Visualizzazione post con etichetta Amazon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amazon. Mostra tutti i post

05/08/18

La fusione tra Amazon e apparati statali è un segnale della deriva del neoliberismo verso il neofascismo

Il neoliberismo è un'ideologia che aspira a rompere qualsiasi regola, a superare qualsiasi limite, nella sua corsa volta a mercificare tutto per trarne un maggior profitto. In questa foga iconoclastica, che strada facendo si infarcisce di un lessico mistico e di dogmi semi-religiosi, tutto ha un suo prezzo, anche la verità, le opinioni, la privacy. Amazon, che da semplice sito di e-commerce ha esteso il suo campo di azione all'hosting di siti web, all'editoria e ai servizi di sorveglianza, sta oggi abbattendo ogni barriera tra pubblico e privato, tra stato e business. Con gli enormi mezzi economici e tecnologici a sua disposizione, le ripercussioni di questa "rottura" sono potenzialmente catastrofiche.

 

di Elliott Gabriel, 29 giugno 2018

 

 

Quest'anno potrebbe passare alla storia come un punto di svolta, in cui il mondo ha finalmente preso coscienza del lato oscuro dell’onnipresenza dei colossi della Silicon Valley nella nostra vita quotidiana. O almeno, così si spera.

 

Da Amazon a Facebook, Apple, Google, Microsoft e PayPal - tra le altre - sono trapelate rivelazioni che confermano il continuo abuso dei dati degli utenti da parte di società monopolistiche, nonché il loro crescente ruolo come fornitori di tecnologia di sorveglianza per lo stato di polizia, i militari e le agenzie di detenzione per migranti degli Stati Uniti.

 

A marzo è scoppiato lo scandalo dei dati degli utenti di Facebook raccolti da Cambridge Analytica, che utilizzava le informazioni personali per creare milioni di "profili psicologici" dettagliati per la campagna presidenziale di Trump. Appena due settimane dopo, lo staff di Google è andato in subbuglio sulla questione del "Progetto Maven", una piattaforma di intelligenza artificiale che potenzierà enormemente le capacità della flotta mondiale di droni militari degli Stati Uniti di raggiungere i bersagli automaticamente. Di fronte allo sdegno pubblico e al dissenso interno, l'azienda ha ritirato la sua candidatura a rinnovare il contratto col Pentagono, che scade il prossimo anno.

 

Adesso i dipendenti e gli azionisti di Amazon.com - il più grande operatore di marketing online e cloud computing del mondo - chiedono che l'amministratore delegato Jeff Bezos interrompa la vendita del suo servizio di riconoscimento facciale - Rekognition di Amazon Web Services (AWS) - alle forze dell'ordine degli Stati Uniti, incluso il Dipartimento per la sicurezza interna - Immigrazione e dogane (DHS-ICE).

 

"Come dipendenti eticamente impegnati, chiediamo di poter scegliere ciò che costruiamo e di aver voce in capitolo sul modo in cui viene utilizzato", si legge nella lettera. "La storia ci insegna che i sistemi IBM furono impiegati negli anni '40 per aiutare Hitler.

 

"All'epoca IBM non si assunse alcuna responsabilità e, quando il loro ruolo divenne chiaro, era troppo tardi", con riferimento alle collusioni con la messa in operatività dei campi di sterminio nazista durante la seconda guerra mondiale. "Non permetteremo che accada di nuovo. È arrivato il momento di agire."

 

Presentato a novembre 2016 come parte della suite di cloud AWS, Rekognition analizza immagini e filmati per riconoscere gli oggetti fornendo al contempo analisi agli utenti. Permette inoltre agli utenti di "identificare persone sospette tramite una collezione di milioni di immagini facciali quasi in tempo reale, consentendone l'utilizzo per una tempestiva e accurata prevenzione del crimine", come si legge nel materiale promozionale. Le forze dell'ordine, come l’ufficio dello sceriffo della Contea di Washington, pagano da $6 a $12 al mese per l'accesso alla piattaforma, che mette gli agenti in condizione di confrontare in tempo reale il database di foto segnaletiche con delle riprese dal vivo.

 

I dipendenti di Amazon hanno citato un rapporto dell'ACLU in cui si rileva che Rekognition dell'AWS "solleva profonde preoccupazioni per le libertà e i diritti civili" poiché è "suscettibile di abusi". Tra gli utilizzi potrebbero essere inclusi il monitoraggio del dissenso, oltre al possibile impiego della tecnologia da parte dell'ICE per sorvegliare costantemente gli immigranti nell’ambito della sua politica di "tolleranza zero" di detenzione di famiglie e bambini migranti al confine tra Stati Uniti e Messico.

 

In una lettera distribuita sulla mailing list "non lo costruiremo", i dipendenti di Amazon espongono la loro opposizione alla collusione del loro datore di lavoro con le operazioni di arresto e di incarcerazione di massa dei migranti da parte della polizia e del DHS-ICE:

 

"Non c’è bisogno di attendere per scoprire come verranno utilizzate queste tecnologie. Sappiamo già che in un clima di militarizzazione senza precedenti della polizia, di rinnovati attacchi agli attivisti neri e di ampliamento di una forza di deportazione federale colpevole di violazioni dei diritti umani - questo sarà un altro potente strumento per lo stato di sorveglianza, e in ultima analisi danneggerà i più emarginati."


 

Per il giornalista Yasha Levine, lo scalpore sollevato da AWS Rekognition non è certo una novità.

 

Come nel caso di Google e di altre aziende di punta che lavorano per Washington, si tratta solo di un altro capitolo nella lunga integrazione della Silicon Valley con l'apparato statale di repressione.

 

"Questa non è una pietra miliare di un’ipotetica ‘Apocalisse della Sorveglianza’, è solo il segno di dove siamo ormai da tempo giunti", ha dichiarato Levine a MintPress News.

 

https://twitter.com/yashalevine/status/1010158498804576257?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1010158498804576257&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.mintpressnews.com%2Famazons-fusion-with-the-state-shows-neoliberalisms-drift-to-neo-fascism%2F244967%2F

 

In questo caso l'indignazione dei lavoratori di Amazon è stata probabilmente provocata dalle recenti polemiche sulle separazioni di famiglie migranti dell'America Centrale nei campi di concentramento al confine sud degli USA, insieme al ruolo chiave svolto da Amazon nell'”ecosistema” dei dati dell'ICE, fondamentale per il funzionamento delle operazioni di controllo, detenzione di massa e respingimento degli immigrati da parte dell'ICE.

