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30/12/22

Vlahos/McGregor - Colloquio in tre parti sullo stato della guerra in Ucraina

 


Questo lungo, appassionato colloquio sulla guerra in Ucraina tra *Michael Vlahos e **Douglas McGregor si è svolto all’inizio del mese di dicembre 2022, nella biblioteca dello Army and Navy Club di Washington D.C.   

Per la serietà e la preparazione di entrambi, per l’ampiezza e la profondità della discussione, è forse la migliore analisi della situazione militare e politica conseguente al conflitto ucraino oggi disponibile.

Vlahos e McGregor appartengono entrambi all’ultima generazione dei Cold Warriors, e hanno operato, ad alto livello, all’interno delle istituzioni militari e accademiche dello Stato federale nordamericano. Dissentono dall’odierna politica estera statunitense, aderiscono entrambi all’interpretazione delle cause lontane della guerra in Ucraina come effetto dell’espansione a Est della Nato, proposta da John Mearsheimer. Da patrioti statunitensi, si interrogano sulle conseguenze di scelte strategiche che ritengono gravemente errate e pericolose, e sulla possibilità di correggerle.

Il colloquio è diviso in tre parti:  

1) Che cosa ci fa capire questa guerra? Che cos’è accaduto sinora? A che punto siamo?

2) Perché la Nato ha commesso un errore strategico tanto grave, provocando una proxy war fondata sulla negazione della realtà e sull’inganno?

3) Che cosa si dovrebbe fare? In quale direzione stiamo andando?

Vocidallestero ringrazia Roberto Buffagni per aver segnalato e curato la presentazione di questo significativo colloquio e dei suoi protagonisti, nonché per la revisione finale della traduzione.

Ringrazia inoltre Roberto Pozzi (che svolge un prezioso lavoro di traduzione su gilbertdoctorow.com) e @X22Pedro per aver collaborato alla traduzione in italiano dei dialoghi, nonché @Asiaest per la sua collaborazione alla sottotitolatura dei video. 


1) Che cosa ci fa capire questa guerra? Che cos’è accaduto sinora? A che punto siamo?


 


2) Perché la Nato ha commesso un errore strategico tanto grave, provocando una proxy war fondata sulla negazione della realtà e sull’inganno?


 


3) Che cosa si dovrebbe fare? In quale direzione stiamo andando?



*Michael Vlahos (1951) è uno storico militare e uno studioso di strategia e antropologia, con un lungo curriculum all’interno delle istituzioni statunitensi. Laureato a Yale e alla Fletcher School of Law and Diplomacy, ha lavorato presso la Johns Hopkins University (Co-Director of Security Studies), lo United States Naval War College, il Center for Naval Analyses, lo United States Department of State (Director of the State Department’s Center for the Study of Foreign Affairs), la Central Intelligence Agency. È autore di molti articoli e otto libri, il più recente dei quali è Fighting Identity: Sacred War and World Change, ABC-CLIO, 2008. Si possono seguire i suoi articoli più recenti sul blog: https://www.anewcivilwar.com/vlahos-blog

**Douglas McGregor (1953) è un colonnello (a riposo) dello U.S. Army. Ha combattuto nella prima guerra del Golfo (1991) e nell’intervento NATO contro la Jugoslavia (1999), nel quale fu il principale pianificatore dell’attacco alla Serbia, agli ordini del gen. Wesley Clark. Ha collaborato all’elaborazione strategica dell’operazione Desert Storm (2003, invasione dell’Irak). Nel 2020 il presidente Trump lo propose come ambasciatore in Germania, ma la nomina fu respinta dal Senato. È autore di molti articoli e di quattro libri, il più recente dei quali è Margin of Victory: Five Battles that Changed the Face of Modern War, Annapolis (MD): Naval Institute Press, 2016. È un commentatore politico molto attivo, spesso ospitato da Fox News.


07/12/22

Aurelien - Non diamo alla pace troppe opportunità


Da Aurelien, funzionario britannico di alto livello ora in pensione (di cui abbiamo già tradotto qui un altro pezzo sul contesto strategico della guerra in Ucraina), una trattazione sugli accordi di pace che sfugge alla semplicistica opposizione guerra/pace, per entrare nel merito dei rischi di negoziati fatti nel momento sbagliato o sotto influenza di capitali straniere, lontane dal campo di battaglia e prive del senso di realtà. Con riferimento ai precedenti storici, alla situazione attuale dell'Ucraina e alla questione più generale del nuovo ordine di sicurezza in Europa. 

(Grazie a un'ottima segnalazione di @BuffagniRoberto)


Aurelien*, 30 novembre 2022

Niente è più pericoloso di un trattato di pace pieno di difetti.

C'è una differenza fondamentale tra uno stato di pace e un trattato di pace. La storia è piena di disastri provocati da trattati negoziati al momento sbagliato o imposti a dei partecipanti riluttanti. Con l'Ucraina,  non vogliamo ripeterci.

(Nota: Parte di ciò che segue è tratto da un articolo commissionato alcuni anni fa da un think-tank europeo, ma mai pubblicato perché considerato troppo controverso. E non sono stato nemmeno pagato.)

La nostra società considera la pace sempre preferibile al conflitto e alla guerra, almeno in linea di principio. Gli operatori di pace vengono benedetti, come anche i loro risultati, per quanto discutibili possano rivelarsi. L'annuncio di un trattato di pace o anche di un cessate il fuoco - come recentemente in Etiopia - è visto come una buona notizia, senza ambiguità. Inoltre, si presume che la pace sia l'ordine naturale delle cose e che una volta che le "cause sottostanti" siano state affrontate e alcuni individui malvagi condannati per una cosa o per un’altra, allora la pace avverrà naturalmente e tutti la accoglieranno con favore.

Non è sempre stato così. Per la maggior parte della storia umana, la guerra è stata considerata normale e persino lodevole. In alcune opere di Shakespeare si dice che una pace troppo lunga porti alla decadenza. La guerra, al contrario, è un'opportunità per atti di valore ed eroismo, i grandi leader generalmente erano grandi comandanti di guerra, e i grandi comandanti erano coloro che avevano sbaragliato eserciti nemici, ucciso un gran numero di nemici con le proprie mani, bruciato le loro città e schiavizzato i loro popoli. "Saul ne ha ucciso a migliaia, ma Davide a decine di migliaia", cantavano esultanti le donne israelite nel primo libro di Samuele, senza mostrare molta preoccupazione per i parenti degli uccisi.

Ora, questo non vuol dire necessariamente che alla gente comune piacesse molto la guerra: era vista nel migliore dei casi come un male inevitabile, e in realtà aver vissuto durante la Guerra dei Cent'anni, o la Guerra dei Trent'anni, deve essere stata un'esperienza terrificante e veramente traumatizzante per molte persone. Ma anche così, il richiamo di "andare a fare il soldato", di compiere azioni coraggiose e fare fortuna lungo la strada, sembra essere una parte persistente della psiche umana, recentemente riscontrabile nel fango e nel sangue dell'Ucraina.

Tutto questo è cambiato progressivamente negli ultimi duecento anni, non perché il mondo sia cambiato, ma perché la narrazione dominante al riguardo è cambiata. Come ho già sottolineato, il liberalismo non ha mai veramente compreso le questioni della guerra e della pace. I conflitti “scoppiano”, le nazioni “precipitano nella” violenza, a volte perché le persone coinvolte sono stupide, a volte perché sono “imprenditori della violenza” che sfruttano “rimostranze reali, anche se esagerate” per i propri scopi. A guardare con occhio critico, i conflitti non sono mai davvero su “qualcosa”, e così i negoziati di pace, accolti con favore da tutti e idealmente facilitati da quella strana bestia ibrida che è la comunità internazionale, possono invariabilmente risolvere anche le controversie più irrisolvibili se esiste la volontà di farlo, e la pace durerà se vengono affrontate le “cause sottostanti”.

Un momento di riflessione suggerisce che questo modello dei mali del mondo è tratto dal diritto dei trattati e dalle trattative pattizie, come la gran parte del pensiero liberale. Un trattato di pace può quindi essere paragonato alla creazione di un cartello per controllare la vendita di un particolare prodotto in un particolare mercato. Ci saranno dure trattative, ma alla fine si potrà trovare un compromesso che soddisfi tutti. Poiché nella visione liberale il conflitto riguarda in ultima analisi il potere e le risorse, esso può essere risolto secondo la stessa logica: tanto a te, tanto a me. Il problema è che il mondo nel suo insieme non funziona così.

In particolare, i conflitti di solito riguardano qualcosa di pratico e sono spesso situazioni binarie a somma zero, in cui qualcuno (di solito la parte più debole) perderà, qualsiasi accordo di pace si faccia. Così il “conflitto” in Medio Oriente, ad esempio, non riguarda l'odio e la sfiducia reciproca tra ebrei e palestinesi, ma è piuttosto un conflitto su chi deve possedere la terra dove i palestinesi hanno vissuto fino al 1949. Alla fine, tu ed io non possiamo possedere entrambi la stessa casa, e in un conflitto vincerà il più forte. Sebbene le cause profonde del conflitto possano teoricamente essere affrontate in un accordo di pace, in molti casi ciò è impossibile senza assegnare effettivamente la vittoria a una delle parti. Qui potremmo ricordare l'inversione di Michel Foucault della famosa formula di Clausewitz: la politica è la continuazione della guerra con altri mezzi. Anche quando un'autorità politica pone fine alla guerra, le future relazioni politiche restano ancorate all'equilibrio di forze che era presente alla fine del conflitto. Quindi i trattati di pace e le istituzioni a cui essi danno origine non sono neutrali, ma riflettono l'equilibrio del potere politico e militare al momento della firma.

Allo stesso modo, il presupposto che il conflitto sia essenzialmente irrazionale (o altrimenti non si verificherebbe), e quindi possa essere risolto attraverso i valori liberali della razionalità e della logica, in realtà sottovaluta l'importanza delle stesse motivazioni irrazionali. L'osservazione di David Hume secondo cui "la ragione è schiava delle passioni" è stata confermata in modo evidente dalle scoperte della moderna neuroscienza, che ci dice che la maggior parte delle decisioni sono effettivamente prese dalla nostra mente inconscia su basi emotive, e che la mente cosciente serve in gran parte a fornire a posteriori delle giustificazioni razionali ad hoc. Ecco perché il ruolo della paura nel provocare e prolungare il conflitto è così poco compreso. La paura, infatti, è il più grande generatore di conflitti, e per definizione non è affrontabile con argomentazioni razionali o con un'attenta stesura degli articoli dei trattati di pace. Il rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Burundi al tempo della crisi ruandese ha detto in un'intervista che ciò di cui quel paese aveva bisogno non erano le forze di pace, ma gli psichiatri: “hanno tutti paura l'uno dell'altro. Quando stringo loro la mano, sono grondanti di sudore”. In tali circostanze, non c'è motivo di fidarsi di nessuno e tutti i motivi per vedere cospirazioni ovunque.

I presupposti liberali vedono anche la pace e la guerra come opposizioni binarie. Sul campo la cosa non appare necessariamente così. Molti sistemi politici esistono in uno stato di costante blando conflitto, che attraversa uno spettro di maggiore o minore gravità a seconda della situazione politica. La violenza è allora uno strumento come un altro, da usare quando è opportuno, e mettere da parte a favore della trattativa o della politica quando non è produttiva. In un paese come il Libano, ad esempio, la violenza è il linguaggio con cui le diverse fazioni e i loro sponsor stranieri parlano e negoziano tra loro. Lo spettro spazia da violente manifestazioni di piazza ad omicidi, autobombe e conflitti aperti, ognuno dei quali invia un messaggio calibrato, che viene compreso dagli altri. Chiaramente, un "accordo di pace" in tali circostanze è irraggiungibile, e credere che sia stato effettivamente negoziato è pericoloso.

Né gli accordi di pace sono universalmente graditi: anzi, il conflitto offre molti vantaggi, sia ai grandi che ai piccoli. Porta attenzione politica, denaro, investimenti e operatori umanitari e soldati stranieri con denaro da spendere. Negli ultimi anni è diventato sempre più evidente come certi conflitti vadano avanti nell'interesse di tutti i principali attori. (Altrimenti sarebbe inconcepibile che il conflitto nella Repubblica Democratica del Congo sia durato così a lungo). Definire queste persone "sfruttatori" è poco adeguato: per la maggior parte stanno semplicemente rispondendo in modo intelligente ai dettami e alle opportunità della situazione.

Quindi ci sono molte ragioni per volere che un conflitto di bassa intensità vada avanti, con solo perdite modeste e di conseguenza pochi incentivi per arrivare a una vera pace, nella quale, come ci ricorda David Keen in un importante studio, "... le funzioni politiche ed economiche della guerra non scompaiono semplicemente…. la pace è spesso molto violenta, mentre il dopoguerra si rivela essere, troppo spesso, un periodo prebellico». Quindi è più probabile che il leader intelligente di un paese o di una fazione, a meno che non stia perdendo malamente, preferisca una certa quantità di conflitto alle incertezze della pace. Ciò non significa, ovviamente, che parlare di pace, o anche firmare un accordo di pace, venga escluso se risulta tatticamente vantaggioso. Ma nella maggior parte delle culture diverse dalla nostra, firmare un accordo di pace è una decisione politica, mentre dargli attuazione è un'altra. In ogni caso, prima di promettere di firmare e rispettare un accordo di pace, un leader intelligente si farà due domande:

  • -       La firma di questo accordo di pace promuoverà i miei obiettivi politici?
  • -       Se lo implemento, sarò ancora vivo alla fine di un certo periodo minimo?

