12/09/18

Rapporto ONU sulla "Immigrazione Sostitutiva"

Questo Rapporto ONU del 2000 afferma apertamente la "necessità" della cosiddetta "immigrazione sostitutiva" per far fronte al declino e all'invecchiamento della popolazione del vecchio continente, e in particolar modo dell'Italia. Invece di programmare politiche per la crescita e il sostegno della famiglia, si ipotizzano flussi migratori tali da sostituire dal 30 al 40% della popolazione, col risultato non solo di contenere il costo del lavoro grazie a un'abbondanza di lavoratori sbandati e disposti a tutto, ma anche di distruggere le identità nazionali che fanno ancora da argine al disegno liberista del mondialismo. Alla luce della resistenza a questo disegno da parte del nostro governo si può leggere il recente attacco al nostro paese da parte dell'ONU, che vuole mandare ispettori per verificare il livello di violenza razzista in Italia. Ricordiamo che l'Italia non è un paese razzista: è solo un paese comprensibilmente arrabbiato e impaurito dalla ipocrita e pericolosa retorica  dell'accoglienza. 

 

 

 

Comunicato stampa

 

 

NEW YORK, 17 marzo 2000 - La Divisione sulla popolazione del Dipartimento per gli affari economici e sociali (DESA) ha pubblicato un nuovo rapporto intitolato "Migrazione sostitutiva: è una soluzione per l'invecchiamento e il declino delle popolazioni?" La migrazione sostitutiva si riferisce alla migrazione internazionale di cui un paese avrebbe bisogno per prevenire il declino e l'invecchiamento della popolazione risultanti dai bassi livelli di fertilità e di mortalità.

 

Le proiezioni delle Nazioni Unite indicano che tra il 1995 e il 2050 la popolazione del Giappone e praticamente di tutti i paesi europei molto probabilmente diminuirà. In alcuni casi, tra cui Estonia, Bulgaria e Italia, i paesi potrebbero perdere tra un quarto e un terzo della loro popolazione. L'invecchiamento della popolazione sarà pervasivo, portandone l'età mediana a livelli elevati senza precedenti. Per esempio, in Italia, l'età mediana passerà da 41 anni nel 2000 a 53 anni nel 2050. Il rapporto potenziale tra giovani e anziani - vale a dire, il numero delle persone in età lavorativa (15-64 anni) per persona anziana - spesso risulterà dimezzato, da 4 o 5 a 2.

 

Concentrandosi su queste due critiche e impressionanti tendenze, il report esamina in dettaglio il caso di otto paesi a bassa fertilità (Francia, Germania, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Federazione Russa, Regno Unito e Stati Uniti) e due regioni (Europa e Unione europea). In ciascun caso, vengono considerati scenari alternativi per il periodo 1995-2050, evidenziando l'impatto di diversi livelli di immigrazione sulla dimensione della popolazione e sul suo invecchiamento.

 

Ecco le principali conclusioni di questo rapporto.

 

- Nei prossimi 50 anni, è molto probabile che la maggior parte dei paesi sviluppati avrà una popolazione sempre più anziana, come risultato della bassa fertilità e di un aumento della longevità. Al contrario, la popolazione degli Stati Uniti dovrebbe aumentare di quasi un quarto. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite basate su una ipotesi media (medium variant), tra i paesi esaminati nel rapporto l'Italia è destinata a registrare il maggior declino della popolazione in termini relativi, perdendo il 28% della sua popolazione tra il 1995 e il 2050. La popolazione dell'Unione europea, che nel 1995 era maggiore di quella degli Stati Uniti di 105 milioni, nel 2050 diventerà più piccola di 18 milioni.

 

  • - Il declino della popolazione è inevitabile in assenza di immigrazione sostitutiva. La fertilità potrebbe riprendersi nei prossimi decenni, ma è improbabile che sarà in grado di recuperare.




 















  • - È necessario una certo livello di immigrazione per prevenire il declino della popolazione in tutti i paesi e le regioni esaminati. Tuttavia, il livello di immigrazione in relazione all'esperienza passata può variare notevolmente. Per l'Unione europea, una continuità dei livelli di immigrazione già osservati negli anni '90 sarebbe appena sufficiente a impedire il declino della popolazione totale, mentre per l'Europa nel suo complesso l'immigrazione dovrebbe raddoppiare. La Repubblica di Corea avrebbe bisogno di un afflusso netto di migranti relativamente modesto - un grande cambiamento, tuttavia, per un paese che fino ad ora è stato un paese di emigranti. L'Italia e il Giappone avrebbero bisogno di registrare aumenti significativi nell'immigrazione netta. Al contrario, Francia, Regno Unito e Stati Uniti sarebbero in grado di mantenere la loro popolazione totale con un numero di immigrati inferiore a quello osservato negli ultimi anni.


 

- Il numero di immigrati necessari per prevenire il declino della popolazione totale è molto maggiore di quello previsto sinora dalle proiezioni delle Nazioni Unite. L'unica eccezione sono gli Stati Uniti.

 

- Il numero di immigrati necessari per prevenire il calo della popolazione attiva è maggiore di quello necessario per evitare un calo della popolazione totale. In alcuni casi, come la Repubblica di Corea, la Francia, il Regno Unito o gli Stati Uniti, molte volte più grande. Se tali flussi dovessero verificarsi, gli immigrati post-1995 e i loro discendenti rappresenterebbero nel 2050 una quota sorprendentemente ampia della popolazione totale - tra il 30 e il 39 per cento nel caso del Giappone, della Germania e dell'Italia.

