26/10/19
La Brexit e le regole del potere
26 ottobre 2019
È diventata una nozione condivisa che stiamo andando verso elezioni "popolo contro parlamento". Ma è una interpretazione fallace. Chi può sedere in parlamento nel nostro sistema politico è l'unica questione su cui il popolo ha un controllo quasi totale. Il motivo per cui tanti parlamentari stanno cercando di evitare le elezioni generali è che sanno che l'elettorato deciderà se manterranno o meno il loro posto di lavoro, motivo per cui tanti di loro cercano di non arrivarci. La vera battaglia in corso è quella che oppone il parlamento alla legge: dove i parlamentari, rendendosi conto che non riescono a ottenere il sostegno democratico per molte scelte politiche, cercano ora di approvare leggi per impedire al parlamento (e quindi al popolo) di modificarle in seguito.
Si tratta quindi di una lotta di potere leggermente diversa. Questa è in corso tra il diritto del governo di governare e una infrastruttura permanente di norme inviolabili: scelte politiche che il popolo - o, in particolare, i parlamentari che il popolo ha scelto per farsi rappresentare - non è più in grado di cambiare. La nuova battaglia ci parla di come è alimentato il nostro sistema. Di quanto il nostro sistema parlamentare può modificare e di quanto viene tenuto fuori dalla portata degli elettori.
Le argomentazioni contro il disegno di legge sull'uscita dalla Ue di Boris Johnson ne offrono un esempio perfetto. L'opposizione laburista ha rifiutato di appoggiare il disegno di legge, adducendo il timore che avrebbe portato all'erosione dei diritti dei lavoratori. Un gruppo di parlamentari di partiti diversi ha presentato un emendamento per chiedere che gli standard ambientali non vengano ammorbiditi. Tuttavia, il disegno di legge sul ritiro non riguarda nessuna delle due questioni: stabilisce semplicemente i termini della uscita della Gran Bretagna dall'Ue. Ciò significherebbe che problemi di questo tipo potranno essere affrontati in futuro da Jeremy Corbyn, Boris Johnson o da chiunque sia il prossimo leader. Il tentativo di inserire queste leggi ora, e renderle obbligatorie a livello europeo, fa sì che non possano più essere modificate in seguito da un nuovo Primo Ministro. Significa fuggire dalla forza della democrazia.
Vediamo del resto che anche i parlamentari dei Tory si preoccupano di quello che gli elettori, collettivamente, potrebbero decidere di fare. I ribelli Tory - che tendono ad essere personaggi di levatura patrizia, usciti dalle migliori scuole e università inglesi - parlano come se puntassero a una situazione inamovibile. E come se la minaccia della Brexit fosse proprio questa: che consentirebbe a tutta una serie di questioni di essere decise dal tipo di persone che hanno votato in primo luogo per lasciare l'Unione europea. Nel progetto europeo, insomma, vedono un sistema per tenere fuori dall'agenda diverse questioni (come quelle sul controllo dell'immigrazione o sulle nazionalizzazioni di Corbyn).
I Tories sostenitori della Brexit affermano di essere loro i veri democratici. Ma anche loro spesso non sono inclini a fidarsi del "popolo". Ad esempio, si potrebbe pensare che un governo che è stato appena trascinato per i tribunali sulla questione della sospensione del parlamento dovrebbe essere cauto nel conferire maggiori poteri ai tribunali. E invece, il discorso della Regina includeva una proposta di legge sull'ambiente che avrebbe esattamente questo effetto: creare un ente indipendente con lo scopo esplicito di garantire che un governo eletto raggiunga una serie di obiettivi e persegua una serie di principi ambientali. L'idea è di mettere queste scelte politiche al di fuori della portata della democrazia. Anche David Cameron lo ha fatto, quando ha approvato una legge che impone ai governi di spendere lo 0,7% del Pil in aiuti internazionali. Stabilirlo con una legge significa che questa scelta politica è ora nelle mani degli avvocati, piuttosto che dei politici. Un'ammissione che era improbabile che la decisione ottenesse supporto politico.
E ora più che mai decisioni come quella se andare avanti con una terza pista a Heathrow o con la linea veloce HS2 - che dovrebbero essere decisioni politiche - saranno prese dai giudici. Persone vicine a Boris Johnson ammettono in privato che sperano che i tribunali o un ente terzo blocchino l'espansione di Heathrow, in modo che Johnson non debba sdraiarsi davanti ai bulldozer. Ma la decisione di proseguire o meno con questi progetti infrastrutturali è in definitiva politica e i politici dovrebbero esserne responsabili.
Avere un'infrastruttura permanente di principi fondamentali incorporata nella costituzione, con la quale i politici eletti non possono interferire, è un'idea adottata da molti paesi - fino a quando questi principi sono limitati alle libertà fondamentali e ai diritti umani. La tanto ammirata Costituzione degli Stati Uniti ha introdotto questo concetto più di due secoli fa, e dagli anni '40 la maggior parte dei paesi ha scelto di vincolarsi alla Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite, e molti anche alla Carta europea dei diritti umani.
Ma l'esistenza di regole scritte passa immediatamente il potere agli avvocati e ai tribunali che le interpretano. In Gran Bretagna, la nostra Costituzione può essere riassunta in una sola frase: ciò che la regina promulga attraverso il Parlamento è legge. Lasciamo la politica ai politici e la legge agli avvocati. Questo è ciò che ha conferito al nostro sistema legale una universale reputazione di correttezza: la nozione di giudici politicizzati ci è ancora estranea. Il modello britannico - la legge comune che emerge attraverso le consuetudini e un parlamento i cui membri temono il popolo - ci ha dato forse la democrazia più valida al mondo. Questo è ciò che i Brexiteer affermano di voler proteggere.
Porre vincoli al mandato delle democrazie - e ai politici eletti - non è una idea nuova. Ha fatto parte della cultura dell'Ue fino dalla sua fondazione. Spesso per buoni motivi. Molti dei suoi stati membri hanno avuto esiti incerti quanto a democrazia e ora cercano sistemi di controllo ed equilibrio per impedire ai demagoghi di impadronirsi del potere. Ma questa nobile idea è stata strumentalizzata dai lobbisti che cercano di utilizzare una Commissione europea non eletta per aggirare la democrazia su ogni sorta di sottigliezze legali, dal numero di ore che i dipendenti possono lavorare a per quanto tempo un lavoratore migrante debba vivere in un paese prima di poter godere di benefit extralavorativi.
Quindi ora abbiamo problemi il cui controllo spetta a un tribunale o a organizzazioni sovranazionali come l'Ue. Questo è il motivo per cui gli elettori stanno reagendo: qui con la Brexit e nel continente votando per i partiti populisti. Questo ha anche portato a vedere nell'Ue una fonte di instabilità, in quanto impedisce ai governi di rispondere alle nuove preoccupazioni dei cittadini. Piuttosto che produrre stabilità, questa è la ricetta che porta al populismo.
Per contro, la Brexit intendeva riallineare la democrazia con la preoccupazione pubblica di recuperare la sovranità. Un'opportunità per far rimpatriare i poteri - restituendoli non solo ai governi nazionali, ma all'insieme dei cittadini. Ma diventerebbe un esercizio inutile se, invece di concederci la libertà di poter emanare le nostre leggi, i politici pensano a nuovi modi per mettere questi poteri fuori dalla nostra portata.
24/10/19
Brexit: il Parlamento inglese ammanetta il Regno Unito a un esperimento fallimentare
Di Kit Knightly, 20 ottobre 2019
La Brexit non avverrà. Non si uscirà né a destra né a sinistra. È tempo di rassegnarsi a questa idea.
Con la firma dell’assurdo Benn Act, l’opzione di un’uscita non concordata è stata eliminata, il che significa che il Regno Unito sarà costretto o a rimanere nell’Ue o ad accettare un accordo che è un Remain mascherato sotto falso nome.
L’emendamento Letwin e la richiesta di estensione che Boris Johnson non ha firmato sono solo uno squallido teatro. Inutili chiodi in una bara ben sigillata.
Il tutto assomiglia molto a “Weekend con il morto” – un cast di personaggi deludente, che porta in giro il cadavere della Brexit per tenere in piedi uno scherzo usurato che non era divertente nemmeno all’inizio.
Il Parlamento è diventato un’assurda pantomima, dove un Primo Ministro pagliaccio – che ha distrutto di proposito la sua maggioranza – lancia alla ribalta uomini di paglia che l’”opposizione” infilza con un entusiasmo sempre più maniacale. Nessuno pensa alla politica o alle conseguenze del gioco, ma solo ad aumentare il conteggio delle sconfitte parlamentari di Boris Johnson.