Eppure, nonostante tutte queste difficoltà e debolezze, i trattati di pace vengono quasi sempre firmati, anche se dopo sfociano in nuovi conflitti. Perché è così?

Innanzitutto, è importante distinguere tra due tipi di trattati efficaci. Uno (spesso, in pratica un armistizio) può essere considerato un trattato amministrativo.  Anche la resa incondizionata deve essere organizzata in qualche modo, dopo tutto. Tradizionalmente, tali trattati venivano imposti ai vinti dal vincitore (la sconfitta francese del 1870-71 ne è un buon esempio), ed era normale che la parte perdente pagasse le spese della parte vittoriosa, come in una causa giudiziaria. Questo era il modello ancora in funzione all'epoca dei negoziati di Versailles.

Il secondo è un trattato sostanziale, in cui le differenze devono essere appianate, gli obiettivi confrontati l'uno con l'altro ed è concordata una soluzione politica che si spera possa essere duratura. Si tratta di un genere di trattato tipico delle guerre a obiettivi limitati della prima età moderna, come il trattato di Utrecht del 1713, che pose fine alla guerra di successione spagnola. In tali trattati, tutti concordano sul fatto che la guerra è durata abbastanza a lungo, che è improbabile che ulteriori combattimenti risolvano qualcosa, ed è giunto il momento di parlare. Nel 1713 era chiaro che i francesi avrebbero scelto un nuovo re in Spagna, ma c'erano tutta una serie di altre questioni da risolvere tra i governanti d'Europa.

Curiosamente, la maggior parte dei trattati di pace negoziati nei tempi moderni non rientra in nessuna di queste categorie. Forse è per questo che così tanti trattati falliscono e portano a ulteriori conflitti. Questi trattati tendono ad essere imposti, o almeno fortemente incoraggiati e favoriti, dall'esterno, da nazioni e individui che condividono idee largamente liberali sulla pace e la sicurezza, e quindi piuttosto dissociati dalla realtà. Ora, sebbene al momento tutte queste idee non siano molto evidenti nel caso della guerra in Ucraina (piuttosto, le stesse onde radio stanno cedendo sotto il peso della sete di sangue liberale-umanitaria) arriverà un punto in cui “i colloqui di pace” saranno necessari, o almeno possibili, e in quel momento quasi sicuramente riaffioreranno le tradizionali idee liberali. Ho già suggerito che in linea di principio dobbiamo diffidarne: ci sono alcuni casi in cui nella pratica hanno funzionato in modo disastroso e che ci possono fornire alcuni spunti di riflessione nel contesto dell'Ucraina.

Uno è il predominio da parte di forze estere, che possono influenzare pesantemente una o più parti e in effetti fornire gran parte del materiale per il trattato finale. Ciò è accaduto a Versailles e nei negoziati associati, dove Wilson con la delegazione americana ha beneficiato del suo status di banchiere delle potenze dell'Intesa e di Capo di Stato. Sono arrivati anche con un programma di regole significativo e poca conoscenza ed esperienza pratica sia dell'Europa e del Medio Oriente, sia dell'arte della negoziazione. La Conferenza di Parigi è stata anche la prima in cui un gran numero di Stati o non erano rappresentati come negoziatori, o nella migliore delle ipotesi si ponevano in modalità supplichevole, a mendicare favori da inglesi, francesi e americani. Le grandi potenze erano, in larga misura, in grado di disporre come meglio credevano.

Questo modello continua ancora oggi, con l'ulteriore complicazione che i negoziati di pace possono essere dominati non solo da stati esteri, ma anche da politici e media di capitali nazionali lontane dall'azione. Durante il conflitto in Bosnia, un armistizio generale sarebbe stato possibile in qualsiasi momento dopo il 1993, probabilmente sulla falsariga del piano di pace Vance-Owen. Ma l'opinione politica in un certo numero di capitali occidentali, lontane dall'azione e dal costante accumularsi di cadaveri, ha ostacolato qualsiasi accordo che "ricompensasse l'aggressione", indipendentemente dal fatto che la gente del posto lo volesse. Nelle parole agghiaccianti di un politico olandese, ciò che serviva era "un accordo che soddisfi il nostro senso di giustizia". Ma non era il solo, e il governo americano, sollecitato da influenti Ong, è riuscito ancora per qualche tempo a ostacolare la pace. Commenti simili sull'Ucraina sono già stati fatti. Questo atteggiamento di moralismo distaccato, lontano dalla realtà sul campo, può portare a negoziati di pace strutturati per soddisfare le esigenze di sistemi politici al di fuori della zona di conflitto.

Nel caso dell'Ucraina, sembra abbastanza ovvio che, una volta che l'occidente si sarà avvicinato all'idea dei negoziati, è probabile che voglia tentare di determinarne l'esito. Ma dal momento che l'occidente avrà poca o nessuna influenza sui russi, cercherà di compensare cercando di gestire sino ai minimi dettagli la parte ucraina. Ciò avrà (almeno) due ovvie conseguenze. Una sarà quella di mettere prima di qualsiasi considerazione degli interessi del popolo ucraino, o addirittura delle prospettive di pace, ciò che è “accettabile” per l'occidente, e che può essere venduto bene ai cittadini, ai parlamenti e ai media. La tentazione, infatti, sarà quella di cercare di costringere gli ucraini a prendere nei negoziati una linea più dura di quanto sia effettivamente ragionevole, o addirittura praticabile. Un’altra è che qualsiasi unità di intenti che l'occidente possa avere all'inizio svanirà rapidamente, e diversi paesi occidentali, a titolo individuale o insieme, negozieranno separatamente con diverse fazioni all'interno o al di fuori del governo ucraino.

Gli attori esteri stessi, ovviamente, hanno i loro programmi gli uni con gli altri e all’interno del proprio paese, e molto dipende dal fatto che abbiano o meno uno status ufficiale nei colloqui. È difficile immaginare che gli Stati Uniti, la NATO e l'Unione europea semplicemente osserveranno da lontano i negoziati sull'Ucraina senza cercare di influenzarli, ma ovviamente più attori ci sono in un negoziato, più le geometrie diventano complesse. È probabile che le relazioni tra questi attori (che comunque in gran parte si sovrappongono) diventino tese molto rapidamente. C'è anche una differenza fondamentale tra facilitare le negoziazioni fornendo competenze e aiuti logistici e mettersi semplicemente in mezzo e cercare di influenzare il risultato. L'accordo globale di pace per il Sudan del 2005, ad esempio, ideato in gran parte dall'estero, ha prodotto un testo di gran lunga troppo complesso e ambizioso per essere attuato e in conclusione ha portato prima all'indipendenza, e poi all'implosione, del Sud Sudan. In ogni caso, non è raro che negoziati anche formali siano destabilizzati dalle attività di singoli grandi attori: un esempio sono i negoziati sullo Statuto di Roma del 1998, in cui altre parti hanno fatto di tutto per far entrare gli Stati Uniti nella formulazione del trattato finale, soltanto per scoprire poi che il presidente Clinton aveva paura di sottoporlo al suo Senato per la ratifica.

Un altro rischio è un approccio eccessivamente tecnico a problemi che sono in realtà profondamente politici e potrebbero non avere una facile soluzione. Sebbene la narrazione più diffusa sulla prima guerra mondiale, in accordo con la letteratura degli anni '20, parli di una "guerra inutile" piena di "stragi insensate" che "non ha risolto nulla", la verità è piuttosto diversa. La guerra ebbe la sua prima origine nella logica della sostituzione dei possedimenti imperiali sparsi con i nuovi stati-nazione, e nei conseguenti problemi di quali sarebbero stati i confini di questi stati-nazione, e come sarebbero stati stabiliti. (La risposta alla seconda domanda sfortunatamente è stata semplice: con la violenza.) In pratica la questione si risolveva nel futuro degli imperi Asburgico, Ottomano e Romanov, e se ognuno di essi potesse riuscire a contenere le proprie pressioni centripete interne. Altri temi sussidiari comprendevano il problema di chi avrebbe controllato gli ex territori ottomani, se quell'impero fosse crollato, e dove sarebbero stati posti i confini tra gli stati successori degli imperi Romanov e Asburgico, così come la piccola questione se il principale potere militare in Europa dovesse essere la Francia o la Germania.

A queste domande è stata data in parte risposta con la guerra stessa, come anche  con gli anni di conflitto che ne sono seguiti, e con la serie di trattati solitamente indicati come "Versailles". In difesa di Lloyd George, Wilson e Clemenceau, si può dire che hanno fatto del loro meglio, di fronte a problemi che erano intellettualmente e politicamente molto più complessi di quanto essi potessero affrontare. Ma il loro approccio effettivo ricordava un negoziato del diciottesimo secolo, in cui i territori venivano scambiati tra sovrani, piuttosto che un mondo in cui il sentimento popolare nazionalista e la politica democratica cominciavano ad avere una reale influenza. Quindi probabilmente sembrava un'idea intelligente assegnare i Sudeti di lingua tedesca al neonato stato della Cecoslovacchia, per dotarlo di una frontiera difendibile. Che cosa avrebbe potuto andare storto?

Per molti versi, quell'incapacità di cogliere il quadro generale, che ora riusciamo a vedere più chiaramente, è parallela all'incapacità delle nostre élite politiche, intellettuali e mediatiche di capire cosa sta succedendo oggi in Ucraina e, cosa più importante, intorno all’Ucraina. Quello che stiamo vedendo sono in realtà due fatti: il definitivo scioglimento delle tensioni inerenti alla situazione alla fine della seconda guerra mondiale, e la successiva creazione di un nuovo ordine di sicurezza in Europa, dove prevarranno o gli Stati Uniti o la Russia. E se entrambi questi fatti sembrano riecheggiare il periodo 1914-21, ebbene, forse sì: in tal senso è giusto dire che la prima guerra mondiale “non ha risolto nulla”, perché gli assetti definitivi nella storia sono rari. Come accadeva un secolo fa, questi grandi problemi insormontabili contengono molti piccoli problemi insormontabili, come le ultime disposizioni per la cessione delle repubbliche dell'ex Unione Sovietica, il destino dei confini stabiliti con la forza dopo il 1945, la progressiva depopolazione dei paesi dell'est in declino e la questione se l'attore dominante in Europa debba essere la Francia o la Germania. In mezzo ad altri, ovviamente.

Nel 1914 la somma delle tensioni politiche esistenti in Europa produsse una situazione che non poteva essere risolta pacificamente: Francia e Germania non potevano scambiarsi la proprietà dell'Alsazia e della Lorena a settimane alterne, e la Polonia o esisteva o non esisteva. Il risultato è stata la violenza. Allo stesso modo, oggi, l'apparentemente irresistibile marcia verso est dell’ordinamento liberale si è scontrata direttamente con la massa veramente irremovibile dell'opposizione russa. In teoria, quest'ultimo caso avrebbe potuto essere affrontato con una certa cautela, almeno per un po', ma, come ho sostenuto, ciò sarebbe avvenuto a costo di creare una crisi esistenziale nella cultura liberale occidentale. In pratica, probabilmente la collisione era inevitabile.

Ora è importante non lasciarsi trasportare dai confronti storici. Una guerra generalizzata in Europa non accadrà ora, anche perché l’occidente in senso lato non ha i mezzi per combatterla. Ma i due momenti sono, direi, di gravità e significato paragonabili. Ciò significa che i tentativi di tamponare il problema ritarderanno soltanto lo scenario peggiore, e questo scenario sarà probabilmente ancora peggiore di quanto sarebbe stato altrimenti. L'unica cosa che, forse, potrà stabilizzare la situazione è se le sarà consentito di svolgersi completamente, cosa che probabilmente accadrà comunque. (Spiegherò questo sentenzioso commento tra un attimo.)

Un ultimo rischio (ne bastano tre) è che i partecipanti ai negoziati semplicemente non abbiano alcun reale interesse a concluderli positivamente. Sembra ovvio, ma c'è una storia pluridecennale di forzature per arrivare a un accordo - un qualsiasi accordo - tra le parti di un conflitto armato, per poi rimanere scioccati quando tutto è andato terribilmente storto. Il classico caso moderno è il trattato di pace di Arusha del 1993 per il Ruanda, che ha diviso il paese, il governo e le forze di sicurezza più o meno in parti uguali, tra l'RPF, i rappresentanti della vecchia classe aristocratica in esilio, e l'allora governo di coalizione esistente a Kigali, escludendo tutte le altre forze politiche. In un Paese e in una regione dove le stragi erano uno strumento tradizionalmente basilare della politica, ed il concetto stesso di negoziazione e compromesso era sempre stato assente, il Trattato in se stesso ha destabilizzato la situazione e reso di fatto inevitabile una ripresa della guerra, con le terribili conseguenze che ne sono derivate.

