Una fonte mainstream quale il Bloomberg dichiara ufficialmente morto il sogno americano di imporre il proprio sistema di controllo mondiale. La Russia, dopo essersi ripresa dal crollo dell'Unione Sovietica, assieme a una nuova potenza come la Cina, sono sfuggite alla guida statunitense creando poli alternativi di influenza. Naturalmente Bloomberg assume un punto di vista assolutamente favorevole e roseo sul nuovo ordine mondiale pacifico e collaborativo che gli Stati Uniti avrebbero tentato di perseguire e considera negativamente la sua fine, gettandone la responsabilità sull'autoritarismo e le mire di potenza di Cina e Russia. In sostanza però questa rinuncia ufficiale all'ambizione di integrare questi paesi sotto l'impero americano non significa pace: secondo Bloomberg la conseguenza sarà che gli USA dovranno impegnarsi in maniera sempre più aggressiva a difendere militarmente l'impero americano finora consolidato.
di Hal Brands, 27 settembre 2017
La politica estera americana ha raggiunto uno storico punto di svolta, e qui è la sorpresa: non ha molto a che vedere con l'estenuante e controversa presidenza di Donald Trump.
Per circa 25 anni dopo la fine della Guerra Fredda uno dei temi dominanti della politica USA è stato quello di condurre uno sforzo per globalizzare l'ordine liberale internazionale che originariamente aveva preso piede nei paesi occidentali a seguito della Seconda Guerra Mondiale. Il governo di Washington sperava di riuscire a integrare in esso i potenziali avversari del sistema, vale a dire la Russia e la Cina, in modo così profondo che non avessero più motivo o desiderio di mandare all'aria quel sistema. L'obiettivo era di spingere tutte le maggiori potenze mondiali, tramite incentivi economici e diplomatici, verso un sistema nel quale esse si ritenessero soddisfatte, e dove gli USA e i suoi valori avrebbero regnato supremi.
Era un'ambizione esaltante, basata sull'idea che Russia e Cina si stessero avviando definitivamente sul sentiero della liberalizzazione politica ed economica, e che alla fine avrebbero potuto definire i propri interessi in un modo compatibile con quelli americani.
E tuttavia questo progetto si trova ora innegabilmente in una via senza uscita. Il nuovo obiettivo della strategia americana non è più quello di integrare le grandi potenze rivali in un vero ordine globale, ma solo di difendere il sistema internazionale attualmente esistente - sistema funzionante ma incompleto.
Questa conclusione può essere dura da accettare, perché si scontra con il grande ottimismo che aveva caratterizzato l'epoca successiva alla Guerra Fredda. Al termine del grande confronto tra le due superpotenze, la democrazia e il libero mercato si erano diffusi come incendi, i muri erano caduti e le divisioni geopolitiche stavano scomparendo.
Anche la Russia e la Cina - la prima una grande rivale geopolitica dell'America già da molto tempo, la seconda una superpotenza che si stava profilando all'orizzonte - stavano mostrando interesse per una maggiore cooperazione e integrazione con la comunità internazionale guidata dagli USA. Sembrava possibile che il mondo si muovesse verso un unico modello di organizzazione politica ed economica, verso un unico sistema globale guidato dall'America.
Promuovere un tale risultato era diventato la principale preoccupazione della politica estera americana. Gli USA cercavano di approfondire i legami diplomatici con la Russia di Boris Yeltsin e di incoraggiare le riforme democratiche e per il libero mercato, nonostante queste si scontrassero con il possibile revanscismo russo e l'instabilità europea dovuta all'espansione della NATO verso i paesi che prima appartenevano al Patto di Varsavia.
Allo stesso modo Washington perseguiva un obiettivo di "ampio coinvolgimento" della Cina, mirato a integrare Pechino verso l'economia globale e a incoraggiarla a prendere un ruolo più attivo nella diplomazia regionale e internazionale. L'idea era che una Cina più ricca sarebbe alla fine diventata una Cina più democratica, dato che la crescita della classe media avrebbe fatto pressione per delle riforme politiche. La politica americana di integrazione prevedeva al contempo di dare a Pechino una maggior partecipazione nell'ordine liberale allora esistente guidato dagli USA. Questo avrebbe dunque tolto ai leader cinesi il motivo di sfidare l'ordine esistente.