I laburisti, e i remainer isterici nei partiti liberal democratico, TIG (The Indipendent Group) e Verdi sono diventati solo dei bastian contrari – votano automaticamente contro qualsiasi cosa venga presentata dal governo, per la semplice soddisfazione di umiliare il giullare di corte al comando.
Corbyn è stato abbagliato con tanto successo dal suo PLP pieno di remainders, che non si rende nemmeno conto che sta tradendo i principi in cui ha creduto per tutta la sua vita, il suo mentore Tony Benn e intere zone del cuore del Labour nel Nord, dove hanno votato tutti Leave.
E quando si arriverà a un’elezione generale, non conterà nulla.
I laburisti verranno probabilmente distrutti, dato che gli elettori della classe lavoratrice o passeranno al partito della Brexit o semplicemente cadranno nell’apatia dell’astensione e rimarranno a casa.
Se i laburisti dovessero riuscire a mettere insieme abbastanza elettori dalle zone pro-Remain in Scozia e a Londra in modo da raggiungere una stretta maggioranza, be’, il loro manifesto socialista verrebbe paralizzato dalla politica di austerità UE e dalle sue restrizioni alle nazionalizzazioni (dei servizi, NdVdE).
In ogni caso, Corbyn verrebbe rimpiazzato da un nuovo signor nessuno laburista, poco conosciuto e ancora meno valido. La stampa dichiarerebbe morto il socialismo (di nuovo) e forse darebbe una pacca sulla spalla a Corbyn per avere fatto “bene, considerato che…” e per avere “cambiato il dibattito”.
Ci verrebbe richiesto di festeggiare la nuova (inevitabile) leader donna, come segno di “progresso”, mentre la società continua a scivolare indietro.
Che i Remainers più ostinati ottengano o meno la loro “Votazione del Popolo”, e chiunque venga scelto nella giostra di indesiderabili proposti come Primo Ministro quando tutto alla fine dovesse concludersi, la Brexit è morta. Il Parlamento l’ha uccisa.
Questo sabotaggio continuo a fuoco lento è duro da guardare – ma non voglio parlare di questo.
Quello di cui voglio parlare è una domanda. Una domanda importante. Una domanda che peserà molto sulle spalle dei Remainers alla vigilia della loro – per mancanza di una parola migliore – vittoria:
- davvero vogliamo questo? L’Ue, esattamente ora, ha davvero l'aria di qualcosa di cui vorremmo fare parte?
Diamo un’occhiata alla situazione nel Continente.
PARIGI, FRANCIA – DICEMBRE 2018 (Foto da Chris McGrath/Getty Images)
La Francia è in una situazione miserabile, non ne può più dell’austerità. Stanca di tagli di spesa, di calo degli standard di vita e di politiche economiche neoliberali, che promettono un effetto redistributivo dall’alto che mostra di non avvenire mai.
A Parigi – e in molte altre città francesi – i Gilet Gialli si apprestano a organizzare la cinquantesima settimana consecutiva di proteste, e non sembra che il fenomeno stia rallentando (speriamo che abbiano in programma qualcosa di carino per il loro primo anniversario).
La gente ha perso occhi, mani e persino la vita. Le proteste di Hong Kong – così a lungo in prima pagina nel Regno Unito – sono state un picnic a confronto.
In Ungheria, un presidente eletto è tenuto in ostaggio dalla burocrazia dell'Ue. Qualunque cosa si pensi di Orban, è stato democraticamente eletto per mantenere le promesse politiche che ha fatto durante la sua campagna elettorale. È perverso che Bruxelles possa sanzionarlo e minacciare di rimuovere i diritti di voto dell'Ungheria per questo. Anti-democrazia in nome della democrazia.
Dicono che si tratta di “proteggere i valori europei” vero?
È difficile da credere, considerando la situazione che abbiamo altrove in Europa…
La Spagna presto sarà in fiamme quanto la Francia (l’articolo è stato profetico - NdVdE). Hanno già mandato in prigione tredici esponenti politici per sedizione.
Prendetevi un momento per considerare la parola – vera “sedizione” (ribellione violenta per rovesciare il potere costituito, NdVdE).
Questo è avvenuto dopo che la polizia antisommossa è stata mandata a impedire un referendum pacifico. La polizia spagnola ha picchiato gli elettori, arrestato i manifestanti e distrutto le urne.
La polizia antisommossa spagnola insegna a un'anziana signora i valori europei.
Per tutto questo al governo di Madrid non è stata assegnata nessuna punizione, e nemmeno una critica. Loro – al contrario di Orban – hanno evitato sanzioni e censure. La polizia attacca le proteste per l’indipendenza in Catalogna sulle strade di Barcellona… e il silenzio di Bruxelles è inquietante.
(Immaginate se la Russia avesse appena incarcerato 13 politici dell’opposizione per sedizione. Immaginate se Maduro avesse accecato i rivoltosi con pallottole di gomma. La differenza di copertura mediatica e di atteggiamento toglierebbe il fiato).
Qual è la differenza tra Budapest e Parigi? O tra Mosca e Madrid?
Be’, Orban è anti-Ue (come lo sono i Gilet Gialli). I governi di Francia e Spagna sono Pro-Ue, con un accanimento che giustifica in pieno la lettera maiuscola P.
Se segui l’agenda pro-Ue di austerità, immigrazione incontrollata e globalizzazione, allora puoi sparare proiettili di gomma negli occhi di tutti i manifestanti che vuoi.
Più guardiamo attentamente, più sembra che “valori europei” sia un modo per dire "potere europeo”.
Le discussioni riguardo all'esercito dell'UE ribollono dietro le quinte, mentre il Parlamento Europeo vota allegramente il massiccio finanziamento di programmi "StratCom" per "contrastare la disinformazione".
Sentiamo parlare di pace, ma non la vediamo. Sentiamo parlare di prosperità, ma non ne godiamo.
L’austerità sta strangolando il luogo dove è nata la democrazia, e i suoi – ancora una volta, in mancanza di un nome più appropriato – “leader” spendono le entrate fiscali in propaganda e per l’esercito.
Tutto questo aiuterà anche un solo cittadino comune a uscire dalla povertà? Queste mosse sono progettate per rendere la vita giusta, uguale e semplice per i cittadini comuni? O per consolidare e far rispettare l’autorità?
Guardate all'Europa. Guardatela davvero. Sta bruciando. Eppure, i Remainers si siedono tra le fiamme e dicono che va tutto bene.
Veniamo giudicati sulla base dei “valori europei”, ma questa frase ha perso di significato da anni, e tutti i giorni si avvicina sempre di più a una vera e propria parodia.
L’Europa è una nave che affonda, ma i topi del Parlamento si rifiutano di lasciarla.
22/10/19
La fabbricazione di Greta Thunberg ai fini del consenso. Atto III - La verità più scomoda: il capitalismo rischia di cadere a pezzi“ [ATTO III]
Nel terzo atto dell’indagine investigativa di Cory Morningstar sulla creazione mediatica del personaggio di Greta Thunberg, viene mostrato come Al Gore e i capitalisti più potenti del pianeta siano dietro la costruzione di questi movimenti giovanili artificiosi che vediamo oggi. Viene quindi evidenziato il reale scopo che li anima e lo stretto collegamento del complesso non profit col mondo della grande finanza.
Ne abbiamo estrapolato i passaggi chiave.
Qui L'Atto I
Qui l'Atto II
di Cory Morningstar, 28 gennaio 2019
Sintesi e traduzione a cura di Gabriele Bellerino
"La cosa che più fa infuriare di questo complesso industriale Non profit è che sfrutta la buona volontà delle persone, specialmente dei giovani, che non hanno la capacità e le competenze per pensare veramente con la propria testa. Il capitalismo opera sistematicamente e strutturalmente come una gabbia per allevare animali domestici. Quelle organizzazioni che operano sotto falsi slogan di umanità al fine di sostenere la gerarchia del denaro e della violenza stanno rapidamente diventando gli elementi cruciali a sostegno di questa gabbia invisibile."
