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29/09/20

J. Pisani-Ferry - La scommessa della ripresa europea



L'autorevole economista francese Jean Pisani-Ferry, pur essendo un sostenitore dell'unione fiscale tra i paesi europei e quindi di decisioni economiche strettamente indirizzate e controllate dai burocrati a livello sovranazionale, in questo suo articolo su Project Syndicate esprime grossi dubbi sulla reale efficacia del Recovery Fund europeo, sul quale si fondano tutte le ambizioni e le prospettive di gran parte dei politici italiani con l'appoggio della grande stampa. 


JEAN PISANI-FERRY*, 25 settembre 2020

Se il nuovo programma di ripresa dell'Unione europea avrà successo, potrebbe aprire definitivamente la strada alla creazione di un'unione fiscale. Ma se i fondi dell'UE non riusciranno a raggiungere gli obiettivi dichiarati del piano, o se gli interessi politici prevarranno sulla necessità economica, le aspirazioni federali saranno deluse per una intera generazione.

 

PARIGI - Per aiutare le loro economie colpite dalla pandemia, i leader dell'Unione europea hanno deciso a luglio di prendere in prestito 750 miliardi di euro per finanziare 390 miliardi di sovvenzioni e 360 ​​miliardi di prestiti agli Stati membri dell’Unione. Il programma, denominato Next Generation EU, è stato giustamente salutato come un importante passo avanti: mai prima d’ora l'UE aveva raccolto prestiti per finanziare spese, o addirittura trasferimenti, a favore degli Stati membri.

Ma il programma, e il suo Recovery and Resilience Facility  che erogherà la maggior parte dei fondi, rappresentano una scommessa ad alto rischio. Se il piano avrà successo, aprirà sicuramente la strada a ulteriori iniziative e forse alla fine a un'unione fiscale accanto all'unione monetaria istituita due decenni fa. Ma se il programma non riuscirà a raggiungere gli obiettivi dichiarati, se gli interessi politici prevarranno sulla necessità economica, le aspirazioni federali saranno deluse per una intera generazione.

12/04/20

Blanchard e Pisani-Ferry – Monetizzazione del debito: niente panico



In un articolo su VoxEU inusitatamente chiaro, Olivier Blanchard (ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale) e Jean Pisany-Ferry (già consigliere del governo francese) spiegano la monetizzazione del debito. L’emissione di moneta da parte di uno Stato è uno strumento assolutamente naturale per fronteggiare determinate circostanze, ed è già stato esplicitamente dichiarato da Gran Bretagna e Stati Uniti. Anche l’eventualità (assolutamente remota al momento) di un episodio inflattivo potrebbe essere considerata accettabile per la riduzione del peso del debito. Questo articolo contribuisce (confermando quello che nel dibattito in Italia abbiamo sentito in modo forte e coerente solo da Borghi e da Bagnai) a distruggere molti dogmi sulla moneta, il debito e il finanziamento pubblico, e apre anche a una monetizzazione del debito nell'Eurozona, caratterizzata dalla condivisione del rischio sui diversi titoli sovrani, sulla quale tuttavia, dicono i due economisti, non ci dovrebbero essere motivi di panico. 


di Olivier Blanchard e Jean Pisani-Ferry, 10 aprile 2020

Le operazioni straordinarie che sono in atto nella gran parte dei paesi in risposta allo shock da COVID-19 hanno fatto sorgere il timore che una monetizzazione del debito su ampia scala finisca per innescare un grande episodio inflattivo. Questo articolo sostiene che, fino a ora, non ci sia evidenza che le banche centrali abbiano rinunciato o si accingano a rinunciare al loro mandato sulla stabilità dei prezzi. Sebbene ovviamente sia il caso di prestare attenzione, le banche centrali stanno facendo la cosa giusta e gli autori di questo articolo non vedono alcuna ragione di panico.