12/09/21

Pandemia C-19: Quo vadis, homo sapiens?




In questo lungo articolo Geert Vanden Bossche, virologo con esperienza trentennale nel campo dei vaccini di cui abbiamo già tradotto diversi contributi al tema della pandemia (vedi qui e qui),  descrive in maniera dettagliata e documentata lo scenario probabile che seguirà all'intervento  di vaccinazione di massa con vaccini non sterlizzanti, e le pesanti conseguenze che ricadranno nel tempo su tutta la popolazione, sia  i vaccinati, che gli immunizzati naturali, che i non vaccinati. Alla fine, malgrado questo intervento artificiale che Vanden Bossche giudica tragicamente sbagliato alla radice, sarà la natura a generare una immunità di gregge sufficiente a porre termine alla pandemia, ma al prezzo di un pesante tributo in salute e vite umane che dovrà essere versato prima di ricominciare da zero,  cioè da uno stato immunitario pari a quello che si aveva all'inizio, da cui affrontare varianti virali molto più infettive rispetto al ceppo originario. In conclusione alcune indicazioni per mitigare il prezzo da pagare, e un piano di azione collettivo che potrebbe essere attuato, sempreché l'homo sapiens riesca a unire all'intelligenza razionale l'intelligenza emotiva, e quindi
 a invertire la tendenza e iniziare a rimediare all'errore. 


1. Sintesi

Il programma di vaccinazione di massa dell'OMS è stato istituito in risposta a un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. Fin dai primi giorni delle campagne di vaccinazione di massa, alcuni esperti hanno messo in guardia contro l'impatto catastrofico che un tale programma avrebbe potuto avere sulla salute globale e individuale. La vaccinazione di massa nel mezzo di una pandemia è soggetta a promuovere la selezione e l'adattamento di varianti di fuga immunitaria caratterizzate da un aumento di infettività e resistenza agli anticorpi diretti contro la proteina spike (S), diminuendo così la protezione nei vaccinati e compromettendo i non vaccinati. Questo già spiega perché il programma di vaccinazione di massa dell'OMS non solo non è in grado di generare l'immunità di gregge (HI), ma porta anche ad una sostanziale erosione della  protezione immunitaria potenziale della popolazione. Poiché il programma di vaccinazione di massa universale in corso promuoverà presto la propagazione dominante di varianti di fuga dagli anticorpi neutralizzanti altamente infettive (cioè le cosiddette "varianti resistenti agli Ab-S"), sia quelli acquisiti naturalmente che gli anticorpi neutralizzanti vaccinali, esso non offrirà più alcuna protezione agli individui immunizzati, mentre un'elevata pressione infettiva continuerà a mettere sotto pressione il sistema di difesa immunitaria innato dei non vaccinati. Questo per dire che ogni ulteriore aumento dei tassi di copertura vaccinale contribuirà ulteriormente a forzare il virus verso la resistenza agli Ab-S neutralizzanti. L'aumento dell'infettività del virus, combinata con l'evasione dall'immunità antivirale, comporterà inevitabilmente un ulteriore tributo da pagare in termini di salute e vite umane. È quindi necessario intraprendere un'azione immediata per ridurre drasticamente i tassi di infettività virale e prevenire la rapida diffusione di varianti selezionate di fuga immunitaria nell'intera popolazione, vaccinata o meno. Questo primo passo fondamentale può essere raggiunto solo interrompendo immediatamente il programma di vaccinazione di massa e sostituendolo con un uso diffuso di chemioprofilattici  antivirali, dedicando importanti risorse di sanità pubblica ai trattamenti multifarmaco precoci della malattia da Covid-19.

 

 2. Introduzione:

 Fatti e dati:

  • L'immunità innata contribuisce in maniera cruciale a proteggere la popolazione dal Covid-19. Questo è il motivo per cui i bambini e le persone sane (cioè non immunodepresse e senza malattie di base) godono di un significativo grado di protezione dalla malattia da Covid-19. Gli anticorpi naturali e innati (Abs) e le cellule Natural Killer (NK) possono prendere di mira le strutture comuni non mutabili dei virus altrimenti altamente mutanti e quindi gestire tutte le varianti del Sars-CoV-2 (1). Tuttavia, poiché si tratta semplicemente di una prima linea di difesa immunitaria con un'affinità relativamente bassa, essa non è abbastanza bene attrezzata per affrontare alte concentrazioni di agenti patogeni (1, 2, 3). Sebbene il nostro sistema di difesa immunitaria innato possa essere considerato un'arma biologica naturale molto potente contro il Sars-CoV-2, esso è formato da anticorpi che possono essere facilmente superati nella competizione dagli anticorpi specifici per la proteina spike (Ab-S). Ciò è dovuto al fatto che l'affinità di legame degli anticorpi specifici per l'antigene (Ag) verso un antigene specifico è molto più elevata dell'affinità degli anticorpi polireattivi innati per lo stesso antigene  (* 2); 3, 6, 7). Questo fenomeno biofisico già spiega perché i tassi di morbilità e mortalità tendano ad aumentare con l'aumento della pressione virale infettiva (ad es. a causa di una maggiore infettività intrinseca del virus circolante o per sovraffollamento, assembramenti, contatti ravvicinati ecc., soprattutto se abbinati a scarse condizioni igieniche e abitative). Tale aumento del tasso di infezione è stato anche all'origine dell'importante seconda ondata di malattia e decessi che ha colpito particolarmente i giovani durante la pandemia influenzale del 1918 (8). Per quanto ne so, nessuno degli attuali modelli matematici che studiano l'evoluzione virale e le dinamiche di trasmissione della pandemia di COVID-19 ha inserito nell'equazione la suscettibilità della nostra difesa immunitaria innata a una maggiore infettività virale. Poiché questo è un prerequisito importante per comprendere la selezione e la propagazione dominante di varianti sempre più infettive, e poiché l'affidabilità della modellazione dipende sempre dalle ipotesi fatte, le previsioni di questi esercizi di modellazione non si sono avverate. Nessuno di questi modelli si è nemmeno avvicinato alla realtà. La mancata considerazione del ruolo degli Abs e delle cellule NK innate, polireattive (cioè multipatogene-specifiche) è la spiegazione più importante del perché i meccanismi alla base della crescente infettività delle varianti virali circolanti e della loro rapida evasione dall'immunità antivirale siano rimasti incompresi. Sebbene diverse pubblicazioni sottoposte a peer-review abbiano ripetutamente evidenziato il ruolo fondamentale degli anticorpi naturali multipatogeno-specifici all’interno della miriade di meccanismi di difesa immunitaria naturali, la stragrande maggioranza dei vaccinologi, virologi ed epidemiologi non sembra nemmeno essere consapevole dell'importanza funzionale di questi Abs (vedi riferimenti alla letteratura sul sito web www.geertvandenbossche.org, sotto il topic 1).
  • Parallelamente alla vaccinazione universale, la prevalenza di ceppi più infettivi è aumentata rapidamente. Secondo gli epidemiologi molecolari, Sars-CoV-2 si sta evolvendo rapidamente anche verso la resistenza agli Abs S-specifici (9, 10). Questo è stato attribuito alla pressione immunitaria diretta alla S, ora in  rapido aumento nella popolazione. Non c'è dubbio che la resistenza agli anticorpi vaccinali sarà il punto d’arrivo di qualsiasi programma di vaccinazione di massa che utilizzi i moderni vaccini durante una pandemia di una malattia virale acuta autolimitante causata da un virus altamente mutante. Contrariamente ai vaccini vivi, i vaccini prodotti dalle moderne tecnologie vaccinali non riescono a indurre l'immunità sterilizzante (*3). Questa omissione porta inevitabilmente alla selezione e all'adattamento di varianti sempre più infettive e alla fine costringe il virus a resistere agli Abs neutralizzanti per poter sopravvivere.
  • Come abbondantemente riportato in letteratura e sui social media, i soggetti vaccinati non solo diffondono varianti di Sars-CoV-2 (*4), ma ora stanno anche sviluppando sempre più infezioni sintomatiche (*5).
  • L'immunità acquisita protegge da uno spettro diversificato di varianti  Sars-CoV-2. Ciò è probabilmente dovuto alla diffusione dell'antigene "mediata dall'adiuvante" come risultato della profonda stimolazione immunitaria causata da una malattia naturale (comunicazione personale (*6)). Benché ciò significhi che l'immunità acquisita anti-Sars-CoV-2 possa affrontare una serie di distinte varianti di fuga immunitaria, è improbabile che possa anche essere in grado di affrontare uno spostamento antigenico che causi la “fuga di neutralizzazione" come ad esempio descritto per la variante lambda (11). Per il virus dell'influenza, ad esempio, è stato ben documentato che i vaccini, soprattutto se adiuvati, possono ancora funzionare contro varianti antigeniche che sono state soggette a deriva antigenica, ma non contro varianti provocate da uno spostamento antigenico (12, 13).
  • Mentre le aspettative basate sulla scienza sono ora sempre più confermate dalle dinamiche evolutive della pandemia, le aspettative delle case produttrici e delle autorità sanitarie (PH) per i vaccini Covid-19 (C-19), come riassunte nella tabella 1, hanno dovuto essere in gran parte abbandonate (il primo obiettivo delle campagne di vaccinazione di massa era quello di arrivare all’immunità di gregge). Ciò ha comportato un continuo cambiamento di dichiarazioni e affermazioni fatte dalle autorità sanitarie globali e sostenute dai governi nazionali, come indicato nella tabella 2.

 

3. Come la Natura provvederà al fallimento dell'umanità (ma non senza alzare il prezzo per arrivare all'immunità del gregge).

È fondamentale capire come la vaccinazione di massa stia inevitabilmente guidando questa pandemia di varianti antigeniche altamente infettive in una direzione molto pericolosa per la salute pubblica e globale.

Ma perché dovremmo preoccuparci delle varianti antigeniche e della maggiore infettività virale quando i vaccini proteggono ancora ampiamente i vaccinati dalla malattia (grave) e dal ricovero in ospedale?

Un livello più elevato di variazione antigenica e di infettività associata rende i vaccini C-19 meno efficienti nel contenere l'infezione. Questo attualmente porta a infezioni breakthrough nella stragrande maggioranza dei vaccinati, e anche i casi di malattie breakthrough sono ora in aumento. D'altra parte, l'aumento dell'infettività rappresenta una seria minaccia per gli individui non vaccinati, in quanto può erodere l’efficacia della loro immunità innata, non specifica verso le varianti, in seguito alla riesposizione dopo un'infezione primaria asintomatica (14). Ciò sta attualmente causando un aumento dei tassi di morbilità nella parte della popolazione non vaccinata, principalmente nei gruppi di persone di età avanzata non vaccinate (*7). Tuttavia, anche le persone più giovani non vaccinate ora contraggono sempre più la malattia da C-19.  Poiché nel frattempo le misure di prevenzione delle infezioni sono state allentate in molti paesi, gli individui più giovani non vaccinati ora sono più coinvolti in contatti sociali più stretti. L'allentamento delle misure di prevenzione delle infezioni in un contesto di circolazione di varianti più infettive colpisce principalmente i non vaccinati, poiché sono più suscettibili a un'elevata pressione infettiva. Tuttavia, poiché le varianti dominanti più infettive stanno attualmente incorporando sempre più mutazioni che influenzano la loro sensibilità agli Abs che neutralizzano il virus e poiché la vaccinazione di massa è ora estesa a fasce di età sempre più basse, si può ragionevolmente presumere che l'incidenza della malattia breakthrough e dei decessi nella parte vaccinata della popolazione aumenterà rapidamente. D'altra parte, è probabile che i tassi di morbilità nella parte non vaccinata della popolazione diminuiranno nelle prossime settimane o mesi, perché il serbatoio di candidati suscettibili si esaurirà rapidamente, soprattutto per il fatto che il virus (p. es. la variante delta) si sta ora diffondendo molto rapidamente e le riserve di individui suscettibili vanno esaurendosi man mano che sempre più giovani vengono vaccinati. I meccanismi della vaccinazione di massa e il suo prevedibile impatto sulla pressione infettiva virale, nonché sui tassi di morbilità e mortalità nella parte della popolazione vaccinata rispetto a quella non vaccinata sono descritti più dettagliatamente di seguito (vedere "Meccanismi della vaccinazione e impatto previsto dell’aumentata infettività virale su tassi di morbilità e mortalità nella parte della popolazione vaccinata rispetto a quella non vaccinata').

