22/09/14

Der Spiegel: La Germania, un Paese in Lenta Rovina

Der Spiegel la celebre rivista settimanale tedesca scrive un articolo impietoso sulle prospettive economiche della Germania: un paese che non ha fatto investimenti, non sta crescendo, e nel quale il livello di benessere sta scendendo per la maggior parte dei cittadini.
Nulla di tutto ciò è nuovo (Goofynomics ne aveva discusso, per esempio, qui, qui e qui; noi stessi ne avevamo riportato qui, qui e qui) ma è bene ritornarci visto che salta sempre fuori chi dice che "la Germania è un modello".
(Insomma, aver dichiarato guerra —economica— all'Europa ha avuto i suoi costi. Lo sapevamo.)

"Il Paese in Rovina. Come sprechiamo ricchezza e futuro" titola lo Spiegel.

Der Spiegel – 18 settembre 2014
(dalla versione cartacea in tedesco del 08 settembre 2014)

A dispetto della sua luccicante facciata, l'economia tedesca si sta sbriciolando al proprio interno. Così, quantomeno, la pensa Marcel Fratzscher. Con le infrastrutture del paese che diventano obsolete e le aziende che preferiscono investire all'estero, il consulente del governo sostiene che la prosperità della Germania sta vacillando.

Quando Fratzscher, capo del German Institute for Economic Research, tiene una conferenza, gli piace porre una domanda al pubblico: "Di che paese stiamo parlando?" Dopodiché  inizia a descrivere un paese che ha avuto meno crescita rispetto alla media dei paesi dell'eurozona fin dall'inizio del nuovo millennio, dove la produttività è cresciuta solo di poco, e dove due lavoratori su tre guadagnano oggi meno di quanto guadagnavano nel 2000.

Di solito Fratzscher  non deve attendere molto prima che le persone inizino ad alzare la mano. "Portogallo" afferma qualcuno. "Italia" dice un altro. "Francia" esclama un terzo. L'economista lascia che il pubblico continui a cercare la risposta giusta finché, con sorriso trionfante, annuncia la risposta. Il paese che stiamo cercando, quello con dei risultati economici così deboli, è la Germania.

Forse ci vuole qualcuno che abbia la preparazione di Fratzscher per essere così aspramente critico verso il proprio paese. L'economista di Bonn ha lavorato come consigliere del governo a Jakarta nella metà degli anni '90, durante la crisi finanziaria asiatica. Ha condotto ricerche presso il rinomato Peterson Institute a Washington quando esplose la bolla di internet, e ha scritto analisi per la Banca Centrale Europea nel periodo più cupo della crisi dell'euro. Ha sempre osservato gli sviluppi della Germania "con un certo distacco", dice lui stesso.

Fratzscher guida il German Institute for Economic Research (DIW) da oltre un anno, ed è evidente che questa ritrovata vicinanza gli ha aguzzato la vista sulle contraddizioni della quarta maggiore potenza economica del mondo. L'industria tedesca vende automobili di alta qualità e macchinari in tutto il mondo, ma quando l'intonaco comincia a scrostarsi dai muri di una scuola elementare sono i genitori a dover raccogliere il denaro per pagare l'imbianchino. Le aziende e le famiglie posseggono attività e beni per migliaia di miliardi, ma metà dei ponti autostradali hanno urgente bisogno di riparazioni. La Germania ottiene più benefici dall'Europa rispetto alla maggior parte degli altri paesi, eppure i suoi cittadini hanno l'impressione che Bruxelles si approfitti di loro.

La Grande Illusione

Fratzscher la chiama "Die Deutschland Illusion" ("L'Illusione Tedesca"), che è il titolo del suo nuovo libro che sarà presentato venerdì dal ministro tedesco all'economia, Sigmar Gabriel. Lo scorso anno Fratzscher ha chiesto al suo staff del DIW, uno dei più importanti think tank del paese, di occuparsi delle fondamenta dell'economia tedesca. Fratzscher ha condensato i risultati in un crudo resoconto sulle grandi illusioni dell'economia del paese.

