10/05/14

Lapavitsas: La sinistra ha bisogno di un Euroscetticismo progressista per contrastare i mali dell'UE

Su “The Guardian” l’economista greco Lapavitsas tenta di suonare la sveglia alla sinistra, la quale si deve rendere conto che le politiche anti-austerità che essa vorrebbe sono impossibili in seno alle istituzioni della UE, diventate sempre più antidemocratiche. Il “Più Europa” o lo “sbattere i pugni sul tavolo” non è né fattibile né auspicabile. Ringraziamo Federico Di Matteo per la segnalazione su Twitter.
Proteste anti-austerità ad Atene, in Grecia. 'La crisi dell'Eurozona, invece di cambiare le cose per il meglio, in realtà ha consolidato i meccanismi conservatori nel cuore dell'Unione europea.'
Fotografia: KeystoneUSA-Zuma/Rex Features

La frustrazione dilaga in Europa, e per delle buone ragioni: disoccupazione persistente, disuguaglianza, crescita debole e un diffuso senso d'impotenza, per citarne alcune. Purtroppo, il principale beneficiario politico rischia di essere la destra euroscettica e anche l'estrema destra. La sinistra non riesce a sfruttare l'onda di frustrazione popolare, principalmente perché non ha alcuna agenda progressista euroscettica da proporre.

Questo non significa che la sinistra non abbia alcuna soluzione radicale per i mali che affliggono l'Europa. Essa rifiuta l'austerità fiscale che sta devastando l’economia e lo stato sociale; raccomanda delle politiche per ridurre la disoccupazione, soprattutto tra i giovani; favorisce la redistribuzione del reddito e della ricchezza per combattere la disuguaglianza; propone controlli sul sistema finanziario, uno dei principali colpevoli del malessere attuale; sostiene un piano di investimenti per incrementare la capacità produttiva e riequilibrare l'economia europea.

Il guaio è che la sinistra si rifiuta di riconoscere ciò che in tutta Europa è sempre più evidente a chi lavora: queste politiche radicali sono impossibili in seno alle istituzioni dell'UE. Il trattato di Maastricht del 1992 ha assicurato che l'UE venga gestita da burocrati privilegiati che impostano le politiche nell'interesse delle grandi imprese, comprese la deregolamentazione dei mercati e la protezione della finanza. L'Unione monetaria europea e la moneta unica lanciata nel 1999 hanno creato una struttura rigida di austerità permanente, e hanno imposto controlli da parte di Bruxelles e Francoforte sulle politiche economiche nazionali. La crisi dell'Eurozona, invece di cambiare le cose per il meglio, in realtà ha consolidato i meccanismi conservatori nel cuore dell'Unione europea.

La moneta unica ha anche reso l'UE più gerarchica, con un piccolo centro e diverse periferie. Al vertice della gerarchia si trova la Germania, che attualmente gode di un potere senza precedenti in tutto il continente, sia all'interno sia all'esterno dell’eurozona. Sorprendentemente, gli operai tedeschi non hanno beneficiato di questo straordinario sviluppo, poiché i loro redditi sono rimasti congelati o sono aumentati molto lentamente, permettendo così alle grandi imprese tedesche di dominare i mercati. Il più grande perdente è la Francia, surclassata dalla Germania all'interno dell'eurozona, con scarse prospettive di crescita, grandi deficit e un sistema di welfare sotto attacco. La posizione futura del Regno Unito nel nuovo scenario di potere economico e politico in Europa è tutt'altro che chiara.

Come l'Unione europea si è irrigidita, il suo processo decisionale è diventato meno democratico e persino anti-democratico. Nell'affrontare la crisi dell'Eurozona, per esempio, l'Unione Europea ha imposto governi non eletti sia in Italia che in Grecia, negando con forza al popolo greco il diritto di tenere un referendum sull'opportunità di accettare il suo "salvataggio". Il senso di impotenza e perdita dei diritti democratici fra gli elettori è ben giustificato.