Come descritto dall'amministrazione del presidente Bill Clinton, questo approccio mirava ad "accogliere il desiderio di entrambi i paesi [Russia e Cina] di partecipare all'economia globale e alle istituzioni globali, insistendo che entrambe accettassero gli obblighi, così come i benefici, dell'integrazione".
Questa strategia, riassunta dal vice-segretario di stato Robert Zoellick nel 2005 come "modello dell'azionista responsabile", rifletteva l'ammirabile aspirazione a lasciarsi per sempre alle spalle le intense competizioni geopolitiche e ideologiche del ventesimo secolo. Tuttavia, come è diventato sempre più chiaro nel corso dell'ultimo decennio, prima in Russia e adesso in Cina, questo approccio era basato su due assunzioni che non hanno retto al confronto con la realtà.
La prima assunzione era che Cina e Russia si stessero davvero muovendo inesorabilmente verso uno stile occidentale di liberalismo economico e politico. Le riforme in Russia si sono arrestate alla fine degli anni '90, nel mezzo della crisi economica e del caos politico. Nei successivi 15 anni Vladimir Putin ha progressivamente ristabilito un modello di governo caratterizzato da un autoritarismo politico sempre meno mascherato, e con una collusione sempre più stretta tra lo stato e i grandi interessi commerciali.
In Cina la crescita economica e l'integrazione verso l'economia globale non hanno portato a una automatica liberalizzazione politica. Il Partito Comunista al governo ha invece utilizzato i vertiginosi tassi di crescita economica come sistema per ottenere legittimazione e seppellire il dissenso. Negli anni recenti il sistema politico cinese è diventato anzi più autoritario, il governo ha assiduamente represso le richieste di diritti umani e l'attivismo politico indipendente, e ha raggiunto un potere centralizzato che non si vedeva da decenni.
La seconda assunzione era che queste potenze avrebbero potuto definire i propri interessi nel modo voluto dagli USA. Il problema qui è che la Russia e la Cina non sono mai state davvero disposte ad abbracciare l'ordine liberale americano, che enfatizzava idee liberali che avrebbero inevitabilmente minacciato i regimi dittatoriali, per non parlare dell'espansione della NATO verso quella che prima era la sfera di influenza di Mosca, e la persistenza delle alleanze e delle forze militari americane in tutta la zona dell'Asia orientale al confine della Cina. E così Pechino e Mosca hanno iniziato a ottenere o riguadagnare il potere di mettere in discussione quell'ordine mondiale, e hanno progressivamente iniziato a esercitarlo.
La Russia ha cercato, nell'ultimo decennio, di modificare l'ordine post-Guerra Fredda in Europa con la forza e l'intimidazione, in particolare con le invasioni della Georgia nel 2008 e dell'Ucraina nel 2014. Il governo di Putin ha lavorato anche per minare istituzioni chiave dell'ordine liberale, come la NATO e l'Unione Europea, e si è intromesso aggressivamente nelle elezioni e negli affari politici interni dei paesi occidentali.
La Cina, dal canto suo, è stata ben lieta di raccogliere i benefici dell'inclusione nell'economia globale, mentre cercava progressivamente di dominare la sua zona periferica sull'oceano, e di costringere e intimidire i vicini, come il Vietnam e il Giappone, e cercava di indebolire le alleanze USA nell'area del Pacifico.
I funzionari americani speravano che Mosca e Pechino si sarebbero infine sentiti soddisfatti dello status quo. Invece, come ha scritto Thomas Wright della Brookings Institution, si stanno comportando alla classica maniera revanscista.
