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18/02/18

Le tasse sono per la gente comune, non per i miliardari

Le élite economiche e politiche del mondo si considerano una "nuova aristocrazia globale", che come quella feudale di sangue vuole godere del privilegio di essere esentata dal pagamento delle tasse. Una vera e propria rivolta dei privilegiati, in cui miliardari e multinazionali rifiutano di pagare le tasse, appoggiandosi ad una rete globale di professionisti e paradisi fiscali e praticando un vero e proprio terrorismo fiscale verso gli Stati nazionali. Una rivolta che non avrebbe successo senza l'appoggio complice dei governi e senza regole fatte su misura dai principali partiti nazionali per eludere le tasse e facilitare i condoni fiscali, in un'esplicita dimostrazione che gli stati nazionali sono ormai catturati dall'oligarchia globale. Da Huffpost Spagna.

 

 

 

di Miguel Urbàn, 9 febbraio 2018

 

Leona Helmsley, moglie del miliardario Harry Helmsley (condannato per evasione fiscale) ha dichiarato con orgoglio che "le tasse sono per le persone normali". E la verità è che la ragione non le manca. Da lungo tempo vediamo come anno dopo anno vengono alla luce nuove fughe di notizie, che dimostrano che le élite economiche e politiche del mondo si considerano una "nuova aristocrazia globale", che gode del privilegio di essere esentata dal pagamento delle tasse.

 

Nel frattempo, i lavoratori e i piccoli imprenditori contribuiscono con le loro tasse e sopperiscono anche alla parte che altri non hanno pagato. Aumenta la disuguaglianza nel mondo e l'austerità si insedia nelle politiche pubbliche con i tagli alla nostra educazione, alla nostra salute, in definitiva ai  nostri diritti.

 

L'evasione e l'elusione fiscale non sono casi isolati o congiunturali, ma sono intimamente legati a un fenomeno strutturale del capitalismo liquido del nostro tempo, e sono intimamente legati all'offensiva neoliberale che sta investendo le nostre economie da decenni. Lo stesso Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'economia, ha dichiarato al Parlamento Europeo che siamo soggetti a un ingiusto regime fiscale globale e che dietro i paradisi fiscali si nasconde un settore  basato sulla segretezza che crea una "economia globale ombra". Un'economia globale che ha il suo epicentro amministrativo nel forum economico di Davos, che è si è tenuto qualche settimana fa nel primo e più importante paradiso fiscale del mondo, la Svizzera. Elite mondiali che rifiutano di pagare le tasse e concentrano sempre più ricchezza in poche mani.

 

I paradisi fiscali sono tra i principali responsabili dell'estrema disuguaglianza nella concentrazione della ricchezza, poiché consentono alle grandi multinazionali e alle grandi fortune di non pagare la giusta parte di tasse che spetta loro. In effetti, tutti gli studi dimostrano come non ci sia mai stato così tanto denaro nei paradisi fiscali come ora.

 

Secondo l'economista Gabriel Zucman, ci sono circa 7,6 trilioni di dollari di fortune personali nascoste in luoghi come la Svizzera, il Lussemburgo e Singapore. Ciò significa che le statistiche sulla disuguaglianza sottostimano seriamente il vero grado di concentrazione della ricchezza, poiché non includono il denaro nascosto in queste giurisdizioni opache o nei paradisi fiscali.

 

Nel mondo, oltre 600 miliardi (la metà del PIL spagnolo) sono redistribuiti artificiosamente ogni anno dalle multinazionali verso i paradisi fiscali. Tutte le società tranne una, Aena, dell'indice Ibex 35  "attualmente hanno una presenza in territori considerati paradisi fiscali, senza che tali sedi siano direttamente collegate all'esercizio della loro attività principale", sottolinea Oxfam. Una prassi che corrisponde a una macchinazione diffusa da parte delle multinazionali, per evitare di pagare le tasse massimizzando i propri profitti a scapito dei nostri diritti.

 

La nuova riforma fiscale di Donald Trump, fatta su misura per miliardari e multinazionali, ha abbassato le imposte societarie alle grandi multinazionali dal 35% al ​​20%, offrendo la possibilità di rimpatriare i profitti con una tassa dell' 8% per le attività illiquide e i profitti reinvestiti e del 15,5% per le attività liquide.

 

Come risultato del "condono fiscale" di Trump per i grandi capitali, Apple prevede di rimpatriare circa 250 miliardi di dollari di profitti che teneva nascosti in paesi terzi, in cambio di 38 miliardi di dollari di tasse da pagare, risparmiando più di 49,5 miliardi di dollari di imposta. Quasi nello stesso momento in cui Apple affermava in un comunicato che "un pagamento di queste dimensioni potrebbe essere il più grande del suo genere mai fatto", che in realtà ha coinciso con una delle più grandi truffe fiscali mai realizzate, querelava Attac Francia per le sue azioni di denuncia e critica delle pratiche di evasione fiscale effettuate dal colosso americano.