"Il capitalismo rischia di cadere a pezzi"
L' articolo dell'8 settembre 2015,"David Blood e Al Gore vogliono raggiungere le prossime generazioni", pubblicato da Institutional Investor, ha rivelato che il “California State Teachers 'Retirement System” (NdT: Sistema Pensionistico per gli Insegnanti dello Stato della California), il secondo fondo pensione pubblico per dimensioni negli Stati Uniti, con 191 miliardi di dollari di asset, è stato il primo investitore istituzionale americano a investire in “Generation Investment”. Questo è stato parte integrante della campagna di disinvestimento condotta dal partner di “Ceres”, “350.org”, per conto di Wall Street e del mondo della finanza. Jack Ehnes, amministratore delegato di CalSTRS, fa anche parte del consiglio di amministrazione di “Ceres”.
Lo stesso articolo mette in luce la forza trainante delle ONG ambientali, che comprendono il complesso industriale senza scopo di lucro, e gli stretti legami che lo collegano al mondo della grande finanza:
"Consiglio vivamente alle persone che cercano di disinvestire dal carbone, di dare un'occhiata a Generation Investment", dice Larry Schweiger, un conservatore di lunga data e membro del consiglio di “Climate Reality Project”, un'organizzazione no-profit fondata da Al Gore per promuovere informazione e iniziative sul cambiamento climatico. Schweiger è stato presidente e amministratore delegato della National Wildlife Federation (NWF) dal 2004 al 2014; sotto la sua amministrazione NWF è diventata un investitore di Generation Investment. "È stato uno degli investimenti più performanti del nostro portfolio”, ha affermato. ("David Blood e Al Gore vogliono raggiungere le prossime generazioni“ - Institutional Investor)
Andando oltre, al 29 aprile 2018, l'articolo “Al Gore: la sostenibilità è la più grande opportunità di investimento della storia", pubblicato dal Financial Times, rivela che il cosiddetto "climate wealth" (l'a ricchezza che può derivare da questa nuova economia del clima, ndt) non è per molti, ma per pochi:
"Generation Investment comprende tra i suoi clienti grandi investitori del settore pubblico, come Calstrs, il fondo pensionistico degli insegnanti californiani, il fondo pensionistico dello Stato di New York da 192 miliardi di dollari e il fondo pensionistico dell'Agenzia per l'ambiente del Regno Unito. Gestisce anche il denaro di pochi clienti facoltosi, ma non è entrato per ora nel mercato dei piccoli investitori. Quasi tutte le sue attività sono gestite tramite mandati equities, e 1 miliardo di dollari è investito in private equity." [Fonte]
"Ho chiamato Generation Income e ho scoperto che le loro opportunità di investimento sono limitate. Hanno due fondi di investimento: Global Equity ed Asia Equity. Il fondo Global Equity è attualmente chiuso: esiste una lista d'attesa pluriennale che è attualmente chiusa. L'investimento minimo è di 1 milione di dollari e devi essere super-accreditato. Il fondo sembra essere rivolto agli investitori istituzionali, non ai privati. Il fondo Asia Equity è aperto, ma si applicano gli stessi requisiti minimi (minimo di 1 milione di dollari)." [Fonte: AIO Financial ]
I membri del consiglio d'amministrazione di Generation Investment includono eco-luminari come Mary Robinson, ex presidente dell'Irlanda e fondatrice dell'organizzazione no-profit Mary Robinson Foundation. La Robinson è presidente del Team B di Richard Branson, gestito da Purpose, la componente di pubbliche relazioni di Avaaz (NdT: per approfondimenti sul Team B e Avaaz si veda l’Atto II di questa ricerca investigativa).
…
In questo frangente, visto che siamo portati a credere che "gli investimenti sostenibili" siano la via per risolvere la nostra crisi planetaria, potrebbe essere saggio chiedersi in quali corporations sostenibili stia investendo “Generation Investment”. Generation Investment ha creato una lista di interesse di circa 125 società in tutto il mondo, nelle quali investe non in base a quanto sia sostenibile il business, ma piuttosto "sulla qualità del loro business e management." [Fonte]
Il portafoglio e gli investimenti di Generation Investment includono società multinazionali con record terribili di malaffare, come Amazon, Nike, Colgate, MasterCard e Chipotle, una catena di ristoranti con forti investimenti in sanità e tecnologia. E dal momento che tutte queste società sono pesantemente investite e/o dipendenti dai combustibili fossili, la domanda di tutti è come Generation Investment possa giustificare l'investimento in queste società.
…
Un caso di studio scomodo: M-Kopa Solar, Africa
Fonte: sito Web di M-Kopa
Gore, con un patrimonio netto di circa 350 milioni di dollari, a parole fa molto per le disuguaglianze, la disparità di ricchezze e la povertà. Tuttavia, è utile dare un'occhiata alla tanto pubblicizzata rivoluzione energetica verde quando messa in atto nella vita reale, e più esattamente a chi è d’aiuto la cosiddetta "rivoluzione verde".
M-Kopa Solar - "Power for Everyone" è un fornitore di energia solare a consumo (sotto forma di kit solari), creato per i paesi africani impoveriti dai ricchi capitalisti occidentali. I paesi su cui si è puntato finora includono il Kenya rurale, la Tanzania e l'Uganda.
M-Kopa è il frutto dell'ingegno di Jesse Moore (amministratore delegato di M-Kopa), Chad Larson e Nick Hughes – il quale ha contribuito a sviluppare M-Pesa, che ha più di 19 milioni di utenti in Kenya. [1]
Fin dalla sua istituzione, la società di Al Gore è stata un investitore azionario principale di M-Kopa. Creata da Signal Point Partners nel 2011, M-Kopa Solar ha raccolto denaro tra gli investitori, tra cui Richard Branson e “Generation Investment Management”. Lanciato alla fine del 2012, l'obiettivo iniziale della società di riuscire a vendere 1.000 pacchetti solari alla settimana, da raggiungere in tre anni, è stato raggiunto in 12 mesi. Il 2 dicembre 2015, M-Kopa, divenuta il principale fornitore di energia "pay-as-you-go" al mondo, ha annunciato la chiusura di un giro di finanziamenti da 19 milioni di dollari, guidato da “Generation Investment Management LLP”. [Fonte]
All’interno del consiglio di amministrazione di M-Kopa c'è Colin Le Duc, socio fondatore di Generation Investment Management e co-amministratore del Fondo di Soluzioni per il Clima di Generation Investment.
Altri investitori/finanziatori/partner sono la Fondazione Shell e la Fondazione “Bill e Melinda Gates”.
A questo punto, prima di continuare, è fondamentale notare che, nel 2015, M-Kopa aveva stimato che l'ottanta percento dei suoi clienti viveva con meno di 2 dollari al giorno.
Al 2015, M-Kopa aveva raggiunto entrate per oltre 40 milioni di dollari.
L' articolo di Bloomberg del 2 dicembre 2015 "L'azienda solare che fa profitto sui poveri africani - M-Kopa è un'azienda da 1 miliardo di dollari che vende pannelli solari ai residenti rurali, procurando loro il credito" svela la realtà dello sciacallaggio aziendale, nascosto sotto il velo dell‘ambientalismo d’accatto. In seguito al "successo" dei contatori dell'acqua prepagata per molti paesi africani, M-Kopa addebita alti tassi di interesse ai poveri, con rendimenti astronomicamente elevati che ritornano indietro ai ricchi:
"L'interesse che M-Kopa richiede è elevato, se confrontato con gli standard statunitensi o europei. Il prezzo in contanti di uno dei suoi prodotti è inferiore di circa il 20 percento rispetto al prezzo dell'acquisto a rate. Ma nei mercati in cui opera la società - finora, Kenya, Tanzania e Uganda - i tassi sono competitivi. Le società di microfinanza tradizionali in genere applicano il 20% circa di interessi sui loro prestiti, e in ottobre il governo del Kenya ha emesso buoni del tesoro che hanno offerto agli investitori un rendimento annuo del 23% ".
A prima vista, una persona penserebbe che questa attività riguardi la vendita di energia solare. Ebbene, questa supposizione sarebbe un errore. Il prodotto è la finanza: “Circa un quarto di coloro che estinguono il pagamento del loro primo acquisto si spostano verso altri prodotti, dice l'azienda.” Questa è colonizzazione in una nuova forma, la forma del ventunesimo secolo. La colonizzazione tramite debito, resa possibile dalla vendita di prodotti occidentali.
Altri avvoltoi che sfruttano coloro che sono poveri e vulnerabili, sotto le spoglie dell’energia “pulita e verde per tutti“, includono le organizzazioni di sostenitori, come la Fondazione Gates e Mastercard.