I tedeschi vedono il proprio paese come un motore di occupazione e un modello per le riforme per tutta l'Europa, dice Fratzscher, e tuttavia la Germania si è a malapena risollevata dalla recessione causata dalla crisi finanziaria. La Germania secondo Fratzscher sembra un gigante quando è vista da lontano, ma diventa sempre più piccola quanto più ci si avvicina. Il paese sta percorrendo "un sentiero in discesa", scrive il presidente del DIW, e sta vivendo "delle proprie riserve".

Gli stessi buoni dati sul mercato del lavoro nascondono in realtà la più pericolosa debolezza della Germania. Difficilmente un qualsiasi altro paese industrializzato potrebbe essere così negligente e avaro rispetto al proprio futuro. Mentre all'inizio degli anni '90 il governo e l'economia investivano il 25 percento del prodotto totale per costruire nuove strade, linee telefoniche, edifici universitari e fabbriche, nel 2013 questo numero è sceso ad appena il 19,7%, secondo i recenti dati forniti dall'Ufficio Statistico Federale.

Questa non è una banalità statistica. Il futuro del paese e la vita quotidiana dei suoi cittadini dipendono da come ciascun euro viene usato oggi. Se un euro viene speso subito non sarà utile per il futuro. Può anche essere risparmiato per dei consumi futuri. O può essere investito in aziende, istruzione o infrastrutture, in modo da diventare la base per la prosperità futura, il progresso tecnico e altri posti di lavoro.

Il problema della Germania è che il denaro viene ora utilizzato essenzialmente per i primi due scopi. Secondo i calcoli del DIW, la caduta degli investimenti tra il 1999 e il 2012 ammonta a circa il 3% del PIL, ed è il più grande "divario degli investimenti" di tutta l'Europa. Se uno guarda solo agli anni tra il 2010 e il 2012 il divario è del 3,7%, ancora più grande. Solo per mantenere un livello accettabile di crescita, il governo e le imprese dovrebbero spendere 103 miliardi di euro in più ogni anno rispetto a quanto stanno facendo oggi.

Preoccupazioni crescenti

Questo è il punto chiave della diagnosi di Fratzscher — e adesso l'onere di trovare la terapia ricade su di lui. Da quando il ministro all'economia Gabriel lo ha nominato commissario agli investimenti alla fine dello scorso mese, si è trovato al centro del dibatto sulla riforma della spesa, dibattito potenzialmente tanto importante quanto lo fu quello sull'Agenda 2010 di riforme del mercato del lavoro e del sistema di welfare.

La recente flessione dell'economia rende il problema ancora più urgente. Ora che l'industria ha visto un declino nel volume degli ordini e ha ridimensionato la produzione, il governo deve decidere se contrastare tale declino con un programma di investimenti.

Ciò che recentemente non era altro che una possibilità teorica potrebbe presto diventare un punto critico fondamentale per la coalizione di governo della cancelliera Angela Merkel. Mentre la Merkel e il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble restano determinati nell'aderire al proprio progetto di presentare un bilancio federale in pareggio per il prossimo anno, Fratzschern sostiene che bisogna prepararsi per lo scenario peggiore. "Se la crisi si aggrava ancora," ha detto in una conversazione con lo SPIEGEL, "sarà necessaria una maggiore spesa per stimolare l'economia".

Se ciò avverrà, il libro di Fratzscher potrebbe offrire un modello su come procedere. Nel suo studio, il presidente del DIW elenca meticolosamente i maggiori problemi di investimento per la Germania, dalle aziende alle reti di trasporti, dall'istruzione al piano di transizione energetica — il passaggio del governo federale dall'energia nucleare verso l'energia rinnovabile. Dati a sostegno delle sue teorie vengono da ogni angolo del paese.