Ma può essere vero anche il contrario. Dopo il rilascio di Nelson Mandela nel 1990 e la revoca del bando dell'ANC e del Partito Comunista, le varie parti hanno dovuto trovare una via da seguire. Sebbene ci fossero piccoli gruppi di intransigenti in luoghi diversi, la stragrande maggioranza degli attori (come la stragrande maggioranza della popolazione) riconobbe che le uniche scelte erano un accordo di qualche tipo, o un'apocalittica spirale di morte per il paese. Non c'è niente che concentri così tanto la mente sulla ricerca di soluzioni come la prospettiva della distruzione in caso di fallimento. E in tal senso, se molti degli accordi presi tra il 1990 e il 1994 possono essere, e sono stati, pesantemente criticati, ciò non toglie che la volontà politica condivisa di uscire dall'impasse sia riuscita ad abbattere tutti gli ostacoli.

Nel caso dell'Ucraina, è importante distinguere i diversi tipi di "accordi", ognuno dei quali può essere soggetto ad alcuni dei problemi sopra discussi. Potrebbe essere utile considerarli in sequenza. In primo luogo, la fine dei combattimenti richiede accordi tecnici di qualche tipo. Ci sarà una linea oltre la quale i russi non intendono andare, ci saranno problemi di sicurezza e ordine pubblico nelle città vicine, molti casi di persone che hanno la necessità attraversare la linea di controllo, sorveglianza da entrambe le parti, indagini sulle violazioni degli accordi, e così via. Tali accordi sono negoziati meglio a livello locale, da coloro che dovranno attuarli. La storia suggerisce che gli “osservatori internazionali” e ancor più le forze di interposizione, nel migliore dei casi non aggiungono nulla e nel peggiore dei casi possono essere manipolati e diventare parte del problema.

Tali accordi provvisori a un certo punto dovranno essere inclusi in un accordo generale che stabilisca i futuri confini e la composizione politica dell'Ucraina. La storia suggerisce che non è ragionevole aspettarsi troppo dai documenti, perché la pressione per raggiungere un accordo porta inevitabilmente a compromessi, che potrebbero essere deprecati e persino abbandonati in seguito. In particolare, è difficile credere che un qualsiasi governo ucraino prevedibile nel prossimo futuro sarebbe abbastanza unito e avrebbe abbastanza controllo del paese da firmare ed attuare un accordo vincolante. Come precedente storico, si consideri il caso del trattato anglo-irlandese del 1921, aspramente divisivo, che richiese importanti concessioni da entrambe le parti. FE Smith, uno dei negoziatori britannici, disse in seguito a Michael Collins, capo della delegazione irlandese: "Potrei aver firmato la mia condanna a morte politica". A cui Collins diede una risposta preveggente: "Potrei aver firmato la mia condanna a morte reale". Fu assassinato pochi mesi dopo. Oppure si consideri il caso dei delegati dell'UCK ai colloqui di Rambouillet sul Kosovo nel 1999, dove il capo della delegazione (che in realtà era solo un portavoce dei comandanti militari) fu obbligato a dire alla delegazione statunitense che, se avesse firmato il testo proposto del trattato, al suo ritorno sarebbe stato ucciso.

Tutto ciò suggerisce che non ha molto senso cercare di negoziare per l'Ucraina una soluzione politica onnicomprensiva, con un insieme ampio ed elaborato di regole per l'attuazione. Un simile accordo conterrebbe probabilmente in sé i semi della sua distruzione: approssimativamente, come abbiamo visto, più complesso è l'accordo, maggiore è la probabilità che le cose vadano male. Al contrario, una semplice bozza di accordo - un'Ucraina smilitarizzata e un po' più ridotta, senza alcuna influenza occidentale - sono facili da capire e anche essenzialmente solidi. È questo che bisognerà tenere presente, anche se il formalismo russo e l'inevitabile tendenza dei negoziati a sollevare problemi complessi che invitano a soluzioni complesse lo renderanno difficile. Il coinvolgimento di parti estere dovrebbe essere contrastato il più possibile, perché in realtà c'è poco a cui possano contribuire ed è improbabile che una particolare parte estera sia accettabile per entrambe le parti. E tale coinvolgimento comporta i suoi problemi: la convenzione secondo cui un governo degli Stati Uniti non è vincolato dai trattati firmati dal suo predecessore, per esempio, non aiuta.

Infine, c'è la questione più ampia del nuovo ordine sulla sicurezza in Europa che emergerà dopo il conflitto. Anche in questo caso, non è molto utile parlare in termini di trattati e accordi formali, perché, nella misura in cui vi si arriverà, sarà un lavoro di rifinitura dopo che le linee politiche principali si saranno già assestate. In effetti, è un classico errore supporre che gli accordi formali cambino le cose: non è così. Quelli di successo, almeno, registrano semplicemente il fatto che le cose sono cambiate. Il problema fondamentale di questo nuovo ordine sulla sicurezza è facile da enunciare: solo una potenza estera può avere un'influenza decisiva sull'Europa occidentale. Possono essere gli Stati Uniti o la Russia, ma non possono essere entrambi allo stesso tempo.  Dopo il 1945, ci fu una demarcazione geografica tra i due, con delle regole non scritte che la sostenevano. Sebbene non ci sia mai stato un trattato di Guerra Fredda, la situazione era notevolmente stabile e le due grandi potenze generalmente evitavano di sfidarsi direttamente l'una con l'altra. Dopo il 1989, gli Stati Uniti sono avanzati costantemente, fino a quando, all'inizio di quest'anno, non hanno sbattuto contro un muro. Ora è possibile vedere un nuovo ordine, non con gli Stati Uniti del tutto estromessi, dal momento che la vita non funziona così, ma con un ruolo americano in Europa nettamente ridotto, e il riconoscimento de facto dell'influenza russa. La NATO probabilmente continuerà in qualche forma, e potrebbero anche esserci alcune unità militari statunitensi che rimangono aggrappate alla periferia, ma questo sarà in gran parte teatro. Ora, non c'è motivo di pensare che i russi vorranno emulare le pratiche statunitensi di coinvolgimento diretto con paesi europei, basi militari e così via, e in effetti non ne hanno bisogno. Sarebbe sufficiente un riconoscimento, generalmente inteso, ma tacito, che il nuovo regime è: americani fuori, russi dentro e tedeschi (ancora) giù.

Più a lungo va avanti la guerra, più è probabile che appaia sul campo un assestamento del secondo e del terzo tipo, dopodiché potrebbe non essere nemmeno necessario formalizzarli in un trattato. Nessuno, ovviamente, vuole che le guerre continuino per il gusto di farle, ma, come ho sostenuto, i tentativi di utilizzare negoziati e trattati per fermare i conflitti che in realtà hanno una dinamica inarrestabile, in definitiva non fanno che peggiorare le cose. Al contrario, alcune guerre, come quella in Bosnia, alla fine hanno termine quando le parti sono esaurite. Per quanto l'idea possa sembrare poco allettante, alcune crisi devono solo essere lasciate a risolversi da sole, se mai dovrà esserci un risultato stabile che abbia una possibilità di durare.

 

* L'autore scrive sotto lo pseudonimo di Aurelien, e di sé dice di aver fatto una lunga carriera professionale nel governo durante gli anni della Guerra Fredda, e di aver poi passato passato un bel po' di tempo a insegnare e scrivere, soprattutto per un pubblico accademico e professionale. In sostanza, dice di aver girato abbastanza il mondo, incontrato abbastanza persone e fatto abbastanza cose da avere un'idea di come le cose funzionino nella vita reale...


 

28/08/22

Analisi della guerra in Ucraina da parte di un ex ufficiale del Corpo dei Marines degli Stati Uniti



Dal sito Imetatronink  una analisi di eccezionale qualità sull'operazione militare speciale russa in Ucraina, pubblicata originariamente sulla 'Marine Corps Gazette', Maneuverist Papers n. 22, a cura di un ex ufficiale dei Marines dallo pseudonimo di Marinus, che secondo voci non confermate potrebbe essere l'illustre Ten. Gen. Paul Von Riper. 

La traduzione di questa seconda parte dell'analisi - dedicata al livello mentale e morale della  campagna russa, e quindi al suo significato politico e ai suoi obiettivi - è stata rivista da Roberto Buffagni, che ha curato direttamente anche la traduzione della prima parte, dedicata invece allo studio del livello materiale della campagna (disponibile qui). 


Prefazione


Questo articolo è apparso originariamente nel numero di agosto 2022 della Marine Corps Gazette. Scritto da un assiduo collaboratore anonimo ("Marinus") della Gazette, ha sollevato un putiferio tra la comunità militare degli Stati Uniti in vari dibattiti online.

Sono girate voci insistenti - mai confermate in modo definitivo – secondo le quali "Marinus" non sarebbe altro che il tenente generale dell'USMC (in pensione) Paul K. Van Riper, un eroe riconosciuto e rispettato da molti marines e un importante sostenitore dei cosiddetti “Maneuverist” – una scuola di pensiero militare fortemente influenzata dal lavoro dell'incomparabile stratega militare John R. Boyd.

Van Riper è stato anche l'iconoclasta comandante della Red Team nella famigerata esercitazione di simulazione militare Millennium Challenge del 2002, durante la quale la forza rossa da lui guidata (modellata sulle capacità iraniane dell'epoca) affondò l'intera flotta navale statunitense nel Golfo Persico, impiegando metodi e competenze che, nei loro rigidi calcoli, i pianificatori della simulazione di guerra non avevano preso in considerazione. (Ho scritto della débacle Millennium Challenge 2002 qui: Lessons Never Learned.)

Che Marinus sia Van Riper, o sia frutto di una collaborazione di Van Riper con suo figlio (come alcuni hanno ipotizzato, dato che il generale ha ora 84 anni), o semplicemente sia qualche altro brillante ex ufficiale di marina, probabilmente in ultima analisi non è così importante. Ciò che è importante è che le sue osservazioni e percezioni del conflitto in corso in Ucraina sono lucide, illuminanti e non contaminate dal dilagante pregiudizio anti-russo che ha reso ciechi la maggior parte degli occidentali, sia sulle cause sottostanti al conflitto che, ora, sul proseguimento della guerra in Ucraina.

Lo consiglio vivamente, in parte anche perché corrisponde decisamente alla mia analisi, originariamente pubblicata in un thread su Twitter il 3 luglio 2022 e successivamente ampliata in un post formale sul blog, l'8 luglio 2022: “Distruggere la madre di tutti gli eserciti per procura inUcraina.”

Confesso lealmente che sto postando l'articolo della Gazette senza autorizzazione, e quindi potrebbe non rimanere a lungo, nel caso in cui uno dei loro rappresentanti mi chiedesse di rimuoverlo. Dopotutto, l’accesso all’articolo è a pagamento, e appare qui solo perché ho appena trascorso gran parte della mattinata a trascriverlo accuratamente nella sua interezza, a partire da una serie di immagini che circolano ampiamente online.

In ogni caso, sono fortemente persuaso che le osservazioni di Marinus qui contenute debbano essere condivise in lungo e in largo. È un servizio di interesse pubblico, in questa era di social media repressivi controllati dallo stato e di propaganda imperiale senza precedenti.

Se gli autori anonimi o i rappresentanti della Gazette desiderano richiederne la rimozione, li invito a contattarmi tramite il mio account Twitter: @imetatronink

William Schryver, 18 agosto 2022

 

 

L'invasione russa dell'Ucraina

 

 Maneuverist Papers n. 22

 Parte II: I livelli mentale e morale

 di Marinus


Se considerate come fenomeni puramente materiali, le operazioni condotte dalle forze di terra russe in Ucraina nel 2022 presentano un quadro sconcertante. Nel nord dell'Ucraina, i BTG russi hanno invaso gran parte del territorio, ma non hanno tentato di trasformare l'occupazione temporanea in possesso permanente. Infatti, dopo aver trascorso cinque settimane in quella regione, se ne sono andati, rapidamente come erano arrivati. Nel sud, l'ingresso altrettanto rapido delle forze di terra russe ha portato alla creazione di presidi russi e all'insediamento di istituzioni politiche, economiche e culturali russe. Nel terzo teatro della guerra, raramente si sono verificati movimenti rapidi del tipo che ha caratterizzato le operazioni russe sui fronti settentrionale e meridionale. Piuttosto, le formazioni russe nell'Ucraina orientale hanno condotto assalti di artiglieria ad alta intensità per catturare aree relativamente ridotte.

Un modo per fare un po' di luce su questo enigma è considerare le operazioni russe su ciascuno dei tre principali fronti della guerra come campagne distinte. Un ulteriore chiarimento deriva dalla consapevolezza che ciascuna di queste campagne seguiva un modello che faceva parte del repertorio operativo russo da molto tempo. Tale schema, tuttavia, non riesce a spiegare perché la leadership russa abbia applicato dei modelli specifici a ogni specifica serie di operazioni. Per rispondere a questa domanda, è necessario un esame degli obiettivi mentali e morali perseguiti da ciascuna di queste tre campagne.