 

Nella loro lettera, i dipendenti di Amazon criticano il ruolo dell’azienda nella piattaforma Palantir in dotazione all'ICE:

 

"Sappiamo anche che Palantir opera su AWS. E sappiamo che l'ICE si affida a Palantir per gestire i suoi programmi di detenzione e deportazione. Insieme al resto del mondo, abbiamo recentemente assistito con orrore mentre le autorità degli Stati Uniti strappavano i bambini ai loro genitori. Dal 19 aprile 2018 il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha inviato quasi 2000 bambini ai centri di detenzione di massa...Di fronte a questa immorale politica americana e al trattamento sempre più disumano di rifugiati e immigrati negli Stati Uniti anche al di là di queste politiche specifiche, siamo profondamente preoccupati dal coinvolgimento di Amazon, che fornisce infrastrutture e servizi a ICE e DHS."


 

Nel 2014, ICE ha concesso a Palantir un contratto da 41 milioni di dollari per il sistema Investigative Case Management (ICM), che ha notevolmente ampliato la capacità di condividere le informazioni tra l'agenzia ed altre banche dati, tra i quali quelle dell’FBI, l’agenzia federale antidroga e l’Ente contro il traffico di Alcol, Tabacco e Armi da fuoco. Il contratto ha permesso ad ICE di aumentare significativamente gli arresti e le incarcerazioni di clandestini, sulla base dei diversi dati raccolti da Palantir e salvati sui server di Amazon Web Services.

 

https://www.youtube.com/watch?v=e6OebM0dQ8g

 

"Su Amazon è possibile per chiunque noleggiare le funzionalità [di Rekognition] con la stessa facilità con cui si può affittare uno spazio web, o sottoscrivere un piano di pagamenti con Amazon", ha commentato Levine.

 

Nel suo nuovo libro, Surveillance Valley: The Hidden History of the Internet, Levine descrive la stretta relazione tra i Big Data e lo stato di polizia americano. Nell'introduzione al suo libro si legge:

 

"Da Amazon a eBay a Facebook - la maggior parte dei servizi Internet che utilizziamo ogni giorno sono divenute aziende onnipotenti che tracciano e profilano gli utenti, perseguendo contemporaneamente partnership e rapporti commerciali con le principali agenzie militari e di intelligence degli Stati Uniti. Alcune parti di queste società sono così strettamente intrecciate con i servizi di sicurezza americani che è difficile dire dove finisce il privato e dove inizia lo stato".


 

Dopo aver conquistato la vendita al dettaglio e online, il prossimo obiettivo di Amazon è lo stato

 

[caption id="attachment_15687" align="alignnone" width="1024"] Il presidente Barack Obama stringe la mano ai lavoratori dopo aver parlato al centro di distribuzione Amazon di Chattanooga, Tennessee, il 30 luglio 2013. Susan Walsh | AP[/caption]

 

Concepito dal fondatore Jeff Bezos come un "negozio universale", che vende prodotti dai libri ai DVD e alla musica, Amazon ha a lungo rappresentato una grave minaccia per il mercato tradizionale dei punti vendita, poiché tra la fine degli anni '90 e gli anni 2000 ha spazzato via grandi e piccoli librerie in un mucchio di cenere del commercio al dettaglio.

 

"Amazon è ormai diventato di fatto il negozio universale in America - è scioccante pensare al giro di affari e di denaro che controlla", ha detto Levine, aggiungendo che il potere dell'azienda "è abbastanza deprimente."

 

L’azienda è diventata anche la più grande società di hosting Internet al mondo, attraverso la sua piattaforma di cloud computing Amazon Web Services. A partire dal 2006, AWS ha svolto un ruolo analogo alla piattaforma di vendita di Amazon.com nel sostituirsi ai tradizionali provider di data center e alle piattaforme professionali IT, raggiungendo un livello di centralizzazione inimmaginabile in termini di archiviazione dei dati e funzionalità informatiche a basso costo. Per un certo periodo persino Dropbox è stata ospitata nel cloud AWS.

 

https://www.youtube.com/watch?v=3VUGj34jTqY

 

Il successo dell'azienda come principale rivenditore e servizio di cloud computing al mondo è strettamente correlato ai livelli di sorveglianza di Amazon non solo nei confronti dei consumatori, ma soprattutto su una forza lavoro dipendente enorme e fortemente sfruttata. Come Levine spiega nel suo libro:

 

"[Amazon] archivia le abitudini di acquisto delle persone, le loro preferenze sui film, i libri a cui sono interessati, la velocità con cui leggono i libri sui loro Kindle, e le sottolineature e note a margine. Inoltre tiene sotto controllo i suoi magazzinieri, monitorando i loro movimenti e cronometrando le loro prestazioni.


 

Per gestire una tale mole di dati Amazon ha bisogno di un'incredibile potenza di elaborazione, e questa esigenza ha generato il redditizio business collaterale di noleggio di archiviazione sui suoi enormi server ad altre società".


 

Durante le elezioni presidenziali americane del 2012, il software AWS ha fornito quasi tutti gli aspetti dell'analisi dei big data della campagna di rielezione del presidente Barack Obama, dalla gestione web alla gestione delle mailing list, alla raccolta dei dati, assegnazione dei volontari, manutenzione del database di informazioni sugli elettori e "elaborazione in blocco delle transazioni" per le donazioni.

 

https://www.youtube.com/watch?v=0XY39eRFA9I

 

All'inizio del 2013, un accordo segreto ha assegnato ad Amazon un contratto da 10 anni e 600 milioni di dollari per fornire servizi cloud alla Central Intelligence Agency e alle 17 agenzie di intelligence.

 

Il contratto di Langley con una società così orientata al commercio come Amazon, piuttosto che all'offerente rivale IBM, ha provocato onde d'urto nel settore tecnologico, ma l’azienda si è vantata del fatto che ciò fosse dovuto al fatto di poter fornire alla CIA una "piattaforma tecnologica superiore", oltre alla sua capacità di fornire "la sicurezza ed affidabilità necessarie per sistemi che presentano criticità di obiettivo".

 

La piattaforma di Amazon sarà presto sede di un importante progetto di intelligence della CIA soprannominato "Mesa Verde", che utilizzerà il software cloud C2S dell'agenzia costruito su AWS in più esperimenti volti ad analizzare migliaia di terabyte di dati, inclusi dati internet pubblici, utilizzando strumenti di elaborazione del linguaggio naturale, analisi del clima di fiducia e visualizzazione dei dati.

 

Secondo un rapporto di Bloomberg Government di maggio, AWS è l'unica piattaforma cloud privata a cui è stata concessa l'autorizzazione a immagazzinare informazioni dell'agenzia contrassegnate come "Segrete".

