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20/02/20

Regno Unito - L'occupazione vola ai livelli massimi

E niente, a quanto pare l'apocalisse continua a essere rimandata. Secondo i più recenti dati riportati da Bloomberg, nel Regno Unito - che stando ai nostri media era devastato e sconvolto dai tormenti per la Brexit - negli ultimi tre mesi del 2019 l'occupazione è esplosa, portando i disoccupati al livello minimo da quattro anni. E i salari sono cresciuti, superando l'inflazione. Quanto al numero di cittadini dell'UE che lavorano in Gran Bretagna, nell'ultimo trimestre prima della dipartita di quest'ultima è aumentato di 36.000 unità. 

 

 

 

Di Lucy Meakin and Andrew Atkinson, 18 febbraio 2020

 

Il numero di lavoratori aumenta più del previsto nel quarto trimestre. 

Il tasso di disoccupazione si mantiene sul livello più basso degli ultimi quattro anni, anche se la crescita si ferma. 

 

L'economia britannica ha creato posti di lavoro a un ritmo impressionante nel quarto trimestre, sfidando le turbolenze politiche per la Brexit.

 

Il numero di persone che lavorano è cresciuto di oltre 180.000 unità rispetto alle previsioni, portando il tasso di disoccupazione al suo minimo da quattro anni: 3,8%, secondo quanto riferito dall'Office for National Statistics. I numeri probabilmente rafforzeranno le previsioni che dicono che quest'anno la Banca d'Inghilterra si asterrà dall'abbassare i tassi di interesse.

 

 



 

 

Il balzo dell'occupazione è avvenuto in un trimestre in cui è stata mancata la seconda scadenza per la Brexit e in cui il primo ministro Boris Johnson ha imposto le elezioni generali per interrompere lo stallo parlamentare. La sua schiacciante vittoria ha attenuato l'incertezza, aiutando l'economia a evitare la contrazione dopo una crescita migliore del previsto a dicembre.

 

Oltre alla ripresa dell'attività dopo la vittoria di Johnson, il governo si sta preparando ad annunciare un grande stimolo fiscale il prossimo mese, volto a sostenere la crescita. La sterlina non si è mossa molto dopo i dati sull'occupazione di martedì.

 

I rischi rimangono, tuttavia. Johnson ha escluso di prolungare il periodo di transizione della Brexit oltre il 31 dicembre, anche se non è stato concluso alcun accordo commerciale.

 

La più recente fotografia del mercato del lavoro suggerisce che le condizioni resteranno ben salde.

 

I posti vacanti, che erano in calo, sono aumentati di 7.000 unità nei tre mesi fino a gennaio mentre l'occupazione nel quarto trimestre ha raggiunto un livello record, trainata dai lavoratori dipendenti assunti a tempo pieno. Le donne hanno rappresentato oltre l'80% della crescita dell'occupazione e ora costituiscono quasi la metà del totale dei lavoratori.

 

Tenendo conto dell'inflazione, la retribuzione regolare è salita al di sopra del picco pre-crisi che era stato toccato nel 2008. Le retribuzioni totali nel quarto trimestre hanno subito un rallentamento, con le retribuzioni regolari in aumento del 3,2% sull'anno e i salari, inclusi i bonus, che hanno guadagnato il 2,9%, la crescita più bassa dal 2018. Tuttavia, stanno ancora superando l'inflazione, inferiore al 2%.

 

La produttività, che dalla crisi finanziaria ha subito un rallentamento, è cresciuta dello 0,3% rispetto all'anno precedente su base oraria: il secondo guadagno trimestrale consecutivo.

 

Nel trimestre precedente all'uscita dal blocco della Gran Bretagna il numero di cittadini dell'Unione Europea che lavorano nel Regno Unito è aumentato di 36.000 unità rispetto all'anno precedente, pari all'1,6%.