 

- Rispetto alla dimensione della popolazione, l'Italia e la Germania avrebbero bisogno del maggior numero di migranti per mantenere la dimensione della popolazione in età lavorativa. L'Italia richiederebbe 6.500 migranti ogni milione di abitanti all'anno e la Germania 6.000. Gli Stati Uniti ne avrebbero bisogno meno di tutti gli altri paesi - 1.300 migranti per milione di abitanti all'anno.

 

- I livelli di migrazione necessari per prevenire l'invecchiamento della popolazione sono molto maggiori dei flussi che sarebbero necessari a prevenire semplicemente il declino della popolazione. Mantenere il rapporto tra giovani e anziani richiederebbe in tutti i casi volumi di immigrazione del tutto inusuali rispetto alle esperienze fatte finora e a ogni ragionevole aspettativa.

 

- In assenza di immigrazione, il rapporto tra giovani e anziani potrebbe essere mantenuto ai livelli attuali elevando l'età pensionabile a 75 anni.

 

Le nuove sfide del declino e dell'invecchiamento della popolazione richiederanno una rivalutazione complessiva di molte politiche e programmi consolidati, con una prospettiva a lungo termine. Le questioni critiche che devono essere affrontate includono: (a) un'età pensionabile adeguata (b) i livelli, i tipi e la natura delle pensioni e delle prestazioni sanitarie per gli anziani; (c) la partecipazione alla forza lavoro; (d) l'ammontare dei contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro necessari a sostenere i pensionamenti e le prestazioni sanitarie per gli anziani; e e) politiche e programmi relativi alla migrazione internazionale, in particolare la migrazione sostitutiva e l'integrazione di un grande numero di nuovi migranti e dei loro discendenti.

10/09/18

La morte assistita è semplicemente un'altra forma di eutanasia

In un mondo in cui il diritto di una donna ad abortire è spesso difeso con più forza del diritto di una donna a procreare; in cui il diritto di chiunque a diventare genitore rischia di sovrastare il diritto di ogni bambino a non essere venduto a terzi dalla propria madre, è utile una riflessione sul diritto a una morte dignitosa, che rischia di sostituirsi al diritto a una vita dignitosa. L’Economist ospita un intervento di Peter Saunders, direttore dell'organizzazione Care not killing.

 

di Peter Saunders, 4 settembre 2018

 

 

"Morte assistita" è un eufemismo. Non è in alcun modo una definizione di legge, ma è un termine usato per indicare l’azione di fornire un farmaco letale a persone giunte allo stadio terminale di una malattia, allo scopo di aiutarle a suicidarsi.

 

In Gran Bretagna si oppone a questa pratica la British Medical Association, l'Associazione per la medicina palliativa, la British Geriatrics Society e praticamente tutte le associazioni mediche (Royal Medical College).

 

È una pratica contraria anche a ogni codice storico di etica medica, inclusi il giuramento di Ippocrate, la Dichiarazione di Ginevra, il Codice internazionale di etica medica e la Dichiarazione di Marbella della World Medical Association.

 

La linea di demarcazione tra suicidio assistito ed eutanasia è molto sottile. Se un medico mette in mano a una persona un farmaco letale si tratta di suicidio assistito, ma se glielo mette sulla lingua è eutanasia. Se il medico prepara un’iniezione letale e la aziona da solo, è eutanasia, ma se è il paziente ad azionarla, esercitando una pressione o premendo un interruttore, è suicidio assistito.

 

In uno su sette casi di suicidio assistito ci sono problemi di "completamento", che lasciano al medico il compito di intervenire per portare a termine l'operazione con un'iniezione letale, motivo per cui legalizzare l'uno inevitabilmente legalizza l'altra. Ci sarà anche senza dubbio chi sosterrà di essere discriminato perché privo della capacità di uccidersi, anche in modo assistito, e che quindi ha bisogno che qualcuno lo faccia per lui. Pertanto, qualsiasi legge che autorizzi il solo suicidio assistito (e non l'eutanasia) sarebbe immediatamente contestabile in base alle norme sull'uguaglianza [di tutti i cittadini di fronte alla legge, ndt].

 

La realtà è che la morte assistita è solo un'altra forma di eutanasia.

 

In Gran Bretagna abbiamo avuto una miriade di proposte di legge sulla morte assistita in vari parlamenti negli ultimi 15 anni. Nessuna è riuscita a diventare legge a causa dello scetticismo dei legislatori sulle cosiddette misure di salvaguardia e per le preoccupazioni sul possibile abuso di norme di questo tipo da parte di chi ha da guadagnare finanziariamente o emotivamente dalla morte di qualcuno. I tre criteri di applicazione proposti - "malati terminali", "adulti" e "mentalmente competenti" - si sono dimostrati malleabili e aperti all'interpretazione.