Che la resistenza virale agli Abs neutralizzanti S-specifici possa verificarsi è tutt'altro che una fantasia. Per quanto ne so, l'esempio più convincente di una variante in grado di sfuggire agli Abs neutralizzanti specifici per S è la variante lambda del Sars-CoV-2. Questa variante ha incorporato un importante cambiamento nel dominio N-terminale (NTD) della sua proteina spike. Questo spostamento antigenico fa sì che il virus diventi resistente agli Abs neutralizzanti. Il cambiamento è causato da una mutazione per delezione e impedisce agli Abs neutralizzanti di legarsi al dominio di legame al recettore (RBD) di S (11). Grazie a questa mutazione, la variante lambda può ottenere un sostanziale vantaggio competitivo se il virus viene improvvisamente sottoposto a una pressione immunitaria S-diretta sostanziale e diffusa. Un notevole aumento dei casi (come è stato osservato, ad esempio, in diversi paesi sudamericani) può portare a un drammatico aumento della pressione immunitaria diretta verso S, specialmente nelle persone sane che vengono rapidamente riesposte al virus a causa di un forte aumento della pressione infettiva. Questo spiega come all'improvviso una variante di fuga immunitaria in grado di resistere agli anticorpi S-specifici possa rapidamente diventare predominante in popolazioni che attraversano un aumento sostanziale dei casi. Ma anche le popolazioni soggette a vaccinazione di massa possono esercitare una forte pressione immunitaria sull'infettività virale (cioè sulla proteina S). Ciò suggerisce che gli alti tassi di copertura vaccinale alla fine trasformano le popolazioni in eccellenti terreni di coltura per questo tipo di varianti resistenti al vaccino. Anche se queste ultime non vengono generate direttamente nella popolazione altamente vaccinata, possono facilmente utilizzare tale popolazione come una comoda capsula di Petri per la loro espansione in prevalenza (* 8). Se una avanzata campagna di immunizzazione di massa non avesse sufficientemente preparato la popolazione a esercitare una pressione immunitaria abbastanza forte sull'infettività virale, la variante lambda non potrebbe essere in grado di competere con la variante delta più infettiva in circolazione, anche se quest'ultima non riuscisse (ancora?) a sfuggire alla neutralizzazione. Tuttavia, dato che i tassi di copertura vaccinale e la pressione infettiva vanno crescendo ulteriormente, non c'è motivo di credere che la variante delta non possa incorporare una mutazione di "fuga di neutralizzazione" altrettanto drammatica per sfuggire completamente all'immunità antivirale, mantenendo il suo alto livello di infettività. Un tale evento potrebbe, ad esempio, derivare dalla selezione naturale di una mutazione (es. delezione) in un sito allosterico della proteina spike (es. nel NTD), comportando quindi un cambiamento conformazionale nel RBD, o da un evento di ricombinazione naturale dovuto alla coinfezione con due diverse varianti.

Il verificarsi della resistenza virale ai vaccini C-19 implica che gli Abs neutralizzanti non si legano più al Sars-CoV-2. Gli Abs naturali, non specifici per le varianti, nei vaccinati, quindi, non sarebbero più soppressi (* 9). Questo per dire che gli individui che hanno acquisito protezione nei confronti del Sars-CoV-2, sia a seguito di vaccinazione che di guarigione da una precedente malattia, perderanno tale protezione e rimarranno semplicemente con la capacità protettiva fornita dai loro Abs naturali, aspecifici per le varianti.  Poiché le varianti in grado di resistere agli Abs anti-S possono essere ancora molto contagiose, la pressione infettiva in paesi/regioni con comunità densamente popolate potrebbe rimontare rapidamente dopo una precedente ondata. In alternativa, un aumento del tasso di infezione potrebbe verificarsi anche quando una tale variante viene introdotta in un paese/regione con un alto tasso di copertura vaccinale e dove la pressione infettiva è stata precedentemente abbassata a causa del distanziamento sociale e di altre misure di salute pubblica. Poiché la resistenza virale agli Abs diretti verso S rende inutile l'immunità acquisita (* 10), tutti i vaccinati saranno ora dipendenti dai loro Abs naturali innati per la protezione contro la malattia. Sebbene gli Abs neutralizzanti specifici per S non possano più legarsi al virus e la soppressione degli Abs naturali sia, quindi, revocata, la circolazione delle varianti altamente infettive sarà ancora molto problematica, poiché il loro contributo alla pressione infettiva virale complessiva non può più essere mitigato né dagli Abs vaccinali (cioè nei vaccinati) né dagli Abs acquisiti naturalmente (cioè in coloro che hanno precedentemente contratto la malattia Covid-19). Ciò interesserà principalmente la parte vaccinata della popolazione, poiché quest'ultima comprende la maggior parte dei gruppi di età più avanzata. Anche se i loro anticorpi naturali non vengono più soppressi, ora diventano ancora più vulnerabili rispetto all'inizio della pandemia, perché le varianti in circolazione che ora si trovano ad affrontare hanno acquisito un livello più elevato di infettività (* 11). Il cambiamento nella dinamiica di legame degli  Ab è stato riassunto in Fig. 1.

Meccanismi della vaccinazione e prevedibile impatto della maggiore infettività virale sui tassi di morbilità e mortalità nella parte della popolazione vaccinata rispetto a quella non vaccinata

Più avanzano le campagne di vaccinazione di massa, più individui giovani e sani saranno vaccinati. Tuttavia, più gli individui giovani e sani verranno vaccinati, più crescerà la frazione della popolazione in cui gli Abs innati non specifici per le varianti avranno sperimentato una soppressione prolungata da parte degli Abs vaccinali, e più aumenterà la pressione immunitaria a livello di popolazione sull'infettività virale (cioè sulla proteina spike). Più aumenterà la pressione immunitaria a livello di popolazione, più è probabile che le varianti selezionate naturalmente e più infettive troveranno un terreno fertile adatto alla loro espansione, e più velocemente queste varianti più infettive inizieranno a prevalere. Quanto più velocemente le varianti infettive in circolazione continueranno a riprodursi, sino a diventare la popolazione virale dominante, tanto più rapidamente aumenteranno i tassi di morbilità e mortalità, prevalentemente nella parte non vaccinata della popolazione. Finché non si verificherà la resistenza al vaccino,  nei vaccinati gli Abs vaccinali si legheranno al Sars-CoV-2 e quindi supereranno gli Abs naturali. Tuttavia, la capacità di neutralizzazione di questi Abs diminuirà progressivamente man mano che le varianti più infettive ospiteranno sempre più mutazioni di fuga capaci di influenzare il legame del RBD al recettore cellulare dell'enzima di conversione dell'angiotensina (Ace) -2. D'altra parte, solo una parte della popolazione sana e non vaccinata, in costante diminuzione, rimarrà suscettibile all'elevata pressione infettiva esercitata dalle varianti circolanti più infettive (ad es. variante delta), grazie al drastico calo dell'età media di questa popolazione (* 12). Questo per dire che, alla fine, l'estensione dell'immunizzazione naturale (conseguente alla malattia C-19) e della vaccinazione di massa ai gruppi di età più giovane fornirà meno opportunità al virus di causare malattie nella restante parte della popolazione non vaccinata. Sulla base delle dinamiche sopra descritte, è ragionevole concludere che il proseguimento della vaccinazione di massa, insieme alla circolazione predominante di varianti più infettive (facilita dalla vaccinazione di massa!), porterà inevitabilmente a tassi di morbilità e mortalità relativamente più elevati nei vaccinati rispetto ai non vaccinati. Ne consegue anche che più la parte vulnerabile, ma non vaccinata, della popolazione aderirà a rigorose misure di prevenzione delle infezioni (* 13), più il picco di morbilità e mortalità si sposterà dai non vaccinati ai vaccinati. Ciò diventerà ancora più evidente quando le varianti maggiormente infettive prevalentemente in circolazione diventeranno resistenti agli Abs neutralizzanti specifici per l'S, semplicemente perché la parte vaccinata della popolazione include la maggior parte dei gruppi di età più avanzata.

L’impatto della pressione immunitaria selettiva diretta a S esercitata dall’affollamento di massa rispetto a quello esercitato dalla vaccinazione di massa

I paesi che non sono colpiti da grandi ondate registrano tassi di morbilità e mortalità più favorevoli, ma alla fine possono pagare un prezzo ancora più alto, poiché la loro popolazione può essere colpita da diverse ondate "più infettive" prima che la pressione virale infettiva e/o la pressione immunitaria a livello di popolazione possano raggiungere un livello che sia abbastanza alto da costringere il virus alla resistenza. Ciò vale in particolare quando le misure di prevenzione delle infezioni tengono sotto controllo la diffusione virale e i progressi nell'aumento dei tassi di copertura vaccinale sono lenti. Ma non importa quanti altri cicli ci vorranno, le dinamiche evolutive molecolari di questa pandemia porteranno inevitabilmente a conferire resistenza S-Ab al Sars-CoV-2 e, quindi, a restituire ai vaccinati il ​​pieno utilizzo della loro prima linea di difesa immunitaria contro le varianti Sars-CoV-2. Questo già ci fa capire che il rafforzamento della difesa immunitaria innata della popolazione diventerà ancora più importante quando le varianti più infettive resistenti agli Abs specifici per S diventeranno dominanti. Ciò significa anche che prima che il virus diventi resistente agli Abs neutralizzanti specifici per S, non c'è modo che la popolazione possa neanche iniziare a costruire una immunità di gregge (HI) significativa. Tuttavia, una volta che le varianti saranno diventate resistenti agli Abs diretti verso S, non vi sarà più la necessità per il virus di aumentare ulteriormente o ridurre la sua infettività intrinseca. Le popolazioni, che improvvisamente si vedranno costrette a pagare un prezzo elevato (* 14) in cambio della licenza di costruirsi una HI veramente protettiva (cioè, in cambio del permesso al virus di sfuggire all'immunità virucida a livello di popolazione), soffriranno solo per un periodo di tempo relativamente breve. Questo perché queste popolazioni stabiliranno più rapidamente una HI pienamente protettiva, una volta che la licenza sarà stata riottenuta. Al contrario, le popolazioni che sono riuscite a contenere abbastanza bene la diffusione delle infezioni da Sars-CoV-2 e, quindi, pagano un prezzo molto più basso per ottenere la loro licenza per l’HI (cioè in cambio di permettere al virus di diventare resistente all'immunità antivirale) soffriranno per un periodo di tempo relativamente più lungo. Una volta che la licenza sarà stata nuovamente concessa, ci vorrà più tempo prima che una popolazione raggiunga un'HI pienamente protettiva. In questo caso, potrebbero essere necessari uno o più cicli aggiuntivi di più ondate infettive prima che la variante più infettiva (ad es. delta) sia portata a una piena resistenza verso gli anticorpi neutralizzanti S specifici. Il percorso evolutivo più prolungato della pandemia in queste popolazioni renderà meno probabile che tali ondate (più) infettive esauriscano i candidati suscettibili e alla fine potrebbe causare un tributo relativamente più elevato alla pandemia in termini di salute e di vita di persone precedentemente infette in modo asintomatico.