25/10/17

Crescita economica mondiale 2000-2016: Grecia e Italia agli ultimissimi posti

La classifica globale della crescita cumulata del PIL tra 2000 e 2016 in quasi tutti gli Stati del mondo stilata da The Sounding Line vede l’Italia in una posizione desolante, agli ultimissimi posti. È andata peggio soltanto in Yemen, Zimbabwe e nella disgraziata Grecia. Ci sono problemi strutturali, conclude l'articolo. Sì, aggiungiamo noi, una moneta sopravvalutata e un'unione monetaria con effetti pari a quelli di una guerra.

 

 

 

Taps Coogan, 11 agosto 2017

 

Nel mese di maggio, qui su The Sounding Line, abbiamo sottolineato che l'economia greca si è ridotta del 9% da quando ha adottato l'euro nel 2002, dimostrando che la Grecia non ha tratto sostanzialmente alcun beneficio economico dall'ingresso nell'Euro e ha perso l’equivalente di un’intera generazione di crescita e prosperità.

 

"L'economia greca oggi è ridotta del 9 % rispetto a quando la Grecia ha adottato l'euro, nel 2002. Solo per questo fatto l'economia greca ha sperimentato una delle peggiori performance di “crescita” economica a lungo termine di tutto il mondo".


 



 

 

L'affermazione che la Grecia ha sperimentato una delle peggiori performance economiche del mondo potrebbe sembrare un’iperbole, ma purtroppo non è così.

 

Per illustrare ulteriormente questo punto, abbiamo analizzato il prodotto interno lordo reale (PIL) di ogni paese del mondo dal 2000 al 2016 in valuta locale tenuto conto dell'inflazione in base ai dati della Banca mondiale. Gli unici paesi che mancano sono quella manciata di stati per i quali i dati economici pertinenti non erano disponibili per queste cause: conflitti militari (Somalia, Afghanistan, Siria); nel 2000 non esistevano (Sud Sudan); sono microstati (Monaco, Andorra ecc.); oppure, nel caso del Venezuela e della Corea del Nord, hanno un tasso di inflazione che non è più calcolabile o è sconosciuto. In definitiva, i dati sono risultati disponibili per 181 paesi.

 

 

Escludendo i paesi di cui sopra, la Grecia ha sperimentato la maggior riduzione assoluta del PIL reale rispetto a qualsiasi paese al mondo nel 21 ° secolo e (insieme con la Repubblica Centrafricana) il terzo peggior tasso di crescita economica di qualsiasi paese.

 

 

Gli evidenti effetti negativi dell'appartenenza all'Eurozona non sono limitati alla Grecia.

Subito dopo la Grecia e la Repubblica Centrafricana viene l'Italia, che ha visto la quarta più lenta crescita economica di tutto il mondo nel 21° secolo, una crescita a malapena dell'1% nel corso degli ultimi 16 anni. Non molto lontano, il Portogallo risulta la sesta economia più lenta al mondo, con una crescita negli ultimi 16 anni del 3%.

 

Da notare che tra i 25 paesi con la crescita economica più lenta del mondo, sette sono paesi dell'eurozona, tra cui la Germania (un po' sorprendente), i Paesi Bassi, la Finlandia e la Francia. La Danimarca, che è nell'UE, ma non nell'area dell'euro (però ha la moneta agganciata all’euro, ndVdE), è anche lei tra i 25 paesi con la crescita più lenta al mondo.

 

Comunque possiamo congratularci con i leader economici dell'Eurozona per avere ridotto l'economia della Grecia meno (parlando di percentuali) di quanto ha fatto un dittatore di 93 anni come Robert Mugabe nello Zimbabwe e delle varie fazioni che governano lo Yemen lacerato dalla guerra.

 

In altre parole, negli ultimi 17 anni la crescita economica greca, italiana e portoghese è stata peggiore rispetto a: Iraq (nonostante 15 estenuanti anni di guerra e insurrezione), Iran (nonostante gli anni di schiaccianti sanzioni internazionali), Ucraina (nonostante il suo conflitto con la Russia), Liberia (nonostante la guerra civile e migliaia di persone uccise da Ebola), Sudan (nonostante anni di genocidio, guerra civile e la divisione in due del paese) e di quasi tutti gli altri paesi del mondo.