 

I medici sono notoriamente inaffidabili nella stima della durata della vita. Di conseguenza, la definizione di "adulto" è facilmente estendibile ai giovani di età compresa tra 12 e 14 anni, come si è visto in Belgio e nei Paesi Bassi, la cui esperienza mostra anche come persone prive di competenza mentale, ad esempio sofferenti di demenza, vengono rapidamente incluse tra gli aventi diritto. Valutare la competenza mentale è una abilità specialistica, di cui non tutti i medici sono in possesso, e la depressione, che aumenta i pensieri suicidi, può offuscare il giudizio di un paziente.

 

Nei paesi che hanno legalizzato una qualsiasi forma di morte assistita, come i Paesi Bassi e la Svizzera, abbiamo visto un'estensione graduale: sia un aumento del numero totale di morti sia un ampliamento delle categorie di persone da includere.

 

Legalizzare il suicidio assistito e/o l'eutanasia è particolarmente pericoloso, perché qualsiasi legge che permetta l’una o entrambe le pratiche finirà con l’esercitare una pressione sulle persone vulnerabili, spinte a porre fine alle loro vite, per la paura di essere un peso per i parenti, per chi li assiste o per uno Stato a corto di risorse. Particolarmente vulnerabili sono gli anziani, i disabili, i malati o chi ha problemi mentali. Le esperienze di altri paesi dimostrano che il cosiddetto "diritto di morire" può trasformarsi sottilmente nel "dovere di morire". La sensazione di essere un peso è stata citata nel 55% delle richieste di suicidio assistito in Oregon e nel 56% di quelle nello Stato di Washington nel 2017.

 

Questo è particolarmente vero quando le famiglie e i budget sanitari sono sotto pressione dal punto di vista economico. L'abuso e l'abbandono degli anziani da parte di famiglie, assistenti e istituzioni sono fenomeni reali e pericolosi ed è per questo che sono necessarie leggi forti.

 

Tutti i principali gruppi per i diritti dei disabili in Gran Bretagna si oppongono a qualsiasi cambiamento nella legge, ritenendo che porterà a un aumento dei pregiudizi nei loro confronti e una maggiore pressione su di loro perché pongano fine alla loro vita.

 

La legge più sicura è quella attuale vigente in Gran Bretagna, che proibisce qualsiasi forma di suicidio assistito ed eutanasia. Una legge che scoraggia lo sfruttamento e l'abuso attraverso le pene previste, ma allo stesso tempo consente una certa discrezionalità ai pubblici ministeri e ai giudici, per temperare la giustizia con la misericordia nei casi difficili.

 

Parte del vivere in una società democratica libera è che dobbiamo riconoscere che l'autonomia personale non è assoluta. E uno dei ruoli principali del governo e dei tribunali è quello di proteggere i più vulnerabili, anche a volte a costo di non concedere qualsiasi libertà a chi è disperato.

 

Peter Saunders, medico, è il direttore dell'organizzazione Care Not Killing

09/09/18

Una Lega delle Leghe in Europa

Dal blog di Tom Luongo, una stimolante ipotesi sulla strategia europea di Salvini. Col vento populista in poppa e il supporto della guerra valutaria e commerciale che Trump sta muovendo al vecchio continente, il vice primo ministro italiano, come dimostra l'incontro con Orban e la proposta di una "Lega delle Leghe", sta cercando di formare un'alleanza di partiti sovranisti europei che possa prendere il controllo del Parlamento europeo dopo le prossime elezioni di maggio 2019. A quel punto, con il governo della Merkel travolto dal successo di AfD e Macron all'angolo, questa coalizione sarà in grado di controllare anche l'elezione del prossimo Presidente della Commissione europea. E allora saranno i globalisti a piangere.

 

 

di Tom Luongo, 5 settembre 2018

 

Il Grande Riallineamento sta per arrivare in Europa l'anno prossimo. È già tutto scritto.

 

Questa estate ha visto la Cancelleria tedesca Angela Merkel sopravvivere alla sfida alla sua leadership da parte del socio di coalizione Horst Seehofer sulla politica sull'immigrazione.

 

La Merkel ha bisogno di riportare delle vittorie politiche per mantenere la sua presa sul potere. Mantenere la posizione contro il presidente Trump sul gasdotto Nordstream 2 e tenere un incontro di vertice cordiale col presidente russo Vladimir Putin sono un buon inizio.

 

Perché gran parte d'Europa è stanca  1) che la Germania stabilisca le politiche per l'intera Unione europea e 2) delle sanzioni contro la Russia, che stanno ammazzando il commercio.

 

Ma le proteste nella città di Chemnitz, in Sassonia, che vanno avanti ormai da una settimana a causa dell'accoltellamento di un uomo del posto, la incalzano. I numeri dei sondaggi per la Merkel continuano a scendere.

 

Più si indebolisce, più l'opposizione si fa coraggiosa.

 

Ad esempio il vice primo ministro italiano Matteo Salvini e il presidente ungherese Viktor Orban. Si sono incontrati per studiare una strategia per porre fine alla politica delle porte aperte nella UE. A una visione superficiale,  Italia e Ungheria sembrano in disaccordo sul tema.

 

L'Italia vuole chiudere i suoi confini e che i suoi migranti siano redistribuiti in tutta Europa.

 

L'Ungheria rifiuta fermamente di farsi carico anche di un solo migrante.

 

Secondo i media e i politici europei, questa dicotomia metterà questi due ribelli titani in conflitto tra di loro.