L'era dell'integrazione è dunque finita, nel senso che non c'è più nessuna prospettiva realistica a breve termine di riportare la Russia o la Cina dentro un sistema guidato dall'America. Questo non significa, comunque, che l'America sia destinata alla guerra con la Russia e la Cina, o che debba cercare di isolare una o l'altra delle due potenze.
Nel bene o nel male, il rapporto commerciale tra America e Cina resta necessario per la prosperità americana e per la salute dell'economia globale. La cooperazione tra Washington e Pechino, e anche tra Washington e Mosca, è importante per poter affrontare le sfide diplomatiche internazionali come la proliferazione nucleare e il cambiamento climatico.
Ciò che questo significa, però, è che gli USA devono diventare al tempo stesso più duri e meno ambiziosi nel loro approccio alle relazioni con le grandi potenze e con il sistema internazionale. Meno ambizioni nel senso che dovranno mettere da parte l'idea che l'ordine liberale possa diventare davvero globale o possa coinvolgere tutte le maggiori potenze, almeno nel prossimo futuro. E devono diventare più duri nel senso di capire che serviranno sforzi maggiori per difendere l'ordine attualmente esistente dalla sfida rappresentata dalle potenze revisioniste.
Questo richiede di intraprendere passi difficili ma necessari, come quello di fare gli investimenti militari necessari per mantenere la potenza americana e la capacità di deterrenza nell'Europa dell'est e nel Pacifico occidentale, nonché sviluppare le capacità necessarie per contrapporsi alla coercizione cinese e alla sovversione politica della Russia verso i rispettivi vicini. Questo richiederà di raccogliere vecchi e nuovi alleati contro la minaccia posta dall'espansionismo russo e cinese. Soprattutto, significherà accettare l'idea che le relazioni tra le grandi potenze debbano entrare in un periodo di maggiore tensione e pericolo, e che la volontà di accettare maggiori costi e rischi sarà il prezzo da pagare per affrontare la sfida revisionista e proteggere gli interessi americani.
In breve, l'obiettivo di raggiungere un mondo completamente integrato non è più raggiungibile oggi. Riuscire a difendere l'ordine internazionale esistente che gli USA hanno costruito e guidato nel corso degli anni sarà una sfida - e un risultato - già più che sufficiente.
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04/06/17
L'ordine mondiale multipolare di Mosca e Pechino
Mentre l'ordine mondiale a guida USA è sempre più in crisi e viene apertamente sfidato persino dalle redivive ambizioni egemoniche della Germania, Cina e Russia stanno tenacemente costruendo il proprio ordine mondiale, con una peculiare divisione del lavoro che assegna a Mosca l'onere della difesa e a Pechino l'aspetto economico dell'integrazione eurasiatica. Così, mentre gli USA, che sono la principale causa dell'avvicinamento tra Russia e Cina altrimenti divise da attriti geostrategici, non riescono a sabotare questa cooperazione, sempre più paesi entrano sotto l'ombrello protettivo economico e militare sino-russo, in quella che sembra la realizzazione del peggior incubo geostrategico dell'establishment atlantico. Da The Strategic Culture Foundation.
di Federico Pieraccini, 21/05/2017
(Questo articolo nasce come replica alle tesi che Bobo Lo, analista del Lowy Institute for International Policy, ha esposto a una conferenza del Brooking Institute sulle relazioni sino-russe)
L'ipotesi principale con la quale Bobo Lo comincia a definire la relazione tra Mosca e Pechino è che i due paesi basino la loro collaborazione sulla convenienza e su una convergenza di interessi piuttosto che su un'alleanza. Lo continua spiegando che i principali attriti nella relazione sino-russa riguardano il destino che Putin e Xi riservano all'Europa, in particolare all'Unione Europea, oltre alla differenza di opinioni sul ruolo cinese nel Pacifico. Nel primo caso, Lo afferma che la Russia vuole porre fine al progetto europeo, mentre la Cina spera in un'Europa forte e prospera. Per quel che riguarda la situazione nel Pacifico, secondo questo resoconto, Mosca vuole un equilibrio di potere tra le diverse potenze, senza che il dominio egemonico venga trasferito da Washington a Pechino.