 

Naturalmente, mantenere elevati tassi di crescita è più difficile per le grandi economie sviluppate. Tuttavia, questa non è una scusa per la crescita negativa o vicina a zero osservata in Grecia, Italia e Portogallo. Tutte le grandi economie sviluppate al di fuori dell'Eurozona infatti sono cresciute notevolmente nello stesso periodo. Questo è particolarmente vero visto che anche l’economia - famigerata per la sua lentezza - del Giappone è cresciuta di un relativamente veloce 13%, la Svizzera del 31%, il Regno Unito del 32%, gli Stati Uniti del 33%, il Canada del 36%, l'Australia del 59%, la Russia del 71% e la Cina di un incredibile 325%.

 

Sebbene la crescita economica non sia l'unica misura importante per giudicare un'economia, né garantisca che la ricchezza economica sia distribuita in modo equo, in assenza di crescita, semplicemente, non è possibile avere sostanziali miglioramenti economici per la popolazione di un paese.

 

Ciò che sta succedendo in diverse economie dell'Eurozona non può essere attribuito a un rallentamento economico ciclico, né a un recupero lento dalla crisi finanziaria del 2008, né è semplicemente una conseguenza inevitabile per un'economia sviluppata. Lo smentiscono le prestazioni migliori di praticamente qualsiasi altro paese sulla Terra, dai più grandi paesi avanzati ai paesi del Terzo mondo che hanno affrontato guerre, genocidi, epidemie, corruzione e rivoluzioni.

Grecia, Italia, Portogallo e alcuni altri paesi dell'Eurozona soffrono di profondi problemi strutturali (per esempio una moneta strutturalmente sopravvalutata, ndVdE) e di una gestione economica tra le più incapaci del mondo. Forse è giunto il momento di iniziare a considerare i leader economici dell'autodichiarata élite che gestisce l’eurozona responsabili dei risultati che hanno ottenuto.

E, dato che la Grecia continua a lottare per sostenere il suo debito sovrano non ripagabile, vale la pena di notare che i sette paesi africani e centroamericani che hanno scelto di fare default sui propri debiti sovrani a partire dal 2000, sono tutti cresciuti più della Grecia (con la probabile eccezione del Venezuela). Forse la Grecia dovrebbe cogliere il suggerimento.

















































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































Nome del Paese 

 

Crescita cumulata del PIL dal 2000

 

(Valuta locale a valore costante – miliardi)
 

 