 

Ma, come ha fatto recentemente notare Mike Shedlock su Townhall.com, questi due uomini hanno degli obiettivi più grandi sui quali sono completamente d'accordo - proteggere i propri confini per preservare l'identità culturale e nazionale.

 

Questo è il motivo per cui Salvini sta invocando "una Lega delle Leghe" in Europa. E ci riuscirà.

 

Questo è l'uomo che è riuscito a trasformare la secessionista Lega Nord nel partito MIGA - Make Italy Great Again ["Rendi di nuovo grande l'Italia", una chiara citazione dello slogan trumpiano, ndt].

 

Quindi lui e il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio si sono fatti strada nella Palude Italiana fino a formare un governo che secondo gli esperti non poteva funzionare, neutralizzando il candidato dell'establishment Silvio Berlusconi.

 

Grazie al genio strategico di Salvini la politica italiana non sarà più la stessa. I sondaggi adesso danno la sua Lega attorno al 30%, il che fa ben sperare per le elezioni del Parlamento europeo del prossimo anno.

 

Perché adesso egli punta al MEGA - Make Europe Great Again (Rendi di nuovo grande l'Europa, ndt).

 

I  "quisling media" europei (sinonimo di collaborazionisti e traditori, ndt) gli saltano addosso ogni qual volta possa essere percepita una differenza di opinioni tra Salvini e Di Maio, descrivendo la coalizione come debole e precaria.

 

Hanno riportato i colloqui tra Orban e Salvini insieme alla richiesta di Di Maio di condividere l'onere dei migranti all'interno della UE. Questo per seminare discordia dove in realtà non c'è.

 

I due si muovono a ranghi serrati nel fronteggiare Bruxelles sul programma di austerità. Correttamente comprendono che l'austerità distruggerà l'economia italiana e la sua cultura. Il programma non ha nulla di diverso da quello imposto alla Grecia o da quello che sta distruggendo di nuovo l'Argentina, la cui valuta è implosa la scorsa settimana.

 

La loro speranza [dei sostenitori dell'austerità] è che questa ondata di populismo che sta dilagando in Europa sia soltanto un capriccio, che finirà in lacrime.

 

Ma non si piange nella politica del potere.

 

Né Salvini né Orban sono dei deboli inclini al dubbio. E la loro nascente alleanza va oltre il mettersi in mostra sulla politica sull'immigrazione.

 

Con la Merkel debole, isoleranno il presidente francese Emmanuel Macron, la loro nemesi, e dopo le elezioni del prossimo anno rifaranno il Parlamento Europeo .

 

Perché il vero obiettivo è prendere il controllo della Presidenza della Commissione europea, estromettendo l'odioso Jean-Claude Juncker.

 

Una "Lega delle Leghe" riunirebbe i partiti sovranisti di tutta Europa in un unico partito all'interno del Parlamento europeo. Il Partito Popolare Europeo controlla l'Europarlamento assieme ai Social Democratici, in una grande coalizione in stile Germania, che non ha altro obiettivo che un controllo più centralizzato da parte dei tecnocrati UE.

 

Come Juncker.

 

Salvini e Orban vogliono che gli altri paesi di Visegrad e l'Austria formino la base di questa coalizione.

 

Sarà abbastanza? Il gorilla da 360kg nella stanza è Alternativa per la Germania (AfD). Partito ufficiale d'opposizione nel Bundestag, AfD guadagnerà seggi nel Parlamento europeo, dove attualmente ne ha soltanto uno.

 

È il jolly nell'azzardo di Salvini e Orban.

 

Come ho già detto altre volte, AfD è in procinto di "fare il grande salto" da partito minore a grande partito. Gli ultimi sondaggi, vecchi quasi di un mese, davano AfD tra il 16 e il 18% a livello nazionale.

 

Se AfD avrà un'impennata come la Lega, dal 15% circa al 30%, il governo della Merkel cadrà.

 

AfD entrerà nel Parlamento europeo col vento in poppa per vedere i desideri di Salvini e Orban che si avverano.

 

Questo spiega perché le proteste a Chemnitz sono importanti. Perché l'ascesa di AfD nella Baviera dominata dalla CSU è così importante.

 

La frustrazione pubblica per la violenza degli immigrati potrebbe spostare di molto  l'elettorato tedesco da qui alle elezioni di maggio, poiché sempre più tedeschi sentono con orgoglio il senso della comunità locale.

 

Inoltre c'è il fattore Trump.

 

Quanto più Donald Trump mette sotto pressione la leadership dell'UE nella sua politica interna tanto più questa  passa per debole e stupida. Nonostante Juncker, Merkel e Macron parlino tanto, le aziende europee stanno abbandonando i loro commerci con l'Iran in seguito all'uscita degli Stati Uniti dall'accordo JCPOA.

 

Più cercano di affossare la Brexit, rivelandosi globalisti e antidemocratici quali sono, peggiori saranno le ripercussioni che cadranno loro addosso.

 

Il nuovo governo spagnolo desidera discutere di una maggiore autonomia per la Catalogna, piuttosto che incarcerare tutti e spaccare il cranio alle vecchie signore per le strade di Barcellona.

 

Immagini come queste sono la faccia della UE della Merkel. Come la gente a Chemnitz, vestita di nero, che sfila portando i cartelloni con le foto delle vittime della violenza dei migranti in un vigile silenzio.