È difficile immaginare come la somministrazione di un vaccino di richiamo "aggiornato" possa non far altro che far precipitare la resistenza virale poiché aumenterebbe la probabilità di un forte effetto di richiamo sugli Ab precedentemente sollecitati (cioè Ab che sono specifici per il vaccino originale a base di S) dovuto al “peccato antigenico”. Il riconoscimento subottimale delle varianti più infettive in evoluzione da parte di questi "vecchi" Ab potrebbe essere motivo di notevole preoccupazione, poiché gli antigeni che sono scarsamente abbinati agli Ab leganti l'Ag potrebbero contribuire a innescare il potenziamento della malattia dipendente dall'Ab (ADE).

In assenza di sensibili misure di attenuazione, è probabile che caratteristiche immunitarie genetiche e fenotipiche favorevoli (ad es. un background immunogenetico innato, l’età, lo stato di salute generale)  guidino la selezione naturale di individui in grado di resistere alla malattia C-19. A meno che la pandemia non causi una drastica diminuzione della densità di popolazione in aree precedentemente altamente popolate, le possibilità che misure rigorose di controllo tese a prevenire le infezioni abbiano un impatto significativo sulla riduzione della trasmissione di varianti Sars-CoV-2 altamente infettive e resistenti agli S-Ab sono remote.  Al fine di mitigare il prezzo, ingiustificabile e inaccettabile, in termini di vite umane, vi è, quindi, l’obbligo morale ed etico di procedere immediatamente con un piano d'azione chiaro. Il piano dovrebbe essere dichiarato un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale e deve includere le seguenti azioni da intraprendere ORA:

 

  • Stop alla vaccinazione di massa

 

  • Non procedere con richiami di vaccinazioni aggiornate

 

  • Implementare una chemioprofilassi antivirale a livello globale per ridurre la pressione infettiva virale (potrebbe essere necessario includere anche i serbatoi animali rilevanti!)

 

  • Fino a quando non avremo drasticamente ridotto la pressione virale infettiva, dovranno essere reintrodotte delle rigorose misure globali di prevenzione delle infezioni

 

  • Fornire - a costo zero - un trattamento multifarmaco precoce a tutti i pazienti che ne hanno bisogno

 

  • Lanciare campagne per promuovere diete e stili di vita sani

 

  • Implementare tutto quanto sopra per guadagnare tempo per lo sviluppo di uno sterilizzatore immunologico universale (* 15) (UIS) che sia in grado di prevenire o eliminare l'infezione da qualsiasi ceppo Sars-CoV-2

 

Non c'è dubbio che il prezzo in vite umane, salute e  sistemi sanitari sarà molto più alto se permettiamo alla NATURA di prendersi cura del nostro gigantesco errore. E anche se alla fine si giungerà alla HI, potrebbe essere molto più fragile ed eterogenea per molti anni a venire di quella che si sarebbe raggiunta dopo una pandemia naturale. Questo perché l'HI che mette fine a una pandemia di varianti altamente infettive di Sars-CoV-2 inizialmente si baserà solo sull'immunità innata a livello di popolazione. Dati i limiti degli Abs naturali multipatogeno-specifici e l'alto livello di infettività intrinseca delle varianti circolanti (*16), il livello di protezione inizialmente garantito dall'immunità innata a livello di popolazione sarebbe relativamente basso, fragile ed eterogeneo. Pertanto, un moderato affollamento e condizioni abitative e igieniche inadeguate potrebbero innescare più facilmente un'epidemia locale. A livello individuale, qualsiasi deterioramento della difesa immunitaria innata di una persona (ad esempio, a causa dell'invecchiamento, delle comorbilità o della depressione immunitaria) darebbe una probabilità media più elevata per quella persona di contrarre la malattia da Covid-19. Durante i primi anni del percorso per giungere all'HI, le epidemie stagionali possono quindi essere più probabili e comportare un prezzo relativamente più alto da pagare in termini di salute e di vite umane. Tuttavia, con il passare degli anni e delle epidemie stagionali, le popolazioni ricostituiranno progressivamente la loro riserva di immunità acquisita (cioè, grazie a coloro che si riprendono dalla malattia) e alla fine renderanno l'HI della popolazione molto più robusto. Sebbene il sovraffollamento, la scarsa igiene e gli assembramenti di massa, anche a lungo termine, innalzeranno una bandiera rossa (come minimo anche come preparazione alle pandemie in generale), il rafforzamento dell'HI della popolazione dovrebbe in definitiva consentire di tornare a una vita normale. Ma questo potrebbe facilmente richiedere un mezzo decennio, specialmente nei paesi che hanno combinato pesanti programmi di vaccinazione di massa con rigorose misure di prevenzione delle infezioni. L'immigrazione controllata di gruppi di età più giovane o altri cambiamenti favorevoli nelle caratteristiche demografiche della popolazione (ad esempio, aumento del tasso di natalità) possono aiutare a rinvigorire lo stato immunitario di una popolazione in generale e, quindi, a raggiungere l'HI più rapidamente.

  

4. Conclusioni, prospettive future e fondamento razionale di un intervento immunitario alternativo

Aumentando l'infettività virale, sia l'affollamento di MASSA che la vaccinazione di MASSA contribuiranno solo a promuovere la circolazione dominante di varianti virali più infettive e, quindi, comprometteranno il sistema immunitario naturale in una frazione relativamente più alta della popolazione giovane e sana (cioè, rispetto alla parte colpita dalle precedenti pandemie naturali). Questo porterà prima o poi alla piena resistenza virale agli Abs che neutralizzano il virus e a un drammatico aumento dei tassi di morbilità e mortalità. Non c'è modo che la pandemia di Sars-CoV-2 possa essere controllata dagli attuali, imperfetti vaccini C-19. L'uso di vaccini imperfetti per controllare una pandemia (di un virus altamente mutabile che causa un'infezione virale acuta e autolimitante) aumenterà solo il tributo che la Natura imporrà sulla salute e sulle vite umane in cambio della concessione di una licenza per ricostruire l'HI.

Una pandemia può essere risolta definitivamente solo se la popolazione sviluppa una robusta immunità che protegga dal virus. Questo avviene naturalmente attraverso l’ HI. L'HI diventa sempre più forte come risultato combinato della selezione immunitaria naturale mediata dalla malattia (cioè, per quanto riguarda la sua componente innata, multipatogeno-specifica) e dell'immunizzazione attiva (cioè, per quanto riguarda la sua componente adattativa, specifica per il patogeno) . Più robusta diventa l'HI, più efficacemente e durevolmente la popolazione controlla il virus, meno frequentemente si verificheranno focolai e saranno meno impressionanti.

Non importa quanti errori commetta l'umanità, la Natura prenderà sempre il controllo della pandemia e genererà una HI sufficiente per portarla a termine. Tuttavia, questo non avverrà senza un terribile prezzo da pagare per un intervento immunitario che era già sbagliato alla radice. Questo perché la Natura riporterà prima lo stato immunitario della popolazione a quello che era all'inizio di questa pandemia, cioè simile a quello di una popolazione naïve al Sars-CoV-2. La differenza è, tuttavia, che la popolazione immunologicamente naïve al Sars-CoV-2 dovrà ora affrontare varianti virali che hanno un livello di infettività molto più elevato rispetto al ceppo originale di Wuhan. Ciò rappresenta una sfida formidabile per il nostro sistema immunitario innato, poiché non è stato concepito per affrontare un'elevata carica virale (1, 2, 3). Nell'era "post-resistenza", la circolazione di varianti altamente infettive, combinata con un'immunità della popolazione sottodimensionata, rischia di portare a infezioni con tassi di morbilità e mortalità più elevati negli insediamenti umani ad alta densità di popolazione (ad es. aree urbane), mentre le aree rurali sarebbero meno frequentemente e meno gravemente colpite. Al contrario, l'HI si accumulerebbe molto più velocemente nelle aree urbane, mentre le persone che vivono in aree a bassa densità di popolazione avrebbero meno probabilità di beneficiare dell'HI in tempi brevi. Affinché questi ultimi riducano al minimo il rischio di esposizione ripetuta, probabilmente dovrebbero fare affidamento su misure di prevenzione delle infezioni per molto più tempo. Potrebbero volerci diversi anni prima che le disparità epidemiologiche tra aree rurali e urbane si riuniscano in una distribuzione più omogenea e Sars-CoV-2 diventi veramente endemico.

L'intervento immunitario artificiale (umano) in una pandemia di Coronavirus (CoV) potrebbe fornire una protezione immunitaria rapida e duratura a individui vulnerabili se, e solo se, venisse indotta l'immunità sterilizzante. Cioè se la risposta immunitaria indotta fosse mirata all'eliminazione delle cellule infettate dal virus. A condizione che si possa giungere a questo in una fase iniziale dell'infezione, si potrebbero prevenire contemporaneamente sia la trasmissione virale che la fuga immunitaria. Di conseguenza, gli interventi immunitari che generano l'immunità sterilizzante non corrono il rischio di esercitare una pressione immunitaria sul virus e di allevare varianti virali più infettive, anche se dispiegati durante una pandemia di varianti altamente infettive e anche se la copertura vaccinale deve essere estesa a parti più grandi (vulnerabili) della popolazione. La prima ondata di una pandemia colpisce generalmente la parte più vulnerabile della popolazione. Come risultato della crescente pressione infettiva, un certo numero di individui giovani e sani può vedere il proprio sistema immunitario innato temporaneamente soppresso. Durante questo breve periodo di soppressione degli Ab naturali (circa 6-8 settimane; 15), questi individui diventano suscettibili alla malattia da Covid-19. Coloro che guariscono dalla malattia trasformeranno la loro difesa immunitaria innata in una immunità acquisita durevole nel tempo. Ciò significa che il tasso complessivo di immunizzazione attiva durante una pandemia è semplicemente determinato dal livello di pressione virale infettiva esercitata dall'ondata precedente, ma non riflette il livello di immunizzazione attiva che sarebbe richiesto per domare la pandemia nel caso in cui l'aumento della pressione infettiva venisse evitato. Poiché un intervento immunitario sterilizzante potrebbe facilmente fermare un'ondata crescente di casi infettivi, l'immunizzazione solo della parte vulnerabile della popolazione sarebbe già sufficiente per controllare efficacemente e durevolmente una pandemia di una malattia virale acuta autolimitante e, quindi, ovviare alla necessità di una vaccinazione di massa. Inoltre, l'immunità sterilizzante garantirebbe una protezione completa e di lunga durata ai vaccinati, anche se i serbatoi asintomatici del virus servissero ancora da fonte di trasmissione virale continua. Infine, l'uso di sterilizzatori immunologici universali (UIS) potrebbe fermare ed eliminare qualsiasi pandemia di CoV, indipendentemente dal livello di infettività della linea virale circolante e senza la necessità di eradicare (* 17) il virus. Nessuno degli attuali vaccini C-19 induce l'immunità sterilizzante. Non devono essere usati durante una pandemia semplicemente perché porteranno alla fuga immunitaria ed eroderanno sia l'immunità innata (cioè, allevando più varianti infettive che esercitano una maggiore pressione infettiva, e quindi rendendo i gruppi di età più giovani più suscettibili alla malattia) che l'immunità acquisita (cioè, portando alla resistenza del virus agli Abs neutralizzanti).