 

La partnership CIA-Amazon: capitalismo di sorveglianza in azione

 

[caption id="attachment_15689" align="alignnone" width="1024"] Il reverendo Paul Benz, al centro, e Shankar Narayan, direttore legislativo dell'ACLU di Washington, ed altri attivisti in procinto di consegnare le petizioni presso la sede di Amazon, il 18 giugno 2018, a Seattle. Durante una conferenza stampa, rappresentanti di organizzazioni sociali hanno chiesto ad Amazon di cessare la vendita al governo del suo sistema di sorveglianza facciale, Rekognition. Hanno poi consegnato le petizioni ad Amazon. Elaine Thompson | AP[/caption]

 

La partnership tra Amazon e Langley è solo un esempio di capitalismo di sorveglianza in azione, secondo il professore e studioso di sociologia John Bellamy Foster, redattore del venerabile giornale socialista indipendente Monthly Review.

 

Parlando a MintPress News, Foster ha spiegato:

 

"Attualmente Amazon sembra concludere un contratto dopo l'altro con i settori militare e dell'intelligence americani...[Il cloud della CIA] è custodito nei locali di un’azienda privata, una specie di "castello fortificato" per le comunicazioni dell'intelligence [spionaggio], pur separato dal resto di Internet, ma fondamentalmente gestito da una società a scopo di lucro. Amazon ha anche un contratto da 1 miliardo di dollari con la Security and Exchange Commission, collabora con la NASA, la Food and Drug Administration e altre agenzie governative."


 

In un saggio del 2014 per Monthly Review, Foster e Robert W. McChesney hanno introdotto il termine capitalismo di sorveglianza in riferimento al processo di capitalizzazione monetaria dei dati estratti attraverso operazioni di sorveglianza condotte in collusione con l'apparato statale. I due individuano le radici politico-economiche dell'era dell'informazione digitale nelle prime fasi del complesso militare-industriale, attraverso l’identificazione negli anni Cinquanta del capitalismo consumistico - corporazioni, agenzie pubblicitarie e media - con lo stato di guerra permanente, che ha infine catalizzato la nascita della tecnologia satellitare, di Internet e il dominio di un ristretto gruppo di imprese tecnologiche monopoliste nell'attuale era della globalizzazione neoliberale.

 

Dal ruolo del settore tecnologico nelle operazioni dello stato di polizia all'espansione di tecnologie "intelligenti" come Alexa di Amazon nelle nostre case, all'utilizzo dei droni e dell’intelligenza artificiale per tenere d'occhio l'intera popolazione e la manipolazione dei dati degli utenti di Facebook nella partnership tra la campagna di Trump e Cambridge Analytica, il giudizio di Foster sulla crescita metastatizzante del capitalismo di sorveglianza e sul suo ruolo onnisciente nella nostra vita quotidiana è inequivocabile:

 

"Le implicazioni per il futuro sono sconcertanti."


 

Non tutti condividono il pessimismo di Foster. Per l'ex ricercatore della sicurezza informatica della CIA John Pirc, il contratto dell’agenzia con Amazon rappresenta la caduta dello stigma di “giudizio annebbiato” che affliggerebbe la sicurezza del cloud computing. Parlando con The Atlantic, Pirc ha commentato:

 

“C’è molto interesse per il cloud ma tanta gente è ancora titubante, quindi vedere la CIA che lo adotta, e lo fa in modo così dirompente, è un messaggio molto forte".


 

Il sacro caos e la "forza burrascosa della distruzione creativa"

 

Creazione, epifania, genesi, profezia, rapimento, sacrificio, ira; sono queste le parole dal significato sacro sparse per tutto l'Antico e il Nuovo Testamento, ancora cariche di significato divino per i credenti. Amati dal clero e riveriti dai fedeli, questi termini consacrati sono difficilmente associati al logo della mela morsicata di Apple o alla secolarmente profana voce robotica di Alexa.

 

Ma nel culto odierno dell'alta tecnologia e di Internet - dove imprenditori come Steve Jobs e Mark Zuckerberg sono stati elevati al livello di profeti o faraoni, e le start-up vengono evangelizzate ai TED Talks come la panacea per problemi che spaziano dal tenersi in forma alla crisi dei rifugiati - un nuovo lessico ecclesiastico si sta facendo strada. Il concetto chiave di questa pseudo-religione dei Big Data è quello di rottura, un termine spesso evocato che indica la sostituzione di vecchi mercati e modelli di business con le nuove innovazioni tecnologiche.

 

Come il pioniere della Silicon Valley, informatico e studioso Jaron Lanier ha evidenziato nel suo libro del 2013 Who Owns the Future?:

 

"Al termine "rottura" è stato attribuito uno status quasi sacro nei circoli tecnologici del business...Rompere è il risultato più celebrato. Nella Silicon Valley, si sente sempre che questo o quel settore è maturo per la rottura. Ci piace illuderci che la rottura implichi maggiore creatività. Ma non è così. È sempre la stessa storia."


 

Per Lanier - un fervente difensore del capitalismo - la parola viene usata impropriamente per esprimere il potenziale liberatorio della nuova tecnologia, quando in realtà il predominio delle grandi aziende tecnologiche ha portato a un mercato ristretto dominato da "un numero limitato di agenzie di spionaggio in posizioni pervasive". Il panorama digitale è quindi diventato il feudo delle imprese monopolistiche che esercitano un pugno di ferro sui concorrenti e sulle merci principali dei Big Data: gli utenti di Internet e le loro informazioni personali.

 

Per Foster, questo processo è assimilabile al neoliberismo - l'ideologia capitalista prevalente che impone il controllo senza ostacoli su tutti gli aspetti della vita pubblica da parte del capitale finanziario e del mercato. Foster osserva che l'ortodossia neoliberale è radicata nel concetto di distruzione creativa, idea associata alla parola d'ordine "rottura".

 

Il concetto di distruzione creativa fu introdotto nel 1942 dall'economista austriaco-americano Joseph Schumpeter per descrivere un processo di costante cambiamento insito nel capitalismo, in cui imprenditori emergenti agiscono come "forze innovative" tramite una "perenne tempesta di distruzione creativa" che disorganizza e sposta gli equilibri della concorrenza, rimodella i mercati globali e apre la strada per l'emergenza di nuovi monopoli come, ad esempio, le aziende leader della Silicon Valley.

 

https://www.youtube.com/watch?v=CVALfc-nayY

 

"Una delle componenti chiave dell'ideologia neoliberista è l'apertura del sistema alla crescita senza restrizioni di aziende corporative monopolistiche e del potere monopolistico", ha detto Foster a MintPress News, aggiungendo:

 

"L'era neoliberale ha quindi visto uno dei più grandi periodi di crescita di sempre nel potere monopolistico, in particolare nei settori cibernetico e digitale. Si consideri che né Google, né Amazon né Facebook esistevano 25 anni fa e Facebook non esisteva neanche 15 anni fa. Tra il 2016 e il 2017, Amazon ha registrato un aumento del 51% della capitalizzazione di mercato. Queste sono gigantesche imprese monopolistiche".