 

Questo non è un capriccio. Queste sono emozioni reali. Conseguenze reali.

 

Le loro lacrime sono reali e non sono in vendita.

 

I mercati scommettono sempre che quelli al potere rimarranno al potere. L'euro manca di segnalare questi cambiamenti nel vento della politica. Nessuno di quelli che sono al potere vuole che l'euro cada troppo e troppo in fretta, o, come la Merkel, che cada affatto.

 

Perché per lei l'euro forte  è il meccanismo principale attraverso il quale mantenere debole la sua opposizione, gettando le colpe sugli sperperi e l'indolenza degli italiani, quando è la errata valutazione del costo del lavoro italiano a causa dello stesso euro sopravvalutato la ragione per cui l'Italia non può crescere e ridurre il suo debito.

 

Formando un'alleanza per riformare l'UE dall'interno, Salvini e Orban contrastano questa narrazione intraprendendo un  percorso politicamente sostenibile, dato il forte sostegno di cui ancora gode l'UE da parte di molti elettori.

 

Questa allenza fornisce a Salvini il randello con cui colpire l'Unione europea per la sua intransigenza sulle questioni di bilancio. Gli permette di dire: "Vedete, non voglio uscire dall'euro, ma Bruxelles non negozia per un'Italia migliore".

 

E dati i risultati di quest'uomo fino ad ora, non scommetterei contro di lui quando gli elettori infuriati andranno a votare quest'inverno.

 

E allora saranno i globalisti a piangere.

08/09/18

Bloomberg: Trump chiarisce che la UE non sfuggirà a lungo alla sua ira sui rapporti commerciali

In una intervista rilasciata a Bloomberg nello studio ovale, il presidente americano Donald Trump ritorna alla carica sugli squilibri commerciali con la UE, riaprendo uno scontro che sembrava sopito dopo la visita di Juncker a luglio. Bloomberg cerca di presentare le sue considerazioni come dei capricci, ma è significativo che Trump ribadisca l'importanza della moneta, sottolineando l'eccessiva debolezza dell'euro, messo alla pari del renminbi e dello yuan.

 

 

di Shawn Donnan, 31 agosto 2018

 

A fine luglio Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione Europea, era ritornato a casa da Washington con una tregua, un accordo commerciale sancito da una stretta di mano che, egli aveva ragione di credere, avrebbe salvato il continente europeo dalla collera del presidente americano Donald Trump.

 

La tregua non è durata.

 

In una intervista a Bloomberg dello scorso giovedì il presidente americano ha parlato dell’Unione Europea come del prossimo bersaglio nel suo mirino. “È problematica quasi quanto la Cina, è solo più piccola”, ha dichiarato.

 

Le osservazioni di Trump gettano dubbi sulla durata del suo accordo con Juncker, accordo che avrebbe dovuto scongiurare una guerra commerciale tra USA ed Europa dopo l’imposizione, da parte del presidente americano, di dazi sull’importazione di acciaio e alluminio dall’Europa all’inizio di quest’anno. La disputa transatlantica ha scosso i mercati e lo stesso ordine internazionale che era stato creato alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

 

Simili osservazioni mostrano anche il motivo per il quale Trump continua a essere visto come un mutevole affarista a livello internazionale, e sollevano dubbi sulla sua capacità di trattare con la Cina, o sulla possibile durata di un accordo commerciale con Canada e Messico per correggere il Nafta, accordo che appare imminente.

 

“Come tutti i cessate il fuoco anche questo è a rischio, ma sarà mantenuto”, ha detto Juncker alla televisione tedesca ZDF questo venerdì, aggiungendo che se Trump dovesse aumentare i dazi sulle importazioni di automobili, il blocco europeo sarà nuovamente pronto a rivalersi.

 

Nell’intervista, tenuta nello studio ovale, Trump ha paragonato l’euro debole al renminbi cinese o allo yuan, cioè a una valuta che viene manipolata a svantaggio delle aziende americane e a scapito dei suoi sforzi per raddrizzare gli squilibri nel commercio mondiale.

 

“Non stiamo competendo solo contro lo yuan, stiamo competendo anche contro l’euro”, ha detto. “Si svalutano, si svalutano continuamente”.

 

Trump ha anche rimproverato alla Germania di Angela Merkel di avere acquistato energia dalla Russia, minando l’alleanza NATO che la stessa Merkel aveva così spesso difeso di fronte a lui.

 

“Le ho detto che ritengo ridicolo stare nella NATO per proteggersi da un certo paese e poi pagare una fortuna a quello stesso paese”, ha riferito Trump. “Le ho detto: che genere di affare è questo?”

 

Trump ha rifiutato le aperture fatte dalla UE poche ore prima che avesse luogo l’intervista con Bloomberg, aperture tese a eliminare i dazi sull’importazione di automobili dall’Europa. Trump ha minacciato il ritiro dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, ritiro che destabilizzerebbe un sistema di commercio globale che le potenze europee e gli stessi USA avevano impiegato sette decenni a costruire.

 

“Mi viene da dire che l’Organizzazione Mondiale del Commercio è il peggiore accordo che sia mai stato fatto”, ha detto.

 

I funzionari europei hanno lasciato Washington dopo la visita di Juncker a luglio, confessando privatamente che sapevano che qualsiasi accordo con l’attuale presidente americano sarebbe stato vulnerabile ai suoi capricci.