Se arriviamo a riconoscere che siamo tutti parte della razza umana, un'unica umanità, noi, umani moderni, dovremmo essere in grado di sfruttare e coordinare le nostre straordinarie e uniche capacità di "uomo saggio" (Homo sapiens) per invertire la tendenza e correggere i nostri errori. Tuttavia, la "saggezza" può prevalere solo se permettiamo alle nostre capacità intellettive (misurate dal QI) di entrare in sinergia con le nostre capacità emotive (misurate dal QE). Negli ultimi mesi abbiamo assistito sempre di più a quanto profondamente questa sinergia sia stata disturbata. Rinnoviamo il nostro approccio generale a questa crisi e troviamo una soluzione che possa riportare molto più velocemente alla normalità e ridurre il tasso di mortalità molto al di sotto del tributo che Madre Natura reclamerà se lasciamo a lei il compito di rimediare. Possiamo solo invertire la tendenza, a condizione che lavoriamo fianco a fianco per fermare la vaccinazione di massa, per cominciare, e per evitare che gli alti tassi di infezione virale infliggano ulteriori danni alla popolazione. Nel frattempo dovremmo potenziare le opzioni di trattamento precoce e accelerare lo sviluppo di interventi immunitari molto più razionali e orientati alla pandemia. Questi ultimi possono essere fatti se impariamo come educare il nostro sistema immunitario innato a mettere a punto la sua capacità immunologica e ad acquisire memoria immunologica in modi che consentano, rispettivamente, una maggiore specificità verso il patogeno e una maggiore durata della risposta immunitaria.

 

5. Bibliografia

  1.  https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2020.02139/full
  2.  https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2017.00872/full
  3. https://www.jimmunol.org/content/jimmunol/194/1/13.full.pdf
  4.  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7690066/pdf/41385_2020_Article_359.pdf
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7662119/pdf/fimmu-11-595535.pdf
  6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5493588/pdf/cti201719a.pdf
  7.  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7451196/pdf/main.pdf
  8. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3310443/pdf/10-2042_finalP.pdf
  9. https://trialsitenews.com/why-is-the-ongoing-mass-vaccination-experiment-driving-a-rapid-evolutionary-response-of-sars-cov-2/
  10. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7941658/pdf/nihpp-2021.02.23.21252268v3.pdf
  11. https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2021.07.28.454085v1.full.pdf
  12. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4899887/pdf/main.pdf
  13. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8064354/pdf/viruses-13-00546.pdf
  14. https://trialsitenews.com/a-last-word-of-caution-to-all-those-pretending-the-covid-19-pandemic-is-toning-down/
  15. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7772470/pdf/fimmu-11-610300.pdf


Tabella 1: Effetti previsti dei vaccini C-19 secondo i produttori di vaccini e le autorità di sanità pubblica rispetto alle aspettative basate sulla scienza (cioè, tenendo conto dell'impatto della vaccinazione di massa sulle dinamiche evolutive della pandemia). Le deviazioni dalle aspettative commerciali e delle autorità sanitarie sono evidenziate in rosso.



Tabella 2 - 
I continui cambiamenti nella narrazione ufficiale sui vaccini C-19



Fig. 1 - Sulla via della resistenza virale agli Ab anti-S, i vaccinati sperimentano la soppressione di lunga durata (≥ 6 mesi?) dei loro Ab naturali da parte degli Ab vaccinali. Una volta che si verifica la resistenza, la soppressione viene revocata, ma ora TUTTI i soggetti (immunizzati o meno) possono sperimentare la soppressione temporanea dei loro anticorpi naturali a causa dell'elevata pressione infettiva esercitata dalla circolazione di varianti più infettive e resistenti agli Ab-S



1) The binding sites are reminiscent of those built by self-motifs (1, 2, 4, 5)


(2) The measure of the overall or accumulated binding strength is described as binding ‘avidity’


(3) ‘Sterilizing’ doesn’t imply complete prevention of infectious shedding but refers to the capacity to induce an immune response that is capable of eliminating virus-infected host cells.


(4) a myriad of reports on breakthrough cases have been circulating both in the literature and on social media


(5) More and more cases of breakthrough disease are now officially reported (see recent press releases form CDC).


(6) This is also the reason why a number of vaccine manufacturers are now adding adjuvants to S-based C-19 vaccines


(7) As the vast majority of people aged 60 or above have now been fully vaccinated in Europe and the US, affected age groups in the non-vaccinated are below 60.


(8) As mass vaccination campaigns are now progressing more slowly, the population-level immune pressure may not yet suffice to collectively select an immune escape variant with neutralization escape capacity. Hence, selection and dominant propagation of new variants that are even more infectious, but do not yet need to incorporate a neutralization escape mutation to overcome the S-directed immune pressure, may still precede dominant circulation of S Ab-resistant variants. One may, therefore, expect that more infectious variants will appear in countries with relatively low infectious pressure and/ or relatively low vaccination rates before population-level immunity will force the virus into resistance.


(9) This is because the vast majority of vaccinal Abs are directed against immunodominant epitopes within the RBD of Sars-Cov-2


(10) There is no evidence for induction of protective T memory cells by either vaccination or natural infection (14)


(11) Although natural Abs can deal with all kinds of variants, they cannot deal with high viral load (1, 2, 3)


(12) As the average age of the healthy, unvaccinated population drops, its average concentration of functional, polyreactive innate Abs will drop as well.


(13) As innate Abs in vaccinees suffer from substantial immune suppression by vaccinal Abs, it is not unthinkable that infection prevention measures will have much less impact on morbidity and mortality rates in vaccinees as compared to the nonvaccinated.


(14) This is more often the case when Sars-CoV-2 is spreading within overcrowded areas on a background of poor infection prevention measures


(15) I deliberately avoid the word ‘vaccine’ as the immunological principle underlying a universal immune intervention capable of preventing infection and abrogating disease is very different from the concepts governing conventionalvaccinology


(16) Even when the pandemic storm has calmed down, transmission by asymptomatic carriers, including animal reservoirs, will ensure continued circulation of highly infectious variants


(17) As Sars-Cov-2, for example, can be transmitted by asymptomatically infected humans and several animal carriers, eradication would require a major effort, including large scale vaccination of both humans and culling or immunization of several animal species.


24/08/21

BMJ - La FDA ritiene che questi dati giustifichino la piena approvazione del vaccino covid-19?



La FDA ha infine concesso la autorizzazione definitiva al vaccino Pfizer per l'uso dai 16 anni in su, mentre resta l'uso emergenziale per gli adolescenti e la terza dose.  La corsa all'approvazione è giunta dunque alla sua meta, nonostante persista la mancanza di studi controllati con follow-up a lungo termine e  i dati non siano stati resi pubblicamente disponibili. Peter Doshi, che già aveva previsto questa mossa e lanciato l'allarmeribadisce sul Britisch Medical Journal il suo appello a rallentare la corsa e seguire la scienza, spiegando come la casa farmaceutica stia nascondendo la perdita di efficacia dei vaccini nel tempo.


Peter Doshi, 23 agosto 2021


Il 28 luglio 2021, Pfizer e BioNTech hanno pubblicato i risultati aggiornati della sperimentazione di fase 3 sul vaccino covid-19 in corso. Il preprint è arrivato quasi un anno dopo l'inizio della sperimentazione e a quasi quattro mesi dalla pubblicazione delle stime di efficacia del vaccino "fino a sei mesi".

Ma non vi si trovano i dati di follow-up a 10 mesi. Sebbene il preprint sia recente, i risultati che contiene non sono particolarmente aggiornati. In effetti, il documento si basa sulla stessa data limite dei dati (13 marzo 2021) del comunicato stampa del 1 aprile e il suo risultato di efficacia principale è identico: efficacia del vaccino contro il covid-19 sintomatico del 91,3% (95% CI da 89,0 a 93,2) "fino a sei mesi di follow-up".

Il preprint di 20 pagine è importante perché rappresenta il resoconto pubblico più dettagliato dei fondamentali dati sperimentalipresentati da Pfizer a corredo della sua richiesta alla Food and Drug Administration della prima "piena approvazione " al mondo per un vaccino contro il coronavirus (per la prima volta nel mondo). Il preprint merita dunque un attento esame.

 

L'elefante nella stanza si chiama “immunità calante”

Sin dalla fine dell'anno scorso, abbiamo sentito che i vaccini Pfizer e Moderna sono "efficaci al 95%", con un'efficacia ancora maggiore contro la malattia grave ("efficace al 100%", ha affermato Moderna).

Qualunque cosa si pensi sulla affermazione di "efficacia al 95%" (si veda qui quel che ne penso io), anche i commentatori più entusiasti hanno riconosciuto che misurare l'efficacia del vaccino due mesi dopo la somministrazione dice poco su quanto durerà l'immunità indotta dal vaccino. "Osserveremo molto attentamente la durata della protezione", ha dichiarato lo scorso dicembre al comitato consultivo della FDA il vicepresidente senior di Pfizer William Gruber, autore del recente preprint.

La preoccupazione, ovviamente, riguardava la diminuzione dell'efficacia nel tempo. "L'immunità calante" è un problema noto peri vaccini antinfluenzali, con alcuni studi che mostrano un'efficacia vicina allo zero dopo soli tre mesi, il che significa che un vaccino preso in anticipo potrebbe  non fornire alcuna protezione all’arrivo della "stagione influenzale" alcuni mesi dopo. Se l'efficacia del vaccino diminuisce nel tempo, la domanda cruciale diventa: quale livello di efficacia fornirà il vaccino quando una persona sarà effettivamente esposta al virus? A differenza dei vaccini covid, le prestazioni del vaccino antinfluenzale sono sempre state valutate su un'intera stagione, non su un paio di mesi.

E così i recenti rapporti del Ministero della Salute israeliano hanno attirato la mia attenzione. All'inizio di luglio, riferivano che l'efficacia contro l'infezione e la malattia sintomatica "era scesa al 64%". Alla fine di luglio, con la Delta ceppo dominante, era scesa al 39%. Una efficacia molto bassa. Per comprendere il contesto, l'aspettativa della FDA per l’approvazione di un qualsiasi vaccino è di "almeno il 50%" di efficacia.

Ora Israele, che ha utilizzato quasi esclusivamente il vaccino Pfizer, ha iniziato a somministrare una terza dose di "richiamo" a tutti gli adulti sopra i 40 anni. E a partire dal 20 settembre 2021, gli Stati Uniti prevedono di seguire l'esempio per tutti gli adulti "che hanno completato la vaccinazione", otto mesi dopo la seconda dose.