 

Foster ha continuato spiegando:

 

"In generale, il capitalismo è un sistema che cerca di superare tutti i limiti nella sua produzione e vendita di merci, mercificando ogni cosa esistente - e oggi, nell'era del capitalismo monopolistico-finanziario e del capitalismo di sorveglianza, questo significa intromettersi in ogni aspetto dell'esistenza allo scopo di manipolare non solo il mondo fisico, ma anche le menti e le vite di tutti. È questo il nucleo centrale del capitalismo di sorveglianza.


 

Ma questo stesso capitale finanziario monopolistico ha come contropartita la crescente centralizzazione del potere e della ricchezza, l'aumento del controllo sul monopolio, l'espansione del militarismo e dell'imperialismo e sempre maggior potere alla polizia. È ciò che il teorico politico Sheldon Wolin ha definito "totalitarismo invertito", in cui il crescente controllo totalizzante della popolazione e la distruzione delle libertà dell’uomo sono mascherate da un'ideologia individualistica".


 

Ora che Amazon si avvicina al suo venticinquesimo anniversario, Foster fa notare che è diventato "un vasto impero della mercificazione culturale (o anti-culturale)" - e il fatto che sia l’editore del Washington Post rende evidente la fusione dell'impresa monopolista con l'apparato statale dell'imperialismo USA .

 

Amazon si impossessa del "giornale dei record", ovvero "la democrazia muore nelle tenebre”

 

[caption id="attachment_15690" align="alignnone" width="1024"] La prima pagina del Washington Post esposta all'esterno del Newseum a Washington, nel 2013, il giorno dopo l’annuncio dell’acquisto del Washington Post dal parte del fondatore di Amazon.com, Jeff Bezos, per $250 milioni. Evan Vucci | AP[/caption]

 

Da quando Jeff Bezos ha acquistato il Washington Post nel 2013 per $250 milioni, il principale quotidiano della capitale americana si è trasformato nel baluardo della Fortezza Amazon. Al di là di qualsiasi squadrone d'élite di lobbisti o dei contratti con l'Homeland Security o la National Security State, il ruolo influente del giornale che plasma l'opinione pubblica e che è il principale organo d’informazione della classe politica dà a Jeff Bezos e ai suoi colleghi un accesso senza precedenti alle sale del potere imperiale.

 

"Ovviamente è un problema quando un business potente e monopolistico come questo con un proprietario così autoritario è anche nel settore dei media", ha commentato Yasha Levine, aggiungendo:

 

"La situazione è questa: Amazon è un importante appaltatore della CIA, e questo importante appaltatore possiede anche uno dei giornali più importanti del paese - che guarda caso dovrebbe investigare sulla CIA e su questioni di sicurezza nazionale."


 

Da quando Donald Trump è salito al potere lo scorso gennaio, "Amazon Washington Post" è stato l'obiettivo delle ire del presidente come esempio supremo di "spacciatore di fake news". Se è vero che alcuni attacchi di Trump al Post possono sembrare semplici sfoghi su Twitter contro un legittimo scrutinio giornalistico, bisogna riconoscere che il giornale, una volta celebrato per la pubblicazione dei rivoluzionari Pentagon Papers del 1971, serve oggi prepotentemente da pulpito per i detrattori del presidente nella cosiddetta "resistenza" liberale, e da portavoce di un'ala aggressivamente neoliberista negli Stati Uniti.

 

"Il Washington Post è sempre stato un giornale liberal-capitalista, un arbitro dell'ideologia capitalista e un difensore dell'impero degli Stati Uniti, [ma] ora è diventato, come parte dell'impero Bezos, qualcosa di peggio", osserva Foster.

 

Non passa un giorno senza che il Post pubblichi una sfilza di storie che cercano di smascherare "interferenze russe", che avrebbero favorito Trump attraverso i social media o le "fake news". Sulla base di pareri "esperti" del centro studi sui media "indipendente" PropOrNot, il Post ha accusato MintPress e pubblicazioni come Black Agenda Report, CounterPunch e Truthout di essere piattaforme di propaganda legate al Cremlino, senza mai citare uno straccio di prova. Nella sua lista nera il gruppo ha affiancato indistintamente siti di informazione indipendenti e eterogenei ad outlet più dichiaratamente estremiste come Infowars di Alex Jones e il sito web neo-nazista The Daily Stormer.

 

[embed]https://www.youtube.com/watch?v=274Z97UI158[/embed]
Il Washington Post sembra avere intrapreso una sorta di guerra ideologica contro basilari istanze progressiste, ha spiegato Foster:

 

"Di recente ha pubblicato un articolo che descrive come ideali di "estrema sinistra” l'assistenza sanitaria universale o la protezione dei parchi nazionali, come se anche queste tradizionali cause della sinistra liberale fossero ora ben al di fuori della portata di un panorama politico accettabile - una posizione chiaramente concepita per spostare il dibattito politico sempre più a destra. Bezos e Amazon sono semplicemente i simboli di questa regressione sociale, al pari dell'attuale occupante della Casa Bianca".


 

Per Levine, questa tendenza - si pensi il sito scandalistico The Intercept che è stato acquistato dall'imprenditore miliardario della Silicon Valley e co-fondatore di eBay Pierre Omidyar - va oltre il solo Post. Levine ha commentato:

 

"Si tratta della questione più ampia della strada imboccata dalla Silicon Valley, con le sue aziende costruite sulla sponda delle attività dominanti su Internet; e se si dominano gli affari, si domina la narrazione della società e dei media - così funzionano le cose".


 

Foster è d'accordo e non usa mezze parole per descrivere il pericolo rappresentato dal crescente potere di Amazon nella società americana:

 

"La democrazia può essere definita in vari modi, ma nessuna definizione di democrazia - non importa quanto speciosa - è coerente con una società in cui esiste un potere così vasto e monopolistico di una sola classe, e dove l'infrastruttura della vera democrazia (educazione, comunicazione, scienza, cultura, dibattito pubblico, canali di pubblico dissenso) è stata demolita.


 

Per questo ed altri motivi, la società americana e gran parte del mondo capitalista si sta spostando dal neoliberismo verso ciò che si potrebbe meglio definire come neofascismo".

07/12/17

Vivono in macchina, lavorano per Amazon: ecco a voi i nuovi nomadi americani

Mentre nel nostro paese qualche sciocco se la prende con gli scioperi dei dipendenti di Amazon in Italia, gli Stati Uniti ci mostrano qual è il destino di questi lavoratori: una vita da nomadi sottopagati alla mercé delle esigenze delle multinazionali. Mentre una ristrettissima classe privilegiata diventa sempre più ricca, i componenti di quella che una volta era la classe media sono costretti a rinunciare, un pezzo alla volta, alla possibilità di vivere dignitosamente.