A differenza della finanza occidentale, dove i prestiti vengono solitamente pagati in rate mensili, agli africani non viene data la stessa misura di fiducia. Piuttosto, devono pagare il loro nuovo prestito su base giornaliera. Forse possiamo mettere questo in archivio come "il razzismo dell'energia verde". Coloro che non effettuano i pagamenti, saranno puniti di conseguenza: "La carta SIM nel dispositivo può spegnerlo da remoto", dice Chad Larson, direttore finanziario di M-Kopa e suo terzo co-fondatore. "Sappiamo che è importante per loro tenere la luce accesa di notte, quindi possiamo contare sul fatto che continueranno a pagare." [Fonte] ["La funzionalità pay-as-you-go è abilitata dalla tecnologia integrata machine-to-machine, che consente a M-KOPA di ricevere pagamenti tramite la piattaforma M-Pesa. M-KOPA può spegnere il dispositivo da remoto se il cliente rimanesse indietro sui pagamenti. I rimborsi creano una cronologia del credito per i consumatori poveri, che può dare loro accesso ad altri servizi finanziari."] [Fonte]
"Le lampade solari sono programmate in modo tale che si spengano automaticamente ogni volta che i clienti non effettuino i pagamenti giornalieri. La start-up fornisce un sistema di energia solare composto da un pannello, tre lampade, un kit di ricarica per la radio e il cellulare. Il rivenditore solare M-Pesa istituisce una lista nera degli inadempienti con gli uffici di credito." 18 febbraio 2015
I pagamenti giornalieri per M-Kopa vengono completati tramite il servizio di M-Pesa, in base al quale Safaricom, la più grande società di telecomunicazioni del Kenya (e la società più redditizia nella regione dell'Africa centrale e orientale) guadagna una commissione, imprecisata, per ogni transazione. M-Kopa e Kenya Power sono i principali clienti di Safricom per la fatturazione a pagamento (nel 2015, l'amministratore delegato di Safaricom in Kenya, Bob Collymore, è stato il quarto africano ad aderire al B-Team di Richard Branson - Ventures Africa).
“Non investiamo affatto in energia solare”, afferma David Rossow, che aiuta a gestire il portafoglio di 1,5 miliardi dollari di investimenti in programmi (PRI) della Fondazione Gates. La fondazione non ha nemmeno un programma di energia pulita. Ma ha un programma chiamato Servizi Finanziari per i Poveri (Financial Services for the Poor). “Ci occupiamo di prestiti garantiti da asset per il cosiddetto ultimo miglio.” [Fonte]
Un ulteriore valore per i nostri imprenditori-salvatori occidentali sono i preziosi metadata: “L’attuale contratto con il cliente di M-Kopa stabilisce che i dati che l’azienda accumula possono essere utilizzati solo per migliorare l’esperienza del cliente, ma la società ha in programma di raccogliere i dati di ascolto dalle radio e televisioni. ‘Ci sono dati che possiamo raccogliere, che praticamente nessun altro può’, dice [Chad] Larson.”
E questa rivoluzione energetica verde, interamente basata sull’ulteriore saccheggio della Terra, cosa porta in realtà in Africa, dove oltre 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità e oltre 300 milioni non hanno servizi igienici puliti? Un forno solare? Un bagno? Filtraggio dell’acqua? Impianti idraulici? Scuole? Ambulatori? Ospedali? La risposta è: la televisione.
E anche se il business è in realtà la finanza, piuttosto che fornire prodotti ad energia solare [2], ciò non significa che non ci siano ulteriori ampie opportunità di derubare le ignare popolazioni africane.
Il prezzo del kit solare televisivo di base da 24 pollici [2-1] [2-2] al momento del finanziamento è oltraggioso: 644.88 dollari. Il prezzo per il pagamento in contanti è comunque ancora l’esagerata somma di 546.61 dollari, una somma esorbitante per persone che vivono a 2 dollari al giorno. Ovviamente, questo prezzo rimane tale solo se i pagamenti quotidiani vengono effettuati ogni giorno, assicurando così che nessun interesse aggiuntivo o penalità si accumulino, in aggiunta all'importo del prestito originale.
Il gigantesco sfruttamento qui è inaccettabile. Si consideri che un pacchetto solare da 30 W, paragonabile al pacchetto M-Kopa di cui sopra, può essere acquistato al dettaglio per 157.99 dollari su Amazon. Allo stesso modo, il prezzo di base di un televisore a LED da 24 pollici è spesso pubblicizzato negli Stati Uniti e in Canada per meno di 100 dollari. Molti degli articoli venduti nei pacchetti [2-3], possono essere trovati nei negozi occidentali a 1 dollaro l'uno.
Ci si potrebbe chiedere cosa succede quando i prestiti sopravvivono ai prodotti, coperti da garanzie di breve durata: una garanzia di due anni sul televisore da 24 pollici e una garanzia di un anno sugli accessori.
In uno degli intervalli tra le campagne di bombardamento sui paesi africani, l'ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha trovato il tempo per visitare la società solare M-Kopa. "Il presidente americano Barack Obama parla con June Muli, responsabile dell'assistenza clienti di M-Kopa, durante il Global Entrepreneurship Summit (Summit dell’Imprenditoria Globale) a Nairobi nel luglio 2015. Foto: M-Kopa." [Fonte: Forbes]
Nel mese di febbraio 2015, M-Kopa ha annunciato un piano per cui i clienti inadempienti sui loro prestiti verranno inclusi nella lista nera degli uffici di credito:
"Il commerciante di energia solare collegato a M-Pesa, M-Kopa, da aprile inizierà a condividere informazioni sugli inadempienti con gli uffici di credito di riferimento, per arrestare il crescente numero di non paganti. L'azienda ha emesso un comunicato, in cui afferma di voler condividere le informazioni sui pagamenti dei clienti per i loro kit solari M-Kopa, una mossa che vedrà gli inadempienti nella lista nera degli istituti di credito. M-Kopa si unisce così ad altri fornitori di servizi pubblici, come Kenya Power e gli uffici di servizio idrico, i quali anche hanno disposto che gli uffici di credito di riferimento elenchino coloro che sono inadempienti nel pagare le loro bollette." [Fonte]
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Per essere chiari, non sono le "economie sostenibili" che i nostri signori delle corporations perseguono. Un capitalismo in difficoltà, per salvare se stesso, deve cercare nuovi mercati:
"Il team della Gates Foundation ha visto in M-KOPA un'opportunità, per dimostrare che i servizi finanziari mobili potrebbero aiutare le aziende a portare più prodotti di valore in mano ad un nuovo mercato di desiderosi consumatori: la gente povera." [Fonte]
"La chiave è stata aiutare M-KOPA a trasformare i conti dei suoi clienti in collaterali per finanziamenti bancari. Altri investitori stavano acquisendo pacchetti azionari nella startup. La Gates Foundation ha invece fatto un prestito di 5 milioni di dollari, a fianco della Commercial Bank of Africa. La tesi: se M-KOPA potesse ripagare con successo il prestito, le banche commerciali locali vedrebbero i pagamenti da schemi di finanziamento pay-as-you-go come un flusso di entrate affidabile. Ciò creerebbe una nuova classe di attività di prestito."
Banking on the Poor, estate 2016, Stanford Social Innovation Review
Nell' articolo “L’azienda M-Kopa licenzia 450 dipendenti per tagliare i costi”, pubblicato da Business Daily Africa il 19 marzo 2018, il motivo di questi licenziamenti viene divulgato senza mezzi termini:
"Il rivenditore kenyano del kit solare basato sui telefoni cellulari M-Kopa Solar ha licenziato 450 dipendenti nelle sue filiali di quattro paesi, allo scoipo di diminuire i costi operativi e aumentare la redditività."
Il co-fondatore e amministratore delegato di M-Kopa, Jesse Moore, ha dichiarato che l'azienda così si sarebbe trovata in una posizione migliore per raggiungere gli obiettivi prefissati ed espandersi, vendendo dispositivi solari al prossimo milione di clienti in Kenya, Uganda e Tanzania.
"Ciò è stato fatto per ridurre i costi fissi e mantenerci sulla strada della redditività, che si traduce in riduzioni di posti di lavoro in tutti gli uffici in Kenya, Uganda, Tanzania e Regno Unito, diminuendo il nostro personale globale del 18%", ha affermato.
Un articolo pubblicato da Quartz Africa quattro giorni prima, il 15 marzo 2018, era ancora più esplicito:
"M-Kopa, il fornitore di energia solare keniano a pagamento, sta riducendo il personale per migliorare la propria competitività, garantire la sostenibilità a lungo termine e aumentare il rendimento per gli investitori".