 

I raid al nord

I marines americani hanno usato a lungo il termine "raid" per descrivere un'impresa in cui una piccola forza si sposta rapidamente in un luogo particolare, completa una missione circoscritta e si ritira il più rapidamente possibile. [1] Per i soldati russi, tuttavia, il cugino linguistico di quella parola (reyd) ha un significato un po' diverso. Mentre lo spostamento effettuato dalla squadra che conduce un raid non è altro che un mezzo per raggiungere specifici punti della mappa, il movimento delle forze, spesso più grandi, che conducono un reyd crea effetti significativi sul piano operativo. Cioè, mentre si spostano lungo varie autostrade e strade secondarie, confondono i comandanti nemici, interrompono la logistica nemica e privano i governi nemici della legittimità che deriva dal controllo incontestato del proprio territorio. Allo stesso modo, dove ogni fase di un raid americano di oggi segue necessariamente un copione dettagliato, un reyd è un'impresa più aperta, che può essere adattata per sfruttare nuove opportunità, evitare nuovi pericoli o raggiungere nuovi obiettivi.

Il termine reyd è stato introdotto nel lessico militare russo alla fine del XIX secolo da teorici che avevano notato le somiglianze tra le operazioni indipendenti della cavalleria nella guerra civile americana e la già consolidata pratica russa di inviare colonne mobili, spesso composte da cosacchi, in lunghe incursioni attraverso il territorio nemico. [2] Un primo esempio di tali incursioni è fornito dalle gesta della colonna guidata da Alexander Chernyshev durante le guerre napoleoniche. Nel settembre del 1813, questa forza di circa 2.300 cavalleggeri e due cannoni da campo leggeri fece un giro di 650 chilometri attraverso il territorio nemico. A metà di questa ardita impresa, questa colonna occupò, per due giorni, la città di Kassel,  allora capitale di uno degli stati satelliti dell'Impero francese. Il timore che un’impresa così imbarazzante potesse ripetersi convinse Napoleone ad assegnare due corpi d'armata al presidio di Dresda, allora sede del governo di un'altra delle sue colonie. [3] Di conseguenza, quando Napoleone incontrò le forze congiunte dei suoi nemici nella battaglia di Lipsia, la sua Grande Armée, già in inferiorità numerica, era molto più ridotta di quanto sarebbe stata altrimenti.

Nel 2022, i numerosi battaglioni di gruppi tattici di che si sono addentrati in profondità nell'Ucraina settentrionale durante i primi giorni dell'invasione russa, non hanno tentato di ripetere l'occupazione di Lipsia. Piuttosto, nel loro percorso evitavano tutte le città più grandi e, nelle rare occasioni in cui si trovavano in una città più piccola, l'occupazione raramente durava più di poche ore. Tuttavia, le colonne russe in rapido movimento hanno creato, su scala molto più ampia, un effetto simile a quello che risultò dall'incursione di Chernyshev del 1813. Cioè, convinsero gli ucraini a indebolire il loro principale esercito da campo, che combatteva allora nella regione del Donbass, per rafforzare le difese di città lontane.

 

Occupazione rapida al sud

In termini di velocità e distanza percorsa, le operazioni russe nell'area tra la costa meridionale dell'Ucraina e il fiume Dnepr assomigliano alle incursioni effettuate nel nord. Differiscono, tuttavia, nella gestione delle città. Laddove le colonne russe su entrambi i versanti di Kiev evitavano le grandi aree urbane ogni volta che potevano, gli omologhi nel sud hanno preso possesso permanente di grandi città. In alcuni casi, come nella ship-to-objective maneuver (STOM) iniziata nel Mar d'Azov e terminata a Melitopol, la conquista della città è avvenuta durante i primi giorni dell'invasione russa. In altri, come nella città di Skadovsk, i russi hanno aspettato diverse settimane prima di occupare alcune aree e affrontare le forze di difesa locali che durante la loro avanzata iniziale avevano ignorato.

Nei tempi immediatamente successivi al loro arrivo, i comandanti russi che hanno preso il comando delle aree urbane del sud hanno seguito la stessa politica dei loro omologhi del nord. Cioè, hanno permesso ai rappresentanti locali dello stato ucraino di svolgere le loro funzioni e, in molti casi, di continuare a sventolare la bandiera del loro paese sugli edifici pubblici. [4] Non è passato molto tempo, tuttavia, prima che i funzionari russi prendessero il controllo del governo locale, sostituissero le bandiere sugli edifici e avviassero la sostituzione delle istituzioni ucraine, che si trattasse di banche o compagnie di telefonia cellulare, con quelle russe. [5]

Come il modello del reyd, il paradigma delle campagne in cui una rapida occupazione militare si accompagna ad una profonda trasformazione politica faceva parte della cultura militare russa da molto tempo. Pertanto, quando hanno dovuto spiegare il concetto delle operazioni sul fronte meridionale, i comandanti russi hanno potuto portare ad esempio una qualsiasi delle numerose imprese simili condotte dallo stato sovietico nei quattro decenni successivi all'occupazione sovietica della Polonia orientale nel 1939. (Compresa la conquista di Estonia, Lettonia e Lituania nel 1940, la soppressione dei governi riformisti in Ungheria e Cecoslovacchia durante la Guerra Fredda e l'invasione dell'Afghanistan nel 1979.) [6]

Mentre alcune formazioni russe nel sud consolidavano il controllo sul territorio conquistato, altre conducevano incursioni nelle vicinanze della città di Mykolaiv. Come le loro controparti più grandi sul fronte settentrionale, queste incursioni hanno incoraggiato la leadership ucraina a dedicare alla difesa delle città delle forze che altrimenti avrebbero potuto essere utilizzate nella lotta per la regione del Donbass. (In questo caso, le città in questione includevano i porti di Mykolaiv e Odessa.) Allo stesso tempo, le incursioni nella parte più a nord del fronte meridionale hanno creato un'ampia "terra di nessuno" tra le aree occupate dalle forze russe e quelle interamente sotto il controllo del governo ucraino.

 

Stalingrado nell'est

Le operazioni russe nel nord e nel sud dell'Ucraina hanno utilizzato pochissimo l'artiglieria da campo, in parte per una questione di logistica. (Sia che facessero incursioni nel nord o rapide occupazioni a sud, le colonne russe non avevano i mezzi per trasportare un'ingente quantità di proiettili e di razzi.) In quelle campagne, tuttavia, l'assenza di cannonate risponde più alla logica dei fini che a quella dei mezzi. Nel nord, la riluttanza russa a bombardare derivava dal desiderio di non inimicarsi la popolazione locale, che quasi tutta, per motivi linguistici ed etnici, tendeva a sostenere lo stato ucraino. Nel sud, la politica russa di evitare l'uso dell'artiglieria da campo serviva allo stesso scopo politico:  preservare vite e  proprietà di comunità, in cui molte persone si identificavano come "russe" e molte altre parlavano il russo come lingua madre.

Ad est, invece, i russi hanno effettuato dei bombardamenti che, sia per durata che per intensità, possono rivaleggiare con quelli delle grandi operazioni di artiglieria delle guerre mondiali del Novecento. Resi possibili da linee di rifornimento brevi, sicure e straordinariamente ridondanti, questi bombardamenti servivano a tre scopi. In primo luogo, confinavano le truppe ucraine nelle loro fortificazioni, privandole della capacità di fare qualsiasi cosa se non rimanere sul posto. In secondo luogo, hanno inflitto un gran numero di perdite, sia a livello propriamente fisico che per gli effetti psicologici della reclusione, dell'impotenza e della prossimità con un gran numero di esplosioni che fanno tremare la terra. Terzo, quando effettuato per un periodo di tempo sufficiente, che era spesso misurato in settimane, il bombardamento di una data fortificazione portava invariabilmente o alla ritirata dei difensori, o alla  resa.

Possiamo avere un'idea della portata dei bombardamenti russi nell'est dell'Ucraina confrontando la contesa per la città di Popasna (18 marzo – 7 maggio 2022) con la battaglia di Iwo Jima (19 febbraio – 26 marzo 1945). A Iwo Jima, i marines americani combatterono per cinque settimane per annientare i difensori di otto miglia quadrate di terreno abilmente fortificato. A Popasna, i cannonieri russi hanno bombardato i sistemi di trincea costruiti nei crinali e nelle gole di un'area simile per otto settimane, prima che il comando ucraino decidesse di ritirare le sue forze dalla città.

La cattura di intere aree da parte dell'artiglieria, a sua volta, ha contribuito alla creazione degli accerchiamenti che i russi chiamano "calderoni" (kotly). Come molto della teoria militare russa, questo concetto si basa su un'idea presa in prestito dalla tradizione tedesca della guerra di manovra: il "calderone di battaglia" (Schlachtkessel). Tuttavia, mentre i tedeschi cercavano di creare e di sfruttare i loro calderoni il più rapidamente possibile, i calderoni russi possono essere o rapidi e sorprendenti o lenti e apparentemente ineluttabili. In effetti, le offensive sovietiche coronate da successo della seconda guerra mondiale, come quella che portò alla distruzione della sesta armata tedesca a Stalingrado, fecero ampio uso di calderoni di entrambi i tipi.

La libertà dall’urgenza di creare calderoni il più rapidamente possibile ha sollevato i russi che combattevano nell'Ucraina orientale dall'obbligo di tenere specifiche porzioni di territorio. Pertanto, di fronte a un attacco ucraino ben determinato, i russi spesso ritiravano i loro carri armati e le loro unità di fanteria dal terreno conteso. In questo modo, da un canto riducevano il pericolo per le proprie truppe, dall'altro creavano delle situazioni, per quanto brevi, in cui gli attaccanti ucraini dovevano affrontare proiettili e razzi russi senza la protezione di un riparo. Altrimenti detto, i russi considerano questi "bombardamenti a ripetizione" non soltanto come un impiego accettabile dell'artiglieriai, ma anche come un’opportunità per infliggere ulteriori perdite, impegnandosi in un "consumo vistoso" del munizionamento di artiglieria.

Nella primavera del 1917 le forze tedesche sul fronte occidentale usarono tattiche simili per creare situazioni in cui le truppe francesi che avanzavano lungo i pendii posteriori dei crinali conquistati di recente venivano colte allo scoperto dal fuoco dell'artiglieria da campo e delle mitragliatrici. L'effetto di questa esperienza sul morale francese fu tale che i fanti in cinquanta divisioni francesi reagirono con  atti di "indisciplina collettiva", il cui motto era "terremo le posizioni, ma ci rifiutiamo di attaccare". [7] (Nel maggio del 2022 sono apparsi su Internet diversi video in cui persone che affermavano di essere soldati ucraini che combattevano nella regione del Donbass spiegavano che, pur essendo disposti a difendere le loro posizioni, avevano deciso di disobbedire a qualsiasi ordine che richiedesse loro di avanzare.)

 

Risolvere il paradosso

Nei primi giorni del dibattito sulla guerra di manovra, i maneuverist spesso presentavano la loro filosofia preferita come l'opposto logico della "guerra d’attrito/potenza di fuoco". In verità, già nel 2013 gli autori anonimi delle “Attritionist Letters” usavano questo schema dicotomico per strutturare la loro critica alle pratiche in contrasto con lo spirito della guerra di manovra. Nelle campagne russe in Ucraina, tuttavia, una serie di operazioni composte principalmente di movimento si integra a un’altra costituita principalmente da cannoneggiamenti.

Un modo per risolvere questo apparente paradosso è caratterizzare i raid delle prime cinque settimane di guerra come un Grande Inganno che, pur avendo scarso effetto in termini di distruzione diretta, ha reso possibile il successivo logoramento delle forze armate ucraine. In particolare, la minaccia portata dalle incursioni ha ritardato il movimento delle forze ucraine nel teatro principale della guerra fino a quando i russi non avessero schierato le unità di artiglieria, messo in sicurezza la rete di trasporto e accumulato le scorte di munizioni necessarie per condurre una lunga serie di massicci bombardamenti. Questo ritardo ha assicurato anche che, quando gli ucraini hanno dispiegato ulteriori formazioni nella regione del Donbass, il movimento di queste forze e delle forniture necessarie a sostenerle è stato reso molto più difficile dalle distruzioni provocate alla rete ferroviaria ucraina da missili guidati a lunga gittata. In altre parole, i russi hanno condotto una breve campagna di manovra nel nord per preparare il terreno per una campagna di logoramento, più lunga e di importanza più fondamenatle, all'est.

Il netto contrasto tra i differenti tipi di guerra condotta dalle forze russe nelle diverse parti dell'Ucraina ha rafforzato il messaggio centrale delle operazioni di informazione russe. Fin dall'inizio, la propaganda russa ha insistito sul fatto che la "operazione militare speciale" in Ucraina serviva a tre scopi: la protezione dei due proto-stati filo-russi, la "smilitarizzazione" e la "denazificazione". Tutti e tre questi obiettivi implicavano la necessità di infliggere pesanti perdite alle formazioni ucraine che combattevano nel Donbass. Nessuno di questi obiettivi, tuttavia, dipendeva dall'occupazione di parti dell'Ucraina in cui la stragrande maggioranza delle persone parlava la lingua ucraina, abbracciava un'identità etnica ucraina e sosteneva lo stato ucraino. In effetti, l'occupazione russa prolungata di quei luoghi avrebbe suffragato la tesi che la Russia stesse cercando di conquistare tutta l'Ucraina.

