euro nella nuova valuta al tasso di cambio fluttuante stabilito dal mercato. Essi, naturalmente, dovrebbero cercare la moneta per pagare le tasse, e così venderebbero beni e servizi denominati nella nuova valuta. Tutto questo ‘monetizza’ l’economia nella nuova moneta e, al tempo stesso, aiuta a stabilirne il valore di mercato.

La mia reazione a questo piano è semplice: è un modello per chiunque pensi che il sistema dell'euro abbia passato il punto di non ritorno. Una volta che questo punto è stato superato, è forse essenziale muoversi in questa direzione rapidamente. Tuttavia, io non credo che la zona euro, attualmente, si trovi oltre il punto di non ritorno. E' ancora possibile salvare la moneta comune per mezzo di un qualcosa di simile alla nostra
Modesta Proposta
. Si può richiedere più interventi da parte della BCE rispetto a quelli che la modesta proposta prevede (per gentile concessione del terribile ritardo nell'attuazione di un piano razionale, e di aver invece continuato sull'insostenibile strada attuale), ma io credo che sia ancora fattibile.


Il motivo per cui sono assolutamente convinto che questo non è, ancora, il momento di abbandonare la nave, è l'enorme costo umano di un crollo della zona euro. Considerate per esempio che cosa accadrebbe se, in effetti, venisse adottato il piano di uscita proposto sopra.



Tutti i contratti del governo col settore privato (estero e nazionale) sarebbero rinegoziati nella nuova valuta, dopo la sua iniziale svalutazione. In altre parole, i fornitori nazionali si troverebbero ad affrontare istantaneamente un “taglio di capelli” di grandi dimensioni. Molti di loro dichiarerebbero bancarotta, con un'altra grande perdita di posti di lavoro.


La liquidità delle banche si prosciugherebbe, e non sarebbero sostenute dalla BCE. Il che significa che l'unica condizione per mantenere aperte le banche, in Irlanda o Grecia o dovunque si adotti questo piano, è che siano ricapitalizzate nella nuova valuta nazionale da parte della Banca Centrale. Ma questo significa che i depositi bancari dovranno, di fatto, essere convertiti dall'euro nella nuova moneta, annullando così il provvedimento benefico di non imporre
alle aziende bancarie una conversione obbligatoria  nella nuova valuta (vedi sopra).


Gli autori sostengono che gli effetti negativi saranno attenuati dalla ritrovata indipendenza monetaria, che consentirà ai governi di interrompere immediatamente i programmi di austerità e adottare politiche fiscali anticicliche, come ha fatto l'Argentina dopo il suo default e l'interruzione dell'ancoraggio del peso al dollaro. Potrebbe essere, ma tutti i confronti con l'Argentina devono essere presi “cum granum salis”. Perché la ripresa dell'Argentina, e la riuscita delle relative politiche fiscali, è dipesa molto meno dalla sua rinnovata indipendenza che dall'aumento fortuito della domanda di soia da parte della Cina.



Se è vero che una valuta più debole aumenterebbe le esportazioni, avrebbe anche un effetto devastante: la creazione di un paese a due livelli. Una parte che avrebbe accesso agli euro accumulati, e un'altra no. La prima acquisterebbe un immenso potere socio-economico sulla seconda, in modo da creare una nuova forma di disuguaglianza destinata a operare a lungo come un blocco allo sviluppo - proprio come la disuguaglianza che si è costituta nel periodo post anni '70, che ha fatto danni enormi allo sviluppo reale dei nostri paesi (in contrasto con i numeri di crescita del PIL) nella fase del secondo dopoguerra.

Ultimo, ma certamente non meno importante, se un paese uscisse dalla zona euro in questo modo, la zona euro potrebbe addiritura crollare nel giro di 24 ore. Il Sistema Europeo delle Banche Centrali si disferebbe immediatamente, gli spread dell'Italia arriverebbero ai livelli della Grecia, la Francia si trasformerebbe immediatamente in un paese a rating AA o AB e, prima di poter fischiettare la Sinfonia n. 9, la Germania dichiarerebbe la ri-costituzione del Deutsche Mark . Una forte recessione poi colpirebbe i paesi che costituirebbero la nuova zona D.M. (Austria, Paesi Bassi, forse Finlandia, Polonia e Slovacchia) mentre il resto della zona euro si troverebbe in una considerevole stagflazione. Le nuove guerre valutarie intra-Europee sopprimerebbero, in sintonia con la recessione/stagflazione, il commercio internazionale ed Europeo e, di conseguenza, gli Stati Uniti piomberebbero in una nuova Grande Recessione. Il 1930 postmoderno di cui ho parlato diventerebbe una tragica realtà.

In sintesi, questo piano potrebbe finire per essere l'unica via d'uscita da una nave diretta contro gli scogli. Dobbiamo tenerlo a mente, visto che la maledetta idiozia dei nostri leaders Europei ha messo, e continua a mantenere, un intero continente su un percorso rovinoso. Ma non è ancora tempo di adottarlo. Perché porterebbe ad un costo umano incredibile; un costo che può ancora essere evitato (assumendo che io abbia ragione nel dire che il punto di non ritorno non è stato raggiunto - ancora). Abbiamo ancora la possibilità di prendere d'assalto il ponte di comando e cambiare rotta. In mancanza, un piano come quello di Mosler e Pilkington può essere l'equivalente delle nostre scialuppe di salvataggio. Dovremmo, però, sempre tenere a mente che le nostre scialuppe di salvataggio saranno lanciate nei mari ghiacciati e, alla deriva sulle scialuppe, molti periranno.