Vale la pena enfatizzare. Per essere chiari, qui si parla di un aumento di beneficio per degli investitori con un patrimonio netto di milioni di dollari, realizzato a spese di lavoratori licenziati i quali portano a casa in media circa 2 dollari al giorno.
Qui dobbiamo guardare alla realtà che si cela dietro i "posti di lavoro verdi" - creati da M-Kopa - una caratteristica fondamentale della cosiddetta "economia verde", del New Green Deal, dello sviluppo sostenibile, degli obiettivi globali e di una miriade di altre costruzioni retoriche foneticamente olistiche, che mascherano la realtà.
Quel che raramente, se non mai, viene menzionato, è il fatto che i pannelli solari, i televisori, e così via, di M-Kopa, non sono prodotti localmente, ma sono "provenienti dai mercati esteri" (Cina). Sebbene l'azienda abbia proposto che i pannelli solari siano prodotti in loco nei prossimi anni (probabilmente a causa della crescente ostilità dei kenioti), le seguenti informazioni dimostrano come questo sarà il caso, solo se i keniani potranno essere sfruttati più dei cinesi.
Subito dopo il licenziamento dei dipendenti africani della M-Kopa - insieme all'outsourcing – “Generation Investment” ha stanziato più fondi. Il 21 marzo 2018, l'articolo "M-Kopa Solar riceve un investimento di 10 milioni di dollari dopo il licenziamento di 150 dipendenti", pubblicato dal Kenyan Wall Street, ha rivelato quanto segue:
"L'investimento arriva dopo che la società ha completato un'operazione di ristrutturazione, che ha visto ridurre il personale del 18%, da 1000 a 850, in tutta l'Africa orientale. Come da noi riportato la scorsa settimana, sono stati licenziati circa 78 sviluppatori, e il loro lavoro è stato esternalizzato a una società straniera chiamata Applicita, di proprietà del nuovo CTO (Chief Technology Officer, direttore tecnico) dell'azienda.
Secondo l’amministratore delegato Jesse Moore, il processo di ristrutturazione è stato guidato dalla necessità di aumentare la propria competitività, migliorare la sostenibilità a lungo termine e aumentare i rendimenti degli investitori.
… il Kenyan Wall Street ha osservato:
"... la società continua a suscitare dubbi riguardo il suo status di startup keniana, dato che la sua gestione senior è composta principalmente da stranieri. Inoltre, la questione del licenziamento dei dipendenti locali, per esternalizzare le proprie attività a una società straniera, non sarà dimenticata."
…
Note finali
[1] M-Pesa è un servizio di trasferimento di denaro, finanziamento e microfinanziamento, basato su telefonia cellulare. È stato lanciato nel 2007 da Vodafone, per Safaricom e Vodacom (i maggiori operatori di reti mobili in Kenya e Tanzania). Si è diffuso in Afghanistan, Sud Africa, India, Romania e Albania. In Kenya, la M-Pesa viene utilizzata per imporre un'ideologia di familiarità con il debito, che riflette l'ideologia del debito occidentale.
[2] La società M-KOPA offre i seguenti tre pacchetti di prodotti:
[2-1] Il sistema solare M-KOPA 5 può essere acquistato con un deposito di 2999 Ksh. (29.75 dollari), più 420 pagamenti giornalieri di 50 Ksh (0.50 dollari). Questo pagamento è in totale, incluso il deposito, di 23999 Ksh. (238.03 dollari). Il prezzo di acquisto in contanti senza finanziamento è di 18999 Ksh. (188.44 dollari). [Stato al 27 gennaio 2019]
Il "M-KOPA 5 Solar Home System" comprende un pannello solare da 8W, una radio ricaricabile, un'unità di controllo M-KOPA 5 con una batteria al litio, quattro lampadine a LED da 1.2 W, un cavo di ricarica per telefono 5-in-1, un cavo di ricarica personalizzato e una torcia a LED ricaricabile.
[3-2] L'M-KOPA 600 richiede un deposito di 5999 UGX (scellini ugandesi, equivalenti a 59.50 dollari), più 590 pagamenti giornalieri di 100 Ksh (0.99 dollari). Il pagamento totale, incluso il deposito, è di 64999 Ksh. (644.68 dollari). Il prezzo di acquisto in contanti senza finanziamento è di 1999000 Ksh. ($ 546.61 dollari)." [Stato al 27 gennaio 2019]
Il pacchetto "M-KOPA 600 (TV da 24 pollici)" include un'unità di controllo M-KOPA 600, una TV digitale a schermo piatto da 24 pollici, un pannello solare da 30 W, un telecomando per la TV, un'antenna TV, due luci solari, una torcia solare ricaricabile a LED, una radio solare ricaricabile e due cavi di ricarica del telefono. "Satellite Dish & CAM Card forniti separatamente."
[3-3] M-KOPA 600 w/ Zuku CAM richiede un deposito di 6999 UGX. (69.42 dollari), più 590 pagamenti giornalieri di 135 Ksh (1.34 dollari). Il pagamento totale, incluso il deposito, è di 86649 Ksh. (859.42 dollari). Il prezzo di acquisto in contanti senza finanziamento è di 69999 Ksh. (694.27 dollari)." [Stato al 27 gennaio 2019]
20/10/19
FT - Angela Merkel chiede uno sconto per la Germania sul contributo al bilancio UE
17 ottobre 2019
La cancelliera afferma che Berlino deve affrontare un "onere eccessivo" a causa della Brexit
Angela Merkel, cancelliera tedesca, ha chiesto che la Germania ottenga uno sconto nell'ambito del prossimo bilancio dell'Ue, affermando che Berlino deve affrontare un "onere eccessivo" a causa dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione.
La Cancelliera parlava di fronte al Bundestag in vista di un vertice chiave dell'UE a Bruxelles, dove sarà esaminato il prossimo bilancio a lungo termine dell'unione. Il piano di spesa, che dura sette anni, deve essere concordato all'inizio del 2021.
I negoziati su quello che è noto a Bruxelles come il quadro finanziario pluriennale (QFP), saranno insolitamente difficili: la Brexit ha aperto un buco nel bilancio e tutti gli stati membri dovranno fare di più.
Ma c'è disaccordo su quanto grande debba essere il budget. La Germania, insieme ad altri grandi contribuenti netti come i Paesi Bassi e l'Austria, vuole che sia limitato all'1% del reddito nazionale lordo dell'UE, mentre la Commissione europea ha proposto l'1,1%.
La Merkel ha affermato che anche una percentuale dell'1% comporterebbe un "chiaro aumento dei contributi" della Germania. I funzionari di Berlino affermano che la Germania dovrebbe pagare in media 40 miliardi di euro lordi, 10 miliardi di euro in più rispetto a quanto ha attualmente investito.
"A causa di questo aumento e dell'imminente uscita della Gran Bretagna dall'Ue, la Germania sarà eccessivamente gravata quando si tratterà del QFP", ha affermato Angela Merkel. "Per questa ragione dobbiamo parlare di un'equa ripartizione degli oneri sul piano finanziario e di uno sconto per la Germania".
La Commissione europea dopo la Brexit vuole eliminare tutti gli sconti per gli stati membri che sono contribuenti netti.
Secondo un diplomatico dell'Ue, il contributo netto della Germania al bilancio dell'UE salirà a 30 miliardi di euro nel 2027, mano a mano che lo sconto già previsto verrà gradualmente eliminato. L'anno scorso il contributo netto tedesco è stato di 13,5 miliardi.
Infatti alcuni dei maggiori contribuenti netti al bilancio dell'Unione beneficiano già degli sconti, che hanno origine nella riduzione sui pagamenti "eccessivi" del Regno Unito per i sussidi agricoli dell'Ue, che Margaret Thatcher ottenne dall'Unione a Fontainebleau 35 anni fa.
Questi "meccanismi compensativi" limitano la somma pagata dai paesi più ricchi. Mark Rutte, il Primo Ministro olandese, ha sostenuto che queste riduzioni mantengono il sistema "equo".
Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Austria chiedono che vengano mantenute.
La Francia è invece il più grande fautore della eliminazione degli sconti, e anche un gruppo di Stati membri che sono percettori netti di contributi, come Polonia, Ungheria e Paesi baltici, sostiene la loro abolizione.