 

Delta potrebbe non essere responsabile

Vediamo quindi il preprint di Pfizer. Dato che un RCT (trial clinico randomizzato) riporta "fino a sei mesi di follow-up", è degno di nota il fatto che la prova della diminuzione dell'immunità fosse già visibile nei dati alla data limite del 13 marzo 2021.

"Dal suo picco post-dose 2", scrivono gli autori dello studio, "la VE [efficacia del vaccino] osservata è diminuita". Dal 96% al 90% (da due mesi a <4 mesi), poi all'84% (95% CI da 75 a 90) "da quattro mesi al cut-off dei dati", che, secondo i miei calcoli, è avvenuto circa un mese dopo.

Ma sebbene queste informazioni aggiuntive fossero disponibili per Pfizer già ad aprile, non sono state pubblicate fino alla fine di luglio.

Ed è difficile immaginare come la variante Delta possa svolgere un ruolo reale qui, poiché il 77% dei partecipanti alla sperimentazione proveniva dagli Stati Uniti, dove la Delta non si è affermata se non qualche mese dopo il cut-off (data limite) dei dati.

La diminuzione dell'efficacia ha il potenziale per essere molto più di un piccolo inconveniente; può cambiare drasticamente il calcolo rischi-benefici. E qualsiasi sia la causa - proprietà intrinseche del vaccino, circolazione di nuove varianti, una combinazione delle due cose o qualcos'altro ancora – il punto è che i vaccini devono essere efficaci.

Fino a quando nuovi studi clinici non dimostreranno che i richiami aumentano l'efficacia oltre il 50%  senza aumentare gli eventi avversi gravi, non è nemmeno chiaro se la serie a 2 dosi potrebbe soddisfare lo standard di approvazione della FDA a sei o nove mesi.

 

Il preprint a "sei mesi" è basato sul 7% dei partecipanti allo studio che sono rimasti “in cieco” a sei mesi.

L’intervallo temporale di efficacia finale riportato nel preprint di Pfizer è "da quattro mesi al cut-off dei dati". L'intervallo di confidenza qui è più ampio rispetto agli intervalli temporali precedenti perché solo la metà dei partecipanti allo studio (53%) ha raggiunto il traguardo dei quattro mesi e il follow-up medio è di circa 4,4 mesi (vedi nota a piè di pagina).

Tutto questo è successo perché a partire dallo scorso dicembre, Pfizer ha permesso a tutti i partecipanti allo studio di essere formalmente non “in cieco” e ai destinatari del placebo di essere vaccinati. Il 13 marzo 2021 (data cut-off), il 93% dei partecipanti allo studio (41.128 su 44.060) non era più “in cieco”, entrando ufficialmente nel "follow-up in aperto". (Idem per Moderna: a metà aprile, il 98% dei destinatari del placebo era stato vaccinato.)

Nonostante il riferimento a "sei mesi di sicurezza ed efficacia" nel titolo del preprint, il documento riporta solo l'efficacia del vaccino "fino a sei mesi", ma non da sei mesi. Questa non è semantica, poiché risulta che solo il 7% dei partecipanti allo studio ha effettivamente raggiunto sei mesi di follow-up in cieco ("8% dei destinatari di BNT162b2 e il 6% dei destinatari del placebo ha avuto un follow-up ≥6 mesi dopo la dose 2".) Quindi, nonostante questo preprint appaia un anno dopo l'inizio della sperimentazione, esso non fornisce dati sull'efficacia del vaccino negli ultimi sei mesi, che è il periodo in cui Israele afferma che l'efficacia del vaccino è scesa al 39%.

È difficile immaginare che meno del 10% dei partecipanti allo studio che è rimasto in cieco ai sei mesi (che presumibilmente è ulteriormente diminuito dopo il 13 marzo 2021) potrebbe costituire un campione affidabile o valido a produrre risultati. E il preprint non riporta alcun confronto demografico per giustificare analisi future.

 

Malattia grave

Con gli Stati Uniti sommersi dalle notizie sui casi in aumento della variante Delta anche tra i "completamente vaccinati", il profilo di efficacia del vaccino è in discussione. Ma alcuni commentatori stanno diffondendo un messaggio ottimista. L'ex commissario della FDA Scott Gottlieb, che fa parte del consiglio di amministrazione di Pfizer, ha dichiarato: "Ricordiamo che in origine la premessa alla base di questi vaccini era [sic] che avrebbero sostanzialmente ridotto il rischio di morte, di malattia grave e di ospedalizzazione. E questi erano i dati emersi dai primi studi clinici”.

Tuttavia, gli studi non erano stati progettati per studiare la malattia grave. Nei dati che hanno supportato l'EUA di Pfizer, la società stessa ha caratterizzato i risultati dell’endpoint "covid-19 grave" come "indicazioni preliminari". I numeri dei ricoveri ospedalieri non sono stati riportati e si sono verificati zero decessi per covid-19.

Nel preprint, viene riportata un'elevata efficacia contro "covid-19 grave" in base a tutto il tempo di follow-up (un evento nel gruppo vaccinato vs 30 nel placebo), ma il numero di ricoveri ospedalieri non è riportato, quindi non sappiamo quanti di questi pazienti, nel caso, fossero abbastanza malati da richiedere un trattamento ospedaliero. (Nello studio di Moderna, i dati dello scorso anno hanno mostrato che 21 dei 30 casi di "covid-19 grave" non sono stati ricoverati in ospedale; Tabella S14).

E sulla prevenzione della morte per covid-19, ci sono troppo pochi dati per trarre conclusioni: un totale di tre decessi correlati al covid-19 (uno sul vaccino, due sul placebo). Ci sono stati 29 decessi totali durante il follow-up in cieco (15 nel gruppo del vaccino; 14 nel placebo).

La domanda cruciale, tuttavia, è se l'efficacia calante osservata nei dati sull'endpoint primario si applichi anche all'efficacia del vaccino contro la malattia grave. Sfortunatamente, il nuovo preprint di Pfizer non riporta i risultati in un modo che consenta di rispondere a questa domanda.

 

Approvazione imminente senza trasparenza dei dati e senza nemmeno una riunione del comitato consultivo?

Lo scorso dicembre, con dati limitati, la FDA ha concesso al vaccino di Pfizer un EUA, consentendo l'accesso a questo vaccino a tutti gli americani che lo volevano. Ha inviato un chiaro messaggio, che la FDA avrebbe potuto affrontare l'enorme domanda di vaccini senza compromettere la scienza. E che per una "piena approvazione" avrebbe potuto essere mantenuto uno standard elevato.

Ma ora eccoci qui, con la FDA che secondo quanto riferito è sul punto di concedere una licenza di marketing a 13 mesi dall'inizio dello studio fondamentale di due anni ancora in corso, senza dati segnalati oltre il 13 marzo 2021, con un’efficacia poco chiara dopo sei mesi a causa dell'apertura del cieco, prove di immunità calante indipendentemente dalla variante Delta e segnalazione limitata dei dati di sicurezza. (Il preprint riporta "diminuzione dell'appetito, letargia, astenia, malessere, sudorazione notturna e iperidrosi come nuovi eventi avversi attribuibili a BNT162b2, non già identificati nei rapporti precedenti", ma non fornisce tabelle di dati che mostrino la frequenza di questi o altri eventi avversi.)

E non aiuta il fatto che la FDA ora affermi che non convocherà il suo comitato consultivo per discutere i dati prima di approvare il vaccino  Pfizer. (Lo scorso agosto, per affrontare l'esitazione vaccinale, l'agenzia si era "impegnata a sentire un comitato consultivo composto da esperti indipendenti per garantire che le deliberazioni sull'autorizzazione o la concessione di licenze fossero trasparenti al pubblico").

Prima del preprint, la mia opinione, insieme a un gruppo di circa 30 medici, scienziati e sostenitori dei pazienti, era che c'erano semplicemente troppe domande aperte su tutti i vaccini covid-19 per supportare l'approvazione di un qualsiasi vaccino quest'anno. Il preprint, purtroppo, ha affrontato pochissime di queste domande aperte e ne ha invece sollevato di nuove.

Ribadisco il nostro appello: "rallentiamo e seguiamo la scienza: non c'è motivo legittimo per affrettarsi a concedere una licenza a un vaccino contro il coronavirus".

La FDA dovrebbe chiedere alle società di completare i due anni di follow-up, come originariamente previsto (anche senza un gruppo placebo, si può comprendere ancora molto sulla sicurezza). Dovrebbero richiedere studi adeguati e controllati, utilizzando i risultati dei pazienti all’interno della parte ormai consistente di popolazione che è guarita dalla Covid. E le autorità dovrebbero rafforzare la fiducia del pubblico contribuendo a garantire che tutti possano accedere ai dati..

 

Peter Doshi, senior editor, The BMJ.

08/08/21

Lo studio americano "cambia la guerra contro il Covid" (e suggerisce che i green pass europei sono inutili...)



Il quotidiano online Portugal Resident riporta i commenti di studiosi e ricercatori sull'impatto del nuovo studio americano sulla carca virale e trasmissibilità del virus da parte delle persone vaccinate. Con sfumature diverse, tutti ritengono che lo studio logicamente dovrebbe portare a un ripensamento sui certificati digitali adottati in diversi paesi europei, tra cui il nostro, che discriminano (e in Italia in maniera pesantissima)  tra vaccinati  e non vaccinati senza una reale base scientifica. 


Di Natasha Donn, 6 agosto 2021

 

Un nuovo studio proveniente dallo Stato americano del Massachusetts ha cambiato la guerra contro il Covid-19, dimostrando che la carica virale di una persona vaccinata che finisce per contrarre il virus è "identica" a quella di una persona non vaccinata.

L'immunologo portoghese Manuel Santos Rosa ammette che questo ha "cambiato molte cose" - non ultima la "strategia" secondo cui i certificati digitali sono una valida arma per combattere la Covid.

"Il certificato di vaccinazione dovrebbe essere uno strumento che ci dice che, in questo momento, vi è la quasi certezza che tale persona non sia infetta e non possa trasmettere il virus", dice al quotidiano portoghese Diário de Notícias.

 Questa nuova informazione dimostra che quello che sembra essere un certificato di garanzia che non ci sono rischi, in realtà non lo è.

 “Quello che prova il certificato è che la persona vaccinata è protetta e che, probabilmente, non svilupperà malattie gravi. Ma quando si tratta del concetto di trasmissione, credo che le strategie per combattere le infezioni necessitino di un ripensamento.

 In questo momento, un test negativo ci dice molto di più del semplice certificato sullo stato di una persona che sta per fare un viaggio, che si trova in un ristorante, a uno spettacolo o a un evento in famiglia”.

Un test negativo «ci dice che la persona non è infetta». Un certificato digitale Covid che riporta la prova della vaccinazione con doppia dose, no.

Secondo il pensiero di Manuel Santos Rosa, questo nuovo studio (clicca qui) è “molto importante e dovrebbe essere preso in considerazione”.

Se lo sarà o meno è una "domanda da un milione di dollari", poiché molto in questa pandemia sembra essere stato piegato a interessi politici.

Negli Stati Uniti, la prima conseguenza di questo studio è stata che le autorità sanitarie hanno ribaltato la loro precedente decisione che consentiva alle persone di non indossare mascherine in ambienti pubblici. Come spiega Diário de Notícias, la mascherina è tornata ad essere “obbligatoria”.

Questo non significa in alcun modo che i vaccini non siano importanti.