Svanisce la lealtà verso la Germania

Rainer Hundsdörfer sta per compiere quella che è forse la decisione più difficile della sua vita professionale. La sua azienda ha in programma di investire 50 milioni di euro a breve, ma egli è incerto se valga ancora la pena di spendere questi soldi nella propria patria.

Hundsdörfer è l'amministratore delegato dell'impresa Ebm-Pabst. I ventilatori industriali prodotti dalla sua azienda a Mulfingen, una città nel sud della Germania, sono installati nei sistemi di refrigerazione dei supermercati, nei condizionatori d'aria degli alberghi e nei server informatici di tutto il mondo. I mercati esteri contano già per oltre il 70 percento delle vendite della sua azienda.

Ebm-Pabst fabbrica già da tempo alcuni dei suoi prodotti in India e in Cina, ma fino ad ora il suo obiettivo quando investiva in paesi stranieri era semplicemente quello di trovarsi più vicino ai suoi clienti. L'azienda era rimasta fieramente leale alla Franconia, la sua regione d'origine in Germania. Ma questa lealtà potrebbe svanire alla prossima decisione sugli investimenti. "Sarebbe la prima volta che scegliamo contro il sito di produzione in Germania," dice Hundsdörfer.

L'azienda vuole espandere l'impianto di Mulfingen e costruire un nuovo centro logistico. Questo creerebbe centinaia di posti di lavoro, ma ciò che manca è "un'infrastruttura stradale decente per rendere proficuo il nostro investimento," dice Hundsdörfer. I suoi camion sono costretti a usare la Hollenbacher Steige, una strada che si sta sbriciolando e che ha urgente necessità di essere riasfaltata. Spesso i camion che arrivano dalla direzione opposta non riescono a passare trovandosi uno di fronte all'altro su una strada così stretta.

Il progetto di costruzione stradale costerebbe 3,48 milioni di euro, ma lo Stato e il governo locale esitano da anni a mandare avanti la cosa, per via dei costi. Secondo Hundsdörfer i conti semplicemente non tornano. "Paghiamo più tasse noi in un solo anno di quello che costerebbe rifare la strada." Ora Hundsdörfer sta prendendo in considerazione l'impensabile: perché non costruire il centro logistico all'estero. Hundsdörfer non si troverebbe da solo, nel fare questa scelta.

La diminuzione degli investimenti industriali

L'economia tedesca evita da anni gli investimenti. Le aziende hanno quasi 500 miliardi di euro messi da parte in risparmi, secondo le stime del presidente del DIW, e tuttavia la proporzione di investimenti nell'economia privata della Germania è caduta da poco meno del 21 percento nel 2000 a poco più del 17 percento nel 2013.

Molti economisti concludono che le aziende sono preoccupate non solo per le strade che si sbriciolano, ma anche per la mancanza di lavoratori qualificati, le condizioni dell'eurozona, e i crescenti costi dell'energia. E questa paura, a sua volta, sta ostacolando i progetti per il futuro della Germania.

Le conseguenze sono drammatiche. Quando si calcola l'aggiustamento per l'inflazione, si trova che molte aziende hanno effettivamente ridotto le loro spese per macchinari e computer nel corso degli ultimi decenni, secondo i dati dell'Ufficio Statistico Federale. Questo è vero specialmente per l'industria chimica, ma anche le infrastrutture industriali stanno crollando, per esempio, nei settori dell'ingegneria meccanica e dell'elettronica.

Ma le aziende non hanno smesso del tutto di investire — semplicemente non stanno più investendo in Germania. La BMW, casa automobilistica bavarese, sta attualmente spendendo un miliardo di dollari per trasformare il suo impianto a Spartanburg, nella Carolina del Sud, nel suo più grande stabilimento a livello globale. La Daimler ora assembla la nuova classe C per il mercato americano nella città di Tuscaloosa, in Alabama. Dürr, il  produttore di attrezzature per la verniciatura, ha ampliato i suoi edifici industriali a Shangai lo scorso anno, in modo che essi ora hanno raggiunto le stesse dimensioni di quelli della sua sede centrale a Bietigheim-Bissingen, vicino a Stoccarda.