La campagna russa nel sud era al servizio di obiettivi politici diretti. Cioè, è servita a incorporare territori abitati da un gran numero di persone di etnia russa nel "mondo russo". Allo stesso tempo, la rapida occupazione di città come Kherson e Melitopol ha reso piùcredibile l'inganno che era il vero scopo delle operazioni al nord, ispirando negli ucraini il timore che le colonne russe, disoiegate su entrambi i lati di Kiev, tentassero di occupare città come Chernihiv e Zhytomyr. Allo stesso modo, le incursioni condotte a nord di Kherson potevano far pensare che i russi volessero tentare l'occupazione di altre città, la più importante delle quali era Odessa. [8]

 

Missili guidati

Il programma russo di attacchi missilistici guidati, condotto parallelamente alle tre campagne di terra, ha creato una serie di effetti a livello morale, favorevoli allo sforzo bellico russo. Il più importante  deriva dal contenimento dei danni collaterali, non solo per la straordinaria precisione delle armi utilizzate, ma anche per la scelta oculata dei bersagli. Pertanto, i nemici della Russia hanno avuto difficoltà a caratterizzare gli attacchi contro depositi di carburante e munizioni, necessariamente situati a una certa distanza dai luoghi in cui vivono e lavorano i civili, come qualcosa di diverso da attacchi alle installazioni militari.

Allo stesso modo, l’impegno russo a interrompere il traffico nel sistema ferroviario ucraino avrebbe potuto includere attacchi contro le centrali elettriche, che forniscono elettricità sia alle comunità civili che ai treni. Attacchi del genere, tuttavia, avrebbero provocato molte perdite di vite umane tra i lavoratori di quegli impianti, e molte sofferenze nelle località che sarebbero rimaste senza corrente elettrica. Invece, i russi hanno scelto di dirigere i loro missili verso le sottostazioni di trazione, i trasformatori remoti che convertono l'elettricità dalla rete generale nelle forme utilizzate per far muovere i treni. [9]

Ci sono stati momenti, tuttavia, in cui attacchi missilistici contro strutture a "doppio uso" hanno dato l'impressione che i russi avessero, in effetti, preso di mira strutture esclusivamente civili. L'esempio più eclatante di un simile errore è stato l'attacco, compiuto il 1° marzo 2022, alla torre principale della televisione a Kiev. A prescindere dal fatto che ci fosse o meno del vero nell'affermazione russa secondo cui la torre era stata utilizzata per scopi militari, l'attacco a una struttura iconica, a lungo associata a  scopi puramente civili, ha pesato molto nel ridurre i vantaggi ottenuti dalla politica russa complessiva di limitare gli attacchi missilistici a obiettivi chiaramente militari.

 

La sfida

Le tre campagne di terra condotte dai russi in Ucraina nel 2022 devono molto ai modelli tradizionali. Al contempo, il programma di attacchi missilistici ha sfruttato una capacità a dir poco rivoluzionaria. Che fossero nuovi o vecchi, tuttavia, questi sforzi combinati sono stati condotti in un modo che dimostra una profonda comprensione di tutti e tre i livelli su cui si combattono le guerre. Cioè, i russi raramente hanno dimenticato che, oltre ad essere una battaglia sul piano materiale, la guerra è anche una sfida a livello mentale, oltre che una controversia morale.

L'invasione russa dell'Ucraina potrebbe segnare l'inizio di una nuova guerra fredda, una "lunga lotta nel  crepuscolo" paragonabile a quella che si è conclusa con il crollo dell'impero sovietico più di tre decenni fa. Se è così, allora ci troveremo di fronte a un avversario che, pur attingendo molto dal valore della tradizione militare sovietica, si è affrancato sia dalla brutalità insita nell'eredità di Lenin sia dai paraocchi imposti dal marxismo. Ancor peggio,  potremmo trovarci a combattere dei discepoli di John R. Boyd.

 

 

Note 

[1] Headquarters Marine Corps, MCWP 3-43.1, Raid Operations (Washington, DC: 1993). 

[2] Per l'adozione del concetto di "raid" da parte dell'esercito russo della fine del diciannovesimo secolo, cfr Karl Kraft von Hohenlobe-Ingelfingem (Neville Lloyd Walford, translator), Letters on Cavalry, (London: E. Stanford, 1893); e Frederick Chenevix Trench, Cavalry in Modern Wars, (London: Keegan, Paul, Trench, and Company, 1884).

[3] Per un breve resoconto del reyd guidato da Alexander Chernyshev, cfr Michael Adams, Napoleon and Russia, (London: Bloomsbury, 2006).

[4] John Reed and Polina Ivanova, “Residents of Ukraine’s Fallen Cities Regroup under Russian Occupation,” The Financial Times, (March 2022), disponibile al sito https://www.ft.com.

[5] David M. Glantz, “Excerpts on Soviet 1938-40 Operations from The History of Warfare, Military Art, and Military Science, a 1977 Textbook of the Military Academy of the General Staff of the USSR Armed Forces,” The Journal of Slavic Military Studies, (Milton Park: Routledge, March 1993).

[6] Il classico lavoro sugli ammutinamenti francesi del 1917 è Richard M. Watt, Dare Call It Treason, (New York, NY: Simon and Schuster, 1963).

[7] Michael Schwirtz, “Anxiety Grows in Odessa as Russians Advance in Southern Ukraine,” The New York Times, (March 2022), disponibile al sito https://www.nytimes.com.

[8] Staff, “Russia Bombs Five Railway Stations in Central and Western Ukraine,” The Guardian, (April 2022), disponibile al sito https://www.the-guardian.com.

[9] Per un esempio delle tante storie che hanno caratterizzato il bombardamento della torre della televisione del 1 marzo 2022 come attacco alle infrastrutture civili, cfr. Abraham Mashie, ”US Air Force Discusses Tactics with Ukrainian Air Force as Russian Advance Stalls,” Air Force Magazine, (March 2022), disponibile al sito https://www.airforcemag.com.

 

27/05/22

Col. Richard Black - Gli USA stanno spingendo il mondo verso la guerra nucleare


In un'intervista allo Schiller Institute il col. Richard Black, veterano dell'esercito americano con importanti incarichi, ora in pensione, dopo più di trent'anni di carriera e avendone dunque viste di tutti i colori, tuttavia esprime il suo dissenso e a tratti anche un vero sgomento per la pericolosità della deriva presa dalla politica estera americana, che persegue i suoi particolari interessi senza alcun tipo di scrupolo o di limite nei confronti delle popolazioni civili dei paesi sui quali interviene, né dei rischi a cui espone la sua stessa popolazione  Dalle sue parole, molte importanti testimonianze sulla gestione della guerra in Siria e degli ultimi eventi in Ucraina. 

A seguire il video sottotitolato in italiano e la trascrizione dell'intervista.

 


Mike Billington dell’'Executive Intelligence Review intervista il Col. Richard Black (in pensione).

 

BILLINGTON: Salve, sono Mike Billington dell'Executive Intelligence Review e dello Schiller Institute. Sono qui oggi con il Col. Richard Black, il senatore Richard Black, che, dopo aver prestato servizio per 31 anni nei Marines e nell'esercito, ha poi prestato servizio alla Camera dei delegati della Virginia dal 1998 al 2006 e al Senato della Virginia dal 2012 al 2020. Ma lascio allo stesso colonnello Black il compito di descrivere la sua carriera militare.

 Allora, colonnello Black, benvenuto. La guerra surrogata degli Stati Uniti, del Regno Unito e della NATO contro la Russia che si sta svolgendo in Ucraina, e la guerra economica condotta contro la Russia in maniera diretta, sono state accompagnateo da una guerra dell'informazione che ha lo scopo di demonizzare la Russia e in particolare il presidente Vladimir Putin. Un tema ripetuto è che l'esercito russo sta conducendo spietate campagne di omicidi contro civili e distruzione di aree residenziali, spesso riferendosi alle operazioni militari russe in Siria sostenendo che hanno fatto la stessa cosa in Siria, soprattutto contro Aleppo. Questi dovrebbero essere degli esempi dei loro crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

Lei è stato un portavoce di spicco a livello internazionale per molti anni, denunciando le menzogne su ciò che è accaduto in Siria e sulla guerra in Siria. Quindi in primo luogo le chiedo: come e perché la Russia è stata coinvolta militarmente in Siria? E in che modo questo contrasta con la presunta giustificazione degli Stati Uniti e della NATO per il loro intervento militare in Siria?

 BLACK: Bene, vorrei iniziare, se posso, dicendo ai nostri ascoltatori che sono un vero patriota: mi sono offerto volontario per unirmi ai Marines e mi sono offerto volontario per andare in Vietnam. Ho combattuto nella più sanguinosa campagna dei Marines dell'intera guerra. Ero un pilota di elicotteri con alle spalle 269 missioni di combattimento. In quattro di queste missioni il mio aereo è stato colpito dalla contraerea. Poi ho combattuto sula terreno con la Prima Divisione Marine, e durante una delle 70 missioni di combattimento che ho fatto, i miei radiotelegrafisti sono stati entrambi uccisi e io sono stato ferito mentre stavamo attaccando e cercando di salvare un avamposto dei Marines che era stato circondato.

Quindi sono molto filo-americano. In realtà facevo parte della NATO ed ero pronto a morire in Germania in difesa da un attacco dell'Unione Sovietica.

Ma la Russia non è affatto l'Unione Sovietica. La gente non lo capisce perché i media non lo hanno reso chiaro. La Russia non è uno stato comunista; l'Unione Sovietica era uno stato comunista.

Ora, una delle cose che ho visto sostenere, che mi ha particolarmente irritato a causa della mia esperienza in Siria: sono stato nella città di Aleppo. La città di Aleppo è la città più grande della Siria, o almeno lo era prima dell'inizio della guerra. E c’è stata una tremenda battaglia. Alcuni la chiamano la "Stalingrado della guerra siriana", che non è un paragone sbagliato. È stata una battaglia terribilmente aspra che è andata avanti dal 2012 al 2016. Nel corso del combattimento urbano, tutte le forze che stavano combattendo sono state costrette a distruggere gli edifici. Gli edifici sono stati abbattuti su vasta scala. E questo succede ogni volta che c’è un combattimento urbano. Ho camminato per le strade di Aleppo mentre il combattimento era ancora in corso. Guardavo attraverso una fessura tra i sacchi di sabbia il territorio controllato dal nemico. Sono stato su carri armati che sono esplosi e questo genere di cose.

Quello che so, e posso parlarti di Aleppo, è che la Russia era estremamente riluttante a farsi coinvolgere nei combattimenti in Siria. La guerra è iniziata nel 2011, quando gli Stati Uniti hanno inviato agenti della Central Intelligence per iniziare un coordinamento con Al Qaeda e altri gruppi terroristici. E noi abbiamo costantemente sostenuto Al Qaeda, sin da prima dell'inizio formale della guerra. Ancora oggi siamo sostenitori di Al Qaeda, imbottigliata nella provincia di Idlib. La CIA li ha riforniti nell'ambito dell'operazione segreta Timber Sycamore. Gli abbiamo dato tutte le loro armi anticarro, tutti i loro missili antiaerei. E Al Qaeda è sempre stata la nostra forza per procura sul campo. Loro, insieme all'ISIS, hanno svolto la missione degli Stati Uniti, insieme a un gran numero di affiliati che in realtà sono quasi intercambiabili. I soldati dell'Esercito siriano libero si spostano dall'ISIS ad Al Qaeda all'Esercito siriano libero, in modo piuttosto fluido. E così abbiamo iniziato quella guerra.

Ma gli Stati Uniti hanno una strategia politica di impegnarsi in guerre per procura. E il nostro obiettivo era rovesciare il governo legittimo della Siria e, per farlo, abbiamo impiegato soldati per procura che erano i più malvagi tra tutti i terroristi. Qualcosa di molto simile sta accadendo proprio ora in Ucraina.

Ma tornando ad Aleppo, l'esercito siriano, insieme a Hezbollah, è stato molto efficace; c'erano anche alcune truppe organizzate dall'Iran, ma era praticamente una faccenda siriana, sicuramente diretta da generali siriani. E hanno combattuto questo aspro combattimento urbano, molto brutale, veramente micidiale. E l’hanno combattuto per quattro anni, prima che la Russia si unisse alla battaglia. Così, dopo quattro anni, la città di Aleppo aveva subito un'enorme distruzione. E a quel punto i russi, su invito del legittimo governo siriano, sono entrati in guerra. Ma a differenza di molti resoconti dei media, non sono entrati in guerra come forza di terra. È vero che avevano delle minime forze di terra. Avevano la polizia militare, alcune unità di artiglieria, alcuni addetti alle operazioni speciali e un certo numero di consiglieri e cose del genere. Ma non erano una forza di terra significativa.