 

Di Jessica Bruder, 2 dicembre 2017

 

 

Milioni di americani lottano con l’impossibilità di sostenere un normale stile di vita da classe media. In tante case nel Paese il tavolo di cucina è sommerso dalle bollette da pagare. Nella notte le luci restano accese fino a tardi. I conti vengono fatti e rifatti, sempre gli stessi, fino all’esaurimento e alcune volte alle lacrime.

Dallo stipendio, togli gli scontrini del supermercato. Togli le spese mediche. Togli gli addebiti sulla carta di credito. Togli le fatture delle utenze. Togli le rate del prestito per gli studi e quelle della macchina. E togli la voce più grossa di tutte: l’affitto.

Nel mezzo del sempre più ampio divario tra entrate e uscite, si fa strada una domanda: a quale parte di vita sei disposto a rinunciare, per poter continuare a vivere?

 

Durante i tre anni di ricerca per il mio libro La terra dei nomadi: come sopravvivere in America nel ventunesimo secolo, ho frequentato centinaia di persone che erano arrivate alla stessa risposta. Hanno rinunciato a una casa tradizionale e sono passati all’”immobiliare su ruote”. Camper, rimorchi, furgoni, pick-up e perfino una Prius recuperata e altre auto. A molti di loro rinunciare al comfort materiale ha permesso di sopravvivere, e di recuperare nel frattempo un piccolo grado di libertà e autonomia. Ma ciò non significa che la vita sulla strada sia facile.

Il mio primo incontro con un gruppo di “nuovi nomadi” è avvenuto nel 2013, nel parcheggio per camper del deserto Rose, a Fernley, in Nevada. Era abitato da appartenenti al mondo del “precariato”: lavoratori temporanei che svolgevano lavori di breve durata con stipendi bassi. I suoi cittadini erano girovaghi a tempo pieno, che dimoravano in camper o veicoli simili, anche se almeno uno di loro aveva solo una tenda in cui vivere. Molti avevano più di 60 o 70 anni, vicini o già nel mezzo della tradizionale età della pensione. La maggior parte non poteva permettersi di smettere di lavorare – o di pagare l’affitto.

Fin dal 2009, l’anno dello scoppio della bolla immobiliare, gruppi di lavoratori di questo tipo si sono spostati ogni autunno nei parcheggi per case mobili che sorgono intorno a Fernley. Molti avevano viaggiato per centinaia di chilometri – e subìto le consuete umiliazioni del controllo dei precedenti penali e del dover urinare in una tazza per il test antidroga – per avere la possibilità di guadagnare 11,5 dollari all’ora più gli straordinari lavorando in magazzini temporanei. Avevano intenzione di rimanere fino all’inizio dell’inverno, benché molte delle loro case su ruote non fossero progettate per viverci in zone a temperatura sottozero.

Il loro datore di lavoro era Amazon.

Amazon ha reclutato questi lavoratori all’interno del cosiddetto programma Camperforce: un’unità di lavoro composta da nomadi che lavorano come dipendenti stagionali in molti suoi magazzini, che la compagnia chiama “centri di adempimento”.

Così come migliaia di altri lavoratori temporanei, vengono assunti per far fronte al picco di richieste di spedizioni durante la “stagione di punta” – l’ubriacatura di consumi che si verifica nei tre – quattro mesi prima di Natale.

Anche se altri datori di lavoro si rivolgono a questa forza lavoro mobile – i lavori a disposizione vanno dalla manutenzione dei campi, alla vendita degli alberi di Natale, alla conduzione di attrazioni dei parchi divertimenti – Amazon è stato il reclutatore più aggressivo. “Jeff Bezos (fondatore e presidente di Amazon NdVdE) prevede che, entro il 2020, un lavoratore nomade su quattro negli Stati Uniti avrà lavorato per Amazon”, secondo una slide di presentazione per i nuovi assunti.

Amazon non rilascia alla stampa numeri precisi sul suo staff, ma quando ho chiesto di passaggio a un manager presso un CamperForce in un centro reclutamento Amazon in Arizona quanto fosse ampio il programma, la sua stima era di 1.400 lavoratori.

I turni dei lavoratori durano 10 ore o più, ore durante le quali alcuni devono camminare per più di 25 chilometri su pavimenti di cemento, chinarsi, accovacciarsi, allungarsi, salire scalette mentre scansionano, catalogano e impacchettano la merce. Quando finisce il periodo caldo delle feste, Amazon non ha più bisogno della CamperForce e pone fine ai contratti dei lavoratori. Questi se ne vanno, in quella che i gestori chiamano allegramente la “sfilata delle luci posteriori”.

 

Il primo membro della CamperForce con cui ho intrattenuto una lunga corrispondenza, per un periodo di diversi mesi, è stato un uomo che chiameremo Don Wheeler. Don aveva passato gli ultimi due anni della sua carriera come dirigente di una ditta di software, viaggiando tra Hong Kong, Parigi, Sidney e Tel Aviv.

Andare in pensione nel 2002 gli aveva finalmente permesso di vivere stabilmente in un posto: la casa coloniale spagnola degli anni ’30 che condivideva con sua moglie a Berkeley, in California. Inoltre, gli aveva dato il tempo di dedicarsi alla sua passione di una vita per le macchine veloci. Aveva comprato una Mini Cooper S bianca e rossa e l’aveva spinta fino a 210 CV, esercitandosi alla guida, fino a quando non era arrivato terzo assoluto nella gara USA di Touring nella categoria professionisti.

I bei tempi non sono durati a lungo.

Quando ho iniziato a scambiare mail con Don aveva 69 anni, era divorziato e si era stabilito nel parcheggio per camper nel deserto Rose, vicino al magazzino di Fernley. Sua moglie era riuscita a tenersi la casa. Il crollo del mercato del 2008 aveva vaporizzato tutti i suoi risparmi, Era stato costretto a vendere la Mini Cooper. Nella sua vita precedente spendeva circa 100.000 dollari l’anno. Nella nuova aveva imparato a sopravvivere con appena 75 dollari la settimana.

Per la fine della stagione invernale 2013, Don prevedeva di lavorare per il magazzino Amazon cinque notti la settimana fino all’alba, in straordinario, con turni di 12 ore, con 30 minuti di pausa per il pasto e due pause di quindici minuti. Avrebbe passato la maggior parte del tempo in piedi, ricevendo e scansionando i carichi di merce in arrivo. “Il lavoro è duro, ma la paga è buona”, mi spiegò.