Da quando il boom del fracking ha ridotto i costi dell'energia, gli Stati Uniti sono diventati in modo particolare il sito preferito per le aziende tedesche. In maggio, BASF CEO Kurt Bock ha annunciato un nuovo piano di investimenti da un miliardo di euro, il più grande nella storia dell'azienda, nella Costa del Golfo americano. Nello spiegare la decisione, la dirigenza ha fatto notare che il gas naturale negli Stati Uniti costa solo un terzo di ciò che costa in Germania. Il gigante tecnologico Siemens è andato anche oltre, annunciando che in futuro gestirà il suo intero business dagli uffici negli Stati Uniti. 

(A chi interessa la seconda parte dell'articolo, più tecnica e di minore interesse per un pubblico internazionale, la trova qui, in inglese, sul sito dello Spiegel. NdT)

30 commenti:

  1. ed è anche, anzi PRINCIPALMENTE proprio per quanto detto qui che la Germania è il modello con la M maiuscola per le elites europee.

    ovviamente a noi si mostra solo una piccola parte del modello e alterata. ma il succo del modello tedesco è proprio questo...è per questo che è così desiderabile e da imitare.

    PERCHE' HA CONVINTO I PROPRI CITTADINI A PROSTRARSI AL CAPITALE SENZA REAGIRE.

    è il modello delle nostre elites. non certo il nostro.

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    1. Il Modello tedesco è basato totalmente sul Export, cioè creare Surplus commerciali. Sè viene copiato da tutta l'eurozona, L'eurozona si trasformerà in zona morta, semplicemente non ci sarà più nessun commercio, perchè se tutti vogliono vendere non ci sarà più nessuno che compra.

      Per questo motivo è praticamente impossibile che tutti possano copiare il modello tedesco, perchè semplicemnete imploderebbe l'eurozona.

      Ma vallo a dire a Moretti è compagnia.

      Mettere il PD alle finanze è al economia equivale a lasciare una bistecca sul tavolo è dire al pastore tedesco, "fai attenzione che nessuno rubi la bistecca".

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    2. Se il tuo euro è più caro, acquisti dove è meno caro. Lo spiega Bagnai molto chiaramente. L'eurozona implode perché la domanda interna è stata massacrata appositamente, tanto in Italia, quanto in Germania, per fare due esempi, la Germania esporta grazie a svalutazioni competitive del "suo" euro, l'Italia acquista e non produce perché non riesce più a esportare come prima, fino al momento in cui l'acquirente, ossia l'Italia, fallirà e quindi il venditore, la Germania, non avrà acquirenti. Detto terra terra e in soldoni.

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    3. sì però se ancora non abbiamo capito che la deflazione e la crisi non sono un effetto collaterale...ma l'obiettivo....

      significa che guardiamo solo al lato economico del problema. mentre sarebbe anche ora di guardare al lato politico.

      secondo voi perchè in europa si continua sta folle politica nonostante oramai TUTTI i massimi esperti mondiali abbiano pacificamente concluso che porta alla povertà?

      e allora smettiamola di far finta che in italia si voglia crescere coll'export. non si vuole crescere coll'export e si è capito benissimo che è impossibile. in moneta forte poi.

      semplicemente SI VUOLE LA CRISI E LA MORTE ECONOMICA PERENNE per poter finalmente ritornare alla situazione del 700 dal punto di vista dei diritti lavorativi e della forma di governo effettiva del paese.

      seppellimento di democrazia e sistema sociale-economico europeo per sempre. questo è l'obiettivo.

      dunque la germania è il modelo

      LA GERMANIA E' IL MODELLO. per chi ci governa. non per noi.

      ed è UN MODELLO DI SUCCESSO. per chi ci governa.