Come spiega Manuel Santos Rosa, i vaccini sono “molto importanti, ma prima (dello studio) pensavamo che la carica virale di una persona vaccinata fosse ridotta, che non permettesse la trasmissione. Ora, a giudicare dai dati, non è affatto così...

Miguel Guimarães del General Medical Council (Ordem dos Médicos) è convinto che le mascherine debbano rimanere, indipendentemente dal fatto che le persone siano completamente vaccinate o meno.

Per quanto riguarda lo studio, Guimarães ha affermato che i risultati “mettono sul tavolo" due domande: l'importanza dei certificati digitali Covid e l'importanza di una terza vaccinazione di richiamo (che alcuni paesi stanno già somministrando alle loro popolazioni).

"Queste informazioni ci hanno offerto una nuova sfida che avrà delle conseguenze nella strategia da seguire per controllare la pandemia", ha detto a Diário de Notícias.

Guimarães è meno critico nei confronti dei certificati digitali Covid di Manuel Santos Rosa, e afferma: “Le persone devono capire che il certificato di vaccinazione ci dà alcune garanzie sul fatto che la persona sia più protetta contro la malattia grave. Ma non sostituisce l'uso della mascherina. Questa è la misura che tutela di più”.

Tuttavia, la sua conclusione è stata che ha "molti dubbi sul fatto che i certificati digitali Covid continueranno a essere richiesti", poiché un test di laboratorio "è più importante".

Uno degli aspetti più rilevanti di questa notizia è che nessuno sta mettendo in discussione lo studio. Nessuno scienziato si è fatto avanti per dire che è sbagliato o che giunge a risultati esagerati.

Lo studio si basa su vari casi di Covid-19 in persone completamente vaccinate, in uno Stato con tassi di vaccinazione stellari.  I casi erano dovuti a un grande focolaio del mese scorso nella località turistica di Cape Cod. Sono state contagiate più di 900 persone, tre quarti delle quali completamente vaccinate con due dosi.

Diário de Notícias riporta: "questo è stato il motivo che ha condotto gli scienziati a voler scoprire come mai questo focolaio si è verificato in un paese dello Stato con il più alto tasso di vaccinazione e con la maggior parte delle persone infette già vaccinate con due dosi".

Le conclusioni sembrano non lasciare dubbi: l'epidemia è stata associata ai festeggiamenti a Princetown, dove si sono svolti degli eventi con molte persone in spazi chiusi e all’aperto, nei bar, ristoranti, alloggi in affitto e altre abitazioni.

I ricercatori "hanno trovato all'incirca lo stesso livello di virus nelle persone che erano state vaccinate e nelle altre" (non vaccinate).

Di più”, aggiunge il giornale: “Tra coloro a cui erano state somministrate due dosi di vaccino, circa l'80% ha avvertito sintomi, come tosse, mal di testa, febbre, mal di gola e dolori muscolari”.

Il Washington Post ha seguito gli eventi e afferma che uno dei motivi principali sembra essere la trasmissibilità associata alla variante Delta.

 Diário de Notícias riporta la conclusione del Washington Post: "la guerra al Covid è cambiata e ora c'è una crescente preoccupazione per la possibilità che le persone vaccinate possano essere una fonte di infezioni generalizzata".

In realtà questa non è una novità: lo specialista in vaccini biotecnologici Geert Vanden Bossche ha continuato per mesi a lanciare questo allarme. Ma i media mainstream sono talmente concentrati soltanto sui canali ufficiali, che i suoi avvertimenti sono stati ignorati (nella migliore delle ipotesi), se non derisi.

La carriera del dottor Bossche lo ha visto collaborare con diverse società di vaccini (GSK Biologicals, Novartis Vaccines, Solvay Biologicals) ricoprendo vari ruoli nel campo della ricerca e sviluppo di vaccini, comprese le ultime tecnologie innovative. Ha lavorato anche per il team Global Health Discovery della Bill & Melinda Gates Foundation a Seattle (USA) come Senior Program Officer prima di assumere un incarico presso la Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI) a Ginevra come Senior Ebola Program Manager. Al GAVI ha monitorato le ricerche per un vaccino contro l'Ebola. Ha anche rappresentato GAVI nei forum con altri partner, tra cui l'Organizzazione mondiale della sanità, per esaminare i progressi nella lotta contro l'Ebola e progettare dei piani in preparazione ad una pandemia globale.

In altre parole, i suoi avvertimenti sulle vaccinazioni di massa in caso di pandemia non avevano alcuna probabilità di essere delle tesi deliranti (clicca qui, per le traduzioni di Vocidallestero vedi qui e qui ).

 

 

06/08/21

La campagna vaccinale sta commettendo gli stessi errori del “Remain”



Il direttore di Eurointelligence Wolfgang Münchau pubblica su The Spectator le sue considerazioni critiche  sulla campagna vaccinale in corso. Anche dal punto di vista di chi è sinceramente convinto che una campagna vaccinale di massa sia la risposta giusta e possa portare all'immunità di gregge, l'opportunismo della comunicazione usata dai governi e dai media, basata su ciò che fa comodo o meno diffondere, in spregio alla verità e alla correttezza del dibattito, risulta non solo fastidioso, ma rischia anche di dimostrarsi controproducente rispetto agli obiettivi; come già successo, ad esempio, con il ribaltamento di tutte le aspettative avvenuto con la Brexit. 


di Wolfgang Münchau, 30 Luglio 2021


Una delle grandi lezioni degli ultimi cinque anni è come le campagne politiche possano iniziare con quelle che sembrano essere delle ottime premesse e finire poi  per perdere con il 48 per cento dei voti. Quello che è successo alla campagna per il “Remain” sta ora accadendo alla campagna vaccinale - e in diversi paesi.

I governi stanno etichettando gli anti-vaccinisti da stupidi; stanno esagerando le loro ragioni, come il ministro dell'istruzione francese, che ha suggerito che la vaccinazione significa che non si possono più infettare gli altri. Oppure danno lezioncine, dicendo che la gente dovrebbe ascoltare gli esperti. E quando le cose si mettono davvero male, parlano di obbligo. La vaccinazione obbligatoria è il secondo referendum del nostro tempo.

La vaccinazione è una delle grandi storie di successo della scienza moderna. Ed è un trionfo della scienza tedesca e britannica in particolare. L'obiettivo ora dovrebbe essere quello di rendere disponibili i vaccini a chiunque, in qualsiasi parte del mondo, e di diffondere tutte le informazioni a riguardo. Non combatteremo le bugie anti-vaxxer con il segreto d'ufficio.

Ricordate come la notizia dei coaguli di sangue di AstraZeneca è trapelata quasi per caso, quando un laboratorio di ricerca tedesco indipendente ha lanciato l'allarme? A quel tempo, nel Regno Unito erano già state distribuite moltissime dosi di quel vaccino. Perché il Regno Unito non ha fornito volontariamente tali informazioni? Questi dati cruciali sono stati condivisi solo quando le agenzie di medicina, allarmate dalla ricerca tedesca, ne hanno fatto richiesta. Perché non condividere i dati volontariamente? Il pubblico non era davvero in grado di gestire queste informazioni?

E perché non ammettere che logicamente esiste un certo grado di incertezza sugli effetti collaterali a lungo termine dei vaccini? Nel dibattito che si sta svolgendo in Germania sull'opportunità di somministrare il vaccino ai minori di 18 anni e ai bambini piccoli, tale incertezza è almeno riconosciuta dai funzionari. Logicamente è anche vero che il rischio di effetti collaterali da vaccino rispetto al rischio di malattia grave Covid-19 è diverso per i bambini rispetto agli anziani.

C'è anche una mancanza di informazioni sull'efficacia del vaccino. Gran parte dei dati disponibili sulla variante Delta sembrano provenire da Israele e dai Paesi Bassi. Com'è possibile, quando ci sono così tante più infezioni della variante Delta nel Regno Unito? Gli studi israeliani suggeriscono che il vaccino offre un'elevata protezione contro la malattia grave, ma un livello inferiore di protezione contro l'infezione e contro la diffusione del virus.

Se è così, qual è allora la logica di rendere obbligatoria la vaccinazione per determinati gruppi di persone? I test non sarebbero più efficaci? Forse la vera ragione per cui i governi vogliono aumentare i tassi di vaccinazione oltre i loro obiettivi originali è proprio perché i vaccini sono meno efficaci: ne servono di più per ottenere lo stesso grado di immunità di gregge.

Nel Regno Unito, l'89 per cento degli adulti si è fatto avanti per la vaccinazione, ma la diffusione sta rallentando. La stragrande maggioranza dei vaccini somministrati ora sono follow-up: la domanda per la prima dose sta diminuendo rapidamente.

 Allora, a chi si rivolge il governo con i suoi duri discorsi e i passaporti vaccinali? L'esitazione vaccinale è più acuta tra i giovani, gli indigenti e le minoranze etniche.

I recenti discorsi sul divieto per i non vaccinati di frequentare i locali notturni - o sull'autoisolamento dopo aver visitato i paesi dell'Amber list - non stanno avendo alcun effetto evidente sul tasso di vaccinazione dei giovani che si sta stabilizzando a un tasso inferiore.


 

Sapendo come funziona la comunicazione del governo, la spiegazione più plausibile è che le informazioni vengano diffuse in base a ciò che si deve sapere. I governi non vogliono che dei dati scomodi interferiscano con la campagna. Ma si ricordi che se si nascondono le informazioni, si lascia spazio alle persone su Facebook che dicono che i vaccini contengono un microchip del cervello di Bill Gates.

A quel punto si è persa la superiorità morale. Nella campagna di vaccinazione gli Stati Uniti sembrano dirigersi verso un'altra divisione 50-50, come il Remain contro Leave o Trump vs Clinton. Perché la campagna di vaccinazione abbia successo, richiede un margine di vittoria superiore a quello di Joe Biden su Donald Trump.

 

Wolfgang Münchau è direttore di EuroIntelligence, dalla cui rassegna quotidiana è tratto questo articolo.

03/08/21

WSJ - Le fragili prove dietro la spinta del CDC a vaccinare i bambini


Sul Wall Stree Journal Marty Makary, medico, scrittore e professore alla John Opkins School of Medicine, discute la metodologia approssimativa utilizzata dalla CDC americana per raccogliere i dati sulla base dei quali la politica sollecita la vaccinazione ai bambini e adolescenti. Nonostante i grandi mezzi di cui dispone, la CDC non è in grado di offrire alle autorità i dati precisi che sarebbero indispensabili per fare le giuste scelte, e stranamente se i dati dei ricoveri e decessi per Covid sono sistematicamente sovrastimati, per quelli sulle reazioni avverse avviene il contrario,  facendo sponda a quei funzionari e politici il cui obiettivo è vaccinare tutti, a prescindere.   


di Marty Makary, 19 luglio 2021


Un numero enorme di politiche governative e di interventi dei privati che interessano i bambini si basa su un numero: 335. Questo è il numero di ragazzi sotto i 18 anni che sono morti con una diagnosi di Covid, secondo i Centers for Disease Control and Prevention. Eppure il CDC, che ha 21.000 dipendenti, non ha espreso in esame i singoli casi di decesso per scoprire se fosse causato da Covid o se risultasse implicata una condizione medica preesistente.