L'unico merito nell'analisi di Lo è l'aver identificato gli Stati Uniti come principale causa dell'avvicinamento strategico tra Mosca e Pechino, certamente un'ipotesi scarsamente presa in considerazione dai responsabili politici statunitensi. Lo ritiene che l'ossessione di Washington sulla cooperazione tra Cina e Russia sia controproducente, anche se pensa anche che gli Stati Uniti non dispongano in realtà della capacità di sabotare o contenere i molti ambiti di cooperazione tra Pechino e Mosca.
Ciò che manca nell'analisi di Lo sono due fattori essenziali che regolano il modo in cui Mosca e Pechino hanno strutturato la loro relazione. La Cina e la Russia hanno compiti diversi nel promuovere il loro ordine mondiale, ovvero preservare la stabilità globale attraverso mezzi militari ed economici. La loro relazione complessiva di cooperazione reciproca va oltre la regione dell'Eurasia e si concentra sull'intero processo di una globalizzazione sostenibile, nonché su come creare un ambiente dove tutti possano prosperare in modo efficiente e sostenibile. Questo implica l'abbandono dell'attuale ordine mondiale unipolare, bellicoso e caotico.
Mosca e Pechino: sicurezza ed economia
Pechino è stato il motore economico del mondo per oltre due decenni e non mostra segni di rallentamento, almeno non troppo. Mosca, contrariamente alla propaganda dei media occidentali, è tornata a svolgere un ruolo non solo a livello regionale, ma come potenza globale. Entrambi questi percorsi di crescita militare ed economica hanno messo Cina e Russia in rotta di collisione con gli Stati Uniti, l'attuale superpotenza globale che tende a dominare le relazioni internazionali con il bullismo economico, politico e militare, grazie a media compiacenti e politici corrotti.
Nel caso di Pechino, il processo di globalizzazione ha enormemente migliorato il paese, consentendo al gigante asiatico di diventare la fabbrica del mondo, con i paesi occidentali che possono esternalizzare il lavoro a basso costo. In questo processo di crescita economica, negli anni Pechino è passata dall'essere un semplice paradiso dell'outsourcing a basso costo per le imprese private ad essere leader mondiale negli investimenti e nei progetti a lungo termine. I dividendi di anni di accumulazione di ricchezza a spese delle nazioni occidentali hanno consentito a Pechino di essere più di un semplice partner strategico per altre nazioni. La Cina guida il processo di globalizzazione, come recentemente sottolineato da Xi Jinping a Davos, in uno storico discorso. La transizione della Cina da innocuo partner dell'Occidente a potenza regionale con enormi investimenti esteri mette il paese in rotta di collisione con Washington. Inevitabilmente, Pechino diventerà l'egemone asiatico, cosa che i politici americani hanno sempre assicurato che non sarà tollerata.
Il pericolo che Washington vede è quello di una Cina emergente come superpotenza regionale che condurrà le danze nel Pacifico, la regione più importante del pianeta. Gli Stati Uniti hanno molti interessi in gioco nella regione e vedono indubbiamente in pericolo il proprio futuro di leader dell'ordine mondiale. La politica del "Perno Asiatico" di Obama puntava proprio a contenere la Cina e limitare il suo potere economico in modo da ridimensionare le ambizioni di Pechino.
Non sorprende che le preoccupazioni di Washington su Mosca riguardino la rinascita delle sue capacità militari. La Russia è in grado di opporsi a determinati obiettivi degli Stati Uniti (vedi Ucraina o Siria) con mezzi militari. La possibilità del Cremlino di limitare l'influenza americana nell'Europa orientale, nel Medio Oriente e nell'Eurasia in generale è motivo di preoccupazione per i responsabili politici americani, che non riescono a contenere la Russia e limitare la sfera d'influenza di Mosca.