La Merkel ha dichiarato anche ai parlamentari di sostenere il principio secondo cui l'erogazione dei fondi dell'Ue deve essere strettamente collegata al rispetto dello stato di diritto negli Stati membri, affermando che la questione è della "massima priorità" per la Germania.
18/10/19
OIL - Le piccole imprese e i lavoratori autonomi coprono la maggior parte dei lavori in tutto il mondo
Uno studio appena uscito dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, che allarga il campo di indagine a 99 paesi, scopre che le microimprese e le piccole imprese offrono la maggior parte dei posti di lavoro a livello globale. Lungi dall'essere una sorta di "malattia" italiana da sradicare con le buone o con le cattive, le PMI si rivelano una struttura portante dell'economia e dell'occupazione in tutto il mondo.
10 ottobre 2019
Uno studio rivoluzionario rivela che sette lavoratori su dieci sono lavoratori autonomi o di piccole imprese, una scoperta che ha implicazioni significative per l'occupazione e le politiche di sostegno alle imprese in tutto il mondo.
GINEVRA (Notizie OIL) - Il lavoro autonomo, le microimprese e le piccole imprese svolgono un ruolo molto più importante nell'offerta di posti di lavoro rispetto a quanto si pensasse in precedenza, secondo le nuove stime dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).
I dati raccolti in 99 paesi hanno rivelato che queste cosiddette "piccole unità economiche" rappresentano nel loro insieme il 70% dell'occupazione totale, il che le rende di gran lunga il principale motore dell'occupazione.
I risultati hanno implicazioni "altamente rilevanti" per le politiche e i programmi volti alla creazione di posti di lavoro, alla qualità del lavoro, alle start-up, alla produttività aziendale e regolarizzazione del lavoro, che, secondo il rapporto, devono concentrarsi maggiormente su queste piccole unità economiche.
Lo studio ha anche scoperto che una media del 62% dell'occupazione in questi 99 paesi è di tipo informale, per cui le condizioni di lavoro in generale tendono a essere peggiori (mancanza di sicurezza sociale, salari più bassi, scarsa sicurezza e salute sul lavoro e relazioni industriali più deboli). Il livello di informalità varia ampiamente, passando da oltre il 90% in Benin, Costa d'Avorio e Madagascar a meno del 5% in Austria, Belgio, Brunei Darussalam e Svizzera.
Le informazioni sono pubblicate nel nuovo rapporto dell'OIL "Piccolo è importante: prove globali sul contributo all'occupazione dei lavoratori autonomi, delle microimprese e delle PMI".
Il rapporto rileva che nei paesi ad alto reddito il 58% dell'occupazione totale è in piccole unità economiche, mentre nei paesi a basso e medio reddito la percentuale è considerevolmente più alta. Nei paesi con i livelli di reddito più bassi la percentuale di occupazione nelle piccole unità economiche è quasi del 100%, afferma il rapporto.
Le stime si basano su indagini nazionali sulle famiglie e sulla forza lavoro, raccolte in tutte le regioni ad eccezione del Nord America, anziché utilizzare la fonte più tradizionale di indagini sulle imprese che tende ad avere un ambito più limitato.
"Per quanto ne sappiamo, questa è la prima volta che il contributo all'occupazione delle cosiddette piccole unità economiche è stato stimato, in termini comparativi, per un gruppo di paesi così ampio, in particolare i paesi a basso e medio reddito", ha detto Dragan Radic, che guida l'Unità per le piccole e medie imprese dell'OIL.
La relazione suggerisce che il sostegno alle piccole unità economiche dovrebbe essere una parte centrale delle strategie per lo sviluppo economico e sociale. Sottolinea l'importanza di creare un ambiente favorevole per queste imprese, garantendo che abbiano una rappresentanza efficace e che i modelli di dialogo sociale funzionino anche per loro.
Altre raccomandazioni includono; comprendere in che modo la produttività aziendale è modellata da un "ecosistema" più ampio, facilitando l'accesso ai finanziamenti e ai mercati, promuovendo l'imprenditoria femminile e incoraggiando la transizione verso l'economia formale e la sostenibilità ambientale.
Le microimprese sono definite come quelle che hanno fino a nove dipendenti, mentre le piccole imprese hanno fino a 49 dipendenti.
14/10/19
La fabbricazione di Greta Thunberg ai fini del consenso - Atto II
Qui l'Atto I
Qui l'Atto III
di Cory Morningstar, 21 gennaio 2019
Sintesi e traduzione a cura di Gabriele Bellerino
Atto II. La scomoda verità dietro la cooptazione dei giovani.
Gli attori di “We Don’t Have Time”
Il consiglio di amministrazione della fondazione “We Don’t Have Time” comprende, tra gli altri:
- Stuart Scott, capo di “The Climate Reality Project”, la ONG guidata da Al Gore (NdT: vicepresidente degli Stati Uniti dal 1993 al 2001, durante la presidenza di Bill Clinton)
- Greta Thunberg, consigliere speciale per i giovani e fiduciaria
- Jamie Margolin, consigliere speciale per i giovani e fiduciaria
…
Il comitato consultivo di “We Don’t Have Time” include le seguenti persone:
- Daniela Rogosic, responsabile globale per i rapporti con la stampa, gruppo IKEA
- Tove Ahlström, CEO di “Global Utmaning” (NdT: Think Thank svedese), ed anche esso affiliato a “The Climate Reality Project” di Al Gore
La presenza di Ikea nel comitato consultivo di “We Don’t Have Time” deve essere debitamente sottolineata. Nel 2017 Ikea ha assegnato una sovvenzione di 44,6 milioni di dollari dalla “Fondazione IKEA” all’associazione “We Mean Business“ (fondata nel 2014). Questa sovvenzione è stata "la seconda donazione mai realizzata dal braccio caritatevole del gigante della vendita al dettaglio IKEA". I soci fondatori dell’associazione “We Mean Business” includono, tra gli altri (lista completa), il “B Team” (NdT: per approfondimenti a riguardo: qui).
Il B Team è gestito da Purpose, lo studio di relazioni pubbliche for-profit, gestito dal co-fondatore di Avaaz, Jeremy Heimans (NdT: qui e qui per approfondimenti su Avaaz, in particolare riguardo il tam-tam sulla guerra in Siria. Le organizzazioni fondatrici di Avaaz, “Res Publica” e “Move On”, hanno avuto George Soros tra i loro cospicui finanziatori.)
Nel seguente estratto dell’articolo di Maclean del 28 gennaio 2016, intitolato “Abbiamo raggiunto il picco delle vendite? Ikea dice che c'è spazio per crescere”, si manifesta ancora una volta il fervore climatico, anche a livello aziendale, che sta investendo il mondo:
"Quindi, come conciliare "il picco massimo potenziale" di Ikea, con le sue intenzioni "di aumentare le vendite"? Un portavoce riporta i commenti di [Steve] Howard [capo della sostenibilità in Ikea] secondo il quale "siamo parte di un contesto globale più ampio, in cui molte persone hanno ancora mezzi molto limitati", mentre Sjostrand suggerisce che l'obiettivo è "continuare a far crescere il nostro business, ma crescere in modo più sostenibile." Traduzione: Ikea ti venderà più mobili e arredi per la casa, ma farà di tutto per non farti sentire in colpa per questo. Il che spiega perché i report aziendali dell'azienda sono festeggiati come esempi di iniziative di sostenibilità, dalla vendita di illuminazione solo compatibile con LED, al servire in modo responsabile del pesce in caffetteria".
…
Avaaz
Qui faremo alcune brevi osservazioni sia su Avaaz che su 350.org, in relazione alle campagne globali di “sciopero per il clima“. Un corpus esauriente di ricerche che mette a nudo la funzione e i desideri di entrambe le ONG, basate su indagini svolte dal 2012 a oggi, è disponibile sul sito Wrong Kind of Green. Incoraggio i lettori a familiarizzare con queste due organizzazioni.
Il 14 dicembre 2018, “350.org” ha inviato un comunicato stampa contenente i seguenti estratti:
"Katowice, Polonia – Oggi, 30 scolari di tre scuole locali a Katowice, hanno risposto alla chiamata di Greta Thunberg, e hanno portato il #ClimateStrike (“sciopero per il clima“) globale dentro il Palazzo delle Nazioni Unite nell‘ultimo giorno dei colloqui sul clima.”