 

Ma, nonostante abbia chiamato Juncker il “grande Jean-Claude”, nella sua intervista Trump ha messo in piena luce la sua volubilità e ha infranto le speranze di ritorno a una specie di normalità apparente nelle relazioni economiche tra due alleati di lungo corso.

 

I funzionari europei erano nuovamente a Washington la scorsa settimana per discutere come procedere con l’accordo transatlantico per ridurre i dazi e le barriere commerciali relative ai beni industriali diversi dalle automobili, accordo che era stato annunciato da Juncker e dallo stesso Trump.

 

Un’altra missione UE era a Washington la settimana scorsa, seduta al tavolo con USA e Giappone per discutere il modo in cui le tre potenze debbano rapportarsi alla Cina, in modo congiunto, nell’ambito di quella stessa Organizzazione Mondiale del Commercio che Trump aveva appena fustigato.

 

Il presidente Trump ha chiarito che dopo tutti i recenti discorsi una pace commerciale transatlantica potrebbe non durare a lungo. Un accordo implicherebbe un cambiamento significativo non solo a livello di regolamentazioni e standard UE, ma anche di comportamento dei consumatori, e Trump ha espresso particolare scetticismo sul fatto che gli europei siano disposti a cambiare le proprie preferenze in fatto di acquisti.

 

“Non va ancora bene”, ha detto riferendosi all’offerta di eliminazione dei dazi sulle automobili da parte della UE. “Le loro abitudini, le abitudini dei loro consumatori sono di acquistare le proprie automobili, non le nostre”, ha detto.

 

“L’Unione Europea non lascia entrare i nostri prodotti agricoli”, ha proseguito. “Hanno un muro”, si è lamentato. “Non è nemmeno un dazio. È un muro”.

 

Trump ha vantato che le sofferenze dell’Europa – e talvolta le sue monete deboli – sono tornate utili ai suoi affari in passato.

 

“Nella vita personale ho sempre preferito che il dollaro fosse debole e il tasso di interesse basso, ok? Un dollaro forte andava bene solo se volevo acquistare Turnberry in Europa, in Scozia, o se volevo comprare Aberdeen, o Doonbeg in Irlanda”, ha spiegato. “Solo per quello andava bene un dollaro forte”.

 

“Da presidente la penso un po’ diversamente”, ha detto Trump. “Da presidente, c’è qualcosa che mi suona molto bene nel fatto che il nostro dollaro sia così forte e così potente. Il problema, però, è che rende la vita più difficile quando cerchi di vendere dei prodotti al resto del mondo”.

 

Per gli europei bramosi di tornare a un clima più propizio nelle relazioni transatlantiche, Trump ha comunque lasciato un po’ di spazio alla speranza.

 

Alla domanda se ritenesse di poter reggere la sfida più a lungo degli europei, così come a quella se ritenesse di poter reggere ai cinesi nelle sue battaglie commerciali, Trump ha detto di essere certo della vittoria. Ma ha anche chiarito di essere pronto a un accordo, e di ritenere che anche la UE lo sia.

 

“Muoiono dalla voglia di fare un accordo”, ha detto.

 

06/09/18

In UE si ricicla denaro sporco. La soluzione? “Più Europa”!

Mentre in Europa scoppia l’ennesimo scandalo di riciclaggio di denaro sporco, come al solito le autorità UE non hanno che una soluzione da proporre: più Europa, con la creazione di nuove e potenti istituzioni “indipendenti” che sottraggono altri ambiti al controllo democratico. Dopo il fallimento dell’Unione Bancaria, che ha imposto il folle e distruttivo meccanismo del “bail-in” senza assicurare una garanzia a livello europeo dei depositi, l’UE si butta in una nuova avventura sulle spalle dei suoi cittadini.

 

Di Mehreen Khan, 5 settembre 2018

 

 

L’UE ha un problema di soldi sporchi. Questa settimana è trapelata l’indiscrezione che Danske Bank – la banca danese che concede più prestiti – ha gestito in un solo anno circa 30 miliardi di dollari provenienti dalla Russia o da paesi ex-sovietici attraverso una succursale in Estonia – si tratta del peggiore di una serie di scandali recenti riguardanti il flusso illecito di denaro straniero.

 

Si tratta di una questione che mette insieme alcune delle maggiori nevrosi europee:  grandi quantità di soldi, banche molto grandi e la maligna influenza russa. Aspettiamoci che le direttive anti-riciclaggio (AML) diventino l’acronimo più in voga tra i politici preoccupati per gli anelli deboli del sistema bancario.

 

Insieme alla Danske, anche alcune banche di Malta e della Lettonia sono accusate e hanno messo in moto la UE. Un “documento di riflessione” confidenziale su cui ha messo le mani il Financial Times, proveniente dai più importanti decisori dell’area valutaria (inclusa la BCE, l’Autorità Bancaria Europea e la Commissione Europea) avverte che l’UE ha bisogno di risolvere le “lacune” e le “deficienze” del suo sistema per assicurarsi il rispetto delle regole.

 

Il documento dei decisori mette in luce come una persistente mancanza di comunicazione, coordinamento e risorse delle autorità bancarie nazionali stia ostacolando la lotta al denaro sporco. Include una statistica sorprendente: ci sono solo 2,2 impiegati a tempo pieno dedicati al problema in tutte le tre agenzie dell’UE per il controllo bancario, dei mercati e assicurativo.