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    4. Alla lucidità folle di questa strategia va però aggiunta un'altra criminale linea di condotta politico/economica trattata sempre negli annuali convegni del Bilderberg:la riduzione sistematica,scientificamente programmata della popolazione mondiale tramite imposizioni ai popoli,questa volta anche europei,delle famigerate "riforme strutturali",che rappresentano il tentativo ultimo e disperato delle oligarchie multinazionali di mantenere un saggio di profitto adeguato,E' necessario quindi,per il capitale,ridimensionare drasticamente il proprio apparato produttivo funzionante in eccesso,così come la forza lavoro divenuta eccedente.Questo è,rinverdito e aggiornato al grado di sviluppo attuale,NAZISMO,arma da sempre usata dal capitale in momenti di crisi da sovrapproduzione,e che non necessita più(per ora)dei carri armati,ma di semplici"aggiustamenti strutturali".Quando si taglia la sanità,il diritto all'abitare,all'istruzione,quando si impongono ai pochi che resistono ritmi di lavoro sempre più usuranti e prolungati nel tempo,tutto ciò non può che rispondere a un disegno preciso:far passare a miglior vita senza costi per il sistema tutto quel capitale umano in eccesso oramai inservibile a lorsignori.Pierre57

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  2. A questi miopi dico solo:
    "chi è causa del suo male, pianga se stesso"

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  3. Questo non è il problema della Germania. E' il problema
    o - della crescita esponenziale illimitata in un mondo finito
    o - dell'ingordigia capitalistica

    Prendere i soci della Mercedes e della BMW e mandarli a vivere in cio' che rimane dopo che i campi di fracking si sono esauriti.

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  4. intano piangi tu, Antonio

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  5. Solo un piddino potrebbe meravigliarsi o dire che quanto sopra riportato non è vero, ma non essendolo ( piddino ) ovviamente ciò non desta meraviglia.

    La strada tracciata e presa porta solo al caos in europa, e non solo.
    Alla faccia del modello tedesco, che ruba il presente dei suoi cittadini ed il futuro dei suoi figli.

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    1. È il caro vecchio collaudato modello tedesco: distruggere tutto, a costo di finire per distruggere se stessi.

      Quello che meraviglia non è che le cose vadano così. In effetti lo sapevamo. È che ora vengano dette con tanta durezza da Der Spiegel, il più celebre giornale tedesco.
      Per capirne di più si legga il QED dell'eccellente goofynomics, che proprio stamattina ha commentato la cosa.

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    2. Purtroppo c'e' anche il modello italian-piddino, autodistruggersi economicamente per favorire i padroni colonialisti
      http://italian.ruvr.ru/news/2014_09_23/La-Guardia-di-Finanza-sequestra-le-ville-di-un-milionario-vicino-a-Putin-5826/

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    3. ...la cosa ricorda molto l'applicazione delle leggi razziali del 1938. E' un periodo molto buio.

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  6. Faccio notare che da un punto di vista economico l'articolo non è convincente, anzi, contiene errori tipici di chi o non conosce la materia o intende fare una operazione di spin in spregio alla razionalità in materia economica.
    Si veda per esempio questo commento.
    Purtroppo in questo periodo non troverò il tempo di tradurlo per il pubblico italiano.

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    1. Faccio notare che l'articolo è in effetti scritto da giornalisti — ma riporta le idee del direttore del DIW. Faccio anche notare che, come ha commentato Bagnai oggi e come abbiamo scritto fin dall'abstract, nulla di tutto ciò è nuovo: si tratta di cose risapute (e ripetute) da anni. Quindi se questo articolo non è convincente (secondo te) non viene tolto nulla alla sostanza del discorso.

      (Poi ti saremo grati se vorrai dirci quali sono questi errori.)