In questo contesto, per garantire la stabilità della regione eurasiatica nel suo complesso - in Asia, in Medio Oriente e in Europa - entra in gioco la divisione strategica del lavoro tra Russia e Cina. Per riuscire in questo compito, Mosca ha assunto prevalentemente l'onere militare, condiviso con altre nazioni amiche appartenenti alle aree coinvolte. In Medio Oriente, ad esempio, la partnership di Teheran con Mosca è vista positivamente da Pechino, data la sua intenzione di stabilizzare la regione e di sradicare il problema del terrorismo, di cui nazioni come la Cina e la Russia sono particolarmente preoccupate.
Sia Putin che Xi sono consapevoli che l'influenza degli estremisti islamici nelle regioni caucasiche in Russia o nella regione autonoma dello Xinjiang in Cina, può essere sfruttata opponendosi ai paesi occidentali. In Nord Africa, l'Egitto ha firmato diversi contratti per l'acquisto da Mosca di veicoli militari, oltre ad aver acquistato le due navi Mistral dalla Francia, affidandosi quindi alle forniture militari di Mosca. Non sorprende pertanto che Mosca ed Egitto abbiano collaborato nella situazione in Libia e in Nord Africa in generale.
Nel sud-est asiatico, Mosca cerca di coordinare gli sforzi per raggiungere un accordo tra Afghanistan, Pakistan e India. L'ingresso di New Delhi e Islamabad (Teheran sarà la prossima) nell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), con la benedizione di Pechino, protagonista della riunione dello SCO del 2017, è un risultato fondamentale e la giusta prospettiva dalla quale osservare l'evoluzione della regione. Mosca sta sostanzialmente agendo come mediatore tra le parti ed è anche in grado di interagire con l'India, nonostante la presenza dominante della Cina. L'obiettivo finale di Mosca e di Pechino è di sradicare il fenomeno terroristico nella regione asiatica, con un occhio a ciò che sta succedendo in Nord Africa e Medio Oriente con l'Iran e l'Egitto.
Verso un Ordine Mondiale Multipolare
Il punto di svolta nelle relazioni tra Mosca e Pechino riguarda la capacità di coinvolgere i paesi terzi sotto l'aspetto militare od economico, a seconda delle esigenze e degli obiettivi di questi paesi. Chiaramente nel campo militare è Mosca a condurre, con la vendita di armi ai partner attuali e futuri e la cooperazione in materia di sicurezza (come con le ex Repubbliche Sovietiche dell'Asia centrale o nel Donbass) e con degli interventi mirati, se necessario, come in Siria. Pechino, d'altra parte, agisce in modo diverso, concentrandosi nel campo economico, con al centro in particolare l'Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB).
Iniziative come la One Belt One Road (OBOR) (Una zona Una via, ndt) e la Via Marittima della Seta, hanno lo stesso obiettivo strategico dell'iniziativa militare russa, vale a dire assicurare l'indipendenza della regione in una prospettiva geo-economica, raggiungendo accordi win-win, vantaggiosi per tutti i partner coinvolti. Naturalmente, l'accordo win-win non significa che la Cina vinca e poi vinca nuovamente; piuttosto, comporta una serie di concessioni bilaterali che possano arrivare a soddisfare tutti gli attori coinvolti. Un esempio importante a questo proposito, che spiega il partenariato sino-russo, riguarda l'integrazione dell'Unione Eurasiatica con la Via della Seta cinese. Le preoccupazioni russe sullo status predominante del colosso cinese in Asia centrale sono state mitigate da una serie di soluzioni, come il sostegno del programma di infrastrutture dell'OBOR a quello dell'Unione Eurasiatica. Pechino non è interessata a sostituire il ruolo guida di Mosca nei paesi post-sovietici dell'Asia centrale, ma piuttosto a fornire energia e sviluppo economico significativo alle nazioni particolarmente sottosviluppate che necessitano di importanti investimenti economici, cosa che solo Pechino è in grado di garantire.