 

All’inizio dell’anno, la stessa UE si era ritrovata nella posizione imbarazzante di essere avvertita dalle autorità USA che una banca lettone stava aiutando il finanziamento del programma nucleare della Corea del Nord.

 

Il documento, che è stato mandato questa settimana ai paesi membri della UE e ai parlamentari europei, mostra una serie di opzioni per aggiustare i “problemi”. In breve: la risposta al problema del riciclaggio di denaro è “più Europa”.

 

La proposta più concreta è una scadenza di quattro mesi entro cui la BCE deve raggiungere un accordo con le autorità nazionali che permetta loro di condividere dati sensibili. Tra le raccomandazioni più ambiziose c’è quella di considerare la centralizzazione della messa in atto delle regole anti-riciclaggio, nelle mani di una nuova e potente autorità UE (il FT appoggia questa idea).

 

Nonostante tutte le soluzioni proposte, gli scandali del riciclaggio di denaro getteranno una luce spiacevole sul progetto UE, lanciato al culmine dell’euro-crisi e ancora incompiuto, di ripristinare la fiducia nel suo sistema finanziario e costruire l’Unione Bancaria.

 

Come ha detto al FT in luglio Valdis Dombrovskis, commissario dell’eurozona, il problema dell’UE non è soltanto di stabilità finanziaria e di banche, ma anche “una questione di integrità morale".

 

04/09/18

Il circolo vizioso: perché l'austerità è inutile e dannosa - Video del Labour Party

Un efficace video pubblicato in Gran Bretagna dal Labour Party mostra in modo semplice e chiaro perché l'austerità non funziona: dato che, come Keynes a suo tempo ha ampiamente spiegato, la spesa di ciascuno di noi costituisce il reddito di qualcun altro, i tagli attraverso cui ci si illude (o si millanta) di voler ridurre il debito pubblico non servono ad altro che a creare una spirale di impoverimento, che risulta alla fine in un ulteriore peggioramento dell'economia e dei conti pubblici. Non un'astratta teoria, ma la dolorosa realtà, che abbiamo visto dispiegarsi in Grecia, in Italia e in tutta Europa, con le misure punitive e in ultima istanza inutili applicate da autorità accecate dall'ideologia o dall'interesse.  

 

 

 

17 agosto 2018
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03/09/18

FT - Le tensioni razziali in Germania si riversano sulle strade di Chemnitz

Il Financial Times riporta un resoconto molto equilibrato di quanto sta avvenendo a Chemnitz, in Germania, dove da giorni si susseguono scontri tra estrema destra e antifa a seguito alle manifestazioni cittadine contro l'omicidio di un trentacinquenne tedesco per mano di due immigrati richiedenti asilo, sfociate anche in una caccia all'immigrato. Tra l'insofferenza e la disillusione della popolazione verso i politici locali e nazionali della CDU, aspramente criticati per la loro ipocrisia e la politica sull'immigrazione e la sicurezza; l'ascesa di AfD, l'unico partito a non aver condannato gli scontri e la reazione della popolazione; il preoccupante riemergere di gruppi neonazisti e i raduni di antifa; l'impotenza della polizia nel contenere gli scontri, quella che rimane impressa è l'istantanea di un paese in crisi di nervi, dove l'aria di guerra civile si sta riversando dai social alle strade e alla piazze. (En passant, è impossibile non sottolineare la differenza abissale del taglio informativo tra FT e l' "ammiraglia" dell'informazione italiana, il Corriere della Sera, che riduce i fatti di Chemnitz a populismo, xenofobia e fake news nel chiaro intento di supportare un'agenda politica ben precisa).

 

di Guy Chatzan, 31 settembre 2018

 

 

Michael Kretschmer, primo ministro della Sassonia, sapeva che stava entrando nella tana dei leoni. Ma perfino lui sembrava impreparato ai fischi, alle grida e alle contestazioni che gli hanno dato il benvenuto a Chemnitz, città in ebollizione tra rabbia e dolore.

 

Rivolgendosi ad un'assemblea municipale con gente del posto, sbigottita per l'assassinio di un uomo di 35 anni avvenuto in città lo scorso fine settimana, Kretschmer voleva che i presenti si dissociassero dagli estremisti di destra che si sono appropriati delle proteste pacifiche per l'omicidio, che le autorità sospettano sia stato perpetrato da un siriano e da un iracheno.

 

"Non è una buona cosa stare in una manifestazione dove c'è gente che fa il saluto di Hitler", ha detto. "E' tempo di dire: 'Non avremo nulla a che fare con quelle persone'".

 

Le reazioni sono state furiose: "Stai dando a credere che la cosa peggiore che è accaduta sia stato il saluto nazista", ha risposto un uomo per le rime. " La cosa peggiore è che un tizio sia stato ucciso".

 

Chemnitz, la terza città più grande della Sassonia, è diventata il simbolo dell'incessante crescita dell'estrema destra in Germania. In una serie di manifestazioni questa settimana, giovani uomini in felpe nere con cappuccio hanno cantato "Germania ai tedeschi" e "Fuori gli stranieri". Un paese che pensava di aver fugato da lungo tempo il nazismo si è trovato di fronte alla sua brutta rinascita.