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    2. @ Lex

      Flessbeck è uno dei pochi economisti tedesci che Vale la Pena di leggere il resto è tutta fuffa, un unico fogno propagandistico neoliberale.

      Non capisco perchè i pirla italiani del PD non diano un pò più ascolto ai loro compagni tedesci, Flessbeck, Lafontaine è Wagenknecht.

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    3. @Lex
      Solo per curiosità, quali arebbero le inesattezze dell'articolo?
      Ho letto L'articilo da te linkato, ma mi piacerebbe conoscere il tuo puto divista.
      Grazie in anticipo.

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    4. Pienamente d'accorso.

      Riprendo alcuni passaggi dal posto del quale ho riportato il link sopra:

      Partiamo da:
      That is more than just a statistical triviality. The future of the country and the everyday lives of its citizens depend on how each euro is used today. If a euro is spent immediately, it has no use for the future.”

      Cosa significa “If a euro is spent immediately, it has no use for the future” ?
      Qualcuno ha mai visto negozianti che di sera, alla chetichella, bruciano le banconote? Da come viene esposto nell'articolo, potrebbe sembrare che in qualche modo i soldi spesi alla fine spariscono dalla circolazione. La fallacia è data dal fatto che applicano strumenti concettuali micro a un discorso macro, dove sono necessari altri strumenti.

      E a seguire: “It [l'euro] can also be saved for future consumption.”
      Espresso in questo modo fanno passare l'ingannevole messaggio che anche a livello macroeconomico sia possibile mettere sotto il materasso le banconote per futuro utilizzo. È la stessa fallacia di prima, perché se mettere i soldi sotto il materasso può essere un modo efficace per la massaia (micro, appunto), il discorso certamente non regge a livello macroeconomico.

      E poi: “Or it [sempre l'euro] can be invested in companies, education and infrastructure, so that it becomes the basis for future prosperity, technical progress and additional jobs.”
      Agganciando questa frase alla precedente sembrerebbero voler dire che risparmio e investimento si escludono a vicenda: o si risparmia o si investe.

      Sopra contrappongono consumo e investimento, ora contrappongono investimento e risparmio, come se si escludessero a vicenda. Se così fosse, non rimarrebbe altra possibilità che investire soltanto, senza più risparmiare e senza più consumare alcunché. E infatti sotto proseguono lamentando il fatto che la Germania ha avuto il più ampio “investment gap” in Europa (come peraltro in più occasioni ha ricordato Bagnai). Insomma, bisogna solo investire investire investire. Peccato però che una simile equazione non regge.

      La sensazione è che si tratti di una operazione di spin, forse per stimolare gli investimenti privati all'interno della Germania, cosa che sicuramente serve e che farebbe bene anche alla periferia.
      Ma rimane il fatto che l'analisi economica è fuorviante e non fa capire alle persone la natura dei problemi. D'altronde in rete ormai è facile notare come molti tedeschi abbiano incominciato a diffidare della stampa nazionale.

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    5. S-I=Xm-Im
      Se hai un surplus (destra positivo) allora hai anche a sinistra il membro positivo.
      Avendo la Germania un surplus spaventoso, o ė esploso il risparmio Sa o ė crollato l'investimento I.
      Tertium non datur
      P.s. Ė un'identità contabile....

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    6. @ Lex. Grazie. Avrei dovuto intuire, dal fatto che citavi Flassbeck e parlavi di spin, che la tua osservazione era più raffinata di quanto sospettassi. L'articolo che citi pare interessante (ma non so il tedesco); se per caso trovi il tempo di tradurlo prova a suggerirlo a Carmen scrivendo alla mail di questo blog.

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  7. Scusatemi tanto io sono un italo tedesco e vivo da 30 anni tra italia e germania gioire della condizione tedesca da parte di un italiano è equiparabile a un malato di tumore che fa la predica ad un influenzato! Ma se preferite parlare male di altri paesi piuttosto che proporre soluzioni ai propri problemi fate pure! Io i tanto mi sono trasferito in germania!