 

Panama è non solo uno dei più famosi paradisi fiscali del mondo, ma anche un caso paradigmatico della connessione tra le élite politiche e i facilitatori dell'evasione fiscale, un elemento essenziale perché la rete dell'evasione funzioni. Ramón Fonseca, mentre cogestiva lo studio con Jürgen Mossack, investito da una fuga di notizie conosciuta come "Panama Papers" e che lavorava con criminali e evasori di ogni tipo per i loro business off-shore, è stato un leader politico del principale partito del paese, che ha fornito consulenze o ha persino contribuito a redigere leggi a Panama. Un vero pirata offshore con lettera di corsa.

 

Nonostante gli scandali come la fuga di notizie dei Panama Papers, abbiamo visto come il governo spagnolo, che sa come restituire un favore, non solo non ha incluso Panama nella lista spagnola dei paradisi fiscali. Ma negli ultimi mesi ha insistito per tirarlo fuori dalla lista nera europea. L'elenco delle giurisdizioni terze che non cooperano in materia fiscale, ufficialmente chiamato la lista nera, intendeva essere la prima lista di paradisi fiscali comuni per tutta la UE, in sostituzione delle liste nazionali che avevano alcuni Stati, ma in realtà è nata già ferita a morte, dato che omette di menzionare o segnalare qualsiasi nascondiglio fiscale europeo. Una lista che più che nera è diventata la candeggina dei paradisi fiscali dei governi europei.

 

Stiamo assistendo ad una vera e propria rivolta dei privilegiati, in cui miliardari e multinazionali rifiutano di pagare le tasse praticando un vero e proprio terrorismo fiscale, con l'appoggio complice dei governi e dei partiti principali, mentre denunciano o minacciano chi denuncia la loro pratiche di appropriazione indebita delle finanze pubbliche. È per questo che la lotta contro l'evasione fiscale diventa ora più che mai una contestazione dell'ordine mondiale neoliberista imperante, una messa in discussione dell'accaparramento di tutte le risorse del pianeta da parte della minoranza dell'Un per cento. Una battaglia che non possiamo permetterci di perdere.

 

11/06/17

Frode fiscale in Germania per 32 miliardi, proprio davanti agli occhi del Ministro delle Finanze

Die Zeit e la televisione pubblica tedesca hanno appena pubblicato dei report che paiono svelare una delle più grandi frodi fiscali di sempre: 32 miliardi di euro di rimborsi fiscali illeciti ai danni del fisco tedesco. Keep Talking Greece riassume il dibattito che si sta svolgendo. La frode si sarebbe svolta nel corso di 15 anni, davanti agli occhi di svariati ministri delle finanze (incluso Schäuble, anche se Die Zeit non osa menzionarlo), senza che alcuna della autorità tedesche abbia alzato un dito.

 

 

 

di Keep Talking Greece, 10 giugno 2017

 

Sembra che un gruppo internazionale di banchieri, avvocati e agenti di cambio abbiano frodato il sistema fiscale tedesco per un totale di 32 miliardi di euro, in un periodo di 15 anni. E sembra che lo abbiano fatto proprio davanti al naso del Ministro delle Finanze tedesco. Un report della televisione di stato tedesca ARD e il settimanale Die Zeit sostengono che lo stato tedesco avrebbe perso almeno 31,8 miliardi di euro dal 2001 a oggi, a causa di trucchi messi in atto da banchieri ["banksters"] e agenti di borsa, che hanno manipolato versamenti e rimborsi fiscali.

 

Da un po' di tempo i pubblici ministeri stanno indagando, e un po' alla volta sta venendo fuori come questa evasione fiscale su larga scala si sia realizzata proprio davanti al naso delle autorità. In alcuni casi le autorità avrebbero chiuso un occhio di fronte alle procedure utilizzate, e non da parte di singoli individui desiderosi di farsi una fortuna, ma di alcune delle più grandi banche e delle più rispettate imprese del paese. Quattro ministri delle finanze tedeschi avrebbero potuto mettere fine alla frode fiscale durante i loro mandati: Theo Waigel (Unione Cristiano-Sociale), Oskar Lafontaine (Partito Socialdemocratico Tedesco [SPD]), Hans Eichel (SPD), Peer Steinbrück (SPD).

 

Allo stesso tempo è stata condotta un'indagine congiunta per un periodo di sei mesi da parte di giornalisti della trasmissione  "Panorama", della rete televisiva ARD, e di Die Zeit, in collaborazione col prof. Christoph Spengel dell'Università di Mannheim; l'indagine si è svolta in USA, Svizzera, Germania e alla City di Londra.

 

"Perché politici e autorità non sono stati in grado di fare nulla per oltre 15 anni?" chiede Die Zeit, e osserva:

 

"Per rispondere a questa domanda un team di giornalisti di Zeit Online, Zeit, e della televisione pubblica tedesca ARD, hanno trascorso sei mesi a esaminare gli atti di indagini riservate, tabelle di transazioni, email, estratti conto, documenti, registrazioni delle perquisizioni, sequestri e intercettazioni telefoniche della polizia. I giornalisti si sono recati nei luoghi di origine delle transazioni, compresi gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Svizzera. Hanno parlato coi procuratori di stato, con gli indagati, con coloro che erano stati finanziariamente danneggiati, con informatori, ricercatori e con un ex ministro delle finanze tedesco".