7 commenti:

  1. Gabriele Damiani07 dic 2011, 18:32:00

    Il piano Mosler/Pilkington resta a mio parere la migliore soluzione possibile, laddove sganciarsi dall'euro con una conversione provocherebbe cospicue fughe di capitali e, sin da subito, una svalutazione pesante della nuova moneta. Formalmente non richiede neanche l'uscita ufficiale dalla moneta unica. E' anzi fondamentale che i contratti già in essere tra privati (depositi bancari, ecc.) restino denominati in euro, mentre i titoli pubblici vengano al contrario convertiti nei nuovi biglietti di stato e il loro ammontare rinegoziato al fine di abbattere l'esposizione e il servizio del debito, ridando così fiato all'economia.
    Un'alternativa al piano Mosler/Pilkington è rappresentata dalla ristrutturazione del debito, senza però riacquistare la sovranità monetaria. Intestardirsi viceversa con le politiche procicliche aggraverà la situazione e non impedirà la bancarotta (default, se più vi piace). Del resto, la Grecia docet. E l'Italia, sia detto tra parentesi, la sta seguendo a grandi passi.

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  2. Al momento, un'unica osservazione, si parla di ricapitalizzazione! è inclusa la nazionalizzazione delle banche?
    Non s'è compreso.
    Orazio

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  3. considerando che più volte ho letto su questo sito articoli che parlavano della MMT, mi chiedevo se è possibile illustrare un via di uscita dall'euro applicando tale teoria.
    Elena

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  4. Il Piano Mosler è quel che di meglio e di più fattibile mi sia sinora capitato tra le mani.
    Comunque Orazio senz'altro penso che ricapitalizzare vorrebbe dire nazionalizzare le banche, (se Mosler non ci ha pensato glielo diciamo noi..;)
    Ciao Elena, benvenuta. Mosler è un sostenitore della MMT.
    Comunque avevo in serbo un altro articolo con un piano Mosler per la Grecia con qualche dato in più. Arriva quanto prima...intanto se il nostro prezioso Alfredo può suggerire qualcos'altro, ben venga.
    ciao a tutti

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  5. Ricordo che secondo i dati OCSE nel 2012 l'Italia sarà in recessione, uscita o non uscita dall'Euro.

    L'unica cosa che possono fare le banche centrali è stampare ancora denaro, ma il problema resta e si ingrossa.

    Con le misure d'austerity centinaia di migliaia di persone perderanno lavoro, casa, aziende. Faranno la fame. E le zecche e sanguisughe che si sono ingozzati fino ad oggi saranno ancora più forti e potenti.

    Se non ci si stacca questi parassiti saremo schiavi a vita. Che è quello che vogliono.

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  6. Più che un piano per uscire dall'euro vorrei proporre un modo per risolvere la crisi dell'euro.
    In questa situazione della crisi del debito sovrano quello che trovo più assurdo è che la BCE ha i tassi all'1%, ma gli stati si devono servire del mercato per il loro finanziamento.
    Avere i tassi così bassi a chi giova? alle banche solo! che possono approvvigionarsi dalla BCE all'1% e comprare nel contempo titoli obbligazionari italiani che rendono 6-7% lucrando sulla crisi!
    Non sarebbe più logico che i singoli stati si finanziassero direttamente dalla BCE?
    Finora la germania si è opposta a questo, ma se si danno beni materiali in pegno a garanzia della restituzione di quanto finanziato (garanzie di tipo immobiliare o altro (oro, opere d'arte, ecc.) le cose senz'altro cambierebbero dal punto di vista della
    germania che si sentirebbe garantita che non saranno i contribuenti tedeschi a dover
    pagare la dissennatezza della politica dei PIIGS.
    L'Italia ad esempio con il patrimonio che dispone potrebbe garantire ampiamente i
    finanziamenti richiesti.
    I paesi sovrani potrebbero cosi finanziarsi a tassi bassi e non finirebbero con lo strozzare l'intera economia con una politica eccessivamente sbilanciata sul lato delle tasse che finisce sempre con creare stagnazione e recessione.
    Si potrebbe trattare con la germania per una revisione dei trattati in questo senso.

    Ciò non significa continuare nella scellerata politica della spesa facile, ma avere un lasso di tempo più di lungo termine per abbassare il debito con riforme strutturali e tagli di spese inutili e improduttive, mantenendo nel frattempo tassi di interesse accettabili.
    Se i tassi rimangono cosi alti anche nel prossimo anno ci siamo già bruciati tutte le
    manovre fatte fino ad ora !! .. e sarà necessario varare altre tasse in una spirale che
    porta inevitabilmente al default.

    Dare a garanzia parte dell'ingente patrimonio statale dovrebbe anche condurre ad un maggiore responsabilità della nostra classe politica.
    In una situazione di mercato stabile si potrebbe anche pensare a programmare una vendita del patrimonio pubblico (opere d'arte comprese) con aste internazionali che al contrario in una situazione di panico dei mercati non è possibile fare.

    Franco

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