 

Ma le persone raccolte giovedì sera per ascoltare Kretschmer, una stella nascente dell'Unione Cristiano Democratica (CDU) di Angela Merkel, hanno accusato i politici locali e nazionali di fare lo stesso, diffamatorio fascio tra loro e il nazismo. Hanno anche detto che i politici stanno ignorando i loro problemi e minimizzando la minaccia dei crimini degli immigrati.

 

Gli scontri di questa settimana sono stati scatenati dalla morte di un uomo identificato come Daniel H, avvenuta nel centro cittadino domenica. Mentre turbinavano le voci che i killer fossero dei mussulmani richiedenti asilo, una folla è andata su tutte le furie, inseguendo tutti quelli che sembravano stranieri. Sono seguiti scontri tra dimostranti di destra e di sinistra. La polizia è sembrata impotente nel fermare la violenza. Due uomini sono adesso in custodia per la morte avvenuta nel fine settimana.

 

Le tensioni latenti sull'immigrazione, l'identità, la razza e la religione hanno intorbidito la Germania da quando la Merkel ha lasciato entrare più di un milione di migranti al culmine della crisi dei rifugiati. Questi hanno alimentato l'ascesa di Alternativa per la Germania (AfD), un partito di estrema destra che ha guadagnato 92 seggi parlamentari nelle elezioni dell'anno scorso e adesso è il più grande partito di opposizione al Bundestag. Quelle tensioni sono esplose allo scoperto a Chemnitz.

 

La città, di circa 250 mila abitanti non molto distante dal confine ceco, è probabile che rimanga il centro della crisi. Proteste e contro-proteste sono programmate per questo fine settimana, alimentando i timori di nuovi scontri. AfD ha pianificato una marcia per sabato, assieme al movimento anti-Islam Pegida, mentre anche i gruppi anti-fascisti hanno convocato i propri sostenitori. Le strade di Chemnitz adesso sono un campo di battaglia per forze opposte, che fino ad ora si erano fatte la guerra sui social media e sulle chat room di internet.

 

"È stata una settimana storica", ha detto Matthias Kurth, un abitante di Chemnitz che ha partecipato all'assemblea municipale presso la sede della squadra cittadina di calcio. "Tutte le emozioni che si sono sviluppate tra la popolazione negli ultimi tre anni sono arrivare in superficie adesso".

 

Queste hanno le loro radici nell'afflusso di rifugiati, ha detto - "questa sensazione che i nostri leader abbiano infranto la legge e quindi ci abbiano lasciato, noi gente comune, ad affrontare le conseguenze".

 

L'atmosfera all'incontro di giovedì era tesa. Mentre i partecipanti osservavano un minuto di silenzio in onore di Daniel H, canti di "levatevi dalle palle!" sono stati sentiti venire da una folla di contestatori di destra che si erano raccolti nella strada fuori dal palazzo; molti di loro erano uomini giovani, dall'aspetto tetro e vestiti con magliette nere e occhiali da sole. Alcuni sventolavano uno striscione con le parole: "Il popolo si sta sollevando".

 

Nel frattempo, nella sede del club di calcio, i locali esprimevano frustrazione per la politica sui rifugiati del governo. Perché, chiedevano, quelli che hanno criticato apertamente quella politica sono stati etichettati come razzisti?

 

"Perché dovrei essere condannata come persona di destra per aver detto che l'uomo che è morto è tedesco e gli uomini che lo hanno ucciso erano stranieri?", ha detto Monika Krauss, un'infermiera.

 

Ha detto a Kretschmer che i neo-nazisti erano una piccola minoranza tra i dimostranti. La maggior parte di quelli in marcia erano cittadini comuni, "insegnanti di scuola materna, dottori, avvocati". Tutti loro "vogliono poter camminare per le strade della città senza paura". I media hanno distorto la verità, ha detto, concentrando le telecamere sugli estremisti mentre alla loro destra e alla loro sinistra c'erano solo "normali cittadini".

 

L'accoglienza per la sindaca di Chemnitz, Barbara Ludwig, è stata ancora più ostile. È stata fischiata mentre richiamava i locali ad una convivenza pacifica. Quando ha detto che prendeva seriamente la questione dell'ordine e del diritto, un uomo nel pubblico ha gridato "ipocrita!".

 

AfD è l'unico partito politico a non aver condannato gli eccessi di destra a Chemnitz. Il suo leader, Alexander Gauland, questa settimana ha detto che quando vengono commessi omicidi, "è normale che la gente vada su tutte le furie".

 

Il messaggio è stato apprezzato in città. AfD adesso è il secondo partito più forte in Sassonia, dietro alla CDU della Merkel. Alcuni pronosticano addirittura che possa superare i Cristiano Democratici nelle elezioni regionali dell'anno prossimo.

 

I sostenitori di AfD sono stati in prima fila nel raduno organizzato giovedì all'esterno della società di calcio dall'alleanza di destra "Pro Chemnitz".

 

Matthias Henke, uno dei dimostranti, teneva un cartello con cui accusava la CDU di essere dei "traditori". "La Merkel parla di mantenere il diritto e l'ordine, ma la gente viene massacrata nelle strade", ha detto. "Se le cose continuano così, stiamo andando verso una guerra civile".