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    1. Dunque.
      Mettiamola così. Qui nessuno gioisce, ANZI.
      Se i tedeschi si prenedessero cura del loro "raffredore" NOI "zotici" italiani guariremmo dal nostro tumore.
      Ecco il senso della "predica".

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    2. Se c'è qualcosa che mi scifa della germania, sono proprio i tipi come lei. Ma lei chi cazzo è per fare paragoni Tipo: italia *cancro" germania. "raffreddore". Essendo nato in Svizzera (Zurigo) conosco molto bene la germania è anche l'italia avendo ancora parenti in italia, è posso dire che la classe medio bassa in germania non sta assolutamente meglio di quella italiana, l'unica differenza è che la germania ha un rete sociale come ultima sponda. In Svizzera ci fù un esodo di mirgranti tedesci mai visto. i migranti tedesci in Svizzera hanno raggiunto quelli italiani, negli ospedali Svizzero tedesci ormai si parla hochdeutsch. Il governo tedesco sfancula la propria gente, per poi andare in cina a cercare personale a bassisimo costo per aumentare la propria protttutttività, ma che cazzo di politice sono queste.
      Seguo i blog tedesci, sè c'è un paese che critica gli altri questo è proprio la germania, non ho mai visto così tanta arroganza, disprezzo è anche odio confronto altri paesi come in certi commenti nei blog tedesci, sembra veramente di essere tornati nel 1933. Non vi accorgete che state rompendo i coglioni un pò a tutti?
      In italia nessuno gioisce della merda tedesca, gli italiani vogliono solo una cosa, di fare i cazzi vostri e di non venire in italia a rompere le palle.
      I Problemi italiani appartangono agli italiani è verranno risolti dagli italiani, l'italia non ha assolutamente bisogno di consigli tedesci.

      La soluzione del italia è solo una, USCIRE DAL EURO, E' RIPRENDERSI I 60 MRD PAGATI AL ESM E' QUELLI PAGATI NEL FONDO EUROPEO.

      La germania si puo tenere l'euro, ma anche in questo caso la vedo brutta per gli altri 3 paesi.


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    3. grande Paolo Corrado!!
      i crucchi hanno sempre perso e perderanno anche questa volta

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    4. @Paolo: a proposito....ricordi quale quotidiano di massa tedesco ha titolato così nel 2010?

      "VENDETE LE VOSTRE ISOLE BANCAROTTIERI GRECI".


      ora direi che da questo a "ANDATEVENE DAL PAESE E RIDATECI I NOSTRI SOLDI, SPORCHI BANCHIERI EBREI"

      non è che manchi poi tanto eh?

      mi pare esattamente lo stesso stile. la differenza è che per il momento ancora nessuno viene internato.

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    5. Mi hanno detto che è un aspetto della cultura tedesca quello di sfottere pesantemente quelli degli altri paesi. Un pò come l'inciviltà e l'inutilità che sono aspetti della cultura italiana.

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  8. Ci sono un paio di articoli correlati sul quotidiano rosa mestruo della dissociazione degli industriali italiani. E' la prima volta che leggo articoli critici sulla situazione interna della Germania. Evidentemente è arrivata un'autorizzazione dall'alto:
    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-09-23/alle-imprese-tedesche-europa-sta-stretta-063843.shtml
    E inoltre, per la rubrica "buone notizie dal mondo":
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-23/germania-crescita-manifatturiero-minimi-giugno-2013-094938.shtml
    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-09-22/borsa-focus-indici-fiducia-europa-e-mattone-usa-183239.shtml

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  9. @ batganzino questa mi fa morire se i tedeschi curano la loro economia noi curiamo la nostra... e che abbiamo una dipendenza psicologica? Il discorso non coglie! Discorso diverso è dire che l euro ci ha messo nei casini e fortificato la germania! Ma non spingiamo sui tedeschi colpe squisitamente nostre

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  10. Anonimo.
    Bè, in realtà la psicologia (di massa) svolge un ruolo come minimo fondamentale in economia.
    Ma non è di questo che parlavo. E temo che sia tu che non hai colto.