Senza disporre di.questi dati, il Comitato consultivo del CDC sulle pratiche di immunizzazione ha deciso a maggio che, per tutti i bambini dai 12 ai 15 anni, i benefici di due dosi di vaccinazione superano i rischi Ho scritto centinaia di studi nel campo della medicina sottoposti a peer review e non mi viene in mente nessun editore di rivista scientifica che accetterebbe l'affermazione che 335 decessi sono stati causati da un virus, senza dati che indichino se il virus sia accidentale o causale, e senza un'analisi dei fattori di rischio rilevanti, come l'obesità.

Il mio team di ricerca presso la Johns Hopkins ha lavorato con l'organizzazione no profit FAIR Health per analizzare circa 48.000 bambini sotto i 18 anni con diagnosi di Covid nei dati dell'assicurazione sanitaria, da aprile ad agosto 2020. Il nostro rapporto ha rilevato un tasso di mortalità pari a zero tra i bambini senza una condizione medica preesistente, come la leucemia. Se questa tendenza si mantiene, ha implicazioni significative per i bambini sani e per capire se abbiano veramente bisogno di due dosi di vaccino. La National Education Association ha aperto un dibattito sul fatto se sia opportuno sollecitare le scuole a richiedere la vaccinazione prima di tornare a scuola in presenza. Come possono, loro o chiunque altro, discutere la questione senza avere i dati giusti?

Nel frattempo, abbiamo già visto negli Stati Uniti numeri di morti di Covid gonfiati, poi rivisti al ribasso. Il mese scorso la contea di Alameda, in California, ha ridotto il bilancio delle vittime di Covid del 25% dopo che i funzionari statali della sanità pubblica hanno insistito sul fatto che i decessi venissero attribuiti al Covid solo nel caso che il virus fosse stato un fattore diretto o una concausa.

Le organizzazioni e i politici che hanno l’intento di vaccinare ogni singolo americano vivente stanno seguendo il CDC senza comprendere i limiti della sua metodologia. La direttrice del CDC Rochelle Walensky ha affermato che vaccinare un milione di adolescenti consentirebbe di prevenire 200 ricoveri e un decesso in quattro mesi. Ma il report sui ricoveri ospedalieri per Covid degli adolescenti sul sito web dell'agenzia federale, come il conteggio dei decessi, non distingue se un bambino è ricoverato per Covid o con Covid. Il successivo Morbidity and Mortality Weekly Report ha poi rivelato che il 45,7% dei ragazzi "è stato ricoverato in ospedale per motivi che potrebbero non essere stati principalmente correlati" al Covid-19.

Gli ospedali testano regolarmente i pazienti ricoverati per altri problemi, anche se non c'è motivo di sospettare che abbiano il Covid. Un bambino asintomatico che risulta positivo dopo essere stato ferito in un incidente in bicicletta sarebbe conteggiato come un "ricovero per Covid".

Il CDC probabilmente non acquisisce in maniera corretta nemmeno i dati sulle complicanze del vaccino. L'analisi rischi-benefici del CDC per la vaccinazione di tutti i bambini ha utilizzato tassi di complicanze estrapolati dal database del sistema di segnalazione degli eventi avversi del vaccino, noto come Vaers, che contiene dati grezzi e riferiti spontaneamente su base volontaria, che non sono verificati e con ogni probabilità sottostimano gli eventi avversi. Il CDC o la Food and Drug Administration dovrebbero attivare rapidamente i medici in una ricerca su ciascuna delle migliaia di complicanze da vaccino segnalate a Vaers.

Le autorità dovrebbero anche considerare se una singola dose di vaccino sia l'opzione più sicura per i bambini sani. I ricercatori dell'Università di Tel Aviv hanno riferito che nei bambini dai 12 ai 15 anni una singola dose del vaccino Pfizer è efficace al 100% contro l'infezione. Non solo il CDC si è rifiutato di esaminare la possibilità di un regime a una dose per i minori; ma l'epidemiologo di Harvard Martin Kulldorff mi ha detto di essere stato espulso dal gruppo di lavoro del comitato consultivo sulla sicurezza dei vaccini contro il Covid dopo aver espresso un'opinione dissenziente.

Le scarse prestazioni del CDC non si limitano ai bambini o alla sicurezza dei vaccini. All'inizio della pandemia il CDC ci ha lasciato andare tutti alla cieca non segnalando le condizioni mediche di coloro che erano morti di Covid. La raccolta tempestiva di queste informazioni avrebbe reso più facile proteggere i residenti nelle case di cura e i pazienti con insufficienza renale o diabete. C'è voluto fino a marzo 2021 perché il CDC riferisse che il 78% dei ricoveri per Covid era tra pazienti in sovrappeso o obesi.

La cosa più sorprendente è che il CDC non ha mai raccolto né riportato sistematicamente l'indicatore n. 1 della pandemia: i nuovi ricoveri giornalieri per malattia Covid. Invece, il CDC rende disponibile l'indicatore ritardato dei ricoveri per chi risulta positivo al Covid.

I dati del CDC sui tassi di immunità naturale sono altrettanto insoddisfacenti. Il CDC riporta questa misura sul proprio sito Web in maniera frammentaria, con dati obsoleti, e per alcuni stati nell’elenco è indicato "nessun dato disponibile". La bassa priorità data a questo indicatore è coerente con il modo in cui i funzionari della sanità pubblica hanno minimizzato e ignorato l'immunità naturale nel loro tentativo di vaccinare tutti.

Date le enormi risorse del CDC e della FDA, che insieme impiegano 39.000 persone, queste agenzie dovrebbero essere in grado di riportare le statistiche necessarie per prendere decisioni politiche informate. Se i dati sono incompleti o errati, lo saranno anche le decisioni conseguenti. Potrebbe anche essere che per i bambini sani i benefici del vaccino superino i rischi, ma il governo non dovrebbe cercare di spingere a questa conclusione basandosi su dati errati.

 

Il dottor Makary è professore alla Johns Hopkins School of Medicine, alla Bloomberg School of Public Health e alla Carey Business School. È autore di “The Price We Pay: What Broke American Health Care—and How to Fix It.”

 

01/08/21

Vaccini Covid-19: corsa all'approvazione definitiva, ma ci sarebbe bisogno di più dati



I produttori dei vaccini Covid-19 stanno spingendo per una loro approvazione definitiva, ma in una pubblicazione di maggio 2021, Peter Doshi, professore all'Università del Maryland ed editore associato del British Medical Journal,  mette in guardia da una approvazione che risulterebbe troppo affrettata.  Una delle cose più gravi che segnala è che negli studi di fase 3 in corso, che dovrebbero finire nel 2023 e che erano stati programmati con un gruppo di controllo che doveva ricevere il placebo (in doppio cieco), il gruppo di controllo è stato praticamente eliminato. Si tratta evidentemente di un fatto gravissimo, perché non saremo mai in grado di valutare pienamente gli effetti avversi provocati dal trattamento nel medio e lungo periodo.  Da segnalare anche che nel mese di giugno 2021 un gruppo di medici, scienziati e pazienti ha presentato una formale petizione alla FDA  per chiedere di rimandare l'approvazione definitiva di questi vaccini, in quanto mancano i dati per poter stabilire che effettivamente i benefici superano i rischi. Nella petizione si suggeriscono anche gli studi ulteriori che sarebbero necessari per dare risposta a queste domande aperte.  



di Peter Doshi, British Medical Journal, 18.5.2021

(traduzione per Vocidallestero di Rosa Anselmi)


Dopo il lancio con autorizzazione d'emergenza, i produttori di vaccini per il covid-19 hanno ora gli occhi puntati sull'approvazione definitiva. Ma cos'è questa fretta, chiede Peter Doshi, e sono accettabili solo sei mesi di dati da studi ormai non più in cieco?

Nell'aprile 2021, Pfizer e Moderna hanno annunciato i risultati di efficacia a sei mesi dagli studi di fase III dei rispettivi vaccini per il covid-19. [1,2]

L'amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla ha dichiarato che i dati dell'azienda "confermano il profilo di efficacia e  sicurezza del nostro vaccino e ci consentono di presentare una domanda di registrazione per sostanze biologiche alla FDA [Food and Drug Administration] degli Stati Uniti". [1] E il 7 maggio ha formalmente inoltrato tale domanda che, se avrà successo, farà ottenere al prodotto Pfizer-BioNTech, BNT162b2, l'onore di diventare il primo vaccino per covid-19 approvato dalla FDA.

Perché non dimentichiamo che tutti i vaccini per il covid-19 attualmente in uso negli Stati Uniti sono disponibili solo con autorizzazione di emergenza.

(La situazione è simile in Europa, dove a quattro vaccini per il covid-19 sono state concesse "autorizzazioni condizionali all'immissione in commercio", un meccanismo veloce che può essere usato nelle emergenze. Queste possono essere convertite in "autorizzazioni alla commercializzazione" standard solo in seguito a un riscontro positivo dopo l'autorizzazione, ma questo non è ancora successo per nessun vaccino covid-19 in corso di somministrazione).

Mentre centinaia di milioni di persone in tutto il mondo si vaccinano, mettere in risalto il fatto che nessuno dei vaccini per il covid-19 attualmente in uso sia effettivamente stato "approvato",  può sembrare un gioco di parole. Attraverso un meccanismo di accesso di emergenza noto come Emergency Use Authorisation (EUA), i prodotti che vengono distribuiti rimangono ancora tecnicamente "in fase di sperimentazione". [3] I fogli informativi distribuiti ai vaccinati sono chiari: "Non esiste un vaccino approvato dalla FDA per prevenire il covid-19."[4]

La differenza tra approvazione e autorizzazione è spesso fraintesa dai media [5], anche nella stampa scientifica. Ma è stata il focus di molte discussioni nel settembre 2020, quando, con i grandi studi di fase III di Pfizer e Moderna ben avviati, e le incombenti elezioni presidenziali USA di novembre, molti si preoccupavano delle pressioni politiche che avrebbero portato al lancio di un vaccino non sicuro o inefficace. [6]

La FDA era già stata oggetto di critiche e accusata di essersi piegata alla Casa Bianca nel concedere le autorizzazioni all’uso di emergenza (EUA) di due trattamenti per il covid-19, idrossiclorochina e plasma convalescente. Ma questi timori si sono in gran parte dissipati quando ai primi di ottobre la FDA ha pubblicato delle linee guida sulle sue aspettative per l'EUA. Secondo il documento, almeno la metà dei partecipanti alla sperimentazione avrebbe dovuto essere seguita per almeno due mesi [7]. Questo fatto da solo rendeva pressoché certo che nessun vaccino avrebbe potuto superare il traguardo prima delle elezioni.

La FDA ha anche precisato che avrebbe voluto un vaccino efficace almeno al 50% (con un intervallo di confidenza non inferiore al 30%) contro un endpoint primario di prevenzione dell'infezione da SARS-CoV-2 o della malattia da covid-19 di qualsiasi gravità [8] - parametri che aveva definito in precedenza come necessari per l'approvazione. Anche per i parametri non clinici, come la qualità del processo produttivo, la FDA ha connotato le sue aspettative per l'EUA come "molto simili" a quelle per l'approvazione.[3]


Sei mesi: sono sufficienti?

Una differenza cruciale tra l'EUA e l'approvazione (chiamata anche "licenza", e che per i vaccini è conosciuta come BLA (Biologics License Application)) era la durata prevista del follow-up dei partecipanti alla sperimentazione. A differenza della sua precisa indicazione di due mesi per una EUA, la FDA non ha stabilito in modo chiaro un livello minimo per l'approvazione.