 

"Questa è la più grande frode fiscale della storia della Repubblica Federale Tedesca", ha dichiarato il prof. Spengel.

 

Dal 2001 lo stato tedesco ha perso almeno 31,8 miliardi di euro, tramite certe pratiche bancarie e borsistiche chiamate scambi "cum/cum" ed "ex/cum".

 

Secondo i calcoli di Spengel, le compravendite "cum/cum" sarebbero costate alla Germania 24,6 miliardi di euro dal 2001, mentre le compravendite "ex/cum" si stima siano costate ulteriori 7,2 miliardi di euro tra il 2005 e il 2012.

 

Le compravendite "ex/cum" sono state vietate nel 2012, le "cum/cum" nel 2016.

 

Nelle compravendite del primo tipo le banche e gli agenti di cambio tedeschi compravano e vendevano azioni per conto di investitori stranieri in un modo che consentiva loro di richiedere un rimborso fiscale al quale non avrebbero avuto diritto. Molti hanno messo in discussione la legalità della pratica.

 

Nelle compravendite del secondo tipo (una variante più complessa), investitori e banche compravano e vendevano azioni subito prima e subito dopo il pagamento dei dividendi. Con un po' di creatività contabile, e sfruttando una procedura che permette a più di una persona o istituzione di possedere un'azione nello stesso momento, sono stati in grado di richiedere numerosi rimborsi fiscali.

 

I pubblici ministeri tedeschi stanno indagando una serie di banche – inclusi istituti di credito che erano stati salvati con soldi pubblici – e singoli individui.

 

 

I giornalisti tedeschi hanno trovato evidenza di una presunta rete criminale di circa una dozzina di banchieri d'investimento a Londra che sarebbero responsabili della maggior parte dei miliardi di euro frodati al fisco.

 

Le indagini, di cui si è parlato in televisione giovedì sera, hanno rivelato che nonostante un avvertimento del commissario di stato August Schäfer nel 1992, e la testimonianza di cinque informatori, le pratiche illecite sono continuate in modo diffuso.

 

Anche molte grandi banche hanno guadagnato denaro da queste pratiche.

 

- Numero di banche tedesche che hanno preso parte a queste pratiche presumibilmente illegali: 40
- Banche e fondi d'investimento nel resto del mondo che hanno preso parte alle attività: oltre 100

 

La BBC da Berlino riporta come non sia stata né un'autorità nazionale, né un ministro delle finanze, né il sistema giudiziario ad aver messo finalmente in luce questa lunga pratica, ma una giovane assistente amministrativa dell'ufficio centrale tedesco delle imposte. Questa assistente si è accorta di richieste esorbitanti di rimborsi fiscali da parte un singolo fondo pensione con sede negli Stati Uniti.

 

 

L'impiegata è andata più a fondo e, nonostante le minacce, ha iniziato a portare alla luce altri casi.

 

Ora a 30 suoi colleghi è stato assegnato l'incarico di cercare di recuperare una parte del denaro, mentre i pubblici ministeri stanno preparando le accuse contro le persone coinvolte.

 

"Le indagini colmano un vuoto: nessuno  finora era a conoscenza, a questo livello di dettaglio, di come le presunte frodi fiscali venissero condotte e del perché i funzionari non riuscissero a fermarle", ha notato lo Zeit Online.

 

Alcuni lettori, inclusi noi stessi di KeepTalkingGreece, si potrebbero chiedere perché il giornalista tedesco che ha scritto l'articolo non abbia menzionato anche l'attuale ministro delle finanze, Wolfgang Schäuble, tra i ministri delle finanze che "avrebbero potuto fermare il furto". Schäuble è ministro delle finanze dal 2009. Ha vietato le compravendite "ex/cum" dopo tre anni che era in carica, e le compravendite "cum/cum"  addirittura dopo sette anni.

 

Lo scandalo fiscale non è nuovo. Già a febbraio il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble ha dovuto testimoniare davanti a una commissione parlamentare di inchiesta sul caso. Schäuble aveva ricevuto degli avvisi di indagine già a marzo e a giugno 2011. Uno degli avvisi si riferiva a una banca che lo stato tedesco aveva salvato con soldi pubblici. Secondo un report dello Spiegel, che cita la testimonianza di Schäuble, il Ministro delle Finanze non sembra aver scavato molto a fondo la questione.

 

"Schäuble si è dimostrato meno tempestivo di quando ha a che fare con le questioni fiscali internazionali" nota Der Spiegel.

 

PS. Sì, certo. Nel 2011 Schäuble era molto occupato a stendere piani per buttar fuori la Grecia dall'eurozona. Ed è tuttora ossessionato dalla Grecia, secondo quanto affermano i soliti greci...