Don mi raccontò che faceva parte di un fenomeno in aumento. Lui e la maggior parte di CamperForce – così come un ventaglio più ampio di lavoratori itineranti – si autodefiniscono “workampers” (dall’unione della parola work - lavoro - e camper, NdVdE). Anche se mi ero già imbattuto in questa parola, non avevo mai sentito da nessuno la definizione piena di fascino che me ne ha dato Don. In un messaggio diretto su Facebook mi scrisse:

“I Workampers sono i moderni viaggiatori che accettano lavori temporanei spostandosi negli Usa, in cambio di un posto gratuito per il camper – in genere con energia elettrica, acqua e connessioni alla fogna incluse – e forse uno stipendio. Potresti pensare che il workamping sia un fenomeno moderno, ma viene da una tradizione molto, molto lunga.

Seguivamo le legioni romane, affilando le spade e riparando le armature. Giravamo le nuove città dell’America, aggiustando orologi e macchinari, riparando le pentole, costruendo muri di pietra per un centesimo ogni 30 centimetri e tutto il sidro che riuscivamo a bere.

Abbiamo seguito l’emigrazione verso il West nelle nostre carovane con i nostri attrezzi e le nostre capacità, affilando coltelli, aggiustando qualunque cosa si rompesse e aiutando a ripulire la terra, a mettere un tetto alle baracche, ad arare i campi e a immagazzinare il raccolto in cambio di un pasto e di qualche soldo in tasca, per poi passare al lavoro successivo.

I nostri antenati erano i tuttofare. Siamo passati dai carri dei tuttofare a confortevoli mezzi granturismo o a rimorchi.

Per lo più pensionati, abbiamo aggiunto al nostro repertorio le competenze di una vita intera nel business. Possiamo aiutare a condurre un negozio, sistemare la parte anteriore o posteriore della casa, guidare camion o carrelli elevatori, ritirare e imballare la merce per la spedizione, riparare i macchinari, sistemare i computer e le reti, raccogliere le barbabietole, sistemare il giardino o pulirvi il bagno.

Siamo tecno-tuttofare.

 

Altri workampers con cui ho parlato avevano modi diversi di auto-descriversi. Molti dicevano di essere “in pensione”, anche se prevedevano di lavorare ben oltre i 70 o 80 anni. Altri si definivano “viaggiatori”, “nomadi”, “barboni di gomma” o, ironicamente, “zingari”.

Gli osservatori esterni danno loro altri soprannomi, da “migranti della Grande Recessione” a “rifugiati americani”, a “senzatetto benestanti”, perfino "barboni dei tempi moderni”.

Non esiste un calcolo preciso di quante persone oggi vivano da nomadi in America. I viaggiatori permanenti sono l’incubo della demografia. Statisticamente si diluiscono col resto della popolazione, dal momento che la legge richiede loro di mantenere una residenza fissa – in altri termini, fasulla.

Nonostante l’assenza di numeri attendibili, l’evidenza aneddotica suggerisce che le file degli americani itineranti abbiano cominciato a ingrossarsi con il collasso del mercato immobiliare, e poi abbiano continuato a crescere.

 

La causa dell'impossibilità di gestire la contabilità familiare che spinge le persone a diventare nomadi non è un segreto.

La paga minima a livello federale è ferma a 7,25 dollari all’ora. I costi degli affitti continuano a crescere. Ci sono ormai solo una dozzina di contee e una sola area metropolitana in cui un lavoratore a paga minima può arrivare a un appartamento di una sola stanza da letto a un affitto che può permettersi.

Nello stesso tempo, l’1% più ricco della popolazione ora guadagna 81 volte di più di coloro che stanno nella metà meno fortunata, se confrontiamo i guadagni medi. Per gli americani adulti che stanno nella metà più bassa della scala del reddito – ce ne sono circa 117 milioni – i redditi sono fermi a partire dagli anni 70.

Non si tratta di un divario retributivo – ma di un abisso.

La misura più comunemente accettata per calcolare la disuguaglianza di reddito è una formula vecchia di cent’anni: il Coefficiente di Gini. Quello che ci dice è incredibile. Oggi gli Stati Uniti sono la società più diseguale tra tutte le nazioni sviluppate. Il livello di disuguaglianza in America è comparabile a quello della Russia, della Cina, dell’Argentina, e della Repubblica democratica del Congo – un paese in guerra.

E per quanto oggi la situazione economica sia già brutta, probabilmente peggiorerà. Il che mi fa chiedere: quali altre distorsioni dell’ordine sociale appariranno negli anni a venire? Quante persone verranno schiacciate dal sistema? Quanti troveranno un maniera di cavarsela?

Nonostante le crescenti pressioni – incluso un giro di vite a livello nazionale per chi vive in macchina – i moderni nomadi d’America mostrano un grande resilienza. Ma quanta resistenza dovrebbe richiedere la nostra cultura per fare semplicemente parte della società? E quando tutte queste scelte insostenibili incominceranno a fare a pezzi la gente – insieme alla società stessa? Le file che continuano a ingrossarsi delle persone che vivono sulla strada suggerisce che la risposta potrebbe essere: prima di quanto non si creda.

 

 

04/10/17

Amazon sta monopolizzando il commercio - ma nessuno se ne preoccupa

Si è denunciato spesso e con molto rumore l'effetto disastroso sull'economia degli Stati Uniti di una catena supereconomica come Walmart, che ha provocato la chiusura di molte grandi catene concorrenti e polverizzato la piccola economia locale, ma si trascura la crescente pervasività di Amazon nel commercio online, e non solo. Questo articolo di The Next Web mostra come la struttura ad ampia rete di Amazon, attiva su molti settori del mercato ma non prevalente in alcuno, le consenta di sfuggire alle regole antitrust, anche se in effetti globalmente ha conquistato una posizione di enorme forza, da cui può controllare i concorrenti e in prospettiva l'intero sistema commerciale.

 

 

 

di Bryan Clark, agosto 2017

 

Quando Walmart aprì un punto vendita in una piccola città della Virginia dell'Ovest, Foodland, una catena di alimentari di circa 30 negozi diffusi in ampie aeree del Sud e Sud-est, cedette all'urto. "Tutto è successo da un giorno all'altro, neppure i dipendenti l'hanno vista arrivare ", commentò Pat McKenzie, direttore della Camera di Commercio di Richwood. Quello che era il perno del quartiere chiuse le sue porte nel giro di poche settimane dall'arrivo di Walmart. Piggly Wiggly, una catena più grande di oltre 500 punti vendita, seguì subito dopo.

 

Walmart non è una minaccia che sfugge ai radar. Si avventa sulle città, facendo squillare la tromba, e sbaraglia qualsiasi opposizione debba affrontare. Se i dipendenti di Foodland non l'avevano vista arrivare, significa che non stavano molto attenti.