D'altra parte, erano una forza aerea significativa e molto efficace, che integrava l'aviazione siriana. Ma è stato davvero solo l'ultimo anno di guerra, la battaglia di Aleppo, proprio l'ultimo anno, che sono entrati e la loro potenza aerea è stata molto efficace. A questo punto i siriani avevano indebolito abbastanza le forze terroristiche e l'assistenza russa è stata in grado di ribaltare l'equilibrio, e Aleppo è stata la grande vittoria dell'intera guerra siriana.

Ma incolpare i russi dell’enorme distruzione di Aleppo è assurdo: perché non erano lì, non erano nemmeno presenti quando è successo. Quindi questa è semplicemente un'altra parte della narrazione della propaganda, che è stata molto efficace per l'Occidente, demonizzando la Russia e facendo affermazioni prive di sostanza. Ma la gente non ricorda la storia di questi eventi, che sono piuttosto complessi. Quindi no: la Russia non è stata in alcun modo responsabile della enorme distruzione della città di Aleppo.

BILLINGTON: Quali differenze vedrebbe tra i metodi di guerra seguiti dalla Russia rispetto agli Stati Uniti e le forze alleate in Siria?

BLACK: Beh, prima di tutto il coinvolgimento americano, la guerra degli Stati Uniti contro la Siria è una guerra di aggressione. Abbiamo messo un segretissimo centro di attività speciali della CIA  - tipo i James Bond della Central Intelligence Agency, totalmente privi di scrupoli; son capaci di fare qualsiasi cosa, non c'è nessun limite per questi ragazzi. Li abbiamo inviati sul posto e abbiamo iniziato la guerra in Siria. La guerra non esisteva finché non abbiamo inviato la CIA a coordinarsi con gli elementi di Al Qaeda. Così abbiamo iniziato la guerra e non eravamo stati invitati in Siria.

In effetti, gli Stati Uniti si sono impadroniti di due parti significative della Siria. Una è una parte molto importante, il fiume Eufrate, che divide circa un terzo della parte nord della Siria: gli Stati Uniti hanno invaso quella parte. In realtà abbiamo messo le truppe a terra, illegalmente - contro qualsiasi standard di diritto internazionale di guerra - è stata proprio una conquista. E questo si può attribuire a John Kerry, che allora era il Segretario di Stato, ed era frustrato per la tremenda vittoria delle forze armate siriane contro Al Qaeda e ISIS. E ha detto, be’, probabilmente dobbiamo passare al Piano B. Non ha detto quale fosse il Piano B, ma l'ha spiegato nel tempo: il Piano B era la conquista americana di quella parte settentrionale della Siria. L'importanza di prendere quella parte della Siria è che è il granaio per tutto il popolo siriano. È lì che cresce il grano: la Siria aveva effettivamente un surplus di grano significativo e le persone erano molto ben nutrite in Siria, prima della guerra. Volevamo togliere il grano, per provocare la carestia tra la popolazione siriana.

L'altra cosa che siamo riusciti a fare è impossessarci della maggior parte dei giacimenti di petrolio e gas naturale. Anche quelli si trovano in quella parte a nord del fiume Eufrate. E l'idea era che, rubando il petrolio e poi il gas, avremmo potuto bloccare il sistema dei trasporti e, allo stesso tempo, durante gli inverni siriani, avremmo potuto congelare a morte la popolazione civile siriana, che in molti i casi viveva tra le macerie, dove questi eserciti terroristi con divisioni meccanizzate avevano attaccato e distrutto completamente le città, lasciando le persone a vivere in mezzo alle macerie.

Volevamo affamare e congelare a morte il popolo siriano, e quello era il Piano B.

Ora, a un certo punto ci frustrava il fatto che in qualche modo questi siriani, questi maledetti siriani, un minuscolo paese, perché erano così resilienti? Stavano combattendo contro i due terzi dell'intera forza militare e industriale del mondo. Come può una nazione di 23 milioni di persone resistere per oltre un decennio? E così abbiamo deciso che dovevamo agire o avremmo perso completamente la Siria. E così il Congresso degli Stati Uniti ha imposto le sanzioni del Caesar Act. Le sanzioni del Caesar sono state le sanzioni più brutali mai imposte a una nazione. Durante la seconda guerra mondiale le sanzioni non erano così rigide come quelle er la Siria.

Non eravamo in guerra con la Siria! Eppure abbiamo messo un blocco navale su tutto il paese. Abbiamo svalutato la loro valuta attraverso il sistema SWIFT per i pagamenti internazionali, rendendo loro impossibile l'acquisto di farmaci. Quindi c'erano donne siriane che avevano il cancro al seno, proprio come le abbiamo qui nel nostro paese. Ma mentre da noi il cancro al seno è diventato relativamente curabile, abbiamo tagliato le forniture mediche in modo che le donne in Siria morissero di cancro al seno perché non potevano avere i farmaci, perché blocchiamo i loro dollari attraverso il sistema SWIFT.

Una delle ultime cose che abbiamo fatto, e le prove sono abbastanza vaghe, ma c'è stata una misteriosa esplosione nel porto in Libano, una enorme esplosione di un carico di una nave di fertilizzante a base di nitrato di ammonio. Ha ucciso centinaia di libanesi. Ferito molte migliaia di persone, distrutto l'economia del Libano. E, soprattutto, ha distrutto il sistema bancario libanese, che era una delle poche ancora di salvezza rimaste in Siria. Non credo che l'esplosione sia stata accidentale. Penso che sia stato orchestrata e sospetto che la CIA fosse a conoscenza della nazione che ha compiuto quell'azione per distruggere il porto di Beirut.

Dappertutto si può vedere questo approccio privo di scrupoli, in cui usiamo forza e violenza illimitate. E allo stesso tempo controlliamo i media globali, dove cancelliamo tutte le discussioni su ciò che sta realmente accadendo. Quindi l'uomo o la donna della strada pensano che le cose vadano bene. Che tutto viene fatto per ragioni altruistiche, ma non è così.

BILLINGTON: Parte del suo servizio militare è stato come ufficiale JAG (corpo della magistratura militare) e per un periodo è stato a capo della divisione di diritto penale dell'esercito al Pentagono. E alla luce di ciò, come vede queste sanzioni Caesar: come le considera dal punto di vista del diritto internazionale e del diritto militare?

BLACK: Bene, io non ero un esperto di diritto internazionale. Ero esperto di diritto penale. Ma direi che fare la guerra a una popolazione civile è un grave crimine secondo il diritto di guerra. Una delle cose che abbiamo fatto mentre eravamo alleati con Al Qaeda, e a fasi alterne con l'ISIS - voglio dire, abbiamo combattuto l'ISIS molto seriamente, ma allo stesso tempo spesso li abbiamo impiegati per usarli contro il governo siriano. Quindi è una specie di amore-odio. Ma abbiamo sempre lavorato con i terroristi. Erano il fulcro.

Una delle politiche seguite era che sotto questa versione estrema dell'Islam, questo Wahhabismo, c'era l'idea che tu possiedi una donna che prendi con la forza in battaglia. E questo risale al settimo secolo. E così abbiamo facilitato il movimento dei terroristi islamici da 100 paesi, che sono venuti e si sono uniti all'ISIS, si sono uniti ad Al Qaeda, si sono uniti all'Esercito siriano libero. E una delle cose che sapevano quando sono arrivati ​​è che avevano il diritto legale di uccidere i mariti - non sto parlando di militari, sto parlando di civili - potevano uccidere i mariti, potevano ucciderli, e allora avrebbero posseduto le loro mogli e i loro figli. E lo hanno fatto in gran numero.

E così c'è stata una campagna di stupri, una campagna organizzata di stupri in tutta la Siria. E in realtà c'erano mercati degli schiavi sorti in alcune di queste aree ribelli dove avevano dei veri listini prezzi delle diverse donne. E, cosa interessante, i prezzi più alti erano per i bambini più piccoli, perché c'era un gran numero di pedofili. E i pedofili volevano possedere bambini piccoli, perché in base alle leggi che venivano applicate, potevano violentare questi bambini ripetutamente. Potevano violentare le vedove dei soldati uccisi o dei civili uccisi, possederle, comprarle e venderle. Questo è successo.

Non sto dicendo che la CIA abbia creato questa politica, ma sapevano che era una politica diffusa e l'hanno tollerata. Non l'hanno mai criticata in alcun modo.

È stato così terribile che ne ho parlato con il presidente Assad, che ha condiviso con me che queste cose stavano accadendo, nella mia visita del 2016. Ero in un certo numero di zone di battaglia e nella capitale. E ho incontrato il Presidente, e lui ha detto che in quel momento stavano lavorando sulla legislazione in parlamento, per cambiare la legge sulla cittadinanza. Avevano sempre seguito la legge islamica, secondo la quale la cittadinanza di un figlio deriva dal padre. Ma c'erano così tante decine, centinaia di migliaia di donne siriane ingravidate da questi terroristi che sono stati importati in Siria, che è stato necessario cambiare la legge, in modo che i bambini avessero la cittadinanza siriana e non dovessero essere restituiti al loro padre dell’Isis in Arabia Saudita, o in Tunisia. Potevano essere trattenuti in Siria. In seguito ho controllato e quella legge è stata approvata ed è stata implementata.

Questo mostra la assoluta ferocia. Quando combattiamo queste guerre, non poniamo limiti alla crudeltà e alla disumanità che siamo disposti a imporre alla gente, facendola soffrire, in modo che in qualche modo ciò si traduca nel rovesciare il governo, e forse prendere il loro petrolio, prendere le loro risorse.

BILLINGTON: Chiaramente la politica contro la Russia oggi, da parte dell'attuale amministrazione.

BLACK: Sì. Sì. Sa, la Russia è forse la più benedetta dall’abbondanza di risorse naturali di qualsiasi altra nazione sulla Terra. È un grande produttore di grano, di petrolio, di alluminio, di fertilizzanti, di un numero immenso di cose che si legano all'intera economia globale. E senza dubbio ci sono persone che guardano a questo e dicono: "se potessimo in qualche modo smembrare la Russia stessa, ci saranno grandi fortune e faremo trilioni a dozzine". E questo esercita una certa attrazione. Sicuramente avete già visto accadere alcune di queste cose, con interessi stranieri che si sono impadroniti dell'Ucraina e hanno preso le loro vaste risorse.

Abbiamo iniziato una marcia verso la Russia, quasi subito dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica nel 1991. L'Unione Sovietica si è sciolta, il Patto di Varsavia si è sciolto. E sfortunatamente, una delle grandi tragedie della storia è che non siamo riusciti a sciogliere la NATO. L'unico scopo della NATO era quello di difendersi dall'Unione Sovietica. L'Unione Sovietica non esisteva più. La NATO andava di pari passo con il Patto di Varsavia. Il Patto di Varsavia era svanito; non esisteva più. Non c'era scopo nel fatto che la NATO continuasse ad esistere. Tuttavia, l'abbiamo mantenuta e non avrebbe potuto esistere senza un nemico. La Russia desiderava disperatamente entrare a far parte dell'Occidente.

Ho incontrato il capo della Gazprom, la più grande società in Russia, poco dopo la fine dell'Unione Sovietica, e mi ha descritto come stavano lottando affinché i loro media fossero liberi come lo erano in Occidente. E ci percepivano come molto più liberi e aperti di quanto fossimo in realtà. Mi disse: sa, abbiamo questo problema con questa rivolta in Cecenia, che fa parte della Russia. Disse che i ribelli ceceni inviavano dei video alla televisione russa che li trasmetteva, perché è così che funziona la libertà di parola.

E io ho risposto: "Mi sta prendendo in giro?" Ho detto: "State pubblicando i film di propaganda del nemico?" Ha detto: "Sì. Non è così che fate negli Stati Uniti?" Ho detto: no. Nella seconda guerra mondiale, abbiamo preso il capo dell'Associated Press e lo abbiamo incaricato della censura in tempo di guerra, ed è stato molto severo".

Quindi, questo è solo un esempio di come stavano lottando. Sono passati dall'essere un paese ufficialmente ateo, a diventare la nazione di gran lunga più cristianizzata d'Europa. Non solo la gente era più cristianizzata che in qualsiasi altro grande paese d'Europa, ma il governo stesso era molto favorevole alla chiesa, alla fede cristiana. Hanno modificato la loro costituzione per dire che il matrimonio era l'unione di un uomo e una donna. Sono diventati molto restrittivi sulla pratica dell'aborto. Hanno posto fine alla pratica delle adozioni all'estero, dove alcune persone andavano in Russia e adottavano bambini per scopi immorali. Così sono diventati una cultura totalmente diversa.

In ogni caso, gli Stati Uniti hanno questa strategia di vecchia data, questa strategia politico-militare di espansione dell'impero. Lo abbiamo fatto in Medio Oriente, dove abbiamo tentato di creare un imponente impero neocoloniale. È risultato piuttosto logoro. La gente non lo voleva. E sembra destinato all'estinzione prima o poi, ma potrebbe andare avanti per altri 100 anni. Ma in ogni caso, stiamo cercando di fare qualcosa di simile muovendoci verso est, praticamente fino al confine russo.