    Se l' economia tedesca cura il suo "raffreddore" -per esempio, stando all' articolo qua sopra, paga di piu' , anzi molto di piu' del 2000 quei 2/3 dei lavoratori (i piu' poveri) che guadagnano meno di allora, mette a posto le sue strade facendo spesa pubblica aggiuntiva- aiuta a curare il cancro della nostra economia che si chiama DISOCCUPPAZIONE, CADUTA DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE*, non "castacriccadebbbbitopubbblicoburocrazia". (vediamo se arrivi a capire da solo il perché).

    L' euro ha messo nei casini quasi tutti gli italiani e ha fortificato una piccolissima parte dei tedeschi (certo non quei "2/3" di cui sopra).
    Mi sembra un pochino più appropriato del tuo commento "itaGlia vs GermaGnia".
    O no?


    *OVVIAMENTE l' unica realistica cura per loro e soprattutto per noi è lo smantellamento dell' euro. Solo senza l' euro si potranno attuare le giuste politiche per curare le rispettive malattie

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  11. Più che Voci dall'Estero dovreste chiamare questo blog Critiche alla Germania visto il numero di articoli con cui cercate di affermare che la Germania non è poi così perfetta come qualcuno vorrebbe descrivere (chi?). Nell'incipit è scritto che riportate questo articolo, pubblicato dalla prestigiosa (?) rivista Der Spiegel per rispondere a chi (come il sottoscritto) sostiene che quello tedesco è un modello da copiare. Ho letto l'articolo nella versione originale (non se ne abbia a male chi ha faticato a tradurlo) e la 'prestigiosa' rivista tedesca mi pare che abbia amplificato un po' troppo la situazione. A proposito...Der Spiegel era prestigiosa anche quando negli anni '70 pubblicò una visione dell'Italia mettendo in copertina un piatto di spaghetti e una pistola volendo con questo descrivere il nostro un Paese di mangiaspaghetti e mafia?
    Ma tornando al corrente articolo, ho scritto che mi sembra un giudizio un po' severo e conoscendo i tedeschi non mi sorprende, sono di mentalità molto critica e questo anche nei loro stessi confronti, non solo verso gli stranieri. D'altronde è il Paese che ha mandato a casa un cancelliere come Schröder preferendo una Merkel che per quanto persona seria sta solo godendo dei benefici raggiunti grazie alle riforme volute dal suo predecessore. E non mi riferisco solo alle riforme Hartz, ma anche quelle in tema fiscale. Vogliamo ricordare che fu Schröder a ridurre la prima aliquota fiscale dal 25,9% del 1999 progressivamente al 15% nel 2005 (oggi è al 14%)?
    Vogliamo far presente che il reddito pro capite nei Länder orientali ex DDR è oggi di circa 22.000 euro mentre nelle regioni meridionali d'Italia è attorni ai 15.000? Situazione questa che sta portando il governo tedesco a valutare la possibilità di anticipare la fine della tassa di solidarietà (Solidaritätszuschlag).
    Avendo lavorato per due aziende tedesche e trasferendomi spesso in Germania per lavoro (oggi vendo made in Italy in Germania!) oltre che per motivi personali, ho una idea di quale sia il cosiddetto modello tedesco e mi sento tranquillamente di definirlo un modello da prendere in considerazione, se non in toto almeno in gran parte, se per modello consideriamo tutti gli aspetti: lavoro, istruzione, welfare, sanità, diritti, giustizia, servizi pubblici. Poi ciascuno abbia pure altri modelli a cui ispirarsi, da quello statunitense a quello inglese. Oppure ne suggerisca uno di nuovo, d'altronde siamo o non siamo famosi per la nostra creatività?

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