Il collegamento dell'Unione Economica Eurasiatica con l'iniziativa One Belt One Road garantisce a Mosca un ruolo primario nel transito di merci da est a ovest, diventando così il punto di collegamento tra Cina ed Europa man mano che il ruolo e la funzione dell'UEE si espandono. Tutti i partecipanti a queste iniziative hanno un'occasione unica per far crescere la loro economia attraverso questa intera rete di collegamenti. Pechino garantisce i soldi per i paesi in difficoltà e Mosca la sicurezza. Lo SCO svolgerà un ruolo importante nella riduzione e nella prevenzione dell'influenza terroristica nella regione, un presupposto per il successo di ogni progetto. Inoltre, anche l'AIIB, e in una certa misura la BRICS Development Bank, dovranno entrare in gioco e offrire garanzie economiche alternative ai paesi potenzialmente coinvolti in questi progetti, al fine di liberarli dalle istituzioni finanziarie internazionali esistenti.
One Belt One Road, e tutti i relativi progetti, rappresentano un'occasione unica in cui tutti i giocatori rilevanti condividono obiettivi comuni e benefici provenienti da questi rivoluzionari rapporti geo-economici. Questo rapporto sicurezza-economia tra Mosca e Pechino è il cuore dell'evoluzione dell'attuale ordine mondiale, dal mondo unipolare al mondo multipolare. Gli Stati Uniti non possono opporsi alla Cina sul fronte economico e alla Russia sul fronte militare. Tutto si riduce a quanto Cina e Russia possano continuare a fornire e garantire un ombrello protettivo economico e militare al resto del mondo.
di Federico Pieraccini, 21/05/2017
(Questo articolo nasce come replica alle tesi che Bobo Lo, analista del Lowy Institute for International Policy, ha esposto a una conferenza del Brooking Institute sulle relazioni sino-russe)
L'ipotesi principale con la quale Bobo Lo comincia a definire la relazione tra Mosca e Pechino è che i due paesi basino la loro collaborazione sulla convenienza e su una convergenza di interessi piuttosto che su un'alleanza. Lo continua spiegando che i principali attriti nella relazione sino-russa riguardano il destino che Putin e Xi riservano all'Europa, in particolare all'Unione Europea, oltre alla differenza di opinioni sul ruolo cinese nel Pacifico. Nel primo caso, Lo afferma che la Russia vuole porre fine al progetto europeo, mentre la Cina spera in un'Europa forte e prospera. Per quel che riguarda la situazione nel Pacifico, secondo questo resoconto, Mosca vuole un equilibrio di potere tra le diverse potenze, senza che il dominio egemonico venga trasferito da Washington a Pechino.
L'unico merito nell'analisi di Lo è l'aver identificato gli Stati Uniti come principale causa dell'avvicinamento strategico tra Mosca e Pechino, certamente un'ipotesi scarsamente presa in considerazione dai responsabili politici statunitensi. Lo ritiene che l'ossessione di Washington sulla cooperazione tra Cina e Russia sia controproducente, anche se pensa anche che gli Stati Uniti non dispongano in realtà della capacità di sabotare o contenere i molti ambiti di cooperazione tra Pechino e Mosca.
Ciò che manca nell'analisi di Lo sono due fattori essenziali che regolano il modo in cui Mosca e Pechino hanno strutturato la loro relazione. La Cina e la Russia hanno compiti diversi nel promuovere il loro ordine mondiale, ovvero preservare la stabilità globale attraverso mezzi militari ed economici. La loro relazione complessiva di cooperazione reciproca va oltre la regione dell'Eurasia e si concentra sull'intero processo di una globalizzazione sostenibile, nonché su come creare un ambiente dove tutti possano prosperare in modo efficiente e sostenibile. Questo implica l'abbandono dell'attuale ordine mondiale unipolare, bellicoso e caotico.