Crescita % del PIL dal 2000

(Valuta locale a valore costante)
Yemen, Rep.-20.16-8%
Zimbabwe-0.65-4%
Grecia-5.41-3%
Repubblica Centrale Africana-20.93-3%
Italia13.141%
Micronesia, Fed. Sts.0.013%
Portogallo7.064%
Bahamas0.669%
Brunei Darussalam1.8111%
Jamaica92.8012%
Giappone61180.9913%
Barbados0.1414%
Danimarca265.3616%
Palau0.0317%
Francia350.3720%
Finlandia31.5620%
Germania484.5421%
Haiti2.7121%
Olanda114.8921%
St. Lucia0.5321%
Austria61.3524%
Belgio76.7525%
Tonga0.1727%
Cipro3.3927%
Spagna234.9327%
Norvegia622.2628%
Croazia72.3428%
Kiribati0.0428%
Tuvalu0.0130%
Svizzera157.0531%
Dominica0.2931%
Regno Unito423.7032%
Stati Uniti4152.5533%
Antigua e Barbuda0.8133%
Isole Marshall0.0434%
Canada494.4836%
El Salvador2.6936%
Slovenia10.0936%
Ungaria8130.9837%
Ucraina274.5639%
Comoros33.0340%
Messico4172.0341%
Svezia1161.9041%
Grenada0.6541%
Liberia0.2344%
St. Vincent e Grenadines0.5545%
Brasile552.8246%
Argentina224.3747%
Fiji2.6647%
Vanuatu20.5148%
St. Kitts e Nevis0.6948%
Guinea3173.5951%
Repubblica Ceca1486.4351%
Nuova Zelanda81.8752%
Gabon1865.8952%
Samoa0.6352%
Madagascar245.4753%
Macedonia153.5855%
Sud Africa1116.9557%
Burundi621.1057%
Guinea-Bissau163.0257%
Islanda727.8558%
Australia613.8459%
Lussemburgo18.0759%
Suriname3.3259%
Montenegro0.6460%
Serbia1220.4661%
Uruguay258.8561%
Iran783097.5562%
Malta3.3863%
Guyana173.9565%
Bosnia Herzegovina10.8565%
Togo604.7866%
Gambia9.8066%
Costa d'Avorio6929.6466%
Seychelles3.4666%
Estonia7.0866%
Tunisia27.9167%
Belize1.1167%
Swaziland16.3468%
Oman11.2669%
Israele498.0770%
Russia25397.3371%
Bulgaria35.0972%
Guatemala104.4473%
Trinidad e Tobago37.9074%
Isole Solomon2.0874%
Polonia738.3775%
Hong Kong1055.9876%
Lettonia9.4076%
Algeria2629.5878%
Romania177.0281%
Nepal342.8881%
Nicaragua80.2282%
Arabia Saudita1167.4782%
Corea del Sud687421.2084%
Ecuador31.6084%
Honduras89.9384%
Paraguay13903.8785%
Cisgiordania e Gaza3.7085%
Lesotho11.4986%
Cile67538.7186%
Camerun5717.4186%
Tailandia4553.7387%
Mauritius155.2288%
Lituania16.1088%
Repubblica del Congo772.7788%
Repubblica Slovacca36.9688%
Colombia256914.0090%
Kuwait19.0090%
Djibouti60.6790%
Cuba25.9391%
Benin1951.1191%
Emirati Arabi Uniti663.1191%
Egitto914.3991%
Libano30327.2192%
Costa Rica13038.1093%
Irlanda116.0493%
Botswana42.9294%
Pakistan5712.8394%
Albania385.0594%
Senegal3090.7695%
Capoverde71.6196%
Kirgyzistan20.5897%
Bolivia22.0298%
Marocco453.4799%
Malawi652.4299%
Mauritania448.06106%
Moldavia17.28108%
Iraq105654.78109%
Namibia57.21110%
Belarus1.01111%
Kenya2265.82111%
Malesia584.36112%
Turkia839.67115%
Giordania6.22115%
Sao Tome e Principe2102.32116%
Kosovo2.70116%
Niger1769.17119%
Singapore218.78119%
Mali2542.25120%
Repubblica Dominicana1224.97120%
Timor-Leste0.67120%
Sudan17.62124%
Perù278.89126%
Filippine4545.69127%
Indonesia5311308.16129%
Sri Lanka5137.10133%
Congo6331.19135%
Georgia6.42139%
Sierra Leone5294.59142%
Burkina Faso2738.32145%
Bangladesh5306.24150%
Ghana22.33162%
Armenia1333.63166%
Vietnam1916359.00168%
Panama23.53169%
Zambia81.72172%
Uganda35628.56177%
Kazakistan8407.96181%
Tanzania30517.23183%
Nigeria45037.26190%
Angola1126.92201%
India82199.84207%
Mongolia10794.71207%
Lao PDR73773.88210%
Uzbekistan2334.35212%
Bhutan43.16219%
Mozambico322.53221%
Ciad3571.58222%
Cambogia31886.78226%
Macao246.40227%
Tagikistan4.09229%
Rwanda4424.00235%
Turkmenistan37.32268%
Etiopia607.82300%
Cina49207.06325%
Azerbaigian15.81335%
Guinea equatoriale4592.95336%
Myanmar47482.39370%
Qatar628.08374%

 

 

 