BILLINGTON: Quindi, la posizione degli Stati Uniti e del Regno Unito sulla guerra in Ucraina, in queste ultime settimane, ora è diventata non solo di sostegno alla guerra, ma anche per la vittoria a tutti i costi. Lo ha dichiarato il segretario alla Difesa Austin e altri. E stanno pompando enormi quantità di armi non solo difensive, ma offensive, al regime di Kiev. Cosa vede come conseguenza di questa politica?

BLACK: Penso che una cosa che farà è garantire che un numero enorme di soldati ucraini innocenti muoia inutilmente. Anche molti soldati russi moriranno inutilmente. Questi sono ragazzi. Sa, sono i ragazzi che vanno in guerra. Sono andato in guerra da ragazzo. Pensi che il tuo paese, giusto o sbagliato che sia, che tutto ciò che stanno facendo vada bene. Mi si spezza il cuore quando vedo i volti dei giovani russi che sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco, in alcuni casi in modo molto criminale dalle forze ucraine. E allo stesso modo vedo giovani ucraini massacrati sul campo di battaglia.

Non ci interessa! Agli Stati Uniti e alla NATO non importa quanti ucraini muoiono. Civili, donne, bambini, soldati. Non ci importa. È diventato una grande partita di calcio. Sa, abbiamo la nostra squadra me loro hanno la loro squadra, rah rah. Vogliamo ottenere il punteggio più alto e aumentarlo. E, sa, non importa quanti dei nostri giocatori si storpiano sul campo di gioco, fintanto che vinciamo.

Ora, stiamo spedendo quantità fantastiche di armi, lo stock di Raytheon, che crea missili, e di Northrop Grumman, che crea aerei e missili, e tutte queste industrie della difesa sono diventate tremendamente gonfie di dollari delle tasse. Non credo che alla fine cambierà il risultato. Penso che la Russia prevarrà. Gli ucraini si trovano in una posizione strategica molto scomoda a est.

Ma se si guarda al modo in cui la cosa si è svolta, nel dicembre del 2021 il presidente Putin ha compiuto uno sforzo disperato per fermare la marcia verso la guerra. È arrivato al punto di mettere sul tavolo proposte scritte specifiche con la NATO, proposte di pace per disinnescare ciò che stava arrivando. Perché a questo punto, l'Ucraina stava ammassando truppe per attaccare il Donbas. E stava cercando di evitarlo. Non voleva la guerra. E la NATO le ha semplicemente spazzate via, le ha semplicemente respinte; non le ha mai prese sul serio, non ha mai avviato trattative serie.

A quel punto Putin, vedendo che gli ucraini armati per uccidere le truppe russe erano letteralmente ai loro confini, decise che doveva colpire prima. Ora, si può vedere che questo non era un attacco pianificato. Non era come l'attacco di Hitler in Polonia, dove la regola pratica standard è che quando sei l'attaccante devi avere sempre un vantaggio di 3 a 1. Devi ammassare tre volte più carri armati, artiglieria, aerei e uomini, rispetto all'altra parte. In effetti, quando la Russia è entrata, sono entrati con ciò che avevano, ciò che potevano mettere insieme in breve tempo. Ed erano in inferiorità numerica rispetto alle forze ucraine. Le forze ucraine avevano circa 250.000 uomini. I russi ne avevano forse 160.000. Quindi, invece di averne il triplo, in realtà avevano meno truppe degli ucraini. Ma sono stati costretti ad attaccare, per cercare di anticipare la battaglia che incombeva, dove gli ucraini avevano ammassato queste forze contro il Donbas.

Ora, il Donbas è adiacente alla Russia. È una parte dell'Ucraina che non si è unita al governo rivoluzionario che ha fatto il colpo di stato nel 2014 e ha rovesciato il governo dell'Ucraina. Si sono rifiutati di entrare a far parte del nuovo governo rivoluzionario dell'Ucraina. E così hanno dichiarato la loro indipendenza. E l'Ucraina aveva ammassato questo enorme esercito per attaccare il Donbas. E così la Russia è stata costretta a intervenire per prevenire quell'attacco pianificato dall'Ucraina. E si poteva vedere che la Russia sperava vivamente di poter condurre questa operazione speciale senza causare indebite perdite agli ucraini, perché pensano agli ucraini, o almeno pensavano agli ucraini, come fratelli slavi; e volevano avere buoni rapporti. C'è una famosa foto di un carro armato russo che era stato fermato da un gruppo di forse 40 civili che erano usciti sulla strada e l’avevano bloccata, e il carro armato si è fermato. Posso dirti che, in Vietnam, se avessimo avuto un gruppo di persone messe di mezzo a un carro armato americano, quel carro armato non avrebbe rallentato minimamente! Non avrebbe suonato il clacson, non avrebbe fatto nulla; non avrebbe sparato un colpo di avvertimento. Sarebbe semplicemente andato avanti. E penso che sia più normale: non sto criticando gli americani. Ero lì e stavo combattendo, e probabilmente io stesso avrei tirato dritto col carro armato.

Ma quello che sto dicendo è che le regole di ingaggio per i russi erano molto, molto caute. Non volevano creare molto odio e animosità. I russi non sono entrati  bombardando il sistema elettrico, i i media, i sistemi idrici, i ponti e così via. Hanno cercato di mantenere in buone condizioni le infrastrutture dell'Ucraina perché volevano che rimanessero. Volevano solo che tutto questo finisse e tornasse alla normalità. Non ha funzionato. Gli ucraini, la resistenza è stata inaspettatamente dura. I soldati ucraini hanno combattuto con grande, grande valore, grande eroismo. E così ora la posta è stata alzata ed il gioco è diventato molto più serio.

Ma è incredibile se si vede che la Russia domina l'aria. Non hanno messo fuori uso i sistemi ferroviari. Non hanno messo fuori uso le centrali elettriche. Non hanno fatto fuori tutto. Non hanno mai bombardato gli edifici nel centro di Kiev, la capitale dell'Ucraina; non hanno bombardato gli edifici dove si riunisce il parlamento. Sono stati incredibilmente contenuti su queste cose, sperando contro ogni speranza che la pace potesse essere raggiunta.

Ma non credo che l'Ucraina abbia voce in capitolo nella decisione sulla pace o la guerra. Penso che la decisione sulla pace o sulla guerra sia presa a Washington, DC. Finché vogliamo che la guerra continui, la combatteremo, usando gli ucraini come delegati, e la combatteremo fino all'ultimo ucraino.

BILLINGTON: Cosa prevede sulla possibilità di una guerra che scoppia direttamente tra Stati Uniti e Russia? E come sarebbe?

BLACK: Sa, se si torna alla prima guerra mondiale nel 1914, c’è stato l'assassinio dell'arciduca d'Austria-Ungheria. Lui e sua moglie sono stati uccisi. Come risultato dell'uccisione di quelle due persone, c’è stato un effetto domino su tutte le alleanze, rabbia e isteria mediatica. E prima della fine, penso che siano state uccise 14 milioni di persone. È sempre difficile avere numeri veri, ma comunque è stato un numero enorme di milioni di persone che sono morte a causa di ciò.

Dobbiamo renderci conto del rischio di giocare al gioco del pollo. Ad esempio, i media turchi hanno appena pubblicato un articolo in cui si afferma che a Mariupol, dove c'è stato un grande assedio, alla fine hanno vinto i russi. L'unica area che non hanno preso è questa enorme acciaieria. Ci sono molti soldati ucraini che sono bloccati lì. E ora è venuto alla luce che forse ci sono 50 alti ufficiali francesi, intrappolati in quell'acciaieria insieme agli ucraini. I soldati francesi sono stati a terra a combattere, dirigendo la battaglia. E questo è stato tenuto nascosto, ultra-segreto, a causa delle elezioni francesi che si sono appena svolte. Se il popolo francese avesse saputo che c'era un gran numero di ufficiali francesi intrappolati e probabilmente destinati a morire in quell'acciaieria, le elezioni sarebbero andate in maniera opposta: avrebbe vinto Marine Le Pen. E quindi era molto importante che per l'intero deep state non venisse alla luce che questi ufficiali francesi erano lì.

Sappiamo che ci sono ufficiali della NATO che sono presenti sul campo in Ucraina come consulenti e così via. Corriamo il rischio. Ora, la mia ipotesi è - e questa è una supposizione, potrei sbagliarmi - ma l'ammiraglia della flotta russa del Mar Nero, la Moskva, è stata affondata perché è stata colpita da missili antinave. La mia ipotesi è che quei missili, con buone probabilità, siano stati lanciati dai francesi. Ora, potrei sbagliarmi, ma quei missili sono così ultrasensibili e così pericolosi per le nostre navi, che non penso che la NATO affidi i missili agli ucraini, o a chiunque altro. Penso che debbano essere mantenuti sotto il controllo operativo della NATO. Quindi penso che probabilmente siano state le forze della NATO ad affondare la Moskva.

E stiamo intraprendendo queste azioni molto sconsiderate, e ogni volta alziamo la posta - mi capita di essere un repubblicano - ma abbiamo due senatori repubblicani statunitensi che hanno detto che "be’, potrebbe essere necessario usare armi nucleari contro la Russia”. È pazzesco. Penso che sia importante che le persone inizino a discutere di cosa significherebbe una guerra termonucleare.

Ora, dobbiamo capire, pensiamo, "oh, siamo grandi, e siamo cattivi, e abbiamo tutta questa roba". La Russia è più o meno paragonabile agli Stati Uniti per quanto riguarda la potenza nucleare. Hanno missili ipersonici, che noi non abbiamo. Possono assolutamente eludere qualsiasi rilevamento tempestivo e possono lanciare missili dalla Russia e raggiungere San Francisco, Los Angeles, Chicago, Detroit, Baltimora, Washington, DC, New York City.

Pensiamo solo alla Virginia, dove mi capita di vivere. Se ci fosse una guerra nucleare - e tenga presente che hanno anche una flotta molto grande ed efficace di sottomarini nucleari che si trovano al largo delle coste degli Stati Uniti - hanno un gran numero di missili a testata nucleare e possono eludere qualsiasi nostra difesa. Quindi, tutta la Virginia del Nord sarebbe sostanzialmente annientata. Non rimarrebbe quasi vita umana nella contea di Loudoun, nella contea di Prince William, nella contea di Fairfax, ad Arlington, ad Alessandria. Il Pentagono si trova nella contea di Arlington: il Pentagono sarebbe semplicemente una massa incandescente di sabbia fusa. Non ci sarebbe più vita umana lì. E non ci sarebbe vita umana per molte miglia intorno. Appena oltre il Potomac, la capitale della nazione, non ci sarebbe più vita nella capitale. Il Campidoglio scomparirebbe per sempre. Tutti i monumenti, tutte queste cose gloriose, non rimarrebbe nulla.

Se si va sulla costa della Virginia, c’è il cantiere navale di Norfolk, il porto di Norfolk. La più grande massa di potenza navale sulla faccia della Terra. È qui che parcheggiamo tutte le nostre portaerei, i nostri sottomarini nucleari, tutte queste cose. Non ci rimarrebbe nulla. Non rimarrebbe nulla di nessuna di quelle industrie navali.

E possiamo continuare così. Parlando di New York City, probabilmente della stessa New York City, non solo verrebbero uccisi tutti, ma probabilmente sarebbe impossibile per le persone abitare a New York City per centinaia di anni dopo. Non solo cesserebbe di essere un luogo di vibrante vita umana, ma probabilmente, scomparendo per forse mezzo millennio, non potrebbe recuperare alcun tipo di civiltà.

Dobbiamo capire la gravità di ciò che stiamo facendo. Forse se per gli Stati Uniti quello che succede in Ucraina fosse una questione di vita o di morte, sarebbe diverso. Certamente quando l'Unione Sovietica ha messo i missili a Cuba, che prendevano di mira gli Stati Uniti, valeva la pena correre il rischio, perché era proprio al nostro confine e ci minacciava. Ed era una battaglia per la quale valeva la pena combattere e un rischio che valeva la pena correre. In questo i russi sono esattamente l'immagine speculare di quella situazione, perché per loro la vita della Russia dipende dall'impedire alla NATO di avanzare ulteriormente in Ucraina, fino ai loro confini. Non possono permettersi di non combattere questa guerra. Non possono permettersi di non vincere questa guerra.

Quindi penso che, giocando con questa costante escalation in una guerra che, in realtà, è in un luogo che non ha alcun significato per gli americani - l'Ucraina non ha significato per gli americani; non ha alcun impatto sulla nostra vita quotidiana - stiamo giocando a questo gioco sconsiderato che mette a rischio la vita di tutte le persone negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale, per niente! Assolutamente per niente!

BILLINGTON: Molti ufficiali di bandiera certamente capiscono le conseguenze che ha appena descritto in un modo che fa rizzare i capelli. Perché, mentre in Italia, in Francia, in Germania, ci sono dei generali che parlano, avvertendo che stiamo perseguendo una rotta che potrebbe portare alla guerra nucleare, perché non ci sono voci del genere da parte di ufficiali di bandiera - in pensione, magari – che dicono quello che lei sta dicendo qui oggi?