Mosca e Pechino: sicurezza ed economia
Pechino è stato il motore economico del mondo per oltre due decenni e non mostra segni di rallentamento, almeno non troppo. Mosca, contrariamente alla propaganda dei media occidentali, è tornata a svolgere un ruolo non solo a livello regionale, ma come potenza globale. Entrambi questi percorsi di crescita militare ed economica hanno messo Cina e Russia in rotta di collisione con gli Stati Uniti, l'attuale superpotenza globale che tende a dominare le relazioni internazionali con il bullismo economico, politico e militare, grazie a media compiacenti e politici corrotti.
Nel caso di Pechino, il processo di globalizzazione ha enormemente migliorato il paese, consentendo al gigante asiatico di diventare la fabbrica del mondo, con i paesi occidentali che possono esternalizzare il lavoro a basso costo. In questo processo di crescita economica, negli anni Pechino è passata dall'essere un semplice paradiso dell'outsourcing a basso costo per le imprese private ad essere leader mondiale negli investimenti e nei progetti a lungo termine. I dividendi di anni di accumulazione di ricchezza a spese delle nazioni occidentali hanno consentito a Pechino di essere più di un semplice partner strategico per altre nazioni. La Cina guida il processo di globalizzazione, come recentemente sottolineato da Xi Jinping a Davos, in uno storico discorso. La transizione della Cina da innocuo partner dell'Occidente a potenza regionale con enormi investimenti esteri mette il paese in rotta di collisione con Washington. Inevitabilmente, Pechino diventerà l'egemone asiatico, cosa che i politici americani hanno sempre assicurato che non sarà tollerata.
Il pericolo che Washington vede è quello di una Cina emergente come superpotenza regionale che condurrà le danze nel Pacifico, la regione più importante del pianeta. Gli Stati Uniti hanno molti interessi in gioco nella regione e vedono indubbiamente in pericolo il proprio futuro di leader dell'ordine mondiale. La politica del "Perno Asiatico" di Obama puntava proprio a contenere la Cina e limitare il suo potere economico in modo da ridimensionare le ambizioni di Pechino.
Non sorprende che le preoccupazioni di Washington su Mosca riguardino la rinascita delle sue capacità militari. La Russia è in grado di opporsi a determinati obiettivi degli Stati Uniti (vedi Ucraina o Siria) con mezzi militari. La possibilità del Cremlino di limitare l'influenza americana nell'Europa orientale, nel Medio Oriente e nell'Eurasia in generale è motivo di preoccupazione per i responsabili politici americani, che non riescono a contenere la Russia e limitare la sfera d'influenza di Mosca.
In questo contesto, per garantire la stabilità della regione eurasiatica nel suo complesso - in Asia, in Medio Oriente e in Europa - entra in gioco la divisione strategica del lavoro tra Russia e Cina. Per riuscire in questo compito, Mosca ha assunto prevalentemente l'onere militare, condiviso con altre nazioni amiche appartenenti alle aree coinvolte. In Medio Oriente, ad esempio, la partnership di Teheran con Mosca è vista positivamente da Pechino, data la sua intenzione di stabilizzare la regione e di sradicare il problema del terrorismo, di cui nazioni come la Cina e la Russia sono particolarmente preoccupate.
Sia Putin che Xi sono consapevoli che l'influenza degli estremisti islamici nelle regioni caucasiche in Russia o nella regione autonoma dello Xinjiang in Cina, può essere sfruttata opponendosi ai paesi occidentali. In Nord Africa, l'Egitto ha firmato diversi contratti per l'acquisto da Mosca di veicoli militari, oltre ad aver acquistato le due navi Mistral dalla Francia, affidandosi quindi alle forniture militari di Mosca. Non sorprende pertanto che Mosca ed Egitto abbiano collaborato nella situazione in Libia e in Nord Africa in generale.