Inoltre, la politica di immigrazione è stata un macello. Da un lato, la libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'UE, senza istituzioni di base per sostenere i lavoratori nei paesi riceventi, non poteva essere una cosa facile in un continente che comprende così tante lingue e culture diverse. Dall’altro, la politica della "fortezza Europa" di tenere fuori le masse indesiderate dell'Africa e dell'Asia ha trasformato i paesi del sud in un campo di battaglia permanente, con gli immigrati detenuti nei campi in condizioni disperate.

Questo potente mix di fallimento economico e favoritismo verso le grandi imprese ora minaccia di dare una spinta all'estrema destra, con i fantasmi nazionalisti e razzisti che ricompaiono in Europa. La sinistra dovrebbe cercare di contrastare questa prospettiva, ma non chiedendo un’integrazione europea rafforzata nella speranza di creare un’UE "migliore". I meccanismi istituzionali dell'Unione Europea sono troppo guasti per essere riformati. Devono essere smantellati e sostituiti. La sinistra dovrebbe, piuttosto, dare voce alla frustrazione dei lavoratori inviando un chiaro messaggio anticapitalista che unisca delle politiche radicali a un euroscetticismo progressista. Due passi sono fondamentali a questo proposito.

Il primo è accettare che l'eurozona sia irrimediabilmente fallita. Mantenere la moneta unica con la forza politica e contro ogni buon senso sta in realtà strangolando la vita economica dell'Europa. Ai singoli paesi dovrebbe essere offerta un’opzione di uscita cooperativa. La zona euro nel suo complesso dovrebbe essere sostituita da un sistema di tassi di cambio gestiti e flussi di capitale controllati, evitando così un ritorno a dannose svalutazioni competitive tra le nazioni.

Il secondo è  rendersi conto che un singolo stato europeo, federale o unitario, non è né fattibile né auspicabile. La ragione fondamentale è che non c'è un unico "demos" europeo. Sicuramente, la crisi dell'Eurozona ha dimostrato che i meccanismi dello stato-nazione possono offrire una certa protezione contro la pesante intromissione delle grandi imprese che utilizzano i meccanismi della UE. La sinistra dovrebbe sottolineare che il futuro dell'Europa è di cooperazione democratica tra i popoli sulla base dell’uguaglianza.

Le prossime elezioni europee rischiano di dare un pesante scossone alla politica europea. Se la sinistra coglie il messaggio e sviluppa un euroscetticismo progressista, le cose in Europa potrebbero cominciare a migliorare.


7 commenti:

  1. Beh, almeno qualcun altro comincia a dirlo, insieme ad Alberto Bagnai e pochi altri. Il problema è che la sinistra appare incatenata a se stessa e non disposta ad ascoltare. Si sente un Ulisse tra le sirene, e non vedo, purtroppo, altro esito che lo scossone elettorale. A patto che le masse narcotizzate si risveglino. Ma anche questo, grazie all'azione delittuosa dei mezzi di dis-informazione, appare problematico.

    RispondiElimina
  2. Non vorrei continuare a dire che tutti i partiti sono del "giro" Anche i Grillini.
    E' fin troppo banale osservare che non "mettono" nero su bianco sugli argomenti più spinosi... men che meno sulla sovranità monetaria.
    La sinistra si regge, solamente sulla truffa, basta guardare quello che hanno combinato con tre primi ministri non eletti da nessuno, la destra e la lega tentennano.... si tante parole, ma scritti poco o nulla. Evito di ripetere quanto l'articolo ha riportato, in quanto è elementare.

    RispondiElimina
  3. perche', mettere basta euro nel simbolo vuol dire tentennare?

    RispondiElimina
  4. Alla sinistra basterebbe fare la sinistra.
    È ormai da oltre vent'anni che gioca a fare la destra; e con risultati anche peggiori oltretutto.

    RispondiElimina
  5. Purtroppo la sinistra, ha tradito da anni Marx, oramai è di fatto irrecuperabile..
    Del resto basta solamente ascoltare ciò che dicono, per rendersi conto che una piccola percentuale riesce a ragionare, gli altri seguono come tante pecore belanti.

    RispondiElimina
  6. Non tutta la sinistra comunque non ha chiaro il problema ... http://sinistracontroleuro.blogspot.it/

    RispondiElimina