 

Walmart è la minaccia che conosciamo, ma Amazon è quella a cui dobbiamo prestare attenzione. Invece di annientare totalmente la concorrenza, Amazon segue un approccio più sistematico. I suoi concorrenti non vengono uccisi; sono invece costretti a unirsi ai ranghi di Amazon, una strategia che rende il gigante online più potente per ogni azienda che diventa sua vittima.

 

Amazon è stata fondata da Jeff Bezos come modesta libreria online. Ma negli anni successivi si è rapidamente trasformata nella versione web di Walmart, solo su scala molto più ampia. Ora ci si possono trovare in vendita quasi mezzo miliardo di prodotti, dai generi alimentari alle scarpe da ginnastica. E, come ci si poteva aspettare, ha lasciato vittime lungo la sua strada. Originariamente Amazon era stata considerata una minaccia mortale solo per le librerie indipendenti, quindi anche per le enormi catene come Borders, che buttò fuori dal mercato nel 2011.

 

Poi c'è stata anche Circuit City, nel cui smantellamento Amazon ha giocato una parte importante, dopo averla sostanzialmente trasformata nel proprio showroom. Si potevano toccare e provare i prodotti alla Circuit City, per poi comprarli online, e in genere con uno sconto significativo, su Amazon. In totale Circuit City ha chiuso 567 negozi, soprattutto per la concorrenza dei rivenditori online.

 

Amazon non ha fatto piazza pulita. Ci sono ancora Good Guys, Tower Records e innumerevoli altri rivenditori indipendenti, di cui probabilmente non avete mai sentito parlare.

 

Ma non è un singolo concorrente che spinge fuori dal mercato un gigante del commercio al dettaglio. Come ha affermato una volta Larry Chiagouris, professore di marketing presso la Lubin School of Business della Pace University:

 

Nessun business chiude a causa di un solo concorrente. Di solito la causa è da ricercare in una combinazione di fattori. Ma il fattore Amazon è diventato la causa principale della graduale scomparsa di interi settori, dalle librerie ai negozi di dischi, ai negozi di elettronica; è un killer di categorie.

 

Amazon potrebbe essere l'eccezione a questa regola. I suoi effetti si fanno sentire su tutti: su Levi's, Sears, Nike e, sì, perfino su Walmart - che quest'anno prevede di chiudere 269 punti vendita.

Chiunque si preoccupa per Walmart, dovrebbero piuttosto perdere il sonno su Amazon.

 

Quanto è cattiva?

 

Amazon è una forza dirompente volta al dominio globale, un business il cui obiettivo è, come ha affermato  Motherboard, "cercare di controllare le infrastrutture sottostanti alla nostra economia".

E sta facendo un buon lavoro.

Con 480 milioni di prodotti, è difficile anche solo immaginare la dimensione dell'operazione. Il 52 per cento di tutte le vendite di libri ha luogo su Amazon, il 43 per cento di tutto il commercio online passa attraverso questa piattaforma, e Amazon possiede il 45 per cento del mercato del cloud computing.

Di ogni due dollari spesi online, quasi uno viene speso su Amazon. E quel che è peggio, secondo Bloomreach, società di consulenze di mercato, gli acquirenti spendono questo denaro senza mai visitare un altro sito.

 

Questa attività massiccia potrebbe diventare ancora più grande nei prossimi anni. Amazon ha già manifestato interesse per vendere automobili , offrire prestiti , fornire farmaci con ricetta e gestire il tuo conto in banca.

 

E questa è solo la punta dell'iceberg. Con più di 80 milioni di utenti di Prime negli Stati Uniti - una cifra che è raddoppiata in soli due anni - Amazon sta silenziosamente attirando l'intero paese all'interno del suo ecosistema. Dash Buttons, Alexa, e la spedizione gratuita in due giorni sono l'esca e noi siamo i pesci ingenui che non vedono l'ora di abboccare.

 

Una volta che siamo nell'ecosistema, i giochi sono fatti.

 

Con un grande potere c'è una grande responsabilità

 

A chi è già rassegnato all' idea che questo non sia poi così terribile perché si tratta semplicemente di una piattaforma di vendita, e non di un'operazione di vendita al dettaglio, vorrei ricordare di Amazon Basics.

 

Prendiamo ad esempio il venditore medio di Amazon. Magari è il fondatore di una piccola società di tre persone che sfrutta la sua capacità di fabbricare oggetti. Crea un negozio online utilizzando la piattaforma Amazon, che propone i suoi prodotti a milioni di acquirenti online. Con il passare del tempo, chi scrive recensioni canta le sue lodi (come pure quelle del suo prodotto) e le vendite vanno alle stelle - costringendola a raddoppiare le sue capacità produttive, a trasferirsi in una sede più grande e assumere altro personale.

Allora Amazon cala il martello.

Il giorno dopo il venditore accede alla piattaforma e scopre che il suo prodotto più venduto è ora sepolto nella ricerca sul sito, sostituito dallo stesso prodotto con il logo Amazon Basics.

Secondo uno studio di The Capitol Forum, questo nella linea Amazon Basics è abbastanza comune. Un altro studio rivela che bastano appena tre settimane ad Amazon per cannibalizzare altri prodotti dei venditori, schiaffarci sopra il suo marchio e utilizzare la sua forza per spostare la propria linea al top dei risultati di ricerca - il tutto facendo un prezzo più basso degli altri venditori.

 

Chi pensa che questo riguardi solo i piccoli commercianti, si sbaglia.

 

Prendiamo Nike. Amazon ha sostanzialmente costretto l'azienda a un accordo online, promettendo di rimuovere i prodotti contraffatti dalla sua piattaforma. Questo, da notare, è qualcosa che Amazon - se avesse un'integrità come piattaforma di vendita online - avrebbe già dovuto fare. Tuttavia, Nike ha accettato e ora Amazon prende una percentuale sulle vendite dell'abbigliamento sportivo di marca. Amazon ha raggiunto un simile accordo con i jeans Levi's.

 

E per coloro che non si adeguano, c'è l'ammonimento di Hachette, una delle case editrici più grandi di New York. L'editore vanta una serie di autori di spicco, tra cui James Patterson, Stephen Colbert, Malcom Gladwell e JD Salinger. Ma anche la sua statura nell'industria editoriale non ha retto la partita con Amazon durante una controversia nel 2014.

 

Dopo non essere riuscita a ottenere condizioni di acquisto più favorevoli, Amazon ha sostanzialmente fatto sparire migliaia di libri dai suoi algoritmi di raccomandazione. Ha anche dissuaso chi cercava dall'acquisto, visualizzando messaggi che avvertivano di due o quattro settimane di attesa per la spedizione.