Nel sud-est asiatico, Mosca cerca di coordinare gli sforzi per raggiungere un accordo tra Afghanistan, Pakistan e India. L'ingresso di New Delhi e Islamabad (Teheran sarà la prossima) nell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), con la benedizione di Pechino, protagonista della riunione dello SCO del 2017, è un risultato fondamentale e la giusta prospettiva dalla quale osservare l'evoluzione della regione. Mosca sta sostanzialmente agendo come mediatore tra le parti ed è anche in grado di interagire con l'India, nonostante la presenza dominante della Cina. L'obiettivo finale di Mosca e di Pechino è di sradicare il fenomeno terroristico nella regione asiatica, con un occhio a ciò che sta succedendo in Nord Africa e Medio Oriente con l'Iran e l'Egitto.
Verso un Ordine Mondiale Multipolare
Il punto di svolta nelle relazioni tra Mosca e Pechino riguarda la capacità di coinvolgere i paesi terzi sotto l'aspetto militare od economico, a seconda delle esigenze e degli obiettivi di questi paesi. Chiaramente nel campo militare è Mosca a condurre, con la vendita di armi ai partner attuali e futuri e la cooperazione in materia di sicurezza (come con le ex Repubbliche Sovietiche dell'Asia centrale o nel Donbass) e con degli interventi mirati, se necessario, come in Siria. Pechino, d'altra parte, agisce in modo diverso, concentrandosi nel campo economico, con al centro in particolare l'Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB).
Iniziative come la One Belt One Road (OBOR) (Una zona Una via, ndt) e la Via Marittima della Seta, hanno lo stesso obiettivo strategico dell'iniziativa militare russa, vale a dire assicurare l'indipendenza della regione in una prospettiva geo-economica, raggiungendo accordi win-win, vantaggiosi per tutti i partner coinvolti. Naturalmente, l'accordo win-win non significa che la Cina vinca e poi vinca nuovamente; piuttosto, comporta una serie di concessioni bilaterali che possano arrivare a soddisfare tutti gli attori coinvolti. Un esempio importante a questo proposito, che spiega il partenariato sino-russo, riguarda l'integrazione dell'Unione Eurasiatica con la Via della Seta cinese. Le preoccupazioni russe sullo status predominante del colosso cinese in Asia centrale sono state mitigate da una serie di soluzioni, come il sostegno del programma di infrastrutture dell'OBOR a quello dell'Unione Eurasiatica. Pechino non è interessata a sostituire il ruolo guida di Mosca nei paesi post-sovietici dell'Asia centrale, ma piuttosto a fornire energia e sviluppo economico significativo alle nazioni particolarmente sottosviluppate che necessitano di importanti investimenti economici, cosa che solo Pechino è in grado di garantire.
Il collegamento dell'Unione Economica Eurasiatica con l'iniziativa One Belt One Road garantisce a Mosca un ruolo primario nel transito di merci da est a ovest, diventando così il punto di collegamento tra Cina ed Europa man mano che il ruolo e la funzione dell'UEE si espandono. Tutti i partecipanti a queste iniziative hanno un'occasione unica per far crescere la loro economia attraverso questa intera rete di collegamenti. Pechino garantisce i soldi per i paesi in difficoltà e Mosca la sicurezza. Lo SCO svolgerà un ruolo importante nella riduzione e nella prevenzione dell'influenza terroristica nella regione, un presupposto per il successo di ogni progetto. Inoltre, anche l'AIIB, e in una certa misura la BRICS Development Bank, dovranno entrare in gioco e offrire garanzie economiche alternative ai paesi potenzialmente coinvolti in questi progetti, al fine di liberarli dalle istituzioni finanziarie internazionali esistenti.
One Belt One Road, e tutti i relativi progetti, rappresentano un'occasione unica in cui tutti i giocatori rilevanti condividono obiettivi comuni e benefici provenienti da questi rivoluzionari rapporti geo-economici. Questo rapporto sicurezza-economia tra Mosca e Pechino è il cuore dell'evoluzione dell'attuale ordine mondiale, dal mondo unipolare al mondo multipolare. Gli Stati Uniti non possono opporsi alla Cina sul fronte economico e alla Russia sul fronte militare. Tutto si riduce a quanto Cina e Russia possano continuare a fornire e garantire un ombrello protettivo economico e militare al resto del mondo.
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