Cody Meissner, professore di pediatria alla Tufts University e membro del comitato consultivo della FDA, era curioso. "È possibile prevedere o stimare quando potrebbero essere soddisfatte le condizioni di  sicurezza ed efficacia per la BLA?" ha chiesto Meissner alla riunione del comitato del 10 dicembre, convocato per esaminare la prima autorizzazione di emergenza della FDA per il vaccino Pfizer.

Doran Fink della FDA ha risposto: "Non potrei fare previsioni, ma dirò che abitualmente chiediamo almeno sei mesi di follow-up su un numero significativo di partecipanti agli studi clinici per realizzare un database di sicurezza a sostegno dell'autorizzazione".

Un'approvazione basata su sei mesi di dati rappresenterebbe una delle approvazioni più veloci per un nuovo vaccino nella storia della FDA.  Secondo una recente analisi [9], tra i sei vaccini  approvati dalla FDA dal 2006 gli studi chiave pre-licenza sono durati mediamente 23 mesi.

Sei mesi sembrano anche un perido sostanzialmente più breve di quanto precedentemente previsto nel documento sulle aspettative. Un gruppo di esperti sui vaccini contro il covid-19 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (che comprendeva i regolatori della FDA) nell'agosto 2020 richiedeva un follow-up "almeno fino al 12° mese, o fino a quando un vaccino efficace non sia distribuito a livello locale" [10]. Un altro gruppo, composto da esperti dell’industria e del mondo accademico, si esprimeva nello stesso senso nell'ottobre 2020: "raccomandiamo un follow-up a lungo termine di tutti i partecipanti ... per almeno un anno dopo la randomizzazione" [11].

Sulla carta, gli studi di fase III di Pfizer, Moderna e Janssen hanno tutti una durata di due anni. Ma la posizione ufficiale della FDA sul follow-up minimo prima della licenza è come minimo poco trasparente.

Nelle indicazioni ufficiali dello scorso giugno, l'agenzia dichiarava che, per le domande di licenza,  i partecipanti dovessero essere seguiti per i risultati del covid-19 per "tutto il tempo possibile, idealmente almeno uno o due anni " [12] dalla prima iniezione. Ma lo stesso documento afferma che le valutazioni di sicurezza per "eventi avversi gravi e altri eventi avversi che richiedano cure mediche" dovrebbero essere effettuate "per almeno sei mesi dopo il completamento di tutte le vaccinazioni dello studio. Un monitoraggio sulla sicurezza più lungo può essere giustificato per alcune piattaforme vaccinali".

Alla richiesta di chiarire se la sua guida stesse chiedendo un follow-up di almeno sei mesi o di un anno, un portavoce ha dichiarato al British Medical Journal: "Non abbiamo ulteriori informazioni oltre a ciò che è scritto nel documento di orientamento".


Senza doppio cieco e senza un gruppo di controllo - e per quanto riguarda la sicurezza?

La durata della protezione non è l'unica questione che può essere affrontata da studi più lunghi e controllati col placebo. Essi servono anche a stabilire la sicurezza del vaccino.

"Molto spesso è proprio il fatto di avere un follow-up controllato con placebo che dura nel tempo che ci dà la possibilità di affermare che il vaccino non possa causare qualche evento avverso in un periodo di tempo più lungo, dopo la vaccinazione", ha spiegato Philip Krause della FDA lo scorso dicembre.[13]

Eppure c'è un divario — attualmente di dimensioni sconosciute, ma in crescita — tra le aspettative sui dati controllati con placebo in cieco e la realtà, essendo che, nel giro di poche settimane da quando i vaccini hanno ricevuto una EUA, ai destinatari del placebo è stata offerta la possibilità di vaccinarsi.

Steven Goodman, decano associato di ricerca clinica e traslazionale presso l’Università di Stanford, ha detto alla FDA, in una presentazione su invito lo scorso dicembre, che “una volta che un vaccino è reso ampiamente disponibile ed incoraggiato, il mantenimento di un gruppo di controllo in doppio cieco per un periodo che non sia soltanto simbolico non è più controllabile dai ricercatori (o dalle autorità di controllo) e la pressione eccessiva a vaccinarsi può compromettere l'intera attività di sperimentazione dei vaccini”[14].

La raccomandazione di Goodman era di convertire rapidamente le sperimentazioni in studi crossover, consentendo a quelli del placebo di essere vaccinati (e viceversa),  mantenendo il cieco. Le aziende hanno contestato la fattibilità, definendola "onerosa", e il crossover non si è mai verificato.[15]

Il British Medical Journal ha chiesto a Moderna, Pfizer e Janssen (Johnson and Johnson) quale proporzione dei partecipanti allo studio fosse ora formalmente non in cieco, e quanti originariamente assegnati al placebo avessero ricevuto un vaccino. Pfizer ha rifiutato di dirlo, ma Moderna ha annunciato che "a partire dal 13 aprile, a tutti i partecipanti al placebo è stato offerto il vaccino Moderna covid-19 e il 98% di questi ha effettivamente ricevuto il vaccino"[2].  In altre parole, lo studio non è in cieco e il gruppo placebo non esiste più.

Janssen ha detto al BMJ: "Non abbiamo dati specifici su quanti dei nostri partecipanti allo studio abbiano ricevuto un vaccino fino a questo momento". Ma l'azienda ha confermato che stava implementando un protocollo modificato in tutti i paesi per togliere il cieco a tutti i partecipanti ai suoi due studi di fase III, il primo dei quali ha superato la mediana dei due mesi di follow-up a gennaio.

Non è chiaro come la FDA potrà valutare la perdita  del follow-up in cieco e controllato con placebo, ma solo qualche mese fa l'agenzia aveva affermato che queste proprietà della sperimentazione erano vitali.

"La prosecuzione dopo l'EUA del follow-up controllato con placebo sarà importante e può effettivamente essere fondamentale per garantire che vengano raccolti ulteriori dati di sicurezza ed efficacia a sostegno della presentazione di una domanda di licenza il più presto possibile dopo l'EUA. ... Una volta presa la decisione di togliere il cieco ad uno studio in corso controllato con placebo, tale decisione non può essere ritirata. E quel follow-up controllato è perso per sempre", ha detto la FDA lo scorso ottobre. [3]

Al suo successivo comitato consultivo di dicembre 2020, la FDA ha riaffermato l'importanza del gruppo placebo: "Il follow-up controllato con placebo può essere molto importante per dimostrare che qualsiasi cosa sia successa nel gruppo del vaccino è successa anche nel gruppo placebo. Perché questo è il nostro miglior modo di conoscere." [13]


Che fretta c’è?

L' "Operazione Warp Speed" degli USA ha mantenuto la sua promessa di portare a un nuovo vaccino a tempo di record. Milioni di dosi di vaccini sono somministrate ogni giorno negli Stati Uniti, rendendo manifesto che la mancanza di approvazione della FDA non è una barriera all'accesso. Dunque quale vantaggio c'è nel cercare, e concedere, una BLA?

Il BMJ ha chiesto ai produttori perché stavano cercando di ottenere una BLA. Moderna non ha risposto e Janssen ha solo confermato l'intenzione di richiedere una BLA "più avanti nel 2021". Anche Pfizer  non ha risposto, ma ha invece citato una pagina web della FDA sui dispositivi medici che affermava: "Gli sponsor di prodotti EUA sono incoraggiati a dare seguito all'EUA con una presentazione pre-market in modo da poter rimanere sul mercato una volta che l'EUA non è più in vigore. "[16] Ma gli EUA non hanno una data di scadenza prevista - infatti [14] gli EUA per test diagnostici Zika rimangono attivi nonostante l'emergenza sanitaria pubblica sia terminata nel 2017. [17]

Cody Meissner ha detto al BMJ di vedere alcuni evidenti vantaggi di una BLA rispetto all'EUA. Un vaccino approvato, ad esempio, fornirebbe "un elemento di garanzia", aumentando la fiducia del pubblico nei vaccini, in particolare per coloro che attualmente sono indecisi. Inoltre, aprirebbe la strada alle richieste di risarcimento per danni da vaccino da inserire in un programma di compensazione più consolidato e per aggiungere il vaccino ai programmi finanziati dal governo rivolti ai bambini in difficoltà economica [18].  Infine, potrebbe agevolare una potenziale obbligatorietà della vaccinazione: "E' improbabile che questi vaccini saranno resi obbligatori mentre è in vigore una EUA. Ricordate che attualmente questi vaccini sono ancora considerati sperimentali".

Pur essendo ancora sotto EUA, un numero crescente di istituti di istruzione e di altro tipo hanno già richiesto obbligatoriamente i vaccini, ma il dibattito sulla legalità di queste azioni è incentrato sulla distinzione tra autorizzazione e approvazione [19].

Ma approvare un vaccino per favorire legalmente gli obblighi o convincere le persone della sua sicurezza, probabilmente mette il carro davanti ai buoi. Meissner ha risposto che una BLA non sarà rilasciata fino a quando la FDA non sarà convinta della sicurezza a breve e lungo termine di questi vaccini.


Bibliografia


1.       https://investors.pfizer.com/investor-news/press-release-details/2021/Pfizer-and-BioNTech-Confirm-High-Efficacy-and-No-Serious-Safety-Concerns-Through-Up-to-Six-Months-Following-Second-Dose-in-Updated-Topline-Analysis-of-Landmark-COVID-19-Vaccine-Study/default.asp

2.       https://investors.modernatx.com/news-releases/news-release-details/moderna-provides-clinical-and-supply-updates-covid-19-vaccine

3.       https://www.fda.gov/media/143982/download

4.       https://www.fda.gov/media/144638/download

5.       https://www.latimes.com/science/story/2020-12-12/why-fda-didnt-approve-pfizer-covid-19-vaccine-eua

6.       Avorn et al. Regulatory decision-making on covid-19 vaccines during a public health emergency. JAMA2020;324:1284-5. 

7.       https://www.fda.gov/media/142723/download

8.       Doshi P Will covid-19 vaccines save lives? Current trials aren’t designed to tell us. BMJ2020;371:m4037.

9.       Kesselheim AS et al. An overview of vaccine development, approval, and regulation, with implications for covid-19. Health Aff (Millwood) 2021;40:25-32. 

10.   Krause P et al. World Health Organization Solidarity Vaccines Trial Expert Group. COVID-19 vaccine trials should seek worthwhile efficacy. Lancet 2020;396:741-3. 

11.   Mehrotra DV et al. Clinical endpoints for evaluating efficacy in covid-19 vaccine trials. Ann Intern Med 2021;174:221-8. 

12.   https://www.fda.gov/media/139638/download

13.   https://www.fda.gov/media/144859/download

14.   https://www.fda.gov/media/144354/download

15.   Lenzer J . Covid-19: Should vaccine trials be unblinded? BMJ2020;371:m4956. 

16.   https://www.fda.gov/medical-devices/coronavirus-disease-2019-covid-19-emergency-use-authorizations-medical-devices/faqs-emergency-use-authorizations-euas-medical-devices-during-covid-19-pandemic

17.   Zuckerman DM . Emergency use authorizations (EUAs) versus FDA approval: implications for covid-19 and public health. Am J Public Health 2021;111:1065-9. 

18.   Meissner HC . A viral pandemic, vaccine safety, and compensation for adverse events. JAMA2021;325:721-2. 

19.   https://www.kff.org/coronavirus-covid-19/issue-brief/key-questions-about-covid-19-vaccine-mandates/