“Ai 30 studenti è stato concesso un accesso speciale per partecipare ai colloqui delle Nazioni Unite per portare il loro messaggio ai delegati e al governo polacco: " soli 12 anni (NdT: ???) rimasti per liberare il mondo dai combustibili fossili, i leader devono agire subito." [Enfasi nell'originale]
E subito i media internazionali hanno pubblicato foto come questa:
E questo è il retroscena:
Nella parte inferiore del comunicato stampa di 350.org, sotto il titolo "Ulteriori informazioni", il comunicato stampa rivela: "NOTA BENE che 350.Org e Avaaz NON stanno organizzando queste azioni, ma stanno aiutando gli studenti a diffondere il loro messaggio." [Enfasi nell'originale]
Anche se sembra, invece, che Avaaz abbia svolto un ruolo di primo piano nell'organizzazione dell'iniziativa da mandare sotto i riflettori dei media.
…
Una delle principali funzioni delle ONG… è quella di stimolare una richiesta che parta dal basso, da parte della cittadinanza, che servirà a sostenere la legislazione necessaria ai progetti che fanno comodo all'industria, piuttosto che alle persone e al pianeta. Prima che i contratti siano firmati o sia aperta la strada all' "architettura globale dell'era della quarta rivoluzione industriale", è necessaria una legislazione. E proprio come una proverbiale palla di neve che si trasforma in una valanga, la legislazione crea il denaro, lo stanziamento che farà partire gli ordini e la realizzazione delle opere.
Quale modo migliore per creare una richiesta di qualcosa che va a detrimento sia dell'ambiente che della popolazione, che impacchettarla come soluzione per il cambiamento climatico promossa dal volto adorabile e innocente di Greta. Con un rovesciamento della realtà, l'industria non deve imporre la sua volontà alla gente, ma sarà la gente a imporla sé stessa, tramite Avaaz e altre simili organizzazioni. Le persone vengono così riprogrammate per richiedere false soluzioni, che le società private hanno tenuto nel taschino per anni e persino decenni.
…
[Approfondimenti: AVAAZ: la rete di cambiamenti comportamentali più grande e potente del mondo]
Jamie Margolin – Zero Hour
Jamie Margolin è la fondatrice adolescente di “This Is Zero Hour“ e "una delle 13 persone che hanno citato in giudizio lo Stato di Washington per non aver intrapreso un'azione adeguata sui cambiamenti climatici" (come rivelato nell'Atto I di questa serie, a Margolin - e alla sua ONG Zero Hour – rimandano due dei sei account taggati da “We Don‘t Have Time”, nel primo post che riportava lo sciopero scolastico di Greta Thunberg). Margolin ha partecipato al Climate Reality Leadership Corps di Al Gore (una conferenza di tre giorni) che si è tenuta a Seattle dal 27 al 29 giugno 2017. [Fonte] Nel luglio 2017, Margolin ha iniziato a organizzare una marcia per i giovani sul clima a Washington, ed ha lanciato Zero Hour. Il 27 febbraio 2018, esattamente otto mesi dopo il suo primo giorno al Climate Reality Leadership Corps, Margolin sarebbe apparsa sulla rivista Rolling Stone. Prima della sua ascesa verso la celebrità, Margolin aveva fatto un tirocinio nell'ufficio elettorale di Hillary Clinton a Seattle. Il seguente passaggio mostra cosa sia diventata ai giorni nostri la promozione mediatica della gioventù da parte delle corporations:
"La più giovane oratrice al Global Climate Action Summit (GCAS) a San Francisco questa settimana è Jamie Margolin di Seattle, che ha fondato la marcia giovanile per il clima di Zero Hour lo scorso luglio, ed ha guidato la sua azione a Washington. A 16 anni, Margolin presenta un contrasto generazionale rispetto alla maggior parte dei leader del GCAS, come il governatore della California Jerry Brown (80 anni), l'ex sindaco di New York Michael Bloomberg (76) e il principale diplomatico cinese sul tema del clima, Xie Zhenhua (68 anni)." [Fonte]
I leader dei movimenti e delle rivoluzioni prodotte nel XXI secolo (fabbricati da media finanziati dalle corporations o di loro proprietà), non sono più nemici dell‘establishment. Piuttosto, fanno eventi insieme a figure dell‘establishment, come il sindaco di New York Bill de Blasio, il quale adula i nostri nuovi "rivoluzionari", taggandoli e twittando le loro lodi. Quando l’establishment stesso ama i nostri movimenti e i nostri "volti del futuro ", dobbiamo capire che abbiamo già perso.
Sopra, Margolin presta la sua immagine per pubblicizzare i marchi Global Citizen e Johnson & Johnson.
Le ONG non sono le uniche organizzazioni a sfruttare i giovani. I soci delle corporations che li finanziano forniscono elevate somme di denaro per cercare di rendere "più verdi" le loro scorie tossiche.
Nel luglio 2018, Johnson & Johnson è stata condannata a pagare "quasi 4,7 miliardi di dollari per danni a 22 donne e alle loro famiglie, in seguito al fatto che l'amianto contenuto nel talco Johnson & Johnson aveva provocato loro un carcinoma ovarico... Sei delle 22 persone che hanno sporto denuncia nell'ultimo processo sono morte di cancro alle ovaie... Mark Lanier, avvocato dei querelanti, ha affermato in una dichiarazione, che Johnson & Johnson aveva coperto le prove della presenza di amianto nei suoi prodotti per più di 40 anni." [Fonte]
Fa parte del gioco che un segno distintivo del complesso industriale non profit sia la partnership e le sponsorizzazioni da parte di corporations aggressive sui bambini e sul pianeta. Questa non è l'unica causa intentata contro Johnson & Johnson, né sarà l'ultima. Ci sono altre 1200 cause pendenti solo negli Stati Uniti contro questa corporation. Johnson & Johnson non è l'eccezione: è la normalità.
Anche nella campagna di Greta Thunberg è data grande rilevanza alla corsa per conquistare i Millennial e la Generazione Z. Questa conquista viene sempre più esercitata tramite"movimenti" di giovani creati a tavolino e pesantemente finanziati. "Movimenti" brulicanti di potenziali consumatori, pienamente sfruttabili da coloro che beneficiano, e in molti casi contribuiscono, al flusso costante di finanziamenti. Il titolo Generation Z è attribuito a coloro che, dalla nascita, sono collegati ai media online (NdT: “nati con Internet“), per i quali "la gratificazione immediata è la norma". Oggi, questo segmento demografico è il pubblico più potente e ricercato del Nord America. A titolo illustrativo della popolarità del termine, la Margolin di Zero Hour si riferisce a se stessa come "generazione Z".
L'articolo di Barclays dell'8 novembre 2018, “Gen Z: Step Aside Millennials” ("Generazione Z: un passo avanti rispetto ai Millenials”, ndt), riporta che questo gruppo demografico (i ragazzi nati tra il 1995 e il 2009), ossia lo stesso gruppo demografico di cui fanno parte, a cui si appellano e che influenzano i leader della gioventù come Greta Thunberg e Jamie Margolin, sta diventando rapidamente il nuovo "colosso dei consumi" e il "grande influencer":
"Entro il 2020, la generazione Z sarà il più grande gruppo di consumatori a livello globale. Rappresenteranno il 40% dei consumatori negli Stati Uniti, Europa e BRIC, e il 10% nel resto del mondo. Le aziende che non coinvolgono con successo la Gen Z potrebbero perdere rapidamente quote di mercato. Alcuni di loro possono avere anche solo 9 anni, ma la Gen Z ha già un enorme potere di spesa. Negli Stati Uniti, Gen Z ha attualmente un potere di acquisto diretto di 200 miliardi di dollari, e ben 1000 miliardi di potere di spesa indiretto, tramite l’influenza sulla spesa delle famiglie. Le avanzate conoscenze digitali della Gen Z e la capacità di valutare fattori come prezzo e disponibilità sin dalla giovane età, la rende sempre più influente nelle decisioni di spesa delle famiglie ".
Agli occhi dei banchieri e dei capitalisti, questo gruppo di giovani sono dei meri consumatori. Dei simboli del dollaro. Non ragazzi, giovani o tantomeno persone.
Il finto attivismo ha molti vantaggi, tra cui i salari a sei cifre, le luci della ribalta e i "Ted Talks". Il denaro per comprare i migliori marchi ecologici "hipster". Ma forse, il beneficio più allettante è l'accesso. L‘accesso alle sale del potere. Con i media che ovunque adulano ogni parola progressista,il finto attivista può innamorarsi ancora una volta della propria immagine. Tutti vogliono essere una star. Tutti vogliono vivere una vita lussuosa. Tutti vogliono appartenere al “circuito dello champagne”.