27/08/17

Jackson Hole: ricercatori sostengono che lo stimolo fiscale in recessione è efficace anche se il debito pubblico è elevato

Come riportato da Reuters, all'annuale incontro dei banchieri centrali a Jackson Hole alcuni ricercatori della Università di Berkeley hanno mostrato a Yellen, Draghi e soci una ricerca secondo la quale la spesa in deficit durante una recessione, anche in presenza di un alto debito pubblico, accelera la ripresa e non comporta molti rischi per la crescita a lungo termine. Al di là della facile ironia sull'acqua calda e le sue infinite riscoperte, la notizia dice molto del sentimento di impotenza dei banchieri centrali di fronte alla prossima crisi economica, e sembra essere sia un invito ai governi a fare qualcosa che un tentativo di prevenire future critiche all'operato delle banche centrali.

 

 

 

Reuters, 26/09/2017

 

Davanti ad un influente gruppo di banchieri centrali a Jackson, Wyoming, alcuni ricercatori hanno affermato che la spesa pubblica in recessione può spingere l'economia di un paese senza aumentare a dismisura e in modo permanente il suo debito pubblico, anche se questo è già abbastanza elevato.  [Il riferimento è all'annuale e importante meeting di banchieri centrali tenuto ogni anno a Jackson Hole dall'americana Fed, ndVdE].

 

"Le politiche fiscali espansive adottate quando l'economia è debole non solo possono stimolare la produzione ma anche ridurre il rapporto debito-PIL", hanno dichiarato i professori Alan Auerbach e Yuriy Gorodnichenko dell'Università della California, Berkeley, in un documento presentato all'annuale simposio economico della Federal Reserve di Kansas City.

 

Il focus del simposio quest'anno è su come promuovere al meglio un'economia globale più forte.

 

Dopo la crisi finanziaria mondiale del 2007-2009, la paura di un debito pubblico in crescita a vista d'occhio ha spinto le autorità fiscali di alcuni paesi a diminuire la spesa pubblica, una tattica che adesso gli economisti ritengono che abbia rallentato la ripresa.

 

Ma con livelli di debito storicamente elevati in molti paesi, inclusi gli Stati Uniti, dove il debito è circa al 76% del PIL nazionale, i responsabili delle politiche economiche si preoccupano per il rallentamento della crescita.

 

La ricerca presentata sabato offre nuovi elementi a dimostrazione del fatto che lo stimolo fiscale durante una recessione è sicuro ed efficace anche nei paesi fortemente indebitati.

 

Ciò può essere particolarmente gradito per i banchieri centrali, tra cui il presidente della Federal Reserve Janet Yellen e il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, che hanno a disposizione opzioni limitate per combattere una futura recessione, tenuto conto dei bassi tassi di interesse e dei bassi tassi di inflazione nelle loro economie.

 

I politici di Washington si stanno preparando per una potenziale resa dei conti sul debito degli Stati Uniti il ​​prossimo mese, mentre il Segretario del Tesoro Stephen Mnuchin ha avvertito che se entro il 29 settembre il Congresso non solleverà il massimale del debito del paese il governo non sarà più in grado di pagare i propri conti. In passato, i repubblicani hanno cercato di utilizzare i dibattiti sul tetto del debito come leva per limitare la spesa pubblica.

 

I ricercatori dell'Università della California hanno avvertito nel loro documento che lo stimolo fiscale in un'economia forte potrebbe effettivamente aumentare gli oneri del debito e rallentare la crescita a lungo termine.

 

"I nostri risultati non dovrebbero essere interpretati come un appello incondizionato ad una spesa pubblica aggressiva in risposta ad un'economia in declino", hanno scritto.

 

Tuttavia, hanno sostenuto, i dati suggeriscono che la spesa fiscale durante una recessione comporta meno rischi di depressione di quanto comunemente si pensi:

 

"Con i vincoli stringenti sulle banche centrali, quando arriverà la prossima recessione sarebbe auspicabile una risposta più attiva da parte della politica fiscale ".