 

In un battere di ciglio, Amazon - un'azienda responsabile di oltre il 50 per cento delle vendite di libri - ha fatto scomparire uno dei più grandi editori del mondo.

Poi c'è il caso Macmillan. Nel 2010 Amazon ha rimosso il pulsante "buy" da tutta la libreria durante una disputa simile.

Due anni dopo ha fatto lo stesso con oltre 4.000 titoli dell' Independent Publisher Group.

 

Ma è un monopolio?

 

Nonostante la fusione tra i mondi del commercio on-line e offline, i due sono ancora considerati come settori separati dai vari organismi regolatori. Mentre Amazon sta facendo un (relativamente) rapido lavoro sui rivenditori online, è difficile attribuire la chiusura di negozi su strada - come Borders e Circuit City - a un'unica azienda e non a un cambiamento nel comportamento di acquisto dei consumatori.

 

E poiché la sua ultima acquisizione (a uno sguardo superficiale) non aumenta il suo dominio nello spazio online, sostenere una violazione delle regole antitrust diventa un po' più confuso.

 

La sua acquisizione di entità non online, come Whole Foods, non è trattata con lo stesso rigore quanto lo sarebbe l'acquisizione, per fare un esempio, di eBay o Craigslist. In poche parole, Whole Foods è un'azienda offline in un mondo dove, a prima vista, Amazon non diventa più forte. È un settore in cui Amazon non aveva precedentemente una posizione significativa e pieno di altre grandi catene: Kroger, Walmart, Trader Joe's ecc.

 

Ma questo solo a uno  sguardo superficiale - che è purtroppo però lo sguardo che i casi soggetti all'antitrust ottengono.

 

La realtà è che la mossa fa diventare Amazon più forte, rafforzando la sua presenza nel mondo offline - procurandole nuovi sistemi per tracciare gli utenti non in linea, ampliando la sua già impressionante rete di distribuzione, e facilitando le consegne sull'ultimo miglio - il che la rende più forte anche nel mondo online.

 

Sulla sola infrastruttura, Amazon è ora in linea con FedEx o UPS - uno sviluppo che potremmo presto vedere come finisce, ora che i concorrenti sono costretti a utilizzare la piattaforma Amazon, e quindi la sua infrastruttura, per facilitare gli acquisti online. Qualsiasi ulteriore indebolimento delle due maggiori compagnie di spedizione negli Stati Uniti offre ad Amazon un forte pretesto per occuparsene, alle proprie condizioni.

 

Mentre è facile dire, per esempio, che un'azienda di telecomunicazioni esercita un potere troppo ampio tagliando le gambe ai nuovi concorrenti e controllando le infrastrutture chiave, l'ampio ventaglio di attività di Amazon potrebbe essere il suo vantaggio più grande. In altre parole, l'ampio approccio a rete di Amazon le ha evitato, finora, di essere abbastanza grande da creare preoccupazioni in un singolo segmento di mercato.

 

Anche uno dei suoi maggiori investimenti, Amazon Web Services (AWS), controlla ancora "solo" il 45% del mercato. E anche nell'e-commerce; Amazon, per quanto grande, controlla ancora "solo" circa il 43 per cento delle vendite online.

 

Secondo il FTC:

 

I tribunali esaminano la quota di mercato dell'azienda, ma in genere non decretano che c'è monopolio se l'impresa (o il gruppo di imprese unite) ha meno del 50 per cento delle vendite di un particolare prodotto o servizio in una determinata area geografica. Alcuni tribunali hanno richiesto percentuali molto più alte.

... La valutazione del comportamento di un presunto monopolista richiede un'analisi approfondita del mercato e dei mezzi utilizzati per raggiungere o mantenere il monopolio. Ottenere un monopolio grazie a prodotti migliori, innovazione o capacità aziendale è legale; tuttavia, lo stesso risultato ottenuto da atti di esclusione o predatori può suscitare preoccupazioni antitrust.

... Ad esempio, il monopolista può competere sui meriti in un modo che aiuta i consumatori grazie una maggiore efficienza o un insieme unico di prodotti o servizi.

 

Stando a questa definizione, Amazon non sembra qualificarsi come monopolio - sebbene la clausola "atti di esclusione o predatori" sembri essere degna almeno di un'indagine. E vale la pena di notare che le leggi antitrust attuali sono state scritte molto prima dell'alba dei venditori online.

 

Alla fine, comunque, la classificazione di Amazon come monopolio (o no) è irrilevante. I suoi poteri monopolistici continueranno a sconvolgere il commercio, indipendentemente da come decidiamo di chiamarlo.

 

Dove si ferma?

 

Dove si ferma non è chiaro, ma Jeff Bezos spera che la comodità aggiunta ci impedisca, come consumatori, di notare quanto si sono allargate le radici di Amazon. Questo è problematico per molte ragioni, ma il potere che crea questo tipo di dominio è sufficiente per azzoppare più segmenti dell'economia statunitense, se non l'intera economia - se lasciato indisturbato.

 

Usare le maniere forti con gli editori è una cosa, ma il potere di Amazon non si limita a mitigare le perdite provocate da accordi che ritiene sfavorevoli.

 

Prendi ancora una volta l'affare Whole Foods. La statura immensa di Amazon, secondo quanto viene riferito, le ha permesso di non competere con nessuno nell'acquisizione - Amazon ha minacciato di ritirarsi se Whole Foods avesse valutato altre offerte.

 

E alla fine, l'acquisizione di 13,7 miliardi di dollari è risultata essenzialmente gratuita, considerando l'aumento del prezzo delle azioni - 13,4 miliardi di dollari entrati nelle casse dell'azienda - dopo che la notizia si è sparsa.

 

Ma forse niente di tutto questo conta. Forse tutto ciò che conta è che Amazon ha costruito un'impresa che offre convenienza senza precedenti, buoni prezzi e il salto più grande in avanti nel commercio dall'avvento della moneta fiat. Per il consumatore, quasi tutto il resto è secondario.

 

Ma con tutti i discorsi su come Walmart distrugge le economie locali, è strano che non stiamo facendo lo stesso rumore per una società che è sulla strada di dominare il commercio globale nel prossimo decennio.

 

Per chi cerca una soluzione facile, non sono sicuro che esista. Come consumatori digitali, abbiamo abbracciato l'età della mega-corporation e tutta la convenienza che comporta, grazie a prezzi più bassi e a un'efficienza superiore. Ma Amazon non agisce in una bolla. Stiamo rapidamente consegnando un'enorme quantità di controllo alle più grandi aziende del mondo e con questo dovremo accettare le conseguenze economiche che ne derivano.

 

Oppure, forse possiamo iniziare a trattare queste imprese come se fossero le loro controparti di mattoni e malta: come un monopolio.