E tutto sulle spalle dei più oppressi. Dei più vulnerabili. E infatti il paradosso è questo: noi siamo i veicoli. La nostra resistenza è catturata e reincanalata direttamente a sostegno del sistema che ci sta distruggendo.
[Ulteriore lettura: From Stable a Star - The Making of North American "Climate Heroes" (“Dalle stalle alle stelle – La creazione degli “eroi climatici“ del Nord America“)]
[Ulteriore lettura: Targeting Millennials: The 30 Trillion Dollar Jackpot (“Mirare ai Millenials: il Jackpot da 30 mila dollari“)]
[Ulteriore lettura: The Pygmalion Virus in Three Acts (2017 AVAAZ SERIES, PART II) (“Il virus di Pigmalione in tre atti (La Serie di Avaaz, 2017, parte II)“]
Quando gli ambientalisti ignorano la storia
Di Martin Armstrong, 30 settembre 2019
Il clima è SEMPRE cambiato da un decennio all’altro. Ci sono state grandi oscillazioni durante gli anni ’30. Abbiamo avuto il dust bowl (serie di tempeste di sabbia, NdVdE) durante l’estate e nel 1936 un freddo record. Nel 1936 l’ondata di freddo del Nord America, che colpì anche il Giappone e la Cina, è ancora oggi una delle più intense mai registrate nella storia. Non possiamo dare la colpa di quanto avvenne alle mamme che portavano in macchina i ragazzini a giocare a calcio, bruciando combustibili fossili. Le automobili erano ancora un lusso negli anni ’30.
Semplicemente, non esiste alcuna prova di cambiamenti climatici causati dall’uomo. Nessuno è disposto a denunciare questa assurdità semplicemente mostrando le marcate oscillazioni di temperatura registrate nei secoli.
Ecco un articolo apparso su Weekend Australian a proposito dei temi nascosti dietro il sipario:
SI tratta di un segreto ben celato, ma il 95% dei modelli climatici che, come ci viene detto, provano il legame tra le emissioni umane di CO2 e il catastrofico riscaldamento globale si sono rivelati, dopo circa due decenni di stasi nelle temperature, sbagliati. Non dovrebbe sorprendere.
Ci siamo dovuti sorbire le stramberie dei catastrofisti climatici per circa 50 anni. Nel gennaio 1970, la rivista Life, basandosi su “solide prove scientifiche”, sosteneva che entro il 1985 l’inquinamento atmosferico avrebbe ridotto la luce del sole che raggiunge la terra della metà. Di fatto, in quel periodo, la luce del sole è diminuita tra il 3 e il 5%. In un discorso del 1971, Paul Ehrlich dichiarava: “Se fossi un giocatore d’azzardo, scommetterei che l’Inghilterra non esisterà più nel 2000”.
Spostiamoci velocemente al mese di marzo 2000 e a David Viner, scienziato ricercatore esperto presso l’Unità di Ricerca Climatica dell’Università East Anglia, che dichiarò a The Independent: “Le nevicate sono ormai una cosa che appartiene al passato”. Nel dicembre 2010 il Mail online riferiva del “dicembre più freddo mai registrato, con temperature scese a meno 10 °C portando il caos in tutta la Gran Bretagna”.
Anche noi (australiani, NdVdE) abbiamo avuto le nostre previsioni sbagliate. Forse la più assurda è stata la dichiarazione dell’allarmista climatico Tim Flannery del 2005: “Se i tabulati del computer sono corretti, le attuali condizioni di siccità diventeranno permanenti nell’Australia dell’Est”: Le precipitazioni successive e le gravi inondazioni hanno mostrato che i tabulati, o le sue analisi, erano sbagliati. Ci siamo bevuti una previsione sbagliata dopo l’altra. Inoltre, il gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici è stato ripetutamente colto in flagrante per false rappresentazioni della realtà e metodi scadenti.
Gli uffici metereologici sembrano aver dato una “aggiustatina” ai dati per adattarsi alla narrazione prevalente. L’affermazione della NASA che il 2014 è stato l’anno più caldo mai registrato è stata rivista, dopo che era stata messa in discussione, a una probabilità di appena il 38%. Gli eventi meteorologici estremi, che una volta erano imputati al riscaldamento globale, non lo sono più, dal momento che la loro frequenza e intensità sono in diminuzione.
E allora perché, vista la mancanza di prove, le Nazioni Unite insistono perché il mondo spenda centinaia di miliardi di dollari all’anno in futili politiche che hanno come obiettivo i cambiamenti climatici? Forse Christiana Figueres, segretario esecutivo della struttura dell’ONU del cambiamento climatico, ha la risposta?
Lo scorso febbraio, la Figueres ha detto a Bruxelles: ”È la prima volta nella storia dell’umanità che ci stiamo ponendo il compito di cambiare intenzionalmente, entro un determinato periodo di tempo, il modello di sviluppo economico che regna da almeno 150 anni dalla rivoluzione industriale”.
In altre parole, la vera agenda si concentra sull’autorità politica. Il riscaldamento globale è [solo] l’amo.
Abbiamo anche avuto modo di ascoltare la Figueres affermare che la democrazia è un sistema di governo scadente per combattere il cambiamento climatico. La Cina comunista, ha detto, è il modello migliore. Non stiamo parlando di fatti o di logica. Parliamo di un nuovo ordine mondiale sotto il controllo dell’ONU. Quest’ordine si oppone al capitalismo e alla libertà e ha fatto del catastrofismo ambientale un argomento familiare per raggiungere il suo obiettivo.
La Figueres dice che, al contrario della Rivoluzione Industriale, “quella che sta avvenendo è una trasformazione centralizzata”. Dal suo punto di vista, la divisione nelle opinioni sul riscaldamento globale negli Usa è “molto deleteria”. Naturalmente. Nel suo mondo autoritario, non è ammesso spazio per la discussione o il disaccordo.
Capiamoci, il cambiamento climatico è il campo di una battaglia che i totalitaristi e i loro accoliti non possono perdere. Come dice Timothy Wirth, presidente della Fondazione ONU: “Anche se la teoria (del cambiamento climatico) è sbagliata, faremo la cosa giusta in termini di politica economica e ambientale”.
Dopo aver guadagnato così tanto terreno, gli eco-catastrofisti non ne cederanno un centimetro. Dopo tutto, hanno messo le mani sull’ONU e hanno a disposizione tanti soldi. Hanno un alleato enormemente potente alla Casa Bianca. Hanno arruolato con successo accademici conformisti e media mainstream obbedienti e ingenui (la ABC e Fairfax in Australia) per far loro portare avanti la narrazione a discapito delle prove.
Continueranno a dipingere il movimento sul cambiamento climatico come nato dal consenso spontaneo e indipendente di scienziati, politici e cittadini preoccupati, che credono che l’attività umana sia “in maniera estremamente probabile” la causa dominante del riscaldamento globale (“in maniera estremamente probabile” è un termine scientifico?).
E continueranno a mobilitare l’opinione pubblica, utilizzando la paura e gli appelli alla moralità. Il sostegno dell’ONU verrà assicurato attraverso la promessa di redistribuzione di ricchezza dall’Occidente, anche se le sue prescrizioni di politica anti-crescita prolungheranno inutilmente la povertà, la fame, le malattie e l’analfabetismo nei paesi più poveri del mondo.
La Figueres ha dichiarato a un recente summit sul clima a Melbourne che lei “contava veramente sulla leadership dell’Australia” perché si assicurasse che gran parte del carbone rimanesse nel suolo.
Speriamo che, come il Primo Ministro indiano Narendra Modi, Tony Abbot non la ascolti. L’India conosce l’importanza dell’energia a basso costo e si prevede che superi la Cina come il leader mondiale di importazione di carbone. Persino la Germania si accinge a mettere in marcia il maggior numero di centrali elettriche a carbone degli ultimi 20 anni.
Esiste la possibilità concreta che Figueres e coloro che condividono la sua ambizione di un potere centralizzato riusciranno nel loro intento. Mentre si avvicina la conferenza ONU di dicembre sul cambiamento climatico, verrà messa pressione sull’Australia perché firmi ulteriori trattati sul cambiamento climatico, che distruggeranno posti di lavoro.
Resistere sarà politicamente difficile. Ma resistere dovremmo. Stiamo già pagando un inutile prezzo sociale ed economico per gesti vuoti. Quando è troppo, è troppo.