BLACK: Sa, c'è stato un tremendo deterioramento nella qualità degli ufficiali di bandiera, risalendo, be’, sicuramente agli anni '90. Avevamo ufficiali di bandiera molto, molto bravi, durante il periodo in cui ero in servizio attivo - ho lasciato nel '94 - solo persone di qualità superiore. Ma quello che è successo è che, successivamente, abbiamo avuto il presidente Clinton al potere, più tardi abbiamo avuto Obama. Ora abbiamo Biden. E applicano un controllo politico molto rigoroso ai loro ufficiali militari. E ora abbiamo degli "yes men". Queste non sono persone principalmente devote verso gli Stati Uniti e il suo popolo. La loro principale devozione è verso la loro carriera e la loro capacità di fare rete con altri ufficiali militari dopo il pensionamento. C'è una rete molto forte che può collocare generali militari nei think tank, dove promuovono la guerra, in organizzazioni come Raytheon e Northrop Grumman, e tutte queste operazioni della difesa, dove possono entrare nei board e cose del genere. Quindi c'è un prezzo personale da pagare per dire: “Ehi, fermatevi. La guerra non è nell'interesse del popolo americano". Se avessimo degli individui di migliore qualità, avremmo persone coraggiose che direbbero: "Non mi interessa quanto mi costa personalmente". Ma è molto difficile entrare nei ranghi più alti se sei un individuo guidato da principi, patriottismo e devozione al popolo di questa nazione. Non è così che funziona. E ad un certo punto, abbiamo bisogno di un Presidente che entri e scuota l'albero e faccia cadere molte di queste persone, perché sono pericolose. Sono molto pericolosi per l'America.

BILLINGTON: Helga Zepp-LaRouche e lo Schiller Institute hanno presentato una petizione - e abbiamo tenuto una conferenza il 9 aprile sullo stesso tema – per cui l'unico modo per fermare davvero questa discesa all'inferno e al potenziale olocausto nucleare è una nuova Pace di Vestfalia. In questo caso, una conferenza internazionale per garantire una nuova architettura di sicurezza e di sviluppo, il diritto allo sviluppo per tutti i paesi. E come la Pace di Westfalia, una pace in cui tutte le parti si siedono insieme, riconoscono i loro interessi, i loro interessi sovrani, inclusi gli interessi sovrani degli altri, e perdonano tutti i crimini passati. Qualsiasi cosa che non sia questo manterrà questa divisione del mondo in blocchi in guerra. Proprio come ho chiesto cosa impedisce ai generali di parlare, perché e quanto ci vorrà perché gli americani si convincano a riconoscere che possiamo e dobbiamo sederci al tavolo con i russi, con i cinesi e con tutte le altre nazioni e stabilire un mondo vero e giusto, basato sulla dignità dell'uomo e sul diritto allo sviluppo e alla sicurezza?

BLACK: Penso che, sfortunatamente, ci dovrà essere un’enorme sofferenza per arrivarci, proprio come è successo con la Pace di Westfalia. Una guerra nucleare potrebbe provocarla; un cataclisma economico di proporzioni senza precedenti, dovuta alla stampa sfrenata di denaro in cui ci siamo impegnati negli ultimi 20 anni, queste sono cose che potrebbero provocarla. Ma a questo punto, i media sono stati così totalmente censurati e così prevenuti che il popolo americano non ha davvero la percezione della necessità di qualcosa del genere. Sarà difficile.

Sa, ecco qualcosa di interessante che è successo. Qui in questo paese, penseresti che il mondo intero sia contro la Russia. Non è così. In effetti, ci sono grandi paesi del mondo che appoggiano la Russia in questa guerra, a cominciare dalla Cina, ma poi il Brasile, il Sud Africa, l'Arabia Saudita, una vasta gamma di paesi. L’India sostiene fortemente la Russia. L'idea che in qualche modo abbiamo questa causa assolutamente giusta, non è condivisa da gran parte del mondo, e gran parte del mondo non accetta la nostra propaganda sui crimini di guerra: questa cosa di Bucha. Questa è probabilmente la più importante di tutte le discussioni sui crimini di guerra.

E cos'era Bucha? C'era un filmato di un veicolo che guidava lungo la strada a Bucha, che era stato ripreso dai russi. E ogni cento piedi o giù di lì c'era una persona con le mani legate dietro la schiena, che era stata uccisa. Non era stato detto niente fino a quattro giorni dopo che gli ucraini avevano ripreso Bucha.

Ora, non ne sapevamo quasi nulla. In realtà non avevamo nemmeno la prova che le persone fossero state uccise. Ma supponendo che sia accaduto, non sapevamo dove fossero stati uccisi. Non sapevamo chi fossero. Non sapevamo chi li avesse uccisi. Non sapevamo perché fossero stati uccisi. Nessuno poteva fornire un motivo adeguato perché siano stati i russi a ucciderli. I russi hanno tenuto Bucha per un mese. Se dovevano ucciderli, perché non li hanno uccisi durante quel mese? E se hai intenzione di massacrare un gruppo di persone, non le metteresti tutte nello stesso posto e non le spareresti tutte insieme? Perché dovrebbero essere distribuiti lungo un ciglio della strada, per un miglio lungo la strada? Non ha senso!

Quello che sappiamo è che quattro giorni dopo che il sindaco di Bucha ha annunciato gioiosamente che la città era stata liberata, quattro giorni dopo che l'esercito ucraino era entrato e che il loro braccio speciale di propaganda dell'esercito ucraino era lì, all'improvviso ci sono stati questi morti per strada. Come mai non c'erano quando c'erano i russi? Come mai sono apparsi solo dopo che i russi se ne sono andati?

Se lo vedessi semplicemente come un caso penale standard, e parlassi con la Divisione Investigativa Criminale o l'FBI, o la polizia militare o qualcosa del genere, direi: "Ok, per prima cosa, diamo un'occhiata agli ucraini”. La mia ipotesi sarebbe - e quando indaghi su un crimine parti da un'intuizione - la mia impressione è che gli ucraini abbiano ucciso queste persone dopo che sono entrati, si sono guardati intorno e hanno detto: "OK, chi è stato amichevole con le truppe russe mentre i russi erano qui? Li giustizieremo". Questa sarebbe la mia ipotesi. Perché non vedo alcun motivo per cui i russi dovessero uccidere delle persone mentre andavano via dalla città.

E nessuno lo mette in dubbio, perché i media sono monolitici. Sappiamo per certo, dalla bocca del capo di un ospedale ucraino, il tizio che dirigeva l'ospedale, si vantava di aver dato ordini severi a tutti i suoi medici, che quando i prigionieri di guerra russi feriti, quando venivano portate delle vittime, dovevano essere castrati. Ora, questo è un crimine di guerra orribile, ammesso dalla bocca dell'amministratore dell'ospedale, e il governo ucraino ha detto: "Indagheremo", come se non fosse una cosa grave. Non riesco a pensare a un crimine di guerra più orribile, orribile, mai. Dove ne avete sentito parlare, su ABC e MSNBC e CNN e FOX News? Non un solo sussurro. Eppure la prova è innegabile. Avevamo un'altra clip in cui c'era un punto di raccolta dei prigionieri di guerra, in cui gli ucraini avrebbero portato i prigionieri di guerra in un centro di raccolta - e questo è circa un video di sette minuti - e i soldati ucraini li hanno semplicemente uccisi a colpi di arma da fuoco. C’erano forse 30 di questi soldati russi feriti sdraiati a terra, alcuni dei quali chiaramente stavano morendo per le ferite. Ad alcuni di loro hanno messo dei sacchetti di plastica sulla testa. Ora, questi sono ragazzi che sono sdraiati lì, a volte feriti a morte, con le mani legate dietro la schiena, e sacchetti di plastica sulla testa, che rendono difficile respirare. E poiché non possono alzare le mani, non possono togliere i sacchetti in modo da poter respirare. Alla fine del video, gli ucraini portano un furgone e ci sono tre prigionieri di guerra russi. Senza il minimo pensiero o esitazione, mentre i tre vengono via con le mani legate dietro la schiena, sparano a due di loro, proprio davanti alla telecamera, e cadono. E il terzo si inginocchia e implora che non gli facciano del male. E poi gli sparano! Questi sono crimini. E questi non sono stati confutati dal governo ucraino. Ma nemmeno  si sa che si sono verificati! Fino ad ora, le dirò che l'unico crimine provato - non sto dicendo che non ci siano crimini di guerra che accadono da entrambe le parti – le sto solo dicendo che gli unici che ho visto, delle prove abbastanza inconfutabili di crimini di guerra, sono stati dalla parte ucraina.

Ora, spesso si sente dire, be’, i russi hanno distrutto questo o quello. Bene, devo dirle che se torniamo alle guerre che abbiamo combattuto quando abbiamo invaso l'Iraq, lo "Shock and Awe", abbiamo distrutto praticamente tutto in Iraq, tutto ciò che era significativo. Abbiamo bombardato obiettivi militari e civili senza troppe discriminazioni. La coalizione ha effettuato 100.000 missioni in 42 giorni. Confrontando con i russi, hanno fatto solo 8.000 missioni nello stesso periodo di tempo. 100.000 missioni americane contro 8.000, più o meno nello stesso tempo. Penso che i russi abbiano avuto la tendenza ad essere più selettivi. Dovunque abbiamo colpito, la filosofia di Shock and Awe è che distruggi tutto ciò che è necessario per sostenere la vita umana e per il funzionamento di una città. Spegni l'acqua, l'elettricità, il calore, il gas, la benzina; distruggi tutti i ponti principali. E poi semplicemente continui a distruggere tutto.

Quindi è davvero paradossale. E tenete presente che l'Iraq è un paese relativamente piccolo. L'Ucraina è un paese enorme. 100.000 uscite in 42 giorni, contro 8.000 uscite più o meno nello stesso tempo. Un'enorme differenza di violenza tra ciò che abbiamo fatto in Iraq e ciò che hanno fatto in Ucraina. Quindi semplicemente non c'è nessuna credibilità quando si arriva ai fatti e si guarda al modo in cui è stata condotta la guerra.

BILLINGTON: Bene, Senatore Black, Colonnello Black. Penso che il modo in cui ha descritto l'orrore che sta già avvenendo, e considerando che non possiamo aspettare che una guerra nucleare provochi una nuova Pace di Westfalia, suggerirei che ciò che ha descritto è già abbastanza orribile. E se combinato con il crollo iperinflazionistico che sta investendo il mondo occidentale, che colpirà tutti, crediamo che questo orrore sia sufficiente per rendersi conto di questa discesa in un'età oscura, e per motivare i cittadini in Europa, nel Stati Uniti.

Stiamo scoprendo che c'è un risveglio di persone che in passato non hanno voluto guardare alle proprie responsabilità nei confronti della razza umana nel suo insieme, ma che ora sono costrette a prendere in considerazione questa, che è la base del nostro appello, in questa petizione, per una conferenza internazionale di tutte le nazioni, con gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l'India e così via, sedute insieme per porre fine a questo orrore; ma anche per realizzare una vera pace per l'umanità e un'era di pace attraverso lo sviluppo.

E la ringraziamo per aver dato questa boccata di cruda verità a un popolo che ha bisogno di ascoltarla. Se ha delle ultime riflessioni, le chiedo di farle, con i suoi saluti.

BLACK: Aggiungo solo una cosa e ringrazio lo Schiller Institute per il suo enorme sforzo per raggiungere la pace nel mondo. Si tratta di uno degli sforzi più importanti mai compiuti, e di certo lo sostengo.

Se si guarda alla Russia, alle truppe russe che sono andate in battaglia in Ucraina, per la maggior parte non avevano esperienza di combattimento. Questo è un esercito di tempo di pace. La Russia non combatte guerre all'estero. La Siria è l'unico impegno all'estero significativo che ha avuto. In confronto negli Stati Uniti, letteralmente parlando, se un soldato va in pensione oggi dopo una carriera di 30 anni nell'esercito, non avrà servito un solo giorno in cui gli Stati Uniti fossero in pace. Una cosa incredibile. Molto diverso dall'esercito russo, dove, con poche eccezioni, il paese è stato in pace.

Quindi dobbiamo davvero iniziare a pensare alla pace e ai limiti della guerra, all'idea che in qualche modo abbiamo bisogno di un gioco a somma zero in cui prendiamo dagli altri e ci arricchiamo. Siamo in un mondo in cui tutti possono guadagnare e prosperare grazie alla pace. Ma temo che l'iperinflazione possa essere il campanello d'allarme che spingerà il mondo a riconoscere che dobbiamo avere un nuovo paradigma per il futuro, e penso che la pace di Westfalia a quel punto potrebbe diventare una possibilità.

Quindi grazie ancora per l'opportunità di essere qui. C'è sempre speranza e penso che ci saranno cose buone in futuro, con la benedizione di Dio.

BILLINGTON: E grazie mille da Schiller Institute, dalla LaRouche Organization ed EIR. Lo pubblicheremo questa intervista il prima possibile, perché avrà un impatto enorme. Grazie.

BLACK: Grazie mille.